Tema del mese: discipliniamoci
Qualche settimana fa sono stata messa in punizione dal Vikingo. Dopo una bella lite, di quelle che nonseneparlanemmenochetivediunaltrofilm! Lui mi ha guardato negli occhi, rosso di rabbia e ha detto:
- “Allora, se tu non mi fai vedere un film, io non voglio che tu mi accompagni mai più all’asilo”
- scusa Vikingo, intendi MAI MAI più? ho chiesto con un velo di ironia
- si, mai mai mai più! ha confermato deciso il Vikingo.
Potete immaginare la mia disperazione all’idea di smollare le crisi del mattino al padre, che era appena stato eletto per forza accompagnatore ufficiale. Continuavo a pensare “e vai! I capricci se li becca tutti lui!”
Poi però la punizione non è durata molto. E il giorno dopo, ahimé, mi è toccato portarlo all’asilo.
Però questa punizione mi ha dato da pensare. Che forse è proprio questo il senso delle punizioni? Portare il punito a riflettere?
E così ho iniziato a passare in rassegna i vari metodi di disciplina: sculacciate, punizioni, time out, adesivi premio, ricatti emotivi, ricatti pratici, angolo dei cattivi, play therapy, e tutto quello che in qualche modo mi è capitato di provare sulla nostra pelle, oppure osservare in altre persone.
Tutti questi metodi disciplinari hanno una cosa in comune: funzionano.
Se si è abbastanza decisi, si ottiene senz’altro che il capriccio del momento finisca. Ok, forse non sempre, ma spesso.
E allora quale è il problema? Il problema è che ci sono degli effetti collaterali non indifferenti. Attraverso la scelta di quale metodo disciplinare applicare non ci limitiamo mica solo a risolvere la crisi del momento, facciamo molto di più: veicoliamo valori, comunichiamo messaggi, rafforziamo o indeboliamo l’autostima. Formiamo cioè delle persone. Degli individui che domani saranno uomini, donne, cittadini.
Questo mese vogliamo passare in rassegna i vari metodi disciplinari più diffusi, studiando bene le instruzioni per l’uso, e gli effetti collaterali indesiderati o sperati.
Come sempre abbiamo bisogno del vostro aiuto, che non vorremo dimenticarci di qualche cosa, e magari ci perdiamo un metodo disciplinare che non sia ancora giunto alle nostre orecchie.
Quindi non esitare a raccontarcelo: quale è il tuo metodo disciplinare preferito?
Prova a leggere anche:
- Time out: istruzioni per l’uso
- Aut aut: metodo educativo o ultima spiaggia?
- Punizioni, conseguenze e riparazioni
- Amarli senza se e senza ma
- I si che aiutano a crescere


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Ecco, io sono una di quelle che ancora un metodo non l’ha trovato e va per tentativi. NOn nego che in passato in momenti disperati ho usato anche lo sculaccione. Ma ora è stato cancellato. Ora restano le urla nei momenti disperati, ma anche quelle piano piano verranno radiate.
Cosa faccio? Diciamo che improvviso, ho pensato in ogni modo a un metodo, ma poi è sempre sbagliato qualcosa (il momento, il posto, il motivo… o comunque non funziona).
Di sicuro ho un principio inderogabile: in casa nostra non comanda nessuno. Non noi e ovviamente non lei (la grande, di quasi 5 anni, perché la polpetta piccola i primi no li sta assaggiando solo ora. Ma ci sono delle regole, per stare con gli altri sono obbligatorie. NOn vuoi le regole? Bene, stai da solo. Ma se stai con altri ci sono e si rispettano.
Le regole sono per tutti, salvo eccezioni necessarie, e devono servire per tutti. Quindi “non si urla” è una regola, perché fa stare meglio tutti, grandi e piccoli, mentre “mi compri tutto quello che voglio” non lo è perché stai bene solo tu e non io che lo compro.
Ho chiarito questa cosa senza nemmeno pensarci, d’impulso, nella fase in cui Sara faceva capricci per ogni cosa, con urla e non urla e sempre un “comandano i bambini” finale, spesso controbattuto dal “no, qui semmai comando io di mio marito”. Una mattina esausta, all’ennesimo “lo dico io e comando io perché comandano i bambini” le ho propinato tutta questa teoria del “qui non comanda nessuno ma tutti rispettano le regole”. Mi sono stupita da sola, e ha funzionato, da quel giorno la parola “comando io” è sparita come per magia.
Per il resto, 3 regole per tutti “non si urla, non si fa male, non si risponde male”. E poi la tecnica dell’ignorare i capricci. L’ho usata anche oggi: all’uscita dell’asilo non voleva mettersi le scarpe, faceva finta di non sentire, e faceva altro. L’ho chiesto una volta. le ho detto “te l’ho già chiesto una volta, sai che ne hai solo due” L’ho chiesto la seconda. Ho preso le scarpe e la giacca e sono uscita. Mi è corsa dietro urlando e si è messa le scarpe in strada.
Insomma, il mio metodo è “sopravvivere” cercando di dare l’esempio in primis, portandole rispetto e ascoltando, ma pretendendo lo stesso (rispetto e ascolto), spiegandole il motivo dei no e delle regole, facendo le dovute eccezioni, e… improvvisando. E soprattutto cercando di non prendermi a schiaffi quando poi cedo a urla e ricatti, e dirmi solo che sono umana, che anche questo è un insegnamento, perlomeno non si sentirà sbagliata quando lo sarà anche lei, e fare un bel respiro e ricominciare…
Beh… Daniela… se anche non lo vogliamo chiamare “metodo” (che a volte suona un po’ antipatico), direi che una filosofia di fondo ce l’hai!
