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E se a scuola non ci andasse? Cos’è la “scuola paterna”

Ma lo sapevate che è possibile non andare a scuola? No, no… cosa avete capito? Lo so che sapete benissimo che è possibile bigiare, marinare, fare sega, o come altro si dice nelle diverse parti d’Italia!! Lo so che lo avete fatto da studenti (inutile negare! almeno ci avete pensato!) ed ora state aspettando con preoccupazione il momento in cui lo faranno i vostri figli!
Intendevo un’altra cosa.
Nel nostro ordinamento è obbligatoria l’istruzione primaria, ma non la frequentazione di una scuola, pubblica o privata.
Esiste infatti un’altrnativa alla scuola che è chiamata “scuola paterna” o “scuola familiare“. Per tutto il periodo dell’istruzione obbligatoria, infatti, è possibile imparare a casa, con i genitori o con altre persone competenti. Insomma, questo istituto che sembrerebbe d’altri tempi, perso tra precettori ed istitutrici, non solo è ancora esistente, ma sta ritrovando un suo spazio culturale.
Prima di tutto parliamo del “come”, poi rifletteremo sui “perchè”.
L’obbligo scolastico nel nostro Paese può essere assolto: presso le scuole elementari e medie di Stato, presso altri Istituti scolastici parificata o autorizzata o tramite “istruzione familiare”.
In questo ultimo caso i genitori devono:
- attestare di possedere i mezzi e le competenze necessarie allo svolgimento dell’incarico oppure attestare che l’incarico sarà svolto da persone competenti;
- comunicare per iscritto, entro la data prevista per l’iscrizione a scuola, alla Direzione Didattica di appartenenza, la loro decisione;
- presentare il proprio figlio agli esami, previa formale domanda di ammissione agli stessi, corredata dal programma svolto.
- presentare un “preventivo di programma”, che anticipa il lavoro del bambino e poi un programma vero e proprio, da consegnare alla scuola e che la Direzione Didattica può richiedere prima che l’anno scolastico sia terminato. Nella elaborazione del preventivo di programma si deve tenere delle direttive Ministeriali.
Da questo si capisce che è una questione facile solo sulla carta: le competenze o le ha il genitore (e non può essere onniscente e “onnidocente”), oppure costano.
Nei Paesi anglosassoni la tradizione dell’home schooling ha uno spazio più vasto ed infatti i maggiori siti di riferimento, pensati per aggregare chi compie questa esperienza, sono principalmente in lingua inglese e rivolti ai metodi scolastici anglosassoni.
Le scuole paterne non sono necessariamente rivolte ad un solo studente, nell’ambito della sua famiglia. Si ricorre a questo istituto giuridico anche per l’istruzione di piccoli gruppi di bambini, curati dai propri genitori che si riuniscono in gruppi e provvedono personalmente o dando incarico a persone qualificate all’insegnamento di diverse materie. Spesso c’è dietro una forte connotazione ideologica o di appartenenza (per esempio famiglie che condividono ideali religiosi). Chi le vive, comunque, le presenta come esperienze interessanti e molto formative. Se vi interessa approfondire, leggete qui e qui a proposito di due esperienze collettive in Italia.
Ma quali sono i motivi per intraprendere un percorso formativo di “scuola familiare”?
Come dicevo ci può essere il desiderio di dare un’impronta fortemente caratterizzata da un’ideologia all’istruzione dei propri figli.
Alcune associazioni che si interessano di dislessia, la presentano come un’alternativa da valutare per l’istruzione di bambini dislessici, in modo che possano realmente seguire dei percorsi formativi molto personali ed adatti: certo, in questo caso più che ad un genitore il bambino dovrà essere affidato a degli esperti, quanto meno in affiancamento, con costi che non sono alla portata di tutti.
Una scelta del genere può interessare anche piccole comunità che risiedono in luoghi territorialmente disagiati e che non rientrano nel diritto di avere una scuola pubblica: per esempio paesi molto piccoli, con pochi bambini residenti, i cui genitori possono decidere di organizzarsi per evitare lunghi e scomodi spostamenti mattutini.
Può essere un’alternativa per un bambino che risiederà in una determinata Nazione solo per pochi anni, sapendo poi che dovrà reinserirsi in un sistema scolastico diverso, del quale si vuole mantenere la lingua e l’impostazione.
Insomma, i motivi possono essere molti, ma altrettanti i problemi: la scuola è importante oltre che per l’istruzione, per la socializzazione e per la crescita come individui sociali dei bambini. Nel portare avanti un’esperienza del genere ci vuole un’organizzazione ferrea, un impegno deciso nello stabilire i tempi dello studio e della vita familiare e ci vuole senza dubbio una motivazione forte e seria.

