L’inserimento alla materna e il lavoro delle mamme

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L’inserimento al nido o alla scuola di infanzia può durare anche molto tempo. Quali sono i motivi di questa prassi, e quali sono le conseguenze per le madri che lavorano?

Vi siete mai chiesti per quale motivo il periodo di inserimento al nido o alla materna sembra dover durare in eterno? Si parla di 2 o 3 settimane, e in alcuni casi ho sentito parlare persino di 5 settimane. E le mamme come fanno con il lavoro? Ecco vedo che siete saltati sulla sedia perché è evidente che il lavoro della madre deve assolutamente passare in secondo piano rispetto al benessere del bambino. (O forse siete saltati sulla sedia perché da voi l’inserimento lo ha fatto il padre? In tal caso “Chapeau!”)

Le teorie dell’attaccamento materno di John Bowlby

Per capire per quale motivo la maggior parte delle scuole d’infanzia sceglie un periodo di inserimento così lungo bisogna risalire alle teorie dell’attaccamento, di cui John Bowlby è considerato il padre. Questa teoria studia le varie fasi che caratterizzano la relazione tra madre e figlio nei primi anni di vita e come la qualità dell’attaccamento stabilito con la madre condizioni la capacità di relazione con gli altri e con il mondo esterno persino nella vita adulta. Volendo riassumere al massimo i concetti, possiamo dire che dalla simbiosi iniziale dei primissimi mesi in cui in realtà la madre, o la persona che si prende cura del neonato, è ancora perfettamente sostituibile, si arriva alla fase intorno agli 8-9 mesi in cui il legame con il caregiver diventa più speciale, e il bambino inizia a differenziare il suo comportamento con le persone con cui viene in contatto. Man mano che il bambino cresce riesce ad acquisire crescente autonomia a patto di avere instaurato un legame sicuro con il caregiver principale. Il concetto è quello di avere una base sicura a cui far ritorno, che gli garantisca la stabilità emotiva di sopportare un temporaneo allontanamento. Un attaccamento sicuro si crea quando la madre, o il caregiver, risponde immediatamente ai bisogni del bambino offrendogli tutte le cure pratiche e affettive e la vicinanza fisica di cui ha bisogno. Nella vita di un bambino si creano anche delle figure di riferimento secondarie che svolgono una funzione rassicurante in assenza della madre (o del caregiver principale). Il rapporto con le figure secondarie è tanto migliore tanto più sicuro è l’attaccamento con il caregiver principale.

Questo è un riassunto banalizzato della teoria dell’attaccamento, e spero di non aver semplificato troppo il concetto, ma mi premeva introdurlo per spiegare il motivo dei metodi normalmente scelti per l’inserimento nelle scuole. Il tempo dell’inserimento è in teoria quello necessario al bambino per crearsi delle relazioni con i caregiver secondari, che andranno a sostituirsi alla figura di riferimento principale durante la permanenza al nido o alla scuola. Ovviamente il tempo dipende dall’età del bambino, ma non solo.

Quando possiamo affermare che l’inserimento è avvenuto con successo? Per quanto tutti noi vorremmo lasciare il bambino all’asilo felice e sorridente, questo non è detto che avvenga, almeno non sin dal primo giorno. Il momento del distacco dalla mamma può prevedere comunque un certo numero di lacrime versate, il che è semplicemente il segnale di una salda relazione con il caregiver principale, e della naturale tristezza nel lasciarlo. L’inserimento è ben riuscito se l’educatrice, ovvero il caregiver secondario, è in grado di consolare il bambino in un tempo ragionevole.

Come facilitare l’inserimento nel nuovo ambiente?

Vediamo quindi quali sono le condizioni che favoriscono l’inserimento, ricordandoci che lo scopo è di far avere al bambino la possibilità di conoscere il nuovo ambiente e le persone che si prenderanno cura di lui/lei in assenza della madre. Il bambino dovrebbe imparare a sentire quell’ambiente come accogliente, sereno, tranquillo. Perché questo avvenga ci sono alcune condizioni importanti:

  • l’ambiente deve essere accogliente e a misura di bambino
  • l’educatrice deve accogliere il bambino cercando di stabilire un contatto con lui, ad esempio abbassandosi al suo livello quando gli parla, guardandolo negli occhi, mostrandosi disponibile sin dall’inizio
  • la mamma (o chi per lei) deve riuscire a trasmettere al bambino il messaggio che lo sta lasciando nelle mani di qualcuno di cui lei per prima si fida ciecamente.
    Se la mamma lascia il figlio li con la morte in petto, allora ci sono ottime probabilità che il bambino non si sentirà a suo agio, perché per quanto si tenti di far finta di nulla i bambini sanno leggerci dentro.