Le punizioni non sono sempre facili da scegliere, né da mantenere: variano in base all’età e al carattere del bambino, e ovviamente devono essere proporzionate al fatto che si vuole punire, e possibilmente essere “educative”, ovvero far capire al bambino perchè lo si punisce, il che non sempre è facile. Pisolo mi ha raccontato di un episodio della sua infanzia, e della punizione secondo me esemplare che i suoi gli hanno inflitto per un danno che aveva fatto. Ve la racconto perchè è proprio intelligente, secondo me:
Dunque, nella sua età “stupida” Pisolo ha avuto una fase piromane: si divertiva a far bruciare pezzettini di carta in camera sua, e poi li lasciava cadere nel cestino. I suoi se ne sono accorti il giorno che ha dato fuoco alla moquette della camera, per fortuna senza conseguenze più gravi di un buco alla suddetta e una grossa macchia d’acqua tutt’intorno (meno male che aveva previsto l’acqua in caso di “incidente”). Pisolo quindi si sorbisce la predica e aspetta la punizione. I suoi gli dicono “aspetta che ci pensiamo, ti diremo quando abbiamo deciso”. Passa qualche tempo e ovviamente Pisolo alla punizione non ci pensa neanche più. Un giorno ventoso suo papà lo chiama in giardino. Gli presenta un paccone gigantesco di riviste e giornali, gli dà un accendino che non funziona neanche bene, e gli dice “Ti piace il fuoco? Allora adesso mi prendi rivista per rivista, strappi le pagine ad una ad una a striscioline e gli dai fuoco come facevi in camera. Io ti aspetto in casa”. Pisolo all’inizio ovviamente era contento, ma l’entusiasmo sparì dopo una decina di minuti: il vento era forte, l’accendino faceva una fiamma debolissima e lui si era già rovinato il pollice in capo alla terza fiamma. Non credo abbia terminato nemmeno di bruciare la prima rivista: è andato in casa e ha detto a suo papà: “ho capito, stai sicuro che non lo farò più”. E infatti, il suo lato piromane è terminato quel giorno.
Penso che se invece di fare così gli avessero vietato la tv, o cose simili, pisolo prima o poi avrebbe incendiato la casa.
Come dire, semplice ed efficace!
Mia figlia ha quasi cinque anni e noto con sorpresa che , in questo periodo della sua vita, fa veramente pochi capricci.
Naturalmente non è sempre stato così in passato, ma ora noto che, dai miei “NO” quasi si sente rassicurata.
I miei No,d’altra parte, non sono poi così tanti.
No a guardare la Tv mentre si mangia, ad esempio, oppure no alle caramelle poco prima di pranzo.
Devo dire anche, con mia sorpresa , che di “grane” ultimamante ne pianta poche. Non credo che sia tutto merito mio, diciamo che la mia linea guida è il compromesso, ma quando i no arrivano, che siano o meno motivati, devono essere rispettati.
Insomma, un po’ la tecnica del guinzaglio lungo, se volete. Se le minaccio qualcosa sa che non lo faccio a vuoto. Capitò ad esempio, che la portai via da una festicciola, tra urla e strepiti , per dei no continuamente infranti.
Ultimamante poi, abbiamo parlato del fatto che ogni regola ha la sua eccezione, così ogni tanto se ne avvale chiedendomi: “dai mamma, facciamo un’eccezione!”
Comunque è un continuo misurarsi con una persona in fase di evoluzione e non è sempre facile..
@mammaemigrata caspita che metodo!
Mammaemigrata… voi vi siete fatti una casa di legno, vero???
…………….
@ silvia: mmm, dici che devo preoccuparmi????
Mi ero preparata e documentata molto prima della nascita del Nano, come ho sempre fatto nella vita prima di intraprendere un cammino importante. E questo era il più importante.
Per qualche misteriosa ragione però con lui non funzionava nulla. Nessuna punizione (es. i minuti di time-out nella sua stanza) e nessun premio (es. le stelline “regalo” per ogni gesto gentile) sembrava davvero convincerlo a fare o non fare qualcosa. Sembrava ci fosse ad un certo punto una sua “accondiscendenza” ad ascoltare. Ma le crisi e le esplosioni di rabbia restavano costanti e quotidiane.
Si creavano tensioni con mio marito e con i nonni, tutti avevano un consiglio, tutti si ritrovavano privi di reali successi. Allora la colpa ripassava a me. E io continuavo a cercare.
Circa 3 mesi fa ho scoperto il vostro sito e ho letto immediatamente il libro di Mary Sheedy Kurcinka. Ora sto facendo un riassunto in italiano per tutta la famiglia. Per me è stato una specie di “miracolo” forse perché Alex è uno “spirited child” da manuale.
Il primo passo è stato stabilire una regola sola: tratta te stesso e gli altri con rispetto. Quando sei stanco, a disagio, disturbato, puoi dirmelo e io ti ascolterò sempre e ti aiuterò a riprendere il controllo.
Cerco di usare quotidianamente parole positive per descrivere i lati spigolosi del suo temperamento. E soprattutto scelgo molto meglio le mie battaglie. Dico molti più sì, rido di più con lui e non dimentico mai di dirgli quanto lo amo.
Sembra banale, lo so, ma non mi vergogno ad ammettere che più di una volta mi ero trovata a chiedermi “Perché a me?”. Quando sei sempre “al fronte” è difficile esprimere in modo spontaneo e sincero il tuo amore, anche se ovviamente c’è.
Credo che Nano lo abbia percepito subito questo mio cambiamento. Non dico che i suoi eccessi siano improvvisamente spariti, ma va molto meglio. L’altra sera, dopo una giornata tra parenti, era stanchissimo e stava per esplodere. Ho continuato a parlargli dolcemente e lui si è messo sul letto e ha iniziato a respirare profondamente per calmarsi: mi sono venute le lacrime agli occhi. Forse col tempo e la determinazione (che non manca a nessuno dei due!) riusciremo a fare della maggior parte del nostro tempo insieme un buon tempo.
Quindi un grazie speciale a voi che mi avete avvicinato ad un “metodo” che fa dell’ascolto e dell’accettazione il punto di forza capace di intaccare la corazza del mio bambino, specialmente quando lui stesso stenta ad accettarsi.
Marzia, posso averlo anche io un riassunto?
)
Con Sara sto cercando proprio quella calma di cui parlo, le nostre giornate sono no continui, mi dico sempre che devo ridurli all’osso, eppure è no per tutto (non si sbatte la porta, non si strizza la sorellina, non si fa correre il gatto, non si tira la forchetta, non si fanno le palline col pane, non si salta sul divano…).
E vorrei iniziare a creare un clima di calma, invece sono sempre agitata, tesa, preoccupata, arrabbiata…
Ma non c’è la versione italiana di quel libro?
No Daniela, per ora non c’è… ma non escludiamo di lavorare su un progetto del genere.
