I vizi dei bambini e la rivincita del buon senso

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Quarto e ultimo post di questa serie curata per noi dalla dottoressa Elena Sardo. Abbiamo parlato di attaccamento, e dell’importanza dei limiti per costruire una base sicura, e di assetto materno. Oggi tocca ai famigerati “vizi” dei bambini: oscura colpa del genitore o inevitabile conseguenza dei tempi? Ma una soluzione c’è.

bambini-viziatiNell’attuale panorama della letteratura per neo-genitori si assiste spesso a divulgazioni “faziose” del pensiero dei “mostri sacri” della psicologia dello sviluppo, usati per sostenere prassi comportamentali, ritenute le migliori per l’accudimento dei nostri piccoli.
Spesso quest’opera di divulgazione:
– manca della capacità di spiegare senza proiettare le proprie idee nella teoria;
– quasi mai fa riferimento preciso all’età del bambino (trascurando gravemente il fatto che ciò che “va bene” a 2 mesi “non va bene” a 3 anni e non va bene a 6)
– non sottolinea mai abbastanza che lo sviluppo è un processo dinamico in cui sono coinvolti molti attori, che ri-contrattano continuamente il loro rapporto e che da questa dinamica si modificano i legami e avviene la crescita (reciproca).

Nessun genitore, per quanto bravo, competente e volenteroso, potrebbe far crescere un figlio se questo non crescesse anche per un suo movimento autonomo, grazie alla sua capacità di desiderare di crescere e alle sue vitali potenzialità di sviluppo. E nessun bambino, per quanto attrezzato, vispo e ben intenzionato, può crescere senza avere un adulto a fianco che lo faccia crescere, che ne sostenga la spinta verso lo sviluppo, la orienti, la guidi, ne disciplini lo sforzo e l’irruenza, tenga accesa la speranza a rischiarare il futuro. E ancora, nessun genitore e nessun adulto con compiti educativi fa crescere senza che cresca lui stesso. Crescere è un prodigioso gioco di specchi, di sguardi che restituiscono sguardi, di rimandi che ristorano, di reciprocità rispettose, di scambi che generano scambi.” (Giovanni Cappello, Crescere e Far Crescere, Affatà Editrice 2007)

Tra i temi più gettonati c’è quello dei VIZI.
A mandare in confusione noi poveri genitori, si incrociano le frasi buttate lì dai parenti, a cavallo tra l’opinione e la sentenza, mischiate ai pareri degli esperti: se lo tieni in braccio per farlo addormentare dovrai farlo PER SEMPRE (parenti/conoscenti); il bambino piange per essere preso dal suo lettino per manipolare i genitori (l’esperto); i vizi non esistono, sono solo espressione di bisogni nei bambini e negli adulti espressione di fragilità (l’esperto); un po’ di vizi non hanno mai fatto male a nessuno! (parenti/conoscenti).
Dunque?

Partiamo dal significato del termine.
VIZIO: 1. Tendenza e abitudine al male, propensione ad assecondare i peggiori istinti, spesso contrapposto a “virtù”. 2. Cattiva abitudine, comportamento dannoso per sé o per gli altri, atteggiamento negativo di varia gravità (Dizionario Italiano Sabatini Coletti)
Usando il buon senso, dunque, la risposta ai bisogni affettivi come essere presi in braccio e coccolati e avere risposta ai propri bisogni primari non è un vizio.
Eppure sempre più spesso chi lavora con l’infanzia (educatori, insegnanti, psicologi, etc.) ha a che fare con bambini che si annoiano facilmente, incapaci di aspettare e di tollerare le regole, fragili sul piano emotivo, che vanno in mille pezzi davanti alle difficoltà o ad un errore, in preda a esplosioni di aggressività o protagonisti di “scenate” e “capricci”, se le cose vanno diversamente da come avevano previsto o desiderato, bambini che lo stesso buon senso di prima non esiterebbe a definire “viziati”.

