Tema del mese: i compiti del genitore

45

Questo mese vi mettiamo di fronte alle vostre responsabilità!
No, dai, non vogliamo spaventarvi, rilassatevi, che già bastano i sensi di colpa e le pressioni che generalmente vengono caricati sulle spalle dei genitori.

Quello di cui vogliamo parlare sono i confini della funzione del materno e del paterno: fino a dove arriviamo noi? Fino a dove dobbiamo per forza arrivare, perchè è un nostro compito esclusivo? Cosa invece possiamo delegare o addirittura dobbiamo delegare? Fin dove accompagniamo per mano e da dove dobbiamo lasciare la presa?

Un argomento vasto e sfumato, che riguarda i rapporti con i figli che crescono, ma anche la delega educativa.
E così ci sarà occasione di parlare di scuola, che indubbiamente condivide con la famiglia una buona parte del compito educativo, ma non solo. Altre persone ed istituzioni contribuiscono alla formazione di un individuo in crescita. E poi ci sono anche loro, i piccoli e poi più grandi individui in crescita, che partecipano alla loro stessa educazione, esprimendo il desiderio di indipendenza.
Il nostro compito di genitori come si relaziona con la loro indipendenza? Oltre alla delega a terzi, nell’educazione, dobbiamo imparare a delegare anche ai figli stessi?

Una delle prime sensazioni che si provano diventando genitore è proprio la responsabilità di un altro individuo. In fondo è questo il grande cambiamento che ci travolge. Ma poi in cosa si traduce questa responsabilità, in concreto, nella vita di tutti i giorni con i nostri figli? Non possiamo accompagnarli sempre e vegliare su di loro, dobbiamo lasciarli anche alla loro autoformazione e, a una certa età, autodeterminazione.
Eppure il nostro compito di cura è un obbligo al quale non possiamo sottrarci. Dosarlo e comprenderne i confini è un altro compito che a quello si aggiunge. Delegarlo senza abdicare, seguire senza opprimere, insegnare senza plasmare, educare e dare regole senza imporre con la forza.
Insomma, come convivono responsabilità nostra e indipendenza loro? Dove arrivano la cura e l’accudimento, materiali e intellettuali e dove dobbiamo lasciare che vadano da soli?

Avevamo iniziato questo discorso in un lontano ottobre del 2009. Ora cerchiamo di ampliarlo.

Prova a leggere anche:

45 COMMENTI

  1. Mi sembra che i due versanti che avete menzionato siano IL compito principale dell’essere genitore. Cercare (trovare?) un equilibrio fra la presenza rassicurante e il passo indietro che dà fiducia.
    Equilibrio “dinamico” che cambia a seconda dell’età e del carattere del figlio. (Poi, se hai più figli, immagino che l’equilibrismo diventi un multitasking di tutto rispetto :-o)
    Attualmente, avendo una duenne che gira per casa, mi sento nel pieno della fase della presenza e della rassicurazione, e però… però penso già per esempio a quando ha mosso i primi passi, lasciare che esplorasse il mondo con le sue piccole forze, che sperimentasse per vedere fin dove poteva arrivare mentre io dietro ero pronta ad acchiapparla al volo… Sono convinta cioè che il non intervento (apparente) in alcune circostanze può essere più rassicurante della presenza palese.

  2. @mammame d’accordissimo. I miei figli sanno arricchire, per lo più inconsapevolmente, il mio bagaglio culturale ed esperienziale. Mi stanno rendendo molto più preparato ad ogni evenienza, grazie anche agli sbagli che commetto. I bambini, per certi versi, sono come un corso di formazione permanente! Formazione sul campo! Sanno richiamare responsabilità e compiti, e non “tollerano” evasioni o elusioni.

  3. Questa riflessione era già emersa qualche tempo fa qui da più voci : sono anche i figli che educano i genitori, perchè in questa intensa relazione e in questo continuo “lavoro” di crescita li portano a prendersi cura di nodi e ad esplorare aspetti di sè che in loro assenza non sarebbero stati affrontati e guardati da vicino. E quindi uno dei compiti dei genitori è quello di imparare dai figli e, ascoltandoli, di lasciarsi spiazzare dalle innovative soluzioni che loro sanno ispirare.
    E intanto grazie!

  4. “Freedom is just another word for nothing left to lose” diceva invece Janis Joplin… (libertà è solo un’altro modo di dire non avere più nulla da perdere, più o meno)
    Io ci penso molto a questi temi. A cosa sia meglio fare o non fare per rendere mia figlia una persona felice di sè, come primissimo traguardo. Ma come dice Elisabetta. se ci si lascia prendere da questo vortice si rischia di arrotolarsi su sè stessi e non uscirne più. Nei miei tentativi, cerco sempre di tenere a mente che amo mia figlia più di ogni altra cosa al mondo, così com’è (accettazione), che sono umana e quindi sbaglio, probabilmente più volte di quante ne azzecco (accettazione di me) e che non dipende tutto da me. C’è il padre, c’è la scuola, ci sono gli amici, i parenti… ogni entità le dà qualcosa, magari cerco di vedere e di farle vedere i punti di forza e di debolezza di ogni elemento della sua vita. Perchè impari a valutare ciò che le sta intorno. Ecco, ci ricasco…
    @Vittore, io invece credo che la parola “compiti” ci stia benissimo. In genere uso “cose da fare”, perchè ce ne sono proprio ma proprio tante, specialmente all’inizio. E non se ne scappa.

