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I capricci

Scritto il 28 Oct 2009 da Serena 22 Comments

Ci sono capricci e capricci.

I capricci sono spesso un modo di dire che abbiamo voglia di coccole. Che siamo stanchi. Nervosi. Che è una brutta giornata. E che vogliamo prendercela con qualcuno. Altre volte invece è un tentativo di affermare il nostro potere su qualcun’altro. Se ci riusciamo o meno dipende da chi è più forte tra chi fa il capriccio e a chi il capriccio è rivolto.
A grandi linee mi piace parlare di due tipi diversi di capricci, che io chiamo capriccio manipolativo e capriccio emotivo.

Per capriccio emotivo intendo la classica crisi che avviene per stanchezza, accesso d’ira, gelosia o qualsiasi emozione incontrollata il bambino sta vivendo. Questo genere di capricci sono abbastanza comuni nei bambini di due o tre anni di età, quando le emozioni forti sono all’ordine del giorno e quando ancora il bambino non ha sviluppato quelle capacità di autocontrollo dell’emozione, a cui noi genitori dovremmo allenarlo. Ovviamente il capriccio emotivo è tipico del bambino amplificato a qualsiasi età, che vive ogni sconfitta, ogni cambio di programma e ogni cosa che non va secondo i (suoi) piani, come se fosse la fine del mondo. Il bambino in preda ad un capriccio emotivo è un bambino privo di controllo. E’ un fiume in piena, uno tzunami, una forza della natura. Non ci sono azioni possibili per fermarlo, possiamo solo cercare di arginare il problema. L’unica possibilità è giocare d’anticipo conoscendo il proprio figlio e prevenire il momento di crisi. E nei momenti di calma, costruire un piano per insegnargli ad affrontare la prossima volta.

Il capriccio manipolativo, viceversa, è un vero e proprio tentativo del bambino di ottenere quello che vuole, spesso solo per il gusto di misurarsi con noi e vedere chi è il più forte. E’ un atteggiamento appreso e non innato, e per questo è totalmente assente nei bambini piccolissimi. I primi capricci manipolativi possono sorgere nel periodo dei due anni se si risponde in modo sbagliato in questo periodo di ricerca di indipendenza, ma la tecnica viene affinata con il tempo e la ripetizione.
Il capriccio manipolativo può partire dal rifiuto di sistemare la stanza o di mangiare la colazione. Può essere fatto nel privato delle mure domestiche ma i migliori avvengono in un luogo pubblico, dove, il pargolo sa bene, ci troviamo anche in imbarazzo per il suo comportamento e magari siamo disposti a concedere qualcosa pur di farlo smettere. Solo che il pargolo non smette mai davvero. E’ solo un periodo di tregua che verrà seguito presto da un rilancio dell’offerta. Perché, come sanno tutti, non vale la pena accontentarsi di un gelato se si possono avere gelato e patatine.
Il capriccio manipolativo è una guerra a tutti gli effetti ed è bene mettersi in testa che non è un problema irrisolvibile. I bambini non nascono capricciosi. E per quanto il loro temperamento possa portarli ad un comportamento più rabbioso o autoritario non è mai la vera e unica causa del capriccio manipolativo. Il modo in cui il genitore risponde al comportamento del bambino invece è la causa principale del problema. Ed è proprio da li che deve partire la soluzione.

Il capriccio emotivo viene fatto con chiunque. Inizia più o meno improvvisamente, ma finisce sempre lentamente. Prevede grossi lacrimoni autentici che solcano le guance. In alcuni bambini può generare apnea, ossia un periodo più o meno lungo in cui il bambino non riesce a respirare. Se il periodo è sufficientemente lungo, il bambino può arrivare persino a svenire, e si parla proprio di spasmi affettivi.
Il capriccio emotivo diminuisce di intensità e durata con il tempo, man mano che il bambino cresce ed impara a gestire l’intensità delle proprie emozioni, possibilmente anche grazie al nostro aiuto.

