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L’inserimento alla materna e il lavoro delle mamme

Scritto il 19 Sep 2011 da Serena 85 commenti

Vi siete mai chiesti per quale motivo il periodo di inserimento al nido o alla materna sembra dover durare in eterno? Si parla di 2 o 3 settimane, e in alcuni casi ho sentito parlare persino di 5 settimane. E le mamme come fanno con il lavoro? Ecco vedo che siete saltati sulla sedia perché è evidente che il lavoro della madre deve assolutamente passare in secondo piano rispetto al benessere del bambino. (O forse siete saltati sulla sedia perché da voi l’inserimento lo ha fatto il padre? In tal caso “Chapeau!”)

Per capire per quale motivo la maggior parte delle scuole d’infanzia sceglie un periodo di inserimento così lungo bisogna risalire alle teorie dell’attaccamento, di cui John Bowlby è considerato il padre. Questa teoria studia le varie fasi che caratterizzano la relazione tra madre e figlio nei primi anni di vita e come la qualità dell’attaccamento stabilito con la madre condizioni la capacità di relazione con gli altri e con il mondo esterno persino nella vita adulta. Volendo riassumere al massimo i concetti, possiamo dire che dalla simbiosi iniziale dei primissimi mesi in cui in realtà la madre, o la persona che si prende cura del neonato, è ancora perfettamente sostituibile, si arriva alla fase intorno agli 8-9 mesi in cui il legame con il caregiver diventa più speciale, e il bambino inizia a differenziare il suo comportamento con le persone con cui viene in contatto. Man mano che il bambino cresce riesce ad acquisire crescente autonomia a patto di avere instaurato un legame sicuro con il caregiver principale. Il concetto è quello di avere una base sicura a cui far ritorno, che gli garantisca la stabilità emotiva di sopportare un temporaneo allontanamento. Un attaccamento sicuro si crea quando la madre, o il caregiver, risponde immediatamente ai bisogni del bambino offrendogli tutte le cure pratiche e affettive e la vicinanza fisica di cui ha bisogno. Nella vita di un bambino si creano anche delle figure di riferimento secondarie che svolgono una funzione rassicurante in assenza della madre (o del caregiver principale). Il rapporto con le figure secondarie è tanto migliore tanto più sicuro è l’attaccamento con il caregiver principale.

Questo è un riassunto banalizzato della teoria dell’attaccamento, e spero di non aver semplificato troppo il concetto, ma mi premeva introdurlo per spiegare il motivo dei metodi normalmente scelti per l’inserimento nelle scuole. Il tempo dell’inserimento è in teoria quello necessario al bambino per crearsi delle relazioni con i caregiver secondari, che andranno a sostituirsi alla figura di riferimento principale durante la permanenza al nido o alla scuola. Ovviamente il tempo dipende dall’età del bambino, ma non solo.

Quando possiamo affermare che l’inserimento è avvenuto con successo? Per quanto tutti noi vorremmo lasciare il bambino all’asilo felice e sorridente, questo non è detto che avvenga, almeno non sin dal primo giorno. Il momento del distacco dalla mamma può prevedere comunque un certo numero di lacrime versate, il che è semplicemente il segnale di una salda relazione con il caregiver principale, e della naturale tristezza nel lasciarlo. L’inserimento è ben riuscito se l’educatrice, ovvero il caregiver secondario, è in grado di consolare il bambino in un tempo ragionevole.

Vediamo quindi quali sono le condizioni che favoriscono l’inserimento, ricordandoci che lo scopo è di far avere al bambino la possibilità di conoscere il nuovo ambiente e le persone che si prenderanno cura di lui/lei in assenza della madre. Il bambino dovrebbe imparare a sentire quell’ambiente come accogliente, sereno, tranquillo. Perché questo avvenga ci sono alcune condizioni importanti:

  • l’ambiente deve essere accogliente e a misura di bambino
  • l’educatrice deve accogliere il bambino cercando di stabilire un contatto con lui, ad esempio abbassandosi al suo livello quando gli parla, guardandolo negli occhi, mostrandosi disponibile sin dall’inizio
  • la mamma (o chi per lei) deve riuscire a trasmettere al bambino il messaggio che lo sta lasciando nelle mani di qualcuno di cui lei per prima si fida ciecamente.
    Se la mamma lascia il figlio li con la morte in petto, allora ci sono ottime probabilità che il bambino non si sentirà a suo agio, perché per quanto si tenti di far finta di nulla i bambini sanno leggerci dentro.

