Papà e sport: la scelta

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Federico Ghiglione di Professione papà, nel ricordarci qual è un valido argomento per ridestare il genitore maschio dal torpore balneare, ci parla della scelta dello sport per i bambini, come decisione da condividere e da orientare al benessere psico fisico dei nostri figli

Se c’è una cosa che gli uomini detestano quando oziano sotto l’ombrellone, è l’essere disturbati dalle lunghe discussioni sull’organizzazione famigliare della prossima stagione. Scelta della scuola (tempo pieno, moduli, rientri), scelta delle attività per il tempo libero, incroci e patti di fuoco con nonni collaborativi, peripezie con tate (si spera) affidabili e scrupolose, acquisto di libri, acquisto di vestiti, acquisto di attrezzature sportive, iscrizioni alle attività da fare per tempo, visite mediche da fare obbligatoriamente, vaccinazioni già prenotate da non dimenticare, insomma il solito inferno della gestione famigliare.
Chissà quante mogli avranno visto i mariti estraniarsi, sprofondando dietro un giornale o addirittura fingendo di dormire. Pare che alcuni addirittura fingano improbabili malori, piuttosto che rimanere coinvolti in questi argomenti.
Ma quando la discussione tocca la scelta dello sport per i figli, ecco che i mariti riemergono dal letargo, alzano il sopracciglio, tendono l’orecchio, abbassano il giornale e prendendo il coraggio a quattro mani, si buttano nella mischia.
Sarà che il luogo comune vuole ancora che lo sport sia questione da uomini, sarà che nella maggior parte dei casi l’uomo, cioè il papà, ha un passato da sportivo più intenso della mamma, fatto sta che se si parla di sport “ci vuole il papà”.

Ed in effetti è fondamentale che a questa scelta dello sport partecipino attivamente sia il papà che la mamma perché la questione in ballo non è di poco conto. Quando si sceglie uno sport per i propri figli, infatti, si sta scegliendo un partner che ci aiuti ad educarli e crescerli.

quando si sceglie uno sport per i propri figli, infatti, si sta scegliendo un partner che ci aiuti ad educarli e crescerli

Scegliere uno sport significa valutare e scegliere un gruppo di persone, si spera dei professionisti, ai quali delegare l’insegnamento di valori fondamentali per la crescita dei figli quali l’autonomia, la disciplina fuori dalle regole di casa, la socializzazione con persone con le quali non vi è legame affettivo, la competizione all’interno di regole prestabilite, il concetto di limite personale, il concetto di vittoria e sconfitta, la solidarietà di squadra, il concetto di errore – proprio o dell’altro – che può ingiustamente cambiare le gerarchie e i risultati, il concetto di autorità indiscutibile degli arbitri ed il concetto di autorità anaffettiva quale deve essere quella degli allenatori.
E’ evidente che non sono scelte da prendere alla leggera.

Oltretutto, facendo questa scelta, decidiamo anche in che tipo di ambiente faremo vivere i nostri figli. Per “ambiente” si intende il mondo che circonda un determinato sport rispetto ad un altro. Decidere che i nostri figli giocheranno, per esempio, a Calcio significa sapere che saranno educati e influenzati da un ambiente ed una cultura del tutto differente da quella di altri sport, come il Rugby per esempio.
Ma per “ambiente” si intende anche l’ambiente che si può trovare in una determinata Società Sportiva piuttosto che in un’altra ed è quindi determinante conoscerne la Dirigenza, la Filosofia sportiva che viene promossa, gli Allenatori, il gruppo di Genitori dei compagni di squadra – per poter valutare se desideriamo davvero che i nostri figli respirino una determinata aria. Scegliere una Società che fonda la sua attività sul perseguimento dei risultati a tutti i costi è sensibilmente diverso rispetto all’iscrivere i propri figli in una Società che invece basa le proprie attività sullo sviluppo fisico del bambino e sulla sua formazione psicologica, valorizzando l’aspetto del gioco, della socializzazione e – perché no – dell’agonismo, mettendo in secondo piano l’aspetto del risultato e della vittoria.

Ben vengano quindi le famiglie che dedicheranno discussioni e tanta attenzione alla scelta delle attività sportive da far fare ai propri figli, cercando con cura le Società in grado di offrire soluzioni educative coerenti con il tipo di educazione che desiderano trasmettere ai propri figli.
Ben vengano anche le Società Sportive che si porranno il problema di fare formazione interna a favore dei loro operatori per insegnar loro i fondamenti della Pedagogia (oltre a quelli della Tecnica dello sport che insegnano) e che si presenteranno ai genitori con un Programma Pedagogico\Educativo strutturato e serio, fondato sull’educazione allo sport e sull’approccio all’agonismo, piuttosto che su finte e maliziose promesse di risultati e di carriere improbabili. L’augurio è che sempre più frequentemente vengano offerte attività sportive che prevedano – al termine – la consegna alle famiglie di un documento di valutazione che ripercorra il cammino formativo di ogni piccolo atleta, per dar conto alle famiglie dei progressi di formazione, educazione e maturazione dei loro figli.
Secondo me, col tempo, le famiglie sceglieranno queste Società Sportive.

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