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Sono un avvocato, ma un giorno ho incontrato Serena e, piano piano, sono diventata tante altre cose. Tra cui un genitore più consapevole grazie allo scambio continuo su gc

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42 COMMENTI

  1. Ah dimenticavo di dire che secondo me la scuola pubblica italiana non insegna a ragionare e ad esprimere liberamente e serenamente le proprie opinioni. Troppo spesso incontro ragazzini impauriti, timorosi della vita, abituati ad eseguire alla lettera invece che a pensare sulle cose ed eventualmente contestarle.
    E’ vero che ci sono ragazzini problematici, molto vivaci ed esuberanti, ma penso che potenzialmente siano spesso più sani loro nel manifestare parte di quello che sentono, piuttosto che quelli che sembrano i modelli da seguire invece sono profondamente oppressi e infelici.
    CHIEDIAMO AI BAMBINI COME STANNO E ASCOLTIAMOLI NOI, visto che gli insegnanti hanno troppi ragazzi e pochissimo tempo per farlo (aggiungerei anche spesso poca voglia).
    Ancora ciao

  2. Ciao a tutti,
    io credo che alla base dell’apprendimento ci sia la comunicazione e quest’ultima non può essere efficace se nasce a senso unico. In altre parole se il sistema scolastico italiano ha per modello l’insegnante che spiega a modo suo e gli alunni che devono dimostrare con il ricatto del voto di aver capito, se gli unici responsabili se questo non avviene sono solo loro, allora è un rapporto impari, ingiusto, iniquo e pertanto moralmente violento per il bambino. Quest’ultimo peraltro è per sua natura l’essere più indifeso tra le parti, perchè non può scegliere alternative, nè ha gli strumenti per farlo.
    Se tutte le indagini tenessero conto dei voti che i ragazzi danno agli insegnanti, allora sarebbero ben più catastrofiche.
    Infatti l’obiettivo comune dovrebbe essere l’apprendimento dei ragazzi, pertanto dovremmo riconoscere il 50% del merito e delle colpe al ragazzo se non riesce, ma l’altro 50% se non di più all’insegnante. Il mondo è pieno di ragazzi che vengono demoliti da un insegnante e che poi sbocciano con un altro. Guarda caso però se nel pubblico c’è un buon insegnante, per questo adorato dai ragazzi, quasi sempre viene mal visto e ostacolato dai colleghi in tutti i modi.
    Infine volevo dire che per mia personale esperienza una scuola che funziona deve essere piccola, coodinata da una persona illuminata che ama i bambini e che sposa le idee educative dei genitori, che restano sempre i primi responsabili dell’educazione dei bambini. Credo infatti che in un paese democratico tutti i genitori dovrebbero poter scegliere scuola e insegnante per i loro figli, mentre le stesse istituzioni ci trattano tutti come numeri da collocare nel posto più vicino a casa, imponendoci gli insegnanti che vogliono, come se non potessimo o fossimo degni di decidere.
    L’idea della scuola autogestita è formidabile per le famiglie che credono nel valore del rispetto come fonte di autostima per il bambino e non hanno ingenti risorse economiche. Una di queste scuole si presenterà a Guiglia MO proprio questa domenica 1 luglio. Gli interessati possono partecipare, fra l’altro il posto è bellissimo anche per una gita: http://www.educaresano.net/?cat=1
    Scusate il calore, ma quando si parla di bambini mi coinvolgo molto.
    Buonanotte

    • Barbara il senso di questa rubrica sulla scuola è proprio quello di dialogare sulla scuola (italiana e non) e cercare insieme posizioni/metodi/sistemi che funzionano, senza fare di tutta l’erba un fascio. E’ evidente che la scuola (italiana e non) ha moltissime lacune e c’è un gran bisogno di innovazione in questo ambito, ma noi siamo convinti che c’è anche molto buono, molta voglia di mettersi in gioco, voglia di impegnarsi per crescere, anche da parte delle insegnanti. Abbiamo messo a disposizione questo spazio qui su genitoricrescono proprio per creare un punto di partenza per questo dialogo positivo e propositivo, nella speranza di contribuire un pochino al miglioramento del sistema in generale.

