Senso di colpa e responsabilità

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responsabilità materna
Quando mai non ci sentiamo in colpa? Quando mai non pensiamo di aver fatto abbastanza? Spesso – mi viene da semplificare – teniamo questa sensazione bella vicina, quasi a tenerci caldo (o freddo) ma senza porci il problema di guardarla un po’ da vicino e magari farci anche un po’ di amicizia.

Il mio senso di colpa è così ingombrante che per alcuni anni le mie migliori amiche ne parlavano come se fosse un body guard personale. Talvolta lo fanno ancora (ed è anche per quello che è bello avere delle amiche che ti seguono negli anni, sanno individuare rapidamente e con esattezza tutti gli attori sul tuo piccolo palcoscenico personale …)

Insomma, questo per dire che è un argomento che ho evitato per così tanti anni fino a  renderlo sufficientemente grande da non poterlo più evitare.
Ho scoperto che il senso di colpa spesso è una sensazione malposta: perché colpa vi è laddove c’è responsabilità. Invece spesso non abbiamo responsabilità per come sono andate le cose. Magari ci sentiamo inadeguati, insicuri, forse fuori luogo.

Ma in che modo siamo responsabili? Perché abbiamo fatto qualcosa di male, davvero, qualcosa che avremmo potuto evitare facendo un bene di cui siamo a conoscenza o piuttosto non avremmo dovuto semplicemente ascoltare la nostra insicurezza cercando di costruire, laddove e nel modo in cui diventa possibile, una fiducia in noi stessi e nel nostro senso come persone e come genitori?

Iniziamo quindi a dare il nome giusto alle cose: delle cose di cui siamo responsabili, nel senso che possediamo le competenze e le abilità per fare bene o male, diventiamo colpevoli.
Se non abbiamo le competenze e le abilità, “semplicemente” ci sentiamo inadeguati o, forse, talvolta (e semplificando) ci vergognamo.
Provo a pensare perché mi vergogno… perché sto facendo qualcosa di riprovevole, che penso mi possa estromettere dal gruppo. Mi vergogno di un abbigliamento inadeguato, dell’essere non sufficientemente colto, o ricco. Mi vergogno perché mio figlio non ha la merenda giusta, la divisa a posto o la battuta pronta che vorrei.

Ma non ha o io penso non abbia?
Perché la vergogna ha senso laddove ci porta a vivere all’interno un’emozione che ci riconduce a fare qualcosa che viene accettato dal gruppo….
È una norma, quella della merenda giusta (“in questa scuola è fatto obbligo portare tutti una mela per merenda”) o sono io che (oggi) mi sono addormentata e ho infilato nello zaino un qualcosa di pronto anziché sbucciare e confezionare una (sana ed ecologicamente approvevole) mela e temo il giudizio delle famigerate “mamme del parco”? Ma, come dicevamo, esistono le mamme del parco o piuttosto c’è dentro di me una mammina del parco che vorrebbe nell’ordine: la piega ai capelli – il trucco perenne – la carriera fulminante – la casa di sora Cesira – la merenda ecologica – i figli stirati e che ogni tanto si dimentica di respirarsi? Lo scrivo perché sono diventata consapevole di quanto io mi vergogni tutto sommato poco (brava mammina asociale) ma abbia dentro di me almeno una dozzina di insopportabili e saccentissime mammine del parco…. E quello che scrivo è solo parte dei dialoghi interni che ho con loro.
Insomma, se non sono responsabile, come posso essere in colpa?
Se per gli altri è lo stesso, perché dovrei vergognarmi?

Allora quell’ombra che mi sfiora come ha più senso chiamarla? Inadeguatezza? Forse.
Allora bene, teniamola li. Ogni tanto va bene anche sentirsi inadeguati, inadeguati a quello che vorremmo fare come madri, a quello che come persone vorremmo dimostrare agli altri. Forse è solo un (sano) segno che vogliamo cambiare, vogliamo migliorare.
Per i nostri bimbi? Certo.
Ma magari anche per noi.

Perché non mi sento in colpa per uno sbrocco, ma sento di dover (e soprattutto VOLER) dire a me stessa che io posso essere: una che mette “la merenda giusta” nello zaino, una che “sbrocca meno”, una che si gode il momento con i suoi figli, una che lascia bruciare la cena e non si tira una sberla, ma che cresce, pian piano, adeguando le sue giornate a questa (difficile, ingombrante ma non per questo meno arricchente) relazione.

