Le famiglie e la sospensione della scuola – Covid 19

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Circa otto settimane fa, all’inizio di Marzo, abbiamo lanciato un sondaggio per fotografare la situazione delle prime settimane dopo la chiusura delle scuole, per comprendere il punto di vista delle famiglie e le loro sensazioni.

L’indagine è rimasta aperta fino al 3 aprile 2020 e ha visto la partecipazione di 253 utenti, per altrettanti nuclei familiari, e per un totale di 425 minori (317 sotto i 14 anni) coinvolti dalla sospensione della scuola. Di questi, il 77% era casa dal 24/02/2020, e il 23% era a casa dal 05/03/2020.

Guardiamo insieme alcuni degli elementi emersi dal sondaggio, tornando con la memoria ai primi tempi del lockdown, che pare tanto lontano nel tempo. Ci rispecchiano ancora?

I nuclei familiari partecipanti

La provenienza regionale dei partecipanti non è stata omogenea, ma si è concentrata in particolare al nord, soprattutto in Lombardia e Piemonte, regioni che alla data di lancio del sondaggio avevano già chiuso le scuole da 2 settimane.

La maggior parte dei partecipanti al sondaggio proviene dal Nord.

Le domande riguardavano la composizione del nucleo familiare, l’organizzazione all’interno della famiglia per la distribuzione dei ruoli di cura, il livello scolastico dei figli, i metodi di didattica e di comunicazione utilizzati dagli insegnanti, il livello di indipendenza dei bambini nel seguire il lavoro scolastico.

(Clicca sull’immagine della gallery per ingrandire i grafici.)

Discussione

La divisione dei ruoli in famiglia

Emerge chiaramente che ad occuparsi dei figli sono in gran prevalenza le donne, e questa non è certo una novità. Un quarto del campione dichiara però di fare a turno. Notiamo che in questa percentuale sono incluse anche le famiglie separate, per cui l’alternanza è imposta per legge. Il totale del campione con un solo adulto nel nucleo famigliare è pari all’11%.

L’offerta della scuola a distanza

Secondo i genitori che hanno partecipato, emerge una volontà da parte degli insegnanti, nel 92% dei casi, di mantenere vivo un contatto con gli allievi, in larga parte, nel 68% dei casi mediato (dal registro o dalla chat – rappresentante di classe), nel 25% personale.

Abbiamo poche risposte per gli asili nido e la scuola dell’infanzia (rispettivamente il 3% e il 15% dei minori considerati), ma possiamo notare che la comunicazione in questi casi avviene raramente (30%) via videochiamata. Persino nella scuola primaria video lezioni e lezioni registrate non vengono usate molto. Nelle scuole di grado inferiore a totalizzare il maggior numero di risposte, sono le proposte di indicazioni attraverso registro elettronico e le chat di classe. Dai commenti lasciati in fondo al questionario emerge che i genitori partecipanti non gradiscono queste proposte  – per tutti gli ordini di età – non ritenendole adeguate, né a mantenere il contatto, né a insegnare o comunicare nuovi contenuti, ma soltanto a consegnare indicazioni e compiti.

Per gli ordini scolastici superiori come la Secondaria di Primo e di Secondo Grado sono invece più frequenti le videolezioni (rispettivamente il 79% e il 90% dei rispondenti le citano). Le lezioni online registrate vengono proposte solo da alcuni insegnanti (rispettivamente il 58% e il 74 %).

Osservazioni e commenti

Non sappiamo cosa abbia pesato nella scelta degli strumenti da utilizzare per i vari ordini di scuola, possiamo ipotizzare che ci siano state considerazioni sull’insufficiente dotazione tecnologica o autonomia digitale per i più piccoli (si vedano ad esempio i dati ISTAT: Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi) , che possano aver scoraggiato l’uso della tecnologia.

Asilo nido e scuola dell’infanzia. Per quanto sia auspicabile che la scuola e il personale educativo mantenga un rapporto con i bambini, anche per l’importanza che hanno queste figure nel loro sviluppo, non si immagina certo che le attività eventualmente proposte siano da svolgere in autonomia.

Scuola Primaria e scuole Secondarie. Laddove la comunicazione è stata principalmente mediata via registro elettronico, i genitori sono stati costretti a seguire personalmente il lavoro dei figli, che non sono ancora sufficientemente autonomi nella comprensione ed elaborazione del materiale scolastico, vista l’assenza di spiegazione da parte dell’insegnante. Il 44.5% dei partecipanti al sondaggio dichiara inoltre di non riuscire a lavorare quando la figlia o il figlio svolge le attività della scuola, perché deve seguire i figli nel lavoro scolastico. Per questo i genitori auspicano un percorso che gradualmente porti all’autonomia, sia per valorizzare progressivamente la maggiore età, sia per evitare spiacevoli frizioni con gli adulti presenti in casa, impegnati a loro volta in attività di lavoro. Un maggior grado di autonomia mitigherebbe, inoltre, discrepanze eccessive nell’apprendimento dovute alla maggiore o minore capacità della famiglia di intervenire nel sostenere i figli nello studio.

