Un bambino vivace come gli altri

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Descrivere il Vikingo come bambino vivace è un eufemismo. Parlare di lui come un bambino capriccioso sarebbe semplicemente sbagliato. Dire che è un bambino difficile inizia a rendere l’idea, ma io preferisco dire che è un bambino ad alto bisogno, o un bambino impegnativo. Ma come sapete l’appellativo che lo descrive al meglio è quello di bambino amplificato, appellativo che è la causa principe che ha portato me e Silvia a fondare insieme questo sito. .

Mi capita spesso di incontrare persone che mi chiedono se il definire un bambino come amplificato, non contribuisca a mettergli un’etichetta e a perdere di vista l’individuo speciale che è in lui.
Questa settimana, in risposta al post pubblicato con la lettera di Marzia, sul mio profilo su facebook, Francesca mi ha scritto: “sarò sincera ma mi mette i brividi pensare di associare a tanti bambini (diversi tra loro) un’etichetta che li accomuna e suona come una malattia. che un test possa decidere se un bambino è “amplificato” o meno e di conseguenza se tu sia un genitore di bambino amplificato o meno mi mette altrettanto i brividi. non è ipermedicalizzazione (senza il medico)?
Rossana ha aggiunto: “non c’è il rischio di rendere “patologici” (passami il termine) problemi difficili ma comunque normali che si affrontano durante la crescita dei proprio figli?

Lo scambio è continuato per qualche commento, ma ho capito di non riuscire ad esprimere il concetto con le limitazioni di facebook, e quindi mi sono decisa a scrivere questo post per poter spiegare meglio il mio punto di vista sulla questione.

Prima di tutto vorrei chiarire che le stesse domande me le pongo anche io in continuazione. Però è un po’ come chiedersi se nasce prima l’uovo o la gallina. Io so per certo che mio figlio ha manifestato queste caratteristiche del temperamento dal primo giorno di vita. La sua necessità di movimento continuo, i suoi cambi di umore repentini con l’altalena emotiva che li accompagna, la sua paralizzante paura delle novità, la sua introversione che lo porta al limite del mutismo, la sua sensibilità ai rumori e alla luci che lo rende fragilissimo. No, non è un bambino diverso dagli altri bambini. E’ un bambino che ha le stesse paure, le stesse gioie, gli stessi passi dello sviluppo, solo che li manifesta in modo diverso, in modo amplificato appunto.

Francesca in un altro commento mi ha scritto: non so, conosco un sacco di cinni che per certi periodi sono stati molto pesi (la frollina stessa ha avuto fasi pesissime, con grandi attacchi di pavor nocturnus) ma con questo non ho mai pensato che fosse parte di una certa tipologia. Mi ricordo che mio padre da piccola mi diceva che ero insicura e così sono cresciuta insicura. Insomma, ho delle perplessità, perché se una cosa la vivi come assoluta, allora lo diventa. Capisco bene che ci possano essere genitori disperati, ma contestualizzerei un po’: si può essere disperati per periodi e avere figli angioletti per altri. Non vorrei che questo tipo di definizione (e quoto in pieno rossana quando parla di “patologico”) diventi un modo per ascrivere fenomeni tipici dell’infanzia e della crescita con cose fuori dal comune, amplificando (passami il gioco di parole) situazioni che invece sono solo la storia particolare di quella persona unica e particolare che è il bambino.

Il punto è proprio questo: gli altri bambini attraversano delle fasi difficili ma poi ne escono. Magari hanno un periodo oppositivo in cui tutto è no, ma poi tornano collaborativi. Queste sono fasi normali e anzi fisiologiche della crescita. Ogni bambino è unico e particolare, eppure tutti i bambini sono uguali nel senso che attraversano le diverse fasi della crescita più o meno negli stessi momenti. Per fare un esempio noto a tutti: il periodo dei terrible two, o dei meravigliosi due anni, come l’ho chiamato io. Ci passano tutti i bambini, e tutti i genitori sono ugualmente stupiti da questa fase oppositiva dei loro bimbi che improvvisamente pretendono di fare tutto da soli, che si rifiutano di collaborare, che testano le loro capacità e la loro pazienza. Eppure i duenni non sono tutti uguali tra loro, ognuno attraversa questa fase a modo suo, pur potendo riconoscere gli atteggiamenti comuni a tutti. Ecco, lo stesso vale per i bambini amplificati, ognuno con le sue peculiarità che li distingue e rende unici nel loro essere “uguali”. Solo che la fase dei terrible two per i bambini amplificati nasce dal momento in cui sono nati, e continua molto più a lungo che i primi 2 o 3 anni di vita.

