Mamma alla soglia dell’adolescenza

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Monica è una mamma due volte, con una bimba piccola che si affaccia alla prima adolescenza (quella dei meravigliosi due) e una grande che sta per varcare la soglia della vera adolescenza. Monica è anche una blogger che leggo sempre con molto piacere, per le sue riflessioni mai scontate, sulla società, sul ruolo di donna e di mamma oggi, che mi aiutano a mettermi in discussione. Qualche tempo fa mi ha scritto chiedendomi di parlare dell’adolescenza. Io le ho risposto che probabilmente ci arriveremo un giorno a farlo, ma che il problema è ancora lontano per me e Silvia, anche se poi il tempo passa in fretta, e ti ritrovi con figli adolescenti e non sai nemmeno come ci sei arrivata. Monica ha scritto questa riflessione per noi, nella speranza che ci sia qualcuno dei nostri lettori che sia già giunto a quel punto, e che abbia voglia di confrontarsi su una delle sfide più impegnative dell’essere genitori. Io l’ho letto, e lo metto da parte per ritirarlo fuori al momento giusto.

Mi sono sempre chiesta come avrei affrontato questo passaggio, l’inizio della adolescenza di mia figlia M. la più grande delle due. Anzi ho sempre pensato che sarei stata pronta, magari spaventata, ma pronta ad incontrare questo momento già affrontato per lavoro, molte volte.
Ho lavorato, come educatore professionale, dal 1996 (insomma un bel po’ di anni) con bambini, preadolescenti, adolescenti e con le loro famiglie, così quegli scogli lì li conosco: musi, rabbie, richieste, timori, insegnamenti, dubbi, domande, critiche. E spesso mi capita di sentirmi dire che per me le cose sono più facili, perché “so”, perché sono quella “esperta”, perché ho “studiato”, come si potesse studiare ed imparare a vivere.

Certo ho studiato e conosco gli adolescenti, che ho incontrato in tanti anni e conosco l’adolescenza come figlia. Ma l’educare come professionista non corrisponde esattamente all’educare come genitore, imparare a crescere non corrisponde ad educare la prima figlia che si affaccia a quella svolta, nella vita, che la porterà al diventare una donna….

Mi chiedo quante volte dovrò ancora giocarmi le sicurezze, per trovarmi davanti una voragine di insicurezze.

Oggi nella mia vita, a quota 46 anni ci sono una figlia “grande” di 12 anni e una piccolina di 23 mesi, nata da un nuovo compagno. Insomma una serie di rivoluzioni, una delle tante che costellano la vita di ognuna, e che mettono in gioco i mille ruoli che una donna può avere.

Quindi c’è una nuova coppia e una famiglia “giovane” (pazienza se la mia età anagrafica imbroglia un po’ le carte), nuova casa, nuove regole, i rapporti con i nonni/suoceri, con l’ex marito e con la rete
di famiglie che si intrecciano.

C’è E. la bimba piccina che mi ha offerto un nuovo sguardo sulla maternità, un nuovo modo di interagire con lei, vivacissima e curiosa, instancabile e affettuosissima. Con lei mi gioco la parte più divertita e fisica, rotolarsi sul lettone, stropicciarla di coccole, il contatto epidermico, la meraviglia di guardare assieme le formichine, o di scoprire il mondo nominato attraverso le prime
parole. Con lei ho “tutto il tempo”, non c’è fretta, so che la storia è appena iniziata e durerà la vita intera, e così questo dialogo madre – figlia.

Ma all’adolescenza della grande ci arrivo in crisi e impreparata, insicura e a volte fragile.
A specchio mi confronto con la sicurezza che mi da essere mamma della piccolina.

Dicono che la madre dell’adolescente femmina, vada in crisi per via della consapevolezza che matura sul fatto che la propria vita di “femmina” matura si confronta con lo sbocciare della giovane donna, che sarà la figlia. Non so, ma non mi corrisponde, ho una vita troppo nuova, con troppi progetti appena iniziati per guardare anche a questo, devo scoprire/costruire ancora troppe cose. E’ altro che mi turba, non è certo il mio diventar vecchia o perder freschezza.

