Principesse in fabula (e il lupo nel camino)

Quanti dubbi questo mese sui modelli femminili da proporre ai nostri figli tramite le fiabe! E per figli qui intendo sia le femmine che i maschi, perché non sono solo le femmine ad avere bisogno di eroine fuori dagli schemi!
Piattinicinesi ci viene incontro con una collezione di favole ad ispirarci. La maggior parte di queste favole non me le ricordavo più, eppure io la raccolta di favole italiane di Italo Calvino l’ho letto e riletto, talmente tante volte che alla fine cadeva in pezzi, e me lo sono ricomprata da sola in età adulta.
Crescendo ci si dimentica delle favole che ci hanno fatto crescere, però in qualche modo ci restano dentro. Grazie Anna per avermele ricordate!

Facciamo un gioco.
Prendiamo le favole più diffuse, quelle che fin da piccoli siamo abituati a sentir raccontare, leggere, vedere al cinema o in tv, (Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Biancaneve, per dirne tre) e proviamo a tirare fuori delle indicazioni di lifestyle per piccole donne. Ne viene subito fuori che le fanciulle, esposte fin dalla nascita a ogni sorta di pericolo, paiono clamorosamete tonte, perché più vedono che il nemico le piglia per i fondelli, più loro cascano nei tranelli con una ingenuità disarmante.
Certo, mi direte, non è facile difendersi da persone di famiglia, che spesso sono donne dall’apparenza innocua. E’ vero. Per un lupastro affamato, un paio d’orchi allo sbando e un maniaco Barbablù, ci sono centinaia di sorelle, zie, matrigne e cameriere pronte a farle fuori senza tanti complimenti. Da subito capiamo che le donne fra loro sono sempre in competizione, e per questo invidiose. E’ tutto un concorso di bellezza, dove è difficilissimo vincere. Per ogni brutta ce n’è una bella, e per una bella ce n’è una ancora più bella. E che bellezza ragazze. Pensate alle donne frutta, che escono dalle melagrane, a
quelle che anche tramortite da cento anni sono sempre radiose. Qui non c’è make up che tenga, perché parliamo di bello da favola, che ha colori impossibili (neve, sangue ed ebano per citare i più famosi) proporzioni perfette, ur-bellità insuperabile, di fronte alla quale l’hair stylist si arrende, il dietologo depone le armi e il personal trainer va ad allenare i tre porcellini.
L’ur-bellità ( e ci mancherebbe altro) si unisce sempre all’ur- graziosità d’animo.
Niente linguaggio da scaricatore di porto, palloncini con la gomma americana e rispostacce. La principessa bella e buona è una virtuosa del congiuntivo, canta e danza, è gentile con tutti e ha una pazienza infinita. Chi non si adegua, come la moglie di Re Mentone o di Barbablù, verrà punita
senza pietà finché non impara la lezione. Le altre, che hanno raccolto ceci, filato tele di ortiche, pulito casette di nani minatori, cenato con bestie bitorzolute e sopportato mille angherie, avranno premi e ricchi cotillon. Nella fattispecie un marito ricco, meglio se di sangue blu ( che rispetto al rosso fa meno cafone).

Come lifestyle siamo un po’ scarsi, dobbiamo ammetterlo.

