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L’inserimento alla materna e il lavoro delle mamme

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    Vi siete mai chiesti per quale motivo il periodo di inserimento al nido o alla materna sembra dover durare in eterno? Si parla di 2 o 3 settimane, e in alcuni casi ho sentito parlare persino di 5 settimane. E le mamme come fanno con il lavoro? Ecco vedo che siete saltati sulla sedia perché è evidente che il lavoro della madre deve assolutamente passare in secondo piano rispetto al benessere del bambino. (O forse siete saltati sulla sedia perché da voi l’inserimento lo ha fatto il padre? In tal caso “Chapeau!”)

    Per capire per quale motivo la maggior parte delle scuole d’infanzia sceglie un periodo di inserimento così lungo bisogna risalire alle teorie dell’attaccamento, di cui John Bowlby è considerato il padre. Questa teoria studia le varie fasi che caratterizzano la relazione tra madre e figlio nei primi anni di vita e come la qualità dell’attaccamento stabilito con la madre condizioni la capacità di relazione con gli altri e con il mondo esterno persino nella vita adulta. Volendo riassumere al massimo i concetti, possiamo dire che dalla simbiosi iniziale dei primissimi mesi in cui in realtà la madre, o la persona che si prende cura del neonato, è ancora perfettamente sostituibile, si arriva alla fase intorno agli 8-9 mesi in cui il legame con il caregiver diventa più speciale, e il bambino inizia a differenziare il suo comportamento con le persone con cui viene in contatto. Man mano che il bambino cresce riesce ad acquisire crescente autonomia a patto di avere instaurato un legame sicuro con il caregiver principale. Il concetto è quello di avere una base sicura a cui far ritorno, che gli garantisca la stabilità emotiva di sopportare un temporaneo allontanamento. Un attaccamento sicuro si crea quando la madre, o il caregiver, risponde immediatamente ai bisogni del bambino offrendogli tutte le cure pratiche e affettive e la vicinanza fisica di cui ha bisogno. Nella vita di un bambino si creano anche delle figure di riferimento secondarie che svolgono una funzione rassicurante in assenza della madre (o del caregiver principale). Il rapporto con le figure secondarie è tanto migliore tanto più sicuro è l’attaccamento con il caregiver principale.

    Questo è un riassunto banalizzato della teoria dell’attaccamento, e spero di non aver semplificato troppo il concetto, ma mi premeva introdurlo per spiegare il motivo dei metodi normalmente scelti per l’inserimento nelle scuole. Il tempo dell’inserimento è in teoria quello necessario al bambino per crearsi delle relazioni con i caregiver secondari, che andranno a sostituirsi alla figura di riferimento principale durante la permanenza al nido o alla scuola. Ovviamente il tempo dipende dall’età del bambino, ma non solo.

    Quando possiamo affermare che l’inserimento è avvenuto con successo? Per quanto tutti noi vorremmo lasciare il bambino all’asilo felice e sorridente, questo non è detto che avvenga, almeno non sin dal primo giorno. Il momento del distacco dalla mamma può prevedere comunque un certo numero di lacrime versate, il che è semplicemente il segnale di una salda relazione con il caregiver principale, e della naturale tristezza nel lasciarlo. L’inserimento è ben riuscito se l’educatrice, ovvero il caregiver secondario, è in grado di consolare il bambino in un tempo ragionevole.

    Vediamo quindi quali sono le condizioni che favoriscono l’inserimento, ricordandoci che lo scopo è di far avere al bambino la possibilità di conoscere il nuovo ambiente e le persone che si prenderanno cura di lui/lei in assenza della madre. Il bambino dovrebbe imparare a sentire quell’ambiente come accogliente, sereno, tranquillo. Perché questo avvenga ci sono alcune condizioni importanti:

    • l’ambiente deve essere accogliente e a misura di bambino
    • l’educatrice deve accogliere il bambino cercando di stabilire un contatto con lui, ad esempio abbassandosi al suo livello quando gli parla, guardandolo negli occhi, mostrandosi disponibile sin dall’inizio
    • la mamma (o chi per lei) deve riuscire a trasmettere al bambino il messaggio che lo sta lasciando nelle mani di qualcuno di cui lei per prima si fida ciecamente.
      Se la mamma lascia il figlio li con la morte in petto, allora ci sono ottime probabilità che il bambino non si sentirà a suo agio, perché per quanto si tenti di far finta di nulla i bambini sanno leggerci dentro.

    E il fattore tempo? Quanto tempo è necessario perché tutto ciò avvenga?

    Il fattore tempo è ovviamente importantissimo, ma non è necessariamente lungo.
    Prima di tutto perché la componente di temperamento del bambino, e le sue abitudini prima di entrare nel mondo scolastico hanno un ruolo determinante. Ci sono bambini (ed adulti) empatici, aperti e solari che riescono ad entrare in sintonia immediata con chi gli sta di fronte, e altri chiusi e sospettosi che prima di parlare con un estraneo ci mettono 3 mesi di frequentazione quotidiana (ogni riferimento a persone o bambini di mia conoscenza non è casuale ;) ).

