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Tema del mese: una questione di genere

Scritto il 1 Oct 2010 da Serena 106 Comments

genderDiciamolo chiaramente: l’Italia non è un paese in cui uomini e donne hanno le stesse possibilità. Eppure noi, ai nostri figli, vorremmo dare il massimo, a tutti, indipendentemente dal fatto che siano femmine o maschi. Vorremmo che diventassero degli individui forti, capaci di fare le loro scelte indipendentemente dal loro sesso. Maschi e femmine nella stessa maniera. Senza limitazioni di genere. Eppure la questione di genere non è semplice come sembra. Cosa distingue l’uomo dalla donna? Quali differenze sono culturali e quali sono genetiche? E’ vero che i maschi sono più attratti dalle macchinette e le femmine dalle bambole? E un maschio può indossare collane, mollette nei capelli, e giocare con le pentoline? E una femmina può sporcarsi nel fango, desiderare una macchina da corsa, e amare il gioco del calcio? Abbiamo già discusso l’importanza della scelta dei giochi e di come alcuni giochi siano normalmente vietati ai maschi, trattandosi di giochi da femmine. Ma sono solo i giochi i colpevoli? E’ vero che i bambini sono più fisici e le bambine sono più verbali?
I bambini imparano a 360 gradi, imitano i grandi, leggono storie, vedono film, vengono martellati dalle pubblicità. Quali messaggi gli arrivano? Quali li segnano? Ma soprattutto cosa possiamo fare per rompere il mito della velina e del calciatore?
Questo mese faremo un po’ di esercizi per capire in che modo i bambini acquistano una identità di genere, e cosa possiamo fare come genitori, per far si che la prossima generazione sia un po’ più paritaria della nostra. Perché non so voi, ma io un po’ di preoccupazione ce l’ho.

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106 Comments »

  • mammadicorsa ha scritto:

    E come non averla quando ti dicono: “tuo marito è davvero bravo, gioca tanto con le sue figlie, eppoi sono femmine!!!”. A parte il fatto che non ho capito cosa c’è di strano nel vedere un babbo divertirsi mentre gioca con le sue bimbe, ma poi cosa significa che sono donne?? La puledrina di 3 anni e mezzo preferisce correre, sporcarsi e andare in bici piuttosto che mettersi le mollette ai capelli e truccarsi. Sicuramente cambierà, ma per ora va benissimo così

  • Barbamamma ha scritto:

    inutile dire “interessantissimo tema” perchè da quando vi ho scoperte non c’è stato un tema che non fosse interessante…ma questo mese mi sento particolarmente coinvolta, ne parliamo spesso mio marito ed io e vorrei partecipare al blogstorming. posso? come devo fare? in ogni caso appena abbiamo un minuto scriveremo un post con la visione di mamma e papà sull’argomento (visto che la pensiamo allo stesso modo ma compiamo come sempre percorsi diversi ed abbiamo ovviamente un retroterra diverso)e se vi fa piacere condivederemo con voi il nostro pensiero. grazie davvero è un tema che casca a fagiolo come si dice ;)

  • Serena (author) ha scritto:

    @mammadicorsa purtroppo gli stereotipi sono sempre presenti nei commenti della gente. Ti dico che l+estate scorsa in vacanza una signora si avvicina e mi dice “compimenti! che bravo suo marito!” alla mia richiesta di spiegazioni mi aggiunge “perchè l’ho visto prima al bagno con il bambino, che lo aiutava a lavarsi le mani. Proprio bravo!” Io dico, ma ci si può stupire del fatto che un padre faccia lavare le mani al figlio???

    @Barbamamma certo che vogliamo leggere il vostro post! Partecipare al blogstorming è semplicissimo, scrivete il post e poi seguite le istruzioni a questa pagina: http://genitoricrescono.com/nato-blogstorming/. Fammi sapere se avete bisogno di aiuto.

  • Blanche ha scritto:

    Cara Serena,
    sto mese mi impegno, è da tanto che ho voglia di partecipare al vostro bellissimo Blogstorming e questo è un argomento cui non posso non rispondere.
    Ho un maschietto di tre anni e mi interrogo in continuazione su quale sia il modo migliore di crescerlo felice di essere se stesso e basta. Mi pare di vedere delle autentiche differenze con la cuginetta coetanea, ma ho sempre paura di essere io a filtrare con in miei occhi non del tutto liberi.
    Mi vergogno a dirlo, ma se lo vedessi prediligere in modo netto abiti e comportamenti femminili mi sentirei inquieta, e mi chiedo in continuazione quanto io sia realmente libera da pregiudizi. Ho il terrore di “modellarlo”.
    Ho parecchio da riflettere, da scavare in me e da approfondire. Grazie per questo fantastico spunto.
    B.

  • Silvia ha scritto:

    Blanche, è giustissimo quello che dici: non è certo facile uscire dai giudizi e pregiudizi di genere, anche con le migliori intenzioni. Siamo tutti immersi in una cultura ed in una società e non possiamo pensare di non esserne coinvolti.

  • Gloria ha scritto:

    Mamma mia ragazze che bel tema (scottante pure, eh!) Mi sa che questo mese vi seguirò ancora più appassionatamente…
    Ispirate da “Presa diretta” di domenica? (che tristezza…)

  • mammamicia ha scritto:

    grazie! bellissimo tema, che mi sta molto molto a cuore! parteciperò al blogstorming…

  • Barbara ha scritto:

    Eh vabbe’ ma allora ce l’avete con me!!!!
    Serena lo sa bene che su questo tema sono… come dire… particolarmente suscettibile? Avvelenata? Un avvoltoio che gira come un matto cercando una preda su cui buttarsi? Cavoli vostri adesso. Mi faro’ sentire e non mi provocate troppo che poi non rispondo di me stessa.

  • Gatto Nero ha scritto:

    Ah che bello, io ho un maschio e una femmina quindi la cosa mi interessa.
    Il grande ha due anni, la piccola 5 mesi, quindi è un po’ presto per distinguere tra i loro giochi.
    Però quando mi trucco e il grande mi vede e dice “anche io anche io” gli spiego che mamma sta facendo un gioco da femminucce, che i maschi mica si truccano. :-)

  • MamminScania ha scritto:

    Se vi va, potrei tradurre, magari sunteggiando un po’, un articolo uscito sul giornale Sydsvenskan che raccontava di una madre che ha deciso di mantenere il bambino/a “asessuato” durante la sua crescita. Gli ha dato un nome che non è direttamente né maschile né femminile, in svedese c’è anche un modo di evitare di dire “lui” o “lei” quando si parla di qualcuno…
    L’articolo ha suscitato un vespaio di commenti tra i lettori, magari anche qui ;)

  • Serena (author) ha scritto:

    @MamminScania ti scrivo in privato.

  • Giulia ha scritto:

    Brave, bellissimo tema, di sicuro scriverò un articolo per il blogstorming. Ne ho veramente tante da raccontare anche se il maschietto ha solo 9 mesi e la femminuccia solo 3 anni. A presto, allora!

  • Antonella ha scritto:

    Tema difficle e bellissimo allo stesso tempo.
    Io ho due bambine e quindi è un pò difficile poter vedere “dal vivo” le differenze
    Credo però, che ci siamo delle differenze innate!
    Perchè le bambine generalmente parlano prima e meglio dei loro coetanei maschi?
    E perchè invece quando i bambini litigano tra di loro, se non vengono divisi prima, la lotta si esaurisce con la supremazia fisica di uno?
    Intanto mi fermo qui.
    A presto
    Antonella

  • desian ha scritto:

    Per me il tema è complicato perché in realtà, al di là dei grandi sforzi che molti di noi fanno per non “differenziare” i messaggi educativi tra “cose da maschi” e “cose da femmine”, è altrettanto vero che troppi genitori hanno ancora in testa l’antinomia rosa /azzurro, maschio/femmina, bambola/soldatini. Tutti noi, ogni giorno, siamo vittime (più o meno consapevoli) dei tanti messaggi “sessuati” che circolano dalla pubblicità alla scuola, dalle parrocchie alle vecchie abitudini. Difficile ma necessario smarcarsi! E anche in fretta perché invece attualmente sembra esserci un rigurgito da controriforma… :-( (

  • Mary ha scritto:

    Ah, che ferita aperta!
    Figlio maschio di 5 anni, cerco di crescerlo senza condizionamenti, lotta durissima!
    Gli regaliamo entrambi i tipi di giocattoli considerati, dai più, maschili e femminili. Possiede anche un passeggino per il bambolotto.
    Dovete vedere la facce di alcuni passanti adulti e bambini… Vivo a Milano! Che dire poi dei condizionamenti verbali? Tipo: …”dai non piangere, sei grande, non sei un femminuccia…” …”ma ti fai fare lo sgambetto dalle bambine, erano delle racchie vero?”… La prima frase detta dalla parucchiera durante il taglio dei capelli, la seconda dal nonno!!! Voi come vi comportate in questi casi?
    Io parlo, spiego, parlo e spiego, ma lui ha 5 anni ed é una “spugna”…
    Scusate la sintassi, ritornerò con più calma.
    Mary

  • Nadia Somma ha scritto:

    Mia figlia vede andare a lavorare tutti i giorni (come suo padre), guido l’auto (come suo padre), se c’è da attaccare un quadro lo attacco (suo padre non lo fa), vede suo padre cucinare (come sua madre), fare il bucato (come sua madre), stendere i panni (come sua madre) e stirare (come sua madre) e fare la spesa (sua mamma, io, non la faccio). Eppure in già più di una occasione se ne è uscita dicendo che il gioco della palla era da maschi, e quello delle bambole da femmina; che la casa “è del papà”, e con altri stereotipi. Ora cosa passa attraverso i giochi che già designano i ruoli? Non solo: ci sono cartoni animati che io vieterei per legge e che cerco di farle vedere meno possibile (come la tv): che raccontano le avventure di “graziosissime” fatine, con delle mise da veline, preoccupate di vestiti, pettinature e “ragazzi” tra cui l’immancabile principe, le atroci WINGS!! Poi c’è il linguaggio dove il maschile viene sempre adoperato per inglobare anche il femminile. Studiare la storia ad esempio preistorica dove si insegna ai bambini che “l’uomo” divenne cacciatore, “l’uomo” divenne agricoltore (quando invece ad esempio l’agricoltura in molte tribù africane con culture simili a quelle preistoriche, l’agricoltura é assoluto compito delle donne); questo é veleno per i cervelli sia delle bambine che dei bambini. Anche omettere dalla storia la cronaca dei personaggi di donne che l’hanno fatta. Alle università, si studia da tempo in alcune facoltà di storia, la vita delle donne nelle società romana, greca e medeievale delle donne, materia che però è derubricata come “storia delle donne”. Mi piacerebbe che quando si studiano le cronache di Cesare eccetera per fare un esempio si chiamasse come “storia degli uomini” e non come materia di Storia. Eppoi c’è dio declinato al solo maschile (altro veleno). Personalmente insegno a mia figlia (mio marito è cattolico) a nominare e a pregare dio anche al femminile, dea, perché le ho spiegato che il divino può essere rappresentato in diverse forme. Poi ci sono i messaggi che vengono dalla scuola: insegnanti, bambini e bambine ecce Poi c’é la genetica..ho osservato in maniera del tutto empirica, il gruppo di bambini, e bambine del mio cortile. Ho scoperto che quando in cortile ci sono più bambini e una sola bambina o due, i maschi se sono insieme tendono ad escludere le bambine dal gioco, se avviene il contrario le bambine includono nel gioco il bambino che é solo. Se ci sono tutti e le bambine fanno gruppo e si appartano per giocare per conto loro, il gruppo dei bambini va a fare dispetti (insomma crea disturbo) cosa che non fa invece il gruppo delle bambine quando il gruppo dei bambini si apparta..ma questa ripeto è un’osservazione del tutto empirica che sto continuando a fare con i bambini e le bambine del mio cortile ma che mi ha dato spunti interessanti..

  • nadia somma ha scritto:

    dimenticavo: dobbiamo fare i conti anche con l’inconscio collettivo…

  • Silvia ha scritto:

    Nadia… ora basta che svolgiamo questi temi ed abbiamo materiale per tutto il mese!! :)

  • Daniela ha scritto:

    Ecco, caso vuole che ci penso da giorni.