  3. Salve a tutti
    Io sono una mamma che diversi anni fa insieme ad altri genitori ed educatori ha dato vita alla prima scuola familiare a Latina. Successivamente mi sono inserita in un gruppo di genitori che hanno fondato un’associazione pedagogica ad indirizzo steineriano e attualmente i miei due figli (9 e 12 anni) si trovano lì. Non siamo una famiglia ricca, ma normale.Non facciamo parte di un gruppo religioso.
    Perchè un genitore fa questo tipo di scelta? Io non sono un’insegnante ma sono un’educatrice e con gli studenti e con le scuole pubbliche ci lavoro attraverso progetti.
    Vedo che questi bambini non vengono ascoltati e rispettati nella loro individualità. Devono loro adattarsi al contesto e non viceversa. Non vengono rispettati i loro tempi. Mia figlia è una timida, ma rispettando i suoi tempi, il suo temperamento, la sua personalità a poco a poco è sbocciata come un fiore senza essere violentata nell’anima. Mio figlio invece è un tipo vivace e non avrebbe mai potuto resistere 5 ore chiuso in un’aula o seduto ad un banco. Oggi anche la neuroscienza ci conferma che l’apprendimento è ostacolato dall’immobilità. I nostri figli alternano alle lezioni in classe molto movimento sia fuori che dentro la struttura. Gli esercizi vengono personalizzati perchè ciò che può andare bene per un ragazzo può non andare bene per l’altro.
    Facciamo tanti sacrifici a permettere ai nostri figli questo tipo di istruzione perchè ci paghiamo tutto da soli (materiale didattico, insegnanti, affitto ecc) Ma i nostri figli ogni mattina si alzano gioiosi di andare alla loro scuola perchè non si annoiano e amano prendersi cura della loro scuola. Questo, spero in futuro, li porterà ad avere cura e attenzione per la società in cui vivono.
    Il problema grande è che questo Stato ci dà la liberta di fare istruzione paterna ma poi ci obbliga a sottoporre agli esami di idoneità i bambini ogni anno “per valutare il grado di istruzione” I nostri sono bambini non abituati ad affrontare esami, almeno fino ad una certa età (10/11 anni) Prima hanno bisogno di apprendere con gioia senza l’ansia di essere esaminati. Come scriveva una mamma qui da noi prevale chi si mette in mostra ma in altre culture questo è visto invece negativamente. I bambini devono crescere nel mondo come fosse il loro villaggio

  4. Vorrei dire che il titolo controscuola sta per -cotrocorrente- nella scuola e non contro la scuola. Se avessi letto meglio i post del blog ti saresti resa conto che spesso difendo gli insegnanti e supporto il dialogo tra le parti tramite il forum dedicato anche a loro. Il dialogo è la migliore via ovviamente. Certo è che la scuola odierna va modificata perchè nonostante alcune eccezioni la situazione non è buona.

  5. Carissimi tutti, sono dell’idea che tutte le situazioni abbiano dei pro e dei contro e così anche la scuola. Credo però che non si possa generalizzare e si debba parlare di persone più che di situazioni. Personalmente sono dell’idea che sia il sistema scuola in Italia da cambiare radicalmente, un sistema che castra i talenti e l’espressività, il libero pensiero e la fantasia sia degli adulti sia dei piccini. I tagli senza senso sono solo la goccia che sta facendo traboccare un vaso. Una scuola moderna deve dare spazio e ascolto a tutti i componenti e per quello che ho potuto vedere c’è tana falsità e poca sostanza. Io credo che non si possano trasferire conoscenze senza affettività e passione, credo ancora che non vi sia apprendimento senza comunicazione biunivoca e desiderio reciproco di ascoltare, rispettare e sapere. Mio malgrado credo che solo alcune scuole private oggi possano assicurare questo tipo di ascolto e di rispetto, dal quale secondo me nessuna educazione può prescindere.
    Preciso inoltre che non a caso oggi in Italia diversi genitori si stanno aggregando per costituire gruppi di scuola collettiva, una tra le più importanti oggi attive è a Verona: http://www.educazionelibertaria.org – scuola Kiskanu

  6. Erika sono entrata nel tuo blog e francamente m’ha messo proprio malinconia quel che si legge, e già il titolo del blog lo lascia presagire. La scuola ha tanti problemi grossi come montagne e tira proprio aria di smobilitazione. In realtà sarà cosi da qui a breve: la scuola pubblica tornerà alle 24 ore per chi non potrà permettersene una privata. Gli altri opteranno per la scuola privata o l’homeschooling anche con maestro privato per piccoli gruppi.
    La scuola pubblica, svuotata di tutto, resterà un luogo per i bambini delle grandi periferie urbane e i paesi di medie dimensioni, verrrà disperso il grande patrimonio di ricerca, di cultura che la scuola a fatica ha generato.
    E allora non si può essere controscuola, la si può pensare diversamente e ciò è leggittimo ma contro proprio no.