– di Silvietta – Qualcosa sta cambiando

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15 COMMENTI

  1. Camomilla, grazie di questo commento così estivo. Si, ogni tanto occorre proprio dirselo: passare attraverso le proprie e altrui proiezioni di colpa eresponsabilità e infine dire “guarda, non ne ho più, sai che c’è? bene così”.

    bene così
    un abbraccio e una luminosa estate!

  2. Eccomi, anche io appartengo al club:
    1. Cresciuta a pane e sensi di colpa (miei, perche’ mia madre non ha mai perso occasione di ribadire di quanto lei si sia immolata per noi figli).
    2. Probabilmente tutti i sensi di colpa disponibili che avevo li ho utilizzati verso mia madre dagli 1 ai 25 anni fatto sta che ora non ne ho piu’.
    Mi piace la mia vita, me la sono guadagnata, mia figlia e’ una bambina mediamente serena e felice, ci divertiamo e sbrocchiamo per una percentuale di tempo piu’ che accettabile.
    A posto cosi’.
    Lei e’ sempre stropicciata e scompigliata, io ho le unghie sempre curate. Siamo contente cosi’.

    Ah e per quanto riguarda le mamme del parco, quelle che frequento io parlano tutte quasi esclusivamente hindu, non capisco una parola di quello che dicono, probabilmente saremo inadeguatissime per i loro standard.
    Ma tanto non le capisco ma cosa ben piu’ importante ci rimpizzano di samosa e noi siamo contente cosi’.

  3. Non posso parlare (per ora, ma manca poco)del mio senso di colpa come madre. Se mai, come figlia, manovrata per anni grazie a fili invisibili ma molto reali. Anche io trovo che esista la colpa solo se c’è la responsabilità… e anche in quel caso, come dice Marzia, esiste il senso di colpa che flagella e devasta e quello che fa dire: “azz, ho sbagliato, ora mi rimbocco le maniche, non voglio che succeda più”. Comunque non è peccato sbagliare, né rimproverarsi di aver sbagliato, e nemmeno mettercela tutta per tenere su la migliore interpretazione della mamma del parco. E’ un peccato solo permettere agli altri di strumentalizzarci perché lasciamo che ci afferrino per i nostri sensi di colpa come fossero maniglie. E’ il primo atteggiamento da curare, secondo me. Poi segue il volersi un po’ di bene e non causarsi sofferenze gratuite, ma appunto solo costruttive.

  4. @SILVIETTA:Scusa se ho offeso la tua sensibilità, ma giuro che tentavo di sdrammatizzare! Siamo tutte delle mamme imperfette, alla fine, e sui sensi di colpa meglio riderci su 😉

  5. Silvietta sei fantastica! Io sono una mamma del parco atipica perché porto mia figlia al parco appena posso ma mi scordo i giochi e la merenda e soprattutto parlo pochissimo con le altre mamme perché più della metà sono straniere e masticano un italiano stentato, ci si capisce a gesti e grandi sorrisi. Poi sono loro quelle che ti offrono patatine, banane e biscottini. Mi sorprendo a chiedermi se il tasso di natalità italiano è diventato davvero così basso oppure se se ci sono bambini italiani che non vanno al parco, i genitori oppure li tengono nel cortile di casa, oppure li portano già tutti in piscina o in palestra? Ecco forse è proprio la mancanza di relazione con altri genitori, dovuta alla mancanza di occasioni di incontro (la nostra scuola materna non prevede momenti di aggregazione con i genitori perché i vigili del fuoco vietano di far entrare più di “X” persone) che mi fa sentire isolata e inadeguata.
    In generale invece sono refrattaria al senso di colpa dove dovrebbe colpire di più cioè nella maternità, perché l’ho visto in azione da figlia: cioè io mi sento in colpa come madre se non ti ho messo la merenda, e tu sei fuori posto perché ti avevo messo quel vestito carino e te lo sei macchiato. Non è un sentimento carino con cui andare a braccetto e cerco di evitarlo. Ovviamente questo non mi riesce per tutto, ci sono alcune cose su cui sono fissata e su cui dovrei essere più indulgente con me stessa.