La genetica ha la sua responsabilità in questo, e non a caso gli stessi tratti del temperamento del Vikingo sono molto evidenti nel padre, nel nonno paterno e nella nonna materna.
Però è giusto chiedersi se mettergli il bollino dell’amplificato in realtà non contribuisca a considerarlo diverso, magari anche malato. Naturalmente è un rischio che si corre, e bisogna stare in guardia.
L’etichetta di amplificato a me è servita per trovare i confini e riuscire a definire una situazione che mi sembrava fuori dal mondo. Mi è servita proprio per capire che non c’è nulla di sbagliato in lui, e di accettarlo per quello che è: un bambino introverso, emotivamente fragile, altamente energetico, che ha un bisogno costante di aiuto per riuscire a crescere in equilibrio con se stesso. E la stessa etichetta mi ha aiutata a capire che non c’è nulla di sbagliato in me come genitore e come persona. Non sono io a renderlo così, non sono io a fargli venire le crisi isteriche perché non riesce a disegnare un pellicano. Non sono io a spingere l’altalena delle sue emozioni. Il sapere che ci sono altri genitori che stanno vivendo le mie stesse insicurezze, che si stanno ponendo le mie stesse domande, che stanno vivendo a tratti lo stesso sconforto, mi fa sentire un po’ più forte.

Detto ciò però è importante non fermarsi all’etichetta, e superare questa sensazione di impotenza, proprio partendo dall’accettazione del suo modo di essere. Il passo successivo, sul quale sto lavorando ogni giorno come genitore, è quello di riuscire a trovare il modo per aiutarlo ad esempio a trasformare la sua testardaggine distruttiva in tenacia che gli permetta di arrivare a raggiungere i suoi obiettivi.
Incanalare la sua energia invece di dissiparla a forza di salti in ogni direzione, sbattendo addosso a chiunque si trovi a passare di li, senza una direzione precisa, seguendo il vento che soffia in quel momento. E usarla invece per fare un grande salto e superare tutti gli ostacoli, e arrivare dove vuole lui, anche fin sulla luna.

Ieri sono andata a prendere i miei piccoli all’asilo alle 16. Sono disoccupata da poco più di una settimana e sono felice di potermi prendere cura di loro dopo l’asilo, compito a cui si è dedicato il padre negli ultimi 6 mesi. Avevo tutte le intenzioni di godermi un paio di ore di gioco gioioso con i miei due tesori. Il Vikingo era in giardino a giocare con L’AmichettoSuo (quello che gli insegna tutto di Star Wars, dissennatori e mummie che ti uccidono nella notte). Pollicino mi vede e trotterella felice verso di me, con il sorriso sulle labbra, e mi avvolge con il suo tenero abbraccio. Il Vikingo grugnisce un “sto giocando con L’AmichettoMio.” Non mi scompongo, sono anni che si va avanti così, e so che questo è un momento di transizione per lui, il passaggio da una attività ad un’altra, da un luogo ad un altro, e che ha bisogno di un po’ di tempo per abituarsi all’idea. Gli dico che può continuare a giocare mentre entro dentro a prendere delle cose e parlare con l’insegnante, ma che poi dobbiamo andare. Quando arriva il momento lui saluta il suo amico e mi segue tranquillo fino fuori dal cancello. Mentre varchiamo la soglia del cancello mi racconta allegramente che si è divertito a giocare con L’AmichettoSuo (cosa molto rara, perché lui normalmente non racconta nulla!). Gli rispondo “e si tesoro, ho visto che ti stavi divertendo con lui”. Tempo un nanosecondo e lui inizia a singhiozzare, IO, balbetta, NON VOGLIO, piange, ANDARE, singhiozza, VIA. Va in apnea emotiva, non respira ed è tutto rosso, io lo abbraccio, cerco di tranquillizzarlo, lui riprende a respirare, ma continua a sighiozzare, è stravolto. Io cerco di mostrare empatia. Gli dico che capisco che si stava proprio divertendo e che deve essere veramente frustrante per lui lasciare l’asilo mentre si diverte così tanto a giocare con il suo amichetto. Lui continua a sighiozzare, poi si arrabbia con me, urla “PERCHE’ DEVI VENIRE COSI’ PRESTO???”, mi da’ un pugno sulla spalla. Io gli fermo la mano e gli dico con fermezza che non si picchia. Che capisco che è arrabbiato ma non può picchiare. Poi continuo con l’empatia. Sono trascorsi pochi minuti e 100 metri dal cancello, ed è passato da allegria, a tristezza, e infine rabbia. Gli dico: “pensa al tuo amico L. che va via alle 3! Chissà se anche lui si arrabbia così tanto con la sua mamma che lo va a prendere così presto? perché tu almeno puoi rimanere a giocare li fino alle 4, che è un’ora in più di lui!” Lui smette di piangere, mi guarda in silenzio, sorride e dice “eh già” e mi inizia a raccontare di quello che ha fatto o detto L. come se nulla fosse.
Passata la crisi continuiamoa camminare. Duecento metri dopo passiamo accanto al parchetto con i giochi normalmente popolato di bambini. Solo che non c’è nessuno a giocare, perché è già buio e fa freddo e sono già tornati a casa. E allora si rimette a singhiozzare e a piangere perché …sono andata a prenderlo troppo tardi!!!! Vi risparmio il resto, ma nel tragitto a piedi fino a casa l’altalena emotiva ha compreso 4 crisi di pari intensità, e si tratta di 600 metri di strada.
Alla fine anche Pollicino ha iniziato a dare i numeri, perché quando il fratello urla in quel modo lui giustamente alla quarta crisi si agita un pochino, che povera stellina ha solo 18 mesi, ed è stanco anche lui dopo una intera giornata di lavoro al nido, ed anche il suo capace buffer emotivo ha bisogno di ricaricarsi.
Vi dico la verità che arrivati a casa avevo già dimenticato la mia voglia di giocare gioiosamente con i miei figli.

