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Tema del mese: i compiti del genitore

Questo mese vi mettiamo di fronte alle vostre responsabilità!
No, dai, non vogliamo spaventarvi, rilassatevi, che già bastano i sensi di colpa e le pressioni che generalmente vengono caricati sulle spalle dei genitori.

Quello di cui vogliamo parlare sono i confini della funzione del materno e del paterno: fino a dove arriviamo noi? Fino a dove dobbiamo per forza arrivare, perchè è un nostro compito esclusivo? Cosa invece possiamo delegare o addirittura dobbiamo delegare? Fin dove accompagniamo per mano e da dove dobbiamo lasciare la presa?

Un argomento vasto e sfumato, che riguarda i rapporti con i figli che crescono, ma anche la delega educativa.
E così ci sarà occasione di parlare di scuola, che indubbiamente condivide con la famiglia una buona parte del compito educativo, ma non solo. Altre persone ed istituzioni contribuiscono alla formazione di un individuo in crescita. E poi ci sono anche loro, i piccoli e poi più grandi individui in crescita, che partecipano alla loro stessa educazione, esprimendo il desiderio di indipendenza.
Il nostro compito di genitori come si relaziona con la loro indipendenza? Oltre alla delega a terzi, nell’educazione, dobbiamo imparare a delegare anche ai figli stessi?

Una delle prime sensazioni che si provano diventando genitore è proprio la responsabilità di un altro individuo. In fondo è questo il grande cambiamento che ci travolge. Ma poi in cosa si traduce questa responsabilità, in concreto, nella vita di tutti i giorni con i nostri figli? Non possiamo accompagnarli sempre e vegliare su di loro, dobbiamo lasciarli anche alla loro autoformazione e, a una certa età, autodeterminazione.
Eppure il nostro compito di cura è un obbligo al quale non possiamo sottrarci. Dosarlo e comprenderne i confini è un altro compito che a quello si aggiunge. Delegarlo senza abdicare, seguire senza opprimere, insegnare senza plasmare, educare e dare regole senza imporre con la forza.
Insomma, come convivono responsabilità nostra e indipendenza loro? Dove arrivano la cura e l’accudimento, materiali e intellettuali e dove dobbiamo lasciare che vadano da soli?

Avevamo iniziato questo discorso in un lontano ottobre del 2009. Ora cerchiamo di ampliarlo.

Prova a leggere anche:

ebook i piccoli e i grandi
Sono un avvocato, ma un giorno ho incontrato Serena e, piano piano, sono diventata tante altre cose. Tra cui un genitore più consapevole grazie allo scambio continuo su gc

45 COMMENTI

  1. sono in procinto di divorziare, da quello che ho visto e vissuto e sentito è difficilissimo che una coppia si separi senza conflitti. E inevitabilmente i figli ci rimettono. Probabilmente non bisognerebbe permettere separazioni e divorzi quando ci sono figli, o non così facilmente perchè qualcuno, il più debole, paga sempre. E di solito, da quanto ho visto, le separazioni vengono innescate dalla persona che nella coppia è più egoista che pensa esclusivamente al proprio benessere e se ne frega di come staranno gli altri e in particolare come staranno i figli! Perchè in fondo il ruolo del genitore è quello di insegnare al figlio a vivere perchè diventino persone responsabili ed indipendenti..di conseguenza un genitore per definizione non lascia il proprio figlio..non sarebbe genitore, sarebbe solo padre e madre: non lascia fisicamente, affettivamente ed economicamente il proprio figlio!

  2. Concordo con @Mary Monica, molti genitori compiono l’ errore di non riconoscere l’unicità dell’ essere umano che sempre va rispettata fin dalla nascita, ecco parole su cui riflettere:

    I figli di Gibran

    E una donna che portava un bimbo al seno disse,
    Parla con noi dei Figli.
    E lui disse:
    I vostri figli non sono vostri figli.
    Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita.
    Essi vengono attraverso voi ma non per voi.
    E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi.
    Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
    Poiché essi hanno i propri pensieri.
    Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
    Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare, neppure in sogno.
    Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi,
    Poiché la vita procede e non si ferma a ieri.
    Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.
    L’Arciere vede il bersaglio sulla strada dell’infinito, ed Egli con forza vi tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
    Piegatevi nelle mani dell’Arciere con gioia:
    Poiché come egli ama la freccia che vola, così Egli ama l’equilibrio dell’arco