E’ davvero necessario così tanto tempo?

Il fattore tempo è ovviamente importantissimo, ma non è necessariamente lungo.
Prima di tutto perché la componente di temperamento del bambino, e le sue abitudini prima di entrare nel mondo scolastico hanno un ruolo determinante. Ci sono bambini (ed adulti) empatici, aperti e solari che riescono ad entrare in sintonia immediata con chi gli sta di fronte, e altri chiusi e sospettosi che prima di parlare con un estraneo ci mettono 3 mesi di frequentazione quotidiana (ogni riferimento a persone o bambini di mia conoscenza non è casuale 😉 ).

Lo stesso Bowbly probabilmente direbbe che il periodo necessario affinché un bambino entri in relazione sicura con il nuovo ambiente e il personale è assolutamente individuale. Quindi a rigore l’inserimento andrebbe fatto personalizzato a seconda della reazione del bambino in questione.
Non solo, l’inserimento da stillicidio, di un’ora il primo giorno, con aumento gradualissimo fino a 5 (cinque!!!!) settimane, per alcuni bambini potrebbe essere persino controproducente. Ad esempio per un bambino che odia i cambiamenti, il tempo necessario a familiarizzare con un nuovo ambiente è più lungo che nei bambini pronti ad saltare con entusiasmo nelle nuove situazioni. In pratica il primo giorno in un’ora ha appena deciso di spostarsi dalle ginocchia della madre che –zach– è ora di andare via. E il giorno seguente dovrà iniziare tutto da capo. Per un bambino di questo tipo un sistema che gli permetta di esplorare il nuovo mondo in sicurezza (ossia con la mamma o il papà vicini) per un periodo più lungo è la cosa migliore.
Allora mi chiedo perché si continua ad applicare ciecamente e pedissequamente una tecnica che non è detto sia la migliore per tutti e che crea dei danni economici pazzeschi, genera stress nelle famiglie, e potrebbe farlo persino nel bambino che tanto si vuole mettere a suo agio?

Un problema sociale di dimensioni enormi

E’ da una settimana a questa parte che non faccio che leggere commenti acidissimi sul web e su facebook per periodo di inserimento apparentemente infinito alla scuola materna o al nido. I tempi variano dalle 2 settimane fino anche a 5 settimane prima di arrivare a regime con l’orario completo. E devo dire che non posso fare a meno di simpatizzare con chi è arrabbiato per dover subire questa tortura, soprattutto dopo avere sperimentato il mitico inserimento in 3 giorni in un asilo svedese l’anno scorso con Pollicino.

La situazione ha raggiunto livelli al limite del paradosso. Ci sono mamme lavoratrici con bambini abituati a passare da una baby sitter ad un’altra, che subiscono un inserimento graduale lentissimo, quando molto probabilmente potrebbero sostenere direttamente l’orario pieno o quasi nell’arco di pochissimi giorni. Ci sono mamme che perdono il lavoro, magari in nero, perché sono costrette a prendersi settimane per inserire un bambino al nido, che poi si troverà ben inserito senza traumi, ma con una madre disoccupata. Ovviamente il tutto dipende molto dal tipo di lavoro che si ha, e da quanto è difficile prendersi qualche settimana di ferie in più, ma per la maggior parte dei lavoratori dipendenti questo è un problema, e anche per la maggior parte dei lavoratori in proprio questo è un problema perché potrebbe fargli perdere clienti. Eppure è chiaro che non dovrebbe essere il bambino a pagare le conseguenze di questa disorganizzazione sociale.