Marzia, devi essere una maga della sintesi: hai fatto un bellissimo riassunto del tuo percorso di mamma di amplificato. Con bambini come i nostri, quel cambiamento di atteggiamento che tu descrivi ha effetti incredibilmente concreti ed efficaci.
Grazie Silvia. In effetti la necessità di tradurre mi aiuta a concentrarmi sui messaggi più importanti, ottengo circa una pagina ogni 20 di libro. Così mi alleno con le parole. Io amo le parole e credo sia così anche per Alex. Ma una versione in italiano completa sarebbe utilissima, anche gli esempi pratici descritti sono molto mirati. Sono sempre stata scettica sui “manuali d’uso” per bambini ma questo lo sto testando su me stessa, e per ora funziona.
la mia piccola Fagio ha solo 5 mesi e mezzo, e forse è un pò sciocco da parte mia partecipare a questo forum… il fatto è che avete proposto questo argomento proprio nel momento in cui mi domandavo se è possibile che, alla sua tenera età, inizi già a “testare” la propria affermazione… ovviamente non mi sento in gradao di adottare alcun metodo con una minibimba come lei, ma volevo sapere se sto sbagliando quando ad ogni sua richiesta (ho imparato a tradurre sguardi e gridolini, pianti e lamenti!!) rispondo immediatamente per farla felice, anche se questo significa interrompere qualsiasi cosa io stia facendo, mettendo in secondo piano me e il mio compagno… ( e soprattutto i nostri pasti!!!).
Sono sempre stata dell’avviso, da quando sono zia di gemelli turbolenti!, che il dialogo era il miglior metodo per cercare di placare i “bollenti spiriti”… ma si sa, una zia non è una madre e il diagolo a sei mesi non funziona!!!!!!
Laura, secondo me fai bene, senza diventare nervosi… ossia, a 5 mesi ha bisogno di sapere che mamma e papà sono lì per lei, che c’è qualcuno che risponde, certo che però se piange un attimo mentre fai pipì o sbucci la mela va benissimo, poi però puoi anche mangiarti la mela con lei in braccio se non vuole stare altrove… Io ho sempre accontentato i primi mesi, per aiutarle a capire che il mondo è un bel posto. POi pian piano arrivano le regole, a un anno pretendo che stia 10 minuti sul seggiolone se va tutto bene mentre mangio un po’ di pasta, o che giochi un po’ da sola mentre faccio altro, e a 2 anni di più, a 4 chiedo che stia a tavola tutto il pasto (meno di mezz’ora) e così via… Ma i primi mesi non ci sono parole che funzionano, e rispondere ai loro bisogni, anche se ci stanca, è giusto. Magari dandosi il cambio con il compagno, e con i nonni, per recuperare un po’ di tempo per sé…
Ecco, direi proprio che non c’è un metodo, trovo inutili le punizioni, trovo assurdo anche il time-out.
Tutto quello che passa il segnale al bimbo che lui è sbagliato, non ha senso.
I bambini non sono adulti, ma hanno la stessa dignità umana, è umiliante per un adulto che gli si dica : Adesso vai nell’angolino o nella tua stanza a pensare a quello che hai fatto, perchè i bambini dovrebbero subire questo?
Perchè potrei , se hanno sbagliato, togliere la televizione per un tot?, a mio marito non lo chiederei mai questo, perchè dovrei chiederlo ad un bambino (oltre al fatto che dare tutta questa importanza alla televisione proprio non mi sembra giusto, ma è l’esempio più classico e io l’ho riportato).
Una persona che sbaglia, ha il diritto umano di essere aiutata a capire, a maggior ragione se è una persona a cui vogliamo bene, e ancora più necessario se si tratta di un organismo in crescita che ha proprio bisogno di strumenti per capire, per imparare e per rimediare agli errori.
Una grande violenza che comunemente si fa è il mettere in dubbio il fatto che un bambino voglia collaborare, lui lo fa continuamente, in natura i cuccioli lo fanno spontaneamente, ma come ogni persona su questa terra vuole avere il diritto di scegliere quando e come… e soprattutto ha bisogno di qualcuno che lo lasci collaborare e rispetti i suoi tempi.sicuramente il primo effetto di questa illazione è una reazione di non collaborazione offesnsiva (in realtà Juul sostiene che è proprio questa la “collaborazione” il bambino reagendo in questo modo ci mostra che nella nostra relazione con lui c’è qualcosa che non va, qualcuno non è stato rispettato)
Questo non significa che io devo per forza mettere tutto in funzione di ciò che vuole il bimbo, tutt’altro, se io sto “dietro” al bimbo, lui chi segue?Il paragone con la chioccia ed i pulcini ch la seguono a ruota, o con l’anatra e la fila dei suoi anatroccoli dietro è essenziale per ritrovare dentro di sè un senso materno antico che non ha bisogno di parole ma solo di essere risvegliato .
Il rispetto per il bambino e quindi l’aiuto alla sua crescita, passa anche dalla comprensione e il rispetto dei miei sentimenti, che devo riconoscere dentro di me per poterli comprendere anche nel bimbo.
Riesco ad imparare ad accettare molti comportamenti (accettare non vuol dire subire) e con la mente libera da pregiudizi, da vecchi rancori e ingiustizie,a direzionare la situazione in modo che si avvicini a quello che io riesco ad accettare.
Se non ho la mente libera , non riesco a ritrovare e focalizzare il bisogno o il problema e si insinuano un sacco di pressioni che mi fanno arrabbiare (arrabbiare è un eufemismo, mi fanno proprio inkzr)…ma riconoscere che il problema è mio, è già un passo avanti.
Per la mente libera non è che si debbano fare sedute yoga o di qualche tecnica zen, basta svuotare la cantina man mano che il bimbo ci chiede di farlo, ci costringe quasi…ossia cercare di capire quali nervi scoperti colpisce il bimbo nel suo bisogno di averci totalmente , per una relazione armonica, con le sue proteste e i suoi problemi.Guardare in faccia il problema, e cercare di capirne le cause
e dargli la giusta definizione.Antichi dolori mai pianti, antiche ingiustizie mai giustizzate, paure a cui non ci siamo mai concessi (“perchè si deve essere forti”….si vabbè ma quello viene dopo prima c’è il diritto di avere anche paura e di essere accettati in questo).