    Rosalba

  7. Scrivo anche io sebbene i post precedenti risalgono a qualche tempo fa.
    Io sono una mamma italoamericana di tre homeschoolers qui in Italia. Ho scelto di fare HS perchè ho vissuto qui l’esperienza scolastica in questo paese sia dietro ai banchi che davanti (insegno) e trovo che i l ati negativi siano almeno il triplo di quelli positivi. Purtroppo noi che facciamo scuola a casa qui siamo visti come marziani… per dare info e supporto a chi si trova a fare scuola a casa o vuole semplicemente saperne di più ho iniziato un blog
    http://www.controscuola.it/

    Grazie,
    Erika

    • Erika, grazie per questo arricchimento al nostro post, che era solo informativo.
      Però, pur rispettando molto la scelta dell’home schooling, ancora oggi non penso che la scuola italiana sia il luogo peggiore dove crescere! Sarà per parecchia della gente che ci insegna….

  8. Analisi davvero interessante, Serena! Credo anch’io che i problemi nascono spesso quando lo stile educativo della famiglia é troppo diverso da quello della scuola.
    Vorrei segnalare questa documentazione http://www.zdf.de/ZDFmediathek/hauptnavigation/sendung-verpasst/#/beitrag/video/907704/Homeschooling:-Unterricht-am-Kuechentisch/ della tv tedesca ZDF su due famiglie che praticano homeschooling nonostante sia vietato dalla legge in Germania (significa multe, galera ecc.). Anche se é in lingua tedesca gli immagini raccontano parecchio. Una é una famiglia che vive in modo religioso, con 9 figli; l’altra con due figli pratica Unschooling (senza programma scolastico) e per via dei problemi giuridici ogni tanto cambia paese (Francia, Spagna ecc.).

  9. Mi è venuta una riflessione sul questo argomento, grazie anche al commento di Claudia, perché è una cosa che ho in testa da un bel po’. Quando si vive all’estero, e ci si scrontra con un sistema scolastico diverso da quello a noi noto, può succedere che effettivamente i bambini si trovino male anche per via di differenze culturali nell’approccio pedagogico tra quello che avviene a scuola e quello che succede a casa. Questa è una cosa che succede spessissimo in Svezia, dove c’è una grande immigrazione da paesi di cultura araba, caratterizzata spesso da una cultura della famiglia molto patriarcale. I bambini che nascono e crescono in famiglie in cui la figura paterna è molto rigida, si trovano spesso allo sbaraglio nel sistema scolastico svedese in cui ci si aspetta che il bambino si impegni sulla base di motivazioni personali e non per raggiungere il voto o perché venga premiato. I voti qui praticamente non esistono fino alle scuole superiori (ma ora li stanno introducendo nuovamente), e spesso non è nemmeno prevista la frequenza obbligatoria. Insomma il controllo esterno sullo studente è molto basso. Se un bambino è abituato in famiglia ad essere sempre controllato, è evidente che appena il controllo scompare il bambino si troverà senza punti di riferimento, ed è facile che inizi a sbarellare. Senza parlare di casi estremi, so per certo che ci sono molte famiglie di origine anglosassone, in particolare americani, che si trovano male con la scuola svedese, perché manca competizione. Questi bambini che in famiglia sono cresciuti al suono di “fagli vedere chi sei!” arrivano alla scuola svedese in cui se ti fai vedere troppo, e alzi la mano troppo spesso vieni visto male, e non si trovano a loro agio. Un bambino che in una cultura verrebbe considerato attento e interessato, in quella svedese viene considerato invadente e prepotente. Queste tensioni tra diverse culture dovrebbe certamente essere un motivo di crescita per la scuola tutta, ma spesso purtroppo portano a scontri poco costruttivi.
    Non mi è difficile pensare che lo stesso tipo di problema possa avvenire nelle scuole italiane.

  10. Se si guarda al quadro generale con uno sguardo ai dati Ocse la visione può essere pessimistica. Andando poi a scavare nelle esperienze personali è vero che singolarmente i docenti riescono là dove il “sistema scuola” sembra fallire. Nella didattica ciò che però conta è proprio quel rapporto empatico discente/docente e viceversa senza il quale non si scatena la voglia di apprendere del bambino (nel rapporto genitore-insegnante/alunno-figlio è un rapporto spesso automatico, in una classe di tanti bambini è molto più difficile da costruire.
    Veniamo ai dati Ocse che sono costruiti su prove strutturate di diverso tipo, al quale metodologicamente i nostri alunni non sono preparati. Ho visto personalmente alunni molto bravi fallire in queste prove e alunni apparentemente meno brillanti riuscire meglio.
    Il problema è la conoscenza di questi strumenti valutativi anche da parte dei docenti e su come fare in modo che i bambini siano in grado di affrontarli.
    Altro problema fondamentale è la costruzione di un curricolo (competenze) anche a livello europeo ivi comprese le lingue.
    la costruzione di un curricolo presuppone non solo il cosa ma il come proporlo metodologicamente agli studenti.
    Infine ricordiamoci che la politica, almeno in Italia non è mai interessata ad un sistema scuola efficace ed efficente. Altrimenti non si spiegherebbe una riforma per ogni nuovo ministro. Il che ha portato alla quasi demolizione di un sistema non eccellente ma quantomeno buono.

