Bambini in fuga

Questo mese sto prendendo spunto dalle conversazioni su facebook per i post estivi. Dopo questa, che ha riscosso molto interesse, qualche giorno fa ne è nata un’altra sulle “sparizioni” e “fughe” dei bambini, sulle spiagge e in altri luoghi affollati e aperti, soprattutto intorno ai tre/quattro anni di età (ma non poniamo limiti!).
Lo spunto veniva da un vicino di ombrellone che, qualche giorno fa, si è presentato in spiaggia, trionfante, mostrando il suo ultimo acquisto: un braccialetto per la figlia, di circa tre anni, che invia un segnale se la bimba si allontana di 10/15 metri dalla ricetrasmittente che il papà indossa al collo, facendo suonare un allarme.
Ne ho parlato su facebook esprimendo la mia perplessità: prudenza e sorveglianza, sono un conto, mi dicevo, ma il braccialetto che suona mi lasciava molto perplessa. Però in quella conversazione sono emerse le voci di chi si è trovato con bambini spariti, anche se per pochi interminabili minuti, e di chi ha o aveva figli particolarmente intraprendenti, pronti a darsela a gambe in ogni minuto, seguendo impulsi e stimoli di ogni genere.

Il tema delle sparizioni momentanee dei bambini è senza dubbio molto “estivo”. I luoghi più adatti a sperimentare questi spontanei momenti di indipendenza (che si traducono in lunghissimi momenti di panico per i genitori), sono proprio le spiagge, i parchi affollati, i campeggi, i prati frequentati dai gitanti, i siti archeologici o i luoghi di visita turistici e simili.

Ci sono comunque bambini particolarmente vocati per la “fuga”, in ogni stagione: quelli intraprendenti e piuttosto indipendenti, curiosi e pronti a seguire il filo dei loro pensieri. Però può capitare a tutti, anche a quelli che di solito non lasciano volentieri lo spazio visuale dei loro genitori. La folla o gli spazi ampi sono difficili da gestire da un’altezza inferiore al metro. Può capitare anche ai bambini più grandicelli, che magari pensano di orientarsi tranquillamente e si spingono oltre i limiti di tolleranza. Questi però hanno almeno il vantaggio di sapersi esprimere in modo più comprensibile e chiaro, per spiegare che si sono persi e cercano i genitori.

La questione è complessa, perchè tocca le paure più profonde di ogni genitore e l’eterno conflitto tra indipendenza e controllo. Dieci minuti di assenza di un bambino, anche innocua e risolta nel migliore dei modi, possono lasciare segni indelebili (soprattutto) nei suoi genitori.

Il pericolo reale, durante l’assenza, consiste nei guai in cui possono cacciarsi i piccoli girovagando da soli: acqua alta, cadute da luoghi impervii, buche, ecc. Questi pericoli sono molto più concreti del paventato rapimento di minore: i casi di sparizione per rapimento di un bambino sono talmente rari da essere tutti noti alle cronache, quindi il primo pensiero deve andare all’allontanamento spontaneo del bambino, non ad altre ipotesi improbabili. Le ricerche dovrebbero subito essere orientate a quei luoghi che sappiamo lo incuriosiscono e che magari abbiamo recentemente vietato. Un bambino piccolo può averne seguito un altro che aveva un gioco particolarmente interessante o essere andato verso uno scivolo o una giostra o verso il mare.
E’ bene avvisare subito le persone intorno che possono essere utili: familiari, amici, altri adulti, soprattutto altri genitori (non solo più sensibili al problema, ma più abituati a cercare bambini). Se si è in spiaggia o in altri luoghi organizzati, è opportuno avvertire chi cura la gestione del luogo: bagnini, sorveglianti e persone simili, dando una breve descrizione dell’abbigliamento e dei tratti somatici salienti.
Non abbiate paura di sembrare troppo apprensivi, date un allarme adeguato, ma tempestivo: tanto c’è sempre un sacco di gente pronta a criticare i genitori, in ogni caso! Che sarà mai se vi daranno degli esagerati?!

In caso di viaggi, quando si visitano città sconosciute, siti archeologici, parchi a tema e comunque qualsiasi altro posto affollato in cui un bambino può smarrirsi nella folla, è sempre bene dotarlo di un biglietto in tasca o di un badge appeso al collo (come quelli che richiedono molte scuole quando le classi vanno gita), con i numeri di cellulare dei genitori. Un suggerimento che è emerso dalla conversazione su facebook, quando si è in spiaggia e non ci sono tasche, è quello di scrivere il numero di telefono con una biro sul braccio del bambino: la biro si toglie con una doccia e la scritta verrà facilmente notata da chi dovesse avvicinarlo accorgendosi che è smarrito. Ci sono anche appositi braccialetti che, anche senza suonare, servono per scrivere nome e numero del genitore (e così sono meno ingombranti di quello elettronico).

