Quando a scuola ti menano i figli: bullismo, ragione e sentimento

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Siate gentili con me nei commenti, sto dicendo qui a cuore aperto cose che non ho detto da nessun altra parte. Evitatemi le ironie, qui siamo su terreno minato. Grazie. Eh, noi genitori quanto siamo fragili sui figli. E poi, siccome ho svuotato un sacco che negli ultimi due-tre anni si era molto riempito, è un post interminabile che per vostra comodità ho diviso in pratici paragrafetti.

Chi mi conosce e segue su Mammamsterdam o su Facebook sa che da diverso tempo stiamo lottando come famiglia contro fenomeni di bullismo nella scuola dei miei figli. In questo momento la fase acuta si è temporaneamente normalizzata, siamo consapevoli che non dobbiamo lasciar perdere tutto proprio ora e quindi potrebbero esserci degli sviluppi. È cominciato un nuovo anno scolastico, le classi sono state ridistribuite e mio figlio è finita in quella con molti bambini più piccoli e i più calmi e studiosi della sua vecchia classe. All’inizio ha protestato, ma adesso è contento. E anche questa soluzione a cui la scuola è stata costretta dai tagli, a nostro avviso è stata affrontata in questo modo anche nell’ottica di quello che abbiamo chiesto alla scuola a giugno. Di prendersi le proprie responsabilità. Adesso quindi è un buon momento, per me, per raccontarvi cosa abbiamo imparato da questa esperienza, sperando che magari possa essere utile anche ad altri.

 

1) I bambini non parlano

Un bambino che viene preso in giro, picchiato o diversamente maltrattato, spesso non ne parla. Hai voglia a dire che hai una comunicazione aperta in famiglia, che gli hai insegnato fin dalla culla a rivolgerti a mamma e papà, spesso basta una nostra reazione, anche in buona fede, anche inevitabile, anche che manco ce ne accorgiamo, per passargli il messaggio che è meglio se questa cosa non ce la dicono. Mi sto ancora chiedendo se dipende da noi, dipende dal fatto che i bambini cercano sempre di proteggerci, a volte da noi stessi, se dipende dalla violenza in sé. Il più piccolo dei miei figli ha aperto bocca solo dopo che per altri motivi e una mia generale sensazione “di pancia” (che non riuscivo a spiegare a nessuno, gli olandesi amano le discussioni ragionate, ma era urgente e sembrava volessi scavalcare e prevaricare) gli abbiamo cambiato scuola.

Dopo una settimana e tutto il tempo per sviluppare un amore improvviso e ricambiato per la nuova maestra, Orso le fa:
Maestra, non capisco, sono qui da una settimana e nessuno ancora mi picchia o mi sfotte“.

Analyze this, se eri convinto di avere la comunicazione aperta in casa. Io ci sono rimasta di merda. Ma ha aperto nuove possibilità di discussione costruttiva a casa, a scuola e con il fratello. Che a quel punto ha aperto la bocca anche lui, terrificandoci ancora di più. Dove eravamo noi mentre succedeva tutto questo?

(Mi consolo dicendomi che quando una volta ho subito io un abuso sessuale, ed ero quasi adulta, avevo 20 anni in fondo, ai miei non l’ho mai detto. Ci ho messo un paio d’anni e una psicologa dell’AIED per chiamarla per nome questa cosa, me la sono portata dietro per anni in silenzio. E mi meraviglio dei miei figli? Mah, la psiche umana, che ci appuri sui meccanismi che si inventa per difendersi?)

2) Le maestre non vedono

Quanti bambini ha una maestra in classe? E il suo compito è tenerli d’occhio o portare avanti il programma? Una maestra è un essere umano come tutti noi e in quanto tale ha i propri limiti umani e divini. Il meglio che può fare è creare in classe un’atmosfera in cui chi fa cose al limite sa che se lo beccano ci sono conseguenze coerenti, e chi subisce sa che viene ascoltato. A voi sembra facile? A me sembra già difficilissimo in casa, con solo due bambini e senza interferenze esterne. La cosa fondamentale secondo me è l’ascolto. Tutti devono sapere chiaramente cosa si accetta e cosa no, ma che in ogni caso li si ascolta.

Esempio, molte scuole a chiacchiere combattono il bullismo. Compresa quella di provenienza che conosco benissimo da dentro e fuori da anni e in cui so che non funziona.

Cosa funziona invece?

Secondo giorno alla nuova scuola, una bambina rompe un lego che Orso stava costruendo. Orso la insulta: “Bambina cattiva“. In altri contesti sarebbe passato inosservato, ma qui gli insulti, anche se light, non sono ammessi.
La bambina va dalla maestra: “Orso mi ha dato della bambina cattiva“.
La maestra va subito da Orso: “Orso, qui non ci insultiamo, hai detto bambina cattiva a X? Non va bene, sappilo“.
E poi quello che secondo me fa la differenza in questa scuola, lo riprende e poi lo ascolta:
Come mai le hai detto così, ti sei arrabbiato?
Si, perché ha rotto il lego che avevo costruito“.
Ah, ma questo non me l’ aveva detto. X, è vero questo che dice Orso? Come è successo?
Ma io non l’ho fatto apposta, mi serviva quel pezzo, pensavo lui avesse finito, mi dispiace“.
Orso, X quindi non l’ha fatto apposta, è stato un equivoco e le dispiace, sei ancora arrabbiato?
No“.
Allora datevi la mano e fate pace e la prossima volta state attenti“.

Funziona. Ma ci devono credere tutti, tutta la scuola.
Cioè, ma cosa ci vuole? Ci vuola la consapevolezza, la volontà e la prontezza di non far cadere neanche una pagliuzza per terra. Una fatica, ma una fatica che devi fare solo la prima volta. Veramente, giuro. Funziona. Ma ci devono credere tutti, tutta la scuola. Direzione, insegnanti, bambini, genitori, bidelli e altri che circolano in quella scuola.