Non che non ci sia niente da imparare. Al contrario. Le favole insegnano a uomini e donne a diffidare delle apparenze, a saper riconoscere il bello dove gli altri vedono solo il brutto, ad aspettare, a soffrire per ottenere ciò che vogliamo, ad entrare in armonia con gli elementi della natura che poi in qualche modo ci verranno in aiuto. Tutte cose giuste.
Solo che le figure maschili nelle favole sono un tantinello più attive. Sono loro che partono, che vanno cavallo, che salvano le fanciulle indifese o le vanno a cercare in ogni dove. E mentre i baldi giovani si divertono con mile avventure le delicate giovinette mostrano la loro forza d’animo nell’attesa, nella fiducia, e nella infinita pazienza di cui sono dotate. Una pazienza che sfocia troppo spesso nella rassegnazione. Che è forse il punto che più mi innervosisce.
E allora?
Allora il gioco continua. E per gioco mi sono messa a rileggere le favole italiane di Calvino, delle quali già avevo parlato in un mio post(e dal quale Serena ha preso spunto per chiedermi di scrivere questo qui). E ne ho trovate diverse in cui le protagoniste femminili seguono il percorso classico perdita- allontanamento- prove-ritrovamento- maturità in modo più consapevole, attivo e anche ironico.
Vi propongo quindi un percorso alternativo alle solite fiabe, lasciando aperto qualsiasi suggerimento diverso e libera scelta di libere passioni, che se a una bambina piace solo Cenerentola, che Cenerentola sia. (Però poi poco prima che si addormenti, quando è troppo stordita per protestare, leggetele una di queste).
Comincerei con le versioni femminili di fiabe famose.

Le tre casette è la versione tutta italiana dei tre porcellini. La Marietta, ultima di tre figlie, combatte una guerra all’ultimo tranello con un lupo infingardo e affamato di Mariette. I trucchi che usa per non farsi acchiappare sono divertentissimi. Le sorelle crepano. Ma il lupo deve pur mangiare qualcuno e comunque così è la vita. Furba Marietta che la casa se l’è fatta fare in ferro.

La finta nonna riscatta (finalmente) quella tontolona di Cappuccetto Rosso. C’è una bambina che va a prendere il setaccio dalla nonna, e nel paniere della merenda si porta ciambelle e pan coll’olio. Per la strada il fiume Giordano e la porta Rastrello le chiedono qualcosa in cambio per farla
passare e lei offre tutta la sua merenda. Lo scambio simbolico con gli elementi della natura è compiuto, e loro alla fine l’aiuteranno a scappare. A casa, nel letto della nonna, ci si è messa l’Orca. Ma la cappuccetto
abruzzese, capatosta, lo capisce subito. Anche perché la nonna vera frigge in padella e quella finta, pure se trova le scuse più assurde per giustificare il suo improvviso irsutismo, ha una coda lunga e nuova che non può giustificare in alcun modo, che le nonne a volte i peli li hanno, ma le code di certo no.

Naso d’argento è il Diavolo, e pure Barbablù. Le ragazze che si porta a casa (per fare le faccende, non per sposarle, almeno è uno chiaro negli intenti) possono fare tutto ma non aprire la porta proibita che è la porta dell’inferno. Anche qui tre sorelle con l’ultima che è più sveglia e – letteralmente – ne sa una più del diavolo, quel tanto che basta a prendergli i soldi e vivere contenta con la madre e le sorelle.

Gattula-Beddattula è la versione siciliana della Cenerentola. Ninetta chiede al padre, mercante, di portarle un ramo di datteri. Questi datteri per lei fanno più magie della fata madrina. La vestono, la spogliano e la fanno bella da fare innamorare il figlio del re. Ninetta sa quello che vuole, si intrufola nei pertugi e al principe che le fa la corte gli risponde per le rime:
– Come state signora?
– Come estate così inverno
– Come vi chiamate?
– Col mio nome
– E dove state?
– Nella casa con la porta
– Signora, voi mi fate morire!
– Fate pure!

Il Reuccio fatto a mano. Anche questa è una fiaba siciliana e da piccola, mi ricordo, era una delle mie preferite, anche se raccontata in una versione un po’ diversa. Una principessa deve sposarsi e siccome non trova nessuno che le vada a genio, il marito decide di farselo da sola, a mano, con farina e zucchero, come fosse una frolla. Una volta impastato (tutta l’operazione dura circa due anni e mezzo, risolta però in poche righe) il reuccio è bello e pronto, ma un po’ insulso. Malgrado ciò la cattiva della situazione se lo ruba per sé e lo porta a palazzo. la principessa dovrà ritrovarlo e furbescamente riconquistarlo. E’ chiaramente una versione popolare della favola di Amore e Psiche, in cui l’amore per essere profondo deve superare innumerevoli prove. C’è un vero viaggio di discesa agli inferi (la propria
anima) per conquistare la maturità necessaria ad amare come adulti e non come bambini. La rapidità delle azioni, le filastrocche ripettute sul tema dell’impasto, i personaggi cattivi e le astuzie per riprendersi il marito (che alla fine non è più insulso) ne fanno una storia davvero piacevole.