E il fattore tempo? Quanto tempo è necessario perché tutto ciò avvenga?

Il fattore tempo è ovviamente importantissimo, ma non è necessariamente lungo.
Prima di tutto perché la componente di temperamento del bambino, e le sue abitudini prima di entrare nel mondo scolastico hanno un ruolo determinante. Ci sono bambini (ed adulti) empatici, aperti e solari che riescono ad entrare in sintonia immediata con chi gli sta di fronte, e altri chiusi e sospettosi che prima di parlare con un estraneo ci mettono 3 mesi di frequentazione quotidiana (ogni riferimento a persone o bambini di mia conoscenza non è casuale ;) ).

Lo stesso Bowbly probabilmente direbbe che il periodo necessario affinché un bambino entri in relazione sicura con il nuovo ambiente e il personale è assolutamente individuale. Quindi a rigore l’inserimento andrebbe fatto personalizzato a seconda della reazione del bambino in questione.
Non solo, l’inserimento da stillicidio, di un’ora il primo giorno, con aumento gradualissimo fino a 5 (cinque!!!!) settimane, per alcuni bambini potrebbe essere persino controproducente. Ad esempio per un bambino che odia i cambiamenti, il tempo necessario a familiarizzare con un nuovo ambiente è più lungo che nei bambini pronti ad saltare con entusiasmo nelle nuove situazioni. In pratica il primo giorno in un’ora ha appena deciso di spostarsi dalle ginocchia della madre che -zach- è ora di andare via. E il giorno seguente dovrà iniziare tutto da capo. Per un bambino di questo tipo un sistema che gli permetta di esplorare il nuovo mondo in sicurezza (ossia con la mamma o il papà vicini) per un periodo più lungo è la cosa migliore.
Allora mi chiedo perché si continua ad applicare ciecamente e pedissequamente una tecnica che non è detto sia la migliore per tutti e che crea dei danni economici pazzeschi, genera stress nelle famiglie, e potrebbe farlo persino nel bambino che tanto si vuole mettere a suo agio?

E’ da una settimana a questa parte che non faccio che leggere commenti acidissimi sul web e su facebook per periodo di inserimento apparentemente infinito alla scuola materna o al nido. I tempi variano dalle 2 settimane fino anche a 5 settimane prima di arrivare a regime con l’orario completo. E devo dire che non posso fare a meno di simpatizzare con chi è arrabbiato per dover subire questa tortura, soprattutto dopo avere sperimentato il mitico inserimento in 3 giorni in un asilo svedese l’anno scorso con Pollicino.

La situazione ha raggiunto livelli al limite del paradosso. Ci sono mamme lavoratrici con bambini abituati a passare da una baby sitter ad un’altra, che subiscono un inserimento graduale lentissimo, quando molto probabilmente potrebbero sostenere direttamente l’orario pieno o quasi nell’arco di pochissimi giorni. Ci sono mamme che perdono il lavoro, magari in nero, perché sono costrette a prendersi settimane per inserire un bambino al nido, che poi si troverà ben inserito senza traumi, ma con una madre disoccupata. Ovviamente il tutto dipende molto dal tipo di lavoro che si ha, e da quanto è difficile prendersi qualche settimana di ferie in più, ma per la maggior parte dei lavoratori dipendenti questo è un problema, e anche per la maggior parte dei lavoratori in proprio questo è un problema perché potrebbe fargli perdere clienti. Eppure è chiaro che non dovrebbe essere il bambino a pagare le conseguenze di questa disorganizzazione sociale.

E se invece si scoprisse che un inserimento personalizzato è la soluzione migliore proprio per il bambino? Se il genitore potesse spiegare le abitudini del figlio al personale scolastico e decidere insieme una strategia che possa funzionare? Ad esempio un bambino che è già andato al nido, probabilmente reagirà meglio all’inserimento alla scuola materna rispetto ad uno che non ha fatto il nido. Se uno potesse dire: guardate che se non lo tenete voi, allora devo chiamare una baby sitter sconosciuta che se lo prenda per le restanti 8 ore perché io devo lavorare, e magari a quel punto si capisce che per il bene del bambino è meglio che la scuola si adatti. Mi rendo conto che flessibilità e organizzazione del personale, non sembrano essere di questo mondo, ma possibile che non ci sia soluzione e che le famiglie (le madri!) debbano accollarsi anche questo compito anche se sembra nuocere economicamente alla famiglia, e in alcuni casi anche al bambino stesso?

