Tema del mese: discipliniamoci

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Qualche settimana fa sono stata messa in punizione dal Vikingo. Dopo una bella lite, di quelle che nonseneparlanemmenochetivediunaltrofilm! Lui mi ha guardato negli occhi, rosso di rabbia e ha detto:
“Allora, se tu non mi fai vedere un film, io non voglio che tu mi accompagni mai più all’asilo”
scusa Vikingo, intendi MAI MAI più? ho chiesto con un velo di ironia
si, mai mai mai più! ha confermato deciso il Vikingo.
Potete immaginare la mia disperazione all’idea di smollare le crisi del mattino al padre, che era appena stato eletto per forza accompagnatore ufficiale. Continuavo a pensare “e vai! I capricci se li becca tutti lui!”
Poi però la punizione non è durata molto. E il giorno dopo, ahimé, mi è toccato portarlo all’asilo.

Però questa punizione mi ha dato da pensare. Che forse è proprio questo il senso delle punizioni? Portare il punito a riflettere?
E così ho iniziato a passare in rassegna i vari metodi di disciplina: sculacciate, punizioni, time out, adesivi premio, ricatti emotivi, ricatti pratici, angolo dei cattivi, play therapy, e tutto quello che in qualche modo mi è capitato di provare sulla nostra pelle, oppure osservare in altre persone.
Tutti questi metodi disciplinari hanno una cosa in comune: funzionano.
Se si è abbastanza decisi, si ottiene senz’altro che il capriccio del momento finisca. Ok, forse non sempre, ma spesso.
E allora quale è il problema? Il problema è che ci sono degli effetti collaterali non indifferenti. Attraverso la scelta di quale metodo disciplinare applicare non ci limitiamo mica solo a risolvere la crisi del momento, facciamo molto di più: veicoliamo valori, comunichiamo messaggi, rafforziamo o indeboliamo l’autostima. Formiamo cioè delle persone. Degli individui che domani saranno uomini, donne, cittadini.

Questo mese vogliamo passare in rassegna i vari metodi disciplinari più diffusi, studiando bene le instruzioni per l’uso, e gli effetti collaterali indesiderati o sperati.
Come sempre abbiamo bisogno del vostro aiuto, che non vorremo dimenticarci di qualche cosa, e magari ci perdiamo un metodo disciplinare che non sia ancora giunto alle nostre orecchie.
Quindi non esitare a raccontarcelo: quale è il tuo metodo disciplinare preferito?

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32 COMMENTI

  1. Daniela, Non c’è teoria che tenga, devi proprio essere presente tu.

    Non ho particolarmente predilezione per il dialogo parlato…ci sono tantissimi modi di dialogare anche nel silenzio, perciò non è detto che sia il dialogo la cosa che risolve….c’è anche il tempo :-), la crescita etc.

    Tu hai cpito perchè tirava la forchetta?, di solito hanno sempre una intenzione, non fanno le cose a caso, e non le fanno volontariamente per fare male.
    Magari voleva in qualche modo attirare l’attenzione, magri voleva essere apprezzata per la capacità di lancio, magari boh….voleva capire comefaceva la forchetta.
    Che sia pericoloso siamo d’accordo tutti noi adulti, ma lei lo sa? (sa magari osa vuol dire ricevere qualcosa addosso ma magari non sa che può arrivare in un occhio, cioè non sa veramente le conseguenze e quelle che ha calcolato sono forse per lei accettabili in proporzione al suo bisogno)
    Nel momento in cui si sente sbagliata, un tipino come tua figlia è facile che reagisca con disappunto, voleva ad esempio mostrare il suo valore, ed ha ricevuto solo brutte facce, o disappunto o semplicemente non si è sentita capita nelle sue intenzioni.
    E’ facile quindi che si impunti sempre di più per difendere la sua immagine positiva e per rivendicare il suo diritto di sbagliare restando nella parte giusta.
    Puoi ritrovare queste sensazioni nella tua infanzia? momenti in cui non venivi capita? in cui si avevi capito che avevi sbagliato, ma il modo in cui te lo facevano notare non ti permetteva di aprirti e ammetterlo ?

