Combatti o fuggi. Strategie di difesa dallo stress che ci circonda

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    gestire-stressIo ho avuto un’infanzia felice, o almeno questo è il ricordo che ho della mia infanzia. Sregolata, ma felice. Rilassata, sicuramente senza stress. La colazione fatta per strada perché bisognava attraversare mezza Roma in macchina per andare a scuola, i compiti fatti dove capitava e quando capitava, zero attività sportive o extra-curricolari, pomeriggi interi trascorsi all’aperto a fare quello che volevamo. Certo andavo a scuola solo la mattina, ma i miei lavoravano entrambi e in qualche modo si riusciva a fare. In qualche modo. Ma quale? Un po’ i nonni, un po’ stavo al lavoro dai miei, un po’ giocavamo per strada sul marciapiede o ai giardinetti. Gli amichetti erano quelli che si incontravano lì fuori, per i compleanni c’erano i cugini, e nessuno stress da feste con tutta la classe tranne poche occasioni.
    Una delle maggiori cause di stress per i bambini viene indirettamente dalle difficoltà economiche dei genitori, anche nel mondo occidentale. Eppure i miei di difficoltà economiche ne hanno avute tante, ma non è mai stata una causa di stress per noi figlie. Bravi i miei genitori, sicuramente, ma io non riesco ad essere ugualmente rilassata come madre nei confronti dei miei figli, nonostante le migliori condizioni economiche, e potenzialmente una migliore qualità della vita dei miei figli. Perché? Perché ho la sensazione di vivere stressata e di far vivere una vita stressante ai miei figli?

    Lo stress è un fenomeno complesso e non è necessariamente negativo. La reazione del nostro corpo allo stress è infatti prima di tutto funzionale: il corpo e la psiche si preparano a risolvere una situazione difficile. La reazione primitiva ad una situazione di pericolo è quella che in inglese viene definita il fight-or-flight, ossia letteralmente “combatti o fuggi”. Di fronte al pericolo la fisiologia del nostro corpo ci prepara ad affrontare la situazione nelle uniche due soluzioni possibili. L’amigdala agisce sull’ipotalamo che a sua volta agisce sull’ipofisi e insomma, quando c’è una minaccia di pericolo, il corpo produce degli ormoni che ci preparano per l’azione. Questi ormoni, come ad esempio l’adrenalina e il cortisolo, vengono rilasciati nel flusso sanguigno e fanno aumentare il tono muscolare per preparare il corpo all’azione fisica, aumentano la frequenza cardiaca in modo che il sangue scorra più rapidamente in tutto i tessuti, agiscono sul ritmo di respirazione per aumentare la quantità di ossigeno disponibile, e ci aiutano a concentrarci per poter pianificare e pensare velocemente ad un modo per tirarsi fuori dai guai.
    Insomma lo stress è davvero uno dei modi in cui il corpo si protegge.

    E’ evidente che al giorno d’oggi non ci capita spesso di dover affrontare un orso o una bestia feroce, eppure l’attivazione di questo meccanismo di difesa è molto simile a quello che avviene in condizioni di stress che viviamo quotidianamente, e se avete mai osservato qualcuno perdere il controllo nel traffico, sarete in grado di riconoscere il comportamento del fight-or-flight. Anche nel caso in cui non ci sia una situazione di vita o di morte da affrontare, il tipo di reazione del nostro corpo resta più o meno la stessa. Avete presente quando vostro figlio sbotta improvvisamente urlandovi dietro cose inaudite nonostante i suoi 4 anni scarsi? Avete presente quando vi parte lo sbrocco e gli urlate dietro mettendolo in punizione per il resto della sua vita? Questi sono tipici esempi di fight-or-flight. Se ci pensate un attimo vi accorgerete che avete il cuore a mille, sudate, siete rossi (aumento della pressione e circolazione del sangue), insomma siete pronti alla guerra. Molto probabilmente vostro figlio o voi vi siete trovati in una vicolo cieco, in una situazione dalla quale non riuscivate a tirarvi fuori, vi siete sentiti persi, e il vostro corpo ha reagito come avrebbe fatto quello dei nostri antenati alle prese con una situazione di pericolo.
    C’è ovviamente una differenza tra lo stress fisico e mentale, ma la reazione istintiva del nostro corpo resta sostanzialmente simile.