Mi sembra invece che io empatizzi, nello stesso modo che mi accadeva con lei piccola, con le sue variazioni umorali/emotive, quelle che mi consentivano di dare risposte adatte alla sua fame e alla sua voglia di sonno, o coccole. Similmente con quanto accade oggi con E. (la bimba piccina), capisco il nervosismo da fame o da sonno, sento le giornate storte o altri bisogni …

Ma la differenza abissale sta nella mia (in)capacità di dare le risposte giuste, che non sono più le stesse che le davo, anche solo fino ad un paio di anni fa: quelle risposte da” bambini”.
E anche le sue domande di coccole, vicinanza e rassicurazione sono diverse, confuse, goffe, soprattutto non sembrano più soddisfatte dalle stesse risposte – che ciononostante – ancora mi richiede -.

Non so come starle vicina, o ascoltarla e parlarle, mi sento come l’albatros di baudelairiana memoria, non sono agile, o leggera, ma pesante e noiosa. Non so più meravigliarla o soprenderla, rassicurarla. Lei stessa è “funzionalmente” goffa, negli squilibri ormonali, e di umore, nella scoperta e nell’uso del corpo che muta rapidamente, nell’incontrare il mondo degli altri con più consapevolezza, nella ricerca di nuovi amici, nella prima “cotta”.

In certi momenti mi chiedo se non sia una delle “rinascite” che ci occorre fare; avete presente le vecchie signore che vi dicono “non si smette mai di essere madri” … ?
Se è vero che la maternità dura una vita, non è altrettanto vero, o non mi pare vero o possibile che tale esperienza sia sempre identica a se stessa in 10-20-30-40-50 anni etc.
Essere madre di un adulto è diverso dall’essere genitore di un neonato o di un bimbo piccolo, non solo per le incombenze diverse che impone, ma anche per l’atteggiamento mentale e le emozioni che suscita. Ci deve essere una sorta di nascere ex novo, ricominciare, scoprire/costruire/generare parti nuove di se stessi, per poter essere genitori.

Ed eccomi, oggi, animale lento e goffo, che cammina, su territori sconosciuti, con un piccolo altrettanto goffo, guatando il terreno alla ricerca di pericoli ma anche di un linguaggio per comunicare ciò che potrebbe incontrare; sperando di averne nominati abbastanza, di aver dato sufficiente fiducia in se stesso, di aver insegnato a cavarsela, di non esser stato troppo protettivo o troppo precocemente
“espulsivo”.

In questo senso immagino che le insicurezze di un genitore, le mie di mamma siano parallele, contigue ma anche diverse a quelle di mia figlia; e mentre lei veleggia a vista, per diventare la donna che sarà, io cerco di rinascere come madre di una donna futura ed adulta, madre rispettosa di identità, distanze, ritmi e scelte.

Confesso: ho un bel po’ di paura; e vorrei essere già lì, fra un tot di anni e sapere che lei è riuscita nel suo crescere ed io nel mio “ruolo”.