    [da: " Il Profeta" di Gibran Kalil Gibran]

    silvia
    http://www.silviarotondi.blogspot.it/

  3. @Mary Monica ho un’amica che ha due figlie, un di quattro e l’altra di due anni. Le scappano continuamente frasi tipo “vorrei che F. fosse più aperta, voglio che si sappia gestire le amicizie, che abbia delle belle amicizie. Invece L. che è più agitata, voglio che si controlli di più, che sia più tranquilla come la sorella”. Ora, dopo aver ascoltato ed empatizzato un pò di volte, un giorno ho sbottato. Sono riuscita a mantenere la calma e metterci un sorriso ma le ho detto “e invece ti ritrovi queste figlie qua. Che tra l’altro sono stupende, ti amano alla follia e tu le ami alla follia. Forse sarebbe meglio goderti il momento, invece di pianificare la loro vita emotiva, personale e professionale fino alla tua dipartita, no?”. Ha riso, ha capito ma ogni tanto ci ricasca…

  4. @Mary Monica. Non e- un concetto per niente banale, credimi! esiste purtroppo (parlo per esperienza diretta…) chi pensa che i PROPRI figli siano di LORO ESCLUSIVA PROPRIETA’ ed e- amareggiato dal fatto di doverli ‘DIVIDERE’ con altri.
    Certo non te lo vengono a dire apertamente, ma si capisce dal comportamento, dalle parole usate, dalle lamentele, etc…

  5. quello che cerco di fare io è di non considerare i figli come delle “proprietà”.
    a prima vista sembra un concetto banale ma molte riflettono nei figli le proprie aspirazioni.

    Monica longerI feel

  6. un aspetto decisamente interessante sul quale sto riflettendo in qualita di psicologa e di donna e’ quello da voi nominato come il confine tra materno e paterno. Un testo interessante a tal proposito e’ “il padre ritrovato ” di Maurizio Andolfi.
    Purtroppo nella nostra società l educazione dei figli e’ stata da sempre un impegno esclusivo delle donne. specie quando queste non lavoravano e quindi troneggiavano nelle faccende domestiche e nella cura dei figli.
    Quando questo sistema di cure ha sfiorato l’ eccesso escludendo totalmente il padre abbiamo riscontriamo nella pratica clinica gravi disturbi nel ragazzo/ a. Difatti la donna e’ predisposta all’ accudimento, mentre l’ uomo allo sprono verso l’ indipendenza. L’ indipendenza e l’ individuazione sono necessari affinché si sviluppi un individuo sano e autonomo.
    Molto spesso come donne commettiamo l’ errore di includere l’ uomo nella cura dei figli ma di volerlo come faremmo noi, in realtà quelli che possono sembrare a noi donne toni bruschi, scherzi ” violenti” e opposizioni “dure “, fatte al bambino e/ o ragazzo, in realtà non sono niente di più prezioso che il padre sta offrendo al proprio figlio, che sarà sempre piu in grado di rendersi autonomo e fronteggiare le delusioni che la vita ci riserva.
    Silvia

  7. Non penso esista un “fin dove” preciso.
    Penso che sia soggettivo per ogni bambino. Ci sono quelli che vogliono lasciarti la mano già in tenerissima mano, che non sopportano la supervisione (che tu ovviamente continui a dare fingendo indifferenza) e ci sono quelli un pò meno scapocchioni (vd. ns Isha) che sono più fifoni, ancora in cerca di certezze.
    Credo che si debba essenzialmente lasciare a loro il compito dello stacco dal cordone ombelicale.
    Inutile pensare di essere noi i padroni del loro futuro e delle loro emozioni. Possiamo solo creare dei grossi danni e scompensi nella loro sicurezza, autostima.

