Riciclo e riuso dei pannolini usa e getta

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Abbiamo parlato spesso di pannolini lavabili, di quanto siano ecofriendly, riutilizzabili fino allo svezzamento dal pannolino e poi con i fratellini o sorelline più piccoli, e poi di pannolini usa e getta ecologici , realizzati con materie prime rinnovabili che da poco si possono gettare nell’umido perchè (in particolare uno di questi prodotti) hanno ottenuto la compostabilità. E abbiamo anche parlato di metodo EC, come soluzione davvero ecologica, anche se applicabile da pochi eroici genitori con una grossa corazza anti depressione e anti scoraggiamento.
Da qualche mese si parla di una grande novità rivoluzionaria che potrebbe essere una soluzione su ampia scala per risolvere il problema dei rifiuti prodotti dai pannolini dei nostri pargoletti, rifiuti di cui tutti si lamentano, specie in certe zone, purtroppo.

Si tratta di un impianto sperimentale che ricicla i pannolini usa e getta tradizionali, quelli prodotti dalle marche più diffuse, insomma i più utilizzati, quelli che sono di ottima qualità, che possono assorbire la pipì di un elefante, ma che vengono prodotti con materie prime sintetiche di difficile smaltimento e riciclo.
Gli attori in questione sono la Fater, quella dei Pampers, per capirsi, che ha realizzato un impianto in cui sono stati riciclati in via sperimentale i pannolini dei bimbi di Ponte nelle Alpi, un comune riciclone in provincia di Belluno: il tutto in collaborazione con il Centro Riciclo di Vedelago, un’azienda che ricicla il rifiuto solido urbano, cioè il secco, quello che nessuno vuole, che finisce di solito nelle discariche o nelle fauci degli inceneritori (A proposito, le eccellenze ci sono anche da noi).

Ecco, nelle parole della Fater, i vantaggi di questo sistema:

  • per l’ambiente: riduzione dei rifiuti in discarica e riduzione di gas serra; il processo di riciclo, inoltre, non ha emissioni pericolose perché utilizza solo vapore a pressione e non agenti chimici;
  • per le mamme: la libertà di scegliere il prodotto che meglio risponda alle esigenze di rispetto della pelle ed assorbenza con la nuova consapevolezza che il dopo uso diventerà un ulteriore vantaggio;
  • per l’igiene: il processo sterilizza completamente da qualsiasi patogeno, prima finivano in discarica con i prodotti usati;
  • per l’economia: in un Paese povero di materie prime, un contributo importante alla “green economy” nazionale attraverso la trasformazione di un prodotto usato in cellulosa e plastica di elevata qualità (da 1 tonnellata di prodotti usati: 350 kg. di materia organico-cellulosica e 150 kg. di plastica).

Con questo impianto dal riciclo dei pannolini si ottengono imballaggi (dalla cellulosa) e arredi urbani come panchine, fioriere e cestini (dalla plastica).

Io credo che sia una buona notizia e spero di venire a sapere che la fase di sperimentazione ha dato dei buoni risultati.
Sono ancora convinta che il meglio, per l’ambiente, siano i lavabili, che non sia una follia, che serva solo un po’ di voglia e che sia fattibile, anche se si lavora, anche se si è… mamme, e si hanno un sacco di cose da fare.
Questa soluzione non accontenta tutti: sicuramente se continueremo a consumare prodotti di origine fossile non faremo bene a noi stessi nè ai nostri bambini.
Però la vedo bene come soluzione intermedia, che salva i rifiuti prodotti ma che dovrebbe essere affiancata ad una diffusione dei lavabili, o al limite degli usa e getta biodegradabili, una soluzione che ha bisogno di una comunicazione  efficace, che vada ben oltre la rete dove il lavabile sembra sia un prodotto consolidato, mentre si scopre che tra le mamme è considerato ancora una specie di pazzia.

Voi cosa ne pensate?

