Limitare il tempo dei figli davanti ad uno schermo

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Si parla spesso del fatto che i ragazzini di oggi trascorrono troppo tempo davanti agli schermi, che sia uno smartphone, un computer o un tablet. Ma cosa fanno i nostri figli quando sono davanti ad uno schermo? Ed è davvero tutto così dannoso? 

Ho deciso di monitorare l’uso di internet da parte dei miei figli, di anni 11 e 8, perché ogni volta che si parla dell’uso spropositato di internet da parte dei bambini di oggi, mi viene da rispondere sempre: dipende. Si insomma, certamente cosa è giusto e cosa non è giusto, gli effetti sul loro sviluppo, dipendono anche dal cosa e non solo dal quanto, eppure ci si concentra sempre e solo a parlare della quantità, come se fosse l’unico parametro possibile.
E’ evidente che i ragazzini usino i loro device in moltissimi modi, e appena ci se ferma a pensare di più al tipo di uso che fanno, si scopre che la situazione è molto più complessa di quello che sembra.

Uso sociale – la comunicazione online

L’uso dei device per garantire la comunicazione è sotto gli occhi di tutti. Che si tratti di chat, messaggistica, video chiamate, o navigazione sui social media, possiamo dichiarare senza ombra di dubbio che l’utilizzo a fine comunicativo è il più spontaneo e più diffuso. Mio figlio scatta una foto dei compiti e la invia ad un amico che ha dimenticato di scriverli sul suo quaderno, usa WhatsApp per coordinare appuntamenti con la squadra di basket, entrambi chiamano regolarmente i nonni lontani o giocano a carte con le cugine in Italia via Skype. Il grande invia i compiti all’insegnante di economica domestica via Snapchat (tramite foto che provano che ha cucinato un certo piatto, o che ha lavato i piatti in un certo modo). Ultimamente come compito a casa ha persino registrato un podcast con il computer e lo ha inviato via email all’insegnante.
Per ricevere e consegnare compiti, poi, ci sono anche strumenti appositi che molte scuole stanno usando, come per esempio Google Classroom: il compito viene ricevuto, svolto e poi riconsegnato tramite la piattaforma.

Uso passivo – l’intrattenimento

Guardare una serie TV, ascoltare la musica o leggere un ebook possono essere considerati un uso passivo. Anche se, per alcuni, leggere un libro può assumere uno status più elevato, in realtà anche la lettura è uso passivo, che si tratti di libro cartaceo o digitale.
Tra gli usi passivi c’è anche il guardare video su YouTube a scopo di intrattenimento, anche se forse possiamo salvare come uso non totalmente passivo il guardare tutorial su YouTube per imparare a fare qualcosa di nuovo. I miei figli ad esempio a volte usano tutorial su YouTube per imparare un pezzo al pianoforte, per imparare tecniche di finger knitting, per imparare a disegnare, o per imparare a programmare.
Quindi anche un uso “passivo”, termine che in qualche modo ha una connotazione negativa, identifica tutta la percezione della creatività o anche dell’arte prodotta da altri. In fondo noi siamo cresciuti in un mondo in cui l’intrattenimento era per lo più passivo, nel senso che fruivamo di un prodotto già completo e definito da altri.

Uso interattivo – si tratta anche di fare

Che ci piaccia o no dobbiamo accettare che giocare a videogiochi è un uso interattivo, sia che si faccia online sia offline. Molti dei videogiochi moderni prevedono infatti l’intervento attivo del giocatore, dalla creazione di mondi di Minecraft al modificare quello che avviene nel gioco per definire cosa avverrà dopo, come in Assassin’s Creed ad esempio, gioco con ambientazione storico-fantasy che permette sviluppi diversi della vicenda, a seconda delle azioni del giocatore.
Non dimentichiamo anche che, per comunicare tra loro, i ragazzi usano spesso le chat dei videogames o anche la modalità di gioco online con contatto via voce. Giocano insieme, anche parlandosi, pur non essendo fisicamente nello stesso posto, tramite i controller, quando la consolle è collegata online. Si tratta di comunicazione strettamente legata al gioco, nel quale stanno svolgendo un’azione insieme: capita spesso che si diano appuntamento online a una certa ora per tentare una “missione” insieme. In questo modo le variabili di gioco si moltiplicano, perché ogni giocatore dà un apporto imprevedibile alla vicenda di gioco, che quindi terminerà in modo altrettanto imprevedibile.