E se invece si scoprisse che un inserimento personalizzato è la soluzione migliore proprio per il bambino? Se il genitore potesse spiegare le abitudini del figlio al personale scolastico e decidere insieme una strategia che possa funzionare? Ad esempio un bambino che è già andato al nido, probabilmente reagirà meglio all’inserimento alla scuola materna rispetto ad uno che non ha fatto il nido. Se uno potesse dire: guardate che se non lo tenete voi, allora devo chiamare una baby sitter sconosciuta che se lo prenda per le restanti 8 ore perché io devo lavorare, e magari a quel punto si capisce che per il bene del bambino è meglio che la scuola si adatti. Mi rendo conto che flessibilità e organizzazione del personale, non sembrano essere di questo mondo, ma possibile che non ci sia soluzione e che le famiglie (le madri!) debbano accollarsi anche questo compito anche se sembra nuocere economicamente alla famiglia, e in alcuni casi anche al bambino stesso?

A questo punto mi piacerebbe anche capire quanto questo fenomeno sia sentito come un problema in Italia. Facciamo un piccolo censimento tra di noi. Indicate nel commento qui sotto, se avete fatto l’inserimento al nido o alla materna, quanto è durato, e magari la regione di appartenenza, per capire se ci sono differenze regionali. E magari anche se avete dovuto prendere permessi speciali, insomma come vi siete organizzati con il lavoro in questo periodo. Ci aiutate?
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97 COMMENTI

  1. Salve. Siamo i genitori adottivi di una splendida bimba che ora ha 3 anni. Il 14 Settembre (ad un anno esatto dal nostro incontro – abbiamo ovviamente aspettato 1 anno per farla inserire nella sua nuova famiglia e in una realtà completamente diversa rispetto al suo paese di origine) ha iniziato il suo primo anno di materna. Dopo 15 giorni purtroppo l’inserimento ancora non c’è stato anzi ogni giorno sembra essere come il primo. In classe si dispera, non vuole starci e quando la accompagniamo la mattina continua a ripetere “a casa nostra”. Poi le maestre la portano in giardino dove ci sono i giochi e li si calma ma ogni volta che entra in classe ricomincia a disperarsi. Ieri siamo andati a prenderla alle 12.30 (ovviamente per il momento nemmeno a parlarne del tempo pieno) e l’abbiamo trovata con gli occhi gonfi di lacrime e i pantaloni bagnati per la pipi che si era appena fatta addosso. Le assicuriamo che stiamo cercando di vivere questo inserimento nel modo più sereno possibile. Le parliamo della scuola come di un posto sicuro dove lei può divertirsi insieme a tanti nuovi amichetti. Le abbiamo anche fatto capire (o almeno abbiamo cercato di farlo) che mamma e papà torneranno sempre a prenderla e che lei non verrà mai lasciata sola. A casa parla della scuola in modo molto sereno e continua a ripetere (come fosse un mantra) “mamma torna, mamma torna”, ma poi arrivati davanti alla scuola cambia completamente atteggiamento. Le abbiamo fatto vedere anche degli episodi dei suoi cartoni preferiti dove i protagonisti vanno a scuola e le abbiamo detto che tutti i bimbi vanno a scuola, ma niente da fare. Non le nascondiamo che un po’ ci stiamo demoralizzando anche se non vogliamo mollare perché siamo convinti che la scuola è uno strumento fondamentale per la sua crescita e come dice lei un’esperienza formativa fondamentale. Ci dia per cortesia qualche consiglio in più o almeno qualche rassicurazione perché ad un certo punto ci sentiamo disarmati e a volte pensiamo di aver sbagliato qualcosa in questi primi 12 mesi della nostra vita. Grazie, un caro saluto.

  2. Quest’anno parto agguerrita e non so se otterrò qualcosa, ma vi aggiornerò.
    Il mio primogenito ha frequentato 3 nidi diversi (uno estivo e due comunali ma lo spostamento da uno all’altro è stato deciso d’ufficio per ragioni del comune, noi non siamo stati interpellati). Primo nido: inserimento graduale ma ragionevole (aveva 1 anno). Secondo nido: inserimento centellinato che ha stressato me e lui (aveva 2 anni ed era il terzo nido che frequentava: al nido stivo non c’era neanche un vero inserimento).
    A 3 anni alla materna hanno seguito la prassi dell’inserimento lungo, con l’assurdo che quando andavo a prenderlo mi diceva: perché sei già qui mamma?
    In line di massima però mio marito era molto presente perché aveva orari di lavoro opposto ai miei, quindi il mio lavoro non ne ha sofferto.

