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L’inserimento alla materna e il lavoro delle mamme

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L’inserimento al nido o alla scuola di infanzia può durare anche molto tempo. Quali sono i motivi di questa prassi, e quali sono le conseguenze per le madri che lavorano?

Vi siete mai chiesti per quale motivo il periodo di inserimento al nido o alla materna sembra dover durare in eterno? Si parla di 2 o 3 settimane, e in alcuni casi ho sentito parlare persino di 5 settimane. E le mamme come fanno con il lavoro? Ecco vedo che siete saltati sulla sedia perché è evidente che il lavoro della madre deve assolutamente passare in secondo piano rispetto al benessere del bambino. (O forse siete saltati sulla sedia perché da voi l’inserimento lo ha fatto il padre? In tal caso “Chapeau!”)

Le teorie dell’attaccamento materno di John Bowlby

Per capire per quale motivo la maggior parte delle scuole d’infanzia sceglie un periodo di inserimento così lungo bisogna risalire alle teorie dell’attaccamento, di cui John Bowlby è considerato il padre. Questa teoria studia le varie fasi che caratterizzano la relazione tra madre e figlio nei primi anni di vita e come la qualità dell’attaccamento stabilito con la madre condizioni la capacità di relazione con gli altri e con il mondo esterno persino nella vita adulta. Volendo riassumere al massimo i concetti, possiamo dire che dalla simbiosi iniziale dei primissimi mesi in cui in realtà la madre, o la persona che si prende cura del neonato, è ancora perfettamente sostituibile, si arriva alla fase intorno agli 8-9 mesi in cui il legame con il caregiver diventa più speciale, e il bambino inizia a differenziare il suo comportamento con le persone con cui viene in contatto. Man mano che il bambino cresce riesce ad acquisire crescente autonomia a patto di avere instaurato un legame sicuro con il caregiver principale. Il concetto è quello di avere una base sicura a cui far ritorno, che gli garantisca la stabilità emotiva di sopportare un temporaneo allontanamento. Un attaccamento sicuro si crea quando la madre, o il caregiver, risponde immediatamente ai bisogni del bambino offrendogli tutte le cure pratiche e affettive e la vicinanza fisica di cui ha bisogno. Nella vita di un bambino si creano anche delle figure di riferimento secondarie che svolgono una funzione rassicurante in assenza della madre (o del caregiver principale). Il rapporto con le figure secondarie è tanto migliore tanto più sicuro è l’attaccamento con il caregiver principale.

Questo è un riassunto banalizzato della teoria dell’attaccamento, e spero di non aver semplificato troppo il concetto, ma mi premeva introdurlo per spiegare il motivo dei metodi normalmente scelti per l’inserimento nelle scuole. Il tempo dell’inserimento è in teoria quello necessario al bambino per crearsi delle relazioni con i caregiver secondari, che andranno a sostituirsi alla figura di riferimento principale durante la permanenza al nido o alla scuola. Ovviamente il tempo dipende dall’età del bambino, ma non solo.

Quando possiamo affermare che l’inserimento è avvenuto con successo? Per quanto tutti noi vorremmo lasciare il bambino all’asilo felice e sorridente, questo non è detto che avvenga, almeno non sin dal primo giorno. Il momento del distacco dalla mamma può prevedere comunque un certo numero di lacrime versate, il che è semplicemente il segnale di una salda relazione con il caregiver principale, e della naturale tristezza nel lasciarlo. L’inserimento è ben riuscito se l’educatrice, ovvero il caregiver secondario, è in grado di consolare il bambino in un tempo ragionevole.

Come facilitare l’inserimento nel nuovo ambiente?

Vediamo quindi quali sono le condizioni che favoriscono l’inserimento, ricordandoci che lo scopo è di far avere al bambino la possibilità di conoscere il nuovo ambiente e le persone che si prenderanno cura di lui/lei in assenza della madre. Il bambino dovrebbe imparare a sentire quell’ambiente come accogliente, sereno, tranquillo. Perché questo avvenga ci sono alcune condizioni importanti:

  • l’ambiente deve essere accogliente e a misura di bambino
  • l’educatrice deve accogliere il bambino cercando di stabilire un contatto con lui, ad esempio abbassandosi al suo livello quando gli parla, guardandolo negli occhi, mostrandosi disponibile sin dall’inizio
  • la mamma (o chi per lei) deve riuscire a trasmettere al bambino il messaggio che lo sta lasciando nelle mani di qualcuno di cui lei per prima si fida ciecamente.
    Se la mamma lascia il figlio li con la morte in petto, allora ci sono ottime probabilità che il bambino non si sentirà a suo agio, perché per quanto si tenti di far finta di nulla i bambini sanno leggerci dentro.

E’ davvero necessario così tanto tempo?

Il fattore tempo è ovviamente importantissimo, ma non è necessariamente lungo.
Prima di tutto perché la componente di temperamento del bambino, e le sue abitudini prima di entrare nel mondo scolastico hanno un ruolo determinante. Ci sono bambini (ed adulti) empatici, aperti e solari che riescono ad entrare in sintonia immediata con chi gli sta di fronte, e altri chiusi e sospettosi che prima di parlare con un estraneo ci mettono 3 mesi di frequentazione quotidiana (ogni riferimento a persone o bambini di mia conoscenza non è casuale ;) ).

Lo stesso Bowbly probabilmente direbbe che il periodo necessario affinché un bambino entri in relazione sicura con il nuovo ambiente e il personale è assolutamente individuale. Quindi a rigore l’inserimento andrebbe fatto personalizzato a seconda della reazione del bambino in questione.
Non solo, l’inserimento da stillicidio, di un’ora il primo giorno, con aumento gradualissimo fino a 5 (cinque!!!!) settimane, per alcuni bambini potrebbe essere persino controproducente. Ad esempio per un bambino che odia i cambiamenti, il tempo necessario a familiarizzare con un nuovo ambiente è più lungo che nei bambini pronti ad saltare con entusiasmo nelle nuove situazioni. In pratica il primo giorno in un’ora ha appena deciso di spostarsi dalle ginocchia della madre che -zach- è ora di andare via. E il giorno seguente dovrà iniziare tutto da capo. Per un bambino di questo tipo un sistema che gli permetta di esplorare il nuovo mondo in sicurezza (ossia con la mamma o il papà vicini) per un periodo più lungo è la cosa migliore.
Allora mi chiedo perché si continua ad applicare ciecamente e pedissequamente una tecnica che non è detto sia la migliore per tutti e che crea dei danni economici pazzeschi, genera stress nelle famiglie, e potrebbe farlo persino nel bambino che tanto si vuole mettere a suo agio?

Un problema sociale di dimensioni enormi

E’ da una settimana a questa parte che non faccio che leggere commenti acidissimi sul web e su facebook per periodo di inserimento apparentemente infinito alla scuola materna o al nido. I tempi variano dalle 2 settimane fino anche a 5 settimane prima di arrivare a regime con l’orario completo. E devo dire che non posso fare a meno di simpatizzare con chi è arrabbiato per dover subire questa tortura, soprattutto dopo avere sperimentato il mitico inserimento in 3 giorni in un asilo svedese l’anno scorso con Pollicino.

