Capricci al supermercato

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Gli stand pieni di caramelle appositamente messi vicino alle casse, sono una delle cause scatenanti di capricci al supermercato. Per capriccio intendo la tecnica adottata dai bambini e che consiste in urla e pianti per ottenere qualcosa che gli sarebbe altrimenti negato. Ovvero il capriccio come tentativo di manipolazione.

La scena è fin troppo famigliare. Dopo aver attraversato non senza difficoltà i vari banconi e riempito il carrello, riuscendo per la maggior parte a tenere la bimba “quasi” tranquilla seduta, il genitore (tipicamente la mamma) si ritrova a fare la fila alla cassa. A quel punto il livello di stanchezza della bambina è già molto elevato. Almeno tanto quanto quello di nervosismo del genitore.
All’altezza giusta, proprio a portata di bimbo, ecco quei bei pacchetti colorati di caramelle e cioccolatini, che inevitabilmente scatenano la crisi. Pianti e urla non si fanno attendere molto. La bambina cerca di afferrare qualcosa, la madre glielo toglie dalle mani, e lo spettacolo inizia. Più la madre gli sussurra di stare calma, più lei continua ad urlare. Sentendo gli occhi dei presenti puntati sulla propria schiena, la mamma cerca di calmare la figlia. E’ tutto inutile. Le urla aumentano. Qualcuno offre una spiegazione “sarà stanca”, altri scuotono la testa in segno di disapprovazione, e uno si spinge persino a dire “un bello sganassone ben assestato…ecco quello che ci vuole” (e già, la gente non ha nulla di meglio da fare che impicciarsi degli affari che non li riguardano). La mamma di turno si sente sempre più in imbarazzo. Non sa come fare per uscire dal quella situazione. Alla fine prende il pacchetto di cioccolatini, lo dà alla figlia e dice: “ecco qui. Sei insopportabile. Con te non si può ragionare”. Le urla smettono all’istante. Gli sguardi della gente si distolgono. La mamma tira un sospiro di sollievo, mentre la bimba è visibilmente soddisfatta. Ha vinto lei. Ha trovato un’arma imbattibile.

La scena può variare un pò a seconda dell’età del bambino, e di quante volte abbia già applicato, e quindi affinato la tecnica. Vi interesserà sapere che ho trovato una soluzione in un libro, che ho adottato con successo con mio figlio, e che voglio provare a condividere con voi.

Quando il mio Vikingo di 3 anni si è sdraiato in terra al supermercato urlando che voleva dei biscotti, non è successo in modo inaspettato. Sapevo che era stanco, e lo avevo già portato con me in giro per negozi a fare shopping per un paio d’ore, un’attività che ha la capacità di gettarlo in uno stato misto di eccitazione, noia, e stanchezza. Mi sono chinata su di lui (sdraiato per terra, mentre piangeva e sbatteva i pugni) e gli ho detto con fermezza, ma senza urlare: “Vikingo, così non va bene. Questi sono capricci, e lo sai che i capricci non si fanno”. Lui ha naturalmente continuato , e così ho aggiunto: “se non la smetti subito, dobbiamo uscire dal supermercato per calmarci, perchè così non ci si comporta”. Visto che continuava, ho lasciato li il carrello con la spesa, e ho portato il Vikingo verso l’uscita. Lui ha continuato a dimenarsi e a piangere. Una volta usciti, anche grazie al cambio di ambiente, si è calmato. Allora gli ho spiegato che lui si stanca molto a fare la spesa, perchè ci sono molte cose da guardare, e molte persone e luci, e confusione. E che forse si sentiva strano quando eravamo li dentro. Gli ho spiegato che però i capricci non sono accettabili. Gli ho detto che ogni volta che fa i capricci, mamma deve portarlo fuori così che possa calmarsi. Poi gli ho spiegato che potevamo provare a trovare una soluzione insieme, che lo aiutasse quando è troppo stanco, a rimanere calmo mentre mamma fa la spesa in fretta. Gli ho offerto di mangiare una banana, perchè probabilmente avvicinandosi l’ora di cena, era anche molto affamato. Gli ho offerto di scegliere tra il mangiare la banana seduto sul carrello mentre mamma fa la spesa, oppure sedere sul carrello e sfogliare un libro che avevo nella borsa. “Ma non puoi fare capricci, e non possiamo comprare i biscotti. Se inizi di nuovo ad urlare in quel modo, dobbiamo uscire fuori per calmarci”. Ha scelto la banana. Siamo rientrati, abbiamo recuperato il carrello e abbiamo finito di fare la spesa tranquillamente.