    Secondo figlio: inserimento al nido a 1 anno che è stato graduale ma ragionevole.
    Nel frattempo la situazione familiare è cambiata e io ora sono separata e il mio ex marito vive lontano da qui. La prossima settimana riunione per la programmazione dell’inserimento alla materna e so già che ne uscirò col fegato ingrossato.
    Infatti la decisione d’ufficio è “inserimento graduale in almeno 2 settimane, a piccoli gruppi di 3 bambini (sono 34 quest’anno i nuovi), e si va in ordine alfabetico”.
    Considerando che mio figlio ha un cognome che inizia per R vi ho già detto tutto.

    Cercherò di parlare con le maestre e di capire se c’è margine di cambiamento in questo piano. Dopodiché mi rassegnerò ma manderò decine di lettere alla dirigente.

    Sono davvero stanca di questa lotta per il quotidiano. Gli orari di scuola e di lavoro sono ingestibili e nel sistema italico si da sempre per scontato che ci siano i nonni (che qui non ci sono) o una madre casalinga (nel qual caso non avremmo mai avuto il posto).

    Per la statistica: vivo in Toscana, dove in genere si dice che il welfare funzioni benissimo. Posso solo immaginare nelle altre regioni.

    P.S. Se il comune o lo Stato o chiunque mi desse un contributo per la baby sitter che copra le ore che teoricamente mio figlio dovrebbe stare alla materna, io non sarei così arrabbiata!

  3. Buongiorno, mio figlio di 3 anni ha iniziato la scuola materna a settembre, prima settimana 3 ore (10-13 con pranzo) dalla seconda settimana 9-13. A lui è piaciuto da subito non ha pianto ed era entusiasta di essere con tutti i bambini anche perchè non ha frequentato il nido ma è stato con mia mamma. I primi giorni, entusiasmo a parte, ci sono stati un paio di “incidenti” di cacca-pipì che però credo siano normali; ci sono stati però anche un paio di occasioni in cui ha litigato con gli altri bambini reclamando la proprietà dei giochi (il famigerato MIO MIO MIO) noi a casa gli diciamo spesso che i giochi vanno condivisi che è più bello giocare con i bimbi invece di contendersi le cose..ma è un concetto che per un bambino non abituato all’asilo e in più figlio unico, è un po’ difficile da comprendere e ci vuole un po’ di pazienza..che noi cerchiamo sempre di trovare (a volte con risultati scarsi ma bisogna attingere da ogni risorsa..) Il problema è che è un po’ vivace..un po’ tanto vivace.. e le maestre mi hanno chiesto di continuare a fare l’ orario 9-13 anche dopo la seconda settimana (quando alcuni bambini già iniziavano a fermarsi fino alle 16). Il punto è che durante il pranzo lui si alza, va sotto il tavolo disturba gli altri e non riesce a stare fermo, quindi ci vuole sempre qualcuno che gli stia dietro e mi rendo conto che 2 insegnanti per 27 bambini (anche se la metà hanno 5 anni) sono poche e quindi grazie alla disponibilità della nonna abbiamo continuato ancora con l’orario 9-13.
    Settimana scorsa le maestre mi hanno detto che avrebbero voluto che facesse ancora un po’ di tempo l’ orario ridotto per cercare di risolvere questi problemi di disciplina (ci vorrebbe un’insegnante solo per lui mi è stato detto..) e che in genere approfittano della disponibilità dei nonni per estendere il periodo di inserimento.
    Per cercare di aiutarlo ad imparare a stare fermo tranquillo e seduto durante il pranzo (anche se di mangiare proprio non gli interessa..) stiamo diventando un po’ più rigidi a casa in modo che capisca che ci sono delle regole che vanno rispettate sia a casa che a scuola ma ovviamente non possiamo pretendere che cambi da un giorno all’altro. Sicuramente la responsabilità è mia che pur di farlo mangiare (dopo 3 forchettate se fosse per lui lascerebbe tutto nel piatto per fare altro..)sono stata troppo accomodante e poco rigida..e mi sto chiedendo se devo assecondare le richieste delle maestre che vogliono più tempo perchè mio figlio è poco gestibile (lo hanno definito iperattivo) o iniziare a dimostrarmi meno disponibile dicendo che mia mamma non può più andare a prenderlo alle 13.
    Ho anche chiesto alla maestra se ha qualche suggerimento da darci ma lei mi guarda, lo guarda…e non dice niente ma mi guarda con aria affranta. e siamo solo ad ottobre… E’ vero, è vivace, non sta mai fermo, piuttosto muove un piede mentre è seduto e se gli blocco il piede muove la mano..è scalmanato, mi dice SI e poi fa quello che vuole, è irruento e anche quando mi abbraccia e mi bacia mi stritola tutta…ma cosa posso fare?
    Sicuramente hanno ragione loro perchè hanno esperinza, ne vedono tanti, sono preparate…ma un po’ di fiducia vorrei darla anche al piccolo terremoto… avete un suggerimento da darmi? grazie..soprattutto se siete arrivate alle fine di queste righe e siete ancora sveglie… un caro saluto!