Il capriccio manipolativo viene fatto solo con alcune persone prescelte. quelle con le quali ci si sta misurando, ma non con chi si avverte più forte. Inizia improvvisamente e si spegne altrettanto improvvisamente se non gli viene dato peso. Può capitare che un momento stia per crollare il mondo perché non può vedere la TV e un momento dopo vi chiede sorridente se può giocare ai videogiochi. Nei bambini piccoli il capriccio manipolativo prevede pianto asciutto, ossia senza lacrime, e la bocca assume la forma tipica che io definisco “a quadratino”. I bambini più grandicelli, che usano il capriccio manipolativo regolarmente per ottenere ciò che vogliono, hanno spesso affinato la tecnica ad un punto tale da rendere le lacrime reali, convincendo se stessi e gli altri di soffrire atrocemente una grandissima ingiustizia.

Il capriccio emotivo ti fa sentire un genitore impotente. Vorresti fargli capire che non è una cosa così grave se è andato fuori dai margini del disegno da colorare, ma non ci riesci. Parli con voce calma e decisa, cerchi di fermarlo, ma le tue parole sono mute, sopraffate completamente dall’intensità dell’emozione del momento.

Il capriccio manipolativo ti fa sentire un genitore impotente. Ti chiedi cosa hai fatto di male per meritarti questo figlio. Ti vedi gli occhi di tuto il mondo puntati contro e vorresti sotterrarti. E quasi quasi ti viene voglia di urlare anche a te.

Il capriccio emotivo è una richiesta di aiuto difficile da ignorare.

Il capriccio manipolativo è un braccio di ferro che si deve ignorare.

Il capriccio emotivo a volte può trasformarsi in un capriccio manipolativo, quando il bambino è abbastanza grande da capire certi meccanismi, e cerca di prenderci la mano.

E’ per questo che di fronte al capriccio di un figlio bisogna cercare di capire cosa sta scatenando il capriccio veramente prima di decidere come agire. Ma a volte le differenze sono molto sottili, e richiede un certo impegno da parte nostra.
Mettere un bambino in punizione in seguito ad un capriccio emotivo non ha molto senso se non gli si spiega cosa è successo e non lo si educa a trovare una soluzione migliore per esternare la proprio rabbia.

Il capriccio manipolativo va stroncato sul nascere. Il principio in teoria è semplicissimo: non farlo mai vincere qualsiasi siano le condizioni. Il bambino deve assumersi la responsabiltà di subire le conseguenze delle proprie azioni. Non vuoi vestirti? Bene, andrai a scuola in pigiama (e ti vergognerai a spiegarlo ai tuoi amici). Non vuoi mangiare? Bene, si vede che non hai fame (ma non si mangia prima che arrivi l’ora del prossimo pasto). Per questo è necessario che il bambino sia grande abbastanza per capire il concetto di causa-effetto, e che conosca le regole civili per cui si vergognerebbe ad andare a scuola in pigiama.

Il capriccio emotivo va combattutto giorno dopo giorno, insegnando al bambino l’autocontrollo. La responsabilità è del genitore, che deve allenare la sua capacità di controllo dell’emozione. Il principio sembra difficile, poi nei fatti, una volta preso il via, diventa un modo educativo spontaneo, che ci portiamo dietro per sempre.

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22 Comments »

  • Laura.ddd ha scritto:

    La mia esperienza è sovrapponibile alla tua analisi.

  • Serena ha scritto:

    Grazie Laura.ddd Almeno so che siamo in due :)

  • mammadicorsa ha scritto:

    Io penso di essere nel momento del capriccio emotivo, un attimo prima è tanquillissima, un attimo dopo i giochi sono volati come schegge impazzite. Il problema è che non posso permetterle di buttare tutto per aria quando e come vuole. Allora le dico: “quando ti sei calmata, mamma torna e si mette tutto a posto”. A quel punto scatta il capriccio manipolativo, il braccio di ferro a chi resiste di più. Con la pazienza forse in un’ora si potrebbe ottenere di riprendere un gioco, ma gli altri??? Il problema è che per quanto sia molto precoce, una bimba di 2 anni e 4 mesi non riesce a spiegare che cosa ha scatenato la sua reazione, e questo come dici tu ti fa sentire davvero impotente!!!

