La crisi e le donne, una favola per noi

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Oggi è la giornata Internazionale della Donna, e non è un caso che in questa giornata iniziamo una collaborazione per noi molto preziosa con Lorenza, blogger di Milano e Lorenza, una donna e la città, mamma di due figli, che è da sempre impegnata sul tema conciliazione e famiglia. Questo è il primo di una serie di post su questo argomento, che proseguirà fino all’estate. Come sapete a noi piace essere propositivi e accogliamo quindi con piacere l’augurio di Lorenza attraverso questa favola. Il lieto fine? quello dipende da noi.

donne_crisi_conciliazioneC’era una volta la Crisi. Non quella del 1929, come penseranno i miei lettori e le mie lettrici, ma quella del 2008. Ma continuate pure a leggere, cari miei lettori e lettrici, questo post potrebbe diventare anche una favola con un lieto fine, e senza principi azzurri. C’era una volta la crisi, quella del 2008, dicevamo. La crisi era un mostro terribile, con due teste e quattro braccia, tutto verde e rugoso, e si mangiava posti di lavoro. All’inizio, era ghiotta di lavori degli uomini: lavori legati all’industria, alla “produzione pesante”. Poi arrivarono i Cavalieri dell’Eurozona e iniziarono a combattere la crisi con le loro potenti armi, le misure di austerità, promettendo che la Crisi sarebbe stata sconfitta di lì a poco, mentre i Signori della Statistica osservavano compiaciuti come il lavoro delle donne avesse assunto maggiore importanza di quello degli uomini, sebbene che le donne guardassero stupite e questi signori e si chiedessero, in cuor loro: “Ma siamo sicuri?!? Possibile che il nostro lavoro e le nostre fatiche vengano riconosciute così, solo perché è arrivata la Crisi?!?”
E infatti, le donne avevano ragione e, come spesso accade, avevano visto lungo. La Crisi, che non era stata sconfitta dalle Misure di Austerità ma si era solo nascosta per un po’, resa più forte proprio dalle Misure di Austerità, iniziò così a colpire anche le donne, con un Doppio Inghippo, un’arma terribile. Primo inghippo: le misure di austerità colpivano il settore pubblico, il terzo settore e i servizi, tutti “lavori delle donne”, lavori cioè nei quali più spesso le donne erano impegnate. Secondo inghippo: l’aumento del costo dei servizi rendeva sempre meno “possibile” il lavoro delle donne. In Italia, in particolare, succedeva che le donne, per lo più quelle che vivevano, per caso o per scelta, da Roma in su, per vent’anni (dal 1990 al 2008) si erano illuse di poter contare (quasi) come gli uomini nel mondo del lavoro: poi con l’arrivo della Crisi venne fuori che in realtà non era proprio così, erano rimaste più precarie e più demansionate rispetto alle loro qualifiche, quindi le più fragili di fronte a quel gran mostro della Crisi. Che, zac!, colse l’occasione al volo. E via tutte le precarie, via tutte quelle che, per carità, brave erano brave, ma siccome non si poteva licenziare quelli già assunti, per loro non c’erano più soldi. La Crisi, però, fu magnanima nei confronti delle donne: permise loro di lavorare ancora, ma con lavori sempre più de-qualificati, e sempre più sottopagati.
E così le donne iniziarono ad armarsi. Non delle Misure di Austerità, che erano armi costruite dagli uomini e che si erano rivelate armi pericolosissime, sebbene costruite a regola d’arte e con moltissimo dispendio di fogli excel, soldi e consulenze di impareggiabili strateghi. Siccome le donne non possedevano tutti questi soldi, e nessuno aveva insegnato loro adeguatamente l’importanza del foglio excel, non potevano costruire armi che con la loro sagacia, la loro intelligenza e la loro capacità pratica.

E così, iniziarono a guardarsi intorno. E scoprirono l’esistenza delle Leggi Non Dette.

Secondo quanto stabilito dalla Prima Legge Non Detta, “Il lavoro di un uomo è importantissimo e serissimo perché mantiene la famiglia, il lavoro di una donna no”, con l’aggiunta del seguente Articolato “Perché tanto c’è un marito/compagno/unqualcuno che la mantiene”. Le donne iniziarono a pensare di cambiare questa Prima Legge Non Detta.
La Seconda Legge Non Detta era che “È inevitabile che sui posti di lavoro ci siano discriminazioni di genere nei confronti delle donne”. Le donne, che con la Crisi avevano capito che la Signora Parità di Genere era stata un po’ ottimistica nella sue previsioni, forti di questa consapevolezza, si rimboccarono le maniche e iniziarono a cercare di capire come fare perché questa legge non fosse più applicata.
La Terza Legge Non Detta era che: “Quando la Crisi se ne andrà, gli uomini recupereranno posti di lavoro prima delle donne”. Pur dubitando della veridicità di questa Terza Legge, le donne la presero per buona e iniziarono a pensare come far sì a recuperare posti di lavoro anche loro, per tempo, senza arrivare seconde.
Infine, la Quarta Legge Non Detta era che “Un uomo non sa e non saprà mai utilizzare la lavatrice e non riconosce e non riconoscerà mai la differenza tra un paio di pantaloni estivi e uno invernale”, anche questa con l’aggiunta dell’Articolato “Una madre che lavora full-time è una sciagurata che non si prende cura dei propri figli. Per quanto riguarda il padre, si veda la Prima Legge Non Detta”. Ecco, su questa Legge le donne furono capaci di fare una cosa meravigliosa, un’alleanza con gli uomini che vivevano con loro. E, una volta che la Crisi fu sconfitta (non possiamo dirvi come, giacché questo richiederebbe un’altra lunga favola) vissero tutti felici e contenti.

Se volete sapere la verità:
Il lavoro al tempo della crisi
Impatto della crisi sull’uguaglianza di genere

– Lorenza di Milano e Lorenza

(*) foto credit SportSuburban

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