    Non tanto come mamma ma come coppia. Insomma, io mi sveglio un’ora e un quarto prima della partenza, preparo tutto, colazione, i cambi, le bimbe, magari già quel che serve al ritorno per il pranzo (visto che rientriamo tardi e spesso ripartiamo di corsa). Lui si alza mezz’ora dopo di me, anzi, si sveglia, poi ci mette 15 minuti ad alzarsi, bagno, colazione, si veste, è pronto.

    A tavola io preparo i piatti delle piccole, taglio, raffreddo, soffio, dò disposizioni, controllo quel che c’è sul gas, qualche volta mi siedo e mangio. Lui mangia e parla di lavoro.

    Ieri mattina, era in mutua, io mi alzo solita ora, alle 6.30 preparo una lavatrice, e visto che di biancheria da lavare ne ho un sacco, ne preparo una seconda. La prima la avvio, la biancheria della seconda la lascio in terra in camera pronta per essere messa in lavatrice appena stesa l’altra. Per telefono ci sentiamo, caro mi metti poi in lavatrice la roba che c’è in terra? Si.

    Al ritorno scopro che è in lavatrice, ancora asciutta: ah, non mi hai detto che dovevo anche attaccarla, e poi non so come funziona.

    Ecco, non voglio dipingerlo come un uomo all’antica, non lo è, fa il papà, il bagnetto, cambia pannolini, prepara la cena, stende, aspira, spolvera, riordina, ecc… Ma solo dietro precise e dettagliatissime istruzioni! Non ci pensa di suo. Se gli dico “dai tu da mangiare alla gnoma?” Se ne occupa (e non mangia, perché due cose non riesce a farle) ma in caso contrario non ce la fa. E spesso faccio prima a fare che a dire…

    Tornando all’esempio della lavatrice però mi chiedo: non è la prima volta che glielo chiedo. Ok, la prima mi sono trovata per telefono a dirgli “allora, metti la roba dentro, ok? Poi apri il cassetto dei detersivi, si quelli, metti il detersivo lì e lì, ok, poi giri la manopola, la vedi?” ecc ecc, ma da lì in poi… Ecco, il videoregistratore lo sa usare benissimo, il decoder digitale, comprato al pomeriggio, alla sera l’aveva già studiato tutto, sintonizzare, ordinare, programmare, criptare, tutto! Ma la lavatrice è davvero più difficile?

    Ecco, io non penso che uomini e donne siano uguali, non è vero ed è giusto che non lo sia, io non capisco i motori e non mi interessano, ho una fisicità diversa, ho interessi diversi, ben venga. Ma che dietro ci sia molto di culturale, ne sono convinta.

    L’uomo è abituato ad avere una mamma che fa, la donna una mamma che insegna, l’uomo si rifà a un modello maschile che in casa non c’è, la donna a un modello femminile che della casa se ne occupa.

    Ora, io prego e spero che i modelli di oggi siano diversi, e che i nostri figli crescano diversi. Ecco, le mie figlie si rotolano nella sabbia, la grande gioca con i maschi senza problemi, poi mi piace anche che sviluppi una sua femminilità, e mi piace vederla con la gonna (mai al parco giochi però!) o il cerchietto, ma voglio che impari a cambiare le gomme dell’auto, per dire, e tutte quelle cose che non sono proprio femminili ma servono ogni giorno. Per i giochi invece problemi zero, e anche i vestiti, tanto se gioca in campagna o nella sabbia, non è che fa differenza se è vestita di rosa o blu, così spesso abbiamo riciclato anche le cose dei cuginetti maschi.

    Ma di fissazioni ne vedo ancora molte. Una mamma in un negozio di vestiti per bimbi, aveva preso una maglietta per il figlio, 6 mesi, maglietta blu con una fascia di righe colorate (rosse, blu, verdi, bianche, gialle) e l’ha guardata per un bel po’ dicendo “certo che è bella, però il rosso, sa com’è, non mi piace che me lo scambino per una femmina”. Mah…

  • Strilli ha scritto:

    Bellissimo tema davvero, penso che leggerò con ancora più particolare attenzione i vostri articoli questo mese.
    Mi sento molto coinvolta, pensando spesso al futuro della mia bambina ed avendo come te un pò di giusta preoccupazione al riguardo.

  • Gab ha scritto:

    Mi sembra un tema molto interessante. Vi seguiro’ con entusiasmo

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Ca…………volo !! Mi dispiace di essermi persa il mese sul linguaggio che sono stata via, ma anche voi eh ! che temi tostissimi che scegliete.

    Dunque io per rispondere anche alla provocazione lanciata su Facebook, ho voglia di dire che in quanto femmina mi sono sentita ‘osteggiata’ a :
    - dire le parolacce “perché sei una femmina” (nonna)
    - fare karaté “perché una donna che fa arti marziali è sgraziata” (mamma)
    Ok il primo divieto non è cattivo in sè ma è la motivazione che rimane ‘ingiusta’, non è vero? ;-) Invece curiosamente non ricordo frasi particolari in proposito da parte di papà e nonno, vorrà dire qualcosa?

    Invece sulla divisione dei lavori in casa io vorrei rispondere – un po’ provocatoriamente – a Daniela. Fino a qualche mese fa la pensavo come lei, ma oggi sto per concludere una convivenza di qualche mese con mia mamma dopo anni che stavo per conto mio. Fra me e lei si è creata una situazione molto simile. La spiegazione che mi sono data è che dato il rapporto tendenzialmente (tendenzialmente???) conflittuale per evitare litigi, eseguo. In questa casa mi sento figlia, mia mamma è la padrona di casa, e noto che se prendo iniziative tipo cucinare qualcosa, inevitabilmente sbaglio, perché “il prosciutto volevo tenerlo per domani”, e cose così. Se tuo marito avesse lavato i panni e tu invece dovevi studiare la quantità di detersivo da metterci? ;) Insomma non sarà che da adulte tendiamo a monopolizzare la situazione perché tanto gli uomini di faccende domestiche non capiscono niente – e loro si adeguano?

    Silvia & Serena & co., grazie di questo blog, siete uniche !!!

  • CloseTheDoor ha scritto:

    P.S. se conoscete il francese, forse può interessare questo anche se parzialmente OT

    http://www.cirsde.unito.it/PUBBLICAZI/Pubblicazione-donne-e-ricerca/2009/TOMCdef.pdf

  • Daniela ha scritto:

    Close the door, ti assicuro che è un errore che ho smesso di fare secoli fa! A parte che mio marito, essendo molto molto preciso (mentre io sono molto sbrigativa, il mio motto è “tutto, al volo”) in certe cose è più bravo di me (a fare il bagnetto, a passare l’aspirapolvere, a pulire i vetri). In altre è davvero negato (vestire le bimbe, me le trovo a casa con vestiti nuovi poi fuori con quelli rattoppati, per esempio) ma se fa lui, fa come riesce. Anche cucinare, per lui è difficile persino assaggiare se la pasta è cotta, ma non gli ho mai criticato un’insalata condita male o una pastasciutta troppo al dente (succede anche a me, e se fa lui, risparmio fatica io!). Anzi, ti dirò che una volta è stato lui a dirmi “dammi qua l’aspirapolvere che io lo faccio meglio”. E anche lui non l’ha mai fatto, perché per un mese gli ho ricordato “tieni caro, tu lo fai meglio…” ;-)

    Per i luoghi comuni… la piccolina ha i capelli corti, d’estate sudava tantissimo così zac. Beh, posso vestirla di rosa da testa a piedi ma tutti a chiedermi “è un bimbo, vero?” E qui alla grande il “non fare così, sei una signorina” lo dicono in tanti troppo spesso! Solo qualche giorno fa, giocava con due bimbi quasi coetanei al parco giochi, conosciuti da poco, e una signora “certo che è incredibile che due maschietti giochino così bene con una femmina”

  • Barbara ha scritto:

    No, CloseTheDoor, non e’ affatto strano che tu non ti sia sentita dire frasi di quel tipo da parte di tuo padre e tuo nonno: i peggiori nemici delle donne sono sempre state le donne stesse. E’ per questo che e’ un problema culturale, e’ talmente radicato nella mentalita’ collettiva che neanche chi dovrebbe aiutare, se non se stesso, le persone piu’ care ad uscire da una situazione difficile (madri e figlie) non ce la fa.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    “le peggiori nemiche delle donne sono sempre state le donne stesse” : Barbara con me sfondi una porta aperta :-)

    Di sicuro qualcuno avrà scritto dei tomi su questo argomento. Io sono giunta alla personalissima conclusione che si tratta di una specie di sindrome di Stoccolma. Vi ricorderete ‘Indovina chi viene a cena’, e il modo in cui la tata nera Isabel Sanford aggredisce Sidney Poitier perché un nero che vuole sposare una bianca non può essere una brava persona. A me ricorda tanto alcune dinamiche donna-donna.

    Anche a rovescio. Aneddoto di una mia amica: ha comprato a suo figlio maschio duenne un passeggino giocattolo di Winnie the Pooh. Capita che qualche altro cucciolo di maschio si avvicini e se ne appropri a suon di spintoni. Spesso arriva la mamma che lo sgrida. Poi dice: “Che gran bel gioco!” E la mia amica: “Sì sì, mio figlio lo adora”. E quelle… “Sì, ma un passeggino… non c’era che so, una carriola?”

    Il passeggino è gioco da femmine. E imitare le femmine evidentemente è degradante.

  • Serena (author) ha scritto:

    @CloseTheDoor ma che problema c’è, il tema del mese scorso è sempre qui in archivio e puoi andartelo a leggere e lasciare i tuoi commenti. Non è mica troppo tardi per farlo, anzi.
    Temi tostissimi eh! :)
    PS. grazie per il link. Da una rapidissima occhiata sembra interessante, dovrò trovare il tempo di leggerlo per bene.

    @Daniela fino a pochi giorni fa ero molto soddisfatta del fatto che mio marito si occupasse interamente delle lavatrici. Io sono bravissima a non dirgli niente. Anche quando ha messo il tutone da neve del Vikingo ad asciugare nell’asciugatore, e si è scollato completamente, ho appena accennato un “ma perché non leggi la targhetta delle spiegazioni? Forte del mio muro di indifferenza di fronte ad ogni danno provocato, ho sopravvissuto ormai circa 2 anni senza occuparmi quasi mai della faccenda. Pochi giorni fa però quando ho visto come aveva rovinato una mia maglietta, gli ho chiesto a che temperatura l’avesse lavata, e lui mi ha risposto a 50 gradi. Così ho scoperto che per evitare di dividere i panni da fare a 40 da quelli da fare a 60, fa tutto a 50 gradi, per non far torto a nessuno. Un’applicazione della democrazia o il non plus ultra della pigrizia? Di fronte a questa soluzione creativa il mio muro di indifferenza ha vacillato ;)

  • Serena (author) ha scritto:

    @Strilli vedrai che faremo molte riflessioni, e ne usciremo forse molto più confusi di prima, ma con un sacco di idee in testa ;)

    @Barbara, CloseTheDoor il passeggino lo abbiamo sofferto anche noi, e per me è l’emblema del problema maschi-femmine. Non si capisce perché un maschio non debba poter possedere un passeggino. Poi se un padre se ne va a passeggio portando il suo bimbo in carrozzina, si scatenano i complimenti perché è un padre presente.

  • Daniela ha scritto:

    Serena: io infatti le cose assolutamente a rischio me le faccio! Insomma, non credo nella parità forzata in tutto, ma nella collaborazione. Mio marito è più bravo di me ad addormentare le piccole, posso accettare che non sia un cuoco, pulisce i vetri molto più spesso e meglio di me, mi va bene se devo dargli ordini per preparare una lavatrice. Ma diciamo senza esagerare (preparare comprende anche l’avviare, no? ;-) )

    Per i “bravi papà”, beh, lui è un papà che divide molto con me la responsabilità delle figlie (e non è così per tutti), però quando si meravigliano di quel che fa confesso che mi girano un po’.

    Qualche mese fa è venuta a trovarmi una mia carissima amica, lui stava facendo il bagnetto alla piccola e lei “ahhhh, ma che bravo, ma le fa lui il bagnetto!”. Le ho risposto, acida, che allora io sono wonderwoman visto che oltre a lavare loro lavo anche i vestiti!