    Lo stesso Bowbly probabilmente direbbe che il periodo necessario affinché un bambino entri in relazione sicura con il nuovo ambiente e il personale è assolutamente individuale. Quindi a rigore l’inserimento andrebbe fatto personalizzato a seconda della reazione del bambino in questione.
    Non solo, l’inserimento da stillicidio, di un’ora il primo giorno, con aumento gradualissimo fino a 5 (cinque!!!!) settimane, per alcuni bambini potrebbe essere persino controproducente. Ad esempio per un bambino che odia i cambiamenti, il tempo necessario a familiarizzare con un nuovo ambiente è più lungo che nei bambini pronti ad saltare con entusiasmo nelle nuove situazioni. In pratica il primo giorno in un’ora ha appena deciso di spostarsi dalle ginocchia della madre che -zach- è ora di andare via. E il giorno seguente dovrà iniziare tutto da capo. Per un bambino di questo tipo un sistema che gli permetta di esplorare il nuovo mondo in sicurezza (ossia con la mamma o il papà vicini) per un periodo più lungo è la cosa migliore.
    Allora mi chiedo perché si continua ad applicare ciecamente e pedissequamente una tecnica che non è detto sia la migliore per tutti e che crea dei danni economici pazzeschi, genera stress nelle famiglie, e potrebbe farlo persino nel bambino che tanto si vuole mettere a suo agio?

    E’ da una settimana a questa parte che non faccio che leggere commenti acidissimi sul web e su facebook per periodo di inserimento apparentemente infinito alla scuola materna o al nido. I tempi variano dalle 2 settimane fino anche a 5 settimane prima di arrivare a regime con l’orario completo. E devo dire che non posso fare a meno di simpatizzare con chi è arrabbiato per dover subire questa tortura, soprattutto dopo avere sperimentato il mitico inserimento in 3 giorni in un asilo svedese l’anno scorso con Pollicino.

    La situazione ha raggiunto livelli al limite del paradosso. Ci sono mamme lavoratrici con bambini abituati a passare da una baby sitter ad un’altra, che subiscono un inserimento graduale lentissimo, quando molto probabilmente potrebbero sostenere direttamente l’orario pieno o quasi nell’arco di pochissimi giorni. Ci sono mamme che perdono il lavoro, magari in nero, perché sono costrette a prendersi settimane per inserire un bambino al nido, che poi si troverà ben inserito senza traumi, ma con una madre disoccupata. Ovviamente il tutto dipende molto dal tipo di lavoro che si ha, e da quanto è difficile prendersi qualche settimana di ferie in più, ma per la maggior parte dei lavoratori dipendenti questo è un problema, e anche per la maggior parte dei lavoratori in proprio questo è un problema perché potrebbe fargli perdere clienti. Eppure è chiaro che non dovrebbe essere il bambino a pagare le conseguenze di questa disorganizzazione sociale.

    E se invece si scoprisse che un inserimento personalizzato è la soluzione migliore proprio per il bambino? Se il genitore potesse spiegare le abitudini del figlio al personale scolastico e decidere insieme una strategia che possa funzionare? Ad esempio un bambino che è già andato al nido, probabilmente reagirà meglio all’inserimento alla scuola materna rispetto ad uno che non ha fatto il nido. Se uno potesse dire: guardate che se non lo tenete voi, allora devo chiamare una baby sitter sconosciuta che se lo prenda per le restanti 8 ore perché io devo lavorare, e magari a quel punto si capisce che per il bene del bambino è meglio che la scuola si adatti. Mi rendo conto che flessibilità e organizzazione del personale, non sembrano essere di questo mondo, ma possibile che non ci sia soluzione e che le famiglie (le madri!) debbano accollarsi anche questo compito anche se sembra nuocere economicamente alla famiglia, e in alcuni casi anche al bambino stesso?

    A questo punto mi piacerebbe anche capire quanto questo fenomeno sia sentito come un problema in Italia. Facciamo un piccolo censimento tra di noi. Indicate nel commento qui sotto, se avete fatto l’inserimento al nido o alla materna, quanto è durato, e magari la regione di appartenenza, per capire se ci sono differenze regionali. E magari anche se avete dovuto prendere permessi speciali, insomma come vi siete organizzati con il lavoro in questo periodo. Ci aiutate?

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    85 COMMENTI

    1. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

    2. Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

    3. Ciao.
      Io ho inserito il nano al nido a dieci mesi, a settembre dello scorso anno.
      Erano previsti 5 giorni di inserimento, ma al secondo la maestra di riferimento mi ha invitato a tornare a casa dalle 9 circa a 12 e quando sono andata a riprenderlo mi ha detto di portarlo verso le 9.30 (perche voleva esserci lei ma entrava piu tardi) e poi e il di lasciarlo pure anche a pranzo.
      Quarto giorno orario normale.
      Si sono accorti subito che non aveva problemi, anche perché era abituato a stare con nonni e zii ogni volta che il dovevo lavorare e aveva un pupazzo ed il Ciccio con cui si calmava senza problemi.
      Per altri bambini, so che è durato anche due settimane, perché avevano difficoltà a staccar si.
      Insomma, un inserimento dalla durata non programmata a priori ma personalizzata.
      Nido comunale di Pont Saint Martin: più caro di un privato ma ottimo!