Insomma non ci si deve fermare alle etichette…pro-allattamento , svezamento naturale o meno etc….non è davvero questo l’importante, ma è la relazione che è importante, tutto il resto viene da sè, ognuno fa le sue scelte, a seconda di come la pensa…
E’ importante anche per il proprio benessere, non è solo per allevare un bambino, non bisognerebbe pensare a come lo si vuole far diventare, e quindi a quali mosse fare per ottenere un certo risultato, ma bisogna pensare a farlo sentire accettato ed amato in modo che sviluppi un ottimo senso di sè che gli permetterà così di essere l’ottima persona che mai avremmo neanche lontanamente immaginato di poter avere accanto, qualcuno che non è detto che corrisponda ai nostri canoni, ma che saprà amarci in modo incondizionato, che sarà originale e unico, per la sua semplice natura di essere umano.
Grazie per la pazienza
Emy, sono d’accordo su ogni parola che dici, anzi, è una filosofia che sto cercando di mettere in pratica da un pezzo. Io ero quella convinta della disciplina e dell’educazione, poi è nata Sara e non è stata una bambina facile, e io ero una madre a dir poco insicura. Poi sono arrivati i due anni, ho provato di tutto, parlare, lasciar stare, e sono arrivata alle sculacciate.
Poi ho detto basta, e da allora sto lavorando. Le sculacciate le ho abolite, i castighi non ancora. NOn mi piacciono, e non funzionano, ma come mettere in pratica la teoria?
Alle 6.30 del mattino un adulto fa la faccia brutta ma si alza, Sara no, ha sonno, ha ragione, faccio il possibile, la sera alle 8.30 la metto a dormire ma non basta, la chiamo, canto, coccolo, ma lei urla e scalcia… E con gli occhi chiusi che dialogo puoi avere?
O quando a tavola tira una forchetta, le dici che così fa male a lei e agli altri, ride, lo rifà, la togli, sbatte il bicchiere, le dici basta o è finita la cena, alza le spalle, le dici di andare in camera sua, sbatte la porta, poi esce, la risbatte (e una l’ha anche rotta!), che fai? Parlarle in questi momenti è impossibile (provato) lasciare che mi distrugga casa è ingiusto. Come la fermi? Nemmeno i minuti di time out?
Ecco, io la teoria la so, ma ora cerco qualche santo che mi aiuti con la pratica. E in ogni caso non credo nell’equiparazione adulto/bambino. Il bambino non è un adulto in miniatura. E’ vero che io mi offenderei a un time out, ma è vero che io conosco i limiti e li ho già testati a mio tempo. I bambini devono ancora sbatterci il naso contro. Io collaboro anche se non ho voglia se devo, loro non conoscono (giustamente) il concetto di dovere. E l’autorità del genitore è indispensabile per dargli sicurezza. Non intendo l’autorità di un genitore che si impone, ma di un genitore che ti sa parlare, ascoltare, sorridere, abbracciare, apprezzare, ma anche dirti no e farti capire cos’hai sbagliato e perché, anche se non ti piace. Io adulta vengo punita se sbaglio (se non metto le cinture di sicurezza, per esempio), e un bambino è giusto che affronti le conseguenze di ciò che fa. Se il suo atteggiamento è un disturbo per la famiglia è giusto che stia solo in camera per un po’. NOn è un affronto, è imparare che le regole ci sono, che hanno un motivo e che infrangerle porta a delle conseguenze.
Ecco, io vorrei riuscire in quello, nell’essere autorevole senza però urlare o arrabbiarmi ogni volta. Ci riuscirò, spero…
Daniela, Non c’è teoria che tenga, devi proprio essere presente tu.
Non ho particolarmente predilezione per il dialogo parlato…ci sono tantissimi modi di dialogare anche nel silenzio, perciò non è detto che sia il dialogo la cosa che risolve….c’è anche il tempo
, la crescita etc.
Tu hai cpito perchè tirava la forchetta?, di solito hanno sempre una intenzione, non fanno le cose a caso, e non le fanno volontariamente per fare male.
Magari voleva in qualche modo attirare l’attenzione, magri voleva essere apprezzata per la capacità di lancio, magari boh….voleva capire comefaceva la forchetta.
Che sia pericoloso siamo d’accordo tutti noi adulti, ma lei lo sa? (sa magari osa vuol dire ricevere qualcosa addosso ma magari non sa che può arrivare in un occhio, cioè non sa veramente le conseguenze e quelle che ha calcolato sono forse per lei accettabili in proporzione al suo bisogno)
Nel momento in cui si sente sbagliata, un tipino come tua figlia è facile che reagisca con disappunto, voleva ad esempio mostrare il suo valore, ed ha ricevuto solo brutte facce, o disappunto o semplicemente non si è sentita capita nelle sue intenzioni.
E’ facile quindi che si impunti sempre di più per difendere la sua immagine positiva e per rivendicare il suo diritto di sbagliare restando nella parte giusta.
Puoi ritrovare queste sensazioni nella tua infanzia? momenti in cui non venivi capita? in cui si avevi capito che avevi sbagliato, ma il modo in cui te lo facevano notare non ti permetteva di aprirti e ammetterlo ?
Comunque io non ho problemi in caso di pericolo o di salvaguardia della casa o delle altre persone, a fermare fisicamente, senza niente altro, solo fermare, mi prendo la responsabilità di farlo e aspetto che sbollisca la rabbia, non è necessario che faccia ramanzine, e appena mi accorgo che le sto facendo ci pensano loro a farmi capire che non serve.Magari si può parlare in un secondo momento con tranquillità.
Il problema quando c’è?…c’è quando io ho aspettative, ho delle pressioni, ho qualche nervo scoperto che mi impediscono di fare la persona adulta che riesce ad accettare l’arrabbiatura e che vede lontano.
In quei casi riesco ad arrabbiarmi molto, riesco ad avere dei comportamenti che razionalmente non condivido…e allora capisco che c’è qualcosa in me che mi impedisce di far fronte in modo fermo e comprensivo alla rabbia dei miei figli.
E allora c’è da indagare.
Loro sono bravi, perchè non si accontentano mica di una ME apparente…loro vogliono l’originale, e non mollano mica eh.
Tabte volte ho sperato che chiudessero un occhio, e invece finchè non entravo nel problema, non se ne usciva mica.