    D’altronde la stessa persona mesi prima mi aveva confessato di voler fare la casalinga, perché il suo ragazzo è “bravissimo, però sai, di quelli che se gli cade una forchetta in terra mica si alza per tirarla su…”. Ecco, qui non ho commentato perché rischiavo la lite!

    Insomma, secondo me dobbiamo farci pochi problemi su giocattoli e messaggi, molti di più sull’esempio che diamo, e soprattutto concordo col fatto che le donne sono quelle che portano più avanti questa divisione dei ruoli, gli uomini, più che altro, ci si adagiano.

  • Barbara ha scritto:

    Qualche settimana fa ero in uno stabilimento balneare, avevamo appena comprato a TopaGigia un passeggino giocattolo e lei giocava tranquilla. Li’ viene anche una famiglia con due gemelli di due anni compiuti (TopaGigia ancora non ha 17 mesi). Li conosco da quando erano nel pancione, e data la poca differenza di eta’ sono ovviamente molto interessati ai giochi gli uni dell’altra. Ci scambiamo secchielli, palette, eccetera, finche’ lei punta il loro supercamionruspaescavatrice e si mette a giocarci. La mamma mi si avvicina e mi fa: “certo che si interessa parecchio ai giochi da maschi” e io impassibile: “sai, a quell’eta’ e’ assolutamente normale che si interessino a qualunque cosa gli capiti sotto gli occhi”. Lei: “Ah, i miei invece giocano solo con cose da maschi” (forse perche’ gli proponi solo quelle, penso io, ma mi mordo la lingua) e proprio in quel momento mi accorgo che uno dei gemelli ha agguantato il passeggino di TopaGigia e l’altro sta cercando di strapparglielo dalle mani urlando e spintonando. Io le sorrido angelica e finalmente le rispondo: “beh, non mi pare proprio. Comunque quel passeggino ha avuto un grandissimo successo sia al mare che al parco, temo sia proprio irresistibile…”

  • Lorenza ha scritto:

    Io fortunatamente sono cresciuta giocando sia con le bambole che con le macchinine, non ricordo che i miei mi abbiano mai detto: “no perché sei una femmina”, al massimo un “no” a 360° e basta. Non so se è per questo ma sono piuttosto razionale e “quadrata”, certo molto lontana dallo stereotipo della velina oca, ma per quello non penso di essere l’unica!
    A mia figlia cerco di applicare lo stesso metodo, ma concordo che siano tante le idee preconcette! Un esempio: ho comprato alla Piccola il tappetino componibile di cars e mio cognato mi ha detto: “ma è da maschi!”. In un negozio ho scandalizzato la commessa perché volevo qualcosa che non fosse necessariamente rosa. E sorvolo sulle filastrocche di mia suocera, quella delle manine che lavano, stirano, ricamano etc non si può sentire :-)
    Attendo con ansia i post!!

    PS @Daniela, anche mio marito, che è molto collaborativo in tutto, con la lavatrice era un disastro, però pian piano ha imparato ed ora è bravissimo. Siamo passati alla stenditura e lì siamo ancora un po’ indietro (molletta proprio nel centro delle mie magliette di acrilico!!) ma sono fiduciosa, d’altra parte lo ammetto sono un po’ pignola ;-)

  • Daniela ha scritto:

    Ecco, giusto per dare la botta finale, ieri a una fiera, banco di magliette per bimbi, winx, ben ten, hallo kitty… Mia figlia orgogliosissima quasi urla “IO voglio la maglietta di ben ten!”. Seguita da risate di zii e cuginetti. Oh, non fosse stato per il prezzo la compravo!

    Io poi non sono contraria al rosa e all’azzurro, credo che ci debba essere parità di diritti, ma penso che sia giusto che maschi e femmine siano due identità un po’ diverse, siamo diversi, fisicamente e forse anche mentalmente, e io trovo che sia una di quelle diversità molto belle. Anche nei nostri ruoli, i papà molto più fisici, concreti, più capaci di insegnare, le mamme più brave a capire (almeno da noi è così, mio marito con l’ascolto è a zero, io sono a zero per insegnare) e a parlare. E credo che sia bella questa distinzione, che renda speciale l’avere un papà e una mamma, senza che i ruoli diventino uguali.

    Quello che serve ora è capire che siamo diversi, accettarlo e apprezzarlo, ma che abbiamo gli stessi diritti e dignità! E le stesse possibilità, se lo vogliamo.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Serena, grazie per l’invito a postare sul tema del mese scorso, è che mi dispiace diciamo aver perso il dibattito in corso ma leggerò, m’interessa da matti perché io e mio marito tenteremo la strada del bilinguismo.

    D’accordissimo sull’esempio da dare in casa, è indispensabile, ma è anche indispensabile rimbeccare come si deve il commento invadente dell’estraneo in presenza dei nostri figli.
    “Non piangere che sei un maschietto”, “Non dire le parolacce che è brutto, sei una femmina” sono cose che capiteranno sempre e credo che sia importante farsi un ‘arsenale’ di risposte. Che ne pensate, come blogstorming? ;) Un post tipo quello dei giochi da fare in auto: la risposta impertinente al commento impertinente :D

    Ultima nota sui giochi: io sono scandalizzata del fatto che perfino i giochi unisex vengono sessuati. Le avete mai guardate le confezioni di costruzioni? No, perché ci sono costruzioni da maschi con draghi e cavalieri sui toni blu-verde e costruzioni da femmine con fiori e principesse sui toni rosa-rosso. Ho lanciato un’occhiata storta alla commessa, che mi ha prontamente virata sui bidoni da 100 pezzi a 10 euro :D

  • acasadiclara ha scritto:

    ciao scrivo brevemente ma tornerò perchè sono in ufficio e non ho molto tempo.
    ho due maschi e cerco di crescerli senza sottolineare le differenze. tuttavia per casa girano poche bambole e molte ruspe e trenini. però cerco di far capire loro che anche alle femmine possono piacere le stesse cose e con alcune in effetti va proprio così. ai miei figli comunque non dispiacciono colori e altri giochi che non sono propriamente da maschio (e neppure propriamente da femmina) ma assolutamente adatti a tutti. Se avessi avuto due femmine le avrei cresciute nello stesso modo. Ma è vero che purtroppo il contesto fuori dalla famiglia fa molto. Quando andiamo ad una festa regaliamo libri: in modo da non sottolineare necessariamente se uno è maschio o femmina.
    Certe volte penso che comunque ai genitori piaccia forzare la mano, perchè-la-società-vuole-così. Ed è questa la battaglia che dobbiamo invece vincere. Anche io ho un marito che – essendo insegnante- è più a casa di me, quindi spesso stira, fa la spesa, fa la lavatrice. Io non ho voce in capitolo, chè a casa nostra vige la regola che chi fa non deve essere criticato. Mio marito non giocaa calcio, non gioca alla playstation e non esce con gli amici. E’ un papà soft, ma non mi sembra che i miei figli siano dispiaciuti. Fa delle bellissime costruzioni con il lego e sa fa volare gli aquiloni.
    Io per conto mio non sono una mamma soft, so arrampicarmi sugli alberi, mi butto nelle onde e quando facciamo una corsa vinco io.
    Tuttavia i ruoli sono già quasi dati per scontati perchè sui libri PURTROPPO la mamma fa le torte e il papà va a lavorare.

  • Cecilia ha scritto:

    post molto interessante.
    Ho due femmine e sinceramente a casa ci sono quasi esclusivamente bambole e loro adorano mettersi il tutu e ballare ogni sera.
    La più grande di 3 anni si identifica con una principessa e parla spesso del suo principe e del suo castello.
    Credo che sia giusto assecondare la loro natura, se vogliono fare le principesse perché devo convincerle a fare i principi?
    Quello che invece voglio insegnare loro é che uomini e donne non hanno limiti dovuti al loro sesso.
    Se in futuro vorranno fare il meccanico o la ballerina io sarò lì a chiedere loro se sono felici e non a dargli contro perché la donna deve stare a casa a far la maglia.
    E concordo pienamente con chi ha detto che é più importante l’esempio dato a parole e fatti dai genitori.
    L’estate scorsa abbiamo fatto ferie accavallate e lui é rimasto una settimana al mare da solo con loro senza alcun problema (e hanno 2 e 3 anni le piccole!)

  • Cinzia ha scritto:

    articolo veramente interessante. Qualche settimana fa ho visto in tv un servizio sulle donne, il mondo del lavoro. Un servizio parlava della Norvegia. Il 90% dei papà che lavorano prendono almeno due mesi di congedo parentale, retribuito all’80%. Il ministro delle pari opportunità ha imposto almeno 10 settimane di congedo ai papà: prendere o lasciare. Non puoi usufruirne per poche settimane o pochi giorni.. i papà vivono in prima persona la maternità. E’ una rivoluzione culturale. La natalità è altissima, si parla di due bambini per abitante. Provate ad immaginare i nostri mariti/compagni che riescono a provare quello che proviamo noi. Non parlo solo della fatica.
    Il governo precedente ha imposto ai Cda delle società il 40% donne. Si sono resi conti che imponendo le quote rose hanno ottenuto quello che da tempo noi donne, soprattutto italiane, cerchiamo: parità di genere!

  • angela.momsinthecity ha scritto:

    ciao, altro tema stupendo e davvero importante!!! stasera ho bruciato le carote perchè mi sono distratta leggendo tutti i commenti q questo post!!! io ho due femmine e ho due fratelli maschi, il tema mi appasiona, tornerò presto per seguire il dibattito e magari ci scrivo un post anche io

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Cinzia, forse il servizio che hai visto era il documentario di Riccardo Iacona “Presa diretta”? E’ interessante confrontarci con la situazione italiana ;)

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Per motivi vari non riesco ad interveninre come vorrei ultimamente, ma questo argomento del mese mi sta molto a cuore.
    Visto che faccio ricerca proprio nel campo degli ormoni sessuali e neuroscienze, mi viene da dire che in effetti esistono differenze nel cervello maschile e quello femminile: alcune aree sono piú o meno sviluppate, e possono corrispondere ad abilitá diverse (tipo raffigurazione dello spazio, o abilitá nel linguaggio). Il fatto é che queste differenze fisiologiche non hanno niente a che vedere con gli stereotipi che girano, tipo occuparsi dei lavori domestici, vestirsi di rosa o giocare con le macchine.
    E infatti altri studi hanno mostrato che i bambini fino ad una certa etá non mostrano preferenze di genere nei giochi.

    Ma c’era un’altra cosa di cui volevo parlare. Ultimamente nostro figlio vuole vedere molta TV.
    Mi sono perció accorta che la stragrande maggioranza dei protagonisti di cartoni animati vari sono maschi. Da Up, agli orsi Bamse o winnie the Pooh, nemo, Ice Age, Shrek, i Puffi, worker Bob, Pingu, eccetera, la lista é lunghissima. Tranne rarissime eccezioni (Apemaja, Pippi calzelunghe, i film di Miyazaki, o certi anime giapponesi della mia infanzia, che ora sono spariti), questi protagonisti sono tutti invariabilmente maschi, e i loro gruppi di amici sono maschili: e sono solo loro a fare la parte degli eroi, coloro che vanno all’avventura, prendono decisioni, fanno cose cool e interessanti, e sono mostrati con personalitá complesse e variegate. I personaggi femminili sono spesso solo un grazioso contorno: sono carine, gentili, talvolta sexy, e comunque il piú delle volte in attesa del grande amore. Oppure streghe malvage ed esteticamente ributtanti.
    Mi piacerebbe che mio figlio vedesse serie in cui anche personaggi femminili sono protagonisti, perché non creda che il mondo sia solo della sua metá del cielo. Se mi capiterá di avere una figlia, vorrei che le fosse data la possibilitá di identificarsi con un personaggio vincente, interessante, intelligente, con personalitá, invece di avere a disposizione solo personaggi passive, carine e disponibli ai bisogni del protagonista maschio.
    Perché, c’é poco sa fare, i bambini s’identificano con i loro personaggi preferiti.

    Mi sono resa conto che queste cose si sono insinuate nel mio stesso inconscio e mi hanno praticamente addestrata a pensare che sia il maschio ad occuparsi delle cose che contano, sebbene io mi ritenga apertamente femminista e per la paritá delle opportunitá di genere.