Nella conversazione su facebook, qualcuno notava anche che il braccialetto elettronico con l’allarme può causare un abbassamento del livello d’attenzione del genitore: sapendo che c’è quello, si può tendere ad essere più distratti. In effetti a me sembra che, per i bambini più piccoli, il contatto visivo e la prossimità di un genitore siano sempre indispensabili, pur senza essere invadenti. Consentire una certa distanza durante il gioco è giusto per far sviluppare il senso di indipendenza, ma questa distanza deve sempre essere adeguata, di volta in volta, a secondo del tipo di ambiente, dell’attività del bambino e della sua età.

Appena possibile, secondo me è sempre utile insegnare l’orientamento e l’uso dei punti di riferimento essenziali. L’anno scorso, in prima elementare, proprio l’orientamento è stato trattato nel programma scolastico (come nozioni di geografia) e l’ho ritenuto utilissimo.
Mi ricordo che fin da molto piccolo mostravo sempre a mio figlio le coordinate essenziali per ritrovare l’ombrellone sulla spiaggia. Per esempio: se ti ritrovi da solo sulla riva e non trovi mamma o papà, vai alla colonnina con la ciambella di salvataggio, da li dirigiti verso l’ombrellone rosso del bagnino, poi vedi il vialetto e subito dopo c’è il nostro ombrellone… Facevo anche le prove nei primi giorni: se eravamo distanti gli chiedevo di riportarmi all’ombrellone.
Lo confesso, io personalmente sono aiutata da due fattori determinanti: 1- il suo senso dell’orientamento è molto, ma molto superiore al mio; 2- lui ancora oggi odia perdermi di vista o non trovarmi dove si aspetta che io sia (insomma, quello paranoico è lui!).

Quando sono più grandicelli, è sempre bene insegnare ai bambini, nel caso in cui si perdano in luoghi sconosciuti, a cercare una persona in divisa per chiedere aiuto e comunicare che si sono smarriti. Qualsiasi tipo di divisa, offre maggiori possibilità di rivolgersi ad una persona affidabile.

Sul braccialetto elettronico, però, resto ancora molto perplessa… Anche perchè dopo tre giorni in cui la bimba ha indossato l’ingombrante oggetto (grande come un orologio per adulti), lamentandosi che le dava fastidio per giocare con la sabbia, il braccialetto è sparito e non lo vediamo più al suo polso!
E ai vostri bambini è capitato di perdersi? Avete voglia di raccontarci come è capitato, o preferite non ripensarci?

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7 thoughts on “Bambini in fuga”

  1. ciao sono mamma di due bambini (4 e 8 anni) che non si allontanano facilmente e quindi per me è più facile. tuttavia la soglia di attenzione non scende mai anche se non frequentiamo spesso luoghi molto affollati (li evitiamo il più possibile). la regola comunque che abbiamo imposto e che se ti allontanti un po’ devi comunque rimanere a vista o vicino a qualcuno che conosci e ogni tanto devi tornare a farti vedere. inoltre fin da piccoli i miei figli sanno dire nome cognome e indirizzo e perchè sono lì e qualche punto di riferimento per orientarsi. Al grande (ormai 8 anni) che va in piscina o in gita con l’oratorio sto insegnando a rivolgersi sempre a qualcuno di “ragionevolmente” fidato e riconoscibile (ad esempio in piscina il bagnino, o il tipo del bar o il cassiere all’ingresso, oppure ad una mamma con bambini) e non al primo che passa.
    Tuttavia prima o poi dovremo lasciarli liberi di andare. Ad esempio andare da soli a scuola. Il momento arriverà. E’ meglio che ci prepariamo e li prepariamo.

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  2. Io ho due spericolate, la seconda peggio che mai, darle la mano sulle strisce è impossibile, e non pensate che mi faccia impietosire da pianti e urla, non se ne parla, ma scivola via, le stringi il polso già temendo di farle male, eppure un secondo dopo è 5 metri avanti a te e ti chiedi come diamine ha fatto. così in braccio, e anche lì una tragedia, tempo di attraversare e la tieni solo più per i piedi, testa in giù che tocca l’asfalto con le mani e altri due passi è in terra, non ce l’hai fatta. Però scappa poco lontano…

    La grande più indipendente, più malleabile ma se si allontana non ci va caso, va e basta.