La situazione ha raggiunto livelli al limite del paradosso. Ci sono mamme lavoratrici con bambini abituati a passare da una baby sitter ad un’altra, che subiscono un inserimento graduale lentissimo, quando molto probabilmente potrebbero sostenere direttamente l’orario pieno o quasi nell’arco di pochissimi giorni. Ci sono mamme che perdono il lavoro, magari in nero, perché sono costrette a prendersi settimane per inserire un bambino al nido, che poi si troverà ben inserito senza traumi, ma con una madre disoccupata. Ovviamente il tutto dipende molto dal tipo di lavoro che si ha, e da quanto è difficile prendersi qualche settimana di ferie in più, ma per la maggior parte dei lavoratori dipendenti questo è un problema, e anche per la maggior parte dei lavoratori in proprio questo è un problema perché potrebbe fargli perdere clienti. Eppure è chiaro che non dovrebbe essere il bambino a pagare le conseguenze di questa disorganizzazione sociale.

E se invece si scoprisse che un inserimento personalizzato è la soluzione migliore proprio per il bambino? Se il genitore potesse spiegare le abitudini del figlio al personale scolastico e decidere insieme una strategia che possa funzionare? Ad esempio un bambino che è già andato al nido, probabilmente reagirà meglio all’inserimento alla scuola materna rispetto ad uno che non ha fatto il nido. Se uno potesse dire: guardate che se non lo tenete voi, allora devo chiamare una baby sitter sconosciuta che se lo prenda per le restanti 8 ore perché io devo lavorare, e magari a quel punto si capisce che per il bene del bambino è meglio che la scuola si adatti. Mi rendo conto che flessibilità e organizzazione del personale, non sembrano essere di questo mondo, ma possibile che non ci sia soluzione e che le famiglie (le madri!) debbano accollarsi anche questo compito anche se sembra nuocere economicamente alla famiglia, e in alcuni casi anche al bambino stesso?

A questo punto mi piacerebbe anche capire quanto questo fenomeno sia sentito come un problema in Italia. Facciamo un piccolo censimento tra di noi. Indicate nel commento qui sotto, se avete fatto l’inserimento al nido o alla materna, quanto è durato, e magari la regione di appartenenza, per capire se ci sono differenze regionali. E magari anche se avete dovuto prendere permessi speciali, insomma come vi siete organizzati con il lavoro in questo periodo. Ci aiutate?
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Co-fondatrice di genitoricrescono. Donna di scienza, lavoro con la comunicazione, ma spesso mi perdo a spasso in mondi pieni di idee. Vivo a Stoccolma da un numero di anni a 2 cifre e credo che l'esperienza di vita all'estero sia la cosa più formativa che ho scelto di fare nella vita. Oltre i figli naturalmente.

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95 COMMENTI

  1. Buongiorno, mio figlio di 3 anni ha iniziato la scuola materna a settembre, prima settimana 3 ore (10-13 con pranzo) dalla seconda settimana 9-13. A lui è piaciuto da subito non ha pianto ed era entusiasta di essere con tutti i bambini anche perchè non ha frequentato il nido ma è stato con mia mamma. I primi giorni, entusiasmo a parte, ci sono stati un paio di “incidenti” di cacca-pipì che però credo siano normali; ci sono stati però anche un paio di occasioni in cui ha litigato con gli altri bambini reclamando la proprietà dei giochi (il famigerato MIO MIO MIO) noi a casa gli diciamo spesso che i giochi vanno condivisi che è più bello giocare con i bimbi invece di contendersi le cose..ma è un concetto che per un bambino non abituato all’asilo e in più figlio unico, è un po’ difficile da comprendere e ci vuole un po’ di pazienza..che noi cerchiamo sempre di trovare (a volte con risultati scarsi ma bisogna attingere da ogni risorsa..) Il problema è che è un po’ vivace..un po’ tanto vivace.. e le maestre mi hanno chiesto di continuare a fare l’ orario 9-13 anche dopo la seconda settimana (quando alcuni bambini già iniziavano a fermarsi fino alle 16). Il punto è che durante il pranzo lui si alza, va sotto il tavolo disturba gli altri e non riesce a stare fermo, quindi ci vuole sempre qualcuno che gli stia dietro e mi rendo conto che 2 insegnanti per 27 bambini (anche se la metà hanno 5 anni) sono poche e quindi grazie alla disponibilità della nonna abbiamo continuato ancora con l’orario 9-13.
    Settimana scorsa le maestre mi hanno detto che avrebbero voluto che facesse ancora un po’ di tempo l’ orario ridotto per cercare di risolvere questi problemi di disciplina (ci vorrebbe un’insegnante solo per lui mi è stato detto..) e che in genere approfittano della disponibilità dei nonni per estendere il periodo di inserimento.
    Per cercare di aiutarlo ad imparare a stare fermo tranquillo e seduto durante il pranzo (anche se di mangiare proprio non gli interessa..) stiamo diventando un po’ più rigidi a casa in modo che capisca che ci sono delle regole che vanno rispettate sia a casa che a scuola ma ovviamente non possiamo pretendere che cambi da un giorno all’altro. Sicuramente la responsabilità è mia che pur di farlo mangiare (dopo 3 forchettate se fosse per lui lascerebbe tutto nel piatto per fare altro..)sono stata troppo accomodante e poco rigida..e mi sto chiedendo se devo assecondare le richieste delle maestre che vogliono più tempo perchè mio figlio è poco gestibile (lo hanno definito iperattivo) o iniziare a dimostrarmi meno disponibile dicendo che mia mamma non può più andare a prenderlo alle 13.
    Ho anche chiesto alla maestra se ha qualche suggerimento da darci ma lei mi guarda, lo guarda…e non dice niente ma mi guarda con aria affranta. e siamo solo ad ottobre… E’ vero, è vivace, non sta mai fermo, piuttosto muove un piede mentre è seduto e se gli blocco il piede muove la mano..è scalmanato, mi dice SI e poi fa quello che vuole, è irruento e anche quando mi abbraccia e mi bacia mi stritola tutta…ma cosa posso fare?
    Sicuramente hanno ragione loro perchè hanno esperinza, ne vedono tanti, sono preparate…ma un po’ di fiducia vorrei darla anche al piccolo terremoto… avete un suggerimento da darmi? grazie..soprattutto se siete arrivate alle fine di queste righe e siete ancora sveglie… un caro saluto!

  2. Dimenticavo di dire che sia io che la mamma di questa bimba che piange sempre non lavoriamo abitiamo a10 minuti dall’asilo e non abbiamo altri figli…..