  • Serena ha scritto:

    @mammadicorsa mi stai dicendo che la lasci da sola quando è in preda ad un capriccio emotivo? Io non ho mai osato. Normalmente resto con lui, e cerco di calmarlo e di impedirgli di distruggere tutto. Io non accetto il lancio degli oggetti, nemmeno in caso di capriccio emotivo. Gli tengo la mano ferma o gli tolgo gli oggetti di mano. Fino ai due e mezzo riuscivo anche a sollevarlo di peso e portarlo in un angolo tranquillo per calmarlo. Parole d’ordine “prima cosa ci calmiamo, poi vediamo di capire che succede. Se non ti calmi non possiamo fare niente” ripeto queste frasi all’infinito. Piano piano sta imparando. Ora si calma molto più in fretta e mi avverte quando è finalmente calmo. Mi sa che dovrei scrivere un post approfondito su queste tecniche, vero?

  • Silvia ha scritto:

    Eh, sì socia!

  • mammadicorsa ha scritto:

    Serena, la puledrina non è prevedibile, mentre sta giocando tranquilla magari succede qualcosa e all’improvviso lancia via quello con cui sta giocando (può essere un libro, ma anche la piccola cucina!!!). Come fai a prevederlo se un secondo prima era calmissima? Io ovviamente aspetto che passi la burrasca e mi sincero che non si possa far male, poi cerco di abbracciarla e di calmarla, ma nei momenti di rabbia domare fisicamente 15 kg per 94 cm di altezza, diventa davvero difficile. Per non considerare che a volte ricevo in cambio morsi o manate. Allora ho appurato che farla calmare un po’ da sola non è poi così controproducente, dopo 2 minuti mi cerca! Ovviamente sto parlando di casi estremi che si verificano in giorni di particolare nervosismo. Il problema della puledrina è che è estremamente sveglia per la sua età, molto recettiva a tutti gli stimoli e molto emotiva. Posso capire che per lei sia difficile a volte dominare le sue emozioni, io ho imparato a 25 anni! Il mio desiderio sarebbe quello di poterla aiutare per farla crescere più serena!

  • ale ha scritto:

    ciao Serena, grazie per il tuo contributo…e ringrazio anche le altre mamma che hanno commentato :) ora mi sento meno sola sapere di non essere l’unica ad affrontare certi capricci! mi rispecchio perfettamente in alcune cose che hai scritto e mi stupisce come hai descritto le cose con le stesse parole che avrei usato IO

  • Silvia ha scritto:

    Bellissimo ale, il post sul tuo blog: starebbe benissimo nel nostro genitorisbroccano! Cliccate sull’IO qua sopra, vi sentirete meno soli ;)

  • elisa ha scritto:

    E’ un post molto interessante.
    Quando la Nina era piccola ero semplicemente terrorizzata dai suoi capricci emotivi. Non sapevo come gestirli, soprattutto in pubblico.
    Poteva tranquillamente distendersi per strada e urlare per minuti interi.
    Tra l’altro era molto difficile anche per me mantenenere la calma.
    Me ne ricordo uno incredibile in vaporetto, sorto dal nulla.
    Il vaporetto era pieno di gente. Le abbottonai il cappotto mentre parlava con la ragazza di mio fratello.Insomma, a tre anni, in quel momento si sentiva grande e io, col mio gesto, inconsapevolente l’avevo riportata al suo naturale stato infantile.Io questo lo capii un millesimo di secondo troppo tardi. Iniziò a urlare e correre verso l’uscita, che però da noi è il canale…
    Mamma mia, non ho mai sudato così tanto!
    Vi avessi trovate prima!
    Adesso capita ancora, ma sempre più raramente e sono senza dubbio più facili da gestire. Il metodo migliore con lei è tentare un approccio fisico. Non nel senso di picchiarla, ma piuttosto di abbracciarla e accarazzerla. La difficoltà sta prorpio nel suo rifiuto a questo approccio. Una volta che si riesce a “entrare ” è fatta!Si calma subito e iniziamo a parlare.
    Comunque, anche per me mia figlia è stato un vero allenamento emotivo!