3) Le scuole non si muovono se non costrette

Negli anni mi sono persuasa di una cosa: le scuole possono avere protocolli, mission, quello che vi pare, alla fine la fortuna scolastica di tuo figlio la fa l’insegnante che gli capita. Siamo stati tutti a scuola, immagino che molti possano concordare con me su questo punto. Ma per il genitore la differenza fondamentale la fa la direzione. Perché può sostenere gli insegnanti e creare circoli virtuosi o può tagliargli le gambe e creare casini.

La nostra scuola di provenienza, quella in cui figlio 1 è voluto rimanere a tutti i costi per affetto nei confronti della sua classe, ha tante ottime maestre. Una ad una fanno del loro meglio. Ma mi manca una visione d’insieme, mi manca un messaggio unitario e condiviso su alcuni aspetti fondamentali. E la sicurezza è uno di questi. L’apprendimento, lo sviluppo cognitivo sono cose bellissime, ma il minimo che posso pretendere dalla nostra scuola è che mio figlio ci vada volentieri e ne riesca vivo e senza lividi. Se impara qualcosa, meglio.
Cosa che non succedeva a noi e non succedeva ad altri.

4) Blaming the victim

Questa espressione si usava molto in casi di stupro per definire il fenomeno per cui invece di trovare e condannare lo stupratore si fa prima a dare la colpa alla vittima. Frasi tipo: eh, ma aveva la minigonna, eh, ma andava in giro sola di notte, eh, ma ha fatto l’ autostop.
Come dicevo sopra, a un certo punto sembrava che anche nella nostra prima scuola il messaggio che passava era: “Ti ha menato? Eh, che vogliamo farci, lo sappiamo che quello è un bambino difficile. Pure tu, però, porta pazienza (e non stare sempre a rompere e lamentarti)“.

È una reazione umana ai messaggi scomodi, perché ognuno si sente impotente di fronte alle ingiustizie e alle violenze, e forse minimizzare, ecco, ci illudiamo che sia un meccanismo di difesa.

Eh, è perché è un bambino troppo sensibile (o permaloso, o solitario, o difficile, o testone, metteteci quello che vi pare)”. Io a quel punto potrei sparare.
Eccheccà, sensibile è sensibile, ma le botte le prende sul serio. Mi dite cosa state facendo con quel bambino difficile che mena a tutti?

Non lo faccio perché per mia disgrazia mi hanno insegnato ad essere gentile ed educata. Poi parlando, mesi dopo, del fatto che forse con quel bambino che menava qualcuno ci aveva fatto un discorsetto serio, visto che si era molto ridimensionato, una madre che non c’ entrava niente mi risponde, come se fosse ovvio ‘Oppure gli hanno cambiato medicinali”. Eeeh? Mi state dicendo che tutta la scuola sa che quel bambino ha l’ ADHD, viene straseguito e nessuno si è degnato di dirmelo? Non che avrebbe cambiato le botte, ma io la madre la stavo per denunciare e forse invece ci avrei preso un caffè.

“Eh, ma per la privacy non possiamo dire niente, in fondo neanche a voi farebe piacere se parlassimo di vostro figlio con degli estranei.”. Forse. Ma c’ è modo e modo di non dire e questo era il segreto di Pulcinella.

5) Ma qualcuno agli aggressori ci pensa?

Alcuni dei bambini difficili della scuola li conosco benissimo e li ho visti crescere perché per diverso tempo ho fatto la volontaria durante la sorveglianza a ricreazione e quanti ne ho separati e cazziati.

Io lo so di cosa mi stanno implorando questi bambini. Guardami, vedimi, ascoltami, dammi un paletto, dimmi dove è il limite e quando me l’hai detto continuerò a superarlo altre trenta volte e tutte e trenta mi devi fermare. O io continuo.

Il dramma di questi bambini è che li fanno continuare. Per stanchezza, quieto vivere, la vita che ti insegue, ignoranza, altro da fare, nessuno che si sente responsabile. E loro continuano. Non ci credono più che qualcuno faccia qualcosa. Sanno che la scuola, i genitori, la società hanno deciso di ignorarli e abbandonarli a se stessi e non ci investono più. È un gran brutto messaggio da far passare quando hai 10, 11 o 12 anni.

Il dramma di questi bambini è che li fanno continuare. Per stanchezza, quieto vivere, la vita che ti insegue, ignoranza, altro da fare

Non voglio fare la madre eroina, ma da piccola io a scuola facevo a botte. I miei amici-nemici erano così. So come sono diventati da grandi. Chi è morto per overdose, chi si è salvato in corner, chi si è sposato ed è un padre felice, ma i capelli bianchi di sua madre li so tutti.

Per questo, durante la sorveglianza, B., quello che non ascoltava nessuno, non si reggeva e alla fine lo hanno mandato in una scuola speciale, la volta che ha scavalcato il cancello per andare a giocare a calcio con i grandi nella piazzetta riservata solo a quelli di sesta, settima e ottava, io ho scavalcato appresso a lui e l’ho afferrato in corner.
Se lo fai una sola altra volta vengo a togliere il pallone ai grandi e poi glielo puoi spiegare tu che non possono giocare più per merito tuo“.
Non l’ ha fatto più, mi evitava, ma l’ha piantata.

Ho smesso perché non avevo l’ energia e il tempo di fare la sorveglianza. Ma perché i miei figli mi chiedevano tanto di sorvegliare? L’ho scoperto troppo tardi. Li menavano. Anche i figli delle madri che sorvegliavano e che quando si lamentavano non li prendevano sul serio per coprire i loro di figli. E anche questa è una mancanza della direzione che ha sempre rifiutato di applicare gli ottimi piani alternativi proposti da genitori che lo fanno di mestiere.

6) In fondo sei solo un genitore

Diciamoci la verità, i genitori per la scuola sono un male necessario, si impicciano, pretendono di conoscere meglio di te che lo fai per lavoro come funziona il loro figlio, hanno pretese assurde. Vengo da una famiglia di insegnanti, sono la quinta generazione, ho fatto Magistero. Io so come parlano gli insegnanti dopo i consigli e durante, di certi genitori.

