La spinta ad allontanarsi

Prima o poi doveva accadere. I segni c’erano tutti. Ma mai più avrei pensato che il passaggio sarebbe stato così repentino….
LaPulce – gatton gattoni – appena compiuti 10 mesi – ha superato la soglia della sua camera.
Ora, tutta la casa (un openspace, praticamente) è un regno a portata delle sue zampotte.

Capisco che era difficile pensare che, una volta dato inizio al processo di allontanamento da me – con qualche bernoccolo, come avevo raccontato – LaPulce potesse accettare di restare a lungo confinata in quella stanza che da quando è nata l’ha vista accolta, coccolata, nutrita.
Ma, ingenuamente, non avrei mai creduto che bastasse un weekend perché l’andatura ciondolante da gatto ubriaco diventasse più spedita e rendesse laPulce abbastanza coraggiosa da affrontare anche le dure mattonelle della sala e non solo il “morbido” parquet.

Ma così è accaduto.
E, sarò un’incosciente, ma non riesco a non sorridere quando vedo il suo volto stupito, incuriosito e contento esplorare il mondo e voltarsi ogni tanto a guardarmi.

Magari quelli che verranno saranno “tempi duri”, ma ora mi sento tanto al cospetto di Cristoforo Colombo.

O al cospetto di quel pensiero di bambino che Daniel N. Stern immagina nelle sue pagine di un Diario di un bambino Da un mese a quattro anni, il mondo visto da un bambino. Milano, Mondadori, 1990 (tit. or. Diary of a Baby)”:

Siamo in una grande distesa sconosciuta. La mamma è l’unica isola nota in vista. La conosco ormai a memoria e voglio esplorare lo spazio che ci circonda. Per questo circumnavigo i suoi confini. Resto in contatto con lei attraverso il tocco, il suo profumo, il ricordo, anche senza guardarla. Seguo i suoi contorni per ottenere nuove prospettive del mondo esterno. Qualcosa mi attira dolcemente lontano da lei. Ma resto ancorato alle sue coste per disegnare una carta geografica mentale in cui lei è il punto fisso, il centro. La spinta ad allontanarmi cresce.

Adesso sono pronto a spezzare il contatto con lei. Mi inoltro nello spazio aperto. All’inizio mi toglie il respiro. Galleggio dondolando liberamente. Poi torno a respirare con facilità. Prima di cominciare a muovermi le lancio un ultimo sguardo attraverso il golfo che ci separa. Lentamente prendo il largo.

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2 thoughts on “La spinta ad allontanarsi”

  1. Che bel post… grazie, mi riporta (felicemente) indietro di qualche mese…
    E’ bellissimo quando cominciano ad appropriarsi dello spazio circostante. Amici e parenti mi avevano fatto un sacco di terrorismo psicologico dicendo che e’ una fase pericolosa, non li puoi perdere d’occhio mezzo secondo eccetra. Noi invece l’abbiamo vissuta benissimo: TopaGigia e’ attivissima ma prudente, difficilmente si mette nei guai ed e’ molto piu’ contenta ora che puo’ andare dove vuole che quando non si poteva spostare da sola. In bocca al lupo e buon divertimento!!!

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  2. Ormai il mio cucciolo ha 19 mesi ed è quasi un ometto, ma ancora mi incanto a guardarlo mentre scopre cose nuove, non credo che smetterò mai.
    La cosa che mi piace di più è vederlo ridere di gusto, ha una risata esplosiva! Ora inventa giochi nuovi con quello che ha, immaginando che siano quello che vuole e mi prende per mano per farmi vedere e giocare con lui.
    spero non perda mai l’entusiasmo di scoprire il mondo!

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