  3. Cercavo proprio un post come questo per poter dire la mia oggi….al asilo di mia figlia si sta combinando un casino, e pensare che io sto lavorando sulla questione nido da ben 4 mesi…ho portato a giugno la mia bimba a visitare quello che sarebbe stato il suo nido…io ho avuto una bruttissima esperienza con una maestra, quindi ho voluto accertarmi che le maestre di mia figlia non fossero violente,siamo andati per tre 4 giorni a giugno… Lei aveva poco più di due anni. Consideriamo il fatto che lei negli ultimi due anni e mezzo è stata sempre o con me o con mio marito,perché le nostre situazioni famigliari non ci hanno permesso di lasciarla,ma gia in 4 giorni lei si è stabilizzata parlava con le due maestre chiedendo a loro e non a me, iniziando a prenderle come punto di riferimento..quest’anno volevo ripartire da li ma all’asilo hanno ben pensato di fare inserire 11 bambini lo stesso giorno in una classe di età miste che sarà in fine di 30 bambini.con una solo maestra di ruolo più il maestro di religione che sostituisce l’altra malata. Hanno permesso sin dal primo giorno a tutti i genitori di lasciare i bambini alcuni anche con il pannolino. allora lasci passare per quei bambini che abituati ad essere sballottati qua e la e con bambini già conosciuti al asilo ,tipo cucino o fratelli o vicini di case,che li hanno tenuti per mano per l’intera giornata. Solo io altre due mamme non ce ne siamo andate. ma io sono sempre rimasta seduta in disparte e la mia bimba si stava inserendo….ma.poi che succede una delle due mamme che aveva la figlia sempre appiccicata perchè ovviamente per nulla inserita va dalla maestra parla un pò e insieme decidono che lei se ne vada risultato la maestra ha passato la mattinata a consolare questa bimba che urlava voglio la mamma a squarcia golo..al che mia figlia si girava ogni 5 secondi a vedere se io c’ero. Il secondo giorno parlo con questa mamma e scopro che anche sua figlia è stata sempre solo con lei. E le dico prova a restare dalle fiducia nel posto presto avra voglia di giocare con gli altri..mia figlia senza sentire la bimba piangere è ripartita di gran cariera addirittura è entrata senza manco badare a dove fossi io..dopo circa 30 minuti le dico la mamma esce e esco sto 30 minuti torno e lei tranquilla trovo ancora l’altra mamma e vedo la figlia finalmente giocare dico vedi pian piano si abitua….al che lei fa si ma adesso me ne vado e se ne va di nascosto dalla figlia risultato altr 2 ore di pianto.il giorno dopo la lascia tutto il giorno, e io non riesco a staccarmi visto che il maestro di religione è solo e anche non abituato a gestire il tutto ,la bidella ha un altro bambino piangente in classe.nel frattempo c’è anche un altra mamma che sta cercando di inserire il suo bimbo ma senza ottimi risultati visto che la nn c’è un adulto di riferimento.il giorno dopo stessa solfa e addirittura la maestra viene da me e dall’altra mamma dopo10 minuti dall’entrata e ci dice che dobbiamo uscire, io avevo gia un accordo con mia figlia che sarei stata in corridoio(nella speranza che sta benedetta bambina piangente fosse gestita meglio)e pian piano esco, la mamma del’altro bimbo prova ad uscire il bimbo inizia a piangere e nessuno può consolarlo alchè la mamma rientra e sono costretta a rientrare anche io 10 minuti. Lei rimane sempre li.poi dopo circa 30minuti il bimbo vuole andarsene.Mia figlia e riuscita a rimanere solo per una mezzora visto che poi i bimbi piangenti si sono calmati con l’aiuto di una maestra di un altra classee con l’arrivo della mamma della bimba”piangente”. Ma mia figlia al ritorno a casa mi chiede ma tu mammma te ne vai e se io piango nn torni più. E siamo passati da andare al asilo contenti ad avere paura della maestra, che passa la giornata a cullare una bimba che nn smette di piangere senza chiamare la mamma senza badare al resto della classe tanto che ho dovuto aiutare io di persono il maestro di religione, brava persona ma nn competente, a servire il cibo e a lavare le mani ai bambini…ma stiamo scherzando..insomma io sto cercando di trasmettergli calma sono passati solo5 giorni e lei si sta gia staccando ma la situazione all’asilo mi sembra deliranteva sempre peggio io nn credo che sta povera bambina riuscirà mai a smettere di piangere in braccio a una maestra che nn può dedicargli tutta se stessa perchè è l’unica della classe anzi sta peggiorando io non riuscirò mai a lasciare mia figlia senza un punto di riferimento.infatti quando è rimasta quei tre quarti d’ora era tuta contenta perchè la maestra aveva interagito con lei e con il gruppo di bambini..e sinceramente avere una bimba che piange sempre in classe nn va bene ne per la bimba in questione ne per il resto del gruppo…qualche persona competente può dirmi qualcosa…

    • Mia che situazione difficile! Immagino che la mamma in questione non si renda conto della cosa. Purtroppo in questi casi l’insegnante dovrebbe curarsi di spiegare alla mamma che forse sarebbe meglio aspettare più a lungo, proprio per il bene della figlia.
      Purtroppo tu non puoi fare molto più di quello che hai già provato a fare parlandole, quello che farei io invece è di parlare con l’insegnante per vedere se lei riesce a rassicurarti in qualche modo, o a farsi carico di parlare con l’altra mamma.
      Per quanto riguarda tua figlia invece puoi rassicurarla del fatto che tu non l’abbandoneresti mai, e che lei fosse così triste da piangere così tanto, tu staresti con lei finché lei non si calmerebbe. Ovviamente è importante allo stesso tempo dirle che fortunatamente lei è contenta di questo asilo, e che non ha nessun motivo di piangere. Ma sono certa che stai già facendo queste cose.
      Comunque è una questione di tempo, e sicuramente nell’arco di qualche giorno anche la bambina che piange riuscirà ad accettare il nuovo ambiente e a calmarsi, anche se purtroppo dovrà impararlo in questo modo duro :(

      • Purtroppo la maestra a gia detto che appoggia il comportamento della mamma di questa bimba..tanto che oggi ho parlato con la mamma del altro bambino che ancora deve inserirsi addirittura gli avrebbe detto che anche lei dovrebbe fare così…..non mi capacito lei probabilmente rimanderà l’inserimento se riesce o cambierà asilo….ma l’unica valida alternativa è un istituto privato condei costi assurdi..poi io nn mi capacito di come questo asilo nel quale avevo visto tante cose buone si stia rivelando una coosa cosii…..aspetto domani vedrò i risvolti…..ma spero finisca bene io ho un sacco di probblemi in famiglia e mi sono presa una pausa da tuuto per dedicarmi anima e corpo a questo inserimento cercando di dare fiducia il più possibile alle maestre trasmettendola a mia figli ma poi se le sento ” in pericolo”nn riesco più. Uffa…grazie serena.