    4. Ho inserito la mia prima figlia in un asilo privato (noi abitiamo a Padova) e devo dire che fin da subito le educatrici si sono dimostrate bravissime perchè mia figlia andava volentieri e il suo inserimento è durato tre gg in tutto.
      Poi sono rimasta nuovamente incinta, ma questa volta abbiamo deciso di iscrivere entrambe le bimbe allo stesso asilo, questa volta comunale visto che la spesa da affrontare era raddoppiata.
      E’ stato un incubo!
      Prima di tutto i bimbi andavano a “punteggio”, cioè in base a reddito ecc..e le mie bimbe erano tra le ultime il che significa che avrebbero cominciato ad ottobre.
      Seconda fase: le due sorelle non potevano andare assieme, prima ha cominciato la grande con un inserimento di 3 settimane, e poi la più piccola, altre 3 settimane.
      Capisco che i bambini abbiano il “loro” tempo, ma chi può permettersi di prendersi tutti questi permessi al lavoro? E una baby sitter?
      Nessuno poi conta che le scuole chiudono circa tre mesi nel periodo estivo e che anche questo rappresenta un problema per chi non ha possibilità economiche nè nonni pronti a correre dietro alle esigenze di due “pesti scatenate”.
      Se poi cambiano scuola è la fine, altro inserimento!!! Io ho perso il lavoro per questo, in quattro viviamo con un solo stipendio, pensiamo bene a queste problematiche!

    5. Iniziato inserimento al nido con mia figlia di 16 mesi in un nido comunale di reggio Emilia (famosi per essere le strutture per infanzia migliori al mondo ) l’inserimento con la presenza del genitore dura 4 giorni, già dal primo giorno i bambini possono mangiare sia la frutta del mattino che il pranzo per far ritorno a casa verso le 11.15 con il genitore. Le insegnanti dal secondo giorno chiedono al genitore di rimanere in struttura ma lontano dalla sezione per vedere come si comporta il bambino. Io ho finito oggi e devo dire che mi sono trovata bene con questo metodo, la bimba ha giocato, fatto un riposino e mangiato senza la mia presenza e durante una piccola crisi si e’ lasciata consolare bene dalle maestre.
      Mi aspetto comunque momenti difficili forse nei primi giorni ma trovo comunque valido questo metodo d’inserimento. (ps anche io sono insegnante e quindi forse per me e’ più facile condividere questi nuovi metodi )

    6. Abbiamo inserito i nostri figli all’asilo di Torre d’Isola e a Bereguardo (PV); in entrambi i casi è stato necessario un periodo di 2 settimane ma a Torre d’Isola sono stati fatti dei turni di 5 bambini per volta e gli ultimi ad essere inseriti hanno veramente dovuto aspettare un tempo esagerato.
      Secondo me non è assolutamente accettabile che vengano trattati allo stesso modo bambini che hanno fatto 1 o più anni di nido e bambini che sono stati sempre con nonni o genitori. Questo sia perchè i bambini del nido sono normalmente abituati ad un ambiente molto simile sia perchè con ogni probabilità i genitori che hanno dovuto ricorrere al nido avranno maggiore urgenza di un passaggio immediato e preciso dal nido all’asilo.
      Già perchè una delle cose che generano problemi non è solo il tempo di inserimento ma anche il periodo preciso: l’inizio… e quindi la fine!
      Mi sbaglierò ma non credo che questo discorso valga per bambini che sono stati tenuti da nonni o genitori: cosa potranno cambiare ad un nonno o ad un genitore 2 o anche 5 settimane di inserimento? Pazienteranno ancora un pochino e poi finalmente saranno liberi!

      Il problema dell’inserimento da noi sembra poi quasi ripetersi negli anni successivi non solo alla materna ma anche con la scuola primaria: perchè la prima settimana devono fare solo il mattino??

    7. Ed eccomi qui con il primo giorno alla materna, anche qui tre settimane buone prima di fermarsi a pranzo. Sono da sola e per fortuna i nonni sono ancora in salute e si possono spostare in auto per darmi una mano, se no avrei dovuto trovare una sconosciuta baby-sitter per questo mese oppure davo forfait con il lavoro. Mi piacerebbe davvero parlare con le maestre per sapere nella loro esperienza che cosa succede con un inserimento più rapido, vista dalla parte di una mamma è un sistema che ti fa sbattere il naso con il bivio “famiglia oppure lavoro”.