  • ale ha scritto:

    grazie Elisa…a veneziaaa ma siamo vicinissime! e poi ci ho vissuto 10 anni per l’università, ma ora ci torno spesso a portare a spasso la mia dolce Belva
    un giorno a campo s.margherita mi ha detto “mamma da grande vengo anche io a fare la scuola dei grandi come te, poi sposo una bambino di venezia e faccio bambini che parlano veneziano” hahhahahaa mi ha fatto troppo ridere

    cmq in merito al discorso di prima hai ragione pienamente su 2 cose:
    1 – con LEI ho imparato cos’è la pazienza
    2 – l’approccio fisico spesso è calmante

    ma una domanda che mi faccio spesso…ma abbracciarla non sminuisce il fatto che la sto sgridando?
    ci sono volte l’ha fatta così grossa che non psosso abbracciarla, pur sapendo di calmare la situazione, perchè se lo facessi è come darlgiela vinta…

  • elisa ha scritto:

    beh, sì, io mi sono arrabbiata mille volte di più quando stizzosamente e deliberatamente mi ha dato della stupida, piuttosto che per una sua scena madre la volta che le era scoppiato il palloncino.
    p.s.
    mai provato Venezia con la carrozzina e la pioggia?
    E’ un’esperienza!

  • Serena ha scritto:

    @mammadicorsa forse puoi fare un’analisi a posteriori per capire cosa ha scatenato la crisi. Quando lei è calma puoi aiutarla a ragionare su quello che è successo e a suggerire dei modi alternativi di esprimere la sua rabbia. Devi farle capire che va bene arrabbiarsi, ma non va bene prendere a calci, morsi, lanciare oggetti o qualsiasi altra cosa lei faccia che non ritieni un comportamento appropriato. L’idea non è quella di rimproverarla, ma di insegnarle a gestire le sue emozioni. E questo mi sembra proprio in linea con quello che dici te.

    @Ale e Elisa l’abbraccio è un’ottima strategia se riesce a calmare il bambino. Non tutti i bambini lo accettano, se tento di abbracciare il Vikingo ad esempio rischio la vita ;) A parte gli scherzi, però attenzione a fare in modo che non finisca tutto nell’abbraccio, o peggio che l’abbraccio sia visto come un premio (faccio i capricci e mamma mi abbraccia. Bella questa! Ora ci riprovo). Come dicevo a mammadicorsa c’è bisogno di un’analisi a posteriori e un piano per il futuro. Soprattutto se le crisi avvengono di frequente.

  • Matteo ha scritto:

    Ciao a tutti sono il papà di un bimbo di 21 mesi di nome Tobia, mi ritrovo a ricercare aiuto ai fini di poter capire e sostenere mio figlio.
    Da circa quindici giorni a questa parte Tobia da un momento all’altro per delle stupidaggi ai nostri occhi inizia un pianto disperato e molto nervoso che non si riesce a calmare in alcun modo. Ci tengo a precisare che tali episodi non si sono mani manifestati fino a qualche tempo fa.
    Il mio patata prende il ciuccio e lo lancia per terra, addirittura ultimamente arriva a graffiare me e mia moglie nei momenti in cui tentiamo di calmarlo.
    In maniera particolare i fatti sopra descritti si ripetono con sistematicità al momento serale in cui ci si deve cambiare e mettere il pigiamino.
    Preciso che Tobia frequenta l’asilo nido del nostro paese nella sezione part-time, secondo quanto detto dalle educatrici e anche a notro avviso il bimbo si è inserito molto bene, oltrettutto crisi di questo tipo non ne sono mai capitatenel corso delle ore di permanenza al nido.
    Ringrazio anticipatamente chiunque mi possa fornire degli spunti per poter aiutare il mio patata in questi momenti particolari.
    Dott.Ing. Matteo B.