La navigazione su siti “classici” per i nostri figli è quasi limitata esclusivamente alla ricerca per fini scolastici o didattici, o comunque, anche per interessi personali, per cercare informazioni.
Un episodio di qualche giorno fa: in una lettura sul libro d’inglese si diceva che una ragazza cercava informazioni su un’enciclopedia. Mi sento porre la domanda: “Mamma cosa è un’enciclopedia?”… Qualche minuti di perplessità su come rispondere: “Si tratta di una serie di libri con voci in ordine alfabetico, tipo dizionario (per fortuna questo sanno ancora cos’è), in cui trovi…. Senti, è una Wikipedia cartacea!”.
Insomma, conosco pochi ragazzini che siano assidui lettori di siti classici o blog. Anche le informazioni per i loro interessi preferiscono cercarle in formato video, ma di certo quando la scuola chiede, si cerca ancora un testo scritto.

Uso creativo – infinite possibilità

A volte si può utilizzare il computer o lo smartphone per creare foto, o contenuti video o musicali a scopo artistico. Tra gli usi creativi c’è anche l’utilizzare un linguaggio di programmazione, ad esempio il mio ottenne si diverte a programmare videogiochi in Scratch (e poi giocarci ovviamente). Alcuni utilizzano programmi di disegno, o di elaborazione fotografica per creare vere e proprie opere artistiche. Per un animo creativo, la tecnologia è un strumento che apre infinite possibilità.
Anche la passione per la musica o per la recitazione, per loro passano inevitabilmente per la condivisione delle loro performance su internet, di solito tramite i social media o i canali YouTube.

Il cosa fanno online e il quanto stanno online

Alla luce di tutto ciò si capisce bene come possa essere limitante considerare l’uso dei device solo sulla base del tempo trascorso davanti allo schermo. E mi rendo conto che io stessa spesso cado nella trappola e inizio ad inveire contro mio figlio perché sta di nuovo con lo schermo in mano, finché mi accorgo che sta imparando un nuovo passo di hiphop, o sta guardando video dei migliori giocatori di basket per migliorare il proprio gioco. Certo succede anche, e succede spesso, che stiano semplicemente perdendo tempo, utilizzandolo come semplice intrattenimento nei momenti di noia. E allora parliamo del perché e del cosa si può fare davanti ad uno schermo, ma soprattutto parliamo di come si sentono durante e dopo. Quando hai trascorso mezzora su Instagram a far scivolare immagini create da altri, ti senti che hai fatto qualcosa di utile per te stesso? Senti che hai imparato qualcosa? E cosa? Cosa potresti fare di più costruttivo? Quanto tempo vuoi dedicare al puro intrattenimento per riposarti dopo scuola?

Resta comunque aperto il discorso del quanto tempo viene trascorso davanti ad uno schermo, indipendente da quello che si fa. Perché è vero che trascorrere molte ore seduti davanti ad un schermo, implica necessariamente che quel tempo viene tolto ad altro, ad esempio fare attività fisica o giocare ad un gioco da tavola tradizionale. Ma se il tempo trascorso davanti ad un schermo comprende un po’ tutte le funzioni elencate qui sopra, è davvero così importante limitarlo, a patto che resti comunque del tempo libero da dedicare ad altro?