  4. Anche se potrei non ricordare più esattamente mi sembra che per entrambi i miei figli l’inserimento all’asilo durasse due settimane circa. Il problema principale però era che veniva praticato un inserimento a scaglioni di 2-3 bambini per volta; questo significava che se venivi estratto per ultimo l’inserimento di tuo figlio iniziava dopo 2-3 settimane dall’inizio teorico dell’asilo e dovevi trovare un accordo con l’eventuale nido di provenienza per evitare settimane di assenza dal lavoro.
    Col secondo figlio noi abbiamo parlato con le insegnanti per concordare la riduzione del tempo di inserimento nel caso in cui non ci fossero problemi evidenti e quindi necessità effettive di avere un inserimento così graduale e lungo. Se non ricordo male siamo riusciti ad inserirlo in pochi giorni ed entro la fine della prima settimana ha potuto iniziare il tempo pieno. Ho sentito in seguito di persone che per necessità di lavoro hanno praticamente abbandonato all’asilo i figli rifiutandosi di praticare l’inserimento.
    Per molti bambini che arrivano dal nido e sono abituati ad essere affidati a persone diverse dai genitori un inserimento all’asilo più lungo dei 3 giorni ha veramente poco senso.
    Ha senso solo per gli insegnanti che non possono sapere a priori quanti bambini avranno un inserimento problematico e si tutelano da situazioni ingestibili che renderebbero difficile anche l’inserimento del bimbo più sgamato.
    A mio parere sarebbe necessario e giusto che il primo giorno le insegnanti, insieme a bambini e genitori, dedichino l’intera mattinata a valutare un’ipotesi di inserimento. A seconda delle reazioni del bambino, del suo carattere, della sua socialità, dell’attaccamento ai genitori… dovrebbe essere abbastanza facile almeno stabilire quali bambini potranno iniziare a fare il pomeriggio da soli e per quali invece sarà necessario gradualizzare l’inserimento.
    Non voglio dare per scontato che l’inserimento lungo sia inutile ma ritengo che quando non necessario vada evitato e che sia compito delle insegnanti dare priorità di inserimento a quei bambini che per le ragioni più varie necessiteranno quasi sicuramente di un tempo di inserimento molto ridotto (ad esempio quelli che arrivano dal nido).

    • Luca sono perfettamente d’accordo con te. I casi andrebbero valutati a livello individuale. Purtroppo le risorse sembrano sempre limitate, e le scelte di quale metodo utilizzare non sono sempre dettate dalla razionalità o da quel che sarebbe effettivamente meglio per il bambino. Speriamo che il dibattito su questo tema porti a qualche beneficio.

  5. leggo spesso lamentele sull’inserimento “troppo lungo” (forse non tutti sanno che i primi tre giorni ogni bambino va volentieri all’asilo… è dopo qualche settimana che comincia a venirgli una fisiologica ansia! servono altre settimane di inserimento per acquisire la sicurezza necessaria a rendere l’asilo un ambiente familiare);
    e quasi sempre salta fuori il paragone coi metodi “all’estero” dove tutto è più veloce e più efficace, mentre l’italia sarebbe arretrata, con inserimenti lunghissimi, inutili e ingiustificati.

    Ho chiesto ad amiche e in diversi forum di mamme italiane all’estero, o anche madri straniere: in olanda, inghilterra, svezia e belgio l’inserimento “lungo” (come in italia, di un mese o più) è -udite udite- LA PRASSI!

    se il bambino si dimostra estremamente a suo agio può durare meno (ma non meno di due-tre settimane), sennò si aumenta a 4 settimane, o anche più un mese e mezzo ecc.

    parlo con cognizione di causa perchè mio figlio ha iniziato l’asilo a 3 anni , e abbiamo fatto un inserimento di un mese e una settimana.
    dopodichè mai nessun problema, neanche con il dormire all’asilo, o andare in gita con la classe fuori città dormendo 5 notti fuori.

    quindi: mi viene da dire che l’inserimento di 3-4 settimane è fisiologico per il bambino, in tutto il nord europa (dove non sono certo sprovveduti in quanto a pedagogia..), ma la grossa differenza sapete qual’è?
    sono le politiche familiari!
    qui ci si può prendere più tempo rispetto all’italia.
    il problema non è il bambino, o l’asilo.. ma il fatto che se fai figli in italia non hai nessun sostegno.

    In germania ci sono aiuti economici garantiti a tutti i bambini (veramente fino ai 18/ 26 anni! 200 euro al mese per ogni figlio), ai genitori sia che lavorino che se sono disoccupati, o casalinghe (3.000 euro quando partorisci) , lavoro conservato garantito per 3 anni mentre ti occupi del piccolo, mesi bonus in più se prende il congedo anche il padre, asilo garantito per tutti, puoi scegliere se privato pubblico o aprirne uno tu associandoti con altri genitori e scegliendo tu le educatrici, la mensa, lo statuto, asili nei boschi, e a Berlino l’asilo è gratis per tutti.

    • Alessia in realtà in Svezia da qualche anno a questa parte si è diffuso un inserimento breve, guidato dal genitore, che si svolge in soli 3 giorni, e funziona benissimo per quasi tutti i bambini. Si può fare molto per facilitare il processo, e uno dei modi più semplici per farlo è quello di mettere il genitore a proprio agio nel lasciare il bambino all’asilo. Questo si ottiene permettendo al genitore di vivere 3 giorni interi a stretto contatto con il bambino nella struttura, in modo da imparare insieme a conoscere il personale e l’ambiente e fare da tramite per il figlio. E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda ma funziona benissimo. Ovviamente in quei pochi casi in cui il bimbo ha bisogno di più tempo, si può prolungare il periodo di inserimento, ma per la maggior parte dei bambini funziona.
      Poi sono d’accordo con te che ci sono enormi differenze nel modo in cui uno stato decide di sostenere le famiglie, e purtroppo l’Italia da questo punto di vista è migliorabile. Ti invito a leggere questo post in merito: http://genitoricrescono.com/inserimento-nido-tre-giorni/

  6. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  7. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  8. Ciao.
    Io ho inserito il nano al nido a dieci mesi, a settembre dello scorso anno.
    Erano previsti 5 giorni di inserimento, ma al secondo la maestra di riferimento mi ha invitato a tornare a casa dalle 9 circa a 12 e quando sono andata a riprenderlo mi ha detto di portarlo verso le 9.30 (perche voleva esserci lei ma entrava piu tardi) e poi e il di lasciarlo pure anche a pranzo.
    Quarto giorno orario normale.
    Si sono accorti subito che non aveva problemi, anche perché era abituato a stare con nonni e zii ogni volta che il dovevo lavorare e aveva un pupazzo ed il Ciccio con cui si calmava senza problemi.
    Per altri bambini, so che è durato anche due settimane, perché avevano difficoltà a staccar si.
    Insomma, un inserimento dalla durata non programmata a priori ma personalizzata.
    Nido comunale di Pont Saint Martin: più caro di un privato ma ottimo!