Fonti:
Il sito di Fater http://www.fater.it
Il blog di Ezio Orzes, Assessore all’ambiente di Ponte nelle Alpi http://www.ezioorzes.it/2011/12/riciclare-i-pannolini-ora-e-possibile/
il centro riciclo di Vedelago http://www.centroriciclo.eu

Elisa di www.mestieredimamma.it

 

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12 COMMENTI

  1. Bene, i miei “bambini” sono nati negli anni ’70 quandi i lavabili erano la norma e vi garantisco che sopravvivevamo, ma fu proprio in quel decennio che ci fu il cambiamento. Furono proprio le tecniche pubblicitarie delle ditte produttrici a convincere la nostra generazione con ippopotami e valigette dono alla nascita che eravamo antiquate e snaturate: ma come non tenevamo i bimbi asciutti? volevamo proprio faticare? E così alle nostre figlie non abbiam passato il testimone giusto anche perchè non c’era una coscienza ecologista.
    Devo ammettere d’aver benedetto alla fine di quegli anni la comparsa dei primi usa e getta simili agli odierni, erano decisamente una gran comodità e ne ho fatto largo uso anche se la tenuta…
    Quindi oggi da nonna che non è riuscita a convincere quella figlia venuta su a usa e getta a non usarli mi trovo molto d’accordo con @ Francesca: diffiderei molto della ditta produttrice e di che messaggio farà passare.
    Trovo invece che sarebbe importantissimo tener fuori da ospedali e consultori TUTTE le pubblicità e fare in modo invece che insegnino anche l’uso dei lavabili.
    Scusate l’intrusione, ma mi aiutate molto a far la nonna 🙂

  2. Già, il problema è proprio la comunicazione… la pubblicità influenza tantissimo e viene fatta già in gravidanza (basti pensare a quei kit che regalano alle mamme già al corso preparto o in ospedale – a me li hanno spediti addirittura a casa) e con dentro solo pubblicità chicco, pampers, plasmon… alternative ecologiche/biologiche non ce la fanno proprio a reggere una tale concorrenza.
    Inoltre c’è un altro fattore, cioè i canali di vendita: io ho trovato i pannolini lavabili come li volevo io (niente di particolare, semplici pocket) solo su internet… le mamme che non lo usano tanto (e soprattutto per comprare) come fanno ad averli? Già fare la diffusione, come prova, in ospedale sarebbe qualcosa (anche se sono convinta che all’inizio è già abbastanza traumatico ritrovarsi un bambino che piange e scacazza dovunque per riuscire anche a usare i lavabili… almeno un mese di “adattamento” ci vuole!!) ma sono pochi gli ospedali che lo fanno.
    Mentre invece le altre marche fanno bella mostra di sè addirittura nelle farmacie, così la mamma che va a comprarli crede di aver fatto un qualcosa in più per la salute del suo bambino…
    Passaparola… probabilmente nel frattempo è la soluzione migliore…

  3. @Francesca: sfondi una porta aperta. Anche io credo che si debba fare in modo di non produrne e basta e sono pro lavabili, anche se comprendo situazioni particolari (traslochi, ferie, malattie i cui magari non ce la fai…). Diciamo che non mi secca l’alternativa usa e getta a basso impatto, da un punto di vista teorico. Nella pratica il problema vero è che un colosso come la Fater spingerà sui propri prodotti (anche in quanto ecologici) grazie alla forza della sua comunicazione (pensa solo a quanta pubblicità dei pampers si trova, praticamente ovunque), una comunicazione che i produttori dei lavabili manco se la sognano…

  4. Sono pronta ad entrare nel mondo dei lavabili, non appena il mio terzo figlio nascerà. E’ tutto pronto, la spesa iniziale fatta e ho anche imparato ad usarli. MAnca solo il piccolo! Sono convinta che, nella situazione attuale i lavabili siano la soluzione migliore sia dal punto di vista ecologico che da quello ecnomico che da quello della salute. Sono comunque contenta che le grandi aziende si stiano cominciando “a mettere paura” della rapidità con cui l’alternativa ecologica si sta facendo strada anche in Italia. Ad ogni modo, più alternative ci sono, meglio è per tutti.