  4. Dimenticavo di dire che sia io che la mamma di questa bimba che piange sempre non lavoriamo abitiamo a10 minuti dall’asilo e non abbiamo altri figli…..

  5. Cercavo proprio un post come questo per poter dire la mia oggi….al asilo di mia figlia si sta combinando un casino, e pensare che io sto lavorando sulla questione nido da ben 4 mesi…ho portato a giugno la mia bimba a visitare quello che sarebbe stato il suo nido…io ho avuto una bruttissima esperienza con una maestra, quindi ho voluto accertarmi che le maestre di mia figlia non fossero violente,siamo andati per tre 4 giorni a giugno… Lei aveva poco più di due anni. Consideriamo il fatto che lei negli ultimi due anni e mezzo è stata sempre o con me o con mio marito,perché le nostre situazioni famigliari non ci hanno permesso di lasciarla,ma gia in 4 giorni lei si è stabilizzata parlava con le due maestre chiedendo a loro e non a me, iniziando a prenderle come punto di riferimento..quest’anno volevo ripartire da li ma all’asilo hanno ben pensato di fare inserire 11 bambini lo stesso giorno in una classe di età miste che sarà in fine di 30 bambini.con una solo maestra di ruolo più il maestro di religione che sostituisce l’altra malata. Hanno permesso sin dal primo giorno a tutti i genitori di lasciare i bambini alcuni anche con il pannolino. allora lasci passare per quei bambini che abituati ad essere sballottati qua e la e con bambini già conosciuti al asilo ,tipo cucino o fratelli o vicini di case,che li hanno tenuti per mano per l’intera giornata. Solo io altre due mamme non ce ne siamo andate. ma io sono sempre rimasta seduta in disparte e la mia bimba si stava inserendo….ma.poi che succede una delle due mamme che aveva la figlia sempre appiccicata perchè ovviamente per nulla inserita va dalla maestra parla un pò e insieme decidono che lei se ne vada risultato la maestra ha passato la mattinata a consolare questa bimba che urlava voglio la mamma a squarcia golo..al che mia figlia si girava ogni 5 secondi a vedere se io c’ero. Il secondo giorno parlo con questa mamma e scopro che anche sua figlia è stata sempre solo con lei. E le dico prova a restare dalle fiducia nel posto presto avra voglia di giocare con gli altri..mia figlia senza sentire la bimba piangere è ripartita di gran cariera addirittura è entrata senza manco badare a dove fossi io..dopo circa 30 minuti le dico la mamma esce e esco sto 30 minuti torno e lei tranquilla trovo ancora l’altra mamma e vedo la figlia finalmente giocare dico vedi pian piano si abitua….al che lei fa si ma adesso me ne vado e se ne va di nascosto dalla figlia risultato altr 2 ore di pianto.il giorno dopo la lascia tutto il giorno, e io non riesco a staccarmi visto che il maestro di religione è solo e anche non abituato a gestire il tutto ,la bidella ha un altro bambino piangente in classe.nel frattempo c’è anche un altra mamma che sta cercando di inserire il suo bimbo ma senza ottimi risultati visto che la nn c’è un adulto di riferimento.il giorno dopo stessa solfa e addirittura la maestra viene da me e dall’altra mamma dopo10 minuti dall’entrata e ci dice che dobbiamo uscire, io avevo gia un accordo con mia figlia che sarei stata in corridoio(nella speranza che sta benedetta bambina piangente fosse gestita meglio)e pian piano esco, la mamma del’altro bimbo prova ad uscire il bimbo inizia a piangere e nessuno può consolarlo alchè la mamma rientra e sono costretta a rientrare anche io 10 minuti. Lei rimane sempre li.poi dopo circa 30minuti il bimbo vuole andarsene.Mia figlia e riuscita a rimanere solo per una mezzora visto che poi i bimbi piangenti si sono calmati con l’aiuto di una maestra di un altra classee con l’arrivo della mamma della bimba”piangente”. Ma mia figlia al ritorno a casa mi chiede ma tu mammma te ne vai e se io piango nn torni più. E siamo passati da andare al asilo contenti ad avere paura della maestra, che passa la giornata a cullare una bimba che nn smette di piangere senza chiamare la mamma senza badare al resto della classe tanto che ho dovuto aiutare io di persono il maestro di religione, brava persona ma nn competente, a servire il cibo e a lavare le mani ai bambini…ma stiamo scherzando..insomma io sto cercando di trasmettergli calma sono passati solo5 giorni e lei si sta gia staccando ma la situazione all’asilo mi sembra deliranteva sempre peggio io nn credo che sta povera bambina riuscirà mai a smettere di piangere in braccio a una maestra che nn può dedicargli tutta se stessa perchè è l’unica della classe anzi sta peggiorando io non riuscirò mai a lasciare mia figlia senza un punto di riferimento.infatti quando è rimasta quei tre quarti d’ora era tuta contenta perchè la maestra aveva interagito con lei e con il gruppo di bambini..e sinceramente avere una bimba che piange sempre in classe nn va bene ne per la bimba in questione ne per il resto del gruppo…qualche persona competente può dirmi qualcosa…

