Tema del mese: imparare ad apprendere

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“Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità. Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. “ (Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno 4 [XIII] voce 55, “Il principio educativo nella scuola elementare e media”)

La scuola è sicuramente cambiata molto dai tempi in cui venivano fatte queste riflessioni. La scuola di formazione e la scuola dell’istruzione di cui disquisiva Gramsci hanno lasciato il posto ad una nuova scuola, una scuola in cui non si imparano (solamente) nozioni, ma si impara ad imparare. Questa non è una esigenza della scuola, ma della società in senso più ampio.
Questo è stata la svolta culturale di Don Milani e del suo concetto di scuola in cui la presa di coscienza civile e sociale era al centro della missione educativa: lo studio al servizio della società tutta e della crescita degli individui singoli e con loro del Paese.
Un progetto troppo spesso disatteso, ma che, alla base della nostra scuola, dovrebbe farne un’istituzione di eccellenza, proprio per questa tradizione culturale che la fonda.
Un Paese che ha nella sua storia Maria Montessori e Lorenzo Milani dovrebbe fare scuola nel mondo.

Oggi però sembra non esserci più scampo per un’impostazione “tradizionalista” dell’insegnamento: il futuro cambia così velocemente che una scuola basata sull’insegnamento della conoscenza è destinata a fallire nel suo compito di preparare gli allievi ad affrontare il futuro. Un futuro di cui sappiamo poco o niente, di cui è impossibile prevedere gli sviluppi e per cui forse l’unica abilità sulla quale vale veramente la pena di investire è quella di imparare ad apprendere, per essere in grado di acquisire velocemente quelle abilità e conoscenze che serviranno ai futuri cittadini.

Anche senza pensare ad un futuro troppo lontano, già oggi ci si trova di fronte alla necessità di saper cambiare nel corso della vita.
Io stessa ho cambiato professione 3 volte, casa 9 volte, nazione 3 volte, abitudini fin troppe volte e naturalmente lingua (ne parlo 4 diverse).
Siamo una generazione di adulti che non può più smettere di studiare ad un certo punto della vita, come hanno fatto le generazioni precedenti: la nostra formazione non finisce con il percorso classico di studi. Cambiamo lavoro o lo stesso lavoro cambia mentre lo svolgiamo: dobbiamo aggiornarci continuamente come mai prima d’ora. Dobbiamo studiare da grandi e quindi apprendere nuovi modi per apprendere. Perché non è detto che come studiavamo a 15 anni può essere ancora il modo giusto per studiare a 40.

Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli ad essere più resilienti? Come possiamo, noi e i nostri bambini, imparare ad apprendere, in modo veloce e indolore? (Eh si, sto pensando anche al dolore, alle liti, ai mille conflitti legati ai compiti che sembrano contrastare con lo svolgimento delle nostre giornate e della vita familiare).

Siamo adulti e bambini che continuano a imparare. Riflettiamo sui nostri e i loro modi di apprendere.

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