  • giulia ha scritto:

    Grazie, ragazze…l’articolo “quei meravigliosi due” mi ha aiutata…per lo meno mi sento meno sola…non che non conoscessi questa fase difficile, ma davvero non la ricordavo così terribile.
    Passerà, passerà, passerà….così come è arrivata scivolerà via.
    Vero?!?!
    G.

  • Emy ha scritto:

    Per me non c’è differenza, sono comunque stanchi ed è quello che fa partire la piena emotiva.

    Credo che i bimbi puntino a sentirsi di uguale dignità…la mamma compra tante cose, anche io vorrei scegliere qualcosa.

    Non è una prova di forza…è svilente per un bimbo vincere sul genitore, io ricordo che mi faceva tristezza, non volevo nemmeno perdere, ma santo cielo non si può pensare all’oggetto della discussione piuttosto che all’educazione?
    Mia mamma quando partiva la sirena diceva:”Ecco adesso proprio non lo faccio”(Adesso che me lo chiedi in questo modo non te lo posso più dare, già ma se io sapessi veramente incanalare il mio fiume in piena, ti pare che sarei qui ad aver bisogno di una mamma? ;-) ).
    Quando sono diventata mamma, per un po’ ci sono caduta anche io….ma poi mi sono resa conto che era impossibile essere coerente, se il bambino cominciava a lamentarsi non dovevo cedere?
    Ma a me tutta questo stress cosa serviva? per educarlo?….non c’è niente di peggio per una persona che sentirsi “da educare”….
    Allora ho buttato all’aria tutto il passato ed ho cominciato a capire piuttosto quali erano le cose che potevo accettare.
    Se un bimbo urla pi+ forte significa che non si sente ascoltato e non vuole rinunciare a sè stesso (per fortuna), lui ha anche diritto di lamentarsi e arrabbiarsi….bisogna domandarsi quale è il nostro problema se il bimbo piange?
    se un bimbo non si sente ascoltato, non rimarrà in contatto coi suoi sentimenti, perchè tenderà a non prendere in considerazione i sentimenti che gli altri adulti non prendono in considerazione.
    Allora si, succede che ad un bimbo gli tocca “fare la finta” ad un certo punto non saprà più nemmeno lui se quello che chiede sono sue necessità o le necessità sono altre.
    In ogni caso bisogna puntare a capire il vero motivo.
    C’è sempre un motivo, non dobbiamoo noi per primi vederla come una prova di forza.
    Sia che ottengano quello che chiedono, sia che non ottengano quello che chiedono, in realtà non viene dato loro quello di cui hanno bisogno, ossia la comprensione da parte del genitore della loro sensazione In pratica perdono sempre.
    Quello che serve è la connessione, magari vogliono sentirsi complici anche loro, avere una connessione, o anche semplicemente hanno voglia davvero di un certo cibo, perchè no. Quante volte mi riprometto di non andare a fare la spesa quando sono affamata, che poi mi accorgo di avere preso un sacco di cose che mi ingolosiscono.
    Se io tiro dritta e al massimo dico “si ho capito vuoi quello” non lo faccio perchè voglio mettere dei limiti attorno a mio figlio, ma semplicemente perchè ho soppesato i MIEI limiti, quello che posso o non posso accettare ..dal punto di vista economico, dal punto di vista dell’equilibrio alimentare, e da tanti altri fattori.
    Ci sono dei momenti in cui sono disposta e altri momenti in cui non sono disposta, ma non perchè il bimbo merita o non merita.

  • Serena ha scritto:

    @Emy la tua riflessione è molto interessante. Sono d’accordo con te che ogni capriccio, sia esso manipolativo o emotivo, ha alla base una richiesta. Non sono d’accordo però sul fatto che entrambi nascono in un momento di stanchezza. Mi è capitato spesso di assistere a capricci manipolativi in momenti rilassanti in cui il bambino era perfettamente tranquillo e per nulla stressato. E’ comunque fondamentale chiedersi cosa ci sia dietro il capriccio. Nel caso di un capriccio emotivo può essere una richiesta di aiuto ad incanalare delle emozioni. Il capriccio manipolativo nasconde spesso la richiesta di trovare i limiti. E’ forse proprio per questo che il capriccio manipolativo spesso gioca al rilancio. Magari parte con un voglio il gelato, e dopo averlo ottenuto rilancia con un “lo voglio più grande” e poi arriva ad un “voglio mangiarlo in piedi sulla sedia” e così via, aumentando la posta in gioco ogni volta che si ottiene qualcosa (e naturalmente si finisce per buttare il gelato, perché non era quello che veramente voleva: giuro che ho assistito a queste scene!). Al capriccio bisogna rispondere nel modo giusto. Se un bambino sta facendo una prova di forza con te, forse sta cercando di dirti “mostrami il limite, fammi vedere fin dove posso arrivare” e se il genitore risponde con concessioni, coccole e “poverino è stanco!”, non sta rispondendo al suo bisogno. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati, accettati, ma anche rassicurati da un sonoro NO. Non è una questione se il bambino merita o meno di acquistare un gelato.
    Per me è una questione di rispondere al capriccio nel modo giusto (che non è giusto in assoluto, ma è giusto per quel capriccio, per il mio bambino e per me come mamma) che risponda al meglio al suo bisogno.
    Grazie per avermi stimolato a chiarire questo punto, che forse non avevo espresso molto bene.

  • Emy ha scritto:

    Ho capito cosa intendi, però secondo me cìè sempre una base di…ecco forse è più appropriato dire stress, in cui il bambino si vede impossibilitato a raggiungere un bisogno, e quindi parte con l’allagamento emotivo. lo stress pu essere anche dato dalla paura di qualche mancanza, dal non riuscire a prevedere che un giorno o l’altro succederà quello che chiede, non è la fine del mondo se non lo ottiene subito.
    O magari da un po’ di tempo non riceve segnali di connessione, di recintamento, e si sente un po’ spaesato.

    In altri momenti ,magari avrebbe avuto quell’attimo di pazienza in più per ascoltare il genitore che spiegava quello che pensava, avrebbe avuto la tranquillità di ribattere, ma in una situazione di paura emotiva, tutto precipita più in fretta.

    E’ vero è come se cercassero un limite, ma non cercano lo scontro, cercano il tuo limite, non per sfidarti e vedere dove puoi arrivare, ma per conoscerti per capire quali responsabilità ti prendi per capire dove possono arrivare e imparare così come risolvere le questioni.

    La cosa importante è sempre essere autentici, e quando si è autentici ci si sente stonati quando non si risponde in modo adeguato, e ci si sintonizza meglio, si va un po’ a braccio non c’è alcun timore di sbagliare approccio e poi ritornare indietro, scusarsi, riprovare, cercare di capire meglio, lasciare il tempo, o semplicemente tirare avanti.
    Ha sempre un bisogno di aiuto in quel momento, anche se magari lo giudichi un bisogno secondario.
    aiutare un bimbo, comprenderlo, ascoltarlo, non significa necessariamente, strargli sotto, fare tante domande, e coccolarselo…ma prendersi a cuore il problema, prendere il bimbo sul serio (anche se magari si sta giocando o scherzando).

    La rassicurazione di un bimbo non è sul SI o sul NO, ma sul fatto che in quel momento stai prendendoti cura e attenzione ai suoi bisogni, indipendentemente dal fatto che ottenga o meno quello che chiede.
    E’ importante per un bimbo il fatto che tu faccia le tue scelte anche se contrarie alle richieste..E’ brutto per un bimbo ottenere che il genitore faccia qualcosa che è contrario a quello che pensa, o che lo faccia soffrire.
    Non è quello lo scopo del bimbo, lui spazia in lungo e in largo e vuole capire come sono i confini, ha bisogno di conoscere i confini fisici, e anche quelli emotivi e del rispetto.
    Quindi sono d’accordo con te c’è da rispondere in modo giusto, ma prima, bisogna spogliarsi dai pregiudizi, dagli schemi mentali, dalle nostre paure che ci impediscono di vedere chi abbiamo davanti e non ci fanno prendere le giuste responsabilità.
    Ma soprattutto bisogna lasciare ai bimbi le loro responsabilità, il diritto di piangere e arrabbiarsi è una di queste, il diritto di arginare e impedire rotture di cose e di timpani è responsabilità nostra.
    La comprensione di questa differenza secondo me è molto importante.
    Non è così immediata però la cosa.