    Comunque io non ho problemi in caso di pericolo o di salvaguardia della casa o delle altre persone, a fermare fisicamente, senza niente altro, solo fermare, mi prendo la responsabilità di farlo e aspetto che sbollisca la rabbia, non è necessario che faccia ramanzine, e appena mi accorgo che le sto facendo ci pensano loro a farmi capire che non serve.Magari si può parlare in un secondo momento con tranquillità.
    Il problema quando c’è?…c’è quando io ho aspettative, ho delle pressioni, ho qualche nervo scoperto che mi impediscono di fare la persona adulta che riesce ad accettare l’arrabbiatura e che vede lontano.
    In quei casi riesco ad arrabbiarmi molto, riesco ad avere dei comportamenti che razionalmente non condivido…e allora capisco che c’è qualcosa in me che mi impedisce di far fronte in modo fermo e comprensivo alla rabbia dei miei figli.
    E allora c’è da indagare.
    Loro sono bravi, perchè non si accontentano mica di una ME apparente…loro vogliono l’originale, e non mollano mica eh.
    Tabte volte ho sperato che chiudessero un occhio, e invece finchè non entravo nel problema, non se ne usciva mica.

    Tutti gli esseri umani hanno uguale dignità, ma certo sono d’accordo che non hanno tutti la stessa responsabilità, i bambini hanno responsabilità solo per i loro sentimenti e sensazioni, o solo in parte per le cose che scelgono.
    Dobbiamo prendercela noi, ma allora il nostro ambito di intervento deve riguardare solo le cose su cui abbiamo responsabilità.
    MA rischio che il discorso diventi troppo fuorviante.
    Per quanto riguarda le punizioni per gli adulti…ecco…vedi cosa succede?…la cintura serve per salvare la vita, mica per paura della multa.
    Quando si ha paura della punizione si perde di vista la conseguenza naturale….io ai miei figli vorrei invece insegnare che è la conseguenza il motivo della regola, e non la punizione.

  2. Emy, sono d’accordo su ogni parola che dici, anzi, è una filosofia che sto cercando di mettere in pratica da un pezzo. Io ero quella convinta della disciplina e dell’educazione, poi è nata Sara e non è stata una bambina facile, e io ero una madre a dir poco insicura. Poi sono arrivati i due anni, ho provato di tutto, parlare, lasciar stare, e sono arrivata alle sculacciate.
    Poi ho detto basta, e da allora sto lavorando. Le sculacciate le ho abolite, i castighi non ancora. NOn mi piacciono, e non funzionano, ma come mettere in pratica la teoria?

    Alle 6.30 del mattino un adulto fa la faccia brutta ma si alza, Sara no, ha sonno, ha ragione, faccio il possibile, la sera alle 8.30 la metto a dormire ma non basta, la chiamo, canto, coccolo, ma lei urla e scalcia… E con gli occhi chiusi che dialogo puoi avere?

    O quando a tavola tira una forchetta, le dici che così fa male a lei e agli altri, ride, lo rifà, la togli, sbatte il bicchiere, le dici basta o è finita la cena, alza le spalle, le dici di andare in camera sua, sbatte la porta, poi esce, la risbatte (e una l’ha anche rotta!), che fai? Parlarle in questi momenti è impossibile (provato) lasciare che mi distrugga casa è ingiusto. Come la fermi? Nemmeno i minuti di time out?

    Ecco, io la teoria la so, ma ora cerco qualche santo che mi aiuti con la pratica. E in ogni caso non credo nell’equiparazione adulto/bambino. Il bambino non è un adulto in miniatura. E’ vero che io mi offenderei a un time out, ma è vero che io conosco i limiti e li ho già testati a mio tempo. I bambini devono ancora sbatterci il naso contro. Io collaboro anche se non ho voglia se devo, loro non conoscono (giustamente) il concetto di dovere. E l’autorità del genitore è indispensabile per dargli sicurezza. Non intendo l’autorità di un genitore che si impone, ma di un genitore che ti sa parlare, ascoltare, sorridere, abbracciare, apprezzare, ma anche dirti no e farti capire cos’hai sbagliato e perché, anche se non ti piace. Io adulta vengo punita se sbaglio (se non metto le cinture di sicurezza, per esempio), e un bambino è giusto che affronti le conseguenze di ciò che fa. Se il suo atteggiamento è un disturbo per la famiglia è giusto che stia solo in camera per un po’. NOn è un affronto, è imparare che le regole ci sono, che hanno un motivo e che infrangerle porta a delle conseguenze.