    • Mia che situazione difficile! Immagino che la mamma in questione non si renda conto della cosa. Purtroppo in questi casi l’insegnante dovrebbe curarsi di spiegare alla mamma che forse sarebbe meglio aspettare più a lungo, proprio per il bene della figlia.
      Purtroppo tu non puoi fare molto più di quello che hai già provato a fare parlandole, quello che farei io invece è di parlare con l’insegnante per vedere se lei riesce a rassicurarti in qualche modo, o a farsi carico di parlare con l’altra mamma.
      Per quanto riguarda tua figlia invece puoi rassicurarla del fatto che tu non l’abbandoneresti mai, e che lei fosse così triste da piangere così tanto, tu staresti con lei finché lei non si calmerebbe. Ovviamente è importante allo stesso tempo dirle che fortunatamente lei è contenta di questo asilo, e che non ha nessun motivo di piangere. Ma sono certa che stai già facendo queste cose.
      Comunque è una questione di tempo, e sicuramente nell’arco di qualche giorno anche la bambina che piange riuscirà ad accettare il nuovo ambiente e a calmarsi, anche se purtroppo dovrà impararlo in questo modo duro 🙁

      • Purtroppo la maestra a gia detto che appoggia il comportamento della mamma di questa bimba..tanto che oggi ho parlato con la mamma del altro bambino che ancora deve inserirsi addirittura gli avrebbe detto che anche lei dovrebbe fare così…..non mi capacito lei probabilmente rimanderà l’inserimento se riesce o cambierà asilo….ma l’unica valida alternativa è un istituto privato condei costi assurdi..poi io nn mi capacito di come questo asilo nel quale avevo visto tante cose buone si stia rivelando una coosa cosii…..aspetto domani vedrò i risvolti…..ma spero finisca bene io ho un sacco di probblemi in famiglia e mi sono presa una pausa da tuuto per dedicarmi anima e corpo a questo inserimento cercando di dare fiducia il più possibile alle maestre trasmettendola a mia figli ma poi se le sento ” in pericolo”nn riesco più. Uffa…grazie serena.