Tutti gli esseri umani hanno uguale dignità, ma certo sono d’accordo che non hanno tutti la stessa responsabilità, i bambini hanno responsabilità solo per i loro sentimenti e sensazioni, o solo in parte per le cose che scelgono.
Dobbiamo prendercela noi, ma allora il nostro ambito di intervento deve riguardare solo le cose su cui abbiamo responsabilità.
MA rischio che il discorso diventi troppo fuorviante.
Per quanto riguarda le punizioni per gli adulti…ecco…vedi cosa succede?…la cintura serve per salvare la vita, mica per paura della multa.
Quando si ha paura della punizione si perde di vista la conseguenza naturale….io ai miei figli vorrei invece insegnare che è la conseguenza il motivo della regola, e non la punizione.
Ho letto questo scambio tra Emy e Daniela con grande interesse e questa ultima frase di Emy “ai miei figli vorrei insegnare che è la conseguenza il motivo della regola, e non la punizione” ne è una conclusione perfetta.
Mi sono resa conto spesso anche io che se ho “il nervo scoperto”, come dice Emy, quando io non sono ingrado di gestire la situazione, non c’è metodo che funzioni. Quando io riesco a resistere alla tempesta, questa si placa in breve. Mai dimenticarsi che, comunque, gli adulti siamo noi e la nostra responsabilità, ora, è questa.
Poi ogni tanto sento di aver fatto un lavoro decente quando mio figlio dimostra di riescire a “prevenire se stesso”, avvertendomi che si sente agitato o che sta per agitarsi e chiede di essere aiutato ad evitarlo. Così come, se io riesco a rimanere salda, lui riesce a dirmi che è in grado di calmarsi da solo. Se io sono tranquilla, lui sa gestirsi, se io crollo prima di lui, si spaventa, si disorienta e non trova più la strada per controllarsi.
Ma forse anche io vado per altri argomenti
Sono qui da poco e ho già rivoluzionato il mio mondo con mia figlia… Emy, sai che ti leggo, e più ti leggo e più ti dò ragione? In effetti io chiamo punizioni, ma cerco sempre di fare in modo che siano conseguenze, in realtà. Ma non è sempre facile, insomma, se a tavola disturba le dico di scendere perché noi vogliamo cenare insieme passando dei bei momenti (ovviamente dopo averle chiesto di smettere e detto il perché), se sporca le chiedo di pulire, ma poi in realtà questi episodi sono rarissimi.
Però sul momento, mettere in pratica è davvero difficile.
Per esempio, in edicola scorsa settimana: ci sono dei fascicoli di giochi che secondo me sono adatti a lei, ma che lei non vuole per non rinunciare ai soliti che prende. Mi sembra giustissimo e le lascio sempre scegliere un giornale che vuole, ma visto che c’era un’occasione speciale (un pranzo al ristorante noioso, e quindi cercavo qualcosa da farle fare) le dico: “ne scegliamo uno a testa, uno tu e uno io”. Lei sceglie il suo,io guardo quello da scegliere io, lei ne vede un altro e lo vuole. Le dico che i patti erano uno a testa (e quell’altro erano poche pagine da colorare, e a casa ne ha già) e che o cambia il suo o rinuncia a quello, io ho già scelto altro. Si arrabbia e dà un calcio all’espositore. Le dico che non si fa e lo ridà. SUl momento avrei dovuto posare i due giornali e andare via, ma non ci ho pensato, ho pagato e le ho spiegato che non si fa, che ero arrabbiata e che i giornali glieli avrei dati solo se se li fosse meritata perché quello che aveva fatto era grave.
Ora, non è l’episodio in sè, alla fine parlando solo di questi episodi sembra una peste mentre invece è abbastanza gestibile (insomma, domenica poi 5 ore al ristorante, ovviamente non seduta a tavola, ma calma e bravissima, quindi…), però in quel caso la conseguenza qual è? Sul momento come si fa ad avere sempre la lucidità per trovare tra tutto quello che ti frulla in testa il pensiero giusto?
Insomma, hai ragione, e vorrei riuscire ad adottare quel metodo, ma non nego che non ci riesco sempre. A tavola probabilmente lei sa che in quel modo riesce a sfidarci, è nel periodo delle sfide, sa che a me spiace farle saltare la cena, ma che non mi piace se si comporta così, e credimi, lo fa per quello, ha 5 anni e i perché glieli ho detti mille volte e glieli spiego ancora ogni volta. E credo che il “se disturbi si scende perché la cena è un momento di serenità in famiglia” sia un messaggio giusto e la conseguenza giusta, ma poi ovviamente farle saltare il pasto mi spiace, io temporeggio, lei lo vede, continua, e alla fine quando mi decido siamo ai nervi… Ecco, qui la mia colpa la vedo, ma non credo che sia in quella che io chiamo “punizione” ma che in effetti è la “conseguenza”
Poi mi rendo anche conto che io sono una ansiosa, sempre con la paura che succeda il finimondo, Alessia alla soglia dell’anno chiede la mia presenza più di prima, tutte e due per quanto brave non sono bambine tranquille, e questo mix non è il massimo.
@Emy, Daniela questo ricco scambio è molto interessante. Ho già in programma un post per questo mese per approfondire proprio il discorso delle “conseguenze”. A volte la differenza tra punizione e conseguenza può essere molto sottile, e non è sempre facile per il genitore (e per il bambino).
Daniela, certo che tua figlia è una santa! 5 ore ad un pranzo buona e tranquilla! Ma nemmeno se gli portavo tutto il set di blocchi da colorare/perline da infilare/libri da leggere/at libitum mi ci stava il Vikingo! Senza parlare poi del prezzo da pagare dopo per averlo tenuto fermo per 5 ore
Ma il mio problema è proprio questo! Ieri 5 ore (e più) bravissima, senza sonnellino, ha pure giocato con una bimba prepotentina senza protestare (e qui al posto suo avrei protestato). Poi magari oggi per ogni cosa mi fa crisi, scenate… Ecco, stamattina ha sbattuto la porta e urlato per un cerchietto, non ha voluto la colazione, ha fatto il muso tutta la mattina. Poi magari domattina si sveglia, si cambia da sola, arriva in cucina facendomi “cucù”per farmi vedere che ha fatto tutto, mi prepara anche la tavola… E altri giorni sono liti per ogni sciocchezza! E io ci provo a capire se c’è un motivo, ma morire se lo trovo!