Questa non era una giornata particolarmente difficile, ma solo una giornata come le altre, ne più ne meno, e vi ho raccontato solo 600 metri di strada. Non vi ho parlato della frustrazione di non riuscire a scrivere la lettera S, dell’acqua del bagno troppo calda, della cena che non gradiva, della ginnastica acrobatica nel salotto di casa per usare un po’ di energia fisica rimasta, del cocomero che non gli compriamo mai (ma è novembre!!!) e tutto il resto che è successo lo stesso giorno.
Un bambino non amplificato probabilmente si sarebbe dispiaciuto di andare via dall’asilo ma forse lo avrebbe espresso con un’intensità minore, e forse poi si sarebbe anche dispiaciuto di non poter giocare con gli amichetti al parco giochi. Magari una delle due volte si sarebbe anche messo a piangere se era particolarmente stanco. Ma la sua giornata non sarebbe oscillata pericolosamente tra momenti di gioia irrefrenabile e rabbia, o frustrazione. Vi confesso di essere molto provata e stanca di questa altalena emotiva, ma sopratutto non voglio che lui la subisca, perché è paralizzante. Penso che sia molto bello che lui riesca a provare sentimenti così forti, che riesca a vivere emozioni con tutto il suo corpo, e non voglio togliergli o negargli questo suo modo di essere. Vorrei solo aiutarlo a trovare il suo ritmo, per riuscire a cavalcare i suoi sentimenti, a farsi guidare dalle sue emozioni, invece di essere perennemente sopraffatto da esse. Credo proprio che questa sarà la nostra sfida più grande.

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78 COMMENTI

  1. Carissime,
    ho letto i problemi che molte di voi devono affrontare con questi bambini, ma devo dirvi che non siete le uniche, perchè anch’io ho un maschio di 5 anni che presenta le caratteristiche summenzionate.
    Si arrabbia per un nonulla, o perchè viene contrariato se non dopo poco chiederti scusa e abbracciarti. Poi fa dispetti agli altri e si mette in mostra dando il peggioo di sè. Devo ammettere invece che ha delle ottime qualità grafiche, di ritagliatore provetto, fa puzzle complessi e via dicendo…Ma quando è con gli altri, dà il peggio. Devo ammettere che fino a qualche tempo fa, lo mettevo in castigo e gli davo qualche scapaccione. Ma ora sto provando il metedo contrario: dire fermamente se sbaglia, ma poi continuare ad accoglierlo e mi pare (lo dico pacatamente), che vada un po’ meglio. Ma che fatica, ragazze!
    Cercherò di leggervi quando posso!