    Beh, la prima a due anni sapeva nome e cognome di mamma e papà, a 3 sapeva l’indirizzo di casa e a 4 anche i due numeri di cellulare. La tiritera del “cosa fai se non ci trovi” se la sente ogni volta. In piscina “se non ci vedi più vai qui e qui, dici questo e questo così ci chiamano” al mare idem, le faccio vedere l’ombrellone, le dò i riferimenti, vedi che è in seconda fila, proprio davanti al bar? e così via.

    Ma la prudenza non è mai troppa, basta poco, magari lei è perfetta, ma gli adulti sono grandi e grossi, ne passa uno, mano sulla bocca e via, non c’è santo che tiene… così tapiniamo tutte e due, la piccola col fiatone, la grande (seienne) con discrezione, in modo da averla sempre visibile senza esserle col fiato sul collo.

    Il braccialetto… io non condanno nulla, a volte è dura, si si, tapiniamo, bene, benissimo, il primo lo tapini e basta, il secondo? Se non si è in due che fai, ti scappa uno di qua, uno di là e sei fregata. Mi è già successo, la piccola che corre fuori dal parco giochi, la rincorri, la prendi e urli alla grande “arrivo, stai attenta ma arrivooo!”. Ma se sei al mare? e se poi non ne hai due ma 3? Ecco, sicuramente non è da usare perché “così mi faccio il mojito al bar in santa pace” però come precauzione in più posso capirla bene. entro certi limiti. Mai usato, mai pensato di comprarlo, ma non sono nemmeno mai stata al mare da sola con tutte e due. ci sono stata in piscina, ed è stata dura, durissima, la grande che vuole stare nella vasca da grandi, la piccola che vuole correre qui e là, e tu corri dietro la piccola e guardi la grande e vai a sbattere contro tizio o a inciamparti sulla sdraio… ecco, no, al mare non so se ce la farei.

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  3. Anch’io sono contraria al braccialetto elettronico, fa proprio carcerato!
    La mia piccola è piuttosto indipendente, noi cerchiamo di adottare un approccio equilibrato: da un lato stiamo cercando di insegnarle a fermarsi quando glielo diciamo (vabbè, urliamo), dall’altro se ho visibilità e non ci sono pericoli la lascio andare per vedere fin dove arriva da sola.
    Al mare camminava davanti a me per andare all’ombrellone, l’anno scorso prendeva il canottino e puntava dritta al mare, a volte si girava per vedere se la seguivo, ma anche no. credo sia importante che capisca che non sempre siamo dietro di lei, così da non dare per scontata la nostra presenza e imparare a darsi dei limiti da sola.
    Per strada…la mano per attraversare non si discute (ci abbiamo speso urla e pianti ma l’abbiamo spuntata), sul marciapiede le cammino a fianco lato strada per evitare deviazioni.
    Certo anche a me viene il magone a pensare che si potrebbe perdere, cerco di non pensarci e navighiamo a vista!

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  4. ciao!
    anche io scrivo per la prima volta, il tema mi ha toccato in prima persona!
    anche io ho un figlio come il tuo, che ha un incredibile senso dell’ orientamento anche in un posto nuovo e vuole sempre avermi a portata d’occhio pero’…un giorno, a carnevale eravamo in un mega cenro commerciale, nell’ area giochi.
    lui aveva 4 anni e non vedeva l’ora di salire sul castello scivolo. il papi va in bagno io gli dico : “sali pure, io prendo tuo fratello ( che aveva un anno ) e ti raggiungo dallo scivolo ” tempo di prendere il fratello dal passeggino che non vedo piu’ il grande…essendo un castello con tunnel ecc subito cerco di non allarmarmi ( anche se perdere il contatto visivo mi preoccupa un po )tempo 2 minuti torna il papi e li inizio ad allarmarmi, gli mollo il piccolo dicendo di non muoversi dal passeggino e entro anche io nel castello ma niente non lo trovo…sono seguiti adttimi di panico, vedevo tutti i 100 o piu’ bambini vestiti come lui, con lo steso taglio di capelli ma di lui nessuna traccia…allora sono corsa al negozio di giochi nel suo reparto preferito ma niente, la mente davvero mi si e’ azzerata ed annebbiata. poi un illuminazione, i carrelli-macchinina sono corsa la, almeno 100 metri o piu’ e lui era li….era piu’ spaventato di me, mi ha detto mamma non c’eri piu’….allora sono venuto a vedere chi prendeva il carrello che avevamo noi…..
    insomma 10 minuti di PANICO puro….i piu’ lunghi della mia vita….
    anche perche’ non gli avevo mai spiegato cosa fare nel caso si dovesse perdere e sapevo che la mia paura era niente in confronto alla sua….

    comunque al braccialetto elettronico sono contraria pero’ sicuramente li dotero’ di quello con i numeri di telefono, e poi sopratutto spiegazioni ed istruzioni per prepararli ad ogni evenienza!

