Il libro di testo sessista – come è andata veramente

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Avrete forse seguito la vicenda delle frasi sessiste trovate per caso fra gli esercizi di un libro di grammatica per la scuola media, un caso partito da un tweet e che ha raggiunto anche la ministra Azzolina, giustamente indignata da questa scoperta. Abbiamo seguito questa storia fin dall’inizio, perché iniziata da una amica di genitoricrescono: abbiamo assistito al post originale su Facebook, ai consigli degli amici di fotografare il testo e creare un tweet e farlo circolare, al successivo stupore per la viralità del tweet e per la sua appropriazione da parte di altri personaggi.
Questa l’immagine dell’esercizio sul libro di testo che è stata rimbalzata in rete, e che mostra le frasi incriminate:
Immagine tratta dal libro scolastico “Datti una regola” di Rosetta Zordan, Fabbri Editori
I segni di matita che vedete nella foto appartengono a B., figlia quattordicenne di una nostra cara lettrice, e siamo particolarmente perplessi da come in molti si siano appropriati di questa scoperta. Comprendiamo bene che un tweet per poter raggiungere il suo scopo deve avere una propulsione da parte di persone note, e questo lo accettiamo, ma non possiamo non pensare a B. cui deve andare riconosciuta la saggezza prima di notare questo problema, e poi di confidarsi con i genitori e decidere insieme di fare qualcosa. Perché troviamo ci sia della contraddizione, e dell’ipocrisia, nel farsi paladini dei piccoli contro il sessismo da un lato, e dall’altro trattarli come se fossero trasparenti, farli scomparire dalla conversazione, senza dare loro il credito dovuto, appropriandosi dei loro pensieri.
E allora abbiamo voluto fare qualcosa, per B. e per tutte le altre ragazze e gli altri ragazzi che ci sussurrano le loro idee, perché noi adulti abbiamo il dovere di fare da megafono alle loro voci, non togliere loro le parole di bocca. E quello che abbiamo deciso di fare è intervistarla, con il consenso dei genitori, e far dire a lei come è andata veramente.
Ecco quindi, in esclusiva, la nostra intervista a B. che ringraziamo per la sua disponibilità.

Ciao B., siamo venuti a conoscenza tramite tua madre della tua disavventura, partita dal tuo disappunto per gli esempi del libro di grammatica, e finita forse in un modo che non ti aspettavi dalla sua diffusione sui social media. Ci ha colpito molto questa storia e vorremmo farti delle domande per capire come l’hai vissuta tu. Raccontaci come è andata quando hai letto l’esercizio sul testo di scuola:

Mentre facevo i compiti, dopo aver finito il primo esercizio, ho riletto la frase “Lucia è troppo grassa per indossare la minigonna” per cercare di capire se era davvero così cattiva come mi era sembrata. Lo era. Passata all’esercizio successivo, ancora prima di leggere la frase numero uno, mi è saltata all’occhio la numero due: “Rossella è così bella da sembrare un angelo, mentre sua sorella è talmente brutta che nessun ragazzo la degna di uno sguardo”, ma sulla cattiveria di quest’ultima non ho avuto dubbi così l’ho subito detto a mia madre. Il tono è stato più o meno: «Ma ti rendi conto?!»

Cosa ne pensi di quelle frasi? sono davvero così problematiche?

Sì, secondo me lo sono. Innanzitutto molte ragazze della mia età si preoccupano del loro aspetto fisico o della possibilità di essere guardate dai ragazzi. Due frasi di questo tipo sono problematiche perché per chi subisce già molte pressioni a proposito del proprio aspetto questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Inoltre, ho sempre trovato queste frasi, da quando ero alle elementari, riferite solo ed esclusivamente alle donne.

Pensi che i tuoi coetanei siano in grado di capire se un certo linguaggio è discriminatorio?

No, ma è normale considerando che i miei compagni vengono educati secondo stereotipi culturali parecchio pesanti. Infatti, per fare un esempio, nella mia classe non se n’è accorto nessuno.

Hai seguito cosa è accaduto sui social media? Che ne pensi? Come ti sei sentita?