    Bloodymaya ha deciso che a 2 anni era già giunto il momento di staccarsi da me. Aspetto sempre che sia lei a cercarmi non facendole mai mancare le attenzioni e le coccole. Mi rendo però conto che se non sono richieste non sono troppo gradite e allora cerco di rispettare i suoi spazi.
    Puzzolone invece è un tenerone fifoncello che chiede continue coccole e attenzioni…

    Insomma, penso, in sunto… che dovremmo imparare a rispettare i loro ritmi e non sperare che loro, i nani, imparino o si adeguino ai nostri…

    Max

  8. Bellissimo questo tema del mese… Leggendo e riflettendo, mi sono venute in mente 2 cose:
    1. secondo me c’è una domanda che è indispensabile farsi a tutte le età del figlio: quello che faccio a chi serve? A me o a mio figlio? Qual è il bisogno che vado a soddisfare? Il mio o quello di mio figlio? Credo sia già un buon inizio, anche se non è sempre facile.
    2. vogliamo parlare di genitori di figli adulti? E qui mi riallaccio a quanto scritto da leucosia: quei genitori che non riescono a lasciar andare i figli anche quando sono ormai sposati e con figli e che sono lì pronti a dare consigli non richiesti, ad intromettersi o a prendere posto nella giovane coppia… Io sono da questo punto di vista fortunata: i miei genitori vivono a 400 km da me e quando ci si vede è festa sia per noi che per i miei figli; i miei suoceri sono moooooolto impegnati, quindi tutto viene gestito, deciso, condiviso fra me e mio marito. Ma conosco troppe famiglie dove lo zampino dei nonni lascia un’impronta troppo incisiva…
    Spero di non essere andata fuori tema…

  9. bene, e qui casca la mamma asina che sarei io. in questi ultimi tempi mi sono sentita così inadatta, così piena diinterferenze interiori ed esterne che fare la mamma diventa sempre più una lotta. mi spiego meglio. convivendo con i nonni, nonni superesperti in fatto di accudimento eccetera, io mi sento sempre un passo indietro…sempre…sbagliata. poi la magia. è bastato che si allontanassero per qualche giorno per un viaggio e io ho ripreso al 100§% le mie funzioni di mamma. ma mi domando, quando finirà questa altalena emozionale, quando? ho bisogno di un ruolo vero, quello che provo ogni giorno a migliorare, responsabilmente…comunque è un discorso molto ampio…tornerò lo prometto a un’ora meno tarda e con meno frasci sconnesse tra loro. in ogni caso grazie per lo stimolo che apportate alla mia vita da genitrice. grazie!

  10. Close è “genitori efficaci” di gordon. Il metodo 3: niente vincitori in casa. Sembra facile ma alle ultime pagine diciamo che ti fa capire che non lo è per niente.

    Insomma, distinzione netta tra problemi del figlio, del genitore e comuni. Ascolto attivo nel primo caso, e già non è facile, come dicevo, se arriva a casa e “non faccio più amica X perché non mi ha fatto vedere il suo diario” la tentazione di fare lo spiegone sull’amicizia è forte e giustificata. Ma non è forse vero che tanto i consigli non li accetta mai nessuno volentieri? Che conta l’esempio? E che quindi, se io sono corretta nelle mie amicizie, lei ha diritto a vivere le sue facendo i suoi errori, e imparerà con l’esperienza? Quindi forse è giusto ascoltare e basta…
    Nel secondo caso, dire le cose come stanno, in prima persona. La prima cosa che ho pensato è stato “eccerto, se invece di dirle di abbassare la radio le dico “questo rumore mi irrita e mi fa venire mal di testa” mi ascolta”. Mi ha ascoltato. Ma sono ancora diffidente, per ora sto facendo il rodaggio :-P
    Nel terzo caso problem solving. Allora, tu vuoi andare in vacanza con X, ma io non ci dormo la notte a saperti fuori casa, non conosco abbastanza i suoi genitori e non sono tranquilla. So che tu ci tieni, ma so anche che io sarei in ansia. Come possiamo fare?”. A quanto pare le soluzioni si trovano.

    Ma… ma non è tutto lì. Perché funziona se lasci a loro i loro compiti. Il problem solving con i problemi che non ci riguardano fallisce, e io l’ho provato proprio con la storia dei capelli. Un disastro per motivi che ho capito dopo. E il primo è che è una cosa sua, una libertà in cui non dovrei internire perché non mi danneggia. IL trucchetto del lasciarla fare l’ho provato ma con lei non ha mai funzionato :-P E poi appunto, è giusto intervenire?