    Ecco, io vorrei riuscire in quello, nell’essere autorevole senza però urlare o arrabbiarmi ogni volta. Ci riuscirò, spero…

  3. Ecco, direi proprio che non c’è un metodo, trovo inutili le punizioni, trovo assurdo anche il time-out.
    Tutto quello che passa il segnale al bimbo che lui è sbagliato, non ha senso.
    I bambini non sono adulti, ma hanno la stessa dignità umana, è umiliante per un adulto che gli si dica : Adesso vai nell’angolino o nella tua stanza a pensare a quello che hai fatto, perchè i bambini dovrebbero subire questo?
    Perchè potrei , se hanno sbagliato, togliere la televizione per un tot?, a mio marito non lo chiederei mai questo, perchè dovrei chiederlo ad un bambino (oltre al fatto che dare tutta questa importanza alla televisione proprio non mi sembra giusto, ma è l’esempio più classico e io l’ho riportato).
    Una persona che sbaglia, ha il diritto umano di essere aiutata a capire, a maggior ragione se è una persona a cui vogliamo bene, e ancora più necessario se si tratta di un organismo in crescita che ha proprio bisogno di strumenti per capire, per imparare e per rimediare agli errori.
    Una grande violenza che comunemente si fa è il mettere in dubbio il fatto che un bambino voglia collaborare, lui lo fa continuamente, in natura i cuccioli lo fanno spontaneamente, ma come ogni persona su questa terra vuole avere il diritto di scegliere quando e come… e soprattutto ha bisogno di qualcuno che lo lasci collaborare e rispetti i suoi tempi.sicuramente il primo effetto di questa illazione è una reazione di non collaborazione offesnsiva (in realtà Juul sostiene che è proprio questa la “collaborazione” il bambino reagendo in questo modo ci mostra che nella nostra relazione con lui c’è qualcosa che non va, qualcuno non è stato rispettato)
    Questo non significa che io devo per forza mettere tutto in funzione di ciò che vuole il bimbo, tutt’altro, se io sto “dietro” al bimbo, lui chi segue?Il paragone con la chioccia ed i pulcini ch la seguono a ruota, o con l’anatra e la fila dei suoi anatroccoli dietro è essenziale per ritrovare dentro di sè un senso materno antico che non ha bisogno di parole ma solo di essere risvegliato .
    Il rispetto per il bambino e quindi l’aiuto alla sua crescita, passa anche dalla comprensione e il rispetto dei miei sentimenti, che devo riconoscere dentro di me per poterli comprendere anche nel bimbo.
    Riesco ad imparare ad accettare molti comportamenti (accettare non vuol dire subire) e con la mente libera da pregiudizi, da vecchi rancori e ingiustizie,a direzionare la situazione in modo che si avvicini a quello che io riesco ad accettare.
    Se non ho la mente libera , non riesco a ritrovare e focalizzare il bisogno o il problema e si insinuano un sacco di pressioni che mi fanno arrabbiare (arrabbiare è un eufemismo, mi fanno proprio inkzr)…ma riconoscere che il problema è mio, è già un passo avanti.
    Per la mente libera non è che si debbano fare sedute yoga o di qualche tecnica zen, basta svuotare la cantina man mano che il bimbo ci chiede di farlo, ci costringe quasi…ossia cercare di capire quali nervi scoperti colpisce il bimbo nel suo bisogno di averci totalmente , per una relazione armonica, con le sue proteste e i suoi problemi.Guardare in faccia il problema, e cercare di capirne le cause
    e dargli la giusta definizione.Antichi dolori mai pianti, antiche ingiustizie mai giustizzate, paure a cui non ci siamo mai concessi (“perchè si deve essere forti”….si vabbè ma quello viene dopo prima c’è il diritto di avere anche paura e di essere accettati in questo).
    Insomma non ci si deve fermare alle etichette…pro-allattamento , svezamento naturale o meno etc….non è davvero questo l’importante, ma è la relazione che è importante, tutto il resto viene da sè, ognuno fa le sue scelte, a seconda di come la pensa…
    E’ importante anche per il proprio benessere, non è solo per allevare un bambino, non bisognerebbe pensare a come lo si vuole far diventare, e quindi a quali mosse fare per ottenere un certo risultato, ma bisogna pensare a farlo sentire accettato ed amato in modo che sviluppi un ottimo senso di sè che gli permetterà così di essere l’ottima persona che mai avremmo neanche lontanamente immaginato di poter avere accanto, qualcuno che non è detto che corrisponda ai nostri canoni, ma che saprà amarci in modo incondizionato, che sarà originale e unico, per la sua semplice natura di essere umano.
    Grazie per la pazienza