La prima spada e l’ultima scopa. ovvero la vendetta della principessa chiusa nella torre ad aspettare. Sentite come comincia. C’erano una volta due mercanti, che stavano uno dirimpetto all’altro. Uno aveva sette figli maschi e l’altro sette figlie femmine. Quello dei sette figli maschi, ogni mattino quando apriva il balcone e salutava quello delle sette figlie femmine, gli diceva: – Buongiorno, mercante dalle sette scope –
E ‘altro ci restava male ogni volta; si ritirava in casa e si metteva a piangere di rabbia.
La figlia più piccola (sempre lei) vedendo il padre così triste, si fa spiegare la storia e gli propone di lanciare al vicino arrogante una sfida. Lei e il figlio più grande del vicino partiranno con un cavallo e una borsa di denaro per conquistare la corona e lo scettro del Re di Francia. La ragazza lascia subito l’avversario indietro, e corre come il vento. Arrivata in Francia, malgrado sia vestita da uomo, fa innamorare il re, che cerca disperatamente di capire se lei è uomo o donna, e intanto si fa ingannare in mille modi. Arrivati alla fine, quando il re pensa di rivelare il suo amore, e tutti pensano che la ragazza avrà scettro e corona sposandolo, lei con un tranello gli ruba corona e scettro, e galoppa via cantando:
Fanciulla son venuta, fanciulla son tornata
lo scettro e la corona ho conquistata
… e suo padre vinse la scommessa. Altro che sette scope!
(geniale, no?)
Il bambino nel sacco. Leggetela così com’è sostituendo Pierina Pierona ogni
volta che c’è Pierino Pierone, e cambiando pronomi e articoli.

Non sono tutte, ma queste sono le più immediate. Quelle da cui è più facile
partire e cercare ognuno la propria via….
dite la vostra che ho detto la mia.

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14 thoughts on “Principesse in fabula (e il lupo nel camino)”

  1. A me le favole classiche non sono mai piaciute. Quella che ancora mi piaceva era la Sirenetta, ma forse perché ho sempre e solo visto qualche puntata del cartone. Poi l’anno scorso è arrivato il libro, e mi sono cascate le braccia. Dico io, ma come fai a innamorarti di qualcuno che vedi una volta, pure mentre dorme, a cedere la tua voce e decidere di soffrire per seguirlo (senza sapere alcunché) e morire serenamente e sorridente perché lui sposa un’altra? Mah, mia figlia se l’è fatta rileggere decine di volte, e ogni volta era perplessa pure lei, insomma, va bene la ragazza bella e tonta, va bene anche che questi principi non fanno niente se non comparire a un certo punto, belli e sorridenti, e voilà, è amore, però così si esagera!

    Però queste favole di Calvino io non le avevo mai lette. E ora mi hai messo una curiosità…

    Lato pratico: quanto sono lunghe? Ossia, da che età vanno bene? Mia figlia ha 5 anni, e adora i libri, fattibile?

    Shreck mi è piaciuto, però per mia figlia non va bene, troppi doppisensi, a lei piace, ma sapete cos’è una raffica di domande che dura quasi due ore? Ha visto un pezzo del primo, alla prima pubblicità ho mentito spudoratamente dicendole che era finito e l’ho messa a dormire. O così o incerottarle la bocca! Ce lo siamo guardati in pace io e mio marito 😉

    Ecco, le altre cappuccetto. Le sto cercando in biblioteca, mi sa che saranno i prossimi libri in prestito. Intanto, mi ordino calvino!