    In effetti il confine non è chiaro né facile da trovare, oltre che penso sia molto personale. Quanto hanno diritto di scegliere da soli cose come quanti e quali cartoni guardare? Come e quando fare i compiti? Ecco, paradossalmente io sono più rigida sui cartoni che per i compiti, perché per i compiti hanno conseguenze (non vuoi farli. Va bene, ma domani con la maestra ci pensi tu), mentre per me la tv dovrebbe stare sempre spenta. Potrei fare esempi per ore, il punto è che siamo responsabili noi, ovvio, ma meno scelgono loro meno si responsabilizzano, meno imparano che hanno diritto a una loro libertà e alle loro scelte. Ecco, stare nel mezzo e trovarlo…

  11. Un tema importante…col quale mi scontro personalmente e professionalmente! Non credo che ci sarà mai un modo “giusto” di comportarsi; penso solo che dobbiamo porci come BASE sicura, da cui i nostri figli possono partire per esplorare il mondo e tornare quando ne sentono il bisogno! (ma non è facile!!!!)Io pe la mia esperienza,cerco sempre di mettermi ai margini, e solo quando la mia piccola mi chiede aiuto cerco di intervenire..anche se a volte sento lo stomaco contorcersi perchè vorrei sempre evitarle di sbagliare, di commettere errori…e a quel punto mi viene in mente la mia adorata mamma, che mi lasciava fare ed interveniva solo quando ce n’era bisogno.La soluzione a volte è semplicemente riproporre modelli che hanno funzionato, con la consapevolezza che il nostro compito di genitori non finirà mai…e nemmeno le nostre preoccupazioni, purtroppo!!!! un caro saluto a tutti!

  12. Con i propri figli si convive sotto lo stesso tetto fino a quando non sarà giunta l’ora in cui emigrerano verso altri lidi. Loro non solo ci ascoltano, sentono i nostri consigli, più o meno pressanti, ma soprattutto ci guardano, stanno accanto a noi, spesso ci inseguono, ci cercano, domandano: insomma automaticamente – spesso in maniera del tutto implicita – si genera un rapporto educativo, una relazione unica, che passa molto attraverso vari linguaggi, molti dei quali neppure noi sappiamo fino in fondo di aver utilizzato. Le “interferenze” (se si possono definire tali) a volte non sono neppure volute, basta un’espressione istintiva o un giudizio percepito al telefono con un amico e captato dai figli: in tanti modi loro colgono da noi che cosa ci piace, che cosa ci sta a cuore, quali sono i nostri valori. A dispetto delle nostre parole pian piano – dentro la loro individualità – assimilano un sacco di cose che magari noi stessi riteniamo di non aver insegnato.
    Quindi è preziosissimo, col suo bagaglio di vittorie e piccoli fallimenti, il nostro esserci e il nostro modo di essere con loro, soprattutto accanto a loro. E’ questo che nel tempo può generare una maggiore distanza o una maggiore “complicità”. Con tutte le variabili del caso perchè determinare i gradi di maturazione, di percezione delle relazioni, di sensibilità ecc. dei (miei) figli non solo è impossibile, ma perfino inutile. Sono per natura diversi da noi! Per fortuna.
    Secondo me la disciplina e le regole, come insieme di norme che costringono a, se non sono integrate ad un determinato modo di vivere con i figli, accanto ai figli e per i figli rischiano di generare distanza. Anzi, in certi casi sono necessarie quando c’è un inizio di incomunicabilità.
    Buon fine settimana a tutte…

  13. io credo che l’accudimento finisca quando inizia la loro indipendenza, mentre per l’educazione credo valga sempre, mi riserverò il diritto di dire ai miei figli anche da adulti che secondo stanno sbagliando (se lo stanno facendo) ovvio che da adulti, potranno altamente fregarsene mentre adesso che sono piccolini sono obbligati ad ascoltarmi.