La seconda volta che ha tentato la stessa tecnica, gli ho detto di nuovo “Vikingo, stai facendo i capricci, e lo sai che a mamma i capricci non piacciono. Se continui così dobbiamo uscire fuori, come abbiamo fatto l’altra volta”. E’ bastato ricordarglielo una volta, per raggiungere l’effetto desiderato. Si è calmato subito. Ha smesso di piangere, e si è seduto tranquillo, pollice in bocca, lasciandomi finire la spesa con calma.

Mio figlio è abituato a questo genere di discorsi, perchè essendo un bambino “amplificato” abbiamo adottato sin da quando era molto piccolo alcune di queste tecniche. E forse proprio per questa ragione ha reagito molto bene sin da subito. Se vostro figlio è più grande, o se ha già usato con successo la tecnica del capriccio per ottenere quello che voleva, potrebbe volerci un pò più di tempo. Mantenere la calma e rimanere coerenti con le proprie decisioni è la strategia migliore. Se non volete che vostro figlio faccia i capricci, diteglielo, e agite di conseguenza. Fategli capire che i capricci non pagano, e che siete disposti ad interrompere l’attività di cui vi state occupando, pur di risolvere il problema. (Lo stesso vale per esempio se state guidando la macchina, cucinando, parlando al telefono, o qualsiasi altra cosa).
Se non agite in modo coerente e gliela date vinta ogni tanto, allora non funzionerà. Ma se siete coerenti, smetterà presto perchè sarà ovvio che il capriccio non gli porta nulla di buono.

Aggiungo anche un’altra considerazione. Io vivendo in Svezia non sono molto abituata a dover subire i suggerimenti non sollecitati della gente, e forse anche per questo sono poco tollerante. Cercate di ignorarli per quanto possibile, ma se sentite che vi stanno mettendo in difficoltà aumentando il vostro nervosismo, credo sia giusto rispondere educatamente con una frase ben fatta. Mantenendo un tono educato, non si fa altro che sottolineare il loro essere maleducati e invadenti. Attenzione però a non farvi coinvolgere in battibecchi inutili, che non fanno altro che distrarvi dal vostro problema principale: vostro figlio sta facendo i capricci. E ha bisogno del vostro aiuto per imparare a non farli.

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12 COMMENTI

  1. Gentile serena,ho appena letto l’articolo sui capricci al supermercato e sperimenterò la tecnica suggerita per annientarli…ti scrivo perché anche io ho una bimba di 33 mesi “amplificata”,spiritosissima e intelligentissima,ma ho appena smesso di piangere dopo che lei,come al solito prima del pisolino pomeridiano,mi ha picchiato (oggi ne esco con un graffio evidente sulla fronte). Io capisco le sue motivazioni,la sfida per misurare i suoi limiti,la stanchezza,la voglia di giocare senza pause ma non so come contenerla. Io e mio marito non cediamo mai ai capricci tipo il cioccolatino al supermercato,quando usciamo portiamo sempre dei diversivi per distrarla e pianifichiamo uscite a sua misura ma nonostante ciò lei continua a non accettare i limiti. Forse ci vede troppo deboli? Quando la trasciniamo urlante fuori dal supermercato io ho sempre paura di farle male,poiché lei si dimena e occorre tenerle saldi i polsi e le gambe e poi anche per metterla nel seggiolino auto si irrigidisce e urla come se la torturassimo e bisogna tenerla ferma…io mi sento un mostro perché nella mia fantasia certe scene non dovrebbero esistere,si vede che è una provocazione,perché avviene sempre nelle stesse modalità ma noi non capiamo con che atteggiamento fronteggiarle. Grazie per la possibilità di confronto e sfogo!