  9. Ho inserito la mia prima figlia in un asilo privato (noi abitiamo a Padova) e devo dire che fin da subito le educatrici si sono dimostrate bravissime perchè mia figlia andava volentieri e il suo inserimento è durato tre gg in tutto.
    Poi sono rimasta nuovamente incinta, ma questa volta abbiamo deciso di iscrivere entrambe le bimbe allo stesso asilo, questa volta comunale visto che la spesa da affrontare era raddoppiata.
    E’ stato un incubo!
    Prima di tutto i bimbi andavano a “punteggio”, cioè in base a reddito ecc..e le mie bimbe erano tra le ultime il che significa che avrebbero cominciato ad ottobre.
    Seconda fase: le due sorelle non potevano andare assieme, prima ha cominciato la grande con un inserimento di 3 settimane, e poi la più piccola, altre 3 settimane.
    Capisco che i bambini abbiano il “loro” tempo, ma chi può permettersi di prendersi tutti questi permessi al lavoro? E una baby sitter?
    Nessuno poi conta che le scuole chiudono circa tre mesi nel periodo estivo e che anche questo rappresenta un problema per chi non ha possibilità economiche nè nonni pronti a correre dietro alle esigenze di due “pesti scatenate”.
    Se poi cambiano scuola è la fine, altro inserimento!!! Io ho perso il lavoro per questo, in quattro viviamo con un solo stipendio, pensiamo bene a queste problematiche!

  10. Iniziato inserimento al nido con mia figlia di 16 mesi in un nido comunale di reggio Emilia (famosi per essere le strutture per infanzia migliori al mondo ) l’inserimento con la presenza del genitore dura 4 giorni, già dal primo giorno i bambini possono mangiare sia la frutta del mattino che il pranzo per far ritorno a casa verso le 11.15 con il genitore. Le insegnanti dal secondo giorno chiedono al genitore di rimanere in struttura ma lontano dalla sezione per vedere come si comporta il bambino. Io ho finito oggi e devo dire che mi sono trovata bene con questo metodo, la bimba ha giocato, fatto un riposino e mangiato senza la mia presenza e durante una piccola crisi si e’ lasciata consolare bene dalle maestre.
    Mi aspetto comunque momenti difficili forse nei primi giorni ma trovo comunque valido questo metodo d’inserimento. (ps anche io sono insegnante e quindi forse per me e’ più facile condividere questi nuovi metodi )

  11. Abbiamo inserito i nostri figli all’asilo di Torre d’Isola e a Bereguardo (PV); in entrambi i casi è stato necessario un periodo di 2 settimane ma a Torre d’Isola sono stati fatti dei turni di 5 bambini per volta e gli ultimi ad essere inseriti hanno veramente dovuto aspettare un tempo esagerato.
    Secondo me non è assolutamente accettabile che vengano trattati allo stesso modo bambini che hanno fatto 1 o più anni di nido e bambini che sono stati sempre con nonni o genitori. Questo sia perchè i bambini del nido sono normalmente abituati ad un ambiente molto simile sia perchè con ogni probabilità i genitori che hanno dovuto ricorrere al nido avranno maggiore urgenza di un passaggio immediato e preciso dal nido all’asilo.
    Già perchè una delle cose che generano problemi non è solo il tempo di inserimento ma anche il periodo preciso: l’inizio… e quindi la fine!
    Mi sbaglierò ma non credo che questo discorso valga per bambini che sono stati tenuti da nonni o genitori: cosa potranno cambiare ad un nonno o ad un genitore 2 o anche 5 settimane di inserimento? Pazienteranno ancora un pochino e poi finalmente saranno liberi!

    Il problema dell’inserimento da noi sembra poi quasi ripetersi negli anni successivi non solo alla materna ma anche con la scuola primaria: perchè la prima settimana devono fare solo il mattino??

  12. Ed eccomi qui con il primo giorno alla materna, anche qui tre settimane buone prima di fermarsi a pranzo. Sono da sola e per fortuna i nonni sono ancora in salute e si possono spostare in auto per darmi una mano, se no avrei dovuto trovare una sconosciuta baby-sitter per questo mese oppure davo forfait con il lavoro. Mi piacerebbe davvero parlare con le maestre per sapere nella loro esperienza che cosa succede con un inserimento più rapido, vista dalla parte di una mamma è un sistema che ti fa sbattere il naso con il bivio “famiglia oppure lavoro”.

  13. Come educatrice ho incontrato mamme che avevano fretta di inserire il bambino al nido perchè materialmente non avevano la possibilità di avere tempi lunghi a casa dal lavoro e per scontro spesso i loro figli avevano bisogno di tempi lunghi!
    Ho incontrato mamme che invece avrebbero continuato la tiritera per mesi ….ne ho viste un po’ di tutti i colori, poi è anche vero che c’è il fattore economico….! Per esempio nel nido dove lavoravo cercavamo di organizzare gli inserimenti in modo da non far buttare troppi soldi ai genitori….

    ora che mi ritrovo io ad inserire mio figlio alla scuola dell’infanzia (visto che al nido lo aveva inserito papà e cmq aveva un anno è stato facile….)che rimane due ore al giorno…che al mattino sto un po’ con lui…mi rendo conto che sono fortunata ad avere del tempo per seguirlo..perchè ne ha bisogno!nonostante sia stato al nido…perchè questa è un’esperienza diversa e lui è grande e consapevole!!! Nella sua scuola fatto due giorni di un’ora solo i nuovi tutti assieme, poi una settimana di due ore…. e poi via andare in base a chi è pronto… per iniziare hanno una maestra di supporto e sono in compresenza! c’è da valutare anche che nn tutti i genitori sanno che le maestre in questi giorni cercano di organizzarsi in modo da essere assieme…e la coperta è corta….da quante parte qualcosa rimane scoperto.

  14. Scrivo da Milano. i miei figli hanno fatto un inserimento di tre settimane al nido , ma ci sono andati a 7 mesi e io sono rientrata in ufficio subito dopo, quindi avevo tempo da dedicare alla lunga trafila. Invece alla materna non siamo andati oltre la seconda settimana. d’altra parte venivano da tre anni di nido e mi sembravano assurdi discorsi tipo “oggi proviamo a farlo mangiare/dormire senza mamma”. ma se sono tre anni che non mi vede per tutto il giorno, si sarà abituato no? io ho fatto così: la prima settimana di inserimento ho preso permessi alla mattina, il piccolo usciva da scuola e lo mollavo ai nonni e riuscivo ad arrivare in ufficio a mezzogiorno. la seconda settimana ho dichiarato alle maestre che io l’avrei accompagnato alla mattina, ma al pomeriggio dopo la pappa o la nanna sarebbero andati i nonni e così già dalla seconda settimana di inserimento arrivavo in ufficio max alle 10. alla terza settimana facevano già orario completo. sono riuscita a fare così sia per il primo figlio che per il secondo, e non erano maestre che conoscevo. diciamo che ho un po’ imposto la mia modalità, mi hanno guardato un po’ strano ma non c’era alternativa. sono d’accordo con Carling che è forse più pesante aspettare che l’inserimento inizi, in certe classi inizia persino ad ottobre!!!! io lo trovo assurdo.
    c’è da dire che ho la fortuna di avere figli molto adattabili a cui le novità (scuola, maestre, compagni, ambiente, orari) fanno un baffo e quindi è stato tutto abbastanza agevole e persino divertente alle volte. Però capisco che dipende tanto dal bambino e anche un po’ dai genitori (una mia collega quando ha inserito la figlia alla materna piangeva e piangeva anche la bambina e sono andate avanti così per giorni…..).
    A mio parere dopo i primi giorni di inserimento bisognerebbe valutare bambino per bambino come va e vedere chi ha bisogno di qualcosa di diverso e per chi invece sta bene velocizzare la procedura. Insomma personalizzare. Secondo me è fondamentale ma mi sembra che purtroppo si applichi una modalità standard come se tutti i bambini avessero bisogno di tempo.
    E poi aggiungo che certe volte anche i genitori dovrebbero essere più tranquilli. Il nido e la materna sono delle belle esperienze e i bambini sono in buone mani. Bisogna un po’ crederci. Se siamo noi i primi a pensare che li stiamo abbandonando, sicuramente loro “sentono” questa nostra ansia. Non abbiate sensi di colpa, è il loro ingresso nella società, è necessario e staranno bene. E starete meglio anche voi!