  14. @micol non c’è dubbio che compiti e interferenze si confondano, altrimenti sarebbe troppo facile :) . Non solo: il limite dipende dalla nostra personalità e da quella del figlio, oltre che da un altro infinito numero di elementi esterni. Il “trucchetto” che dicevo era volutamente fra virgolette perchè in realtà non è un trucco, ma la nostra disponibilità a sacrificare una giornata o un pomeriggio a tamponare la scelta sbagliata del figlio (se si tratta solo di legarsi i capelli, intendo).
    Sinceramente non capisco la provocazione, non vedo proprio cosa c’entri. E comunque la risposta è ovvia: il compito del genitore è di amare e accettare i figli. E di aiutarli, se hanno delle difficoltà (nel tuo esempio, difficoltà sociali ed eventualmente di accettazione di sè). E’ sulle scelte palesemente sbagliate che si può (e in alcuni casi si deve) intervenire, ma qui il tuo esempio non è calzante.

  15. leggendo quel che scrivono Barbara e Daniela… si torna sempre allo stesso punto ( chiaramente SECONDO ME) ossia che compiti genitoriali e interferenze genitoriali spesso si confondono…
    Il piace a me e quindi lo fai ,anche con l’uso del trucchetto… mi sembra un’interferenza nella personalità.
    Per parlare sempre di esempi pratici, il mio adolescente va sempre in giro col cappello ( quelli di lana) a me fa schifo… ma lui si sente più sicuro di sè… e allora lo lascio perdere.
    Altra storia è se non vuole studiare o usa come un mantra la frase “tra un attimo” alternata a ” lo faccio dopo”….. lì non c’è interferenza ma disciplina.

    Haimè questa orribile parola… Disciplina. Sono cresciuta senza e oggi la uso… o meglio provo!
    La disciplina e non la rigidità insegna ad essere liberi, ad andare fino in fondo a non mollare….

    Adesso faccio una provocazione:
    Vostro figlio/a viene da voi e vi dichiara di essere omosessuale … a questo punto cosa fate? Qual è il nostro compito genitoriale?

  16. @Daniela io credo che i piccoli errori nella vita possano aiutare a evitare di fare gli errori grandi. Se vuoi legare i capelli a tua figlia perchè altrimenti le danno fastidio, lasciala un giorno coi capelli sciolti, e lo capirà da sola che le danno fastidio. La prossima volta ci penserà meglio. Per questi “trucchetti” bisogna però azzeccare il momento giusto, quando il bambino ha l’età giusta per capire i rapporti di causa-effetto e ricordarsene la volta successiva. Imparare a prendere le proprie decisioni è un percorso lungo e difficile, ma meglio confrontarsi con piccole conseguenze oggi che con grosse conseguenze domani. In bocca al lupo.

  17. Leggevo ieri Gordon, e le ultime pagine sono una botta alla campana dei genitori… C’entra, non c’entra? Non lo so.
    Si parlava proprio dei limiti, fin dove il genitore può intervenire, dove deve farsi indietro, quel labile confine tra educare e il voler plasmare a proprio piacere. Insomma, sembra facile: basta capire di chi è il problema, e se il problema c’è. Se il problema è del figlio, il genitore non dovrebbe risolverlo ma ascoltare. E basta. Ascolto attivo. Già qui c’è da tirare un sosprirone: finita l’era delle paternali, dei racconti di come facevamo noi, delle belle parole sulla giustizia, gentilezza, ecc… Hai un problema? Ti ascolto. Punto. Niente suggerimenti, se non me li chiedi.
    Se il problema è del genitore, si dice e si chiede rispetto.
    Se la questione è un problema di entrambi (figlio ha bisogno dell’auto, padre anche. Mamma vuole riposarsi figlio vuole giocare ai pirati) si cerca una soluzione insieme.

    Ma quando la sfera del figlio è privata? Ecco, lì il genitore non dovrebbe intervenire. Dare l’esempio, e basta. Faceva l’esempio dei capelli lunghi, che spesso i genitori di maschietti non sopportano. Insomma, non ci fanno venire il mal di testa, non ci costano, non creano un danno al genitore, quindi è sfera privata del figlio. I capelli (che mazzata, io che sono settimane che litigo a mia figlia per come IO voglio che li lega mentre lei li vuole sciolti), il modo di fare i compiti, le amicizie, se non c’è un disturbo reale, il genitore dovrebbe farsi da parte.