    Finita l’emergenza il corpo dovrebbe ritornare ad una situazione di equilibrio e calma, e recuperare le energie. Se questo avviene lo stress e la reazione del nostro corpo non ha conseguenze a lungo termine. Quando invece le situazioni di stress sono molto frequenti, o la causa dello stress non è temporanea ma continuativa, si rischia di avere conseguenze stabili per il nostro corpo quali aumento della pressione, aumento di zuccheri nel sangue, e indebolimento del sistema immunitario.
    Il problema quindi non è lo stress in sé, ma lo stato di angoscia o ansia continuativa a cui ci portano le diverse situazioni che generano stress. Questo è quello che è stato definito distress da Hans Seyle, l’endocrinologo fondatore delle teorie di gestione dello stress negli anni ’70.

    Se lo stress la fa da padrone per noi adulti, è purtroppo vero che è diventato un problema molto grave anche per le nuove generazioni. I bambini infatti sono stressati un po’ da tutto. I ritmi di lavoro dei genitori, le preoccupazioni finanziarie delle famiglie, il numero crescente di attività proposte ma anche semplicemente i normali conflitti con gli altri bambini. Il numero crescente di aspettative è uno dei fattori chiave: ai bambini già da piccolissimi viene richiesto molto di più, e il confronto con gli altri che facciamo prima di tutto noi genitori (oddio ha 9 mesi e non gattona, ma è normale? Ha 1 anno e non parla, sarà grave?) e con l’età imparano a fare loro pesa come un macigno. Il confronto continuo competitivo con i compagni a scuola, i compiti a casa, le attività extracurricolari, la paura di non essere all’altezza delle aspettative sono tutte cose che aggiungono elementi nuovi di stress.

    Pensando meglio alla mia infanzia mi rendo conto di due cose fondamentali.
    Primo, i miei pomeriggi erano vuoti e io potevo riempirli come volevo. Certe volte ci si annoiava, ma la maggior parte delle volte ci si inventava qualcosa di divertente.
    Secondo, lo stress dei miei genitori pur riguardando cose a lungo termine ad esempio nel caso di problemi economici, veniva sempre circostanziato a risolvere situazioni imminenti e temporanee. Lo stress si viveva nel qui ed ora, e non ci si portava dietro nulla (sempre per noi figlie, perché immagino i mie genitori fossero stressati dietro alle nostre spalle), non permettendogli di diventare distress.

    Cosa possiamo fare quindi per permettere a noi e ai nostri figli di vivere meglio lo stress quotidiano?

    Una delle cose più importanti è quella di imparare a riconoscere le reazioni del nostro corpo al fight-or-fligh e insegnare anche ai nostri figli a farlo. Saperle riconoscere ci aiuta a contestualizzare, a dare un nome alle cose, e a imparare a non averne paura. Riuscire a riconoscere una situazione è il primo passo per imparare a controllarla.

    Imparare a ritrovare la calma. Fare sport, utilizzare tecniche di rilassamento da soli o insieme ai nostri figli, respirare profondamente 3 volte quando sentiamo il cuore battere in gola, cerchiamo di vivere lo stress come una situazione temporanea.

    Impariamo a dire di no, a tagliare le attività se vediamo che queste aumentano lo stress invece di aiutarci a rilassarci. Diminuiamo l’ansia da prestazione, è veramente necessario che mia figlia di 5 anni faccia un’attività ogni giorno della settimana? E’ veramente necessario organizzare il weekened con gli amici? E’ veramente necessario mantenere tutti gli impegni del calendario? Impariamo a dire no e a creare spazio libero per noi stessi e per i nostri figli.
    Impariamo a rendere i pochi momenti trascorsi insieme a loro, dei momenti di qualità. Parliamo di cose importanti anche nei ritagli di tempo, o semplicemente stiamo con loro, a non fare nulla, seduti accanto a loro che fanno qualcosa, o dedichiamogli un po’ di tempo ad osservarli, a guardarli giocare, a mostrarci le cose di cui sono orgogliosi.
    E abbracciamoci. Tutti, padri, madri, figli, usiamo il contatto fisico come calmante naturale. Al mio settenne è stato spiegato a scuola che abbracciarsi aiuta a ridurre lo stress e si vive più a lungo, e lui stesso quando mi vede arrabbiata mi dice “vieni mamma, ti do’ un abbraccio, così ti calmi e viviamo più a lungo”
    Non sono sicura sul vivere a lungo, ma certamente aiuta me a ritrovare la calma e rinforza il nostro rapporto.