A questo punto mi piacerebbe anche capire quanto questo fenomeno sia sentito come un problema in Italia. Facciamo un piccolo censimento tra di noi. Indicate nel commento qui sotto, se avete fatto l’inserimento al nido o alla materna, quanto è durato, e magari la regione di appartenenza, per capire se ci sono differenze regionali. E magari anche se avete dovuto prendere permessi speciali, insomma come vi siete organizzati con il lavoro in questo periodo. Ci aiutate?

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85 Commenti »

  • Luciana ha scritto:

    Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  • Luciana ha scritto:

    Salve , mi chiedo come sia possibile subire una simile scelta senza potere fare nulla! Oggi ho contattato la dirigente scolastica lamentandomi di questo inserimento lungo pari a due settimane ma non interessa a nessuno che per due settimane il bambino scolarizzato dall età di 6 mesi sarà trattato come un pacco regalo con evidente ansia di gestione dei genitori! Possibile che non ci sia una struttura a tutela della famiglia e delle mamme che lavorano le quali non hanno ferie infinite? Sono preoccupata e delusa!

  • Mamma avvocato ha scritto:

    Ciao.
    Io ho inserito il nano al nido a dieci mesi, a settembre dello scorso anno.
    Erano previsti 5 giorni di inserimento, ma al secondo la maestra di riferimento mi ha invitato a tornare a casa dalle 9 circa a 12 e quando sono andata a riprenderlo mi ha detto di portarlo verso le 9.30 (perche voleva esserci lei ma entrava piu tardi) e poi e il di lasciarlo pure anche a pranzo.
    Quarto giorno orario normale.
    Si sono accorti subito che non aveva problemi, anche perché era abituato a stare con nonni e zii ogni volta che il dovevo lavorare e aveva un pupazzo ed il Ciccio con cui si calmava senza problemi.
    Per altri bambini, so che è durato anche due settimane, perché avevano difficoltà a staccar si.
    Insomma, un inserimento dalla durata non programmata a priori ma personalizzata.
    Nido comunale di Pont Saint Martin: più caro di un privato ma ottimo!

  • Paolina ha scritto:

    Ho inserito la mia prima figlia in un asilo privato (noi abitiamo a Padova) e devo dire che fin da subito le educatrici si sono dimostrate bravissime perchè mia figlia andava volentieri e il suo inserimento è durato tre gg in tutto.
    Poi sono rimasta nuovamente incinta, ma questa volta abbiamo deciso di iscrivere entrambe le bimbe allo stesso asilo, questa volta comunale visto che la spesa da affrontare era raddoppiata.
    E’ stato un incubo!
    Prima di tutto i bimbi andavano a “punteggio”, cioè in base a reddito ecc..e le mie bimbe erano tra le ultime il che significa che avrebbero cominciato ad ottobre.
    Seconda fase: le due sorelle non potevano andare assieme, prima ha cominciato la grande con un inserimento di 3 settimane, e poi la più piccola, altre 3 settimane.
    Capisco che i bambini abbiano il “loro” tempo, ma chi può permettersi di prendersi tutti questi permessi al lavoro? E una baby sitter?
    Nessuno poi conta che le scuole chiudono circa tre mesi nel periodo estivo e che anche questo rappresenta un problema per chi non ha possibilità economiche nè nonni pronti a correre dietro alle esigenze di due “pesti scatenate”.
    Se poi cambiano scuola è la fine, altro inserimento!!! Io ho perso il lavoro per questo, in quattro viviamo con un solo stipendio, pensiamo bene a queste problematiche!

  • I bamboccioni nascono davvero all'asilo? | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] a mio parere il merito di contestare, pure nella sua superficialità. Il primo è il problema del lungo inserimento alla scuola materna, da alcune strutture applicato rigidamente, indipendentemente dalle abitudini [...]