  6. @Lorenza: eccezionale, il senso di colpa come la Louis Vuitton, mi fai rivalutare il mio. Scherzi a parte. In effetti gli esempi citati erano “banali” ma perché volevo fare i conti non tanto con l'”oggettiva” difficoltà della conciliazione tempi casa lavoro, quanto piuttosto con una sensazione di inadeguatezza che ci parla da dentro, e che non ci fa sentire soddisfatte per quante capriole si faccia.
    quello che volevo fare con il post era solo provare a farci un po’ amicizia e a trattarla con gentilezza.

    @Marzia:
    grazie.
    da quel poco che conosco di te, dal tuo commento, sei proprio l’esempio di chi ha saputo fare amicizia con queste sensazioni e quello che racconti – degli alti e bassi – di questa “amicizia” arricchisce tutti.
    grazie

  7. @vittore: sicuramente la lettura della colpa come qualcosa che ferisce è la lettura più corretta, perché riporta la colpa alla sfera di quello di cui siamo realmente responsabili. Quello che volevo cercare di fare emergere è quella sensazione (che per fortuna non appartiene a tutti, a quanto pare) che per quanto si faccia non sia mai abbastanza. Per rendere sereni i figli, il coniuge,il lavoro o noi stessi. Anch’io credo vada trattata diversamente dalla colpa. Ma penso anche che vada calcolata, per evitare di essere un “sibilo” fastidioso che rovina l’armonia delle nostre relazioni…

    @Manu: sicuramente aver chiaro il proprio obiettivo come genitori è un ottimo modo per sentirsi sereni

    @Deborah: Serena mi ha anticipato… il parlare delle mamme del parco era un riferimento all’articolo di Silvia, che volevo riprendere per ragionarci su. perché è vero che sono le proiezioni delle nostre insicurezze. vero è anche che anche le nostre insicurezze sono parte di noi, e forse a volte vanno ascoltate con gentilezza.
    buone gite al parco, comunque!

  8. Se mi dite che le mamme del parco non esistono io vado in crisi d’identità e Vittore…bè Vittore non va più al parco con gran scorno dei suoi bambini… Quindi no: esistono, sono quelle che vanno al parco appena possono per la salute psico fisica loro e della loro prole! Le mamme del parco spettegolano pure. Però, alla fine, assolvono e si autoassolvono spesso e volentieri. Le mamme del parco adorano il sole, la vita e idolatrano il dubbio di essere brave mamme. Anzi, sanno proprio di NON esserlo. Per questo prendono in giro gli altri e se stesse. Soprattutto quando peccano di suberbia. Il senso di colpa è un altra cosa. Bleah.

  9. Mi piacciono molto queste riflessioni. Io sono cresciuta a pane e sensi di colpa, figuriamoci dopo la mia maternità! Sono d’accordo che una certa dose serva per tenere alto il livello di attenzione su noi stesse, non sul fronte performance ma su quello del “continua a pensare che talvolta l’intuito s’inceppa”.
    Quello che ho fatto è distinguere il senso di colpa distruttivo (quello che sostanzialmente mi ispirava mia madre) da quello positivo. Ora so di aver fatto parecchi pasticci, ho rimediato a molti in modo discreto, mi maledico quelle 3-4 volte a settimana e per il resto vado avanti con buona pace delle mamme del parco … del resto mio figlio l’ha sempre odiato il parco 😀

  10. Il mio senso di colpa è meglio di una Louis Vuitton: va con tutto, su tutto e in tutte le stagioni. Ed è gratis, mentre la suddetta mi costerebbe uno stipendio.
    Personalmente la merendina, il vestito, lo stile di vita “giusti” non mi preoccupano molto. Il mio senso di colpa è uno ed è legato principalmente alla scelta di non rinunciare al lavoro per i figli. Ecco, l’ho detto. Da lì il tempo che non basta mai, le corse, la stanchezza, l’inadeguatezza.
    Un po’ di invidia per chi sceglie di dedicarsi ai figli ed è felice (perché io non lo sarei) e per chi riesce a gestire meglio (almeno mi sembra) lavoro e figli.
    A volte mi sembra di non cavarmela male nemmeno io, ma costa così tanta fatica. D’altra parte è una mia scelta e mi dico (e mi dicono) “hai voluto la bicicletta…”
    Ma c’è un corso per diventare “mamme del parco”? No perché se lo fanno io mi iscrivo di corsa (e prendo pure un permesso al lavoro :-))