    E voi siete stressati? Quali sono i vostri trucchi per rilassarvi? Come insegnate ai vostri figli a difendersi dallo stress?

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    8 COMMENTI

    1. Quello che dici sulle aspettative è verissimo, ma credo dipenda molto dai tempi in cui viviamo. I miei genitori sono nati nell’immediato dopoguerra, e avevano una montagna di possibilità davanti, prospettive di crescita personale ed economica, insomma erano figli del boom. Noi, o almeno io, siamo stati meno fortunati: siamo cresciuti pensando di avere le stesse possibilità, che la vita sarebbe stata sempre così e poi invece al momento di tirare le fila ci siamo ritrovati in un crash. Detto questo, penso comunque che anche la generazione dei nostri genitori abbia avuto i suoi bei problemi, che ogni generazione ha i suoi, che nessuno è minore o maggiore degli altri ma sono semplicemente diversi. E dobbiamo imparare a riconoscere e gestire i nostri se vogliamo uscirne vivi.
      L’anno scorso mi sono ritrovata ripetutamente sull’orlo dell’esaurimento nervoso: ho fatto un corso che mi impegnava fino alle 7 di sera, ci ho messo sopra 3 concorsi (15 prove in 12 mesi) mia figlia ha passato tutti i pomeriggi con mia mamma e alla fine mi chiamava nonna, cercavo di raggranellare qualche soldo lavorando la sera e nei fine settimana. E’ stato massacrante, ne ha risentito tutta la famiglia. E allora quest’anno abbimo deciso di rallentare: abbiamo dimezzato le attività che avremmo voluto considerare, cerchiamo di vivere un giorno per volta imparando a goderci semplicemente il tempo passato insieme, magari annoiandoci un pò (e cercando di spiegare a una quattrenne la bellezza della noia). Insomma ci si prova. E speriamo bene…

    2. io ricordo che da bambina ero stressata dalle tante situazioni “piu’ grandi di me”. Me ne stavo li’ impotente a non poter far altro che aspettare che la vita si abbattesse su di me. Sono molto felice di essere diventata adulta.

    3. Questo post tocca una mia nota dolente per due ragioni:
      il tempo morto con un amplificato può trasformarsi in un vero incubo, invece di essere rilassante;
      io vengo da un vissuto diverso da quello descritto da Serena: io da bambina mi sono sempre annoiata a morte! Figlia unica, senza cugini, mamma casalinga e quindi niente asilo… Sempre molto in casa, perché se no si ammala, quell’attività carina, però cpn la scuola… ecc, ecc…
      Quindi senza stress, ma mooolto, mooolto noiosa.
      Di conseguenza, io non ho nessun rimpianto per “i bei tempi andati”. Ben vengano le attività pensate anche per i più piccoli, ben vengano i week ends pensati per e con i bambini che per me non ci sono mai stati perché o i miei avevano da fare o bisognava andar a trovare nonni e zii anziani.
      Certo, come per ogni cosa, “est modus in rebus” e quindi ad esempio noi ci limitiamo ad un paio di attività a settimana più nuoto il sabato. Però, in ogni caso, penso che inevitabilmente i nostri bambini siano “figli del loro tempo”, vita stressante inclusa, e che non sarebbe più pensabile crescerli come noi. Noi stessi asiamo genitori diversi da quel che sono stati i nostri: abbiamo una vita, nel bene e nel male, diversa. Forse più agiata, ma sicuramente più precaria, con molte più varibili da gestire e questo, già di per sé è stressante.
      In più, nel mio caso, madre dell’amplificato “irriducibile” so che devo insegnargli a gestire noia e tempi morti, ma senza esagerare se no mi esaurisco io!

      Bel post e buoni spunti di riflessione!