Alfred Adler scriveva “Ogni bambino viziato diviene un bambino odiato, poiché né la società né la famiglia desiderano continuare indefinitivamente il processo viziante”.
Adler, pur sostenendo che la madre coltiva la propensione a cooperare nel bambino attraverso la sua presenza fisica, attraverso il contatto e gli atti di accudimento che compie per soddisfarne i bisogni, dice che un bambino è viziato quando si abitua a ricevere senza mai dare e vive come se i propri desideri avessero lo stesso valore di una legge e i genitori sono “vizianti” quando sono troppo solleciti nel soddisfare i bisogni dei figli, al punto da “esonerarli dalla cooperazione, privandoli di ogni possibilità di evolvere”.
E dunque Adler, autore poco noto e poco divulgato, ci riporta al buon senso e ci ricorda che le nostre risposte vanno modulate rispetto all’età del bambino e alle sue capacità, ci ricorda che bisogna sempre trovare un equilibrio e un alchimia: se il compito di noi genitori è quello di condurre all’autonomia i figli, dobbiamo non confondere le dimostrazioni d’affetto con i vizi, ma nemmeno soddisfare prontamente ogni richiesta, insegnando loro il rispetto degli altri, portatori di bisogni, lasciandoli a volte senza “soddisfazione” in modo che possano trovare autonomamente ciò di cui hanno bisogno, sperimentando sé stessi e scoprendo il piacere di fare da soli, di conquistare ciò di cui hanno bisogno.

Allora, riappropriandoci del buon senso, dobbiamo saper distinguere tra il pianto di un neonato e il “puntare i piedi” di un dueenne, ricordandoci che accorrere e prendere in braccio il nostro bebè e dire un fermo “no, adesso non si può” al bimbo “grande” sono espressioni dello stesso amore, mezzi per raggiungere lo stesso obiettivo: rendere i nostri figli adulti armonici e sereni.

– di Elena Sardo, psicologa e psicoterapeuta –

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5 COMMENTI

  1. Come sempre articolo illuminante…Adler non lo conoscevo, mi interesserebbe approfondire l’argomento..ma chi ha più tempo di leggere?? 😉

  2. Giusy peccato il povero Adler era brutto, aveva una moglie e dei figli, mediocre e poco affascinante, non come Freud. È poi scriveva male, noiosissimo…è cosi non ha avuto la diffusione che merita. Molti dei concetti da lui coniati sono diventati di uso comune, come il concetto di “stile di vita”; è il padre della psicosomatica, avendo per primo parlato di unità biopsichica dell’uomo cancellando la divisione mente/corpo. E molte altre idee e intuizioni che quando lo si legge ci si deve sforzare per ricordarsi che scriveva negli anni 20 del Novecento

  3. Lorenza non c’è nulla di male alla fermezza “vecchio stampo”. La spiegazione è stata data, l’insistenza è “fisiologica”…per provare fino a che punto ci si può spingere. Molti genitori cedono alle insistenze o alle scenate e questo non va bene perché innescano la consapevolezza che per ottenere ciò che si vuole basta alzare la voce, pretendere, urlare…basta trovare il punto debole dell’altro per farlo cedere. Col rischio di cadere in paradossi educativi come ad esempio cedere sulla caramella/merendina a ridosso della cena e poi arrabbiarsi se il bimbo non mangia e non vuole stare a tavola (conseguenza del non avere fame) ????
    Meglio imparare i propri limiti d’azione e libertà attraverso i “no” fermi e pieni d’amore dei genitori che poi più tardi ad opera di estranei meno amorevoli…o magari nel gruppo dei pari che non sono mai troppo gentili nel segnare il territorio e ribadire l'”è mio!”
    Aver ricevuto regole e confini dai genitori ci aiuta anche a tollerare la frustrazione provocata dai limiti sociali e dall’espressione dei bisogni altrui e a vivere più serenamente la vita sociale (pensiamo alla scuola materna)
    Quindi nessun consiglio, solo un “brava, continui così”. Vedrà che la fatica del tener duro verrà ripagata man mano che la bimba diverrà grande

  4. Concordo pienamente sul fatto che spesso si etichettino i bambini come “viziati” senza tenere conto dell’età e delle circostanze.
    Nel mio caso avrei però bisogno di un consiglio per mia figlia di 4 anni, perché vedo che a inizia a rendersi maggiormente conto delle frustrazioni e a reagire con rabbia a pianto.
    Vorrei aiutarla a gestire meglio la rabbia e la delusione, pur mantenendo il punto fermo. In questo ammetto di non essere molto brava, se le dico no cerco di spiegarle le motivazioni, però all’ennesima insistenza la mia posizione è un po’ vecchio stampo (no e basta), mentre vorrei avere delle alternative.

  5. Post veramente interessante, chiaro ed armonioso. Concordo pienamente con quanto scritto rispetto ai vizi e proprio ieri parlavo di questo con altre mamme alle quali dicevo che tenere in braccio il proprio bambino da neonato non può essere considerato alla pari del viziare, se lo si fa per consolarlo (diverso dal farlo sempre e comunque senza senso). Adoro Adler . Complimenti 😀

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