  6. Anche se potrei non ricordare più esattamente mi sembra che per entrambi i miei figli l’inserimento all’asilo durasse due settimane circa. Il problema principale però era che veniva praticato un inserimento a scaglioni di 2-3 bambini per volta; questo significava che se venivi estratto per ultimo l’inserimento di tuo figlio iniziava dopo 2-3 settimane dall’inizio teorico dell’asilo e dovevi trovare un accordo con l’eventuale nido di provenienza per evitare settimane di assenza dal lavoro.
    Col secondo figlio noi abbiamo parlato con le insegnanti per concordare la riduzione del tempo di inserimento nel caso in cui non ci fossero problemi evidenti e quindi necessità effettive di avere un inserimento così graduale e lungo. Se non ricordo male siamo riusciti ad inserirlo in pochi giorni ed entro la fine della prima settimana ha potuto iniziare il tempo pieno. Ho sentito in seguito di persone che per necessità di lavoro hanno praticamente abbandonato all’asilo i figli rifiutandosi di praticare l’inserimento.
    Per molti bambini che arrivano dal nido e sono abituati ad essere affidati a persone diverse dai genitori un inserimento all’asilo più lungo dei 3 giorni ha veramente poco senso.
    Ha senso solo per gli insegnanti che non possono sapere a priori quanti bambini avranno un inserimento problematico e si tutelano da situazioni ingestibili che renderebbero difficile anche l’inserimento del bimbo più sgamato.
    A mio parere sarebbe necessario e giusto che il primo giorno le insegnanti, insieme a bambini e genitori, dedichino l’intera mattinata a valutare un’ipotesi di inserimento. A seconda delle reazioni del bambino, del suo carattere, della sua socialità, dell’attaccamento ai genitori… dovrebbe essere abbastanza facile almeno stabilire quali bambini potranno iniziare a fare il pomeriggio da soli e per quali invece sarà necessario gradualizzare l’inserimento.
    Non voglio dare per scontato che l’inserimento lungo sia inutile ma ritengo che quando non necessario vada evitato e che sia compito delle insegnanti dare priorità di inserimento a quei bambini che per le ragioni più varie necessiteranno quasi sicuramente di un tempo di inserimento molto ridotto (ad esempio quelli che arrivano dal nido).

    • Luca sono perfettamente d’accordo con te. I casi andrebbero valutati a livello individuale. Purtroppo le risorse sembrano sempre limitate, e le scelte di quale metodo utilizzare non sono sempre dettate dalla razionalità o da quel che sarebbe effettivamente meglio per il bambino. Speriamo che il dibattito su questo tema porti a qualche beneficio.

  7. leggo spesso lamentele sull’inserimento “troppo lungo” (forse non tutti sanno che i primi tre giorni ogni bambino va volentieri all’asilo… è dopo qualche settimana che comincia a venirgli una fisiologica ansia! servono altre settimane di inserimento per acquisire la sicurezza necessaria a rendere l’asilo un ambiente familiare);
    e quasi sempre salta fuori il paragone coi metodi “all’estero” dove tutto è più veloce e più efficace, mentre l’italia sarebbe arretrata, con inserimenti lunghissimi, inutili e ingiustificati.

    Ho chiesto ad amiche e in diversi forum di mamme italiane all’estero, o anche madri straniere: in olanda, inghilterra, svezia e belgio l’inserimento “lungo” (come in italia, di un mese o più) è -udite udite- LA PRASSI!

    se il bambino si dimostra estremamente a suo agio può durare meno (ma non meno di due-tre settimane), sennò si aumenta a 4 settimane, o anche più un mese e mezzo ecc.

    parlo con cognizione di causa perchè mio figlio ha iniziato l’asilo a 3 anni , e abbiamo fatto un inserimento di un mese e una settimana.
    dopodichè mai nessun problema, neanche con il dormire all’asilo, o andare in gita con la classe fuori città dormendo 5 notti fuori.

    quindi: mi viene da dire che l’inserimento di 3-4 settimane è fisiologico per il bambino, in tutto il nord europa (dove non sono certo sprovveduti in quanto a pedagogia..), ma la grossa differenza sapete qual’è?
    sono le politiche familiari!
    qui ci si può prendere più tempo rispetto all’italia.
    il problema non è il bambino, o l’asilo.. ma il fatto che se fai figli in italia non hai nessun sostegno.

    In germania ci sono aiuti economici garantiti a tutti i bambini (veramente fino ai 18/ 26 anni! 200 euro al mese per ogni figlio), ai genitori sia che lavorino che se sono disoccupati, o casalinghe (3.000 euro quando partorisci) , lavoro conservato garantito per 3 anni mentre ti occupi del piccolo, mesi bonus in più se prende il congedo anche il padre, asilo garantito per tutti, puoi scegliere se privato pubblico o aprirne uno tu associandoti con altri genitori e scegliendo tu le educatrici, la mensa, lo statuto, asili nei boschi, e a Berlino l’asilo è gratis per tutti.