I commenti al sondaggio sottolineano inoltre come la lezione registrata, utilizzata in misura molto minore rispetto alla videolezione, potrebbe sopperire alla difficoltà di gestire il traffico sulla rete domestica e la possibilità di ritornare sugli argomenti per gli studenti.

Le considerazioni finali

Alcune domande aperte alla fine del questionario hanno permesso di raccogliere ancora una serie di elementi.
Nei commenti emerge chiaramente che alcune casistiche, non solo familiari, ma anche di difficoltà, di disabilità, di problematiche nell’apprendimento, sono sfuggite alla prima organizzazione, lasciando molti nuclei soli – almeno nelle prime tre o quattro settimane – ad affrontare e gestire situazioni già fragili in partenza.

Tra le criticità che emergono in diversi commenti, al di là della disorganizzazione dovuta all’emergenza, ci sono il fatto che gli insegnanti non si coordinino tra di loro, il fatto che vengano utilizzate diverse modalità e/o piattaforme per inviare i compiti causando confusione e impedendo a famiglie e studenti di pianificare la vita di apprendimento a distanza e, su tutti, fattore che emerge chiaramente nell’utilizzo praticamente universale del registro elettronico per indicare lezioni e argomenti su cui andare avanti, il fatto che si percepisca questo strumento come un intervento di invio univoco di lavoro da svolgere, che non viene monitorato né spiegato.

Tra le prassi positive emerge chiaramente come ad essere apprezzate sono le scuole che, oltre ad essersi attivate in maniera tempestiva per offrire videolezioni, hanno fatto in modo di facilitare l’interazione in diretta dei bambini e dei ragazzi attraverso messaggi, chiamate di gruppo, facendo rimanere sulle piattaforme di interazione i ragazzi anche al termine della lezione, perché potessero confrontarsi tra pari e non soltanto usufruire del servizio di istruzione.

Quello che i genitori hanno apprezzato di più

“Mantenere un contatto quotidiano con i ragazzi attraverso un qualunque mezzo a disposizione si possa avere (classe virtuale con messaggi, videolezioni, incontri di sostegno con i ragazzi, chat, mail …)”

“Cercare di sostenere le famiglie in difficoltà sulla tecnologia, rassicurando e accompagnando.”

“Fare una catena di solidarietà fra le famiglie.”

“Stante la diffusione di chat da utilizzare attraverso smartphone, ritengo sarebbe estremamente utile e facile la prassi di video messaggi o messaggi sonori rivolte dal singolo insegnante alla classe con un saluto generale o con quanto di positivo e utile ritengano. Vedo l’emozione del bambino o della ragazza nel sentire il proprio insegnante e nel capire che anche loro sono a casa.”

“Abbiamo fatto un orario giornaliero per dare un senso alle giornate e alternare momenti di lavoro con altri di svago.”

La preoccupazione per il futuro

Una delle domande del sondaggio riguardava la preoccupazione da parte dei genitori sull’effetto del lockdown sull’istruzione dei figli. E’ interessante notare che solo il 36% dei rispondenti al sondaggio è preoccupato, e il 7%  pensa che il lockdown possa essere un vantaggio per l’istruzione dei figli.

Guardando la distribuzione per cicli scolastici, risulta che i genitori meno preoccupati sono naturalmente quelli con i figli all’asilo nido, ma colpisce il fatto che i genitori con figli alle scuole superiori siano meno preoccupati di quelli della scuola primaria e media, sia indicando una percentuale di danno inferiore, sia una percentuale di vantaggio superiore. Risulta in generale che i genitori più preccupati sono quelli con figli alla scuola primaria, e questo è anche in linea con il molte delle risposte all’intero sondaggio.

Siamo consapevoli che questo risultato è una fotografia della percezione dei genitori durante la prima fase del lockdown e chiusura delle scuola. Pensate che questa fotografia sia ancora valida? Come è cambiata la vostra percezione come genitori rispetto alla risposta scolastica alla chiusura? Se doveste rispondere oggi alla domanda: “Alla fine del lockdown l’istruzione dei miei figli avrà subito un vantaggio/svantaggio” come rispondereste?


 

Questo sondaggio è stato iniziato da Francesca Carosio, aka Silvietta, e integrato e analizzato in collaborazione dallo staff di genitoricrescono.  Per realizzare questa survey e questa analisi nessun bambino è stato abbandonato a fare compiti da solo o a intrattenersi con attività inadatte alla sua età e alla sua condizione 🙂

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1 COMMENTO

  1. Non ricordo cosa avevo risposto durante il sondaggio ma oggi risponderei che l’istruzione dei miei figli ha subito uno svantaggio, senza dubbio

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