    (scusando il discorso sconclusionato, qua sto a letto malata)

  • Barbara ha scritto:

    Morgaine, sia in “Dalla parte delle bambine” che in “ancora dalle parte delle bambine” (ne abbiamo parlato molto nei commenti dell’altro post) questo problema e’ affrontato in maniera molto dura. Non posso che darti ragione.

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Grazie Barbara per la segnalazione! Ho sentito molto parlare di questi libri, ma non sapevo che affrontassero anche questo argomento.
    Quando torneró in italia me li compreró di sicuro.

  • Cinzia ha scritto:

    si si è Presa Diretta, trasmissione veramente interessante! Per chi fosse interessato ci sono le repliche sul sito della rai!!!

  • Daniela ha scritto:

    Mi è venuto in mente un cartone con protagonista una femmina! E non fa la principessa ;-)

    Non mi ricordo il titolo, di tv qui ne guardiamo poca e l’avrò visto 3/4 volte ma mi è sembrato carino, la boo zona, o qualcosa del genere, su yo yo o boing. Protagonista che risolve i problemi, senza gonna, ecc! Carino.

    E sto anche pensando molto a come valorizzo il fatto che mia figlia sia femmina, o se in realtà questo mi condizioni in qualche modo. Beh, per ora mi sento poco condizionata (anche se penso che nell’adolescenza le differenze diventino fortissime, ma vedremo) e in realtà mi sa che faccio anche poco per farla sentire più o meno femmina. Ma parlando di esempio ho un vantaggio dalla mia parte: non sono un maschiaccio, ma una pigra cronica! Non uso gonne, non mi trucco, niente pettinatrice se non serve davvero (una volta all’anno, più o meno), insomma, sicuramente sono tutto meno che una sex bomb ;-)

  • monica -pontitibetani ha scritto:

    mi sento facilitata dall’aver due figlie femmine.
    pure avendo avuto una educazione “normale” da figlia femmina, coccolata, curata e protetta (protetta più che se fossi stata un maschio??), ho avuto un padre che mi ha insegnato l’uso basic di trapano, rudimenti di idraulica, elettricità, ha insistito perchè prendessi la patente, mi ha portato e mostrato il suo lavoro che era un lavoro più da “maschio”. la mamma ha insegnato il resto e la curiosità intellettuale, entrambe l’amore per il sapere e per l’esplorazione … di pensieri e dei libri…
    mio padre pur negli anni 60 era un papà mammo e molto collaborativo nel management familiare (escluso lavaggio e stiratura panni).

    così a casa me la so cavare tanto e quanto un maschio e non sempre il mio compagno (più giovane e certo più moderno !!!??) apprezza tale autonomia … :-) )

    ma tornando alle figlie, mi sembra normale che oggi la piccina abbia avuto regalo … un mini trapano avviatore di plastica e che possa scegliere giochi bisex.
    cerco di insegnare questa autonomia prassica, si fanno cose da donna e da uomo, senza manate, perchè mi è connaturato.
    se avessi avuto un maschio sarei stata altrettanto libera di insegnargli a lavare i piatti e stirare .. mi sarebbe stato così spontaneo?
    non so!

  • Toni ha scritto:

    molto interessante: ci ragiono sopra da 50 anni
    Ho cresciuto due figli e sto babysitterando due nipoti. Prese in giro a iosa dai maschi, gridolini di incredulità dalle mamme. Mi ero goduto allora e mi godo ancora di più adesso. Avevo seguito per i primi “Dalla parte delle bambine” della strepitosa Gianini-Bellotti, adesso ho letto “Il cervello delle donne” di Brizendine e sto rivedendo tutto.
    Nel sessantotto dovevamo costruire un mondo di uguali e dicevo che non c’ero riuscito perchè anch’io ero istintivamente il prodotto di una società sessista. Coi nipotini scopro che sono diversi davvero. Non nel coraggio, nel desiderio di esplorare, nel gusto per le scoperte, ma in mille piccole cose.
    Certo mancano letture che parlino di donne forti, non le solite smidollate.
    (continuerò)

  • Silvia ha scritto:

    Toni, non ci lasciare: leggi tutti i post su questo tema del mese e commentaceli tutti. Vogliamo il tuo punto di vista.

  • Stefano ha scritto:

    Io sono in congedo parentale in questi giorni (sarò a casa per quattro mesi) e tengo un diario su congedoparentale.blogspot.com (in uno dei post c’è anche il link al programma di Rai3 citato).

  • Wonderland ha scritto:

    Ragazze, questo mese anche io ho blogstormato, eccomi qui: http://machedavvero.blogspot.com/2010/10/ancora-sul-pink-i-modelli-di-genere-per.html
    Come faccio a inserire il post?

  • Serena (author) ha scritto:

    Grazie wonder!
    Segui le istruzioni qui: http://genitoricrescono.com/nato-blogstorming

  • Laura ha scritto:

    mi sa proprio che parteciperò anche io :-)

  • Maschi vs femmine « Il mio Mondo Nuovo ha scritto:

    [...] blog Genitoricrescono questo mese si parla di differenze di genere. Io mi sento chiamata in causa per due motivi: il primo è che ho due bimbi, un maschio e una [...]

  • Massimiliano Fiorin ha scritto:

    Buongiorno, intervengo sul tema perche’ mi e’ stato chiesto, avendovi “incocciati” su facebook.

    Non vi parlo tanto come professionista, anche se questi temi, pur non essendo uno psicologo, li ho studiati e affrontati per lavoro.
    Vi parlo come un padre di famiglia che ha a che fare con tre figli maschi.

    Abbandonate questa storia degli “stereotipi sessisti” da superare: essere maschi o femmine non e’ la stessa cosa, ed e’ deleterio educare i figli in modo “asessuato”.
    E’ un modo di fare che presuppone sempre che si sia recepito uno dei miti piu’ perniciosi del nostro tempo, e cioe’ che le donne debbano “recuperare” uno svantaggio di genere (o, peggio, che siano titolate a rivalersi sugli uomini in quanto nel passato sarebbero state ingiustamente maltrattate o sottovalutate).

    Questo porta soltanto a veri squilibri dell’identita’, e – crescendo – porta i nostra figli a rischiare situazioni di profonda infelicita’, familiare e non solo.

    A fatica ci stiamo accorgendo di quanto sia stato sbagliato abolire le classi “non miste” nella scuola elementare e media, e unificare i programmi: con le classi miste i maschi risultano svantaggiatissimi, perche’ hanno tempi e modi diversi di apprendimento, e oltretutto rischiano di non sviluppare in modo armonico la loro identita’ maschile in quanto ormai le insegnanti sono tutte donne.
    E Dio sa quanto ci sarebbe bisogno di tornare ad avere uomini che sappiano essere davvero responsabili, essere davvero padri e maestri, e non solo degli amici o dei compagni di gioco.

    Nel contempo le femmine rischiano un futuro di frustrazione perche’ sono indotte a pensare di dover raggiungere gli stessi obiettivi e gli stessi “standard” degli uomini, sia nel lavoro che nella vita familiare.

    Ma le cose non stanno cosi’, non staranno mai cosi’: il maschile e il femminile sono universi diversi, che possono incontrarsi solo rispettandosi reciprocamente e non cercando di imitarsi.

    Guardate tutti i problemi che nascono con le separazioni e i divorzi. Ioo ne so molto di queste cose, sono avvocato e ci ho scritto su a lungo: alla base c’e’ quasi sempre un profondo misconoscimento delle identita’ di genere e dei ruoli, perche’ i due sessi invece di “riconoscersi” e integrarsi nella famiglia sono indotti a competere l’uno contro l’altro, esaltando ciascuno le proprie ragioni piu’ egoistiche.
    E la radice di questo atteggiamento e’ nell’educazione che stiamo ricevendo fin da piccoli, da quarant’anni a questa parte.

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Massimiliano: mi piacerebbe capire in cosa consistono esattamente il “ruolo maschile” e il “ruolo femminile”. Io devo ancora capirlo bene. Cosa vuol dire esattamente essere “donna e/o mamma”? come dovrei comportarmi? Cosa succede nel caso un certo modello di comportamento non mi interessi?

    In quanto a divorzi e separazioni: il fatto che siano aumentati ultimamente é anche perché al giorno d’oggi essere sposati (a vita) non é piú una tappa obbligata come 50 anni fa. Al tempo dei miei nonni, anche se non ci si voleva bene o c’erano violenze in famiglia, si era obbligati a stare assieme. Era considerato motivo di condanna sociale, specie per una donna, essere divorziati. Spesso si finiva anche sul lastrico.
    Mia nonna ebbe il coraggio di separarsi dal marito alcolizzato e violento, e fu trattata da pu….na nel paesello dove viveva.
    Che poi ci sia anche, attualmente, la tendenza a mettere in piedi una relazione e una famiglia con superficialitá, su questo sono anche d’accordo.

    Esiste inoltre uno studio del Dipartimento di sociologia dell’universitá di Umeå, dove mi trovo, condotto su 36000 coppie: é stato visto che nelle coppie dove si aveva maggiore paritá nella ripartizione dei compiti domestici, congedo parentale, e stipendio, il rapporto dura piú a lungo e si verificano meno separazioni. Ma questa é la Svezia, dove il concetto di paritá é considerato quas ovvio.

  • tortine al cioccolato con i vermetti | TempodiCottura.it - Cucina per bambini e ragazzi ha scritto:

    [...] ho fatto una sorpresa a Laura, la malatina di casa. A proposito dopo aver letto questo post  e questo  devo dire che in casa le mie femmine sono state cresciute con molto orgoglio con giochi unisex: [...]

  • Barbara ha scritto:

    @Massimiliano, sono d’accordo con te su alcuni punti (anche se penso per motivi diversi): crescere i figli in modo asessuato anche secondo me è sbagliato, anche se penso che il tuo “asessuato” sia diverso dal mio. Penso anche che non farebbe male a nessuno, bambini e bambine, se ci fossero più insegnanti maschi nella scuola primaria (alle medie e superiori ce ne sono, io avevo più professori che professoresse).
    Non credo che la gran parte delle donne voglia “rivalersi” sugli uomini nel mondo del lavoro (certo, esempi ce ne sono, ma anche nell’altro senso non mancano), credo piuttosto che molte donne debbano ancora scavarsi la loro nicchia a gomitate per essere apprezzate quanto si meritano e quanto si farebbe con un uomo al posto loro. Discriminazioni ce ne sono ancora a volontà, spero tu non voglia cercare di negare il contrario. E questo secondo me è profondamente ingiusto. Se capisco bene quello che scrivi (ti prego correggimi se fraintendo) tu dici che uomini e donne avrebbero ruoli diversi nel menage familiare. Io su questo non sono d’accordo, penso che ogni coppia abbia il diritto di metter su famiglia come meglio crede e dividersi i compiti in base alle proprie inclinazioni e alle situazioni personali. Indipendentemente da qualunque altra cosa: se una donna ha una splendida carriera, un lavoro che le piace e le dà soddisfazione e uno stipendio in grado di mantenere l’intera famiglia e un compagno che fatica a trovare la stessa realtà, perchè i ruoli di cura dovrebbero necessariamente spettare a lei? Perchè una donna dovrebbe sentirsi realizzata a fare la madre e la moglie mentre è normale che un uomo si senta frustrato se non lavora? Per carità, non ce l’ho con le casalinghe che sono felici a fare questo nella vita, anzi sono felice per loro, ma il punto è che ci deve essere la possibilità di scelta, per tutti. Scelta consapevole, responsabile e libera, libera da tutto ciò che non riguarda strettamente la scelta stessa. Ecco, io credo che essere maschio o femmina non abbia nulla a che vedere con l’essere un ingengnere, un medico, un casalingo o un manager, un babysitter o un minatore. E credo che tutti, uomini, donne, nani, obesi, buddisti e pigmei, abbiamo diritto a scegliere cosa vogliamo fare della e nella nostra vita.

  • Massimiliano Fiorin ha scritto:

    Ecco, bella osservazione:

    “Perchè una donna dovrebbe sentirsi realizzata a fare la madre e la moglie mentre è normale che un uomo si senta frustrato se non lavora?”

    Perche’ e’ cosi’. Perche’ Simone de Beauvoir ha scritto una tremenda boiata, perche’ donne (o uomini) si nasce, e non si diventa.