    8. Come educatrice ho incontrato mamme che avevano fretta di inserire il bambino al nido perchè materialmente non avevano la possibilità di avere tempi lunghi a casa dal lavoro e per scontro spesso i loro figli avevano bisogno di tempi lunghi!
      Ho incontrato mamme che invece avrebbero continuato la tiritera per mesi ….ne ho viste un po’ di tutti i colori, poi è anche vero che c’è il fattore economico….! Per esempio nel nido dove lavoravo cercavamo di organizzare gli inserimenti in modo da non far buttare troppi soldi ai genitori….

      ora che mi ritrovo io ad inserire mio figlio alla scuola dell’infanzia (visto che al nido lo aveva inserito papà e cmq aveva un anno è stato facile….)che rimane due ore al giorno…che al mattino sto un po’ con lui…mi rendo conto che sono fortunata ad avere del tempo per seguirlo..perchè ne ha bisogno!nonostante sia stato al nido…perchè questa è un’esperienza diversa e lui è grande e consapevole!!! Nella sua scuola fatto due giorni di un’ora solo i nuovi tutti assieme, poi una settimana di due ore…. e poi via andare in base a chi è pronto… per iniziare hanno una maestra di supporto e sono in compresenza! c’è da valutare anche che nn tutti i genitori sanno che le maestre in questi giorni cercano di organizzarsi in modo da essere assieme…e la coperta è corta….da quante parte qualcosa rimane scoperto.

    9. Scrivo da Milano. i miei figli hanno fatto un inserimento di tre settimane al nido , ma ci sono andati a 7 mesi e io sono rientrata in ufficio subito dopo, quindi avevo tempo da dedicare alla lunga trafila. Invece alla materna non siamo andati oltre la seconda settimana. d’altra parte venivano da tre anni di nido e mi sembravano assurdi discorsi tipo “oggi proviamo a farlo mangiare/dormire senza mamma”. ma se sono tre anni che non mi vede per tutto il giorno, si sarà abituato no? io ho fatto così: la prima settimana di inserimento ho preso permessi alla mattina, il piccolo usciva da scuola e lo mollavo ai nonni e riuscivo ad arrivare in ufficio a mezzogiorno. la seconda settimana ho dichiarato alle maestre che io l’avrei accompagnato alla mattina, ma al pomeriggio dopo la pappa o la nanna sarebbero andati i nonni e così già dalla seconda settimana di inserimento arrivavo in ufficio max alle 10. alla terza settimana facevano già orario completo. sono riuscita a fare così sia per il primo figlio che per il secondo, e non erano maestre che conoscevo. diciamo che ho un po’ imposto la mia modalità, mi hanno guardato un po’ strano ma non c’era alternativa. sono d’accordo con Carling che è forse più pesante aspettare che l’inserimento inizi, in certe classi inizia persino ad ottobre!!!! io lo trovo assurdo.
      c’è da dire che ho la fortuna di avere figli molto adattabili a cui le novità (scuola, maestre, compagni, ambiente, orari) fanno un baffo e quindi è stato tutto abbastanza agevole e persino divertente alle volte. Però capisco che dipende tanto dal bambino e anche un po’ dai genitori (una mia collega quando ha inserito la figlia alla materna piangeva e piangeva anche la bambina e sono andate avanti così per giorni…..).
      A mio parere dopo i primi giorni di inserimento bisognerebbe valutare bambino per bambino come va e vedere chi ha bisogno di qualcosa di diverso e per chi invece sta bene velocizzare la procedura. Insomma personalizzare. Secondo me è fondamentale ma mi sembra che purtroppo si applichi una modalità standard come se tutti i bambini avessero bisogno di tempo.
      E poi aggiungo che certe volte anche i genitori dovrebbero essere più tranquilli. Il nido e la materna sono delle belle esperienze e i bambini sono in buone mani. Bisogna un po’ crederci. Se siamo noi i primi a pensare che li stiamo abbandonando, sicuramente loro “sentono” questa nostra ansia. Non abbiate sensi di colpa, è il loro ingresso nella società, è necessario e staranno bene. E starete meglio anche voi!

    10. Tutto esatto! Quello che qui non dici, e che invece succede qui a Milano, è che oltre a durare 3 settimane, l’inserimento alla materna viene fatto a scaglioni di 3-4 bambini A SETTIMANA!! questo vuol dire che in una classe di 25-28 bambini, l’inserimento inizia l’11 settembre e finisce a novembre!!! E chi ha la sfortuna di capitare nell’ultimo scaglione dove tiene il figlio fino all’inizio di questo folle inserimento? Questo è il bene dei bambini? Mio figlio se aspetta così tanto rischia oltre che di disabituarsi ai ritmi da nido, anche di finire nelle mani di una babysitter sconosciuta che lo tiene tutto il giorno davanti alla tv…

    11. 3 settimane eterne di inserimento. mi sono dovuta tenere la maternità perche non mi bastano le ferie. e i bambini? “mamma, perchè gli altri (4-5 anni) stanno a scuola, e io devo tornare a casa?
      scuola non al passo con le situazioni familiari dove entrambi i genitori lavorano e non hanno supporti familiari

    12. Roma
      A gennaio si comincia col nido. L’inserimento previsto è di tre giorni, flessibili a seconda delle esigenze del bambino. Non avevo mai sentito parlare di inserimenti lunghi settimane, immagino sia stata fortunata.
      Mi auguro andrà bene per il mio piccoletto…e per me. Chi lo farà poi a me l’inserimento quando mi troverò con le braccia vuote?