  5. Giusto, il sano egoismo è un fatto giusto. Anche perchè loro guardano come viviamo,cosa facciamo e assolutamente NON cosa diciamo.

    Ergo… responsabilità di essere appieno sè stessi per essere/divenire genitori responsabili che con il loro esempio aiutano i figli a fare lo stesso…

  6. A me sembra che, dato per scontato il diritto/bisogno del figlio di rendersi autonomo, il problema sta tutto nel genitore. Siamo così impegnati nel ruolo che rischiamo di vedere solo quello e ammalarci di protagonismo. Io credo che la migliore garanzia di una “giusta dose” di responsabilità sia il coltivare la propria vita, la propria libertà, la dimensione umana individuale.
    So che non è facile, che i figli ci chiedono tanto e ogni momento qualcosa.
    Ma anche sapere dire di no avrà i suoi frutti.
    Non solo si rischia di soffocare loro, rischiamo anche di morire noi quando loro se ne vanno…
    Insomma io mi sento di dire che un “sano egoismo” è alla base dell’equilibrio che serve per stabilire i confini della funzione genitoriale.

  7. Il compito di diventare genitori è un compito naturale, quindi denso di Libertà: parafrasando Fromm.. la responsabilità va a braccetto con libertà. Quindi cosa è la responsabilità di essere genitore? Questo il primo interrogativo che dovremmo porci. Allora me lo chiedo e a braccio mi rispondo: ” sono responsabiledi aiutare mio figlio a diventare un essere felice ( indipendente) e libero ( responsabile). Come possiamo fare per raggiungere questo obiettivo? Credo sia importante comprendere il confine tra la nostra e la loro personalità. Tra quello che noi , in quanto noi, pensiamo sia un bene per loro mentre magari non lo è.
    Tempo fa parlai con una persona perchè provavo tanta sofferenza per mio figlio, sofferenza nata dal senso di colpa di farlo crescere in un paese non suo. E questa donna che aveva avuto un problema simile con i suoi due figli mi ha raccontato che fin quando lei li incoraggiava e diceva loro ” Io credo in voi, voi ce la farete, tirate fuori lavostra forza.. etc.. etc” come effetto riceveva una maggiore chiusura e quindi una maggiore sua sofferenza dettata dall’incapacità di sostenere e indirizzare i suoi figli. Ma poi, quando ha capito che doveva accettarli così come erano, con la loro sofferenza, con il loro mancato desiderio di voler vivere in un paese straniero. Quando ha messo a fuoco che la cosa migliore da fare era accettare anche le loro debolezze… allora tutto è cominciato a cambiare….
    Da parte mia provo a fare lo stesso e vedo che ottengo molto di più .. per concludere: Ritengo che il primo atto di responsabilità sia accettare un figlio a 360 gradi e interrogarci ogni giorno se davvero lo stiamo facendo o se lo vogliamo impostare come a noi piacerebbe che fosse…

  8. A me non sembra che “compito” abbia necessariamente questa accezione. In effetti quello di cui vogliamo parlare sono proprio i compiti concreti, quello che dobbiamo fare, quello che possiamo fare e quello da cui dobbiamo o possiamo astenerci.
    “La libertà è svolgere i compiti che ci si è assegnati da soli”, diceva (più o meno, cito a braccio) Marlene Dietrich.
    Cosa esprime praticamente la nostra responsabilità? Chi ci ha assegnato il compito di essere genitore?
    E poi vedremo dove va questo tema, che spesso durante il mese prendono vita propria!

  9. Carissime, tema ricco di spunti, interessante e attuale, ma quel titolo forse non ne rende merito. Il termine compiti mi sa molto di qualcosa da eseguire, ma soprattutto che c’è qualcuno che li assegna. Rende più giustizia al discorso il vostro incipit: “responsabilità”. Cioè la capacità di rispondere in maniera adeguata agli eventi che la vita di famiglia ci mette di fronte. Secondo me il compito è un modo pratico per rendere evidenti proprio quest’assunzione di responsabilità. Ma vene dopo. E’ una specie di ripartizione di azioni, ma senza la condivisione di responsabilità i compiti (soprattutto quelli non eseguiti)rischiano di essere oggetto di diatriba familiare.

  10. siamo in totale sintonia astrale Silvia e Serena .. perchè ne sto scrivendo a manetta di questi temi sui blog … però devo dire che voi aggiungete un tassello in più, che vale la pena di tenere sulla scena principal:
    quella della parte di cura che si delega ai figli e che farà da precursore all’autonomia, del’ avere cura di se, del mondo, delle relazioni, delle altre persone …
    mò devo pensare anche a quello :))

LASCIA UN COMMENTO