Imparare divertendosi: la didattica ludica

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La didattica ludica è un metodo di insegnamento basato su attività di gioco che si può applicare a tutte le discipline e a tutte le età. Imparare divertendosi è produttivo ed efficace.

foto di National Assembly of Wales con licenza Creative Commons
foto di National Assembly of Wales con licenza Creative Commons

Mia figlia ha 5 anni e da gennaio partecipa ad un corso di nuoto. Un corso adatto alla sua età: una lezione alla settimana di giochi, tuffi e spruzzi.
Manca una settimana alla fine del corso e chi vuole può rinconfermarsi per il prossimo turno. Sugli spalti sento commenti di questo tipo: “Volevo iscriverla al livello successivo, ma fino ai sei anni non si può. Il problema è che li fanno solo giocare, non gli insegnano a nuotare”.

Ora sostituite alla piscina qualsiasi altro contesto: la scuola, il corso di lingue, di pattinaggio o di calcio.
È un discorso che si sente in continuazione: pare che imparare divertendosi sia un apprendimento di serie B.
Pare che per imparare davvero bisogna per forza annoiarsi.
Pare che il tempo del gioco sia tempo di svago, mentre il tempo dedicato all’apprendimento debba essere qualcosa di serioso o tecnico.
Ma è davvero così?

Tutto il contrario, la motivazione basata dal piacere è quella che porta all’apprendimento più profondo e duraturo. E non lo dico (solo) io, lo dicono tanti studi e i sostenitori della didattica ludica.

La didattica ludica, o ludodidattica, propone proprio questa idea di fondo: si impara meglio e di più se si impara divertendosi.

Cos’è la didattica ludica? È un approccio metodologico nato in ambito glottodidattico ma adatto ad essere trasposto in altri ambiti e discipline.
Si traduce operativamente in attività stimolanti e divertenti, spesso (ma non sempre) giocose.
Non si tratta solo di proporre giochi ma soprattutto di creare un contesto d’apprendimento ludico, interessante e stimolante. Anche le classiche attività didattiche quindi possono essere riviste in chiave ludica.

Il valore educativo del gioco è ormai riconosciuto da tutti, ma in genere lo si ritiene utile a consolidare abilità sociali (quali il rispetto delle regole, l’interazione con i pari, il problem solving ecc.) più che i contenuti delle discipline scolastiche, ma non è così. Ci sono metodologie varie che permettono di “ludicizzare” anche il più noioso egli argomenti.

Altro mito da sfatare è che la didattica ludica sia adatta solo ai bambini. Io stessa l’ho utilizzata quando insegnavo italiano ad immigrati adulti. Dopo qualche comprensibile imbarazzo iniziale giochi di ruolo, giochi enigmistici e canzoni si rivelano metodologie molto più accattivanti ed efficaci degli esercizi scritti sul quaderno.
Va da sé che i vari metodi non sono alternativi l’uno all’altro, ma possono completarsi a vicenda. Sta all’insegnante valutare in che momenti e in che misura proporre i vari tipi di attività.

Questa una spiegazione minima sulla didattica ludica, ora una piccola considerazione.
Perché i genitori in piscina si lamentano che i bambini “giocano soltanto”, o che a scuola “scrivano poco sul quaderno”?

È sacrosanto il diritto dei genitori di informarsi sull’approccio metodologico di un insegnante. Ci sono momenti dedicati (e spesso poco partecipati) in cui chiedere spiegazioni ed eventualmente esprimere anche i propri dubbi.
Poi però è necessario dare fiducia agli insegnanti, dargli il tempo di applicare le metodologie scelte, evitare di criticare un modo di lavorare solo perché diverso dall’idea di didattica che avevamo in mente. Occorre prendere atto che anche le tecniche didattiche evolvono quindi, presumibilmente, i bambini non impareranno le cose nello stesso modo in cui le abbiamo apprese noi, ma non significa che apprenderanno meno o peggio.

Per la cronaca, lo scorso sabato mia figlia si è tuffata a bomba dal blocchetto di partenza, è riemersa e da sola, completamente da sola, ha raggiunto il bordovasca. Ha imparato a nuotare insomma, solo giocando.

 

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3 COMMENTI

  1. le mie pesti hanno imparato a nuotare in questo modo ….. ed io ero felicissima di vederle ridere mentre facevano le vasche…con annessi tuffi a bomba bombissima!!!!!!!!
    e sono stata felice di vederle imparare inglese giocando…. ridendo ed imparando parola dopo parla in allegria..
    da “insegnante” quoto laboratori creativi , giochi circolari e risate per un miglior apprendimento …ad ogni età……e per ogni materia….
    giocare e sperimentare stimolare la curiosità e la fantasia ha una marcia in più per lo sviluppo del bambino e dell’adulto…
    giocando si impara entrambi a giocare imparando ( girodiparole)
    veronica

  2. da ex insgnante di nuoto ricordo che i bambini che venivano con più piacere erano quelli che sapevano di divertirsi (parlo di quelli all’inizio), quelli che con il gioco cominciavano la loro esperienza in acqua, per poi gradualmente arrivare a farsi vasche intere con la tecnica giusta.
    Tutto ciò tra l’approvazione di alcuni genitori e la disapprovazione di altri.
    Lo reputo un inizio e un metodo vincente, quello di imparare divertendosi.

  3. Riuscire a coinvolgere e divertire è il modo migliore per apprendere, peccato che in molti lo dimentichino e rimangano rigidi e sospettosi.
    Invece la chiave dell’apprendimento secondo me sta nell’incoraggiare la curiosità e nel trasmettere la bellezza dell’imparare cose nuove. Spero che giochi, laboratori, lavori di gruppo, esperienze “diverse” dalla classica didattica frontale pian piano verranno galla. Dopo un bel tuffo a bomba 🙂

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