  15. Tutto esatto! Quello che qui non dici, e che invece succede qui a Milano, è che oltre a durare 3 settimane, l’inserimento alla materna viene fatto a scaglioni di 3-4 bambini A SETTIMANA!! questo vuol dire che in una classe di 25-28 bambini, l’inserimento inizia l’11 settembre e finisce a novembre!!! E chi ha la sfortuna di capitare nell’ultimo scaglione dove tiene il figlio fino all’inizio di questo folle inserimento? Questo è il bene dei bambini? Mio figlio se aspetta così tanto rischia oltre che di disabituarsi ai ritmi da nido, anche di finire nelle mani di una babysitter sconosciuta che lo tiene tutto il giorno davanti alla tv…

  16. 3 settimane eterne di inserimento. mi sono dovuta tenere la maternità perche non mi bastano le ferie. e i bambini? “mamma, perchè gli altri (4-5 anni) stanno a scuola, e io devo tornare a casa?
    scuola non al passo con le situazioni familiari dove entrambi i genitori lavorano e non hanno supporti familiari

  17. Roma
    A gennaio si comincia col nido. L’inserimento previsto è di tre giorni, flessibili a seconda delle esigenze del bambino. Non avevo mai sentito parlare di inserimenti lunghi settimane, immagino sia stata fortunata.
    Mi auguro andrà bene per il mio piccoletto…e per me. Chi lo farà poi a me l’inserimento quando mi troverò con le braccia vuote?

  18. un disastro! questo inserimento stato un disastro!
    mi illudevo che una settimana, max 10 giorni, sarebbero bastati, e invece siamo quasi a un meseee!
    la prima settimana un’ora, massimo 2, al giorno e pianti a non finire; seconda settimana comincia a pranzare e a mezzogiorno e mezza e già fuori; poi si ammala, dieci giorni a casa (con tosse, febbre, dentini nuovi e chi più ne ha più ne metta), oggi rientra e bsogna ricominciare tutto di nuovo!
    non ce la posso fare, ohi ohi

  19. sono alle prese con l’inserimento al nido (provincia di Bologna) di mio figlio di 18 mesi. Io sono una ricercatrice e non ho dovuto chiedere permessi di lavoro. Ha iniziato a mangiare all’asilo l’11esimo giorno di inserimento. Fino ad allora ha sempre pianto quando io me ne andavo (sono rimasta in sezione con lui solo il primo giorno, per un’ora e il secondo per mezz’ora) e ha quasi sempre passato le giornate seduto sul passeggino (su sua richiesta) a guardare i libri, non accettando altre proposte da parte delle dade. Questo comportamento mi risultava stranissimo, noi usiamo pochissimo il passeggino ed Elio è un bimbo molto socievole e abituato a stare con gli altri – per cui mi è venuto un gran magone a pensarlo lì con il suo libro mentre gli altri bimbi giocavano, io che ero partita super entusiasta del nido e dell’esperienza che avrebbe fatto. Ora mangia al nido da due giorni ed è andata molto bene, gioca serenamente e mangia senza problemi: oggi quando mi ha visto era chiaro che sarebbe voluto rimanere. La settimana prossima inizierà a dormire, quindi se tutto fila liscio sarà un inserimento di 4 settimane, che a me è parso ragionevole che ci ha dato il tempo di prendere nuovi ritmi anche in famiglia (cena e nanna prima del solito). Alcuni bimbi ci hanno messo tempo, altri di più: le dade di fatto hanno personalizzato l’inserimento nonostante ci fosse un calendario programmato – cosa che ho molto apprezzato (anche perchè, appunto, non avevo problemi di orari di lavoro…)

  20. io vivo in giappone, e il prossimo aprile mia figlia comincerà a frequentare la scuola materna. l’inserimento però è iniziato esattamente un anno prima. abbiamo fatto un incontro al mese, più o meno, per sei mesi, in cui veniva “simulata” una parte della giornata dell’asilo (gli incontri duravano circa un’ora e mezza). poi c’è stata l’iscrizione vera e propria e ora prima dell’inizio dell’anno scolastico ci saranno ancora tre incontri (due con le mamme/papà presenti e uno senza).
    nel frattempo, siamo stati “invitati” a tutti gli eventi (recite, festa della ginnastica, bazar) organizzati dall’asilo e mia figlia per adesso ci è sempre andata volentieri. non so ancora fino a che punto abbia capito che l’asilo è un posto in cui si va senza mamma, e per di più tutti i giorni. insomma, vedremo se questo tipo di inserimento funzionerà.

  21. @Cinzia: Bibo ha 14 mesi, io ho ripreso a lavorare che ne aveva 4 e l’ho lasciato dalle nonne, ha sempre dimostrato di essere socievole e non ha mai dato segnali di attaccamento estremo a me o a qualcun’altro, ecco perchè mi sono stupita della sua reazione!
    cmq oggi è andata un pochino megli, ha piangiucchiato un pò all’inizio ma poi si è calmato ed è stato tranquillo, anzi, la nonna l’ha trovato che ballava e non voleva andare via!

  22. @Francesca: ma quanti anni ha Bibo? e ancora, non lo avevi mai lasciato solo che ne so dalla zia, dalla nonna, con la baby sitter?

  23. mi ero illusa che per il mio Bibo bastasse solo una settimana o poco più per l’inserimento al nido, socievole com’è!
    invece sono passate 2 settimane e siamo ancora ad un’ora al giorno e pianti disperati e notti insonni…non me l’aspettavo!
    sono devastata

  24. commento molto OT: a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale??? Ma dai! Ci siamo sempre andati in luglio o agosto e non mi è mai venuto in mente di cercarla! :D

  25. @Serena, Elena: bene allora resto :-) e mi leggo i post

    per quanto riguarda i baci nella scatola non è una mia idea (magari fossi così creativa) ma un’idea rubata dalla moglie di Babbo Natale,Natalina, che abbiamo incontrato nella casa di Babbo Natale (a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale :-)))

  26. Grazie, Serena e Cinzia, i vostri sono ottimi consigli. Io avevo provato queste cose, la mia bimba capisce che voglio renderla più tranquilla, darle dei modi concreti per sentirmi lì vicina e li rifiuta, mi sembra di capire che lei non voglia essere tranquillizzata, credo che pensi “Se io sono più tranquilla, la mamma mi lascia da sola” è un loop che rispecchia la usa piccola età :-) senza pensare che se è più tranquilla non ha più paura di lasciare la mamma… Dicevo che ho già provato, ma leggere le vostre risposte mi sprona a provarci ancora, con pazienza, mi devo dare del tempo e prima o poi funzionerà. Anche parlare con le maestre come mi consiglia giustamente Serena chiedendo loro aiuto è stato fatto, ma forse posso rifarlo. Leggendovi capisco che sono le cose giuste e non devo mollarle per un primo fallimento!
    Cinzia:quando ho avuto il mio primo bimbo, molto vivace ed esigente, credevo che fosse il massimo dell’impegno. Invece da quando è nata la bimba capisco cosa vuol dire “amplificato” e i consigli di questo blog vanno benissimo, sia per gli amplificati che per tutti gli altri bimbi.