    13. un disastro! questo inserimento stato un disastro!
      mi illudevo che una settimana, max 10 giorni, sarebbero bastati, e invece siamo quasi a un meseee!
      la prima settimana un’ora, massimo 2, al giorno e pianti a non finire; seconda settimana comincia a pranzare e a mezzogiorno e mezza e già fuori; poi si ammala, dieci giorni a casa (con tosse, febbre, dentini nuovi e chi più ne ha più ne metta), oggi rientra e bsogna ricominciare tutto di nuovo!
      non ce la posso fare, ohi ohi

    14. sono alle prese con l’inserimento al nido (provincia di Bologna) di mio figlio di 18 mesi. Io sono una ricercatrice e non ho dovuto chiedere permessi di lavoro. Ha iniziato a mangiare all’asilo l’11esimo giorno di inserimento. Fino ad allora ha sempre pianto quando io me ne andavo (sono rimasta in sezione con lui solo il primo giorno, per un’ora e il secondo per mezz’ora) e ha quasi sempre passato le giornate seduto sul passeggino (su sua richiesta) a guardare i libri, non accettando altre proposte da parte delle dade. Questo comportamento mi risultava stranissimo, noi usiamo pochissimo il passeggino ed Elio è un bimbo molto socievole e abituato a stare con gli altri – per cui mi è venuto un gran magone a pensarlo lì con il suo libro mentre gli altri bimbi giocavano, io che ero partita super entusiasta del nido e dell’esperienza che avrebbe fatto. Ora mangia al nido da due giorni ed è andata molto bene, gioca serenamente e mangia senza problemi: oggi quando mi ha visto era chiaro che sarebbe voluto rimanere. La settimana prossima inizierà a dormire, quindi se tutto fila liscio sarà un inserimento di 4 settimane, che a me è parso ragionevole che ci ha dato il tempo di prendere nuovi ritmi anche in famiglia (cena e nanna prima del solito). Alcuni bimbi ci hanno messo tempo, altri di più: le dade di fatto hanno personalizzato l’inserimento nonostante ci fosse un calendario programmato – cosa che ho molto apprezzato (anche perchè, appunto, non avevo problemi di orari di lavoro…)

    15. io vivo in giappone, e il prossimo aprile mia figlia comincerà a frequentare la scuola materna. l’inserimento però è iniziato esattamente un anno prima. abbiamo fatto un incontro al mese, più o meno, per sei mesi, in cui veniva “simulata” una parte della giornata dell’asilo (gli incontri duravano circa un’ora e mezza). poi c’è stata l’iscrizione vera e propria e ora prima dell’inizio dell’anno scolastico ci saranno ancora tre incontri (due con le mamme/papà presenti e uno senza).
      nel frattempo, siamo stati “invitati” a tutti gli eventi (recite, festa della ginnastica, bazar) organizzati dall’asilo e mia figlia per adesso ci è sempre andata volentieri. non so ancora fino a che punto abbia capito che l’asilo è un posto in cui si va senza mamma, e per di più tutti i giorni. insomma, vedremo se questo tipo di inserimento funzionerà.

    16. @Cinzia: Bibo ha 14 mesi, io ho ripreso a lavorare che ne aveva 4 e l’ho lasciato dalle nonne, ha sempre dimostrato di essere socievole e non ha mai dato segnali di attaccamento estremo a me o a qualcun’altro, ecco perchè mi sono stupita della sua reazione!
      cmq oggi è andata un pochino megli, ha piangiucchiato un pò all’inizio ma poi si è calmato ed è stato tranquillo, anzi, la nonna l’ha trovato che ballava e non voleva andare via!

    17. @Francesca: ma quanti anni ha Bibo? e ancora, non lo avevi mai lasciato solo che ne so dalla zia, dalla nonna, con la baby sitter?

    18. mi ero illusa che per il mio Bibo bastasse solo una settimana o poco più per l’inserimento al nido, socievole com’è!
      invece sono passate 2 settimane e siamo ancora ad un’ora al giorno e pianti disperati e notti insonni…non me l’aspettavo!
      sono devastata

    19. commento molto OT: a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale??? Ma dai! Ci siamo sempre andati in luglio o agosto e non mi è mai venuto in mente di cercarla! :D

    20. @Serena, Elena: bene allora resto :-) e mi leggo i post

      per quanto riguarda i baci nella scatola non è una mia idea (magari fossi così creativa) ma un’idea rubata dalla moglie di Babbo Natale,Natalina, che abbiamo incontrato nella casa di Babbo Natale (a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale :-)))

    21. Grazie, Serena e Cinzia, i vostri sono ottimi consigli. Io avevo provato queste cose, la mia bimba capisce che voglio renderla più tranquilla, darle dei modi concreti per sentirmi lì vicina e li rifiuta, mi sembra di capire che lei non voglia essere tranquillizzata, credo che pensi “Se io sono più tranquilla, la mamma mi lascia da sola” è un loop che rispecchia la usa piccola età :-) senza pensare che se è più tranquilla non ha più paura di lasciare la mamma… Dicevo che ho già provato, ma leggere le vostre risposte mi sprona a provarci ancora, con pazienza, mi devo dare del tempo e prima o poi funzionerà. Anche parlare con le maestre come mi consiglia giustamente Serena chiedendo loro aiuto è stato fatto, ma forse posso rifarlo. Leggendovi capisco che sono le cose giuste e non devo mollarle per un primo fallimento!
      Cinzia:quando ho avuto il mio primo bimbo, molto vivace ed esigente, credevo che fosse il massimo dell’impegno. Invece da quando è nata la bimba capisco cosa vuol dire “amplificato” e i consigli di questo blog vanno benissimo, sia per gli amplificati che per tutti gli altri bimbi.