    Di uomini che si sentono realizzati a fare i casalinghi ne troverai pochissimi. Cosi’ come, alla fine, trovi poche donne che si sentono fallite se non diventano direttore generale della loro ditta.

    Che poi tutti si debba essere messi nelle condizioni di scegliere il meglio per se stessi, va bene, ma attenzione: desiderare qualcosa non ti da’ il diritto di ottenerla.
    Sembra ovvio, ma oggi c’e’ una confusuione spaventosa tra desideri e diritti.

  • Barbara ha scritto:

    @Massimiliano, scusami, ma “perchè è così” non è una risposta molto costruttiva, nè esplicativa. Certo che donne o uomini si nasce, ma non vedo proprio cosa c’entri questo con la possibilità di realizzarsi personalmente o professionalmente. Certo che di uomini che si sentono realizzati a fare i casalinghi ce ne sono pochi, ma anche le donne che sono cresciute con l’idea di avere una carriera poi si sentono frustrate a fare le casalinghe. Per farle sentire bene a fare SOLO le mogli e le madri ce le devi crescere, con l’idea che è il massimo a cui possono aspirare, ed è proprio quello che stiamo discutendo questo mese. E poi non è affatto vero che ci sono poche donne, fra quelle che intraprendono una carriera impegnativa, che poi si sentono frustrate se non arrivano al top.
    Desiderare qualcosa non ti dà il diritto di pretenderla, ovvio, ma se non la ottieni perchè non sei abbastanza bravo è un conto, se non la ottieni perchè non sei abbastanza alto o magro o bello o di colore o femmina è un altro. E poi, scusa, perchè questo dovrebbe valere solo per le donne e non per gli uomini?

  • Gloria ha scritto:

    @Barbara: mentre scrivo mi è arrivata la notifica via mail del tuo commento, e mi hai tolto alcune parole di bocca, a dirla tutta…

    @Massimiliano: fare la madre e la moglie dovrebbe bastare ad una donna, ma fare il padre e il marito non basta ad un uomo? Scusa tanto, ma allora perché non lasciarle nell’ignoranza queste donne? Perché farle laureare, in media prima degli uomini (e non solo nelle lauree umanistiche, nota bene)? Perché far loro credere che, visto che si sono laureate prima e meglio dei coetanei uomini, potrebbero avere una carriera brillante? Perché, a quel punto, pagarle meno, o obbligarle al downshifting appena hanno un figlio? Cosa ti fa pensare che a quel punto una donna non dovrebbe sentirsi frustrata, secondo te? Perché, in molti casi, desiderare una cosa e non ottenerla per molte donne non è questione di merito, ma di genere.

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Sottoscrivo tutto quello che Barbara e Gloria hanno messo a commento. Meglio di cosí non si poteva dire.

    Comunque, se devo dirla tutta, sono andata a dare un’occhiata al suo sito e ho letto argomentazioni che mi hanno fatto rizzare i capelli.

  • Stefano ha scritto:

    Mi sembra che si mischino diversità di sesso e parità di opportunità, diritti, doveri e responsabilità.
    Uomini e donne sono diversi. È palese. Ma questa diversità non deve dare atto a disparità di trattamento. Entrambi devono avere le stesse opportunità.
    Un datore di lavoro oggi penalizza una donna perché “disconta” già dall’inizio che questa starà a casa per il parto e la maternità, lavorerà di meno quando il figlio si ammalerà e via così.
    Se uomini e donne dividessero in maniera uguale il congedo parentale e si alternassero a stare a casa ogni volta che il bimbo è malato diventerebbe inutile per il datore di lavoro discriminare, perché statisticamente sia l’uomo che la donna staranno a casa un numero uguale di giorni.
    Le statistiche delle università dimostrano che le donne hanno spesso una media dei voti più alta. A questa però non corrisponde uno stipendio di ingresso più alto. Perché? Da marito di una donna e padre di due figlie ho il 75% di motivi di voler la parità :-)

  • Stefano ha scritto:

    Per chi vuol sapere cosa raccomanda il ministero svedese delle pari opportunità

    http://congedoparentale.blogspot.com/2010/10/pari-opportunita.html

  • Mamma Cattiva ha scritto:

    Scusate sono molto stanca ma ho voglia di dire solo una cosa. Quello che argomenta Massimiliano non ha alcun senso. Perché? Perché è così. Sono nell torto marcio a parlare così ma sapete cosa c’è? Notte a tutti, maschi e femmine.

  • Daniela ha scritto:

    Martedì.

    Mattino tutti e due al lavoro.

    Pomeriggio agitato, io e mio marito, insieme, tra caldaia che non funziona, compressori, pulizia termosifoni. Abbiamo fatto tutto entrambi (ormai conosco ogni valvola della caldaia).

    Poi di corsa a portare la grande a danza. Con la piccola in ludoteca. REcupera la grande, a casa di corsa, io cucino, lui entra la roba stesa, io apparecchio, lui impigiama la grande.

    Dopo cena io seguo la grande (denti, libro, cambio per il giorno dopo) lui fa il bagnetto alla piccola, poi la veste. Lei non vuole stare sul fasciatoio e piange, lui si mette a farle le pernacchie sul pancino, lei ride come una pazza, lui le fa buh, lei ride. Lui si sbrodola e se ne esce con un (si si, fate pure tono papesco con vocino gne gne :-) ) “sei tutta profumata eh, ora? Ti è piaciuto fare il bagnetto, che mi hai schizzato tutto fuori, birboncella! Ti piace se papi ti fa ridere vero? E’ bravo il tuo papi, eh? Ma che bravo papà che hai! Ma che bel sorriso che ti fai, com’è contento il tuo papà, ci divertiamo eh?”.

    Ecco, ovviamente non tutte le giornate sono così alla “pari” (ci sono giorni che lui non mette piede in casa e faccio tutto io, giorni che succede il contrario, giorni che in casa non ci entra nessuno dei due, non abbiamo orari fissi mannaggia).

    Ma questo lo è stato. E quando ho sentito quel tono gne gne io non ho visto un uomo frustrato, ma ho visto un Uomo (passatemi la maiuscola) soddisfatto di essere riuscito a sistemare la caldaia anche se l’idraulico non è potuto venire, contento di essere stato paziente con la grande, e in brodo di giuggiole per il tempo che ha potuto passare con la figlia.

    Certo che poi se alcuni si sentono frustrati a fare cose da donne, ci sta, in fondo le insicurezze le abbiamo tutti, no? Chi non si sente adeguato ovviamente si sentre frustrato a seguire un ruolo che gli altri ritengono inferiore. Le hanno anche le donne che hanno paura di non fare tanto quanto gli uomini. Per fortuna ho un marito che se ne sbatte del mondo ed è pienamente contento e soddisfatto di sé, ecco, quello che gli invidio è che lui delle opinioni degli altri non se ne frega per dire, ma proprio non le sente, lui fa quel che sente giusto e che gli piace. Punto. E visto che gli piace la sua famiglia… Ce ne fossero di uomini così!

    Beh, ovviamente ci litigo un giorno si e un giorno no, ma almeno non ci annoiamo ;-)

  • Daniela ha scritto:

    Ah, concordo in toto con Stefano.

    Anche perché noi in casa collaboriamo alla pari, eppure siamo diversissimi! Io più propensa all’ascolto, lui al fare, io più sbrigativa, lui più pignolo, due genitori diversi con le figlie e diversi nel fare le cose.

    E questo è giustissimo! E anche bello!

  • mela ha scritto:

    Bellissimo argomento e bellissimo sito, l’ho scoperto da poco ma credo che sia molto utile confrontarsi con altri genitori. Io sono mamma di una nanetta di 11 mesi e questa differenza nei ruoli tra maschio e femmina la sto vivendo giorno per giorno. prima di tutto c’è la differenza di accudimento tra me e mio marito, io più chioccia, lui più libertino e questo va più che bene credo, con lui magari si diverte di più ma quando ha sonno o una situazione gli crea disagio la mamma è sempre la mamma. sul fatto invece che i maschietti siano più fisici e le bimbe più verbali, devo dire che questa cosa l’ho constatata anch’io, i maschietti di 11 mesi già camminano, lei gattona e poco più, però chiama mamma, babbo, nonno e altre parole… forse è soggettivo però mediamente noto che è così. In quanto poi ai modelli imposti di maschio e fammina lasciamo stare… sono già preoccupata adesso vedendo mia nipote di 8 anni che pare una donna fatta! speriamo ci sia un’inversione di tendenza altrimenti mia figlia andrà alle elementari truccata e con i tacchi! orrore!

  • Massimiliano Fiorin ha scritto:

    “Scusate sono molto stanca ma ho voglia di dire solo una cosa. Quello che argomenta Massimiliano non ha alcun senso. Perché? Perché è così. Sono nell torto marcio a parlare così ma sapete cosa c’è? Notte a tutti, maschi e femmine.”

    Ti ricordi quella scena del film “L’Avvocato del Diavolo” (se l’hai visto), in cui Al Pacino ha una discussione con il suo antagonista, a un certo punto lo porta dove esattamente voleva arrivare lui, e cioe’ riesce a farlo reagire in modo infastidito senza poter piu’ rispondere nel merito, e a quel punto dice, come se si stesse rivolgendo al giudice: “grazie, ho concluso”.

    Bene: grazie, ho concluso.

  • Barbara ha scritto:

    Massimiliano, ti faccio notare che quel commento e’ stato scritto alle 23.50 di ieri sera… Se vuoi abbandonare il confronto fai pure, io non vedo l’ora di rispondeti nel merito.

  • Mamma Cattiva ha scritto:

    @Massimiliano, sono pronta a ripetere la stessa identica cosa perché in certi casi è meglio andare a dormire o si dicono le cose sbagliate.
    Ritorno sulle tue considerazioni per evitare che mi si taccia per persona che sfugge alle conversazioni.
    Ribadisco che le tue considerazioni non hanno senso perché non sono dimostrabili. Lanci dei sassi ma non li argomenti.

    Stiamo portando avanti dei pensieri che affermano in primis che uomini e donna SONO diversi, mentre tu parti dicendo che “essere maschi o femmine non e’ la stessa cosa, ed e’ deleterio educare i figli in modo “asessuato”.

    “le donne debbano “recuperare” uno svantaggio di genere (o, peggio, che siano titolate a rivalersi sugli uomini in quanto nel passato sarebbero state ingiustamente maltrattate o sottovalutate).
    E’ un fatto dimostrabile che in passato e oggi ancora le donne siano state maltrattate e sottovalutate. Ergo chi subisce un torto deve essere tutelato. Vuoi negare questo?

    “Questo porta soltanto a veri squilibri dell’identita’, e – crescendo – porta i nostra figli a rischiare situazioni di profonda infelicita’, familiare e non solo.”
    Invece che lanciare assiomi, perché non argomenti? Quale è la ragione dell’infelicità? Cosa significa squilibrio dell’identità? Perché se lo spieghi potrei anche dirti la mia, che vale quanto la tua.

    “A fatica ci stiamo accorgendo di quanto sia stato sbagliato abolire le classi “non miste” nella scuola elementare e media, e unificare i programmi: con le classi miste i maschi risultano svantaggiatissimi, perche’ hanno tempi e modi diversi di apprendimento, e oltretutto rischiano di non sviluppare in modo armonico la loro identita’ maschile in quanto ormai le insegnanti sono tutte donne.?E Dio sa quanto ci sarebbe bisogno di tornare ad avere uomini che sappiano essere davvero responsabili, essere davvero padri e maestri, e non solo degli amici o dei compagni di gioco.”
    Immagino che una considerazione di questo tipo porti anche a dimostrare che non solo le classi sarebbe meglio che fossero per solo maschi e solo femmine ma anche per solo cattolici, musulmani, extracomunitari. Segmentiamo il genere umano e assegnamo un’aula per ognuno di essi?
    E’ compito e dovere dell’insegnante gestire i livelli diversi di apprendimento.

    Cosa intendi (ancora) per identità maschile?
    Che ci siano prevalentemente insegnanti donne dipende proprio dal retaggio culturale che ha visto quello come l’unico possibile e auspicabile sbocco professionale per le donne. Non ci vorrebbero padri e maestri responsabili, ci vorrebbero INSEGNANTI. Il sistema scuola è in fase di distruzione. E questo è un fatto.