  2. Il mio bambino ha 4e mezzo e quando c’è, qualcosa che non gli torna o che gli si vieta reagisce con urla bizze e botte (sopratutto verso di me) Cerco sempre di spiegargli che non deve fare così , fino a quando mio marito non lo brontola ( ovviamente il tono di voce e’ diverso dal mio). A volte sembra che l’unica soluzione sia la punizione(non fisica ). Grazie

  3. @aby. Mia figlia,27 mesi,fa uguale. Da sempre (ovveron mi ricordo quando e’ iniziato) ha una crisi la sera tra le 17 e le 18. Penso sia un mux tra stanchezzace fame. Tante volte la crisi cobtinua anche durante la cena (intorno le 18.30),ma di solito scompare improvvisamente dopo cena.
    Invece di prenderla in braccio magari mettiti tu seduta per terra e abbracciala. Fallo soesso,piano pianovsi abituera’. Io non vredo che sia un capriccio,ma piuttosto la richiesta di aiuto a superare un momemto della giornata faticoso

  4. Ma a 13 mesi, il pianto che si ripete ogni sera intorno alle 18.00 mentre cucino mentre lei vuole venire in braccio va arginato? e se sì come? Se la prendo in braccio non gliela do vinta? Se continuo a farla piangere però non le creo frustrazione?
    Grazie

  5. Sono anch’io “nuova” frequentatrice di “genitoricrescono”. Non ho ancora fatto il test, ma il bambino “amplificato” mi ricorda tanto il mio piccolo Attila di tre anni e mezzo…
    Proprio ieri pomeriggio ho avuto occasione di utilizzare la vostra “tecnica” …al supermercato. Ha funzionato! Devo premettere che ero andata a prendere il mio piccolo “Attila” alla scuola materna e mi sembrava già un po’ stanco (il lunedì è lunedì per tutti e la maestra mi ha detto che era stato “più oppositivo del solito”…). La scena fatta al super credo che sia scattata proprio per questo. E’ però bastato avvicinarsi all’uscita, parlargli con calma, abbracciarlo, lasciare che piangesse un po’ e si calmasse, per poter poi rientrare e finire di fare la spesa. Non so se sono stata particolarmente fortunata. Ma penso che continuerò ad usare la vostra “tecnica” e a seguire il vostro sito. Grazie!

  6. 🙂
    GRAZIE!! PENSAVO DI ESSERE STATA UN FALLIMENTO…

    PER QUANTO RIGUARDA IL MIO CHIEDERE SCUSA, A VOLTE LO FACCIO PERCHE’ SONO MOLTO DISPIACIUTA PERò HO SEMPRE PAURA DI MOSTRARMI TROPPO DEBOLE AI SUOI OCCHI E NON SO MAI SE E’ GIUSTO O SBAGLIATO!
    ORA VADO A LEGGERMI I LINK!
    UN BACIO AL VIKINGO 😉