    22. @Cinzia possiamo semplificare il concetto dicendo che i bambini amplificati qualcuno li chiama iperattivi, però non è esattamente la stessa cosa, perché l’iperattività viene diagnosticata da un medico, ed è una condizione più o meno seria, mentre l’amplificazione non è una diagnosi (ti prego leggiti i post!) Sia io che Silvia abbiamo dei bambini amplificati, e questo è il motivo per cui siamo diventate amiche e abbiamo deciso di aprire questo sito (puoi leggerlo nella pagina chi siamo). Però come vedi scriviamo articoli di utilità generale, quindi non è un sito per genitori di bambini amplificati, ma è un sito per genitori con voglia di condividere le proprie esperienze.
      Carina l’idea della scatolina con il bacio! :)

    23. @Illa: a mia figlia davo una scatolina piccina con dentro ripiegati in 4 dei bigliettini dove avevo stampato dei miei baci con il rossetto…le dicevo che se le mancavo (lei usa/usava questa frase “ma tu mi manchi mamma!) poteva aprire la scatolina e aprire un bigliettino e mettere un bacio della mamma sulla guancia….
      devo dire che ha funzionato….(anche se lei poi non ha mai avuto veramente bisogno di aprire la scatolina e mettersi il bacio sulla guancia, perchè troppo presa dalla giornata di scuola :-))

    24. @Serena: probabilmente è così, non ne avrò visti e mia figlia è solo un pò rompina. cmq mi leggerò i link che mi hai segnato.
      un’ultima cosa “i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste” mi hai scritto prima, ciò non vuol dire che possono scrivere solo i genitori di bambini amplificati? (ma quindi con amplificati intendi quello che qualcuno chiama iperattivi?) io,mamma di due bambini un pò rompini, posso continuare a scrivere? ;-)

    25. @Cinzia mi dispiace, ma dalla tua risposta capisco che tu non hai mai visto un bambino amplificato ;)
      Tutti i bambini sono speciali, e su questo siamo tutti d’accordo, ma ti prego non dirmi che fanno tutti così perché so con certezza che non è assolutamente vero. Comunque se vuoi discutere questo topic puoi farlo in uno dei post che ti ho linkato. Ti prego però di leggerli attentamente tutti e tre prima di commentare.

    26. @Serena: diciamo che la maggior parte dei bimbi che conosco lo sono e questo mi porta a dire che i bambini sono così, io ero così all’età di mia figlia! cioè donne, i bimbi sono bimbi, mica bambolotti! ho sempre considerato mia figlia un pò rompina ma tendenzialmente nella norma,mai pensato fosse amplificata….nel senso che ogni bimbo ha il suo carattere, la sua personalità. Anche mio figlio Francesco è così, ma lo esprime in maniera diversa (lei parla parla parla chiede chiede chiede, lui ribolle ribolle ribolle, pensa pensa pensa)…….carino come termine, ci fa sentire tutti più speciali

    27. @Illa ma hai provato a spiegarle tutta questa storia a questa maestra? E a dirle che è proprio un periodo così per la bimba. Ovviamente evita di dire “non mi piace questa tecnica che tu applichi” ma parla solo delle difficoltà di tua figlia, e chiedile se potete pensare insieme una strategia per aiutare la tua bambina in questo momento delicato. Gli insegnanti, anche i più incompetenti, sono mediamente molto contenti se il genitore chiede il loro aiuto. Parlatene insieme, senza porre giudizi su quello che lei fa, ma pensando alla bimba e a cosa può funzionare. Magari potresti accompagnarla un quarto d’ora prima per poter rimanere con lei li e avere un passaggio più graduale. A parte il discorso dell’insegnante provate a pensare te e la tua bimba ad un qualcosa da fare insieme che segna il passaggio. Un braccialetto speciale che vi scambiate al momento del saluto, che lei tiene con se. Una formula speciale, un rito, insomma qualcosa di vostro che ripetete ogni giorno rigorosamente. Una volta raggiunto l’accordo però, pensa che fatto il rito tu vai via, e non ci sono urla o pianti che possano trattenerti. Lo so che suona male, ma è importante che tu rispetti il patto: facciamo il rito e poi ci salutiamo. Questo le da sicurezza, le fa capire che tu rispetti la parola data, e quindi che tornerai a prenderla proprio come le hai promesso. Sono riuscita a spiegarmi?