    Perché i figli possano scegliere, sapere di essere rispettati, ma anche sbagliare, perché sia lasciata loro la possibilità di decidere (che vuol dire responsabilizzare), di provare, sbagliare di nuovo, capire. Perché forse accompagnare è meglio che guidare.

    Forse. Inutile dire che i dubbi sono tanti. In questi giorni ci sto riflettendo davvero tanto.

  18. @Leonardo credo che lo scopo di questo mese sia proprio di confrontarci su cosa intendiamo per fare i padri, le madri, i genitori e i figli…

  19. Per me padre deve fare il padre e la madre la madre. I figli i figli. e poi i bambini devono stare tra di loro; mi sambra tutto così ovvio…

  20. Mi sembra che i due versanti che avete menzionato siano IL compito principale dell’essere genitore. Cercare (trovare?) un equilibrio fra la presenza rassicurante e il passo indietro che dà fiducia.
    Equilibrio “dinamico” che cambia a seconda dell’età e del carattere del figlio. (Poi, se hai più figli, immagino che l’equilibrismo diventi un multitasking di tutto rispetto :-o)
    Attualmente, avendo una duenne che gira per casa, mi sento nel pieno della fase della presenza e della rassicurazione, e però… però penso già per esempio a quando ha mosso i primi passi, lasciare che esplorasse il mondo con le sue piccole forze, che sperimentasse per vedere fin dove poteva arrivare mentre io dietro ero pronta ad acchiapparla al volo… Sono convinta cioè che il non intervento (apparente) in alcune circostanze può essere più rassicurante della presenza palese.

  21. @mammame d’accordissimo. I miei figli sanno arricchire, per lo più inconsapevolmente, il mio bagaglio culturale ed esperienziale. Mi stanno rendendo molto più preparato ad ogni evenienza, grazie anche agli sbagli che commetto. I bambini, per certi versi, sono come un corso di formazione permanente! Formazione sul campo! Sanno richiamare responsabilità e compiti, e non “tollerano” evasioni o elusioni.

  22. Questa riflessione era già emersa qualche tempo fa qui da più voci : sono anche i figli che educano i genitori, perchè in questa intensa relazione e in questo continuo “lavoro” di crescita li portano a prendersi cura di nodi e ad esplorare aspetti di sè che in loro assenza non sarebbero stati affrontati e guardati da vicino. E quindi uno dei compiti dei genitori è quello di imparare dai figli e, ascoltandoli, di lasciarsi spiazzare dalle innovative soluzioni che loro sanno ispirare.
    E intanto grazie!

  23. “Freedom is just another word for nothing left to lose” diceva invece Janis Joplin… (libertà è solo un’altro modo di dire non avere più nulla da perdere, più o meno)
    Io ci penso molto a questi temi. A cosa sia meglio fare o non fare per rendere mia figlia una persona felice di sè, come primissimo traguardo. Ma come dice Elisabetta. se ci si lascia prendere da questo vortice si rischia di arrotolarsi su sè stessi e non uscirne più. Nei miei tentativi, cerco sempre di tenere a mente che amo mia figlia più di ogni altra cosa al mondo, così com’è (accettazione), che sono umana e quindi sbaglio, probabilmente più volte di quante ne azzecco (accettazione di me) e che non dipende tutto da me. C’è il padre, c’è la scuola, ci sono gli amici, i parenti… ogni entità le dà qualcosa, magari cerco di vedere e di farle vedere i punti di forza e di debolezza di ogni elemento della sua vita. Perchè impari a valutare ciò che le sta intorno. Ecco, ci ricasco…
    @Vittore, io invece credo che la parola “compiti” ci stia benissimo. In genere uso “cose da fare”, perchè ce ne sono proprio ma proprio tante, specialmente all’inizio. E non se ne scappa.

  24. Giusto, il sano egoismo è un fatto giusto. Anche perchè loro guardano come viviamo,cosa facciamo e assolutamente NON cosa diciamo.