Diciamoci la verità, i genitori per la scuola sono un male necessario

Insomma, Orso da un anno non fa più nulla in classe, non riusciamo a motivarlo in alcun modo, la terapeuta dice che non è nulla, la maestra vuole farlo testare per vedere se ci sono disturbi, noi non sappiamo che fare“, al primo appuntamento con la direttrice della nuova scuola non ho resistito e mi sono sfogata.
Avete mai pensato di testarlo per vedere se per caso è troppo intelligente?“.
Questo è quello che io ho sempre pensato, ma vede, vengo da una famiglia di insegnanti e so bene cosa succede quando una madre va in direzione a strillare che il figlio è troppo intelligente“. (Succede, per chi non lo sappia, che ti ridono dietro e smettono di prenderti sul serio ammesso che l’abbiano mai fatto. E tuo figlio da quel momento viene visto come un fardello con la madre rompicoglioni).
Anche con mio figlio ci abbiamo messo un sacco a capire che il problema era quello”. Azzo, ma ci è passata anche lei? Già amo questa donna.
Allora lo volete?
Voglio provarci molto volentieri“.

Mica come direttrice, mi ha capita. Come madre. Perché le madri di figli perfetti sono convinte di essere loro le strafighe, quelle che hanno scoperto il metodo educativo perfetto. Ti deve arrivare un figlio challenging perché tu ti renda conto che tuo figlio ha tanto da insegnarti su te stessa e sul mondo e sull’interazione tra i tre (tu, il figlio e il mondo).

7) E allora tocca costringerle

È successa una cosa grave“. Arrivo a scuola 10 minuti dopo.
Lo hanno pestato, in due più grandi, lo hanno preso a sberle, buttato a terra, preso a calci, buttato via il telefono con cui cercava di chiamarmi, trattenuto mentre cercava di andare a farsi aiutare a scuola. Alla fine una maestra del doposcuola, una ragazzina quasi, che aveva visto tutto dalla finestra è andata sulla porta a urlargli di smetterla.

“Mi sento tremendamente in colpa, ho visto succedere tutto e sono andata in panico, non sapevo cosa fare, volevo correre da loro ma avevo 15 piccoli e sapevo che se uscivo sarebbero scappati tutti in strada”.

“Hai fatto la cosa migliore e io ti voglio ringraziare per tutto.”

Neanche lì la scuola li sospende, o si ricorda che da mesi sto denunciando alla maestra le botte che quel ragazzino dà a Ennio. I bulli sono vigliacchi, ma non sono scemi. Mica ti picchiano davanti alla maestra. Mica ti picchiano quando qualcuno li vede. E poi ti prendono in giro e minacciano di ricominciare se lo dici. Ecco perché i bambini non parlano.

Forse è meglio se lo vieni a prendere non appena finisce la scuola e non lo lasci giocare fuori”.
Certo, il problema è nostro. Voi ve ne lavate le mani, e anzi, avete persino suggerito che forse è meglio che gli cambio scuola, sarebbe così comodo anche per noi non avere due figli a scuola in due quartieri diversi. E quando ho risposto se avete mai suggerito ai genitori dei bulli di cambiare scuola ai figli, mi avete detto che non devo prenderla così. A calci, vi prenderei.

Quel ragazzino lì è di una classe più grande, che è molto problematica e ogni tanto lo spediscono in quella di Ennio. Da mesi lo picchia e lo tormenta, da mesi lo faccio presente, da mesi mi dicono: ci stiamo lavorando. Bel lavoro. Colpa mia, dovevo cambiargli scuola quando c’era un posto a quella nuova di Orso. Quel posto non c’è più. Quando l’ ho saputo mi sono sentita in trappola.

Io non voglio cambiare scuola. Voglio che se ne vada lui“.

La maestra viene pesantemente ripresa dalla direttrice, hai sbagliato a consigliare la denuncia e che il bambino resti o non resti non è decisione tua. Resta. La maestra non ne parla in classe (“non voglio creare irrequietezza“, no, ma così lui pensa che nessuno gli fa niente e mio figlio si sente abbandonato. Grazie tante, eh). Non vuole parlarne con noi genitori.

Ci parliamo noi e scopriamo che tutto un gruppo di ragazzini che all’inizio dell’anno menavano in gruppo, sono stati a loro volta menati e minacciati se non lo facevano. Poi la cosa è rientrata, conosciamo i genitori e sono persone come noi, sui figli ci lavorano.
La madre, che conosco, di uno dei due bulli cerca di convincerci a dichiarare che quello che ha menato è l’altro, non suo figlio. Ma non è vero.

Noi vogliamo sputtanare questa scuola del cavolo più preoccupata della propria immagine all’esterno che dei messaggi che passa. E far licenziare o trasferire la madre del bullo, che nell’ edificio contiguo ci lavora e sta sempre pronta a intervenire per coprire il figlio. E i bambini la considerano quasi una maestra, ha quindi l’ autorità per dirgli di parlare o tacere.

Aspettiamo, riflettiamo, ci consultiamo, scriviamo una lettera. Ma io voglio un mitra e maschio alfa anche. È terrorizzato dalle mie reazioni, teme che io mi incazzi con lui perché vuole fare con calma. Si, ma anche no. Dormiamo malissimo da mesi, siamo semplicemente distrutti, i bambini ovviamente risentono di tutto questo, meno male che Orso sta nell’altra scuola e ci sta benissimo.

La terapeuta ci riceve d’urgenza dopo cena, parla con Ennio che ribadisce di voler restare nella sua classe. Lui è sereno. Vede che ci diamo da fare per lui, che lo supportiamo, che gli spieghiamo che le cose dei grandi vanno troppo lentamente, ma che lui deve tornare a scuola. Ci torna.

A scuola lo minacciano gli danno dello spione, ma non lo picchiano. Hanno imparato che tutto quello che fanno fuori dall’orario scolastico non comporta sospensione. Cioè, potrebbe, ma la scuola deve avere il coraggio di farlo e la nostra non ce l’ha.

Informo presso la ASL il medico scolastico. Parlo con la polizia. La poliziotta di quartiere è in ferie, quando torna ci contatta. Continuiamo a scocciare la scuola che ci invita a un colloquio.