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12 COMMENTI

  1. Ci sono davvero tante similitudini tra la mia esperienza di mamma e ciò che hai descritto in questo bell’articolo! Sono mamma di 3 femmine, di 11 anni e mezzo, quasi 5 ed 1 anno e mezzo…3 realtà complesse e completamente differenti tra loro, in termini di esigenze. Anch’io sono stata educatrice per 5 anni, ho lavorato con minori a rischio di disagio sociale, ho parlato con assistenti sociali, psicologi, psichiatri, insegnanti, genitori e chi più ne ha più ne metta, con loro mi sentivo di funzionare, avevo un riscontro positivo, magari non sempre ma il più delle volte sì! Eppure anch’io mi trovo profondamente impreparata nell’affrontare la preadolescenza o adolescenza vera e propria di mia figlia! Non sono ancora pronta, è tutto troppo veloce e troppo precoce, sono troppo coinvolta…educare un figlio è profondamente diverso…sono un po’ sconfortata e confusa, lasciarla andare sì ma quanto esattamente? Rispettare la sua identità e la sua volontà anche ma dove porre dei freni e dei limiti? Mi dico fermezza innanzi tutto, chiarezza e coerenza e poi…che disastro, empatizzo troppo e mi arrabbio troppo, resto delusa e perplessa, mi dico gli strumenti glie li ho dati ma mentre lo dico sono già fortemente consapevole che le cose non stanno così, che ogni individuo deve poter sperimentare, esporsi, azzardare anche se sa di sbagliare…ecco è questo il punto, ogni persona ha diritto di sbagliare e il mio volerla proteggere, il mio volerle evitare certe sofferenze non le fa bene!!! Non temete, però, pian pianino ma ci sto arrivando anch’io…spero! In bocca al lupo a tutti quelli che sono nelle mie condizioni ed a quelli che le vivranno presto! ciao

  2. anch’io ci son dentro fino al collo, due figlie adolescenti (18 e 16) diverse che intraprendono battaglie e scontri differenti nei miei confronti e in quelli di mio marito e due figlie piccole (5 e 4) che ti tolgono le energie fisiche ma ti aiutano a sostenere la guerra psicologica perchè ogni tanto ti portano via da tutto e non ti fanno pensare più a niente… Cerco di dare l’esempio, di portare avanti la mia vita, i miei valori, che adesso si scontrano, ma forse poi torneranno nelle loro menti quando tutto sarà passato. Certo è che più i nostri figli sono intelligenti più cercano di manipolarci, di usarci, di distruggerci…ma noi siamo i più forti perchè abbiamo alle spalle la nostra vita, nel mio caso i 45 anni che loro non si sognano ancora, quindi consapevoli di questo affrontiamo la nostra battaglia, con le strategie che riteniamo più opportune, assecondiamo, lottiamo, poniamo regole o lasciamoli fare tanto li ameremo sempre e comunque…e chiudo qui perchè ne avrei troppe da raccontare ! grazie

  3. Io, io! Io ci sono cascata con tutte le scarpe 🙂
    Mentre ero lì che guardavo crescere il piccolo, la grande ha approfittato della mia distrazione e si è messa a diventare ragazzina.
    Ora dovrò recuperare il tempo perduto, e mentre sarò lì che cerco di darmi da fare, quella di mezzo partirà per la tangente.
    Sento che non ce la posso fare 🙂
    Cresceranno, nonostante me.

  4. Ciao, io ho sue figli. Il“grande” ha appena compiuto 7 anni e la “piccola” 4 anni. Anche io devo dire che a volte penso con timore a quando saranno adolescenti. Se devo essere sincera mi spaventa maggiormente l’adolescenza di mia figlia rispetto a quella di mio figlio, perché già da adesso lei mi sembra molto più “ribelle”. Vedremo! Per adesso, sia io che mio marito cerchiamo di aiutare entrambi a crescere sereni, sperando che, quando attraverseranno il momento di naturale ribellione e confusione adolescenziale, avranno la consapevolezza che mamma e papà “ ci sono e saranno sempre per loro” e speriamo che quando faranno qualche “stupidata” sia tutto sommato “sana” e sulla quale potremo (Poi) ridere tutti insieme…

    Grazie per i vostri spunti. Ciao Francesca

  5. Ricordo di aver temuto tanto anch’io l’adolescenza dei miei figli e di essermi preoccupata tanto. Adesso che hanno 24 e 18 anni, sospiro e dico che non è stata così dura. Gran parte delle mie paure non si sono minimamente presentate, insomma mi sono preoccupata inutilmente,
    come dire, ho attirato energia negativa e sprecato pensieri per cose che per fortuna non si sono realizzate. Ci sono cambiamenti e adattamenti, ma non è che in quel periodo di crescita i figli diventino dei mostri ingestibili. Il dialogo, l’amore, la PAZIENZA, la comprensione aiutano. Accettare che ci saranno degli scontri, ma che poi passa. Tanto degli errori li commetteremo comunque e grazie all’amore che i nostri figli hanno per noi e noi per loro si cresce insieme e si supera. Oggi mi capita di preoccuparmi per la piccola che ha 5 anni, ma stavolta non ci ricasco, non mi fascio la testa prima di cadere. Un saluto a tutte