    Ergo… responsabilità di essere appieno sè stessi per essere/divenire genitori responsabili che con il loro esempio aiutano i figli a fare lo stesso…

  25. A me sembra che, dato per scontato il diritto/bisogno del figlio di rendersi autonomo, il problema sta tutto nel genitore. Siamo così impegnati nel ruolo che rischiamo di vedere solo quello e ammalarci di protagonismo. Io credo che la migliore garanzia di una “giusta dose” di responsabilità sia il coltivare la propria vita, la propria libertà, la dimensione umana individuale.
    So che non è facile, che i figli ci chiedono tanto e ogni momento qualcosa.
    Ma anche sapere dire di no avrà i suoi frutti.
    Non solo si rischia di soffocare loro, rischiamo anche di morire noi quando loro se ne vanno…
    Insomma io mi sento di dire che un “sano egoismo” è alla base dell’equilibrio che serve per stabilire i confini della funzione genitoriale.

  26. Il compito di diventare genitori è un compito naturale, quindi denso di Libertà: parafrasando Fromm.. la responsabilità va a braccetto con libertà. Quindi cosa è la responsabilità di essere genitore? Questo il primo interrogativo che dovremmo porci. Allora me lo chiedo e a braccio mi rispondo: ” sono responsabiledi aiutare mio figlio a diventare un essere felice ( indipendente) e libero ( responsabile). Come possiamo fare per raggiungere questo obiettivo? Credo sia importante comprendere il confine tra la nostra e la loro personalità. Tra quello che noi , in quanto noi, pensiamo sia un bene per loro mentre magari non lo è.
    Tempo fa parlai con una persona perchè provavo tanta sofferenza per mio figlio, sofferenza nata dal senso di colpa di farlo crescere in un paese non suo. E questa donna che aveva avuto un problema simile con i suoi due figli mi ha raccontato che fin quando lei li incoraggiava e diceva loro ” Io credo in voi, voi ce la farete, tirate fuori lavostra forza.. etc.. etc” come effetto riceveva una maggiore chiusura e quindi una maggiore sua sofferenza dettata dall’incapacità di sostenere e indirizzare i suoi figli. Ma poi, quando ha capito che doveva accettarli così come erano, con la loro sofferenza, con il loro mancato desiderio di voler vivere in un paese straniero. Quando ha messo a fuoco che la cosa migliore da fare era accettare anche le loro debolezze… allora tutto è cominciato a cambiare….
    Da parte mia provo a fare lo stesso e vedo che ottengo molto di più .. per concludere: Ritengo che il primo atto di responsabilità sia accettare un figlio a 360 gradi e interrogarci ogni giorno se davvero lo stiamo facendo o se lo vogliamo impostare come a noi piacerebbe che fosse…

  27. A me non sembra che “compito” abbia necessariamente questa accezione. In effetti quello di cui vogliamo parlare sono proprio i compiti concreti, quello che dobbiamo fare, quello che possiamo fare e quello da cui dobbiamo o possiamo astenerci.
    “La libertà è svolgere i compiti che ci si è assegnati da soli”, diceva (più o meno, cito a braccio) Marlene Dietrich.
    Cosa esprime praticamente la nostra responsabilità? Chi ci ha assegnato il compito di essere genitore?
    E poi vedremo dove va questo tema, che spesso durante il mese prendono vita propria!

  28. Carissime, tema ricco di spunti, interessante e attuale, ma quel titolo forse non ne rende merito. Il termine compiti mi sa molto di qualcosa da eseguire, ma soprattutto che c’è qualcuno che li assegna. Rende più giustizia al discorso il vostro incipit: “responsabilità”. Cioè la capacità di rispondere in maniera adeguata agli eventi che la vita di famiglia ci mette di fronte. Secondo me il compito è un modo pratico per rendere evidenti proprio quest’assunzione di responsabilità. Ma vene dopo. E’ una specie di ripartizione di azioni, ma senza la condivisione di responsabilità i compiti (soprattutto quelli non eseguiti)rischiano di essere oggetto di diatriba familiare.

  29. siamo in totale sintonia astrale Silvia e Serena .. perchè ne sto scrivendo a manetta di questi temi sui blog … però devo dire che voi aggiungete un tassello in più, che vale la pena di tenere sulla scena principal:
    quella della parte di cura che si delega ai figli e che farà da precursore all’autonomia, del’ avere cura di se, del mondo, delle relazioni, delle altre persone …
    mò devo pensare anche a quello :))