    Bello questo scambio…mi piace :)

  • Marianna ha scritto:

    Ciao a tutte, a quanto leggo parlate tutte di bimbi già grandetti….ma quando (oddio il quando è indicativo per ogni bimbo) un bimbo inizia ad affinare la malizia?
    Quando bisogna iniziare a dire NO?
    Aron ha 10 mesi e da qualche giorno ha iniziato a tirare morsi (solo a me però finora) ed io cerco di dirgli di no e puntualmente interviene mia suocera (che è quasi sempre con noi….vabbè…lasciamo stare…) dicendo che lui è piccolo e non capisce ed è presto per dargli dei divieti ed ecco che lui lo fa io gli dico di no e mi ride in faccia!!!!
    Secondo me lui invece capisce e come….perchè da quando ha 4 mesi che ho ripreso a lavorare e lo tiene la suocera quasi sempre e mia madre ogni tanto lui ha capito con chi può contrattare (suocera) e con chi no (me e mia madre)….
    Come si fa a non far diventare capriccioso un bimbo???quanta pazienza ci vuole????

    ps:interessantissimi tutti gli articoli….grazieeee

  • Serena (author) ha scritto:

    @marianna tuo figlio a 10 mesi non sta certo facendo le cose con malizia. Lui sta solo facendo il suo lavoro di bambino, testando, provando, cercando di capire. Dirgli di no, non solo è possibile, ma è l’unico modo che hai per guidarlo a capire cosa è giusto fare e cosa non lo è. Non aspettarti che capisca subito al primo no, ma ripeti i tuoi no con fermezza e costanza ogni volta che fa qualcosa che non va fatto. Prima o poi capirà.

  • Marianna ha scritto:

    grazie serena per la risposta.
    lo so che a 10 mesi il no non lo capisce completamente….ma penso anche che qualcosina qualcosina gli rimane dentro ogni volta che gli spiego la stessa cosa…..
    purtroppo la cosa che non “tollero” è “l’interfernze” esterne mentre sto parlando con mio figlio…..

  • Marianna ha scritto:

    Ciao Serena
    eccomi a riscriverti.
    ora l’equilibrista ha 13 mesi….e credo che abbia proprio iniziato a fare i “capricci manipolativi”!!
    Esempio: se sta giocando con qualcosa e se la mette in bocca io inizio a dirgli di no e lui continua a farlo poi glielo allontano dalla bocca e vedo che lui sorride e se lo rimette in bocca, io ripeto la mia azione (con faccia seria senza sorridere) e lui ride e continua a fare i suoi comodi….pensa che sto giocando??come posso fare a farmi “rispettare” ?(so che è una parola grossa ma la uso x farti capire cosa intendo?).
    Inoltre credo che abbia studiato all’Actor Studio… se io o il padre lo riprendiamo perchè sta facendo qualcosa lui piange (o meglio recita di piangere) io mi intenerisco (non dovrei lo so…) lo prendo in braccio lui mi abbraccia e fa ancora qualche rimasuglio di pianto…poi alza la testa e mi guarda…se vede la mia faccia seria riabbassa la testa e ripiange ancora un pò…se vede la faccia normale riprende a ridere, e a fare quello che faceva prima….l’ho messo alla prova sia mantenendo la faccia arrabbiata che facendo la faccia normale…e lui ha recitato nel 1^ caso…oppure ha ripreso a fare i suoi comodi nel secondo caso….

    come ci si comporta in questi casi??

  • Metodi disciplinari: il time out | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] non ha molta voglia di starsene in time out, soprattutto se ha 2 o 3 anni ed è nel pieno di una crisi emotiva.La prima cosa da fare è far capire al bambino che ha bisogno di calmarsi. Io normalmente procedo [...]

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