8) E, miracolo, qualcosa funziona

La mia vicina che non voleva mandare la figlia in gita perché non si fidava che non gliela picchiassero come sempre a scuola, improvvisamente mi dice che la scuola ha deciso di non ammettere certi ragazzini alla gita e che il tormentatore di sua figlia verrà controllato da una persona apposita 24 ore giorno e alla prima che fa lo rispediscono a casa.
Ci mancherebbe che sia lei a dover essere punita non andando alla gita, sono i bulli che devono stare attenti a quello che fanno“. Questa scuola ci ha messo 5 anni a dare questa soddisfazione a una famiglia. Sono contenta che il nostro casino sia servito almeno a questo. Poi la nostra maestra, che li ha accompagnati alla gita, ha raccontato che la prima sera, proprio quei due, la ragazzina e lo scocciatore, stavano seduti pacifici a leggere lo stesso libro.

I minori possiamo denunciarli ma non sono perseguibili. Ma resta una annotazione nel dossier, anche senza denuncia.

Io mi chiedo e chiedo alla polizia se possiamo rovinare due stronzetti manco dodicenni che in fondo, per quanto voglia tritarli a mani nude, mi fanno pena. Sono ragazzini senza padre e con madri deboli (e ignoranti) che credono che negando l’ evidenza e rifiutando aiuto le cose smettano da sole. Mi fa pena anche la madre che conosco, da sola tira su due figli altamente energetici, uno forse anche ADHD (che scoprirò essere un eufemismo per indicare i bambini violenti. Ma violento non si può dire. In fondo mica gira con un coltello in tasca. Si, ci hanno detto anche questo).

Silvia da avvocato mi rassicura: in certi casi la denuncia può essere la salvezza di un ragazzino, perché finalmente si è costretti a lavorarci e non è più una cosa su base volontaria. Anche la poliziotta ci parla di un incontro regolare tra scuole, polizia, ASL, servizi sociali e quant’ altro per discutere di casi difficili che vengono seguiti da un qualche ente. E ci dice che presenterà questa storia al prossimo incontro. Anche qui, io mica lo sapevo che esistesse questa prassi.

Gli stronzetti nel frattempo si sono ridimensionati. Sono gentili con Ennio. Incrocio quello che conosco a scuola, mi sentivo ridicola come adulto a ignorarlo nei giorni scorsi, andava al nido con i miei figli.
Ciao J.“, faccio. Poi chiedo a Ennio: “Ti dispiace se lo saluto? In fondo non ti sta facendo niente e prima lo salutavo, forse è meglio creare una situazione normale“. “Ma si“, fa lui. Un mese dopo si lamenta che loro sono ridiventati amici ma che la maestra non vuole che giochino insieme. E ci credo. Forse è meglio se lo invito a giocare da noi, così si rinormalizza la situazione e intanto li tengo d’ occhio io. Prima o poi.

Però Ennio continua ad avere il mal di pancia. Non vuole andare a scuola al mattino. All’amica di famiglia agopunturista dice che adesso lo lasciano in pace e che per lui è quasi peggio, perché non sa quando ricominciano. A noi non l’ha detto. Non l’ ha detto perché ha paura che gli cambiamo scuola, lui invece vuole restare lì con i suoi amici. Mi sono decisa a promettergli che non lo faremo se lui non vuole.

E mio marito propone di cominciare a investire tutta l’ energia che metteremmo nel cercagli una nuova scuola, incazzarci, minacciare eccetera, nel migliorare la scuola in cui siamo. Già abbiamo visto che dopo le nostre proteste finalmente cercano di fare qualcosa. E il prossimo anno nella squadra di calcio ci sono con Ennio proprio quei ragazzini maltrattati-maltrattanti della sua classe. Incontrandoci con i genitori due volte alla settimana al campo, c’ è modo di mettersi d’ accordo con loro e fare gruppo per migliorare le cose, se si dovessero verificare episodi. Una di queste madri è preside e proprio nella sua scuola hanno appena lavorato un anno a un protocollo di prevenzione bullismo e sa un sacco di cose che potrebbero tornare utili anche a noi. Un genitore non lo ascoltano volentieri, ma quattro o cinque si.

9) Cosa abbiamo imparato 

Quello che ho capito è che non sei mai preparato a situazioni del genere. Quello che ho imparato è fidati della pancia. Se vuoi togliere tuo figlio da scuola e ne hai trovato un’ altra che ti convince, fallo prima di doverlo poi fare per forza. Non mollare, scoccia la scuola, scrivi raccomandate, minaccia di scrivere a provveditorato e ispezione scolastica, informati se la ASL ha un medico scolastico e contattalo per informarlo, chiedi alla polizia. Forse avrei dovuto cercare prima un contatto con i genitori di questi bambini, in questo momento non ne ho voglia. Loro fanno gli gnorri, nessuno ha telefonato per offrire delle scuse. Ho detto alla polizia che siamo disposti, se ha un senso e se loro sono aperti alla discussione. La poliziotta di quartiere è stata meravigliosa.

La scuola finalmente, senza poter dire per via della privacy, ci ha fatto capire che da un bel po’ stanno lavorando sui ragazzini ma che non possono mandarli via, i servizi sociali si oppongono. Se me lo dicevano un anno fa era meglio. Avrei tolto Ennio da scuola insieme al fratello.

Le scuole fanno fatica ad implementare dei cambiamenti, specie se gli costa uno sforzo. La scuola non dà retta di suo ai genitori, e allora tocca costringerli. Per mio figlio l’ utilità è relativa, ma finalmente abbiamo messo il problema sul loro tavolo e ci stanno lavorando. Per quanto ci riguarda noi eravamo decisi a fare i genitori, consigliati anche dalla terapeuta. Noi prenderemo la decisione per nostro figlio, e gli cambieremo scuola a costo di prenderci la colpa della perdita di quotidianità con gli amichetti, le difficoltà di reinserirsi, dicevamo. Ne stiamo uscendo fuori solo adesso con figlio 2, non ci si annoia mai.

