Bianca, Italia-Francia andata e ritorno

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volevo-chiamarle-fridaPremessa: non è colpa mia se le mie amiche hanno blog così interessanti e scritti bene che poi mi tocca intervistarle qui (o forse è il contrario? Forse conosco personalmente solo blogger interessanti e poi mi sembra di intervistare solo amiche mie?). Conosco Bianca da un bel po’ di tempo, forse da quando aveva appena aperto Volevo chiamarle Frida, e grazie anche ai social sono diventata amica di questa donna che mi piace per come ha impostato il suo essere mamma: allegra, aperta ai dubbi e ai consigli, comprensiva, moderna e mai scontata.
Da poche settimane è tornata a vivere a Roma con la sua famiglia dopo un periodo da expat a Montpellier, da dove ci deliziava con i suoi post fotografici pieni di stupore e poesia (io ero tra quelli che tifavano perché non tornasse in Italia, vista la qualità della vita che l’aspettava, ma avevo torto, o no?).

Come hanno reagito le bambine a due traslochi importanti in poco più di un anno? Come le hai preparate ai cambiamenti che le attendevano?
La piccola quando siamo arrivati in Francia aveva solo un anno e per lei l’unica cosa che contasse davvero era che noi fossimo con lei, il dove non ha poi fatto una gran differenza. Per la grande l’impatto è stato un po’ più forte ma i bambini hanno un senso di adattamento strepitoso e per noi l’unica incombenza extra è stata quella di ospitare un amico immaginario per qualche mese ;). Il rientro in Italia ha avuto un effetto molto più forte perché sono entrambe più grandi di due anni e la difficoltà maggiore è stata far capire loro che non si trattava solo di una vacanza, che questa volta non saremmo tornati in Francia ma saremmo rimasti qui, in Italia. Il tutto lo abbiamo affrontato semplicemente parlando, raccontando loro tutto quello che stava succedendo e quel che sarebbe successo, facendo vivere il tutto come una piccola avventura, enfatizzando le cose belle. Una volta arrivati a Roma, la scuola, la famiglia e gli amici, vecchi e nuovi, sono stati di grande aiuto. Ho avuto conferma di una teoria sperimentata all’andata: l’entusiasmo è contagioso.

volevoItalia-Francia andata e ritorno: cosa avresti voluto esportare in Francia e cosa avresti voluto importare in Italia?
Da esportare in Francia: oltre la pizzeria sotto casa, il reparto gastronomia del supermercato e il bidet? Sicuramente l’empatia degli Italiani, la nostra propensione al contatto e agli abbracci, le cose che ci sono mancate di più. Dalla Francia all’Italia: senza alcun dubbio un’ottima qualità della vita, vivevamo in un villaggio giusto fuori Montpellier, una città già di suo a misura di uomo. Una qualità della vita che adesso ci manca molto, fatta di ritmi non frenetici, di distanze limitate, di giornate lunghe e ricche di tempo.

Il ritorno a Roma è stato piuttosto scioccante e anche il blog ne è stato influenzato: scrivi molto poco e fotografi ancora meno (ci manchi!!!!!). Riuscirai a tornare ai ritmi francesi?
Scioccante è la parola giusta: avevo pensato, ingenuamente, che tornare a Casa sarebbe stato più semplice. E invece, no! La combinazione di rientro al lavoro, caos della grande città, ritmi raddoppiati, è stata devastante ed il tempo e le energie per il Blog si sono ridotte all’osso. Scrivere e fotografare mi manca molto e spero di recuperare al più presto. Roma, oltre ad essere un gran caos, è anche una città che offre mille stimoli e sto cercando di organizzarmi in modo da riuscire a ritagliarmi un po’ di tempo, per poter aver tempo e voglia di raccontare, non solo il vissuto con le bimbe, ma anche di qualche passeggiata a zonzo per la città, con la Canon al collo, magari a bordo dei tanti autobus che normalmente prendo per lavoro e che spesso offrono panorami belli ed inaspettati.

Il tema del mese è lo stress e tu ne parli in questo post: secondo te la vita dei genitori francesi è più facilitata in tema di conciliazione lavoro-famiglia?
Mi dispiace ammetterlo ma la risposta è sì, i genitori francesi sono decisamente più facilitati e non credo sia un caso che in Francia, in media, abbiano tre figli. In Italia se non hai una rete di sostegno (leggi i nonni) devi avere un gran portafogli; in Francia, laddove non ci siano i mezzi, c’è una struttura a sostegno fatta di aiuti economici, strutture alternative ai nidi i cui costi sono totalmente deducibili dalle tasse, scuole pubbliche efficienti i cui orari tengono conto dei ritmi lavorativi dei genitori. Il tutto con un accesso al part time molto più facile ed un orario lavorativo di 36 ore, due ore che fanno decisamente la differenza.

– di Chiaradinome

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