    Un saluto e scusate la lunghezza ma l’argomento mi sollecita parecchio

  11. Ho letto bene i dati dell’OCSE ed ho notato che il punto fondamentale è che il sistema scolastico italiano disperde risorse economiche. In questo è carente: costa troppo per quello che da.
    E per questo un buon risultato è sempre fondato sulla buona volontà di insegnanti e dirigenti, a scapito di chi si trova con persone che questa buona volontà non hanno voglia di impiegarla. Chi spreca meno le risorse e li impiega meglio, offre risultati migliori.
    Serena e Claudia, ditemi, soprattutto voi che ci guardate ormai da fuori, non è forse questo uno dei mali maggiori dell’Italia? La disomogeneità.
    Con questo, però, non sono d’accordo nell’attaccare il sistema scolastico, che forse è un po’ carente nel dare risalto agli aspetti pedagogici, ma che comunque, nella sensibilità degli insegnanti, sta facendo dei passi.
    Nella nostra classe di prima elementare, per esempio, ci sono 3 bambini con un genitore straniero e due con entrambi i genitori stranieri. I primi hanno le mamme che provengono da Paesi e da sistemi scolastici nord-europei, diversi dal nostro, ma comunque le famiglie hanno integrato i loro figli alla perfezione nella scuola Italiana. Anche i secondi, in cui tutta la famiglia è straniera di origine, con provenienza nordafricana ed asiatica, non sembrano aver problemi con il nostro sistema scolastico. Indubbiamente sono famiglie che hanno fatto iniziare la scuola ai loro figli in Italia. Forse ci sono maggiori problemi se un bambino che ha iniziato in un Paese, trasferendosi, deve adeguarsi ad un altro sistema. Però non è necessariamente un problema del sistema scolastico, nè di quello di provenienza, nè di quello di destinazione. E’ un problema di adattamento, che è una delle capacità umane più difficile da sviluppare e coltivare.

  12. Win, io sono italiana e vivo all’estero da 10 anni. La mia esperienza personale è che in generale il sistema scolastico italiano dia una preparazione nozionistica molto elevata, ma abbia carenze sul piano pedagogico. Ho dato uno sguardo allo studio dell’OCSE, e mi sembra confermare questa mia impressione. Potremmo discutere all’infinito su quale aspetto sia il più importante, ma penso che la tua rabbia verso il sistema italiano prescinda da questo genere di considerazioni. Ogni sistema scolastico di ogni paese ha i suoi pro e contro, e mi rendo conto che quando ci si trova male con la scuola in cui si è capitati si tende a generalizzare. Io credo che l’insegnamento è una di quelle cose che dipendono maggiormente dall’insegnante, più che dal sistema scolastico. Un insegnante bravo e preparato riuscirà bene anche in un sistema corrotto e privo di fondi. E’ triste però che una cosa così importante come l’educazione scolastica, che dovrebbe formare i futuri cittadini, sia lasciata nelle mani di persone di buona volontà e non sia sorretta dall’alto.

  13. Claudia, grazie delle tue precisazioni sempre puntuali. E’ evidente la funzione dell’home schooling in questi casi e capisco Win che potrà sentire grandi differenze tra il sistema scolastico cui è abituata e quello italiano.
    Però, a parte la curiosità di verificare di persona i dati OCSE, il sistema scolastico italiano, che pure ha dei difetti, non merita di essere “affondato” in modo incondizionato. Nella scuola elementare, che poi è quella sperimentata da Win, la maggior parte dei bambini italiani trova una collocazione adeguata ed ha esperienze positive.

  14. Win… veramente la scuola elementare italiana, a parte le questioni organizzative ed i tagli economici, è generalmente ben considerata come metodi e come valore professionale dei maestri…
    L’homeshooling, generalmente, non è praticato per ovviare alle mancanze del sistema scolastico, ma come scelta di apprendimento con ritmi più personali e flessibili.

  15. How many of those that replied have travelled outside Italy, or lived outside Italy or seen how schools work in other countries? In typical Italian style everyone is ready to complain about the poor schooling system that exists in this wonderful country, but nobody does anything about it! I am a trained junoir primary school teacher from Australia married to an Italian with two boys aged 6 and 8 who WILL NOT return to the Italian school system come next September. The only solution for now is homeschooling as we’re not rich and cant afford a Montesori or Steiner school.. I am furious with the entire Italian parent population who think that its OK that their kids frequent a scolastic system that the OCSE results conclude is one of the worst in the world!