Poi però ci siamo resi conto che questa storiaccia a Ennio ha fatto molto bene, è cresciuto, ha imparato a mettersi meglio nei panni degli altri. E abbiamo capito che portarlo via sarebbe stato un errore. E c’ è un’ altra cosa: uno dei noti stronzetti della scuola da un anno è il miglior amico di mio figlio, ma è lo stesso che tormenta da anni la nostra vicina. Che ci ha chiesto una volta esplicitamente di non dirgli niente di lei, perché lui se ne servirebbe a scuola per darle il tormento. E io avevo qui un conflitto di lealtà. Finché il padre in confidenza mi ha raccontato che anche amichetto stronzo ha una forma di autismo, che ci stanno lavorando da anni (la madre è addirittura psicologa nel centro di sostegno per genitori, povera stella) e che hanno passato anche loro i guai prima che si capisse qual è il problema e come affrontarlo. E che nessuno lo invitava ai compleanno perché era troppo vivace e casinista.

Da quando lo so ci parlo diversamente, non lascio più spazio ai “forse”, è solo “si” oppure “no”. E anche lui si pone diversamente nei confronti degli altri e nostri. Alcune cose che attribuivo a manipolazione, tipo chiedermi 18 volte se Ennio poteva andare da lui anche quando avevo già risposto, adesso le capisco meglio. E apprezzo moltissimo che quando Ennio è stato picchiato da due suoi compagni di classe, che erano anche suoi amici, ha cercato di intervenire e lo hanno bloccato dicendo che le davano anche a lui se si impicciava. Il che mi conferma che anche i bulli bisogna prenderli a modo loro e la scuola non può ignorarlo.

Però vedete, siamo cresciuti tutti e quattro attraverso questa storia, Ne siamo usciti più uniti, più forti, più orgogliosi di come lavoriamo bene come team.

Anche se avrei preferito restare piccola e scema. Davvero, questo mito delle difficoltà che ti fortificherebbero, ne avrei fatto a meno nella vita (ma anche no). E adesso ricomincia un nuovo anno e siamo tutti ottimisti su quello che ci porterà. Ma anche allerta e più smaliziati su come intervenire per tempo.

– di Mammamsterdam

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79 COMMENTI

  1. Sono un’insegnante di scuola elementare e non so se avete presente la situazione di moltissime scuole italiane oggi.
    Una sola insegnante con 25-27 bambini, spesso non abbiamo neanche il tempo per andare in bagno durante la ricreazione.
    Il personale scolastico è carente, nella mia scuola 5 per 35 classi, se c’è è perennemente occupato.
    Purtroppo noi insegnanti non siamo onnipotenti ed onnipresenti, e qualcosa può sfuggire anche a noi proprio come sfugge ai genitori.
    I bambini frequentano molti altri luoghi di socializzazione al di fuori della scuola dove il bullismo si sviluppa.
    Se tutti insegnassero ai propri figli il rispetto degli altri, che nessuno è superiore alle altre persone, i problema non esisterebbe o comunque sarebbe molto minore.
    Purtroppo assisto spesso al contrario, bambini che si credono onnipotenti, migliori degli altri, che non sanno affrontare frustrazioni e sconfitte.
    Il problema è a monte, è nella società che stiamo creando.
    Bambini che nello sport devono vincere a tutti i costi e genitori che li incitano da dietro la rete, bambini abituati ad avere tutto e genitori che lo concedono.
    Non siamo più capaci di dire di no e dare regole ferree e poi ci lamentiamo se c’è il bullismo nelle scuole?!

  2. Mio figlio ha quasi 7 anni…da circa 2 anni che è cambiato di carattere…mozziconi,pugni,calci,schiaffi e parolacce è quello che subiamo a casa!!!fino a luglio credevamo fosse un suo carattere ribelle e viziato!!!Il mio compagno questa estate ci è stato sotto fino che con le buone parole i consigli mio figlio è totalmente cambiato….educato rispettoso e non più atti di violenza…Inizia la scuola secondo giorno e torna a casa totalmente nervoso,non pranza e dopo 2 mesi rinizia a tirare schiaffi pugni morsi ecc….Siamo rimasti di sasso!!!Allora che succede,ce qualcosa che non va a scuola???Cercando di parlare con lui a forza,xké non vuole parlare lui di tutto questo,abbiamo capito che ce un suo compagno di classe che così di punto in bianco gli da pugni e schiaffi in testa,sullo stomaco…ecc…la maestra a detta di mio figlio ogni tanto lo sgridato,ma lui continua!!!Mio figlio non reagisce,ma a casa sfoga tutto con noi….Abbiamo sbagliato pensare che era lui così….Adesso cercherò di provvedere xké mio figlio così si sta rovinando e in famiglia non ce mai un po di tranquillità!!!Grazie

  3. Grazie, mio figlio di 12 anni sta subendo da mesi i dispetti di compagni di classe, sono intervenuta 1 mese fa andando dalla prof che mi aveva assicurato che avrebbe vigilato e parlato con la classe e per un po’ la situazione si è placcata. Ora una settimana fa negli spogliatoi della palestra della scuola un ragazzino ha appiccicato mio figlio al muro mettendoli le mani al collo, lui non ha reagito , ne ho parlato con la prof che è andata chiedere a mio figlio spiegazioni alla fine cosa gli dice:”tu madre la fa più grossa di quello che è “!
    Ora martedì siamo stati convocati dalla corpo docente della scuola per parlare dell ansia di Luca ; sono mesi che soffre di mal di pancia a scuola, di nausee..
    Ha paura di andare a scuola, ma quando proviamo a parlarne lui minimizza e dice che passerà , io non so più come reagire …

    • Se anche fosse (se, anche, fosse) un’esagerazione di Luca, una sua visione carica d’ansia, degli adulti responsabili (e professionalmente preparati) non dovrebbero chiedersi perché e cercare di capire con serietà cosa lo turba?
      Dal mio punto di vista, non accettare risposte semplicistiche e non fate sentire colpevole vostro figlio. Cercate di capire, magari facendovi aiutare da qualcuno esterno alla scuola: un bravo psicologo che sappia far tirare fuori a Luca quella che potrebbe (potrebbe) essere una sua visione della realtà.
      E se poi viene fuori che non era Luca ad esagerare?