  4. Laura, secondo me fai bene, senza diventare nervosi… ossia, a 5 mesi ha bisogno di sapere che mamma e papà sono lì per lei, che c’è qualcuno che risponde, certo che però se piange un attimo mentre fai pipì o sbucci la mela va benissimo, poi però puoi anche mangiarti la mela con lei in braccio se non vuole stare altrove… Io ho sempre accontentato i primi mesi, per aiutarle a capire che il mondo è un bel posto. POi pian piano arrivano le regole, a un anno pretendo che stia 10 minuti sul seggiolone se va tutto bene mentre mangio un po’ di pasta, o che giochi un po’ da sola mentre faccio altro, e a 2 anni di più, a 4 chiedo che stia a tavola tutto il pasto (meno di mezz’ora) e così via… Ma i primi mesi non ci sono parole che funzionano, e rispondere ai loro bisogni, anche se ci stanca, è giusto. Magari dandosi il cambio con il compagno, e con i nonni, per recuperare un po’ di tempo per sé…

  5. la mia piccola Fagio ha solo 5 mesi e mezzo, e forse è un pò sciocco da parte mia partecipare a questo forum… il fatto è che avete proposto questo argomento proprio nel momento in cui mi domandavo se è possibile che, alla sua tenera età, inizi già a “testare” la propria affermazione… ovviamente non mi sento in gradao di adottare alcun metodo con una minibimba come lei, ma volevo sapere se sto sbagliando quando ad ogni sua richiesta (ho imparato a tradurre sguardi e gridolini, pianti e lamenti!!) rispondo immediatamente per farla felice, anche se questo significa interrompere qualsiasi cosa io stia facendo, mettendo in secondo piano me e il mio compagno… ( e soprattutto i nostri pasti!!!).
    Sono sempre stata dell’avviso, da quando sono zia di gemelli turbolenti!, che il dialogo era il miglior metodo per cercare di placare i “bollenti spiriti”… ma si sa, una zia non è una madre e il diagolo a sei mesi non funziona!!!!!!

  6. Grazie Silvia. In effetti la necessità di tradurre mi aiuta a concentrarmi sui messaggi più importanti, ottengo circa una pagina ogni 20 di libro. Così mi alleno con le parole. Io amo le parole e credo sia così anche per Alex. Ma una versione in italiano completa sarebbe utilissima, anche gli esempi pratici descritti sono molto mirati. Sono sempre stata scettica sui “manuali d’uso” per bambini ma questo lo sto testando su me stessa, e per ora funziona.

  7. No Daniela, per ora non c’è… ma non escludiamo di lavorare su un progetto del genere.
    Marzia, devi essere una maga della sintesi: hai fatto un bellissimo riassunto del tuo percorso di mamma di amplificato. Con bambini come i nostri, quel cambiamento di atteggiamento che tu descrivi ha effetti incredibilmente concreti ed efficaci.

  8. Marzia, posso averlo anche io un riassunto? :o)
    Con Sara sto cercando proprio quella calma di cui parlo, le nostre giornate sono no continui, mi dico sempre che devo ridurli all’osso, eppure è no per tutto (non si sbatte la porta, non si strizza la sorellina, non si fa correre il gatto, non si tira la forchetta, non si fanno le palline col pane, non si salta sul divano…).
    E vorrei iniziare a creare un clima di calma, invece sono sempre agitata, tesa, preoccupata, arrabbiata…
    Ma non c’è la versione italiana di quel libro?