    • Bello vedere così tanti genitori senza sensi di colpa 🙂
      Io mediamente me la cavo abbastanza bene, ma a volte ho qualche ricaduta, e mi faccio assalire dai dubbi, che per carità, sono umani, e anche un po’ salutari. Se non ci fosse una buona dose di sensi di colpa, in giusta moderazione, senza esagerare, non si sarebbe genitori normali.

      Comunque volevo ricordare ai distratti che le mamme del parco non esistono, come ci ha saggiamente detto Silvia: http://genitoricrescono.com/mamme-del-parco/

  11. Sì, neppure io mi sento inadeguata, non ho questi grandi sensi di colpa. Se sono una mamma sufficientemente buona, mia figlia è una bimba sufficientemente felice. Insomma, ci si prova. Inoltre, faccio outing:sono una delle tanto vituperate mmamme del parco, nel senso che, appena spunta il sole, scappiamo al parco. Lei gioca e io chiacchero con (orrore! orrore!) altre mamme del parco..però, però sono una mamma del parco che qualche volta si è pure dimenticata di mettere la merenda in saccoccia a sua figlia. Come dire? neppure le mamme del parco sono perfette. Ho pensato che mia figlia fosse sufficientemente ben voluta per trovare qualcuno che la dividesse con lei. Morta là. E poi, dopo quella meraviglia di post sull’importanza della relazione piuttosto che della performance, non mi ferma più nessuno.
    Relazioniamoci.Coi figli, prima di tutto, ma anche tra genitori. Sul web, va benissimo, ma anche al parco. Meglio un battibecco, meglio l’antipatia che il distacco, l’indifferenza. Insomma, per ricordare un volontario morto qualche anno fa in Libano: “Rimaniamo umani!”Proviamoci! Noi mamme del parco, poi, non siamo cattive. Solo ci descrivono così.. 😉

  12. Io non ho sensi di colpa! Ho e faccio tutto x portare avanti i miei figli e sto bene con me stessa! I miei figli alcune volte hanno la maglietta macchiata sulle maniche,alcune volte hanno la merendina sbriciolata, ma non e’ certo questo il problema! Il vero problema e’ ke molti genitori si stancano di seguire i figli,di spiegargli i valori,di essere d’esempio,di parlare,di spiegare,di indirizzar,i e fargli trovare il loro cammino x la vita! Io questo lo faccio ogni giorno,mettendo spessissimo le mie esigenze da parte,ma so di fare la scelta e giusta e so ke loro crescono interiormente sicuri e x questo potranno permettersi anke il lusso di non avere la merenda adatta,tanto avranno il cervello e il cuore adatto!! Questo devono fare i genitori,invece di pensare ai vestiti ,agli oggetti,riempire il cuore e il cervello dei figli,con parole,con aiuto morale….

  13. … il mio senso di colpa è inadeguato! Non so, ma a me viene solo quando mi accorgo di aver fatto qualcosa che in qualche modo o ha ferito o turbato i mie bimbi: una sgridata esagerata o inopportuna, un atteggiamento superficiale che li ha lasciati sorpresi in senso negativo ecc.
    Non mi viene su tutto il resto (o comunque mi viene in modo molto flebile): rispetto alle merende sbagliate, ai vestiti con abbinamenti strani, al fatto che i loro abiti non sono mai stirati… ecc. E rispetto alle eventuali “mamme (e papà) del parco”, indicata come cifra del genitore “perfetto” non riesco proprio ad appassionarmi al confronto. Forse perchè ne vedo così poche/i. Forse perchè nei numerosi momenti di incontro mi sembra che tutti siamo più o meno sulla stessa barca… forse perchè credo poco nella perfezione dell’apparenza.
    Forse perchè abbino la colpa a “qualcosa che fa del male o ferisce” e non al resto.
    O forse perchè l’inadeguatezza è un parametro discutibile… ma che cosa è veramente?

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