Però devo dire che se fino all’anno scorso era utopia (5 ore al ristorante? L’ultimo matrimonio l’ho passato fuori a correrle dietro, e a portarla dentro chiedendole 5 minuti di pace, per poi ricorrere), ora si è calmata molto, è molto più tranquilla e gestibile su molti fronti, e per ora l’unico problema che mi resta sul serio è la cena, che è sempre una guerra…
Ciao a tutte le mamme, è da qualche tempo che non scrivo e proprio in questi giorni che sto cercando di pensare se il mio modo di educare è giusto o no (anche se so che non c’è il bianco e il nero)ecco apparire questo bellissimo post.
Emy mi hai fatto piangere…quando ho letto le tue parole mi sono emozionata…è pazzesco mi hai proprio detto quello di cui avevo bisogno, sì perché mi sto rendendo conto che il mio modo di educare è “razionale”.
Io studio e leggo ogni giorno perché la mia famiglia di origine non è per me un buon esempio (anche se cerco di ricordarmi che è anche grazie ai miei genitori se sono la donna che sono) ma questo spesso mi allontana dal lato emotivo che tu hai spiegato benissimo “che bisogna pensare a farlo sentire accettato ed amato…per permettergli di essere una persona che non è detto che corrisponda ai nostri canoni, ma che saprà amarci in modo incondizionato… che sarà originale e unico”
Grazie a tutte perché è bellissimo leggere le vostre parole e confrontarsi ed anche se ora “prendo” e non “do”, sono certa che arriverà il momento dello scambio perché l’energia gira…
Beh, con un bambino di neanche due anni parlare di punizioni é ancora fuori programma. Diciamo che ci sono dei comportamenti che lui adotta e che noi non vogliamo, e piú o meno abbiamo preso la filosofia di Daniela ed Emy. Per dire, il nostro Mezzovikingo ha l’abitudine di tirare oggetti, spesso duri e contundenti, perché si diverte. Ma noi non vogliamo perché puó fare male a qualcuno e rovinare degli oggetti.
allora, le regole sono: non si fa male agli altri e non si rompono le cose. Quando comincia a lanciare, gli diciamo No!, gli spieghiamo che non si tira perché sennó qualcuno avrá ahiahiahi (concetto che capisce benissimo), se insiste si tirano via le cose lanciabili a portata di mano.
Secondo me la cosa piú difficile é essere coerenti in ogni momento e non venir presi per stanchezza (anche i genitori sono umani!).
Un punto fermo invece é l’assenza di punizioni corporali, e non solo perché in Svezia sono un reato: io ne ho prese tante da piccola e le considero un mezzo di soppraffazione, diseducativo e che educa alla violenza contro chi é piú debole fisicamente e psicologicamente. dal canto mio, non riesco ad associare alcun risultato a quelle che ho prese, anzi avevo la netta impressione che fossero solo una valvola di sfogo di mia madre quando aveva avuto la giornata no.
Quindi botte mai e poi mai.
Morgaine, come dicevo anche qui http://genitoricrescono.com/aut-aut-metodo-educativo-o-ultima-spiaggia/ , concordo con te sull’impossibilità di ricorrere alle “punizioni” per bambini piccoli, come per esempio per il Mezzovikingo duenne.
Sulle pene corporali poi, ritengo che abbiano anche una scarsissima efficacia pratica: sono solo un modo per insegnare a reagire allo stesso modo, senza lasciare alcun insegnamento sul contenuto di quello che si voleva trasmettere.
Insomma, le punizioni corporali, secondo me, è come se non entrassero nel merito e si limitassero alla forma: quindi, oltre ad essere spiacevoli, sono anche inutili per chi le riceve.
Mi piacciono queste discussioni, sono sempre stimolanti.
Daniela, Cosa era veramente grave in ciò che è successo in edicola?
Che poteva rompere qualcosa, che ha protestato dopo che avevate fatto un accordo, che ti ha fatto sentire in qualche modo una madre sbagliata…o si è mostrata maleducata…che ha protestato
Cerca di focalizzare bene.
Comunque è abbastanza facile che se l’accordo lo fai tu, lei magari si dice disponibilissima ad accettare, ma in realtà non SA veramente a cosa va incontro, in ogni caso quello che hai scelto è qualcosa che tu ritienevi giusto per la situazione che avevi o alla quale andavi incontro…il fatto che lei protesti, è una conseguenza molto probabile….diciamo che forse rompere gli espositori non era il caso, ma almeno protestare poteva no?.
Il rischio altrimenti è di passare il messaggio che non solo non hanno la possibilità di ricevere quello che desiderano(beh le risorse sono limitate perciò giustamente se si può si può, se non si può…peccato)ma non possono nemmeno protestare per questo, insomma dovrebbero prendere e portarsela a casa addirittura con un autocontrollo che nemmeno io ho a volte.
I giornali hai comunque fatto bene a prenderli del resto tu sapevi quello che ti sarebbe servito, lei per un momento di arrabbiatura, si sarebbe invece trovata ad annoiarsi al ristorante, magari rompendo anche a te .
Comunque non sempre si riesce a capire cosa gira nel cervellino.
Isabella è vero “l’energia gira”, pur non amando usare la parola energia in questo modo, immagino di capire il senso; ho ricevuto molto da tantissime persone e sono belli questi scambi.
Morgaine I bimbi passano la fase “lanciotutto”, prima di prendere le dovute precauzioni, hai capito quale è il bisogno suo?
C’è un articolo dei “si che aiutano a crescere” in cui si parla del poter deviare quello che sarebbe stato un no, in un nostro Si, la cosa funziona se si riesce ad intivare il bisogno che muoveva il bimbo (prove tecniche di volo, provocazione di rumore, proteste,) e trasformarlo in qualcosa di umanamente accettabile (lanciare palline di gommapiuma, proporre un canestro).
A volte si arriva a dover stoppare, ma spesso è per mancanza di disponibilità mentale o tempo a disposizione.
Ovviamente certo meglio togliere gli oggetti pericolosi o a cui teniamo.