    Chiedo……quanti di loro che hanno risposto sono viaggiati fuori del’ Italia, o vissuto fuori del’ Italia, o visto come si insegna nel’ altre parte del mondo?
    In tipico stile italiano tutti sono pronti a lamentarsi del sistema scolastico in questo paese meraviglioso ma nessuno fa niente per cambiare lo status quo (governi per prima)! Sono un insegnante di scuola primaria dal Australia (BA Ed.), sposato con un italiano e abbiamo due ragazzi di 6 e 8 anni, che non torneranno a scuola il settembre prossimo. L’unica soluzione per ora è Homeschooling (non siamo ricchi e non possiamo permettersi un scuola Montessori o Steiner).
    Sono furioso con l’intera popolazione dei genitori italiani che accettano che i loro figli frequentano un sistema scolastico che i risultati OCSE li definisce come uno dei peggiori sistemi scolastici nel mondo!

  16. Buongiorno a tutti, sono una mamma che cerca altri genitori con cui condividere l’esperienza di scuola collettiva in ambiente famigliare. Personalmente credo che molte delle titubanze dei genitori abbiano cause dentro di loro non nel bambino che hanno davanti. Se ne avessero voglia potrebbero facilmente constatare che, se il bambino viene lasciato libero nella sua voglia naturale di apprendere, potrebbe orientarci nelle materie da affrontare giorno per giorno senza impegnarci per più di due ore al massimo. Questo perchè quando il bambino chiede è particolamente attento e difficilmente dimentica ciò che apprende per curiosità e sete di sapere, poi avrebbe la percezione della finalità pratica di quanto ha conquistato. E poi chi dice che si debba fare lezione seduti? Che poca fantasia!!!
    Inviterei tutti gli interessati ad un dibattito che si terrà il 25 ottobre a Savignano sul Panaro (MO). Basta inviare una mail per ricevere l’invito a: info@educaresano.net. CIAO A TUTTI!!!

  17. Visto l’interesse che ha suscitato l’argomento (contro la mia stessa ignara previsione) ed anche le molte curiosità che mi ha fatto nascere, approfondirò volentieri.
    Sybille, se ti va seguici anche per l’argomento del prossimo mese, sono certa che avrai molto da offrirci, anche partecipando al blogstorming

  18. P.S. Se a qualcuno il tema interessasse, sabato 3 ottobre va in onda la trasmissione “Questa casa non é un albergo” in cui si discute di homeschooling in Italia, su Radio24 alle 12,05.

  19. Ciao,
    no non abbiamo trovato problemi particolari ma va anche detto che ci siamo sempre impegnati ad avere dei buoni rapporti con la direzione scolastica, rispettando i termini e tutto ció che ci veniva richiesto.
    Non ho avuto problemi particolari a scrivere il programma, basta studiare bene quello “ufficiale” e avere le idee concrete su quello che si vorrebbe proporre al bambino. Per gli esami, ancora ci manca l’esperienza, nonostante la nostra iscrizione ancora non ci hanno chiamati (da noi che siamo provincia autonoma il regolamento chiede l’esame il 3-5-7 anno di scuola, non ogni anno).

  20. Sybille, grazie anche a te. Io ho ammesso di parlarne senza conoscerne l’esperienza reale, ma ora mi sembra veramente di aver scoperto un mondo!
    A questo punto ho una curiosità, una domanda per tutte le famiglie che praticano o hanno praticato homeschooling:
    Come ve la siete cavata con la burocrazia? Quanto è difficile o facile, nel concreto, stilare il preventivo di programma, passare gli esami a fine anno, rapportarsi con la scuola ufficiale?

  21. Tema complesso… ma come su molte cose é molto piú facile parlare di una cosa quando la si conosce. Sí, noi siamo homeschooler, e tutto é molto diverso da come avevo pensato prima di iniziare questa avventura, piú di un anno fa. È molto piú semplice di quanto si possa immaginare, e molte delle domande o dei dubbi che avevamo all’inizio sono svanite. Della nostra esperienza racconto sul mio blog http://www.buntglas.wordpress.com. Grazie a tutte le famiglie homeschoolers del Canada, degli Stati Uniti, dell’Australia, del Sudafrica e anche di qualche paese europeo che ho conosciuto in questo anno, non ci sentiamo piú come mosche bianche. Sappiamo che ci sono tantissime altre famiglie che fanno questo percorso, che l’hanno giá fatto e che hanno avuto successo. Non é un esperimento, una nuova invenzione, ma un modello educativo-formativo che puó funzionare.
    Il homeschooling non va visto come un’elemento anti-scuola. Per me é una decisione personale simile come la decisione di fare il pane in casa. C’é chi lo fa sempre in casa, c’é chi lo fa solo di domenica perché altrimenti non ha tempo, oppure non é cosí appassionato ecc. C’é chi lo compra al bio-market e c’é chi lo prende al supermercato. C’é chi non proverá mai in vita sua a farlo in casa. In ogni caso é importante che il pane sia sempre di buona qualitá.

