Il metodo migliore

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Mai come quando si diventa genitori si è alla ricerca del metodo praticamente perfetto. Metodi per fare la nanna, metodi per risolvere i problemi del cibo, metodi per togliere il pannolino, metodi per insegnare ogni cosa: parlare, camminare, gattonare. Libri, programmi televisivi, esperti del settore, ognuno ci vuole convincere del suo metodo. Ma quale è il metodo migliore? E abbiamo veramente bisogno di un metodo?
Fino a qualche generazione fa, specialmente nella società contadina basata sul sostegno reciproco e su una rete di aiuti fittissima, le neomamme si facevano guidare nel bene e nel male interamente dalle loro madri, sorelle e commari. La crescita dei bambini era affidata a tutte le donne e il saper badare ai figli era una conoscenza comune. Nella società moderna questa rete di contatti viene spesso meno. Inoltre si fanno figli sempre più tardi e quando passano 35 o 40 anni tra il diventare mamma e diventare nonna, è difficile che la nonna si ricordi come si attacca il bambino al seno. Ed è così che inizia la ricerca dell’esperto a conoscenza del Metodo Perfetto.

Ogni genitore che abbia applicato un metodo con successo si trasforma poi in un cavaliere senza macchia e senza paura a difesa di quel metodo in particolare. Tra la schiera dei genitori ci sono però anche tutti quelli che rifiutano ogni metodo e sono grandi sostenitori del seguire l’istinto e la natura il più possibile. Mi è capitato spesso di notare che questa categoria di genitori è normalmente tra le più accanite. La loro tesi è che basta cercare di guardarci dentro e ascoltare il bimbo che si ha davanti, poi con un pizzico di buon senso si arriva a tutto. Insomma, il cuore di mamma sa. E forse anche quello di papà. Ma in fondo anche questo è un metodo, io lo chiamo il metodo dell’istinto. Ma è veramente così semplice? Per me non lo è. A priori non mi sembra più semplice o più efficace degli altri. Sarà complice anche il fatto che io ad istinto mi sento molto carente, e sento il bisogno di basarmi su qualcosa di più solido per stare tranquilla (sarà la mia mente bacata da scienziata rovinata da un cieco illuminismo?). Ma non credo sia solo un problema personale. Il metodo dell’istinto nasconde un’insidia: è viziato dal background culturale e sociale del genitore che lo applica. Al metodo dell’istinto non ci credo perchè se fosse così semplice e sicuro non ci sarebbero così tanti bambini con problemi di rapporto con il cibo. Prendo ad esempio il cibo perchè è uno dei temi a mio parere più sentiti, e sui quali si segue più di tutti l’istinto. Se il bambino mangia troppo o troppo poco è una continua discussione in ogni famiglia. I miei suoceri ogni volta che vedono mangiare il Vikingo lo lodano perchè mangia tanto, mentre la cuginetta a detta loro mangia troppo poco (e i commenti espressi in presenza dei bimbi non fanno bene ne all’uno ne all’altra). E la reazione istintiva di un genitore che vede il figlio effettuare uno stoico sciopero della fame qual’è? Certamente quella di preoccuparsi, e insistere per farlo mangiare. Si passa da un sistema istintivo all’altro, preparando manicaretti, mascherando i cibi rifiutati in forme più accattivanti, insistendo per fargli mangiare almeno un boccone ancora. E più ci si impegna in queste imprese, più si ottiene l’effetto opposto a quello desiderato. No, io credo che l’istinto non sia sempre sufficiente a risolvere qualsiasi problema. A volte è veramente difficile sapere come muoversi. In questi casi forse un metodo può aiutare a rimettersi in sesto, ad avere delle linee guida da seguire. Certamente non un metodo qualsiasi però. E qui secondo me entra in gioco a pieno diritto l’istinto.

Un metodo in primo luogo deve essere una tecnica che applichiamo perchè è in linea con il nostro modo di pensare e sentire il nostro essere genitori. Per me personalmente è importante che il metodo rispetti la personcina che è mio figlio, e non lo consideri come un cagnolino da addestrare. Deve essere un metodo che non mi fa contorcere le budella pensando che sto torturando crudelmente il mio bambino mentre lo applico (però lo faccio per il suo bene, quindi continuo), perchè se è così vuol dire che, indipendentemente dall’esito, non è un metodo applicabile (come ho avuto modo di discutere a proposito del diffusissimo metodo Fate la nanna). Insomma nella mia ricerca del metodo cerco di pensare a chi siamo noi come famiglia e come individui. Non un metodo perfetto, ma il metodo migliore per me.

Quello che rende impossibile l’esistenza del metodo perfetto, è il fatto che siamo tutti diversi. Ogni mamma, ogni papà, ogni bambino. Il dormire nel lettone può funzionare alla perfezione in una famiglia, e creare problemi in un’altra. Un bambino potrebbe decidere da solo di togliere il pannolino a 18 mesi mentre un altro potrebbe rifiutarsi fino ai 4 anni. Non esiste il metodo perfetto perchè il nostro modo di sentire il nostro essere genitori è unico. In un gustoso articolo Mamme aliene scritto da mamma imperfetta per bambinopoli, leggiamo di due mamme che si incontrano e si raccontano il loro modo di sentire la gravidanza e l’allattamento. E mentre l’una considera l’altra un aliena e viceversa, si scoprono incredibilmente simili nei loro modi differenti di sentirsi mamme.

Per concludere. Conoscere i vari metodi presenti sul mercato è una buona cosa. Poi però fermatevi a riflettere per scegliere quello che vi fa sentire meglio come genitori e come persone.

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2 COMMENTI

  1. il mio bambino a 4 anni e vuole mangiare ancora la frutta pero omogenizata e li piacono molto tutti i tipi di merenda . vorei sapere ma un bambino di 4 anni puo mangiare tutto? risp perf

  2. ciao, il mio problema è un po diverso, i miei bimbi: Serena 3 anni e Marco 20 mesi, mangiano ancora tutti e due la “pappa” con tanto di omogenizzato, non hanno problemi a mangiare solo che, quando provo a dargli del cibo “da grandi” Serena dopo 3 bocconi si stufa, specialmente se provo a farla mangiare da sola, e il piccolo Marco che ancora adesso si sveglia di notte per mangiare quella notte invece che una volta si sveglia 2….come posso fare?

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