    Giuli

  2. cara serena, se tuo figlio è vikingo il mio è vikingo2. leggendo nel sito ho finalmente trovato le spiegazioni del suo comportamento fino ad oggi pensavo che avesse dei problemi psicolgici e volevo portarlo dalla psicologa, a fare pet therapy, musicoterapia.. ma non ho fatto niente perchè lui si oppone ovviamente. leggendo tra i vari articoli però non ho capito come devo fare per non perdere la pazienza e come posso aiutarlo nel cambiare questo suo atteggiamento. ad onor del vero devo dire che spesso perdendo la pazienza l’ho anche picchiato poi dopo lo il mio sfogo su di lui ho pianto perchè mi dispiaceva del dolore che gli avevo procurato e piangevo perchè lo vedevo anormale, un diverso. ora mi rendo conto che ho peggiorato la situazione con questo mio metodo. per favore spiegami come e cosa devo fare, se ci sono delle attività da fargli fare per aiutarlo. puoi rispondermi anche sulla mia mail privata. grazie mille

  3. Questo post mi ha emozionato moltissimo.
    Grazie per i vostri commenti e per le vostre esperienze, avete descritto perfettamente il senso di frustrazione e di impotenza che si prova ad avere un bambino cosi’.
    Leggendovi mi sono sentita meno sola.
    Cerchero’ di imitarvi nell’essere piu’paziente e piu’ empatica, anche se spesso e’ davvero difficile.
    Grazie ancora.

  4. @arch190, avevo già provato con i Fiori di Bach, non ricordo quali in questo momento (il cherry plum forse sì, il nome non mi sembra nuovo), i primi anni mi ero affidata ad una buona erboristeria e di rimedi me ne aveva proposto diversi. Purtroppo dopo qualche mese avevo abbandonato scoraggiata non vedendo alcun miglioramento. Ma magari è perchè non ci credevo molto? Penso che valga sempre la pena di provare, soprattutto i rimedi naturali… grazie in ogni caso del consiglio!
    Ripensandoci, oltre ai Fiori di Bach, ho provato di tutto: per esempio l’omeopatia e la psicoterapia (per me ovviamente), ma risultati a dire il vero pochi pochi. Per amor di cronaca, mi sono ritrovata persino a consultare un neuro-psichiatra infantile, misura forse un pò drastica ma consigliata dalla pediatra nel periodo in cui la mia piccola aveva deciso di non mangiare più. E’ stata circa 5 mesi senza toccare cibo solido perchè aveva pensato di poter soffocare durante la deglutizione. Si tratta di una vera e propria fobia (anginofobia) che con il tempo e il nostro aiuto è riuscita a superare. Spero definitivamente perchè è stato il periodo più buio della sua/nostra storia.
    Questo per dire che abbiamo provato di tutto di più, ma una “cura miracolosa” non l’abbiamo trovata (@ serena, niente bissness, mi sa…)… intanto gli anni sono passati, lei è cresciuta, e adesso mi trovo bene con alcune tecniche apprese grazie a voi… Non risolvono sicuramente, ma almeno aiutano a traghettare verso anni migliori con il minor disagio possibile per tutti…..

  5. @arch190, avevo già provato con i Fiori di Bach, non ricordo quali in questo momento (il cherry plum forse sì, il nome non mi sembra nuovo), i primi anni mi ero affidata ad una buona erboristeria e di rimedi me ne aveva proposto diversi. Purtroppo dopo qualche mese avevo abbandonato scoraggiata non vedendo alcun miglioramento. Ma magari è perchè non ci credevo molto? Penso che valga sempre la pena di provare, soprattutto i rimedi naturali… grazie in ogni caso del consiglio!
    Ripensandoci, oltre ai Fiori di Bach, ho provato di tutto: per esempio l’omeopatia e la psicoterapia (per me ovviamente), ma risultati a dire il vero pochi pochi. Per amor di cronaca, mi sono ritrovata persino a consultare un neuro-psichiatra infantile, misura forse un pò drastica ma consigliata dalla pediatra nel periodo in cui la mia piccola aveva deciso di non mangiare più. E’ stata circa 5 mesi senza toccare cibo solido perchè aveva pensato di poter soffocare durante la deglutizione. Si tratta di una vera e propria fobia (anginofobia) che con il tempo e il nostro aiuto è riuscita a superare. Spero definitivamente perchè è stato il periodo più buio della sua/nostra storia.
    Questo per dire che abbiamo provato di tutto di più, ma una “cura miracolosa” non l’abbiamo trovata (@ serena, niente bissness, mi sa…)… intanto gli anni sono passati, lei è cresciuta, e adesso mi trovo bene con alcune tecniche apprese grazie a voi… Non risolvono sicuramente, ma almeno aiutano a traghettare verso anni migliori con il minor disagio possibile per tutti…..