    “le femmine rischiano un futuro di frustrazione perche’ sono indotte a pensare di dover raggiungere gli stessi obiettivi e gli stessi “standard” degli uomini, sia nel lavoro che nella vita familiare”

    Le donne rischiano un futuro di frustrazione perché NON POSSONO raggiungere gli stessi obiettivi e gli stessi standard, non possono neanche scegliere se farlo o meno. Stesso rischio per tutti i giovani di oggi, maschi e femmine.

    “Ma le cose non stanno cosi’, non staranno mai cosi’: il maschile e il femminile sono universi diversi, che possono incontrarsi solo rispettandosi reciprocamente e non cercando di imitarsi.”
    Puoi per favore spiegarmi in che modo potranno rispettarsi reciprocamente, invece di imitarsi? Vorrei degli esempi per poter controbattere.

    “Guardate tutti i problemi che nascono con le separazioni e i divorzi. Ioo ne so molto di queste cose, sono avvocato e ci ho scritto su a lungo: alla base c’e’ quasi sempre un profondo misconoscimento delle identita’ di genere e dei ruoli, perche’ i due sessi invece di “riconoscersi” e integrarsi nella famiglia sono indotti a competere l’uno contro l’altro, esaltando ciascuno le proprie ragioni piu’ egoistiche.?E la radice di questo atteggiamento e’ nell’educazione che stiamo ricevendo fin da piccoli, da quarant’anni a questa parte.”
    Intendi che ci sarebbero meno divorzi e separazioni se i due sessi facessero cosa esattamente. Spiegamelo così capisco…

    Tu devi essere un bravo avvocato.

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    “Tu devi essere un bravo avvocato.”

    e qui secondo me sta il problema. Per capire la questione di identitá e stereotipi di genere, usare argomentazioni da avvocato con bei giri di parole é un tipo di argomentazione debole.

    Io preferirei argomentazioni basate su basi scientifiche e logiche rigorose. Se mi dici che l’area del cervello Z é piú sviluppata nelle donne e sopprimendola queste non riescono piú a lavare i piatti, allora potrei accettarla.
    E (posso dirlo perché ci lavoro) nemmeno gli esperimenti scientifici e le ricerche statistiche che indagano i comportamenti riescono a dare risultati univoci.
    Peró tu fai affermazioni senza nemmeno uno straccio di evidenze sperimentali, e le spacci per veritá biologica assoluta. Metti in correlazione dei fenomeni sociali (negativi, fralaltro) con l’aumento della paritá di genere, e rifiuti di vedere anche solo un secondo se invece non ci sia una correlazione con qualcos’altro che non c’entra niente col ruolo tra i sessi.
    In ambito scientifico una pubblicazione fatta con questi criteri sarebbe immediatamente rifiutata, te lo assicuro.

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Il tu qua sopra era riferito a Massimiliano, e non a Mamma cattiva, il cui commento condivido.

  • Serena (author) ha scritto:

    @mela benvenuta! Io conosco molte femmine che hanno iniziato a camminare a 10 mesi (oltre a me stessa!). Il mio Pollicino invece non ne ha voluto sapere fino ai 14 mesi! Attenzione a generalizzare sulla base dei pochi bambini che ci circondano ;)

  • Mamma Cattiva ha scritto:

    Il destino ha voluto che i miei Leo e Picca camminassero entrambi a 14 mesi e un giorno. Lo hanno fatto apposta perché io dimostrassi che camminare prima o dopo non dipende dal sesso :D

  • Silvia ha scritto:

    Le argomentazioni di un avvocato, per essere solide, devono sempre partire da fatti concreti e dimostrati… se non non funzionano …
    L’avvocato non è un affabulatore, è un tecnico.

  • Massimiliano Fiorin ha scritto:

    “Tu devi essere un bravo avvocato.”

    e qui secondo me sta il problema.

    Si’, secondo me avete ragione entrambe.
    Infatti sono un bravo avvocato, e questo comporta che, come tutti i bravi avvocati, pretendo di avere ragione solo quando sono pagato per farlo.

    Dal momento che qui di soldi non ne girano, non sono entrato in questa discussione per il gusto di avere ragione o di prevalere.

    Per questo non porto le argomentazioni scentifiche (potrei rinviarti alla bibliografia, ma ancora una volta sarebbe improprio, qui nessuno dei due sta discutendo la tesi di dottorato).

    E nemmeno rispondo punto per punto, specie a chi mi ripropone la solita fuffa delle “pari opportunita’” e delle donne discriminate, in quanto questo significherebbe dare il via alla dialettica e alle argomentazioni “a effetto”, per cercare di fare prevalere la propria tesi (e l’avete detto voi che sono un bravo avvocato, quindi….)

    In realta’, quello che forse puo’ servire e che cerco di fare, e’ di mostrare un punto di vista diverso su quella specie di “guerra dei sessi” che – in effetti – sembra riaffiorare sempre in queste discussioni sugli stereotipi di genere (era questo il tema, no?)

    Magari riesco a fare riflettere qualcuno e quindi a essergli di aiuto nel modo con cui si rapporta ai figli o al partner, o magari no… ma di certo male non gli fara’.

    Oltretutto su una cosa avete ragione, a mio avviso: probabilmente sono gli uomini quelli che dovrebbero riflettere di piu’, invece di lamentarsi perche’ hanno perso i pantaloni. Ma e’ un problema generazionale, che dovrebbe essere risolto cercando di riscoprire che cosa significhi essere maschi, per insegnarlo ai propri figli: e’ questo che sta esattamente nelle attese di questi ultimi.

    Qui pero’ mi pare che di uomini in ascolto ce ne siano pochini, quindi con questo – care signore – vi saluto e vi auguro ogni bene per voi e le vostre famiglie.
    Non giudicatemi superbo o sdegnoso, ma davvero credo proprio che una discussione sugli stereotipi di genere cosi’ impostata alla lunga rischierebbe di diventare davvero troppo…. stereotipata.
    Se avete bisogno di dirmi o chiedermi qualcosa (gratis, ovviamente) ho messo i miei link.

  • Daniela ha scritto:

    Stamattina ho potuto fare un esperimento sui gusti secondo il genere, grazie a mia figlia che, senza saperlo, l’ha messo in atto da sola.

    Tra le sue compagne ovviamente c’è il mito winx. E lei ci è caduta in pieno (quasi, per fortuna non è ancora una gran consumista, esulta a vederle ma non le chiede).

    Poi un giorno per caso ha visto mezzo cartone di Ben 10, le è piaciuto e i compagni d’asilo hanno fatto il resto. Ora ama Ben 10.

    Due giorni fa ho trovato un albumino di attacca stacca di Ben 10. In qeusto periodo le piacciono, ne ha avuto uno dei barbapapà 6 mesi fa e l’ha usato fino a logorarlo, così l’ho comprato.

    Oggi ha voluto portarlo all’asilo dalle sue amiche. Non sapete quanto ero curiosa all’uscita.

    Risultato:
    24 bambini, 18 femmine e 6 maschi (su per giù).

    Con lei hanno giocato 3 maschietti, ma quelli più piccoli, poco, poi si sono stufati.
    Ci ha giocato con le sue amiche. Una non ha voluto, lei lo odia Ben 10. Ma mi ha specificato “no mamma, non perché è da maschi, lo odia e basta” quindi a priori
    Delle altre tutte l’hanno guardato, e ben 6 si sono fermate a giocarci con lei “tanto”.

    Fate voi…

    Ah, alla fine le ho detto “sono contenta, pensavo che ti dicessero che è da maschi”

    E lei mi ha risposto “ma no, mamma! E poi, è vero che è da maschi, anche io so che è da maschi, ma se mi piace posso giocarci anche io, mica vuol dire che le femmine non possono!”

    Saggezza infantile!

  • Toni ha scritto:

    Siete interessantissime/i. Ho letto l’appello di Silvia… ma non serviva. Soltanto che … alla mia età il tempo sembra poco, perchè si diventa lenti.
    Avrete seguito quello strepitoso servizio di Iacona sul confronto Italia-Norvegia. Ho scoperto che in Norvegia per legge il 40% dei consigli di amministrazione delle aziende deve essere occupato da donne. E questo non per buonismo, ma per interesse. Hanno scoperto che noi maschi siamo più competitivi, ma più individualisti. Al contrario la presenza femminile favorirebbe lo spirito di squadra, CHE ALZA LA PRODUTTIVITà. Quindi quella legge l’hanno fatta PER INTERESSE, BRUTALE INTERESSE.
    Lo hanno imposto per legge, se no non lo faceva nessuno, perchè noi maschi ci facciamo largo a gomitate, a colpi bassi. Lo stesso comportamento lo ritroviamo dappertutto, dalla politica allo sport. Non parliamo della religione: tutte le religioni vanno a gara nell’escludere le donne. L’eccezione era stato Giovanni Paolo I con la sua teoria rivoluzionaria di Dio padre e madre, ma l’hanno ucciso subito, pare. Io ho osservato il comportamento delle ragazzine quando giocano a calcio in squadre miste: rifiutano la mischia!
    In quel servizio facevano i conti che se in Italia copiassimo le provvidenze a favore delle donne che ci sono in Norvegia il PIL SI ALZEREBBE DEL 21%.

    Io vorrei trovare libri per le bambine dove i personaggi femminili non siano le solite smidollate sc-ervellate rugiadose, ma donne forti, piene di spirito di avventura e di curiosità Io suggerisco di leggere e regalare di Rita Levi Montalcini “Le tue antenate”, ma anche, a ragazzine delle medie, “Il leone di Damasco” di Salgari ma anche “La papessa Giovanna”. Quando era piccola mia figlia avevo trovato una serie di fumetti femministi formidabili, ma erano frutto del sessantotto. Cosa c’è oggi? Perchè la bimba di Daniela deve accontentarsi di Ben10?

    continuerò

  • Toni ha scritto:

    A Massimiliano vorrei vorrei dire che il problema non è l’educazione a-sessuata, che è sicuramente sbagliata. Avrai letto di quella mamma che regalava giochi da maschio alla sua bambina di tre anni, finché l’ha spiata che cullava il suo camioncino-dei-pompieri-rosso-fiammante, coperto con un plaid e gli sussurrava “Non preoccuparti bel camioncino, sta’ tranquillo: sono qua io.” Il problema è che alle femmine viene veramente castrata tutta la parte della loro natura che è coraggio, spitiyo di avventura, di iniziativa, … mentre ai maschi tutto ciò che sa di tenerezza, di umanità, di gentilezza.
    Nel nostro interesse, brutale interesse, noi maschi dovremmo coalizzarci per spingere avanti le donne. Ci guadagneremmo prima di tutto noi.
    Mi sono preso tante volte del mezzo-finocchio perchè curo i bambini … almeno come la nonna e prima la moglie, ma non si pensa al godimento sublime che danno i bambini a chi li accudisce?

  • Daniela ha scritto:

    Toni che bello leggere quello che scrivi!

    Purtroppo sembra che la lotta per la parità venga sempre presa come una lotta delle femmine contro gli uomini. Invece non è così!

    Ma non ci guadagnamo entrambi se le mogli fossero soddisfatte del loro lavoro, i mariti potessero fare qualche ora in meno, ed entrambi prendersi cura dei figli? Quanti padri in meno si lamenterebbero, poi, di non aver avuto tempo per i figli e di non esserseli goduti? E quante madri in meno di sentirsi sole con tante responsabilità?

    E quanto sarebbero liberi tutti se nessuno pensasse “che strano che un maschio/una femmina, faccia questo?”

  • Serena (author) ha scritto:

    Toni hai ragione, i libri per le bambine sono molto difficili. Però io non vorrei proprio che ci fossero libri per bambine o per bambini. Io vorrei che ci fossero eroine nelle quali anche i maschi si possano identificare, così come io da bambina mi sono identificata in personaggi maschili. Questo mese abbiamo parlato del perché abbiamo ancora bisognodi pippi Calzelunghe, te lo segnalo, nel caso ti fosse sfuggito, e abbiamo in previsione un’altro post sulla letteratura per i bambini.

    Inoltre vorrei aggiungere alla tua lista di eroine, Amelia e zio Gatto, di cui abbiamo parlato su questo sito, la cui protagonista è una bambina curiosa, coraggiosa e naturalmente intelligente. Lo consiglio vivamente dai 7 anni circa in su.