      @Cinzia i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste. Prova a leggere qui:
      http://genitoricrescono.com/capire-il-temperamento/
      http://genitoricrescono.com/bambino-vivace-come-altri/
      http://genitoricrescono.com/il-mio-bambino-amplificato/
      o a cercare bambini amplifiicati su questo sito :)

    28. ad Illa:
      bambina amplificata? che vuol dire? mi sa che anche mia figlia lo è…nel senso che continua continua continua chiede chiede chiede ripete ripete ripete fino a che non ha risposta, o non le si dà ragione o non le si dà quello che chiede (naturalmente non esiste che ottiene tutto quello che chiede,ma ora,che è più grande, si accontenta delle spiegazioni razionali che lei ritiene convincenti)..

      per il resto sull’inserimento, non dico nulla (avevo già espresso le mie opinioni settimane) e mi scuso se sono andata fuori tema,ma mi interessa questa questione di “bambina amplificata”

    29. Per me è stata illuminante la frase di Serena sul criterio di successo dell’inserimento, è proprio utile pensarla così e mi sta guidando nell’inserimento della mia Fragolina alla materna. Purtroppo nel mezzo dell’inserimento abbiamo dovuto sospendere la frequenza della scuola per un incidente capitato al fratello, accaduto lontano da casa e che ha comportato un ricovero in ospedale a 100 km da dove abitiamo, con conseguente permanenza nostra vicino all’ospedale.
      Fragolina ha anche assistito a quello che è accaduto al fratello di 8 anni, che è caduto da un albero e lei l’ha visto accasciato per terra, con sangue che usciva dalla bocca e il papà che era lì con loro del tutto sconvolto. Lei dice “Mi ha fatto tanto piangere quello che è successo e ha pianto anche il papà…” Da quel giorno, mi sta attaccata come un’ombra, mi riempe di baci da mattina a sera, mi dice che sono il suo amore e che senza di me si sente sola, che ha paura che io vada via, ecc… Ora il bimbo si sta riprendendo bene, ha varie ferite ma nulla di preoccupante. Ma la bimba sembra aver subito un trauma e aver sviluppato una forte ansia da separazione da me. Ieri ha ricominciato la materna dopo la settimana di interruzione. Fortunatamente c’era una maestra molto dolce ad accoglierla e nonostante le difficoltà, dopo un po’ sono potuta uscire lasciandola non angosciata come quando eravamo arrivate. Per le regole della scuola il periodo inserimento è terminato, perciò quando chiudono i cancelli io devo essere fuori. Ma ieri mi è servito molto ripetermi la frase di Serena “La maestra Elena sa come consolare Fragolina e la bimba accetta di essere consolata da lei”. Oggi invece… la maestra che accoglieva i bimbi era un’altra, molto esperta e brava per certi versi, ma che nonostante le abbia raccontato di come sta male in questo periodo Fragolina, le ha prestato attenzione solo nel momento in cui si avvicinava l’orario della chiusura dei cancelli. La bimba ha cominciato a riempirmi di baci – di solito lei quando accetta che il papà o la mamma vadano via, suggella questa cosa con un bacio solenne di saluto – ma i baci continuavano, a me sembrava che stesse continuando fino a che non si sarebbe sentita meno angosciata, era uno stato d’animo visibile a chiunque, era proprio angosciata… la maestra me l’ha strappata dalle braccia, Fragolina si attaccava alle mie dita, ai capelli con tutta la sua forza urlando “Un bacino, un bacino…” e la maestra mi ha chiesto di andarmene perché sennò era peggio. Da parte mia non c’è mai stata una comunicazione alla bimba di sfiducia verso le maestre, anzi, quindi a lei non è arrivata di sicuro un’incertezza – o una svalutazione -in questo senso, ma oggi dentro di me oltre alla grande tristezza nel vedere la mia piccola che si dimenava per avere quello che comunque è un SUO DIRITTO c’è stata disapprovazione per questo modo di concepire il distacco da parte della maestra. Mi ha ricordato vecchi metodi, non sono del tutto sbagliati, ma non c’è un ascolto al bisogno specifico di quel bimbo o di quella coppia genitore-figlio, che renderebbe invece più piacevole e “veloce” un tale addattamento alla scuola e anche un attaccamento alle figure delle educatrici e dei compagni.
      Preciso che la bimba ha anche frequentato il nido e ci andava volentieri, ora il problema c’è solo nel distacco da me, per il resto della giornata a scuola la piccola sta volentieri, gioca, mangia, dorme. Solo che il suo dramma inizia già la sera quando deve andare a dormire e mi chiede di prometterle che il giorno dopo o non andrà alla scuola o che se ci andrà io sarò lì con lei tutto il tempo per continuare la mattina dopo. Io non voglio dirle bugie, perciò non le prometto quella cosa, ma che l’aiuterò a farsi coraggio, che le maestre la abbracceranno, ecc..
      Però questo non funziona, lei è una bambina amplificata e sapete come sono intensi e tenaci/persistenti.
      Ho cercato di sintetizzare, so che ci sarebbe molto altro da dire, ma avrei bisogno di un consiglio: come posso parlare a questa maestra in modo efficace, per concordare una modalità di inserimento adeguato alla mia piccola in questo momento così difficile? Come posso farlo senza che lei si metta sulla difensiva? E senza che inserisca ciò che le dirò nelle cose-che-scocciano-genitori-iperprotettivi? Non la conoscete, però ho fiducia nei vostri consigli, secondo me ci azzeccherete lo stesso! Grazie