  6. @Serena, hahahaha… non bastano, lo so!
    Ma danno una mano quando serve, giuro. Sono testimone.
    Io non credevo all’azione dei fiori di Bach, mia madre ne e’ fan, me li proponeva sempre, io li rifiutavo sempre.
    I primi mesi con Emma me li ha riproposti, stavo talmente male che “mi sono piegata” ai fiori di Bach. Non so, e’ il fatto di sapere che con le goccine poi tutto andra’ meglio, e’ un placebo quando non hai cordi che dove tenerti : )
    Meglio i fiorellini che altre sostanze o altre azioni.
    Non cado invece all’azione dell’annusare profumi. A me, sinceramente, sentire il profumo della lavanda non mi fa venire sonno ne’ mi calma : P

  7. @Monica, ti chiedo scusa, ho malinteso il tuo commento : )
    Per la situazione particolare di forte demanda di tua figlia, hai provato con i fiori di Bach?. Non sono la cura assoluta, ma funzionano. A me hanno suggerito L’Emergency Remedy, Impatients e Cherry Plum. Gli prendiamo sia io che Emma, li trovi in erboristeria ma ti raccomando di informarti prima, ogni fiore ha uno scopo diverso, i tre che ti ho suggerito sono per mantenere la calma.

  8. Le etichette appaiono così antipatiche forse perchè imbrigliano e in questo loro contenere danno l’impressione di immutevole fissità ma sono un punto di partenza.
    Quando ho iniziato a leggere il test sui bambini amplificati ero incredula,sbalordita…man mano leggevo, i racconti riguardanti i miei primi anni di vita facevano capolino e finalmente assumevano un significato ( mai stata così felice di scoprire una definizione,davvero mai nella vita; ) ).Immagino sia pressochè inutile dirvi il risultato…fate conto che se fosse punteggio di merito,sarei vincente : )

  9. @arch190, se può servire sottolineo e confermo che mia figlia è la mia vita, non è sbagliata e non è anormale. Ma è amplificata, e tale caratteristica si abbatte come un’asteriode sulla nostra vita quotidiana. Io sono molto felice ed orgogliosa di poter riempire i miei fine settimana con attività che riguardino esclusivamente lei, lei e me, lei, me e il nostro papà… Stiamo così tanto e così a lungo attaccate, che il passo successivo sarebbe quello di farla rientrare nella mia pancia. Tutto ciò mi riempie di gioia e di felicità, e non ho nessun problema a non uscire da sola o a non riposare sul divano. Il senso del mio post era un’altro, e l’ho già chiarito nel mio secondo intervento, se hai la pazienza di rileggerlo capirai che in fondo sono d’accordo con te…

  10. @Monica, leggendo i tuoi post mi sono immedesimata molto…mia figlia non è propriamente amplificata, è comunque molto sveglia e vivace e richiede un livello di attenzione costante rispetto a bambini più “malleabili”.
    Anch’io lavorando tutto il giorno arrivo alla sera e al WE stanca. Sarà la sindrome del papà o di chi volete ma fatico perché il tempo che passo tempo con mia figlia sia di qualità e non residuale.
    Credo di riuscirci abbastanza, insieme facciamo molte cose, però a volte vorrei del tempo per me, invece di usare i ritagli di tempo solo per stare dietro alla casa (altro che colibrì, io sembro Taz il diavolo della tasmania!).
    Non credo ci si debba sentire in colpa per questo, se si desidera un po’ di tempo per un cinema, una cenetta a due un giro dall’estetista (ah, che bei ricordi! :-)).
    Lo so che è il mestiere di genitore, che ci passano tutti, che “s’ha dda fà” etc. lo so. Però a volte credo che avremmo bisogno solo di un po’ di sospensione del giudizio, di una pacca sulla spalla gratuita e di tante coccole stile teletubbies.
    Ecco, per Monica e le altre, vi mando una pacca sulla spalla e un mega abbraccio virtuale, chissà non risollevi un po’ questo lunedì piovoso