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  2. @mario e barbara ultimamente la Disney ha avuto l’intelligenza di promuovere le figure femminili facendo molta attenzione alle differenze di genere e anche alle differenze culturali. insomma la cultura americana si evolve e anche i film per bambini.
    dreamworks da parte sua fa un’operazione più dissacrante, satirica e rivolta anche agli adulti.
    l’idea con le favole italiane era comunque quella di proporre scelte ulteriori, magari un po’ dimenticate, tra le quali pescare, e alternare.
    buona lettura a tutti!

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  3. Scusa, Mario, ma non sono d’accordo. Io adoro i cartoni animati, e infatti adoro Shrek. Non è che un cartone debba necessariamente essere per bambini, sta a noi informarci prima di portarli a vedere qualcosa (e questo vale anche per i non-cartoni ovviamente)… E comunque io non mi annoio nemmeno con quelli dichiaratamente per bambini!!

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  4. Ecco… questo è un altro problema dei cartoni animati attuali.

    Li fanno per i grandi con un sacco di citazioni che i bimbi non capiscono neanche.
    Se sono cartoni animati, dovrebbero essere pensati per i bimbi… e quindi annoiare i grandi…

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  5. @Mario, noooooooo, Shrek secondo me è un capolavoro!! Non è per bambini, nel senso che ha continue citazioni cinematografiche (a parte i personaggi, certe scene sono veramente splendide) e secondo me è più per cinefili che per bambini, ma io lo trovo stupendo (il quarto non l’ho ancora visto, purtroppo). La sirenetta (quella Disney) non mi è mai stata particolarmente simpatica, ma intanto si dà da fare. Anche i due dalmata della carica dei 101 sono alla pari, e in parte anche gli aristogatti (Duchessa, perchè Minou è troppo “femmina” rispetto ai fratelli). Ecco, però negli aristogatti quasi tutti i personaggi di contorno sono maschi, e anche questa secondo me è una cosa da notare.

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  6. Beh… io pure sono cresciuto con Italo Calvino ma mica tutte le favole moderne sono da buttare.

    Per parlare di disney…
    La bella e la bestia, Mulan, la principessa e il ranocchio, Rapunzel che sta per uscire ma anche più vecchi… la sirenetta, bianca e bernie.

    Shrek personalmente lo trovo un pò troppo “commerciale”. Artificiosamente antieroe… mai apprezzato molto dai miei figli.

    Piuttosto sono rimasto sconcertato da altre favole come “il gatto con gli stivali” che premiano chi mente ingannando il re con una bella sfilza di bugie.

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  7. @mmd le cappuccetto di Munari sono favolose.
    @barbara facci sapwre poi qual è il tuo percorso tra i personaggi 🙂
    @ctd Schrek è anche il mio preferito!
    @lgo vado a cercarmela subito. il viaggio tra le favole di tutto il mondo sarebbe bellissimo. solo di cenerentola ne esistono infinite versioni. è uscito anche un libro a cura di Vinicio Ongini, molto interessante per esempio da usare a scuola per un programma multiculturale.

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  8. Una bellissima anche (non molto ironica, in effetti) è quella di Vassilissa e la Baba Jaga, di cui esiste pure la versione con CD (un po’ diversa, veramente, ma anche le diverse Cenerentole e Biancanevi sono molte diverse da versione a versione), con dei disegni bellissimi della Baba Jaga che è davvero una strega schifosa. Da piccola la trovavo inquietante e paurosa, ora che non sono più (solo) figlia ma madre la trovo in qualche modo rassicurante 🙂

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  9. Questo è un bel tema. In effetti sono sensibile all’argomento da quando per la prima volta ci ho riflettuto dopo aver letto un post di Claudia nella Casa della Prateria.
    Dico la mia: a Cappuccetto Rosso abbiamo affiancato Cappuccetto Verde e Cappuccetto Giallo che tutt’altro che sprovvedute, se ne vanno spavalde per il bosco perché sanno di poter contare sull’aiuto di amici speciali.
    Le favole classiche sono nella sua libreria, a sua disposizione, per essere guardate, pronte per essere lette quando me le chiederà. Ma il mio piccolo ha solo 2 anni e per ora abbiamo una infinità di alternative alle fiabe classiche:
    http://www.anobii.com/mammamogliedonn/books

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