  6. Marzia, hai interpretato molti dei miei pensieri. Anche io mi crogiolo nell’idea che spesso siamo già tanto in guerra adesso che, prima o poi, dovremmo deporre le armi… Le transizioni sono tante: forse le battaglie cesseranno e poi riprenderanno tante volte. Auguro al Sorcio di saperle combattere ed a me di resistere…
    Daniela, immagino che il retaggio che ti porti dietro sia pesante e possa far paura per il futuro, ma, come tu dici, in fondo la gran parte di noi tutti, di tutti quelli prima e dopo di noi, da quel periodo dell’esistenza ne siamo venuti fuori senza troppi danni. Ci si rifugia nelle statistiche: nella maggior parte dei casi, va tutto bene. Essere presenti anno dopo anno è l’unico antidoto che conosciamo: se funzionerà, lo scopriremo solo vivendo.

  7. Anche per me l’adolescenza è ancora uno spauracchio lontano (al momento il terrore più imminente è l’inizio della scuola elementare!) ma mi capita di pensarci ogni volta che mia madre fa le sue solite ottimistiche previsioni su come il mio complesso e indisciplinato monello diventerà. Lei lo vede già come un teppista senza regole e senza controllo che ci darà un mare di grattacapi. Ciò mi rincuora dal momento che a me ha fatto previsioni drammatiche per tutta la vita, per fortuna mai realizzate.
    Quello di cui sono certa è che sarò piuttosto abituata alla gestione dei problemi, che già ora spesso “non so come stargli vicino, o ascoltarlo e parlargli”, già ora riesco ad essere “pesante e noiosa”. Speravo di avere più tempo per imparare ad essere una saggia madre ma tantè, metto da parte la saggezza e cerco di tirar fuori pazienza e fantasia (ed è proprio dura per una razionale come me).
    Devo per forza immaginare che arrivati all’adolescenza io e Nano ci saremo già così tanto confrontati, scontrati, odiati e perdonati da poter far passare quel momento come un’ennesima transizione, nè la prima nè l’ultima, nè la più facile nè la più difficile. E che alla fine mi troverò di fronte un giovane uomo capace di affrontare il mondo da solo ma anche di pretendere il mio aiuto e il mio sostegno. Con questo pensiero sto meglio …

  8. Sono ancora lontana dall’età dell’adolescenza vera, ma ci penso spesso e spesso mi dico che non voglio fare come la mia mamma. Ci penso ogni giorno, ogni giorno in cui cerco di costruire un DIALOGO con i miei figli.. questo è mancato con la mia mamma e questo per me è fondamentale: non sentirsi giudicati, ma capiti, accolti.

  9. E’ che ce ne sono tanti di passaggi e adolescenze, che se poco poco stiamo con le antenne rizzate e ci va bene secondo me ci arriviamo per gradi. Ci stavo pensando in questi giorni in cui ci siamo trasferiti in una casa nuova, e fra le nuove cose cerchiamo di mantenere le vecchie abitudini (“le reeeeegole” come dice il mio figlio grande quando sfotte suo padre). E vedo che sono ansiosa e riottosa ai cambiamenti, quindi penso anche che imparando a reagire ora, col grande che fa 7 anni a gennaio, quindi a meta’ strada, magari poi sono piu’ preparata dopo, o e’ una pia illusione? Tipo, il settenne ha trovato qui nella nuova strada un amichetto, che abita di fronte, stessa eta’, e quindi ora che le giornate sono lunghe la passano in strada, o in giardino da lui, o in giardino da me, e vai a scorrazzare a destra e a manca. Tutto ottimo, mi piace molto che abbia questa opportunita’ che non ho avuto io ad esempio, vivendo in citta’ e in un appartamento. Pero’ vedo che questo crea nuove sfide per lui, nuove cose cui puo’ dire “NO!” forte della presenza dell’amichetto, e devo imparare a reagire “bene” e ad adattarmi al nuovo lui che ho davanti, diverso non molto, diverso di un epsilon, ma comunque diverso, almeno nei momenti in cui il suo amichetto e’ in giro. Lo prendo come piccola palestra, una sessione di pilates a buon rendere per dopo, vah.