  7. … eccomi! appena tornata dal supermercato!
    Ero con mio marito puntualmente non voleva stare nel carrello, non voleva stare attaccata al carrello, non voleva stare vicino a noi.. ma voleva le patatine, voleva le caramelle voleva la pizzetta….
    una bella pizza in faccia gliel’avrei mollata io volentieri… ma poi che vuoi, li ami e ti trattieni.
    inizia ad urlare. come di routine.
    Ho pensato a te e al tuo post. lascio mio marito in cassa e la porto fuori di li.
    come per magia svanisce la necessità di mandare giù qualcosa di buono…. però si guarda intorno e ricomincia….
    non vuole darmi la mano, non vuole stare in macchina, non vuole starmi vicina e scappa ad un cm dalla strada… La riprendo, mi abbasso accanto a lei e le parlo dolcemente, mentre lei continua ad urlare “Lasciami!”. “No non ti lascio, ma non perchè ti voglio al guinzaglio come i cagnolini, ti tengo perchè tu non mi ascolti, ho paura che una macchina ti metta sotto e non voglio che ti metta sotto… che ti faccia male… perchè ti voglio bene!”
    Si è calmata, ma fremeva per fare qualcosa e non avrei mai potuto aspettare 10 min mio marito senza darle una distrazione.
    Mi ascolta, mi da la mano e attraversiamo la strada. Ci sono le giostrine che dondolano. le dico Ale non ho soldi, salici ma non puoi dondolare.
    ci sale.
    Puntuale ricomincia ad urlare perchè voleva mettere i soldi e dondolare.
    Ero esausta…. calcola che ho raccontato solo un quarto d’ora della nostra giornata insieme che più o meno si svolge in questo modo … tutto il giorno,tutti i giorni,da un anno e mezzo.
    La stacco dalla giostra ancora mentre urla e si dimena e la infilo in macchina, non riuscivo a farla sedere sul seggiolino perchè si irrigidiva completamente ancora urlante. era la famosa lotta “se non stai ferma ti ci faccio stare io”, provavo a parlarle ma non mi ascoltava. Era presa solo ad urlare e a non volersi sedere.
    e’ partito lo schiaffo sul sedere. Si è seduta. Ha pianto un quarto d’ora di seguito per tutto il viaggio di rientro a casa, per le scale, fino a casa. Io ne avevo abbastanza. Non la filavo. mi è venuta vicino e mi ha detto Mamma per favore mi accompagni al bagno?
    Lì, al bagno, mi ha abbracciato e mi ha detto scusa mamma ti voglio bene, però io volevo andare sulla giostrinaaaaaaa e ricomincia a piangere…

    So che lo schiaffo non doveva partire, so che in macchina avrei dovuto fermarmi e farla calmare prima di legarla al seggiolino… ma questo lo capisco solo dopo perchè in quegli istanti sento solo le sue urla da satana nelle orecchie e non mi ascolta… non sente proprio quello che dico…. mi fa imbestialire!

    • @Barbara sei stata bravissima! E’ la prima volta che applichi questa tecnica e se quello che dici è vero ed è più di un anno che i suoi capricci funzionano (per lei) è chiaro che lei non accetterà tanto facilmente il cambiamento. Che tu abbia perso la pazienza mi sembra la cosa più naturale del mondo. Vedrai che la prossima volta andrà meglio, e man mano che tu acquisterai sicurezza in te, e le trasmetterai questa sicurezza di fare la cosa giusta, lei imparerà. Se le vostre giornate sono piene di capricci, forse dovresti anche riflettere su quello che sta cercando di dirvi vostra figlia. Magari puoi leggere quello che ho scritto sulla play therapy: La play therapy applicata al Vikingo, e I bisogni dei bambini e la disciplina.

      Credo sia molto bello che alla fine lei ti ha persino chiesto scusa. E’ un segnale del fatto che si rende conto di comportarsi male, ma forse non sa come fare altrimenti. Sta a voi trovare soluzioni alternative. E te, ti sei ricordata di chiederle scusa per aver perso la pazienza? 😉

  8. sono nuova da queste parti ma non per questo diversa dalla mamma che hai raccontato in questo post.
    Mia figlia, Alessia alias Attila, ha quasi 3 anni e queste scene sono di normalissima amministazione.
    sicuramente proverò la tattica dell’uscita dal supermercato… ma per il resto? (guidando la macchina, cucinando, parlando al telefono, o qualsiasi altra cosa) cosa mi consigli?
    mamma disperata!

    • Ciao Barbara! Benvenuta sul nostro sito. Il sistema che ho proposto va bene per qualsiasi situazione perché il discorso è sempre lo stesso: smetti di fare quello che stai facendo e la fermi. Ad esempio in macchina, smetti di guidare, accosti la macchina e le parli, spiegandole che se urla in quel modo tu non puoi guidare perché è pericoloso oltre che insopportabile. La inviti a calmarsi e ad esprimere i suoi bisogni in altro modo. Solo dopo che si è calmata puoi ripartire. Spero di essere stata chiara.
      In ogni caso, abbiamo dedicato l’intero mese di Aprile al tema della disciplina, magari puoi trovare qualche altro suggerimento o riflessione utile.
      Ti metto il link qui:
      http://genitoricrescono.com/2010/04/

      Fammi sapere!

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