  • Paola ha scritto:

    Iniziato inserimento al nido con mia figlia di 16 mesi in un nido comunale di reggio Emilia (famosi per essere le strutture per infanzia migliori al mondo ) l’inserimento con la presenza del genitore dura 4 giorni, già dal primo giorno i bambini possono mangiare sia la frutta del mattino che il pranzo per far ritorno a casa verso le 11.15 con il genitore. Le insegnanti dal secondo giorno chiedono al genitore di rimanere in struttura ma lontano dalla sezione per vedere come si comporta il bambino. Io ho finito oggi e devo dire che mi sono trovata bene con questo metodo, la bimba ha giocato, fatto un riposino e mangiato senza la mia presenza e durante una piccola crisi si e’ lasciata consolare bene dalle maestre.
    Mi aspetto comunque momenti difficili forse nei primi giorni ma trovo comunque valido questo metodo d’inserimento. (ps anche io sono insegnante e quindi forse per me e’ più facile condividere questi nuovi metodi )

  • Luca Aschieri ha scritto:

    Abbiamo inserito i nostri figli all’asilo di Torre d’Isola e a Bereguardo (PV); in entrambi i casi è stato necessario un periodo di 2 settimane ma a Torre d’Isola sono stati fatti dei turni di 5 bambini per volta e gli ultimi ad essere inseriti hanno veramente dovuto aspettare un tempo esagerato.
    Secondo me non è assolutamente accettabile che vengano trattati allo stesso modo bambini che hanno fatto 1 o più anni di nido e bambini che sono stati sempre con nonni o genitori. Questo sia perchè i bambini del nido sono normalmente abituati ad un ambiente molto simile sia perchè con ogni probabilità i genitori che hanno dovuto ricorrere al nido avranno maggiore urgenza di un passaggio immediato e preciso dal nido all’asilo.
    Già perchè una delle cose che generano problemi non è solo il tempo di inserimento ma anche il periodo preciso: l’inizio… e quindi la fine!
    Mi sbaglierò ma non credo che questo discorso valga per bambini che sono stati tenuti da nonni o genitori: cosa potranno cambiare ad un nonno o ad un genitore 2 o anche 5 settimane di inserimento? Pazienteranno ancora un pochino e poi finalmente saranno liberi!

    Il problema dell’inserimento da noi sembra poi quasi ripetersi negli anni successivi non solo alla materna ma anche con la scuola primaria: perchè la prima settimana devono fare solo il mattino??

  • Closethedoor ha scritto:

    Ed eccomi qui con il primo giorno alla materna, anche qui tre settimane buone prima di fermarsi a pranzo. Sono da sola e per fortuna i nonni sono ancora in salute e si possono spostare in auto per darmi una mano, se no avrei dovuto trovare una sconosciuta baby-sitter per questo mese oppure davo forfait con il lavoro. Mi piacerebbe davvero parlare con le maestre per sapere nella loro esperienza che cosa succede con un inserimento più rapido, vista dalla parte di una mamma è un sistema che ti fa sbattere il naso con il bivio “famiglia oppure lavoro”.

  • bietolina ha scritto:

    Come educatrice ho incontrato mamme che avevano fretta di inserire il bambino al nido perchè materialmente non avevano la possibilità di avere tempi lunghi a casa dal lavoro e per scontro spesso i loro figli avevano bisogno di tempi lunghi!
    Ho incontrato mamme che invece avrebbero continuato la tiritera per mesi ….ne ho viste un po’ di tutti i colori, poi è anche vero che c’è il fattore economico….! Per esempio nel nido dove lavoravo cercavamo di organizzare gli inserimenti in modo da non far buttare troppi soldi ai genitori….

    ora che mi ritrovo io ad inserire mio figlio alla scuola dell’infanzia (visto che al nido lo aveva inserito papà e cmq aveva un anno è stato facile….)che rimane due ore al giorno…che al mattino sto un po’ con lui…mi rendo conto che sono fortunata ad avere del tempo per seguirlo..perchè ne ha bisogno!nonostante sia stato al nido…perchè questa è un’esperienza diversa e lui è grande e consapevole!!! Nella sua scuola fatto due giorni di un’ora solo i nuovi tutti assieme, poi una settimana di due ore…. e poi via andare in base a chi è pronto… per iniziare hanno una maestra di supporto e sono in compresenza! c’è da valutare anche che nn tutti i genitori sanno che le maestre in questi giorni cercano di organizzarsi in modo da essere assieme…e la coperta è corta….da quante parte qualcosa rimane scoperto.