  27. @Illa: a mia figlia davo una scatolina piccina con dentro ripiegati in 4 dei bigliettini dove avevo stampato dei miei baci con il rossetto…le dicevo che se le mancavo (lei usa/usava questa frase “ma tu mi manchi mamma!) poteva aprire la scatolina e aprire un bigliettino e mettere un bacio della mamma sulla guancia….
    devo dire che ha funzionato….(anche se lei poi non ha mai avuto veramente bisogno di aprire la scatolina e mettersi il bacio sulla guancia, perchè troppo presa dalla giornata di scuola :-))

  28. @Serena: probabilmente è così, non ne avrò visti e mia figlia è solo un pò rompina. cmq mi leggerò i link che mi hai segnato.
    un’ultima cosa “i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste” mi hai scritto prima, ciò non vuol dire che possono scrivere solo i genitori di bambini amplificati? (ma quindi con amplificati intendi quello che qualcuno chiama iperattivi?) io,mamma di due bambini un pò rompini, posso continuare a scrivere? ;-)

    • @Cinzia possiamo semplificare il concetto dicendo che i bambini amplificati qualcuno li chiama iperattivi, però non è esattamente la stessa cosa, perché l’iperattività viene diagnosticata da un medico, ed è una condizione più o meno seria, mentre l’amplificazione non è una diagnosi (ti prego leggiti i post!) Sia io che Silvia abbiamo dei bambini amplificati, e questo è il motivo per cui siamo diventate amiche e abbiamo deciso di aprire questo sito (puoi leggerlo nella pagina chi siamo). Però come vedi scriviamo articoli di utilità generale, quindi non è un sito per genitori di bambini amplificati, ma è un sito per genitori con voglia di condividere le proprie esperienze.
      Carina l’idea della scatolina con il bacio! :)

  29. @Serena: diciamo che la maggior parte dei bimbi che conosco lo sono e questo mi porta a dire che i bambini sono così, io ero così all’età di mia figlia! cioè donne, i bimbi sono bimbi, mica bambolotti! ho sempre considerato mia figlia un pò rompina ma tendenzialmente nella norma,mai pensato fosse amplificata….nel senso che ogni bimbo ha il suo carattere, la sua personalità. Anche mio figlio Francesco è così, ma lo esprime in maniera diversa (lei parla parla parla chiede chiede chiede, lui ribolle ribolle ribolle, pensa pensa pensa)…….carino come termine, ci fa sentire tutti più speciali

    • @Cinzia mi dispiace, ma dalla tua risposta capisco che tu non hai mai visto un bambino amplificato ;)
      Tutti i bambini sono speciali, e su questo siamo tutti d’accordo, ma ti prego non dirmi che fanno tutti così perché so con certezza che non è assolutamente vero. Comunque se vuoi discutere questo topic puoi farlo in uno dei post che ti ho linkato. Ti prego però di leggerli attentamente tutti e tre prima di commentare.

  30. ad Illa:
    bambina amplificata? che vuol dire? mi sa che anche mia figlia lo è…nel senso che continua continua continua chiede chiede chiede ripete ripete ripete fino a che non ha risposta, o non le si dà ragione o non le si dà quello che chiede (naturalmente non esiste che ottiene tutto quello che chiede,ma ora,che è più grande, si accontenta delle spiegazioni razionali che lei ritiene convincenti)..

    per il resto sull’inserimento, non dico nulla (avevo già espresso le mie opinioni settimane) e mi scuso se sono andata fuori tema,ma mi interessa questa questione di “bambina amplificata”

  31. Per me è stata illuminante la frase di Serena sul criterio di successo dell’inserimento, è proprio utile pensarla così e mi sta guidando nell’inserimento della mia Fragolina alla materna. Purtroppo nel mezzo dell’inserimento abbiamo dovuto sospendere la frequenza della scuola per un incidente capitato al fratello, accaduto lontano da casa e che ha comportato un ricovero in ospedale a 100 km da dove abitiamo, con conseguente permanenza nostra vicino all’ospedale.
    Fragolina ha anche assistito a quello che è accaduto al fratello di 8 anni, che è caduto da un albero e lei l’ha visto accasciato per terra, con sangue che usciva dalla bocca e il papà che era lì con loro del tutto sconvolto. Lei dice “Mi ha fatto tanto piangere quello che è successo e ha pianto anche il papà…” Da quel giorno, mi sta attaccata come un’ombra, mi riempe di baci da mattina a sera, mi dice che sono il suo amore e che senza di me si sente sola, che ha paura che io vada via, ecc… Ora il bimbo si sta riprendendo bene, ha varie ferite ma nulla di preoccupante. Ma la bimba sembra aver subito un trauma e aver sviluppato una forte ansia da separazione da me. Ieri ha ricominciato la materna dopo la settimana di interruzione. Fortunatamente c’era una maestra molto dolce ad accoglierla e nonostante le difficoltà, dopo un po’ sono potuta uscire lasciandola non angosciata come quando eravamo arrivate. Per le regole della scuola il periodo inserimento è terminato, perciò quando chiudono i cancelli io devo essere fuori. Ma ieri mi è servito molto ripetermi la frase di Serena “La maestra Elena sa come consolare Fragolina e la bimba accetta di essere consolata da lei”. Oggi invece… la maestra che accoglieva i bimbi era un’altra, molto esperta e brava per certi versi, ma che nonostante le abbia raccontato di come sta male in questo periodo Fragolina, le ha prestato attenzione solo nel momento in cui si avvicinava l’orario della chiusura dei cancelli. La bimba ha cominciato a riempirmi di baci – di solito lei quando accetta che il papà o la mamma vadano via, suggella questa cosa con un bacio solenne di saluto – ma i baci continuavano, a me sembrava che stesse continuando fino a che non si sarebbe sentita meno angosciata, era uno stato d’animo visibile a chiunque, era proprio angosciata… la maestra me l’ha strappata dalle braccia, Fragolina si attaccava alle mie dita, ai capelli con tutta la sua forza urlando “Un bacino, un bacino…” e la maestra mi ha chiesto di andarmene perché sennò era peggio. Da parte mia non c’è mai stata una comunicazione alla bimba di sfiducia verso le maestre, anzi, quindi a lei non è arrivata di sicuro un’incertezza – o una svalutazione -in questo senso, ma oggi dentro di me oltre alla grande tristezza nel vedere la mia piccola che si dimenava per avere quello che comunque è un SUO DIRITTO c’è stata disapprovazione per questo modo di concepire il distacco da parte della maestra. Mi ha ricordato vecchi metodi, non sono del tutto sbagliati, ma non c’è un ascolto al bisogno specifico di quel bimbo o di quella coppia genitore-figlio, che renderebbe invece più piacevole e “veloce” un tale addattamento alla scuola e anche un attaccamento alle figure delle educatrici e dei compagni.
    Preciso che la bimba ha anche frequentato il nido e ci andava volentieri, ora il problema c’è solo nel distacco da me, per il resto della giornata a scuola la piccola sta volentieri, gioca, mangia, dorme. Solo che il suo dramma inizia già la sera quando deve andare a dormire e mi chiede di prometterle che il giorno dopo o non andrà alla scuola o che se ci andrà io sarò lì con lei tutto il tempo per continuare la mattina dopo. Io non voglio dirle bugie, perciò non le prometto quella cosa, ma che l’aiuterò a farsi coraggio, che le maestre la abbracceranno, ecc..
    Però questo non funziona, lei è una bambina amplificata e sapete come sono intensi e tenaci/persistenti.
    Ho cercato di sintetizzare, so che ci sarebbe molto altro da dire, ma avrei bisogno di un consiglio: come posso parlare a questa maestra in modo efficace, per concordare una modalità di inserimento adeguato alla mia piccola in questo momento così difficile? Come posso farlo senza che lei si metta sulla difensiva? E senza che inserisca ciò che le dirò nelle cose-che-scocciano-genitori-iperprotettivi? Non la conoscete, però ho fiducia nei vostri consigli, secondo me ci azzeccherete lo stesso! Grazie