Per quanto riguarda la coerenza, io di solito non la vedo come una fatica, non lo deve essere, intendo la coerenza verso la situazione e verso i miei bisogni e il rispetto del bimbo, non coerenza alle regole o a comportamenti che ho avuto in precedenza in situzioni simili, infatti probabilmente mi comporterò in modo simile, ma semplicemente perchè le circostanze lo richiedono non perchè ho un precedente (lo trovo molto faticoso altrimenti).
Emy, sai che ti ho pensata stamattina?
Dell’edicola il grave era il calcio, e gliel’ho anche detto, glielo dico sempre, puoi dire no quanto vuoi, puoi arrabbiarti, ti capisco se ti arrabbi, va bene, me lo dici, cerchiamo un modo per riuscire a stare meglio, ma per nessun motivo al mondo si fa male alle persone o si rompono le cose. Gliel’ho detto anche dopo: capisco che volevi il giornale, non si poteva, mi spiace che la cosa ti abbia fatto arrabbiare, ma non puoi per questo rompere delle cose per non più tue.
E qui di nuovo stamattina. Tutto ok finché sono stata esclusivamente attenta a lei, poi una sciocchezza, prendo la spazzola, voglio pettinarla, no faccio io. C’è un nodo e si arrabbia, e sbatte la spazzola in terra. Le dico che non si fa perché la rompe, che se vuole la aiuto, o lasciamo stare. Ma lei ormai è arrabbiata e la sbatte di nuovo due volte. Allora le dico “no sara, non puoi fare così, ora la spazzola la prendo io perché non posso lasciartela rompere”. La cosa la fa arrabbiare e la tira, oltretutto senza guardare dove e a momenti prende in testa la sorella. Sul momento mi saltano i nervi, ma poi penso a te (mamma mia che roba internet) ed evito scenate e un castigo inutile. Però mi fermo a chiedermi: qual è la conseguenza?
Ecco, io non accetto che passi il messaggio “non fa niente” non si rompono le cose, non si fa male alle persone, e se lo fai il problema c’è. Gliel’ho spiegato dopo con calma e mi ha promesso che non lo farà mai più. Come fa ogni volta. Ma domani sarà uguale, e il problema del lasciar stare è che a parer mio, senza conseguenze il lancio della spazzola addosso a qualcuno ha lo stesso peso dell’incidente non voluto (per esempio se ti cade o si rompe un bicchiere, il danno c’è, ma ovviamente la risposta è “non importa, capita, ora rimediamo”). Per questo vorrei che capisse il concetto di “conseguenza”. Così come ora sta passando un periodo in cui cammina su tutto, anche sulla palestrina a forma di pianoforte, cosa che è un rischio per lei (che può cadere) e per le cose che ovviamente rompe. Non credo ci sia un bisogno dietro, la conosco, spesso nei suoi giochi è sovrappensiero, e nemmeno ci fa caso, è solo una bimba molto attiva e vivace, e non le basta di sicuro il pavimento, ma non può farlo, io non posso svuotare la casa, e deve capire che se rompe qualcosa una conseguenza negativa c’è. Ma quale? NOn posso certo far pagare lei…
Ciao Daniela, il bisogno è quello di sperimentare…e nei bimbi è molto forte, è come se prendesse tutta la loro concentrazione, in certi casi hanno anche bisogno di farsi male…intendo un male piccolo, perchè altrimenti il loro cervello non registra la cosa.
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Non è che non sia successo nulla, non è che non hai fatto nulla….ti sei dispiaciuta…e questo in realtà colpisce i bimbi che non hanno già dovuto corazzarsi.
Quello a cui voglio arrivare è che anche le nostre sensazioni e sentimenti danno ai bimbi la misura.
Si è abituati che la reazione deve essere forte e ferma, per potersela ricordare…
Ti racconto una cosa, c’è stato un periodo in cui mi arrabbiavo col mio bimbo, perchè davvero ne faceva una dietro l’altra, e lui faceva come se io non ci fossi, tirava dritto, dentro di me equivaleva ad un “nonmenefreganulladiquelllochedici” che mi montava ancora di più…una volta invece mi ha rotto involontariamente la scatolina a cui tenevo, mi sono accucciata per prenderla e sono rimasta per terra triste, dicendo che ero molto dispiaciuta per la mia scatolina, ecco lui è venuto e mi ha detto che gli dispiaceva e si è messo anche a piangere un pochino, piccino.
Lasciando da parte l’arrabbiatura ho espresso i miei veri sentimenti non riguardo al bimbo, ma riguardo a quello che era successo…lui allora non si è più sentito attaccato come prima (si difendeva ecco perchè tirava dritto, era troppo dolorosa per lui l’accusa)ed ha potuto esprimere anche i suoi sentimenti in modo libero.
In realtà non serve una unica lezione e ben data, ma cresceranno, gli imput si danno mano a mano, ora il suo sistema neurologico è probabilmente troppo immaturo per poter razionalmente fermarsi e calmarsi…non ci riesco nemmeno io a volte, a meno che non riesca a darmi empatia (ma questa è un’altra storia) o a comprendere meglio, l’unica cosa da fare è mettere in sicurezza, spiegando quello che si sta facendo e prendendosi la responsabilità di questo, oppure si sdrammatizza, si trasforma la situazione, ma ogni genitore è geniale se ha spazio libero mentale.
Cioè prova a pensare che nemmeno tua figlia riesca a controllare il suo stesso corpo, deve essere aiutata a difendersi e a rapportarsi con le sue stesse sensazioni, che ancora non riesce ad incanalare.
Non è razionale ma è molto istintivo…ma non è l’istintivo pazzo e selvaggio, è un istinto da ritrovare e rivalutare ..ha sempre un perchè, potrebbe anche aver trovato una rigidità da abbattere nel rapporto umano con l’adulto che ha di fronte.(il bambino è competente J.Juul).
Non è facile sai tolta la rabbia capire le nostre vere sensazioni riguardo ad una certa situazione, ma sono quelle le cose che i nostri figli vogliono conoscere di noi, per trovarle dentro di sè.
Insomma non dobbiamo diventare genitori migliori, ma persone migliori, il resto viene da sè
Io ho trovato in questo, molto illuminanti i libri di Alice Miller.