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  5. Ciao a tutti!!!
    Io sono la mamma del fuggitivo: 3 anni, parte e va. Non l’ho mai perso semplicemente perchè conoscendo questa sua caratteristica, viene costantemente tampinato a vista da me o dal babbo, ma devo dire che la cosa a volte è pesantina perchè implica il non avere MAI un minuto di tregua, di distrazione….insomma, di relax da vacanza. In genere le fughe sono collegate alla sua totale mancanza di pazienza, “aspetta un minuto” è un concetto del tutto incomprensibile a lui che la elabora in “ok, mamma e papà si fermano, io intanto vado avanti da solo”. Una sera ci siamo fermati lungo il lungomare a bere un caffè al volo, lui non voleva aspettare, ha aspettato un 5 secondi girovagando tra le sedie del locale, poi senza dire niente ha imboccato l’uscita e si è incamminato da solo. Io l’ho seguito di nascosto: ha continuato tranquillo per un 500 mt, ogni tanto si girava (senza vedermi) ma continuava tranquillissimo salutando chiunque incrociasse per stada, infine si è infilato in una sala giochi trovata lungo il cammino. Dopo un pò sono entrata è gli ho chiesto “cosa fai qui?” per vedere la sua reazione e con zero panico, ansia o apprensione mi ha risposto sorridendo “Stò giocando! guarda che bello questo….”. Se non avessi seguito la scena dall’inizio, non so quando l’avrei ritrovato lì. Spiegargli che non deve allontanasi è stato inutile, “punirlo” magari non portandolo alle giostre o tornando immediatamente a casa pure, è più forte di lui….l’unica arma al momento è la sorveglianza a vista.

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  6. salve a tutti anche io sono nuova, mi opresento brevemente sono stefania 26 anni mamma di una bimba di 4 che è molto vivace. io ho il terrore e la fobia di perdere mia figlia, che qualcuno me la porti via, che per una serie di eventi la perdo di vista, per cui sono sempre miniacalmente attenta tanto da esseree sempre ripresa da altri genitori che mi dicono di essere esagerata che devolasciargli corda lasciarla libera etc. chiaramente io li lascio parlare e faccioa modo mio, ovvero al supermercato o dentro il carrello o per mano non esiste che va da sola avanti qavanti a me, per strada idem per mano, al parco giochi se è grande mi sposto di panchina in panchina per averla sott’occhio e in spiaggia non prendo mai il solo sdraiata ma sono vicinoa a lei oppure seduta a controllarla. esagerata? forse si ma conosco mia figlia lei non presta attenzione a dove sono io diciamo che in questo ha la testa tra le nuvole,e io non quella sensazione di vuoto sotto i piedi, il cuore che si ferma per un istante l’ho provata per pochi secondi ma non la voglio più provare. sono dell’idea che i figli vanno seguiti e non lasciati allo sbaraglio, tra l’altro a 4 anni non parla ancora perfettamente non sa dove abita (gliel’ho insegnato ma ancora non ricorda queste cose) quindi l’unico modo per proteggerla è seguirla.
    ok ho scritto un poema ma mi piace condividere con altri genitori i miei strumenti di educazione,mi piace confrontarmi.

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  7. E’ la prima volta che scrivo quindi inizio a salutarvi e farvi complimenti per il sito che seguo sempre con interesse, allora l’idea del braccialetto che suona mi sembra proprio un esagerazione, se ho un figlio piccolo non posso pretendere di starmene li a farmi i cavoli miei tanto ha il braccialetto che suona…sto con lui e me lo bado non c’è santo che tenga..con tutte le cose che si sentono basta un attimo, anche uno sconosciuto che lo prende per mano e lo porta via..quindi non concepisco molto queste cose, sarò stata fortunata (o attenta..) ma i miei tre figli non li ho mai persi da nessuno parte eppure son sempre stati liberi di giocare.

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