Lo Zaino di Emma

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Lo zaino di Emma, un libro che racconta il viaggio di una bambina con sindrome di Down e fa riflettere sulle difficoltà di ogni genitore.  

lo-zaino-di-Emma In questo novembre dedicato da genitoricrescono alla lettura, mi sembrava una bella opportunità non dover pescare dall’esperienza personale e professionale e parlare d’altro e d’altri. Una fuga, insomma, proprio come il cognome dell’autrice del libro che mi veniva proposto (chiedo perdono, non vuole essere una battuta).

Lo zaino di Emma – di Martina Fuga narra della storia di una famiglia qualsiasi: un papà, una mamma, tre figli: Giulia, Emma e Cesare. Hanno tutti uno zaino da portare, in questa grande scampagnata che è la vita. Lo zaino di Emma è un po’ più pesante: dentro c’è un cromosoma in più: Emma ha la Sindrome di Down.

Ma la storia, appunto, è una storia qualsiasi, niente tragedie, niente colpi di scena, qualche lacrima versata di nascosto a volte di dolore, altre di frustrazione, altre volte, forse la maggior parte, di gioia.

Altro che fuga!

Lo zaino di Emma non è un libro per mamme che hanno figli con disabilità. Non è neppure un libro per chi dovrà lavorare con le persone con la Sindrome di Down. Martina ti mette davanti la cruda realtà di genitore: quella di come noi possiamo determinare il futuro dei nostri figli solo in minima parte. Ha messo a nudo le mie incapacità di genitore, le mie inadeguatezze.

Leggendo si ritrova tutto: le ansie per il futuro, il senso di colpa e il pentimento per una parola detta e per un’altra non detta, la fatica del quotidiano, dell’arrivare a sera ancora con la forza sufficiente per fare quello che manca. Tutto, come immagino si possa immaginare, amplificato e dilatato nel tempo dalla Sindrome di Down.

Si ritrova però anche la bellezza, tanta, il volersi ostinatamente considerare fortunati per ciò che si ha, la forza di cercare sollievo e spazi personali. Non si piange addosso, la mamma di Emma, pur consapevole che il suo sentiero sarà impervio, che lo zaino segnerà le spalle sue, del marito e dei suoi figli. Mette a nudo le sue difficoltà, alternando racconti in prima persona a capitoli epistolari, indirizzati ad una Emma grande, penso.

Forse anche Martina Fuga, come tutti noi, che vorremmo scrivere ai nostri figli grandi, si augura che un giorno Emma (che a leggere è brava) possa capire, consapevole che farà più fatica degli altri, e riservi un po’ di indulgenza ai genitori per quello che non sono riusciti a fare.

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