Basta con il pappone
Avete superato la prima fase di svezzamento. Il vostro bambino ha iniziato a mangiare con soddisfazione le prime pappine, e a voi sembra di andare finalmente in discesa. Gli assaggi sono stati sostituiti da veri e propri pasti, e l’allattamento è ormai quasi esclusivamente dedicato alla colazione e alla merenda, o ad un rinforzino prima della notte. Tutto sembra filare liscio, pappina dopo pappina, cucchiaino dopo cucchiaino. Magari avete persino iniziato ad introdurre un pò di pane, o dei pezzettini di formaggio. Più o meno all’improvviso però il vostro bimbo decide di serrare le labbra. Cosa sta succedendo? Andiamo con ordine.
Per garantire un’alimentazione completa di proteine, carboidrati, vitamine, minerali e grassi, molti pediatri suggeriscono il passato di verdure, da preparare mischiando ad esempio patate, carote, zucchine, e insalata, e a cui aggiungere carne o pesce, e riso o pasta, e naturalmente un cucchiaino di olio di oliva e una sana spruzzata di parmigiano! Questo è sicuramente il modo migliore per ottenere un’alimentazione equilibrata, con il minimo lavoro da parte nostra. Basta fare abbastanza minestrone e congelarlo in comode porzioni, e la pappa è pronta per settimane intere a venire. Ma per quanto tempo? Non so voi, ma io mi stanco abbastanza velocemente di mangiare tutti i giorni la stessa cosa. Perchè parliamoci chiaramente, quel pappone non è che cambi molto il sapore da un giorno all’altro. La maggior parte dei bambini saranno probabilmente soddisfatti per il primo mese o due, ma impareranno presto che il pappone è una vera noia. Quando intorno ai 10 mesi di età avranno iniziato ad apprezzare un pò di pane, o dei pezzetti di formaggio o prosciutto cotto, sarà sempre più difficile andare oltre il primo cucchiaio o due. A seconda del temperamento del bambino questa fase può arrivare un pò più tardi. Allora i genitori iniziano ad adottare qualsiasi tecnica possibile: fanno volare l’aereoplanino, raccontano storielle, agitano sonagli. Qualsiasi cosa pur di far aprire quelle labbra serrate. Si arriva a scene al limite del ridicolo, in cui mentre un genitore si improvvisa clown, e si sottopone a performance di cui si vergognerebbe di fronte a chiunque, l’altro prepara il cucchiaino e lo infila di soppiatto nella bocca semi-aperta del povero bimbo (e ci si potrebbe chiedere se la apre per ridere o per lo stupore). Mi viene in mente una famosa filastrocca di Gianni Rodari che recita:
La minestra
Un po’ per la mamma,
un po’ per il papà,
un po’ per la nonna
di Santhià,
un po’ per la zia
che sta in Francia…Fu così che al bambino
venne il mal di pancia.”
(Gianni Rodari)
Iniziamo con il rilassarci. Partiamo innanzitutto dal presupposto che il bambino non morirà di fame, e che difficilmente ha preso la decisione di iniziare un digiuno forzato che porterà a conseguenze per la sua crescita. Potrebbe essere un momento in cui non ha molta fame, magari perchè è raffreddato, o semplicemente è una giornata no (a voi non capita mai di voler mangiare solo un insalata leggera ogni tanto?). Però potrebbe anche essere stufo della solita pappa. Potete provare a cambiarne il sapore, variando le verdure, o alternando il pesce alla carne. E se non funzionasse? Possiamo provare a sostituire il pappone con qualcosa di nuovo.
Proviamo ad offrirgli del cibo che possa stimolare i suoi sensi e far presa sulla sua curiosità. Intorno ai 10 mesi, tutti i bambini sono degli esperti nell’afferrare oggetti e portarseli alla bocca. E se tra gli oggetti ci fosse anche del cibo? Provate a servirgli del cibo che può facilmente prendere da solo: piselli, mais, quadratini di formaggio, pezzetti di prosciutto cotto. Persino la pasta tagliata a pezzettini piccoli può essere facilmente mangiata con le mani. Non è necessario smettere di servirgli il passato di verdure, ma se lo rifiuta, mentre vedete che mangia senza problemi altro genere di cibo, forse è meglio rinunciare al pappone. Non vi fate ingannare dall’assenza di denti. Le gengive sono molto forti, e masticare non è un problema, finchè si tratta di cibi della giusta consistenza.
Naturalmente in questo atteggiamento c’è un rischio. Quello che il bambino si affezioni ad un cibo, e non accetti altro. Noi ci siamo trovati proprio in questa situazione intorno ai 10 mesi di età di Lorenzo.