    La Finlandia. C’è un rischio nell’imporre delle quote rosa, ed è quello del sospetto perenne che tu donna ricopri quella carica non perché te lo meriti. L’esempio della Finlandia a mio parere è così positivo perché si inserisce in un contesto culturale favorevole, in cui la visione della donna era già emancipata, ma in cui non si riusciva a rompere lo schema. Una imposizione simile in un mondo culturale non pronto potrebbe avere degli effetti collaterali non previsti.

  • Toni ha scritto:

    Colpa di Serena stanotte ho dormito male. Sto blog lo devo leggere la mattina, non la sera; e ora prima di prendere servizio da nonno-baby-sitter mi tocca battere il chiodo. Cara Serena, voglio dirti che le granitiche certezze degli avvocati non riuscirai mai a sgretolarle senza leggi che impongano quote rosa dappertutto. Per inciso vorrei anche quote celesti alle elementari, alle materne e ai nidi. In Norvegia Iacona ci raccontava che la legge sui c.d.a. ha fatto crescere scuole per donne-manager. Poi hanno deciso il congedo di paternità e per costringere i papà ad approfitttarne hanno vietato la sovrapponibilità col congedo di maternità. E ora il 90% dei padri tocca con mano le gioie e le noie del lavoro domestico cucinare-sistemarelacasa-accudireibimbi-portarliascuola. Ma così il saldo demografico è tornato attivo e di stranieri ne vedi pochi. Invece noi? (faccio copia-incolla)
    PARI OPPORTUNITÀ: L’ ITALIA E’ ULTIMA IN EUROPA
    Peggiora il brutto voto dell’Italia in materia di pari opportunità tra uomini e donne: il Paese scende infatti dal 72/o al 74/o posto nell’ultima classifica del World Economic Forum (Wef) sul Global Gender Gap, che misura il divario di opportunità tra uomini e donne
    in 134 Paesi. «L’Italia continua a risultare uno dei Paesi dell’Ue con il punteggio più basso ed è peggiorata ulteriormente rispetto all’anno scorso», osserva il Wef nel rapporto reso noto nei giorni scorsi. Nella classifica 2010 guidata da Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia, l’Italia (che nel 2007 era risultata persino 84/a nella classifica globale) è superata anche da numerosi paesi in via di sviluppo come il Mozambico (22/o) o il Botswana (62), mentre tra i
    paesi ad alto reddito, solo una manciata registra risultati più bassi dell’Italia. Tra questi Malta (83), Giappone (94) e Arabia Saudita (129).
    Giunta alla quinta edizione, la graduatoria del Global Gender Gap Report è elaborata in base ad un indice che valuta i paesi in base a come distribuiscono risorse e opportunità tra uomini e donne, a prescindere dal livello globale di risorse, spiega il Wef. Ancora una volta, i Paesi nordici dominano la classifica. Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia, precedono Nuova Zelanda (5), Irlanda (6), Dani-marca (7), Lesotho (8), Filippine (9) e Svizzera (10).
    Quest’anno per la prima volta gli Usa entrano nella top 20, piazzandosi al 19/o posto (31/o nel 2009). «La scalata riflette il più alto numero di donne con ruoli di rilievo nell’attuale amministrazione e i progressi nel divario degli stipendi», scrive il Wef. Crolla invece la
    Francia, dal 18/ al 46/o posto. Tra gli altri Paesi europei, ottengono
    buoni voti Spagna (11), Germania (13) e Regno Unito (15). L’indice del Wef misura quattro elementi: partecipazione e opportunità economica delle donne – materia per la quale l’Italia
    occupa la 97/a posizione -, l’accesso all’educazione (l’Italia è 49/a), le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita (95/a) e l’accesso femminile al potere politico (54/a). Nella classifica globale la Cina è 61/a, la Russia 45/a ed il Brasile 85/o.
    Ultimi in classifica sono Pakistan (132), Ciad (133) e Yemen (134). Globalmente, osserva il Wef, le disparità nei settori dell’educazione e della salute si riducono. Ma i progressi si otterranno quando i paesi si decideranno a raccogliere i frutti degli investimenti
    nell’educazione e la salute delle donne, trovando il modo di rendere matrimonio e maternità compatibili con la partecipazione economica delle donne.
    Povero avvocato, lo senti il tarlo del dubbio. Dubito

  • Giulia ha scritto:

    Il dibattito si è scatenato anche grazie a Toni. Serena, per farti capire chi è questo Toni leggi qui http://scusatesesonmamma.wordpress.com/2010/08/31/tossicodipendenze/
    Dico la mia visto che non sono ancora riuscita a scrivere un post nel mio blog sull’argomento. Quello che sto cercando di fare con i miei due bambini non è crescerli “asessuati”, né o crescerli “maschio” e “femmina”. Vorrei che attingessero alle caratteristiche positive dell’uno e dell’altro, senza che l’una sia tacciata di essere maschiaccio se si butta nel fango, o all’altro venga dato del finocchio perché si traveste da principessa.
    Vorrei una Bubi “maschia” perché intraprendente, coraggiosa, forte, ma anche “femmina” perché generosa, gentile, affettuosa. Vorrei un Patato “femmino” perché gentile, affettuoso, generoso, ma anche “maschio” perché intraprendente, coraggioso, forte.
    Cosa vi suona “strano” in questo? Io credo il “femmino”. Sono convinta che la vera sfida sarà nel sviluppare le caratteristiche positive femminili nel maschio, piuttosto che quelle positive maschili nella femmina. Tantissimi stereotipi continuano a colpire i maschi, forse molti più di quelli che affliggono le donne. Noi siamo per molti versi più libere di quanto siano loro. Pensate per esempio a come viene vista positivamente nell’immaginario collettivo una donna che fa un lavoro tipicamente maschile (“che grinta, che carattere!”) e a come viene invece lettalmente ghettizzato un uomo che occupa invece posizioni femminili. Spero che il mio Patato cresca “femmino” senza automaticamente essere accusato di essere gay.
    Per quanto riguarda letteratura e cartoni, sto cercando di selezionare con un’ottica di genere quanto vede e legge la Bubi (il Patato è ancora troppo piccolo). Vi segnalo l’ottimo cartone “Peppa Pig”, dove Papà Pig cucina lui 9 volte su 10 e cerca di aggiustare le cose di casa ma non sempre ci riesce, mentre Mamma Pig guida sempre lei la macchina e va a lavorare.

  • Serena (author) ha scritto:

    Eh no Toni, non mi addossare la colpa della tua curiosità. Che poi noi scriviamo un blog ricco di spunti interessanti non significa che tu debba passare le nottate a leggerli ;)
    Non so se sei arrivato a leggere abbastanza per sapere che io vivo in Svezia e qui l’approccio è un po’ diverso da quello filandese e il dibattito tra i sostenitori delle quote rosa a imitazione dei vicini di casa, e quelli contro è abbastanza intenso. Io vengo dal mondo della ricerca scientifica nel campo della fisica, un campo in cui in Italia il 50% di laureate donne crolla ad un 30 % di ricercatrici donne, e ad una percentuale irrisoria di professori donna. La situazione non è migliore negli altri paesi, Svezia inclusa. Ogni volta che ho fatto un’application per un lavoro mi è sempre stato detto dai miei colleghi maschi “vedrai che ti danno la borsa perché sei donna, e ormai ci stanno più attenti a queste cose!” Io la borsa però non la vincevo, e il risultato peggiore è che quella frase li mi faceva rimanere nel dubbio eterno in ogni caso: se l’avessi vinta, forse era perché ero donna e non perché ero brava, e non avendola vinta, forse è perché sono donna anche se sono brava. Questo è il tipo di rischio che si corre.
    Seguo il tuo ragionamento e anche io a volte penso che c’è bisogno di un intervento dall’alto, ma non so se le quote rosa sono la soluzione giusta. Viceversa sono assolutamente favorevole al congedo parentale per i padri, non obbligatorio, ma a loro esclusività. Ossia due mesi che se li vogliono se li possono prendere solo loro. Perché quei padri sono poi anche quelli che sono seduti negli uffici a discriminare le donne, e cambiare la loro mentalità è il passo più importante. E’ un discorso complesso che abbiamo discusso spesso, e ho in mente un paio di post su questo argomento (cerca padri o papà o congedo di paternità qui sul sito). Sicuramente ne riparleremo, e spero proprio che vorrai essere dei nostri.

  • Serena (author) ha scritto:

    Giulia (pssss, shhh, non farti sentire che sennò si monta la testa! ad avercelo un nonno così eh! Se dovesse passare quassù al nord digli di farmi un fischio, che ho un Vikingo e un Pollicino con i quali si potrebbe sbizzarrire molto) ;)

  • Barbara ha scritto:

    E trova pure il tempo di andare per blog di genitori a mantenersi informato!! Toni sei un fenomeno…
    Senti se ti andasse di riprovare con i congiuntivi ai 18 mesi, noi li compiamo fra un paio di settimane… e stiamo ancora facendo molta fatica a capire la differenza fra pipì e cacca (scusate l’argomento poco edificante).

  • Toni ha scritto:

    Un’ultima cosa. Mi pare che siate troppo buone con certi interventi. Mi pare ad esempio che quell’avvocato voglia perfino le classi “nonmiste”, perchè i maschi si sentirebbero svantaggiati con le compagne che riescono meglio. Ma come fate a trattenervi. Avete capito cosa vorrebbe?
    Siccome le femmine sarebbero troppo brave, mettiamole in una riserva tra loro, così i maschietti possono continuare tranquillamente a sentirsi superiori, senza complessi.
    Nella mia città in alcune scuole i migliori usciti con 100 lode sono stati stranieri, addirittura ne-gri. Con la stessa logica dovrebbero fare classi monoetniche separate tra aborigeni e stranieri, così i nostri possono continuare tranquillamente a credersi superiori, senza complessi.
    A quando ricominceremo a sentire che gli Ebrei hanno troppi Nobel, che gli zingari sono troppo … boh!, che i negri hanno una carica vitale pericolosa, che i gay sono pericolosi pedofili, che le mescolanze inquinano: alla fine finiscono lì tutti.
    Vabbè che siete donne, ma potreste anche dirgli qualcosa.

  • Barbara ha scritto:

    @Toni, hai ragione ma per quanto mi riguarda ho cercato di mantenere i toni sul confronto civile, tanto anche argomentando serenamente lo abbiamo fatto nero. Infatti se n’e’ andato…

  • Serena (author) ha scritto:

    ah ah ah Toni! Ma questo non è un sito di donne! Non è nemmeno un sito di mamme! E’ un sito di genitori (e qualche nonno) che discutono sempre in toni molto civili, confrontandosi su argomenti che riguardano l’essere genitori. Dovresti leggere le discussioni che abbiamo avuto nel mese di giugno quando abbiamo parlato di aborto e simili! Se hai tempo guarda la discussione sulla 194, poi però non venire a dirci che non hai dormito stanotte, eh?! ;)

    Nel caso specifico non credo che un approccio più aggressivo avrebbe avuto un vantaggio per nessuno, o avrebbe smosso nessuno dalla sua posizione di partenza. Ed è anche giusto così. Per me lo scopo di questo sito è di portare i genitori a riflettere, e magari scoprire che ci sono altri che la pensano diversamente, e se tutto va bene e ci si mette in discussione, magari troviamo tutti una terza via da percorrere. Se qui venissero solo persone che la pensano come me e Silvia, non sarebbe di grande utilità.

  • Silvia ha scritto:

    Toni, sai qual è il nostro segreto? Sono avvocato anche io! ;) Non mi scompongo per così poco!

  • Toni ha scritto:

    Un sociologo-antropologo-etologo potrebbe ricavare utilissime riflessioni sulla “differenza” da questi quattro ultimi post. Noi maschi siamo sempre pronti alla rissa, anch’io. Le femmine fanno gruppo e tendono piuttosto a smussare i conflitti. Darwin ci spiegherebbe che la competizione ha selezionato i maschi “più adatti” per milioni di anni e l’aggressività migliorava le loro chance. Poi pare che le femmine dei nostri antenati-bestioni abbiano cominciato a dare ai maschi collaborativi più possibilità di riprodursi che ad altri, intervenendo direttamente nel processo evolutivo. Oggi si parla di “Eva sapiens”. Quindi anche il metodo che avete scelto voi amministratrici del sito rispecchia l’etologia ancestrale delle femmine della nostra specie. AAA come mi piace la differenza! “Vive la difference”

  • Silvia ha scritto:

    E’ ufficiale: Toni è un mito! :)
    Comunque si trattava solo di opinioni diverse e … “non sono d’accordo con te, ma sono pronto a morire perchè tu possa sempre continuare a dire: non sono d’accordo con te”.