    • Sono contenta che Silvia abbia risposto con la sua consueta lucidità ed equilibrio, perché io aggiungerei questo in base alle nostre esperienze: è difficilissimo per adulti e bambini, senza un piano, una struttura e una formazione dietro accettare prima di tutto e poi capire il bullismo e infine fare qualcosa.
      I bambini si sentono soli e abbandonati e tendono a minimizzare per proteggersi. Ma il corpo e i dolori psicosomatici parlano per loro. Se ha una maestra priva dei mezzi e della sensibilità per capirlo ovvio che non si senta bene a scuola, anche se ciò non vuol dire che ci sta sempre male. Giocherà, si divertirà, avrà i suoi amici (per i quali mio figlio mi ha chiesto di non cambiargli scuola anche se a posteriori me ne sono pentita), ma il bullismo rimane e ti cambia il carattere. Certo, è anche un’ occasione per scoprire strategie e risorse dentro di te, ma resta (sul gruppo facebook di Gc posterò un paio di video che abbiamo visto di recente, ma sono in inglese e forse qui non ha senso).
      Tu stai reagendo benissimo ma capisco la tua impotenza, l’ ho provata anch’io. A noi ha aiutato parlare, anche se sul momento si scocciava se gli dicevo che potevamo guardare da dove arrivava il comportamento aggressivo dei compagni (da insicurezza, paura di stare fuori dal gruppo, dispiaceri loro che noi non vediamo, forse anzi quasi sicuramente bullizzati o maltrattati anche loro) dicendo: ecco, tu li difendi, io ogni volta gli rispiegavo: no, non li difendo, se potessi li picchierei io, ma picchiare non è una soluzione, cercare di capire lo è. A un paio di anni di distanza mi ha dato ragione.
      Con la scuola fai la voce grossa: dì che non accetti di essere tu che la fai più grossa perchè il fatto è che loro che la fanno più piccola. Che è normale e umano sentirsi impotenti in questi casi, ma che esistono ottimi programmi e corsi, sia per gli insegnanti che per la classe, e che visto che il problema c’ è e non si risolve da solo devono decidere cosa fare. Cioè, se la maestra non ha le basi minime per capire perch`e il bambino minimizza, di cosa stiamo parlando? Lo sanno tutti che i bulli sono vigliacchi e approfittano solo dei momenti in cui la maestra non li vede, mica sono scemi a farsi cogliere in flagrante.
      Non sarà facile, nessuno ti dirà grazie, ma insistere con la scuola, minacciando se necessario, tocca. tanto sei già per loro la madre che esagera, sarà il caso di farlo seriamente per il benessere di tuo figlio, perché anche se si risolve poco tu stai facendogli vedere che stai lottando per lui e questa è la cosa più importante per lui.

  4. Grazie per questo tuo scritto a cuore aperto e grazie anche a chi ha raccontato la sua esperienza nei commenti. Mio figlio ha quasi 4 anni e a volte picchia e a volte viene picchiato, per il momento sono cose normali vista l’età e il fatto che avviene tra coetanei, ma ci trasferiremo ad Amsterdam tra poco e mi auguro che il suo inserimento sia sereno. In ogni caso grazie dei consigli 🙂

    • Grazie per le vostre risposte!! Mi tranquilizza aver consigli, martedi andrò all appuntamento con i docenti e cercherò di fargli capire che Luca minimizza anche per paura di rappresaglie, il fatto drammatico e che non reagisce e aspetta che passi e se il ragazzo chiede scusa perché costretto per lui finisce li, ma poi ha male di pancia per settimane ( ci dice che contro la violenza, premetto che abbiamo sempre insegnato ai nostri figli a essere educati , non picchiare, riflettere prima di arrabbiarsi e oltretutto siamo molto aperti a casa cerchiamo sempre di essere all ascolto a non giudicare i compagni …)
      Scusate lo sfogo ma sono francese in Italia e non conosco molte personne !!
      Ancora grazie

  5. Santo cielo, Mamma, che situazione terrificante e che brutte persone che avete incrociato. Che molta gente, specialmente nei paesi, abbia questa forma di ignoranza (preferisco chiamarla così invece che maleducazione, perché certe volte è proprio un non sapere come ci si comporta al di fuori del ristretto circolo di parenti e amici che questa gente evidentemente frequenta) di non rispondere agli inviti, sperando che se non si presentano lo capisci da te che non avevano voglia di venire, lo sapevo. molti non sanno proprio dire di no o fanno fatica e svicolano.

    Ma questa storia di ricattare e chiedere i soldi è tremenda e hai fatto bene a insegnare a tuo figlio a non cedere. Certo, per un bambino è difficile sentirsi escluso, ma quello che abbiamo fatto anche noi è stato quello di rinforzare i valori in cui crediamo noi, dicendogli che se gli altri fanno diversamente, e fanno in un modo che per noi non è giusto, noi seguiamo la nostra strada, e meglio soli che male accompagnati.

    Poi alcune cose che dici le riconosco benissimo della mia infanzia in un piccolo paese, con mia madre polacca e quindi io e mio fratello esclusi a priori come i polacchi, e mio padre troppo poco inserito nelle cordate locali. per aiutarci a inserirci. Ci siamo inseriti in giri a noi pi`¨consoni, ma che fatica da piccoli. Dai un abbraccio a tuo figlio e digli che è il mio piccolo eroe, e che capisco la sua situazione.