Ti assicuro che ti leggo con un interesse enorme…
In effetti mi hai ricordato un episodio dolcissimo. In macchina la piccola piangeva, non voleva il ciuccio, non guardava il gioco e piangeva. Sara ha iniziato a urlarle basta, e le ho detto che se urlava anche lei la cosa non migliorava, che l’unica era cercare di restare calme. E lei mi ha risposto “io la odio quando fa così, la picchierei”. Ci sono rimasta malissimo, mi ha davvero spezzato il cuore, l’ha sempre adorata, ma ora che sta crescendo e che la piccola sta diventando invadente stanno nascendo i primi conflitti e quella frase ha fatto crollare il mio sogno di due sorelle in simbiosi. Ma non ho detto nulla, le ho solo detto “ti fa davvero stare male sentirla piangere così, vero?”
Dopo un po’ ha iniziato a mettere il broncio, e quasi a piangere, e mi ha detto “mamma, sono triste perché ho detto una cosa brutta, è mia sorella, e io le voglio bene…”. TEsoro…
Sai, io non ho un gran esempio di madre, anzi… assente, infantile, non c’è mai stata e ha sempre criticato, sono insicura, tantissimo, e ho il terrore di sbagliare sempre. E questo non aiuta, me e lei. E leggendoti mi rendo conto di quanto la accuso e quanto la faccio sentire sbagliata. Il problema è che poi al momento non riesco a fermarmi. Ma ci proverò, ho fatto passi da gigante, ne farò altri, in fondo, meglio tardi che mai…
Alice Miller, non so chi sia, ora cerco.
E’ vero Daniela, devo ricordarmi ogni volta di “proteggere” tutti e tre i miei figli, e spesso con la grande me ne dimentico, le chiedo di avere pazienza, ma ci soffre anche lei, non si finisce mai di imparare, di pensare…ma per fortuna sempre con un gradino in più.
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Se si riesce a scoperchiare la nostra bussola interiore è molto più facile capire che direzione prendere, in qualunque punto del mare noi ci troviamo in quel momento…ma è davvero difficile ritrovarla in mezzo a tutto il ciarpame di impalcature, schemi mentali, alienazioni, preconcetti, costruiti ed imposti negli anni.
Per fortuna se la responsabilità dei loro sentimenti la lasciamo a loro, sono poi in grado perchè liberi di esprimersi,di dirci che non va mica bene, che sentono che c’è qualcosa che non va e questo è un grande aiuto per aiutarli
@Daniela sai che anche il Vikingo reagiste malissimo quando il fratellino urla. Gli abbiamo spiegato anche noi che urlare in due non aiuta nessuno e al contrario fa star male tutti. Poi siamo arrivati insieme alla conclusione che se sente il fratellino piangere e non ce la fa, può allontanarsi e andare in un’altra stanza. E così ora spesso succede che dice: “mi sto innervosendo, è meglio che mi allontano!” e ci lascia a risolvere la questione con il piccolo. Certo non è applicabile in macchina. Però sei stata bravissima con tua figlia. Con la tua semplice domanda “ti fa davvero stare male sentirla piangere così, vero?” le hai fatto capire che non ce l’avevi con lei per le cose dette, ma che capivi perfettamente il perché lo avesse fatto. Lei hai dato l’attenzione e il riconoscimento di cui aveva bisogno, e infatti lei ci ha pensato su, e si è pentita di come ha reagito. Direi che sei un genio dell’allenamento emotivo
Meglio di così?
Genio… veramente non è la prima volta che succede, Alessia a casa piange pochissimo, ma in macchina ci sta proprio mal volentieri, e se è stanca invece di dormire… urla!!!
Una sera ero stanca io, stanca lei, lei urla, Sara le urla di smettere, e dopo 5 km urlavo anche io… Diciamo che ogni tanto mi va meglio, dipende dal momento e dalle energie che ho!
Ma a proposito di disciplina, c’è un argomento simile che mi interessa: i metodi diversi in famiglia, tra moglie e marito, quando le personalità sono davvero diverse, meglio che i figli si abituino, meglio accordarsi anche se si perde naturalezza, meglio lasciar fare a uno solo?
@Daniela, lo stesso argomento è stato richiesto anche un’altra mamma sul commento al post Aut aut: metodo educativo o ultima spiaggia?. Già che siete in due, lo tratteremo sicuramente
Fammi aggiungere solo, che nessuno a questo mondo è perfetto. Nessuno riesce sempre a reagire nel modo migliore possibile, e siamo qui proprio per confrontarci, metterci in discussione, e prendere sicurezza. Ma le energie sono limitate per tutti, e a volte non si riesce a fare come vorremmo. In quei casi va anche bene chiedere scusa ai nostri figli, soprattutto se abbiamo adottato un atteggiamento che normalmente critichiamo in loro (tipo urlare!). Insomma, siamo persone, non macchine!
Ho letto tutti i vari scritti con molto piacere, mi aiutano in un momento di grande stanchezza dove mi ritrovo a prendere la via più breve per gestire la gelosia di mia figlia di due anni e mezzo per la sorellina di sette mesi e non solo.Capisco benissimo che mia figlia mi richiede una serie di cose che in questo momento faccio fatica a darle. Sento però che forse questo momento è difficile per tutti…Credo molto nella relazione e nel dare quello che si è senza ipocrisie e devo dire che con mia figlia è stato ed è così, anche in questo “crudo” momento dove la mamma è stanca e non ha molto spazio mentale per accoglire anche quella parte di lei che si ribella che mi odia che vorrebbe far sparire la sorella ecc… I nostri figli spesso hanno bisogno anche di questo, una madre che accolga se stessa e poi loro per quello che sono.In questo momento io sono così, ho una stanchezza fisica per mille motivi che purtroppo le mie figlie un po pagano ma questa è anche la vita, l importante è dirselo, consapevole del fatto che sono una mamma sempre presente nella cura ma so bene che non basta, avere dei figli è una cosa più complessa se si spera di dar loro la possibilità di essere una persona serena.Grazie a tutte, perchè per un attimo ho svuotato la testa e pensato a noi mammme e figlie.
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Siamo Serena e Silvia. Due conoscenti, che sono diventate amiche dopo aver scoperto di essere entrambe mamme di figli altamente energetici, che hanno travolto le nostre vite come un ciclone, e che pochi esiterebbero a definire iperattivi. Noi preferiamo il termine amplificati. [continua a leggere]go social! seguici
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