  • acasadiclara ha scritto:

    Scrivo da Milano. i miei figli hanno fatto un inserimento di tre settimane al nido , ma ci sono andati a 7 mesi e io sono rientrata in ufficio subito dopo, quindi avevo tempo da dedicare alla lunga trafila. Invece alla materna non siamo andati oltre la seconda settimana. d’altra parte venivano da tre anni di nido e mi sembravano assurdi discorsi tipo “oggi proviamo a farlo mangiare/dormire senza mamma”. ma se sono tre anni che non mi vede per tutto il giorno, si sarà abituato no? io ho fatto così: la prima settimana di inserimento ho preso permessi alla mattina, il piccolo usciva da scuola e lo mollavo ai nonni e riuscivo ad arrivare in ufficio a mezzogiorno. la seconda settimana ho dichiarato alle maestre che io l’avrei accompagnato alla mattina, ma al pomeriggio dopo la pappa o la nanna sarebbero andati i nonni e così già dalla seconda settimana di inserimento arrivavo in ufficio max alle 10. alla terza settimana facevano già orario completo. sono riuscita a fare così sia per il primo figlio che per il secondo, e non erano maestre che conoscevo. diciamo che ho un po’ imposto la mia modalità, mi hanno guardato un po’ strano ma non c’era alternativa. sono d’accordo con Carling che è forse più pesante aspettare che l’inserimento inizi, in certe classi inizia persino ad ottobre!!!! io lo trovo assurdo.
    c’è da dire che ho la fortuna di avere figli molto adattabili a cui le novità (scuola, maestre, compagni, ambiente, orari) fanno un baffo e quindi è stato tutto abbastanza agevole e persino divertente alle volte. Però capisco che dipende tanto dal bambino e anche un po’ dai genitori (una mia collega quando ha inserito la figlia alla materna piangeva e piangeva anche la bambina e sono andate avanti così per giorni…..).
    A mio parere dopo i primi giorni di inserimento bisognerebbe valutare bambino per bambino come va e vedere chi ha bisogno di qualcosa di diverso e per chi invece sta bene velocizzare la procedura. Insomma personalizzare. Secondo me è fondamentale ma mi sembra che purtroppo si applichi una modalità standard come se tutti i bambini avessero bisogno di tempo.
    E poi aggiungo che certe volte anche i genitori dovrebbero essere più tranquilli. Il nido e la materna sono delle belle esperienze e i bambini sono in buone mani. Bisogna un po’ crederci. Se siamo noi i primi a pensare che li stiamo abbandonando, sicuramente loro “sentono” questa nostra ansia. Non abbiate sensi di colpa, è il loro ingresso nella società, è necessario e staranno bene. E starete meglio anche voi!

  • Carling ha scritto:

    Tutto esatto! Quello che qui non dici, e che invece succede qui a Milano, è che oltre a durare 3 settimane, l’inserimento alla materna viene fatto a scaglioni di 3-4 bambini A SETTIMANA!! questo vuol dire che in una classe di 25-28 bambini, l’inserimento inizia l’11 settembre e finisce a novembre!!! E chi ha la sfortuna di capitare nell’ultimo scaglione dove tiene il figlio fino all’inizio di questo folle inserimento? Questo è il bene dei bambini? Mio figlio se aspetta così tanto rischia oltre che di disabituarsi ai ritmi da nido, anche di finire nelle mani di una babysitter sconosciuta che lo tiene tutto il giorno davanti alla tv…

  • manu ha scritto:

    3 settimane eterne di inserimento. mi sono dovuta tenere la maternità perche non mi bastano le ferie. e i bambini? “mamma, perchè gli altri (4-5 anni) stanno a scuola, e io devo tornare a casa?
    scuola non al passo con le situazioni familiari dove entrambi i genitori lavorano e non hanno supporti familiari

  • michela ha scritto:

    Roma
    A gennaio si comincia col nido. L’inserimento previsto è di tre giorni, flessibili a seconda delle esigenze del bambino. Non avevo mai sentito parlare di inserimenti lunghi settimane, immagino sia stata fortunata.
    Mi auguro andrà bene per il mio piccoletto…e per me. Chi lo farà poi a me l’inserimento quando mi troverò con le braccia vuote?