Sì, ho seguito tutto sin dal principio. Penso che, considerato la velocità con cui la notizia si è diffusa, molta gente prenda questi argomenti molto sul serio… d’altro canto c’è una cosa che mi ha dato parecchio fastidio: molte persone non hanno citato il primo tweet, quello dell’amica di mia madre, né hanno fatto la fatica di risalire alla fonte. Per finire, alcuni si sono attribuiti il merito della segnalazione. Non faccio nomi, ma basta leggere qui.

Cosa vorresti dire a chi scrive i libri scolastici?

A tutti coloro che hanno deciso di scrivere libri scolastici, chi per le medie, chi per le superiori, chi per le elementari, suggerisco prima di tutto di andare da uno psicologo. Non solo per le frasi di questo tipo, ma anche per gli argomenti di cui trattano i testi scolastici. Devono stare molto attenti alle frasi che mettono, perché alcune sono davvero molto offensive al punto tale che poi dallo psicologo ci finiamo noi. Non è una battuta. Non dimentichiamo però che la responsabilità non è solo degli autori, ma anche degli editori che o non revisionano o non si rendono conto di quanto una semplice frase possa influenzare la vita di bambini e ragazzi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai ragazzi e i genitori che ci seguono su genitoricrescono?

Ai genitori suggerisco indistintamente di insegnare ai propri figli il valore del femminismo e di spingerli a non diventare uno stereotipo culturale. Ai ragazzi consiglio di rompere le scatole ai genitori affinché vengano loro insegnate queste cose e nel caso in cui non lo facciano di rivolgersi a una professoressa, un parente, un’amica, chiunque possa dare loro nuovi punti di vista. Sarebbe meglio, infine, se tutti segnalassero questo tipo di frasi quando vengono a galla.

L’immagine è giunta alla casa editrice del libro, che si è scusata dicendo trattarsi di un “testo vecchio”: scusa non accettabile innanzitutto perché il testo è ancora in commercio, e in secondo luogo perché anche la prima edizione è successiva alla pubblicazione del codice di autoregolamentazione POLITE (Pari Opportunità nei Libri di Testo) che trovate in versione integrale sul sito della Associazione Italiana Editori. Sono frasi che semplicemente non dovrebbero comparire sui libri.

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6 COMMENTI

  1. Concordo…e da insegnante della primaria, resto sempre basita dalla frasi tipo: La mamma cucina, La nonna cuce, Il papà lavora…Anna è bella, Marco è forte…neanche la cultura sembra remare nella giusta direzione! Anzi stereotipi di genere come se piovesse…Nel mio piccolo, cerco di creare nuove frasi più adatte al 2020… E tento di allargare gli orizzonti dei miei alunni e di mio figlio

  2. quel libro era sessista senza dubbio. ma la bellezza fisica è importante per donne e uomini e va accettato che esiste chi è più beloccio di altri senza farsene ossessionare, tutti belli o meno meritano rispetto vale per donne e uomini

    • Quindi è corretto dire che una persona è talmente brutta che nessuno la degna di uno sguardo?! (Che poi, visto che sono sorelle, la genetica fa brutti scherzi!). Rossella è “degna” in quanto bella, mentre la sorella non viene “degnata” di attenzione dai ragazzi: la questione risolve in sé il valore di una donna, la cui “dignità” consiste nell’essere guardata dagli uomini. Ed è un messaggio adatto a ragazzini della scuola media?
      Come si concilia l’affermazione “tutti belli o meno meritano rispetto” con una frase che identifica la dignità femminile con la bellezza?
      E comunque è casuale che l’esempio riporti il concetto di “bella come un angelo” e “brutta che nessuno la degna” al femminile?

      • infatti io ho detto che quel testo è sessista. ho detto solo che ci sono uomini e donne fisicamente più bellocci di altri non è giusto e non è sbagliato, fa parte della vita, nessuno vale menodi un altro per questo ma la bellezza fisica esiste e attrae, non c’è solo quella nell’attrazione ma c’è anche quella ed è giusto ci sia nonneghiamolo vale anche per gli uomini, un uomo bello sarà più desiderato (in media) di me dalle donne io lo accetto,le donne come gli uomini hanno il diritto di avere preferenze non solo ma ache su base estetica nello scegliere il partner, questo non inficia la dignità di nessuno, è un fatto della vita da accettare ed è unisex

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