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7 COMMENTI

  1. Come in tutte le cose credo che l’aspetto più importante sia l’equilibrio e l’effetto. Le mie bimbe sono ancora piccole e lo schermo viene utilizzato quasi solamente per l’intrattenimento. In tal caso sono d’accordo sul limitarlo, perché l’effetto che ha sulle mie bimbe è quello di stancarle (ossia farle diventare magicamente capricciose, irritabili, etc). La figlia più grande inizia ad avvicinarsi al mondo dello schermo per l’uso creativo, ed effettivamente l’effetto non è lo stesso di quello dell’uso passivo. Ritengo che fintanto che lo schermo viene usato attivamente in modo integrativo alle attività “non da schermo” non vedo grossi problemi di limitazione. Se lo schermo viene usato passivamente, per noia e toglie invece di integrare, allora è necessario limitare, ma allo stesso tempo i genitori devono offrire un alternativa.
    Ti ricordi lo spot del Social Media Guard…..?
    Un saluto
    Lorenzo

    • Grazie del commento Lorenzo. Sono d’accordo con te che bisogna assolutamente monitorare come si sentono dopo avere passato del tempo davanti allo schermo, e anche io ho osservato che molto dipende da cosa hanno fatto, e l’uso creativo ha sicuramente un effetto migliore di quello passivo. Vado a cercarmi lo spot che suggerisci perché non me lo ricordo. Un saluto a te

  2. E mia figlia sta imparando a cucinare come meglio di tanti adulti, grazie ai video che si va a cercare, e non ha nessuna proibizione perché mi pare che si regoli bene da sé. E’ stata lei a mostrarmi le blogger che segue e mi sembrano tutte in gamba, ciascuna nel proprio genere.
    E butta anche via del tempo, sfogliando immagini a caso. Ma anch’io so di buttare via del tempo. Forse ci serve, ogni tanto, fare qualcosa di distraente.
    Ma la stessa figlia è triste perché vorrebbe studiare con qualcuno mentre se ne stanno tutti rintanati nelle proprie case come piccoli topolini. Anche a causa dell’illusoria connessione che danno i social.
    E questo fatto è proprio negativo…

    • Anche mio figlio si lamenta del fatto che i suoi compagni di classe giocano ai videogiochi tutto il tempo. Siamo giunti alla conclusione che lui può sentirsi libero di giocare con loro quando vuole, e quando sente che è troppo trovare una scusa per andarsene via. Questo ovviamente non risolve il problema di trovare dei compagni per fare i compiti insieme. Pensavo fosse un problema svedese, perché non c’è la cultura dei compiti a casa a questa età, ma se mi dici che è un problema anche per tua figlia…che tristezza 🙁

  3. L’altro giorno parlavo con il curatore del sito della mia scuola (quindi con qualcuno che di informatica capisce parecchio) e mi diceva proprio che sì: bisogna limitare il tempo che i ragazzi passano davanti a uno schermo. Da soli. E’ così più importante interagire con altre persone in carne e ossa – per quanto possano sembrare più noiose del videogioco, anche il più scemo, o di uno degli utilizzi creativi che hai magistralmente illustrato – che il tempo passato davanti a uno schermo da soli va limitato, in virtù dell’interazione tra esseri umani (non mediata da schermi e dal vivo). Il tempo ideale (di media), mi diceva, è mezz’ora al giorno.

    • Sono totalmente d’accordo con te che è importante interagire con persone in carne ed ossa, e che il tempo trascorso da soli davanti ad videogioco va limitato, il punto è che il tempo davanti allo schermo non ha bisogno di regole speciali. Se mio figlio leggesse tantissimi libri e questo lo portasse a stare chiuso in casa tutto il giorno senza frequentare nessuno, non mi preoccuperei lo stesso? Lo psicologo Massimo Giuliani che ha scritto anche qui per noi su giovani e uso dei tablet e similia, diceva appunto che il limite non è universale, dipende da chi è il ragazzo o la ragazza, da cosa fa davanti al computer, da cosa non fa per colpa del computer. Dire che non si deve stare più di mezz’ora al giorno è una cosa senza senso, perché è un voler trovare una misura universale alle cose senza specificare di cosa si parla.

      • Infatti mia figlia non ha limiti di nessun tipo!
        Quando si parla in termini statistici, si spersonalizza per definizione.
        Conoscerai certamente le cifre che girano, sul tempo che gli adolescenti trascorrono davanti a schermi, e sono folli!

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