    30. Abbiamo appena concluso l’inserimento alla materna, inserimento che è durato 3 settimane. Avendo 5 lavori in due, dato che siamo precari, è stata un gioco di incastri abbastanza stressante che però abbiamo concluso noi: dopo le prime due settimane abbiamo comunicato che o lo prendevano full time o lo rimettevamo nel vecchio nido privato (ovviamente pagato come baby parking) per poi riportarlo una volta inziate tutte le attività e l’orario normale.
      Quindi fatte solo due settimane, con nessun problema da parte del cucciolo, abbiamo iniziato l’orario pieno.
      Siamo nelle Marche e sto parlando di una scuola statale, qui le differenze di inserimento sono tante anche da una Dir. didattica all’altra; ma mi è pesato dovermi piegare a delle esigenze che di fatto erano amministrative (pochi soldi?) e avevano poco a che fare con le esigenze dei bambini. E poi mio figlio è stato da subito espansivo, invadente, entusiasta.. riprenderlo dopo 1 ora di inserimento significava letteralmente inseguirlo perché non voleva farsi portare via.

    31. Sarà che vivo all’estero (Belgio) da più di 10 anni ma sono proprio sconvolta quando leggo (o so via le mie amiche in Italia) di questi periodi eterni di inserimento. Qui in Belgio – anche se le pratiche variano un minimo da asilo ad asilo e da scuola a scuola – mio figlio Raphael ha fatto l’inserimento alla scuola materna (ha quasi 3 anni) in pochi giorni: è andato per una settimana solo la mattina e poi ha iniziato fino alle 4 del pomeriggio (e questo solo perché ho voluto io, grazie al fatto che mia madre era qui ad aiutarmi, senno’ avrebbe potuto benissimo cominciare full time). Tra l’altro devo dire che l’ho fatto gradualmente anche perché la scuola è in un lingua diversa (francese) da quella in cui ha fatto l’asilo (olandese) e che lui non parlava veramente. Be’, nonostante tutto questo (e il fatto che dalla 4 alle 6:30/7:00 stia con una baby sitter perché sia io che il padre lavoriamo full time), devo dire che l’inserimento è andato benissimo, e anche la nuova lingua non è stata un grosso problema.

      Conclusione: mi sa che le vere ragioni siano appunto che c’è in Italia purtroppo una carenza di personale, non tanto il benessere del bambino…

      Laura

    32. Anche io comprendo benissimo la preoccupazione di Rosaria, io stessa il primo anno di materna di mia figlia ho avuto le stesse preoccupazioni (su questioni diverse) e nonostante all’inizio venissi ignorata, sono voluta andare a fondo e ho risolto (purtroppo) solo dopo uno scontro abbastanza acceso con la maestra, che ovviamente è risultata l’unica responsabile della situazione che si era creata. Mi è costato moltissimo, ancora adesso tremo dalla rabbia, ma da quel giorno le cose sono migliorate. Gli ambienti scolastici, a qualsiasi livello, dipendono dagli insegnanti, le maestre magari non riescono ad occuparsi in modo approfondito di 25 bimbi contemporaneamente (anche a me veniva detto ciò), ma se un genitore solleva un problema, hanno l’obbligo morale e professionale, di ascoltarlo e adoperarsi per risolverlo… Non so come funzioni a Napoli, ma a me è servito segnalare il problema alla Preside del plesso scolastico. In bocca al lupo!

    33. Si, Rosaria, le classi miste esistono e spesso sono molto costruttive. Qui invece, dal tuo racconto, mi sembra proprio che lo spirito non sia quello giusto.
      E’ un po’ troppo diffusa l’etichetta di “mamma ansiosa” per sminuire quello che un genitore segnala ai maestri o educatori. Condivido l’analisi di Claudia: questi bambini criticano perchè abituati alla critica. Francamente mi sembri più che giustificata.
      In questi casi secondo me bisogna insistere per far sentire la propria voce: se poi ti renderai conto di essere stata “mamma ansiosa”, magari sarai pronta a tornare sui tuoi passi, ma così comprendo benissimo la tua preoccupazione.
      La verità è che la maestra DEVE stare dietro a tutti. Non si può trascurare un bambino in difficoltà e se in questo momento è necessario che si concentri su tua figlia, credo che tu possa pretenderlo.

    34. @Claudia, sto indagando dal 1° giorno di scuola.ogni volta che dico qualcosa sono presa per la “mamma ansiosa” con 1 solo figlio :(.mi dicono spesso che i bimbi fantasticano ed esagerano, il fatto è che io ho sempre dialogato con mia figlia e mi faccio raccontare quel che fa. in pratica quelli più grandi si “occupano” di quelli più piccoli xchè le classi sono di 25 bimbi con una sola maestra che non può star dietro a tutti…questa è la spiegazione. secondo me è impensabile! ma anche nelle vostre città esistono le classi miste di età?
      grazie