  9. Mi ero preparata e documentata molto prima della nascita del Nano, come ho sempre fatto nella vita prima di intraprendere un cammino importante. E questo era il più importante.
    Per qualche misteriosa ragione però con lui non funzionava nulla. Nessuna punizione (es. i minuti di time-out nella sua stanza) e nessun premio (es. le stelline “regalo” per ogni gesto gentile) sembrava davvero convincerlo a fare o non fare qualcosa. Sembrava ci fosse ad un certo punto una sua “accondiscendenza” ad ascoltare. Ma le crisi e le esplosioni di rabbia restavano costanti e quotidiane.
    Si creavano tensioni con mio marito e con i nonni, tutti avevano un consiglio, tutti si ritrovavano privi di reali successi. Allora la colpa ripassava a me. E io continuavo a cercare.
    Circa 3 mesi fa ho scoperto il vostro sito e ho letto immediatamente il libro di Mary Sheedy Kurcinka. Ora sto facendo un riassunto in italiano per tutta la famiglia. Per me è stato una specie di “miracolo” forse perché Alex è uno “spirited child” da manuale.
    Il primo passo è stato stabilire una regola sola: tratta te stesso e gli altri con rispetto. Quando sei stanco, a disagio, disturbato, puoi dirmelo e io ti ascolterò sempre e ti aiuterò a riprendere il controllo.
    Cerco di usare quotidianamente parole positive per descrivere i lati spigolosi del suo temperamento. E soprattutto scelgo molto meglio le mie battaglie. Dico molti più sì, rido di più con lui e non dimentico mai di dirgli quanto lo amo.
    Sembra banale, lo so, ma non mi vergogno ad ammettere che più di una volta mi ero trovata a chiedermi “Perché a me?”. Quando sei sempre “al fronte” è difficile esprimere in modo spontaneo e sincero il tuo amore, anche se ovviamente c’è.
    Credo che Nano lo abbia percepito subito questo mio cambiamento. Non dico che i suoi eccessi siano improvvisamente spariti, ma va molto meglio. L’altra sera, dopo una giornata tra parenti, era stanchissimo e stava per esplodere. Ho continuato a parlargli dolcemente e lui si è messo sul letto e ha iniziato a respirare profondamente per calmarsi: mi sono venute le lacrime agli occhi. Forse col tempo e la determinazione (che non manca a nessuno dei due!) riusciremo a fare della maggior parte del nostro tempo insieme un buon tempo.
    Quindi un grazie speciale a voi che mi avete avvicinato ad un “metodo” che fa dell’ascolto e dell’accettazione il punto di forza capace di intaccare la corazza del mio bambino, specialmente quando lui stesso stenta ad accettarsi.

  10. Mia figlia ha quasi cinque anni e noto con sorpresa che , in questo periodo della sua vita, fa veramente pochi capricci.
    Naturalmente non è sempre stato così in passato, ma ora noto che, dai miei “NO” quasi si sente rassicurata.
    I miei No,d’altra parte, non sono poi così tanti.
    No a guardare la Tv mentre si mangia, ad esempio, oppure no alle caramelle poco prima di pranzo.
    Devo dire anche, con mia sorpresa , che di “grane” ultimamante ne pianta poche. Non credo che sia tutto merito mio, diciamo che la mia linea guida è il compromesso, ma quando i no arrivano, che siano o meno motivati, devono essere rispettati.
    Insomma, un po’ la tecnica del guinzaglio lungo, se volete. Se le minaccio qualcosa sa che non lo faccio a vuoto. Capitò ad esempio, che la portai via da una festicciola, tra urla e strepiti , per dei no continuamente infranti.
    Ultimamante poi, abbiamo parlato del fatto che ogni regola ha la sua eccezione, così ogni tanto se ne avvale chiedendomi: “dai mamma, facciamo un’eccezione!”
    Comunque è un continuo misurarsi con una persona in fase di evoluzione e non è sempre facile..