Dopo il primo cucchiaino il pappone veniva rifiutato fermamente. Poi il Vikingo iniziava ad indicare con insistenza il frigorifero. Inizialmente incuriositi da questo atteggiamento, abbiamo inziato a tirare fuori dal frigorifero vari alimenti, finchè abbiamo capito che voleva il formaggio. Ogni sera faticavamo a preparare il pappone, anche variando gli ingredienti, e sistematicamente finivamo per dargli pezzetti di formaggio. Alla seconda settimana di questa tortura, ho deciso che non ero più disposta ad accettarla. Ho smesso di comprare il formaggio, più che altro per evitare che il cuore tenero di mio marito rovinasse i miei piani. Da quel momento nostro figlio avrebbe mangiato quello che c’era a tavola. Oppure niente. Abbiamo iniziato a riempire il piatto di cose appetitose che poteva mangiare da solo, e che mangiavamo anche noi. Se rifiutava quello che era nel piatto, ci mostravamo tranquilli e impassibili. Spostavamo leggermente il suo piatto, dicendo: “vedo che non hai fame oggi. Pazienza, mangerai quando ti verrà fame.” Vedendoci pacificamente continuare il nostro pasto senza preoccuparsi del suo, il Vikingo ha capito una cosa molto importante: mangiare è una cosa che fa per se stesso, non per noi. Nell’arco di 1 giorno ha iniziato ad accettare quello che aveva nel piatto, senza discussioni. Ci sono certamente alimenti che gradisce meno di altri, e facciamo in mondo che nel piatto ci sia sempre almeno un alimento “sicuro”. Ma non gli serviamo solo le cose di cui è goloso.
Ogni tanto ancora adesso all’età di 3 anni tenta lo stesso trucco del digiuno. Ma la nostra reazione è sempre la stessa: “questa è la cena. Se non hai fame non importa. Mangerai più tardi.” Ora che è più grande, nei periodi più difficili in cui vuole metterci alla prova, può arrivare a saltare il pasto. In quel caso, lo metto da parte, e quando dice di avere fame dopo appena un’oretta, gli ripropongo lo stesso cibo. Vi garantisco che funziona.
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Per quanto mi riguarda, la difficoltà a dare pezzi di cibo interi è il non capire quali possono essere pericolosi e quali no. Sarebbe utile in tal senso una lista o cmq un criterio da seguire.
grazie
Questo discorso va bene per i bambini piccoli, ma una volta che cominciano ad andare alla materna spesso inizia una nuova fase del rifiuto del cibo, questa volta molto più complessa e difficile da risolvere. Parlo per esperienza personale: fino ai tre anni mia figlia non ha mai rifiutato nulla ad eccezione delle zucchine, che evidentemente proprio non gradiva, era la classica buona forchetta e noi non riuscivamo a credere della fortuna che ci era capitata, successivamente però, frequentando la mensa scolastica, ha iniziato a fare gli stessi capricci di molti suoi compagni… da allora, nel giro di pochissimo tempo ha cominciato a rifiutare quasi tutti i cibi… adesso ne ha quasi nove di anni e mangia sempre le stesse cose. Credetemi, le ho provate tutte, ma non c’è verso di convincerla, al massimo, se le metto a tavola qualcosa che esula dalla sua top ten dei cibi, manda i bocconi giù con l’acqua come se si trattasse di medicine cattive.
In bocca al lupo!!
Come saprete, dai miei posts in merito, io purtroppo sono un’”esperta” sul rifiuto del cibo. Al contrario però, mio figlio all’asilo mangia tutto, anche quello che a casa manderebbe giù controvoglia ed a fatica. A lui il confronto con gli alri ha giovato: più si adattava alla scuola, più mangiava. Il primo anno alla prematerna (intorno ai due anni) non toccava cibo, ora, a cinque anni, a scuola è considerato un piccolo lupo. A casa, invece, resta molto parco e cerca di imporre le sue preferenze, cercndo di resistere al mio regime del “questa è la cena, se non va bene mi dispiace, ma oggi va così”.
Come sempre le rezioni sono le più disparte e, come sempre, questa è la dimostrzione che i nostri figli hanno i caratteri più vari.
Comunque i bambini molto spesso amano mangire sempre le stesse cose: è una tendenza molto comune. Cerca di proporre e novità con entusiasmo.
Emy, visto che tua figlia è grandicella, perchè non provi a cucinare insieme a lei un piatto nuovo (che comprenda ingredienti a lei più ostici)?
Se magari mi fi sapere quali sono gli alimenti che proprio rifuta, ma che tu ritieni essenziale che mangi, provo a lavorarci su ed a elaborare qualche ricetta che li renda accettabili e cucinabili in due.
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