I 5 pilastri della buona cittadinanza

Abbiamo provato a pensare a quali sono le caratteristiche di un buon cittadino.
Ecco quelli che, a nostro giudizio, sono i 5 pilastri della buona cittadinanza. Quelli che potrebbero portarci fuori dal “paese di Kafka”

Foto Jon Granger utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Jon Granger utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

1. L’onestà

L’onestà è probabilmente il tema di fondo della buona cittadinanza. Una persona deve essere onesta con gli altri e con se stessa, al fine di essere un buon cittadino. Ad esempio onestà significa pagare il biglietto dell’autobus anche se nessuno lo controlla, semplicemente perché è un servizio di cui usufruisco. Onestà significa avere il coraggio di dire la verità anche se scomoda o imbarazzante, tipo confessare all’insegnante che ci si è dimenticati di fare i compiti, o che proprio non ne avevamo voglia e poi accettare le conseguenze.
L’onestà richiama l’onore: la regola morale che è alla base della regola sociale. Accettare di vivere in una società comporta anche l’orgoglio di appartenere a una comunità e farsi parte attiva al suo funzionamento.

Cosa fare con i bambini.

Parlare dell’importanza di dire la verità anche quando è difficile. Pensare ad esempi pratici che possono capitare nella vita di tutti i giorni, a scuola e a casa, e provare a discutere cosa è giusto e cosa è sbagliato dire. Nella discussione ci si renderà presto conto che non è tutto bianco o nero, e che bisogna davvero pensare alle mille sfumature che ci sono in mezzo. Racconta una storia del tuo passato di quando una volta hai detto la verità anche se è stato difficile, ma anche di quando non ci sei riuscito e poi te ne sei pentito. Potete anche prendere spunto dalle storie di libri che avete letto insieme.

2. La compassione

La compassione è la capacità di cura per le persone e per gli altri esseri viventi. Non c’è compassione senza empatia, perché per prendersi cura degli altri bisogna avere la capacità di immedesimarsi in quello che gli altri stanno vivendo. Cosa prova un compagno di classe che non viene mai invitato ad una festa, o che viene preso in giro per come si veste o per il suo aspetto fisico? La compassione dà ad una persona un legame emotivo con il suo mondo. La compassione è proprio un sentire insieme. E’ il senso stesso della comunità: provare qualcosa insieme agli altri, avere uno stesso sentimento.

Cosa fare con i bambini.

Educate all’empatia sin dalla nascita, dando il nome giusto prima di tutto alle loro emozioni e poi a quelle degli altri possibilmente senza esprimere giudizi di merito. Se vedete un altro bambino che fa capricci non dite che è capriccioso, ma aiutate vostro figlio a capire che l’altro bambino è arrabbiato, o triste. Parlate dei sentimenti propri e degli altri, per aiutare ad identificarli. Pensate a situazioni in cui possono essere di aiuto ad altri in prima persona, ad esempio se un bambino al parco sta piangendo, cosa possiamo fare per aiutarlo o consolarlo (prenderlo per mano e invitarlo a giocare, o prestargli un nostro giocattolo).
Pensate a situazioni in cui potete essere di aiuto ad altre persone meno fortunate. Scegliete insieme giocattoli e abiti da regalare a famiglie povere, ma spiegate anche quali sono le situazioni che determinano il disagio economico e sociale. Con parole semplici, ma senza lasciare il concetto di “poveri” nella totale vaghezza e distacco: con i bambini si può parlare di migrazioni, di perdita del lavoro. Essere solidali aiuta anche a combattere la paura che capiti alla nostra famiglia: siamo in una società, non siamo soli.
Mostrate compassione per chi chiede l’elemosina, evitando apprezzamenti negativi (o peggio razzisti e classisti). Invitate i figli adolescenti a fare delle azioni di volontariato, magari attraverso qualche associazione, e perché no, può essere un’ottima occasione per fare qualcosa insieme.

3. Il rispetto

Il rispetto include prima di tutto il concetto di rispetto di se stessi e il rispetto degli altri, ma a differenza della compassione il rispetto può anche essere indirizzato a cose o idee e non solo le persone. Ad esempio si può avere rispetto delle leggi, o rispetto delle cose comuni, che ti porta a non vandalizzare il parco giochi solo perché ormai sei grande e non giochi con quelli dei piccoli, ma anche a lasciare un bagno pubblico pulito dopo averlo utilizzato. C’è il rispetto verso la natura, o il pianeta Terra che può portarci a fare scelte ecologiche, ma anche il rispetto di persone che la pensano in modo diverso da noi, o che seguono un altro credo religioso. Infatti il rispetto non implica necessariamente la comprensione di quello che è altro da me, ma comporta l’accoglimento delle differenze: rispetto l’altro anche se non mi somiglia.