  22. Ciao anche io in questi giorni mi sono occupata di homeschooling, anche perchè dai genitori è molto sentito il problema della qualità della scuola e le due cose possono avere nessi sostanziali.
    Il Italia, come dicevate, le esperienze sono pochissime e il rischio è che questa esperienze si affermi in antitesi al sistema scuola attuale che come molti sanno fa acqua un pò da tutte le parti. La scelta dell’homeschooling, presuppone motivazioni di fondo che prescindono dalla qualità del sistema scolastico, come ci insegna l’esperienza anglosassone. Credo che non sia un sistema importabile così come è, ma deve innestarsi una cultrua Italiana che ha certamente caratteristiche differenti. Sta di fatto che se l’homeschooling è una scuola più pensata nei tempi e nell’attenzione al valore della persona, non sarebbe male che queste caratteristiche entrassero ancora in magggiore misura nella scuola publica. Sono anni che mi occupo di questi aspetti, prima nella scuola Infanzia e ora nella Primaria, cercando di proporre un metodo di insegnamento più pensato per i bambini che per lo svolgimento dei programmi, la soddisfazione che esprimono i genitori mi convincono a continuare.
    Sperando di fare cosa gradita e di portare un contributo a questo delicato argomento vi invito a leggere quanto ho scritto in proposito sul mio blog.
    Rosalba

  23. Ne sono certa Melanele. Come dicevo, mio figlio (un fior di amplificato!) sarebbe entusiasta dell’home schooling. Sono io a pensare che non gli farebbe troppo bene, perchè un amplificato deve prima o poi imparare a fare i conti con se stesso, a darsi un’autodisciplina, a gestire le sue reazioni ed emozioni intense. E la scuola è per me uno scendere dal piedistallo di se stessi ed entrare nel mondo.
    L’unschooling di cui ho letto da te sicuramente funziona benissimo ed ha un gran valore perchè affiancato alla scuola. Sei riuscita ad offrirgli entrambi: scuola strutturata e scuola destrutturata. Ed infatti pare che il “figlio medio” se la cavi bene con l’inizio della sua prima media!

  24. Pensa che invece l’anno scorso mio figlio -amplificato- mi aveva detto più volte che sarebbe bellissimo non andare più a scuola e rimanere a casa con me che gli insegno! Dà da pensare, non è vero?
    Se tornassi indietro, sceglierei una scuola molto più attenta alla sensibilità dei bambini, ad esempio una scuola Waldorf. Ma rimango affascinata dalla scuola familiare, o homeschooling. Anzi meglio di tutto l’unschooling, di cui ho parlato nel blogstorming.

  25. Claudia, devi capire che mi sono accostata all’argomento da totale profana: mi è sorto il dubbio, ho cercato, ho letto. In realtà, leggendo qua e la, lo spirito della scuola familiare lo avevo anche più o meno capito, ma ho preferito però dare una connotazione più neutra possibile a questo post. “Sbadatamente” nel mio successivo commento è uscito fuori il mio scetticismo.
    Ho letto con attenzione i tuoi articoli ed anche tutti i commenti che ne sono seguiti. Devo dire che è un approfondimento molto serio ed interessante, perchè tu, l’home schooling, lo hai fatto davvero. E sono certa che sia stata un’esperienza meravigliosa.
    Lo confesso, resto scettica, ma so anche che è l’atteggiamento tipico verso le cose che non si conoscono.
    Sono certa che non lo proverei mai: per mio figlio sarebbe il massimo, se glielo chiedessi, lui adorerebbe l’idea! Ma non è per me, non è per la mia vita e, alla fine non credo che sarebbe positivo neanche per lui. Ma lungi da me l’idea di dire che non va bene, che non può funzionare, che è sbagliato. Che se no non avrei scritto neanche questo post!