  6. La situazione mi sembra molto simile alla nostra; solo poche variazioni. Botte prese dal solito bullo durante la lezione davanti alla maestra, ricatti già nelle elementari tipo: se non mi dai questo e quello non gioco per te e anni di ricreazioni passate in solitudine. Devo dire che molto ci hanno messo le mamme. Non solo che non hanno fatto niente per venir incontro ai nuovi arrivati (ci eravamo trasferiti da poco, mentre gli altri si conoscevano tutti), anzi: hanno influito pesantemente all’isolamento dei nuovi arrivati. Abbiamo fatto di tutto: invitato a casa amici(che non hanno ci hanno mai invitato poi a casa loro, venivano a casa a giocare ed il giorno dopo a scuola facevano finta neanche di conoscere il nuovo compagno e continuavano a ricattarlo (se non mi dai questo non gioco con te). Come al solito il bambino non dice mai a casa quello che succede a scuola. L’ho saputo da altri. La scuola non ha fatto niente neanche dopo che ho avvisato come è la situazione. La situazione è peggiorata. Intanto mio figlio ha capito la gravità di quello che le stavano facendo (prima pensava che era lecito dare delle cose per avere il permesso di giocare con i compagni). Almeno adesso ha capito che questo si chiama bullismo anche se purtroppo non è stata la scuola a spiegarglielo. E penso che provi rancore. Tutto questo mentre continua ad essere isolato. Ma almeno ha capito che deve e può dire di non quando è ricattato dai compagni. Le mamme le ho conosciute nelle varie riunioni e per questo so di sicuro che certe sono talmente spregevoli da essere capaci di dire ai loro figli di non giocare con il tizio nuovo (perché arriva da un altro paese, e chissà per quale altro motivo). Penso che il minimo quando si riceve un invito ad un compleanno è quello di ringraziare e se non hai voglia di mandare tuo figlio di inventare una scusa. Se una mamma non si degna neanche si mandare un messaggio per dire che al compleanno il figlio non lo può mandare….Tu fai un invito e qualcuna non si degna neanche di rispondere, neanche a parole quando per caso ti ha incontrato a scuola. Sono convinta che mio figlio ha fatto di tutto per essere accettato (bravo a scuola, carino, gentile), ha anche pagato i compagni. Se un compagno considera che un bambino è simpatico e può giocare quando paga o regala qualcosa, non mi venga poi la mamma del bullo a raccontarmi che suo figlio non gioca col mio perché il mio “fa l’antipatico”. A questo punto se il mio figlio diventa improvvisamente simpatico quando regala qualcosa al bullo, allora dico io che il problema è suo figlio, il bullo. Nessuno deve pagare per poter giocare con i suoi compagni.

  7. @Sara, la situazione mi sembra molto seria e la frase riferita da tuo figlio, che evidentemente non può essere sua, mi fa pensare che le pressioni ci siano state e da più parti (forse anche dai genitori dei “bulli”). Prima di tutto, dopo il colloquio con il dirigente vi consiglio di inviare formalmente una lettera dove parlate dell’accaduto (anche dei precedenti, di cui vi è stato riferito, oltre di quello che hai visto di persona) e chiedete un intervento immediato.
    La lettera potete inviarla per conoscenza (subito o se non vi soddisfa la risposta del dirigente) anche all’Ufficio Scolastico Provinciale di competenza (vista la leggerezza con la quale viene presa la faccenda, io la manderei subito, insieme a quella al dirigente).
    Successivamente, se non vengono presi provvedimenti SERI, procedete con una denuncia penale. La denuncia dovete farla VOI genitori, non vostro figlio, che è minorenne e non può. Oltre tutto tu sei stata anche diretta testimone e puoi indicare tutti i particolari, anche il disinteresse dei maestri.
    Se ve la sentite farei anche parlare vostro figlio con uno psicologo (solo dei colloqui), prima di tutto perché può fargli veramente bene se il dubbio che sia intimorito è corretto e poi perché potrà valutare se in effetti è stato indotto a minimizzare per paura.
    Agite con ordine e determinazione. Se poi vi siete veramente sbagliati… meglio così, non correte alcun rischio perché comunque state riferendo fatti obiettivamente veri (al limite può essere diversa l’interpretazione, ma ci credo poco).
    Attenzione perché purtroppo in troppe scuole si tende a minimizzare e insabbiare. Siate sistematici per essere efficaci

  8. Io sono veramente stanca……mio figlio e’dall asilo che viene picchiato, ma le maestre non hanno mai visto nulla…..ora sta in terza elementare, ogni tanto mi riferisce di episodi che capitano a lui o ad altri bimbi, ne ho riparlato con le maestre, nulla, per loro va tuto bene, loro non hanno mai visto nulla, lui a scuola e’ sereno ( a noi invece chiede di voler cambiare scuola, cosa impossibile perche ‘la scuola piu vicina e’a 18 km…abbitassimo in citta lo avrei gia fatto, ma poi servirebbe? i bulletti sono in tutte le scuole e i bambini troppo buoni ccome mio figlio ne vanno a soccombere)insomma a stringere ieri lo accompagno a scuola, mentbaspetto che aprono il portone vedo due bimbi di quinta che senza alcun motivo lo iniziano prima a spintonare poi a prenderlo a pugni…..io corro li separo, nel frattempo arriva il custode ad aprire la porta, io dico quello che e’ appena accaduto, mio figlio in lacrime, io nel panico, la bidella accompagna dentro mio figlio, io gli dico che aspetto che scendano le maestre per parlare dell accaduto ( davanti ai miei okki) intanto si avvicina la mamma di uno dei bimbi che ha picchiato il mio, ha visto tutto, per paura che io faccia quel che va fatto mi dice dinstarebtranquilla che lei parlera con suo figlio che non tocchera piu il mio…….
    scende la bidella, mi dice ” le maestre non possono intervenire perche e’ Accaduto fuori scuolae non possono fare nulla” .Torno a casa, ancora nel panico perche non so come sta mio figlio, se si e calmato o se ancora stava piangendo, sembro una pazza che discorre da sola, arriva a casa mio marito, mi trova furiosa, gli dico cosa e’ successo ormai circa da mezz’ora, piango non riesco a capacitarmi che siaaccaduto tutto li davanti a me a due metri…..andiamo a parlare col dirigente scolastico perche ora basta deve finire…….il direttore mon c’e, ci da appuntamento per oggi Questo acade ieri) torniamo a scuola a riprendere nostro figlio perche a questo punto l’ unica cosa che vogljo fare e’ portarlo dai carabinieri e denunciare l’accaduto. dall’accaduto e’passato neanche un’ora, scende mio figlio, il papa gli chiede cosa e’ successo, lui gli dice nulla…..non e’ successo nulla, non lo hanno preso a pugni, facevano finta…….a questo punto io non so proprio cosa fare……tra qualche minuto mio marito ha l’incontro con il preside, non so cosa ne uscira, possibile che un bambino neghi l’evidenza dei fatti? per paura.? lo hanno minacciato? gli hanno fatto il lavagio del cervelo in quell’ora a scuola, un bimbo di otto anni puo uscirsene con una frase ” la denuncia penale sembra un provvedimento troppo severo per un fatto irrilevante” ? che ne sa lui della denuncia penale, come fa a definire lessere preso a pugni un fatto irrilevante? non hanno fatto finta, non era un gioco, io ero a duemetri e so bene cosa ho visto, e come meanche le altre mamme…… cosa accadra ora?