  11. @Monica, io la penso come Barbara, i genitori che non stanno tutti i giorni con i propri figli non sono abituati, neanche i figli sono abituati ai propri genitori. Non credo che tu deva stare male, piu’ che altro devi cambiare il tuo atteggiamento verso i weekend e il tempo che passi con tua figlia: se diventi mamma e il tuo lui, papa’, scordatevi di “riposarvi e ricaricare le proprie energie”.
    Ho pochissima esperienza come mamma, lo sono da appena 10 mesi, ma devo dire che la mia formazione mamma e’ intensa e mi tiene impegnata 20 ore al giorno, full time. Mia figlia e’ una piccola amplificata. Io sono a casa, la storia di come non sono rientrata a lavorare lo scorso settembre ormai e’ acqua passata, ma giuro che ai tempi avrei preferito stare fuori di casa almeno 6 ore per poi tornare alla carica. Invece, per una buona ragione che allora mi risultava sconosciuta, sono rimasta a casa con mia figlia.
    Io credo che tu manchi molto a tua figlia, questa e’ una ragione per la quale lei ti vuole tutta per se quando ci sei. Un figlio e’ un mestiere infinito, non devi pensare che tua figlia si fara’ cavoli suoi come se niente fosse solo perche’ ha l’eta’ per farlo, dai!, se e’ cosi’ come la racconti, non lo fara’, perche’ ha molto bisogno di te. Le persone che stanno con tua figlia quando tu non ci sei dovrebbero darti una mano. Com’e’ tua figlia quando e’ con altri?.
    Poi bisogna dire che un “bambino amplificato” NON e’ amplificato e NON e’ ingestibile per sempre, non devi pensare che tua figlia abbia un difetto, perche’ non ce l’ha, ha solo delle caratteristiche particolari che la fanno essere unica e molto speciale, una figlia tutta per te.
    Dei testi che ho letto riguardo l’argomento, “l’amplificazione” tende a diminuire con l’eta’, non si tratta di un vero abbassamento, ma tra i genitori e un bambino piu’ grande che ormai e’ in grado di esprimersi con parole e non sono con pianti, urla, calci; l’amplificazione si puo’ gestire.
    Tieni conto che se hai passato tutta la giornata e tutta la settimana al lavoro, tua figlia avra’ molto bisogno di te quando sei con lei. Sara’ ancora piu’ demandante, piu’ contraddittoria, piu’ assorbente. Tu non devi pensare al tuo riposo, dai, e non devi neanche pianificare cose dove non c’entri tua figlia anzi, devi avere un’atteggiamento positivo. Quando arrivi da tua figlia, ogni sera, ogni weekend, prima di metterti a giocare con lei, di fare la cena, prima di qualsiasi cosa, prova a dedicargli del tempo senza parlare, tempo dedicato a solo carezze -il contatto fisico, quello pelle a pelle e’ una cosa molto positiva con i bambini come tua figlia-. Mettetevi da qualche parte solo tu e lei, senza tv, senza rumore, fagli vedere un libro, anche una revista, osservate insieme le foto, baciala piano, accarezzala, che anche lei accarezzi te, state cosi’ un po’, sentirai come tua figlia si rilassa, che sta a suo agio. Ha un’eta’ nella quale puo’ aiutare perfettamente nelle facende domestiche quindi, questa e’ una bella attivita’ anche da svolgere insieme. Non credere assoluttamente che la prima sera che arrivi e fai cosi’ funziona, NOOOOOOOOOO. Ci vuole costanza e molta pazienza. Gli devi spiegare che hai voglia di stare con lei cosi’, calma, che ti manca tanto durante il giorno che solo la vuoi abbracciare e stare con lei. Tieni conto che e’ un’essere umano e, come te, non e’ sempre nel mood. PAZIENZA. Se poi stai cosi’ 5 minuti e senti che tua figlia e’ piu’ pazza di prima e tu che stai per scoppiare, fai lo sforzo piu’ assoluto di cui sei capace e lascia perdere, non insistere, ci provi un’altro giorno, cambia attivita’, fai la pagliaccia, fai stupidate, prova a far ridere tua figlia, le risate sono la terapia perfetta, per lei e per te.
    Fate qualche attivita’ insieme in cui abbiate contatto fisico?. Per l’eta’ di tua figlia credo che vada bene lo yoga o la danza, almeno a Milano ci sono corsi per mamme e figli, il contatto fisico e’ molto importante per bambini come i nostri. Quando Emma era molto piccola me l’hanno raccomandato molto e devo dire che il contatto pelle-pelle rilassa molto, sia la mamma che il bambino. Quando si tratta di un neonato ti consigliano di fare il bagno insieme, in modo che il bebe’ senta la mamma e la mamma senta il suo bebe’. Tua figlia non e’ una neonata quindi, bisogna cercare delle attivita’ che vi permettano di toccarvi.