  26. Sono capitata qui tramite il sito di mammafelice. Mi fa piacere che si parli di questo argomento, che ho trattato più volte (per chi fosse interessato,

    qui: http://www.lacasanellaprateria.com/2008/03/homeschooling.html

    e qui: http://grazia.blog.it/tag/claudia-porta/

    Capisco che a molti l’idea possa sembrare come minimo strana, ma tengo a precisare che istruire un bambino al di fuori della scuola non significa assolutamente “relegarlo in casa”. E’ vero esattamente il contrario…

  27. Ragazzi, io ho riportato solo un fatto, poco noto, senza peraltro esprimere troppi giudizi. Questo post è nato dal fatto che un amico mi ha chiesto se per caso sapessi se in Italia è possibile la scolarizzazione in casa come in alcuni paesi anglosassoni. Sono rimasta spiazzata, non ne sapevo nulla e così, incuriosita, ho studiato.
    E’ emerso che le (sembrerebbe) uniche due esperienze di scuola “familiare” collettiva presenti in Italia, sono legate ad ambienti cattolici. Una ha creato il gruppo proprio perchè l’istruzione dei figli fosse spiccatamente cattolica, l’altra non lo presenta come scopo principale (vi ho messo due link se avete curiosità).
    Sugli altri motivi, che dirvi? Un sito di un’associazione che si occupa di dislessia lo presentava come una possibile soluzione in caso di problemi gravi e di strutture scolastiche che non collaborano, ma ovviamente ne sottolineava il rischio di isolare i bambini.
    La persona che mi ha chiesto se esisteva questa possibilità in Italia, per quel che ne so, ha prospettive di trasferirsi per lavoro per un periodo di tempo, così ho immaginato che il suo interesse derivasse proprio dal fatto che il figlio maggiore potrebbe allontanarsi da un sistema scolastico in cui è inserito per un periodo breve, per poi tornarvi.
    Insomma, anche a me l’idea fa sobbalzare: vi immaginate per tenere un seienne a studiare a casa cosa ci vuole?
    Comunque è un istituto nato con una legge scolastica di fine ’800 (allora era molto praticato tra i ricchi) e mantenuto in tutte le riforme successive. Oggi è rarissimo ed in realtà praticato solo per bambini con gravi problemi di salute nei periodi che non possono accedere alla scuola.
    Che dirvi? Sicuramente non è un mezzo per sopperire alle carenze della scuola. Sarebbe una follia relegare un bambino in casa perchè si ritiene di istruirlo meglio e con più cura.
    Diciamo che questo post fa parte della rubrica “Forse non tutti sanno che…”.

  28. Mi sono sempre chiesta come si fa a far studiare a casa un bimbo di 6 anni per 3-4 ore consecutive e pretendere che stia seduto, ascolti, faccia i compiti non avendo mai vissuto in una scuola. A me sembra molto difficile, forse adatto a chi veramente ha delle ideologie da inculcare. La scuola a piccoli gruppi è già differente, permette la soccializzazione e stimola il bambino al confronto, che se indirizzato nel modo giusto, è un fattore più che positivo. Certo la scuola italiana per come è strutturata spesso va a discapito dei bambini più dotati per seguire chi non ha i mezzi; ecco forse qui bisognerebbe intervenire predisponendo recuperi (seri) al di fuori dell’orario, privilegiando così un livello di istruzione più alto.

  29. Eh, l’argomento è serio. Molto serio. Troppo serio.
    La prima riflessione che mi viene in mente è sul perché ci sia bisogno di una scuola fai da te. Certo, avete dato diverse motivazioni nel pezzo. Però.
    In primo luogo la scuola è un sistema che una comunità si dà (la nostra idea di scuola sta, per quanto molto “vaga”, nella Costituzione) e rappresenta, in primo luogo, l’avvio alla cittadinanza dei bambini.
    In secondo luogo mi immagino che allora si possa parlare anche di tasse fai da te, di sistema sanitario fai da te, di regole di convivenza fai da te.
    I problemi della scuola in Italia sono enormi e non sono soltanto del sistema in sé ma sono legati anche al tipo di società che siamo, al riflesso che la nostra organizzazione sociale getta su di essa: spesso chiediamo alla scuola cose che non può dare (ad esempio, l’educazione che invece è compito dei genitori e della famiglia), spesso diamo alla scuola colpe che nascono altrove.
    Certo mi farebbe sorridere l’idea di una scuola votata al “desiderio di dare un’impronta fortemente caratterizzata da un’ideologia”: come se una qualche gerarchia ecclesiastica, solo per fare un esempio, decidesse che ci possa essere bisogno di una scuola fortemente cattolica…
    Come?
    Ah, l’hanno già fatto?!
    Ooops… too late.
    ciao

  30. Home schooling? Mi volete morta? :-D
    A parte le mie battute trovo meravigliosa questa possibilità, proprio per quei casi che avete citato: paesini piccoli, problemi specifici, scelte ideologiche.
    Certo è vero che la scuola è il primo ingresso in società e la convivenza con i coetanei è importante nel processo di crescita. Per questo ritengo meglio piccoli gruppi di bambini che studi individuali. Almeno un minimo si relazionano. Poi… di necessità, virtù.