  • Barbara ha scritto:

    Si, Toni è proprio un mito!! Ti ringrazio soprattutto perchè mi hai dato una grossa soddisfazione: il falsissimo tono tranquillo che ho tenuto evidentemente era ben interpretato, ma ti assicuro che me lo volevo mangiare, Massimiliano!!

  • Stefano ha scritto:

    Sapete che la Disney fece uno studio e trovò che se un personaggio dei cartoni è femmina di solito al cinema vanno solo le bambine, mentre se è maschio vanno entrambi. Ergo i vari Chicken Little (che inizialmente doveva essere una pulcina), Nemo, Saetta McQueen, tutti maschi per aumentare il pubblico. Quanti papà maschi hanno portato il figlioletto maschio a vedere Pocahontas o La Sirenetta rispetto a quante mamme hanno portato la figlioletta a vedere Nemo o Chicken Little? (quelli con uno di ogni sesso non vale ;-) )

  • Silvia ha scritto:

    Stefano, in effetti è proprio così: io mica sono riuscita a portare mio figlio a vedere la principessa e il ranocchio…
    Vabbè che non è neanche voluto entrare a Toy story 3 ed ha imbucato la sala dove facevano karate kid. Però in effetti il filmone in uscita Winx in 3D non lo abbiamo neanche messo nei nostri programmi…

  • Serena (author) ha scritto:

    Questo commento di Stefano mi fa venire un po’ di dubbi. La prima reazione è stata del tipo “cacchio è vero!” poi sono andata a vedere i DVD che il Vikingo guarda normalmente. Il campionario Disney include anche Sirenetta e Biancaneve, ma in effetti Biancaneve lo annoia da morire, mentre la Sirenetta la guarda ogni tanto anche se non rientra tra i suoi preferiti. Però devo dire la verità anche io trovo che siano personaggi un po’ noiosi. Biancaneve non è altro che bella, e non fa nulla di interessante, e la cosa migliore che riesce a fare è di lavare e pulire e cucinare per i 7 nani, non dimostra particolare intelligenza ne furbizia, è anche un po’ fessa e se non fosse per un principe che la salva, se ne starebbe ancora nel bosco in una bara di cristallo. Insomma, se i personaggi femminili sono ammicanti a dei criteri di femminilità un po’ sorpassati è evidente che i maschi risultino meno interessati. Il Vikingo per contro ama Alice nel paese delle meraviglie, personaggio femminile, ma anche assolutamente neutro insieme a tutta la serie di assurdi personaggi che incontra. E poi, chiaramente adora anche Pippi, pur essendo una bambina. Insomma siamo sicuri che la Disney non si stia scaricando un po’ di responsabilità sui genitori? E sulle Winx non voglio commentare, che mi verrebbe un commento troppo acido ;)

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Due cose:

    1) adoro Toni. Ce ne fossero di piú, di uomini cosí, anche se so che comunque non é l’unico.

    2) sono d’accordo sulla noiositá dei personaggi femminili, specie della Disney-Pixar. Posso capire Biancaneve, che é una favola tradizionale e risente della mentalitá di quando é stata ideata, ma le nuove storie, invece? Nemo, Up, Ice Age, Shrek, Monsters&Co. Tutti maschi. Nessuna femmina cool.

    Ne parlavo col mio moroso, che lavora coi giochi per computer. La sua teoria é che chi fa il concept design di questi personaggi é di solito un gruppo di maschi, e non hanno altre idee se non inventare qualcuno in cui si identifichino loro stessi. Da cui tutti questi protagonisti maschili.

    Qui in Svezia poi fu ideato un personaggio odiosissimo, la Häxan surtant (Strega vecchiaccia acida): una manager acidissima, strega, che fa intristire il mondo. Personaggio che trovo tremendamente diseducativo in quanto fa associare la figura della donna (sottolineo donna) imprenditrice e in carriera, con quella di una strega malvagia e prona a causare la massima infelicitá possibile nel prossimo: mi meraviglia che la patria di Astrid Lindgren abbia potuto produrre un’idea simile.

    le mie alternative:
    A questo punto, c’é l’Apemaia, che ha un amico maschio, il quale peró si limita a far da spalla. Coraggiosa, rompiscatole, indipendente, eroica quando salva l’alveare dai calabroni.

    E poi ci sono tutte le protagoniste femminili dei film di Miyazaki, meravigliosi anche dal punto di vista artistico.

    Pippi Calzelunghe é scontata.

    Purtroppo l’elenco é corto. Potremmo inventarne noi qualcuna, no?

  • Barbamamma ha scritto:

    Accidenti che bello! Quante cose interessanti! Devo dire grazie a tutti perchè questo mese in particolare, sento che come genitore e come donna e moglie sono cresciuta davvero. Per fortuna mio marito non è avvocato ;p
    Anche se un pò tardi siamo riusciti a scrivere il nostro post per il blogstorming e ne siamo veramente felici. Ci abbiamo messo tanto anche perchè più che scrivere abbiamo parlato tantissimo e letto tutti i commenti. Sarebbe impossibile raccontarvi tutto, ma è doveroso un grazie alle autrici e a tutti quelli che hanno commentato.
    possiamo candidre Toni premier? :p

  • Daniela ha scritto:

    Non so più qual è il post giusto!

    Qualcuno ha accennato (ma non ritrovo il commento) alla chiesa.

    Ieri sera siamo andati a messa, caso rarissimo perché non siamo praticanti ma era una ricorrenza particolare. C’è il libro con le canzoni (so che non si chiama così, ma abbiate pietà…). Mia figlia mi chiede di leggere cosa c’è in copertina.

    Nella casa del padre.

    E perché non c’è anche la madre?

    Ecco, in effetti, padre, figlio e spirito santo. E al massimo c’è Maria che serve solo da tramite (qualcuno dovrà partorirlo sto figlio). E che poi è diventata importante, ma col compito di consolare e chiedere perdono per noi. Basta.

    Senza polemica, solo un’altra riflessione che mi ha portato la mia peste.

  • Toni ha scritto:

    Cara Barbamamma, la tua proposta di candidarmi a premier non mi inorgoglisce, perchè dai l’impressione di avere come unico termine di paragone l’attuale premier; in caso contrario personaggi di assoluto livello, autentici pesi massimi ne avresti a iosa. In quale considerazione l’innominato tenga le donne lo si deduce anche da questa barzelletta che ha suscitato grasse risate tra i servi da cui si fa circondare: “Due amici sono al ristorante. Entra una bella signora. Uno dei due fa:
    - Hai visto che donna? Io me la porterei subito a letto.
    - Ehi, guarda che è mia moglie! – esclama l’altro.
    - Guarda che io pagherei.”
    E poi quello lo surclasserei anche nel numero di libri letti, dato che l’ho sentito dire che da più di vent’anni non trova il tempo per leggere un libro.
    A proposito di libri, ci sono ormai biblioteche sulla tesi dell’Eva sapiens. Pare addirittura che sulla base dei mitocondri sia possibile risalire a 150.000 anni fa per l’unica progenitrice di tutti, ma solo a 75.000 anni fa per l’unico progenitore di tutti, in barba agli sproloqui sulle costole di Adamo. Questo per togliere a Daniela gli ultimi dubbi sulla scientificità di certe credenze universalmente accettate. Non solo dai Testimoni di Geova.

  • Toni ha scritto:

    Ah sì, dal livello dei (quasi) tutti i post che ho letto si deduce che anche voi lo surclassereste in fatto di spessore culturale, per cui sarebbe facile pescare canditat-e premier di cui essere più orgogliosi.

  • Barbamamma ha scritto:

    dai Toni scherzavo :D
    Non ti paragonerei mai a nessuno, era per dire che mi sono piaciute le cose che hai detto e non volevo ripetere quanto detto negli altri commenti. L’unico a cui ti ho paragonato forse è stato mio padre che per quando grandioso, su certe cose è ancora un pò ancorato ad una mentalità un pò.

  • Barbamamma ha scritto:

    ..”.vecchia”
    Mi è sparita l’ultima parola

  • laperfidanera ha scritto:

    Io sono ormai un po’ vecchia come mamma, i miei tre figli hanno già compiuto i quarant’anni.
    Però posso parlare della mia esperienza, in un’epoca in cui, potete immaginare, era fortissima la discriminazione dei giochi ‘maschili’ e ‘femminili’. Tra l’altro mia suocera era ed è tuttora ‘tradiziona-lista’ in questo, in lei ho trovato una certa resistenza.
    Tra il maggiore e l’ultima ci sono 3 anni di differenza, sono praticamente cresciuti insieme. Mio figlio, compiuto da poco un anno, desiderava un bambolotto e l’ha avuto. Be’, non ho avuto grossi problemi con le mammine ‘benpensanti’ perché fin verso l’età di quattro anni sembrava proprio una bambina, dai lineamenti aggraziati e i riccioli lunghi! Me ne sarei infischiata comunque, però.
    La prima figlia al contrario sembrava un maschietto fino ai due anni, e bisogna dire che fin verso i 7-8 anni hanno per lo più indossato tutine tutti e tre. Comunque nessuna delle due bambine ha mai giocato con una bambola: non è che fossero proibite, del resto ne ricevevano in regalo dai parenti, è che proprio non erano interessate. I giochi che compravamo noi erano spesso ma non solo del tipo ‘educativo’: mattoncini Lego a non finire, trenini, tricicli, trottole, palle, strumenti musicali, letterine e lavagnette magnetiche (hanno imparato a leggere molto presto, anche con le lettere capovolte!), ‘mangiadischi’ e dischi di fiabe, album da colorare e matite, libri ecc. Avevano anche ciascuna il proprio orsacchiotto della nanna (che il maschio non aveva mai desiderato), ma solo una delle due si divertiva a vestirlo e spogliarlo con vecchi pigiamini e fingeva fosse suo figlio.
    Crescendo vedevano (insieme a noi, lo confesso!) le serie TV da Furia (cavallo del West) a Heidi ai primi cartoni giapponesi, ma senza distinzioni di gusto fra i tre.
    Mio marito mi ha sempre spalleggiato.

  • Intervista ad un nonno | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] emozioni regala e come viene vissuto questo ruolo. Intervistiamo Toni, che già commentò i nostri post sulle differenze di genere con acutezza, intelligenza e molto buon senso. Ehm… ed il titolo, vi assicuro, è solo un [...]

  • anna ha scritto:

    vi racconto un aneddoto: ora di cena, siamo a tavola, io, mio marito, matteo 3 anni e Sara 1 anno. MAngiamo, poi si va a giocare come al solito, prima i bimbi poi noi, lasciando la tavola da sprecchiare come spesso capita. Il papà ad un certo punto si veste ed esce con amici. Dopo un pò che giochiamo, prima di andare a letto, mio figlio dice: dov’è il papà? e io: è uscito con tizio e caio. e lui mi guarda e dice: e adesso come facciamo? non c’è nessuno che sparecchia? ((=

    invece mia figlia, 1 anno e qualche mese, prende la forbice finta e si guarda le mani, proiprio come fanno le donne, con le dita in su, non so come spiegarvelo, è un gesto istintivo e fa finta di tagliarle…ma da me non l’ha mai visto! e poi quando le metto qualcosa, lo guarda e lo accarezza come per dire che bello! da notare che io sono tutto tranne che fissata con quello che mi metto, anzi, rischio di non essere priprio femminile, diciamo “pratica” (=.

    non per irpendere discorsi già fatti ma in effetti qualcosa di genetico c’è e anche qualcosa di acquisito, ma poi chissà da quanti fattori dipende

  • Silvia ha scritto:

    Anna… un bel mix tra acquisito e istintivo da voi, eh! :)

  • Affacciati alla finestra, amore mio « momatwork ha scritto:

    [...] dove l’argomento è stato trattato esaustivamente sia attraverso il blogstorming, sia some tema del mese (di ottobre 2010) attraverso articoli sulla percezione si sè, la genderizzazione dei giocattoli e [...]

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