  5. Sono d’accordo sul fatto che i lavabili che siano la migliore soluzione. Li infilo semplicemente in lavatrice con gli altri panni (anche se andrebbero lavati da soli) o al massimo li lavo a mano. A volte è una scocciatura ma si può fare, non è la fine del mondo lavare 4-5 pannolini al giorno!

    Su questo riciclo dei pannolini… sinceramente ho molti dubbi: innanzitutto perchè, come ha già detto Chiara, sembrano un incentivo al consumo di certi tipi di pannolini e non altri, poi perchè per essere veramente efficace richiederebbe una raccolta differenziata (solo pannolini, non altra plastica!) che mi sembra davvero difficile attuare su scala nazionale dati i nostri deludenti risultati in questo senso, e inoltre perchè esiste già il problema di dove collocare tutta la plastica di scarsa qualità che viene fuori dal processo di riciclaggio (di panchine e giochi da parco in plastica non ne servono una marea dopotutto).

    La soluzione migliore – l’unica – per il problema dei rifiuti è ridurli all’origine, quindi usare prodotti con meno imballaggio possibile, in materiali biodegradabili e riutilizzabili (nel caso dei pannolini, i lavabili appunto). E’ proprio una questione di mentalità, e servirebbe orientare tutti i consumi (non solo quelli rivolti ai bambini) in questo senso in modo che i produttori inizino a considerare il secondo/terzo imballaggio non come un qualcosa che arricchisce il prodotto ma come un qualcosa che lo penalizza nei gusti dei consumatori!!

    (Poi vabbè, se uno va in vacanza e prende gli usa-e-getta non moriremo per questo…)

  6. Mah… un buon esempio per tutti, per non parlare sempre male dell’Italia. Certo è un granello nella sabbia. Io ho usato i lavabili e solo ora sto usando i normalissimi usa e getta solo per il motivo che lo stiamo togliendo e ho cambiato casa e ho avuto la lavatrice in panne.
    Oviamente il lavabile rimane il più ecologico e lo consiglio a tutte! Io ho tre gemelli e lavoro 8ore al giorno, ma non mi ha cambiato di molto la vita…una lavatrice in più ogni 2gg 😀

  7. Io sono d’accordo con Elisa, l’alternativa migliore sono i lavabili. Evidentemente la Fater s’è messa paura, visto le accuse che vengono mosse agli usa&getta, e ha trovato questa soluzione, che mi sembra più un incentivo all’utilizzo dei loro pannolini, visto che è ancora molto sperimentale e in un solo comune (tra l’altro a Ponte danno gli incentivi per i lavabili). Mah, non mi sento di gridare al miracolo… (scusate sono polemica, ma non ho dormito per colpa del terremoto 🙂 )

  8. Splendida iniziativa davvero!
    Ma gli devo spedire i miei (che ormai ne consumiamo uno al giorno, o meglio a notte)?
    Io coi lavabili ci ho provato, ero davvero agguerrita, ma la pelle di TopaGigia non ha gradito. Avrei potuto provare altri tessuti e/o combinazioni, ma l’investimento economico iniziale per una cosa che non era detto avrebbe funzionato mi ha sinceramente spaventata.

  9. Concordo: grande possibilità per utilizzare rifiuti, usarli come risorse e non solo accantonarli per il futuro!

    Io ho usato i lavabili ultratecnici (che ora non sono nell’armadio ma a fare il loro lavoro da un nuovo bimbo a Bologna) ma in vacanza usavo gli usa e getta e questa mi pare un’ottima direzione.

  10. Era ora. Non è possibile che siano solo le mamme a farsi carico dell’ambiente spaccandosi la schiena di lavoro in più 😉 Io per esempio non ho optato per i lavabili proprio perché avrebbe voluto dire dedicare almeno un’ora al giorno in più al lavaggio della cacca, ok è cacca santa, ma insomma … 😛

  11. Sono d’accordo , se funziona sarà una valida alternativa ai lavabili che nonostante gli incentivi dati e i vantaggi economici faticano ancora a diffondersi nel nostro paese.

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