    4. Che bello questo post, e come lo condivido!!
      Io vengo invece da una famiglia in cui tutto era fonte di stress, dalle vacanze, alle piccole malattie, per non parlare delle grandi, qualsiasi cosa: tutto.
      A ripensarci ora, razionalmente, in maniera distaccata, mi dispiace cosi’ tanto constatare quanto entrambi i miei genitori non siano stati in grado di godersi la loro vita, la nostra infanzia e fanciullezza, pur non avendo mai avuto grossi problemi.
      E mia madre tende a farlo tutt’ora.
      Ho impiegato molti anni a razionalizzare e superare queste dinamiche che per forza di cose hanno influito negativamente su buona parte della mia vita.
      La grande epifania c’e stata quando ho conosciuto mio marito e sua madre. Il loro rapporto e’ esattamente quello che viene descritto nel post. Mi hanno conquistato immediatamente per la loro grandissima semplicita’ emotiva. Devo cosi’ tanto a questo incontro!!
      Pensare che ho rischiato di rinunciare definitivamente alla maternita’ perche’ quello che mia madre e mio padre mi hanno fatto arrivare per anni e’ stato: avere figli e’ intrinsecamente una fonte di stress che distrugge tutto, rapporti, vita, aspettative.
      In realta’ non sono arrabbiata con loro (non piu’ almeno), quello che e’ mancato loro e’ stata un’educazione alla gestione dello stress, i miei nonnni non sarebbero stati in grado di farlo, a quei tempi non era concepita una cosa del genere. Poi si sono trovati, entrambi simili in questa loro mancanza e non ne sono usciti piu’.
      Mi hanno dato altro e per questo li ringrazio, io sono felice della mia vita e delle mie relazioni, ma chissa’ come sarebbe stato avere genitori emotivamente piu’ semplici!
      Insomma, ecco, per fortuna che i figli crescono nonostante i genitori! Speriamo bene.

    5. Beh, lo sono stata, come tutti. Ora molto meno. Se dovessi dare qualche suggerimento:
      1)fate dell’attività fisica costante. Io ho iniziato a correre e sperimento attualmente quello che si dice circa le endorfine prodotte durante l’attività aerobica. Sono una droga naturale. Unica controindicazione? da dipendenza.
      2)Faccio stretching davanti alla tv quasi tutte le sere, da circa 4 anni, da quando cioè mi resi conto che stavo diventando un vermone rattrapito. Ho preso 10 cm di flessibilità. Non ho più quei dolori alla schiena, al braccio, al collo che ultimamente mi tormentavano.Scusate se è poco.
      3)Leggo e ascolto di filosofia. In particolare, in questi ultimi anni, Umberto Galimberti mi ha aperto un mondo nuovo. Va da sè che poi se ne aprono molti altri, e si impara a relativizzare.
      4)Mi raccomando, relativizzate. I nostri problemi, anche quando ci sembrano enormi, si risolvono sempre un pessetto alla volta.
      5)E poi, the last but not least, il post di genitori crescono sulla genitorialità vissuta come REALAZIONE e non come PERFORMANCE http://genitoricrescono.com/istanti-felicita-genitori/. Delle volte, bastano poche parole, ma ben dette, per calmare le ansie in un rapporto, come quello madre figlio, che in questa società viene troppo spesso influenzato da aspettative esterne che non ci riguardano affatto e ci interessano ancor meno. Assodato che amerei mia figlia anche se avesse tre baccia, quattro occhi e la lingua verde, tutto il resto non conta.

      • @deborah grazie per i suggerimenti. Il numero 1 lo sto rimettendo in pratica ora dopo qualche (troppi) mese di pausa, e ne vedo risultati immediati. E il numero 5 me l’ero dimenticato 😉

        @Camomilla “i figli crescono nonostante i genitori” me lo voglio stampare per averlo sempre davanti. Forse è proprio quel grano di leggerezza in più che a volte ci dimentichiamo di avere. Grazie a te per il commento.

        @Stranamamma hai ragione, i tempi morti con l’amplificato sembrano non esistere. Eppure crescendo ti assicuro che si vede la luce in fondo al tunnel, e persino l’amplificato riesce a starsene tranquillo a lungo, impegnato in qualche attività, di cui non vuoi sapere nulla, finché scopri che ha costruito una catapulta 😉

        @Polly sai anche io sono felice di essere diventata adulta. Ci dà la sensazione di poter decidere quali situazioni poter gestire e quali no. Però l’infanzia che abbiamo vissuto è quella che ci ha preparati, nel bene e nel male, a diventare gli adulti meravigliosi che siamo. Un abbraccio.

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