    Non paragonare mai tua figlia ad altri, perche’ lei e’ unica ed e’ fatta per te, tu sei sua madre, se non la vuoi bene tu, se non l’accetti tu, chi lo fara’?
    Gli altri bambini non esistono, non sono neanche i tuoi figli. Tu sei tutto per tua figlia.

  12. Questa mattina sono particolarmente sensibile a questi discorsi. Il fine settimana è stato terribile. Mio figlio è qualcosa di più dell’amplificato, ha una profonda incapacità di vivere i momenti buoni e rende spesso inefficaci i nostri tentativi di serenità familiare. Come dico spesso so che sono io l’adulto, che non dovrei sentirmi così sconfitta, che dovrei mettere in atto ogni possibile manovra per arginare le sue esplosioni. Ma poi lo vedo trasformarsi in un bambino diverso, pieno di rabbia e risentimento per cose che neppure comprendo. Mi sento dire che la vita è brutta e non abbiamo ancora spento la 6° candelina!
    A scuola è solo un bambino silenzioso e riservato, senza reazioni esagerate, pieno di 10 sul quaderno; è vero che odia l’intervallo che trascorre passeggiando e parlando tra sè ma non crea alcun problema. La maestra è sensibile e capisce il nostro disagio ma dice che a scuola non si percepisce, come se ci fossero due Alex. Capisco che per lui la casa è il luogo in cui tirar fuori le emozioni che reprime, solo che non è facile non mettersi a piangere quando per bloccare una sua crisi devo contenerlo fisicamente e riempirmi le braccia di graffi e lividi. Perchè mio figlio è anche questo e non posso fare finta di nulla. Vorrei che un giorno mi dicessero che è tutta colpa del nostro stile educativo, che abbiamo sbagliato in qualcosa di fondamentale … almeno avrei la speranza di poter cambiare, io e lui insieme. Ma per ora non ho ancora abbastanza risposte. Scusate, oggi vedo nero e non riesco a dire di mio figlio che è “vivace come gli altri”.

  13. monica, sorry, non intendevo dire che quello che tu hai scritto è la normalità di ogni genitore…. solo volevo raccontare che anche i bambini ‘non amplificati’ sono molto impegnativi se seguitio come si deve. detto questo posso solo immaginare cosa significhi stare sempre sul chi va là, seguirlo in tutti i suoi cambiamenti di umore, di attività, di attenzione etc etc. mio figlio i primi 3 anni di vita non so se fosse amplificato, ma per me era un gran rompiscatole ;), cioè si svegliava 5 volte a notte e ogni volta che si svegliava era sempre incavolato e urlante, e impiegavo almeno 20 minuti a calmarlo e riaddormentarlo. 5 o 6 volte a notte! questo fino ai 3 anni di età. al mattino appena si metteva a fare colazione ogni pretesto era buono per arrabbiarsi con il mondo intero e urlare a lungo e piangere e disperarsi. così le giornate iniziavano nel peggiore dei modi, e proseguiva così per tutto il giorno… adesso è cambiato, sono due anni che ha completamente, quasi, cambiato atteggiamento nei confronti della vita. non so cosa sia successo, forse è solo cresciuto e non è più in completa balìa dei suoi sentimenti.

  14. eh, eh, eh… risatina isterica… lo so che non ci sarebbe nulla di male, lo so, ma per ora qualsiasi sacrosanto tempo per me non mi è concesso. Sarà per questo che sono sclerata?
    Quando facciamo i turni con mio marito, di solito è perchè devo fare qualche altra cosa tipo la spesa, cucinare, stendere, passare l’aspirapolvere, insomma non tutto è possibile farlo di notte, no?
    Ma sto affinando le mie tecniche, mi sto allenando per allenare lei…. magari prima o poi riuscirò a “resistere” una giornata intera, però in cuor mio spero anche che arriverà il momento in cui non ci sarà più bisogno di adottare strategie mirate, ma tutto verrà naturalmente… grazie della comprensione!

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