  11. Le punizioni non sono sempre facili da scegliere, né da mantenere: variano in base all’età e al carattere del bambino, e ovviamente devono essere proporzionate al fatto che si vuole punire, e possibilmente essere “educative”, ovvero far capire al bambino perchè lo si punisce, il che non sempre è facile. Pisolo mi ha raccontato di un episodio della sua infanzia, e della punizione secondo me esemplare che i suoi gli hanno inflitto per un danno che aveva fatto. Ve la racconto perchè è proprio intelligente, secondo me:
    Dunque, nella sua età “stupida” Pisolo ha avuto una fase piromane: si divertiva a far bruciare pezzettini di carta in camera sua, e poi li lasciava cadere nel cestino. I suoi se ne sono accorti il giorno che ha dato fuoco alla moquette della camera, per fortuna senza conseguenze più gravi di un buco alla suddetta e una grossa macchia d’acqua tutt’intorno (meno male che aveva previsto l’acqua in caso di “incidente”). Pisolo quindi si sorbisce la predica e aspetta la punizione. I suoi gli dicono “aspetta che ci pensiamo, ti diremo quando abbiamo deciso”. Passa qualche tempo e ovviamente Pisolo alla punizione non ci pensa neanche più. Un giorno ventoso suo papà lo chiama in giardino. Gli presenta un paccone gigantesco di riviste e giornali, gli dà un accendino che non funziona neanche bene, e gli dice “Ti piace il fuoco? Allora adesso mi prendi rivista per rivista, strappi le pagine ad una ad una a striscioline e gli dai fuoco come facevi in camera. Io ti aspetto in casa”. Pisolo all’inizio ovviamente era contento, ma l’entusiasmo sparì dopo una decina di minuti: il vento era forte, l’accendino faceva una fiamma debolissima e lui si era già rovinato il pollice in capo alla terza fiamma. Non credo abbia terminato nemmeno di bruciare la prima rivista: è andato in casa e ha detto a suo papà: “ho capito, stai sicuro che non lo farò più”. E infatti, il suo lato piromane è terminato quel giorno.
    Penso che se invece di fare così gli avessero vietato la tv, o cose simili, pisolo prima o poi avrebbe incendiato la casa.
    Come dire, semplice ed efficace!

  12. Beh… Daniela… se anche non lo vogliamo chiamare “metodo” (che a volte suona un po’ antipatico), direi che una filosofia di fondo ce l’hai!

  13. Ecco, io sono una di quelle che ancora un metodo non l’ha trovato e va per tentativi. NOn nego che in passato in momenti disperati ho usato anche lo sculaccione. Ma ora è stato cancellato. Ora restano le urla nei momenti disperati, ma anche quelle piano piano verranno radiate.
    Cosa faccio? Diciamo che improvviso, ho pensato in ogni modo a un metodo, ma poi è sempre sbagliato qualcosa (il momento, il posto, il motivo… o comunque non funziona).
    Di sicuro ho un principio inderogabile: in casa nostra non comanda nessuno. Non noi e ovviamente non lei (la grande, di quasi 5 anni, perché la polpetta piccola i primi no li sta assaggiando solo ora. Ma ci sono delle regole, per stare con gli altri sono obbligatorie. NOn vuoi le regole? Bene, stai da solo. Ma se stai con altri ci sono e si rispettano.
    Le regole sono per tutti, salvo eccezioni necessarie, e devono servire per tutti. Quindi “non si urla” è una regola, perché fa stare meglio tutti, grandi e piccoli, mentre “mi compri tutto quello che voglio” non lo è perché stai bene solo tu e non io che lo compro.
    Ho chiarito questa cosa senza nemmeno pensarci, d’impulso, nella fase in cui Sara faceva capricci per ogni cosa, con urla e non urla e sempre un “comandano i bambini” finale, spesso controbattuto dal “no, qui semmai comando io di mio marito”. Una mattina esausta, all’ennesimo “lo dico io e comando io perché comandano i bambini” le ho propinato tutta questa teoria del “qui non comanda nessuno ma tutti rispettano le regole”. Mi sono stupita da sola, e ha funzionato, da quel giorno la parola “comando io” è sparita come per magia.

    Per il resto, 3 regole per tutti “non si urla, non si fa male, non si risponde male”. E poi la tecnica dell’ignorare i capricci. L’ho usata anche oggi: all’uscita dell’asilo non voleva mettersi le scarpe, faceva finta di non sentire, e faceva altro. L’ho chiesto una volta. le ho detto “te l’ho già chiesto una volta, sai che ne hai solo due” L’ho chiesto la seconda. Ho preso le scarpe e la giacca e sono uscita. Mi è corsa dietro urlando e si è messa le scarpe in strada.

    Insomma, il mio metodo è “sopravvivere” cercando di dare l’esempio in primis, portandole rispetto e ascoltando, ma pretendendo lo stesso (rispetto e ascolto), spiegandole il motivo dei no e delle regole, facendo le dovute eccezioni, e… improvvisando. E soprattutto cercando di non prendermi a schiaffi quando poi cedo a urla e ricatti, e dirmi solo che sono umana, che anche questo è un insegnamento, perlomeno non si sentirà sbagliata quando lo sarà anche lei, e fare un bel respiro e ricominciare…

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