Cosa ho visto nella DaD dei miei figli

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In questo periodo di forzata clausura in casa, e che ora sta finendo, chi ha figli in età scolare ha avuto a che fare con tutta una serie di cambiamenti, nel rapporto di figli e figlie con la scuola, chiamati “didattica a distanza”. Provare a trasferire l’attività didattica e valutativa nello strumento di comunicazione digitale ha comportato difficoltà immediate e a lungo termine: differenze immediatamente tangibili tra chi aveva già in famiglia un uso consolidato del PC e dei suoi strumenti di comunicazione sincrona, e chi no; differenze tra chi ha avuto un ambiente domestico sufficientemente tranquillo e disponibile a concedere ore di necessaria concentrazione, e chi no. Per alcuni e alcune, le difficoltà sono aumentate; per altri e altre, sono sparite; e c’è anche chi ha constatato la sparizione di vecchi problemi ma la comparsa di nuovi.

Photo by Ben Mullins on Unsplash

L’intensificazione dei rapporti tra pari

Per quello che ho potuto vedere nei miei due, uno alle superiori e uno alle medie, c’è stata una intensificazione dei rapporti già consolidati e una evanescenza di quelli già poco solidi. Le relazioni tra pari non sono state abbandonate, né si sono trasformate: quei legami già esistenti si sono rafforzati attraverso una condivisione e una comunicazione ancora più frequente, quelli deboli si sono ulteriormente indeboliti, o peggio sono stati proprio abbandonati. Infatti è accaduto che di alcuni compagni di classe si siano “perse le tracce”, e non per motivi tecnologici, ma per scelta – non è stato possibile sapere se consapevole, né quanto. Certo è che diversi di loro hanno ignorato qualsiasi invito a partecipare di più, a comunicare di più, e questo ha dato ai miei figli un notevole dispiacere.

Il rapporto con i docenti ha seguito lo stesso andamento. Per forza di cose loro hanno dovuto lasciare recapiti e indirizzi ai quali farsi trovare, e chi aveva qualcosa da dire loro non ha avuto paura a farsi avanti. Anche questo ha segnato una netta differenza rispetto al “prima”: qualche docente è sostanzialmente scomparso assorbito dalla tanta didattica, con altri o altre la conoscenza si è approfondita. Questo è successo anche perché la mancanza della presenza, del rapporto fisico con una figura autorevole, l’ha resa contemporaneamente più accessibile e meno inibente.

La mancanza di contatto fisico come esperienza positiva

E c’è un altro senso per cui la mancanza della presenza fisica, della vicinanza dei corpi, ha dato un esito positivo.

I corpi altrui possono anche essere fonte di grandi problemi, di grandi difficoltà. Possono significare imbarazzo, timidezza, ma anche timore e bullismo.

Per molti ragazzi e molte ragazze la distanza e la separazione dei corpi altrui ha significato una possibilità in più, una libertà in più. I corpi altrui possono anche essere fonte di grandi problemi, di grandi difficoltà. Possono significare imbarazzo, timidezza, ma anche timore e bullismo. Il collegamento digitale consente di comunicare solo tra chi ha la volontà di farlo, e di allontanare facilmente disturbatori, violenti, fastidiosi. E di essere valutati e valutate per un valore che spesso viene dato per scontato: l’assiduità, la partecipazione, la volontà di fare e di esserci.

Non so giudicare se questa “didattica a distanza” – ammesso che questo sia il nome corretto di quello che è stato in grado di approntare il nostro sistema scolastico – sia un bene o un male, né se questo conta qualcosa. Posso dire che ha insegnato a me e ai miei figli che i modi diversi di fare la stessa esperienza – andare a scuola – servono a capire due cose:

1) quanto è importante quella esperienza comunque la si faccia
2) le cose “prima” non sono per forza migliori perché sono quelle di “prima”.

Questi ragazzi e queste ragazze hanno davanti un futuro molto incerto, nel quale i cambiamenti saranno rapidi e poco controllabili. Questa tremenda esperienza collettiva è stata, probabilmente e purtroppo, anche un allenamento.

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