    • @Illa ma hai provato a spiegarle tutta questa storia a questa maestra? E a dirle che è proprio un periodo così per la bimba. Ovviamente evita di dire “non mi piace questa tecnica che tu applichi” ma parla solo delle difficoltà di tua figlia, e chiedile se potete pensare insieme una strategia per aiutare la tua bambina in questo momento delicato. Gli insegnanti, anche i più incompetenti, sono mediamente molto contenti se il genitore chiede il loro aiuto. Parlatene insieme, senza porre giudizi su quello che lei fa, ma pensando alla bimba e a cosa può funzionare. Magari potresti accompagnarla un quarto d’ora prima per poter rimanere con lei li e avere un passaggio più graduale. A parte il discorso dell’insegnante provate a pensare te e la tua bimba ad un qualcosa da fare insieme che segna il passaggio. Un braccialetto speciale che vi scambiate al momento del saluto, che lei tiene con se. Una formula speciale, un rito, insomma qualcosa di vostro che ripetete ogni giorno rigorosamente. Una volta raggiunto l’accordo però, pensa che fatto il rito tu vai via, e non ci sono urla o pianti che possano trattenerti. Lo so che suona male, ma è importante che tu rispetti il patto: facciamo il rito e poi ci salutiamo. Questo le da sicurezza, le fa capire che tu rispetti la parola data, e quindi che tornerai a prenderla proprio come le hai promesso. Sono riuscita a spiegarmi?

      @Cinzia i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste. Prova a leggere qui:
      http://genitoricrescono.com/capire-il-temperamento/
      http://genitoricrescono.com/bambino-vivace-come-altri/
      http://genitoricrescono.com/il-mio-bambino-amplificato/
      o a cercare bambini amplifiicati su questo sito :)

  32. Abbiamo appena concluso l’inserimento alla materna, inserimento che è durato 3 settimane. Avendo 5 lavori in due, dato che siamo precari, è stata un gioco di incastri abbastanza stressante che però abbiamo concluso noi: dopo le prime due settimane abbiamo comunicato che o lo prendevano full time o lo rimettevamo nel vecchio nido privato (ovviamente pagato come baby parking) per poi riportarlo una volta inziate tutte le attività e l’orario normale.
    Quindi fatte solo due settimane, con nessun problema da parte del cucciolo, abbiamo iniziato l’orario pieno.
    Siamo nelle Marche e sto parlando di una scuola statale, qui le differenze di inserimento sono tante anche da una Dir. didattica all’altra; ma mi è pesato dovermi piegare a delle esigenze che di fatto erano amministrative (pochi soldi?) e avevano poco a che fare con le esigenze dei bambini. E poi mio figlio è stato da subito espansivo, invadente, entusiasta.. riprenderlo dopo 1 ora di inserimento significava letteralmente inseguirlo perché non voleva farsi portare via.

  33. Sarà che vivo all’estero (Belgio) da più di 10 anni ma sono proprio sconvolta quando leggo (o so via le mie amiche in Italia) di questi periodi eterni di inserimento. Qui in Belgio – anche se le pratiche variano un minimo da asilo ad asilo e da scuola a scuola – mio figlio Raphael ha fatto l’inserimento alla scuola materna (ha quasi 3 anni) in pochi giorni: è andato per una settimana solo la mattina e poi ha iniziato fino alle 4 del pomeriggio (e questo solo perché ho voluto io, grazie al fatto che mia madre era qui ad aiutarmi, senno’ avrebbe potuto benissimo cominciare full time). Tra l’altro devo dire che l’ho fatto gradualmente anche perché la scuola è in un lingua diversa (francese) da quella in cui ha fatto l’asilo (olandese) e che lui non parlava veramente. Be’, nonostante tutto questo (e il fatto che dalla 4 alle 6:30/7:00 stia con una baby sitter perché sia io che il padre lavoriamo full time), devo dire che l’inserimento è andato benissimo, e anche la nuova lingua non è stata un grosso problema.

    Conclusione: mi sa che le vere ragioni siano appunto che c’è in Italia purtroppo una carenza di personale, non tanto il benessere del bambino…

    Laura

  34. Anche io comprendo benissimo la preoccupazione di Rosaria, io stessa il primo anno di materna di mia figlia ho avuto le stesse preoccupazioni (su questioni diverse) e nonostante all’inizio venissi ignorata, sono voluta andare a fondo e ho risolto (purtroppo) solo dopo uno scontro abbastanza acceso con la maestra, che ovviamente è risultata l’unica responsabile della situazione che si era creata. Mi è costato moltissimo, ancora adesso tremo dalla rabbia, ma da quel giorno le cose sono migliorate. Gli ambienti scolastici, a qualsiasi livello, dipendono dagli insegnanti, le maestre magari non riescono ad occuparsi in modo approfondito di 25 bimbi contemporaneamente (anche a me veniva detto ciò), ma se un genitore solleva un problema, hanno l’obbligo morale e professionale, di ascoltarlo e adoperarsi per risolverlo… Non so come funzioni a Napoli, ma a me è servito segnalare il problema alla Preside del plesso scolastico. In bocca al lupo!