  9. Celeste, è proprio questo enorme senso di impotenza che mi fa uscire di testa quando abbiamo queste situazioni. E per quanto mi riguarda, ho sempre la sensazione che essere la madre straniera non mi aiuta a spiegarmi.

    Io credo a questo punto che tu potresti intanto far fare una dichiarazione dal vostro pediatra la prima volta che ci vai e ne approfitti per spiegare che il bambino sta male fisicamente. Poi comunque chiedi un appuntamento alla dirigente scolastica e alla maestra per spiegare che la situazione è già andata oltre quello che loro definiscono il normale comportamento dei bambini, insistendo che vuoi che prendano provvedimenti. I certificati medici aiutano sempre, anche solo parlarne secondo me. E il mio consiglio, non per sminuire te o il fatto che tu non possa comunicare, è di portarti dietro una persona di tua fiducia che capisca la situazione e che faccia in qualche modo da ‘mediatore’. Perché noi genitori rischiamo di farci prendere dalle emozioni e questo automaticamente ti rende meno attendibile o affidabile, se non hai di fronte una persona che sa fare la tara. E invece questa situazione va esposta con fermezza e decisione.

    Io una volta in Olanda mi sono portata dietro mia suocera in un conflitto con un datore di lavoro, non perché era mia suocera ma perché è medico del lavoro e come tale voleva intervenire in uno stadio preliminare, perché altrimenti poi le situazioni rischiano di escalare inutilmente. Io sul momento la sentivo parlare amabilmente e mi dicevo; ecco, pure lei ci è cascata e non mi crede. Poi siamo usciti e mi ha fatto: hai ragione tu e mi dispiace averne dubitato, è chiaro che questi sono nel torto e se li vuoi portare in tribunale le spese te le offro io. Per questo dico che sia importante, se pensi che ti occorra maggior sicurezza, che venga qualcuno con te che sta dalla tua parte ma riesca a parlare in modo neutro per capire se la controparte si rende finalmente conto che nonè tuo figlio che è mammone ed esagera, ma che davvero c’ è una situazione da risolvere.

    Purtroppo il problema è che queste dinamiche sono molto complesse, gli adulti, anche quelli a scuola, si sentono impotenti e la reazione primaria è di minimizzare. Allora chiedi alla scuola di parlare con i genitori dei bambini, e fatelo in modo civile e rispettoso. Magari sono ottime persone e per prime ci rimangono male a sentire che i figli fanno così e si sforzeranno di trovare insieme una soluzione.

  10. allora,mi bimbo propio ora sofre a scuola,tutta questa settimana lo abbiamo accompagnato,perche piange di continuo,(mai fatto)pero come ha 6anni si pensaba volle la mamma invece abbiamo scoperto che biene pocciato da 2bambini,la maestra a deto che ora va tutto bene ,pero manu dice che ancora lo picciano allora per sfortuna ho trovato la pressident alla porta della scuola ,le ho deto lo che il mio bambino sofre e la risposta estata…. Sono bambini non credo sia cosi… E lui!!! Se prima la maestra me a deto che lui e un bimbo gentile e che pur troppo che questo problema?allora ,perche questo problema e presso cosi?sentirme dire i bambini sono cosi,che voi che sia,,non cè nussun problema,vede mio figlio vomitare quiedermi ti prego portamo via ho paura…cose mai fatte da lui .. E nussuno che mi aiuta…

  11. Si, non ho letto tutto il racconto , ma quando sento parlare di bullismo, ah…A me è successo alle superiori, in una scuola professionale, il ricettacolo della sfattanza, mi hanno distrutto i libri, davano fuoco alle borse, ci estorcevano denaro e sigarette, ci menavano alla fermata dell autobus, molti di noi, tranquilli, hanno lasciato la scuola x tutto questo, no non va bene, adesso sono insegnante in panchina , perchè non insegno più- ho 37 anni ma non mi hanno più richiamato- cmq, ne ho visti di casi di delinquenza, e la mia idea era di allontanare definitivamente gli alunni delinquenti, perchè anche se sono in seconda media, il loro posto è su un ‘impalcatura pericolante al 20°piano, non la scuola, vedi come gli passa la voglia di fare gli stupidi ! Adesso ho una bimba piccola, sinceramente, quando andrà a scuola, se scopro episodi di delinquenza o dispetti pesanti, dirò solo una cosa a quei “bulli ” : pregate ! Cmq ci sono anche degli insegnanti “bulli”..avete mai sentito episodi di violenza sui bambini ? Anche lì noi genitori dovremmo intervenire, i nostri figli talvolta sono in pericolo, e manco ce ne accorgiamo, è utile parlare con loro, essere sinceri, non mantenere certe fredde distanze, sentire che hanno da dirci, osservare i loro comportamenti, basta poco, e ce ne accorgiamo subito se cè qualcosa che non va, perchè sono i nostri figli, e nessuno deve permettersi di trattarceli male, nessuno ! Nè compagni, nè insegnanti, con le loro assurde pretese- ragazzi studiate o vi boccio- no, questo non deve accadere, sarei disposto a passere sopra a tutto e sopra a tutti se succedesse qualcosa a mia figlia, lì nella scuola, poi, la terrei a casa e le farei scuola io- sono insegnante- ma credimi, ascoltiamo i nostri figli, e passiamo più tempo con loro, anche se a volte siamo stressati dal lavoro – x ki ancora ce l ha- o siamo presi dalla ns vita privata..

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