    • Alessia in realtà in Svezia da qualche anno a questa parte si è diffuso un inserimento breve, guidato dal genitore, che si svolge in soli 3 giorni, e funziona benissimo per quasi tutti i bambini. Si può fare molto per facilitare il processo, e uno dei modi più semplici per farlo è quello di mettere il genitore a proprio agio nel lasciare il bambino all’asilo. Questo si ottiene permettendo al genitore di vivere 3 giorni interi a stretto contatto con il bambino nella struttura, in modo da imparare insieme a conoscere il personale e l’ambiente e fare da tramite per il figlio. E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda ma funziona benissimo. Ovviamente in quei pochi casi in cui il bimbo ha bisogno di più tempo, si può prolungare il periodo di inserimento, ma per la maggior parte dei bambini funziona.
      Poi sono d’accordo con te che ci sono enormi differenze nel modo in cui uno stato decide di sostenere le famiglie, e purtroppo l’Italia da questo punto di vista è migliorabile. Ti invito a leggere questo post in merito: http://genitoricrescono.com/inserimento-nido-tre-giorni/

  8. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  9. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  10. Ciao.
    Io ho inserito il nano al nido a dieci mesi, a settembre dello scorso anno.
    Erano previsti 5 giorni di inserimento, ma al secondo la maestra di riferimento mi ha invitato a tornare a casa dalle 9 circa a 12 e quando sono andata a riprenderlo mi ha detto di portarlo verso le 9.30 (perche voleva esserci lei ma entrava piu tardi) e poi e il di lasciarlo pure anche a pranzo.
    Quarto giorno orario normale.
    Si sono accorti subito che non aveva problemi, anche perché era abituato a stare con nonni e zii ogni volta che il dovevo lavorare e aveva un pupazzo ed il Ciccio con cui si calmava senza problemi.
    Per altri bambini, so che è durato anche due settimane, perché avevano difficoltà a staccar si.
    Insomma, un inserimento dalla durata non programmata a priori ma personalizzata.
    Nido comunale di Pont Saint Martin: più caro di un privato ma ottimo!

  11. Ho inserito la mia prima figlia in un asilo privato (noi abitiamo a Padova) e devo dire che fin da subito le educatrici si sono dimostrate bravissime perchè mia figlia andava volentieri e il suo inserimento è durato tre gg in tutto.
    Poi sono rimasta nuovamente incinta, ma questa volta abbiamo deciso di iscrivere entrambe le bimbe allo stesso asilo, questa volta comunale visto che la spesa da affrontare era raddoppiata.
    E’ stato un incubo!
    Prima di tutto i bimbi andavano a “punteggio”, cioè in base a reddito ecc..e le mie bimbe erano tra le ultime il che significa che avrebbero cominciato ad ottobre.
    Seconda fase: le due sorelle non potevano andare assieme, prima ha cominciato la grande con un inserimento di 3 settimane, e poi la più piccola, altre 3 settimane.
    Capisco che i bambini abbiano il “loro” tempo, ma chi può permettersi di prendersi tutti questi permessi al lavoro? E una baby sitter?
    Nessuno poi conta che le scuole chiudono circa tre mesi nel periodo estivo e che anche questo rappresenta un problema per chi non ha possibilità economiche nè nonni pronti a correre dietro alle esigenze di due “pesti scatenate”.
    Se poi cambiano scuola è la fine, altro inserimento!!! Io ho perso il lavoro per questo, in quattro viviamo con un solo stipendio, pensiamo bene a queste problematiche!

  12. Iniziato inserimento al nido con mia figlia di 16 mesi in un nido comunale di reggio Emilia (famosi per essere le strutture per infanzia migliori al mondo ) l’inserimento con la presenza del genitore dura 4 giorni, già dal primo giorno i bambini possono mangiare sia la frutta del mattino che il pranzo per far ritorno a casa verso le 11.15 con il genitore. Le insegnanti dal secondo giorno chiedono al genitore di rimanere in struttura ma lontano dalla sezione per vedere come si comporta il bambino. Io ho finito oggi e devo dire che mi sono trovata bene con questo metodo, la bimba ha giocato, fatto un riposino e mangiato senza la mia presenza e durante una piccola crisi si e’ lasciata consolare bene dalle maestre.
    Mi aspetto comunque momenti difficili forse nei primi giorni ma trovo comunque valido questo metodo d’inserimento. (ps anche io sono insegnante e quindi forse per me e’ più facile condividere questi nuovi metodi )

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