    @Daniela, il fatto stesso che stia qui a scrivere questo post e’ la prova provata che non succedera’ 🙂 un abbraccio.

  10. Confesso che speravo in qualche pillola magica… Si si, lo so, non esistono, ma poi trovi un post, un libro, ed eccoti di nuovo lì che ci speri 😉

    IO ho avuto un’adolescenza terribile, tra pianti, rabbia, e anche se mi spaventa dirlo, tanti tanti pensieri su come farla finita. Mi ripeto spesso che è stata una situazione particolare: la malattia di mio papà a 15 anni, la sua morte a 16 (e poi la morte di mio nonno l’anno dopo, e il suicidio di mio zio quello dopo ancora), una madre che invece di esserci è sparita (emotivamente e fisicamente, trovavamo la spesa sul tavolo, ma non lei, tanto per capirci Natale è caduto due mesi dopo la morte di mio papà, e lei non è stata a casa con noi ma fuori con il suo nuovo compagno), c’era, per qualche divieto e qualche critica, ma non la vedevamo mai, e mai abbiamo parlato. E poi è sempre stata lei la bambina, ancora oggi lo è, sempre lei a dover aver bisogno di noi, sempre lei a chiedere questo o quello, lei che non è venuta al mio matrimonio per una scusa e ora si risposa lei e mi parla emozionata come una figlia alla mamma…

    Ecco, sto andando fuori tema, volevo solo dire che l’adolescenza mi terrorizza, non come confronto tra mia figlia e me, ma l’idea che mia figlia (ops, le mie figlie, ma la seconda è ancora così piccola che quasi mi sembra impossibile che diventerà adolescente! 😉 ) provi quello che ho provato io, quella rabbia, quelle morse allo stomaco, quella voglia di spaccare tutto, di urlare al mondo lo schifo che si prova, che anche lei guardi giù da una finestra piangendo perché non ha il coraggio, o che anche lei apra l’armadietto dei medicinali cercando qualcosa da buttare giù, e ci provi, ma poi tanto o ti fai male davvero o nessuno ti vede… Ecco, solo questo mi terrorizza fino alle lacrime!

    Ma poi mi dico che non è così, vero? Che è difficile, che ci si scontra, ma nelle famiglie normali non succede così tanto… Ecco, a me manca la sicurezza di sapere che per quanto sbagli, se sei una madre presente, se ci tieni, se ci provi, in qualche modo ce la farai lo stesso. Ci vorrà tempo, pazienza, ci saranno tempeste tuoni e fulmini, ma poi passa, tutti quei dialoghi che sul momento sembravano inutili, tutte quelle parole a un ragazzo/a col muso, tutte quelle volte che l’hai aspettata sveglia, o che le hai chiesto mille cose senza una risposta, passata la tempesta danno i loro frutti, perché ne uscirà un’adulta consapevole che sua madre c’era, che quella mamma rompi, vecchia, antiquata e che non capisce niente è stata comunque il ramo su cui si è appoggiata come l’edera per arrivare su in alto, e si tornerà a parlare e ridere insieme, a fare shopping, a telefonarsi per chiedersi come va…

    Ecco, io spero questo, non mi illudo che sia facile il momento, spero solo di non poter fare abbastanza errori da renderlo una frattura irriparabile.

  11. ommamma, l’adolescenza… mio figlio ha 3 anni e già il solo pensiero mi angoscia.
    tra un paio di anni ci passeremo con la figlia del mio compagno e non so se mi spaventa più questa o quella che verrà di mio figlio, visto che già ora i rapporti con lei non sono semplici.

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