Quando si parla di rispetto è facile pensare al rispetto per l’autorità, ma qui la faccenda si complica notevolmente. Il rispetto in quel caso implica una forma di ammirazione o stima verso qualcuno (mentre la compassione non implica necessariamente stima), e in questo senso spesso il rispetto tra persone va conquistato. Basta pensare al rispetto per l’allenatore della squadra o dell’insegnante: abbiamo tutti memoria di un’autorità che non merita il nostro rispetto, per capire che non è tutto bianco o nero, e che diventa altrettanto importante insegnare il rispetto dell’autorità mentre si riflette sulle responsabilità che questo rispetto implica.

Cosa fare con i bambini.

Avere delle regole di comportamento condivise a casa è un buon passo per lavorare sul rispetto. Le regole possono riguardare l’uso dei cellulari o computer, il sistemare la stanza, la collaborazione alle faccende domestiche. Ogni famiglia avrà le sue regole diverse e specifiche, la cosa più importante è che queste regole siano elaborate insieme ai figli e non imposte dall’alto, e che riguardino impegni sia per i bambini che per gli adulti (tutti devono rispettare le leggi!). Insegnare ai bambini a rispettare la fila allo scivolo, o a non occupare l’altalena per tempi troppo lunghi. Non parlare mai male di un insegnante davanti ai figli, ma nemmeno di parenti o amichetti assenti.

4. La responsabilità

La responsabilità in un certo senso è una conseguenza di onestà, compassione e rispetto. Include la responsabilità personale e la responsabilità pubblica: si ha responsabilità nei confronti della società sia come individui che come gruppi di individui (studenti, lavoratori, genitori, ecc.) Il senso di responsabilità richiama un’azione, ad esempio andare a votare, occuparsi degli anziani, lasciare il posto in autobus agli invalidi. Forse la più grande responsabilità dei giovani è quella dello studio: studiare non è solo un diritto ma è anche un dovere, perché un buon cittadino ha il compito di essere in grado di non farsi aggirare da semplice demagogia. Studiare quindi non (solo) per trovare un lavoro migliore, ma perché si deve saper usare il proprio cervello ed essere in grado di muoversi in un mondo che cambia molto velocemente, usando conoscenze e spirito critico è un dovere di ogni cittadino. La responsabilità è l’assunzione di compiti in modo volontario. È l’impegno.

Cosa fare con i bambini.

Insegnare ai bambini ad assumersi delle responsabilità a casa commisurate alla loro età. Invitateli a gettare a spazzatura nel cestino se si è al parco, sottolineando l’importanza di aiutare tutti a mantenere il parco pulito. Andate a votare alle elezioni, e portate i bambini con voi parlando dell’importanza delle elezioni e della democrazia.

5. Il coraggio

Uno dei punti più importanti della buona cittadinanza è forse il coraggio. Senza coraggio non si è cittadini, ma pecore che seguono dettami comuni. Senza coraggio non si riesce ad aggiustare ciò che si è rotto. Si deve avere il coraggio di agire non solo per compassione, perché si vuole aiutare qualcuno in difficoltà ad esempio, ma anche perché si vogliono fare grandi cose. E proprio su questo punto gli esempi non mancano, da Martin Luther King, a Gandhi, o più recentemente a Malala. Ma il coraggio non ha sempre bisogno di grandi gesti eclatanti, il coraggio si dimostra ogni giorno, ogni volta in cui diciamo no ad un piccolo sopruso o tendiamo la mano a qualcuno in difficoltà a scuola, a casa, in famiglia, al parco. Il coraggio permette di fare la cosa giusta anche quando è impopolare, difficile, pericolosa. Significa trovare la forza di mettersi contro gli amici se si stanno comportando male (ad esempio se compiono mobbing verso qualcuno), od opporsi con forza all’autorità quando chi ha potere non lo usa nel modo giusto (ad esempio un insegnante che se la prende ingiustamente con un compagno di classe).

Cosa fare con i bambini.

Racconta una storia di quando hai dovuto usare tutto il tuo coraggio per opporti ad un sopruso, o per dire la verità. Immaginate situazioni in cui ci si può trovare a scuola, ad esempio in giardino, con un gruppo di amici che prendono in giro un altro bambino. Cosa possiamo fare per farli smettere? Come possiamo comportarci? Se durante una partita di calcio un bambino fa molti falli, e fa male a molti bambini, come possiamo comportarci? Se non avete idee, prendete spunto dalla narrativa per ragazzi che è piena di storie di coraggio.

“Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’avete trovato” – Robert Baden-Powell

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