  • francesca ha scritto:

    un disastro! questo inserimento stato un disastro!
    mi illudevo che una settimana, max 10 giorni, sarebbero bastati, e invece siamo quasi a un meseee!
    la prima settimana un’ora, massimo 2, al giorno e pianti a non finire; seconda settimana comincia a pranzare e a mezzogiorno e mezza e già fuori; poi si ammala, dieci giorni a casa (con tosse, febbre, dentini nuovi e chi più ne ha più ne metta), oggi rientra e bsogna ricominciare tutto di nuovo!
    non ce la posso fare, ohi ohi

  • roberta ha scritto:

    sono alle prese con l’inserimento al nido (provincia di Bologna) di mio figlio di 18 mesi. Io sono una ricercatrice e non ho dovuto chiedere permessi di lavoro. Ha iniziato a mangiare all’asilo l’11esimo giorno di inserimento. Fino ad allora ha sempre pianto quando io me ne andavo (sono rimasta in sezione con lui solo il primo giorno, per un’ora e il secondo per mezz’ora) e ha quasi sempre passato le giornate seduto sul passeggino (su sua richiesta) a guardare i libri, non accettando altre proposte da parte delle dade. Questo comportamento mi risultava stranissimo, noi usiamo pochissimo il passeggino ed Elio è un bimbo molto socievole e abituato a stare con gli altri – per cui mi è venuto un gran magone a pensarlo lì con il suo libro mentre gli altri bimbi giocavano, io che ero partita super entusiasta del nido e dell’esperienza che avrebbe fatto. Ora mangia al nido da due giorni ed è andata molto bene, gioca serenamente e mangia senza problemi: oggi quando mi ha visto era chiaro che sarebbe voluto rimanere. La settimana prossima inizierà a dormire, quindi se tutto fila liscio sarà un inserimento di 4 settimane, che a me è parso ragionevole che ci ha dato il tempo di prendere nuovi ritmi anche in famiglia (cena e nanna prima del solito). Alcuni bimbi ci hanno messo tempo, altri di più: le dade di fatto hanno personalizzato l’inserimento nonostante ci fosse un calendario programmato – cosa che ho molto apprezzato (anche perchè, appunto, non avevo problemi di orari di lavoro…)

  • alice ha scritto:

    io vivo in giappone, e il prossimo aprile mia figlia comincerà a frequentare la scuola materna. l’inserimento però è iniziato esattamente un anno prima. abbiamo fatto un incontro al mese, più o meno, per sei mesi, in cui veniva “simulata” una parte della giornata dell’asilo (gli incontri duravano circa un’ora e mezza). poi c’è stata l’iscrizione vera e propria e ora prima dell’inizio dell’anno scolastico ci saranno ancora tre incontri (due con le mamme/papà presenti e uno senza).
    nel frattempo, siamo stati “invitati” a tutti gli eventi (recite, festa della ginnastica, bazar) organizzati dall’asilo e mia figlia per adesso ci è sempre andata volentieri. non so ancora fino a che punto abbia capito che l’asilo è un posto in cui si va senza mamma, e per di più tutti i giorni. insomma, vedremo se questo tipo di inserimento funzionerà.

  • francesca ha scritto:

    @Cinzia: Bibo ha 14 mesi, io ho ripreso a lavorare che ne aveva 4 e l’ho lasciato dalle nonne, ha sempre dimostrato di essere socievole e non ha mai dato segnali di attaccamento estremo a me o a qualcun’altro, ecco perchè mi sono stupita della sua reazione!
    cmq oggi è andata un pochino megli, ha piangiucchiato un pò all’inizio ma poi si è calmato ed è stato tranquillo, anzi, la nonna l’ha trovato che ballava e non voleva andare via!

  • Cinzia ha scritto:

    @Francesca: ma quanti anni ha Bibo? e ancora, non lo avevi mai lasciato solo che ne so dalla zia, dalla nonna, con la baby sitter?

  • francesca ha scritto:

    mi ero illusa che per il mio Bibo bastasse solo una settimana o poco più per l’inserimento al nido, socievole com’è!
    invece sono passate 2 settimane e siamo ancora ad un’ora al giorno e pianti disperati e notti insonni…non me l’aspettavo!
    sono devastata

  • Cinzia ha scritto:

    @Silvia
    oh yes
    http://www.casadibabbonataleriva.it/

    per i bimbi è un vero spasso!!!!

  • Silvia ha scritto:

    commento molto OT: a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale??? Ma dai! Ci siamo sempre andati in luglio o agosto e non mi è mai venuto in mente di cercarla! :D

  • Cinzia ha scritto:

    @Serena, Elena: bene allora resto :-) e mi leggo i post

    per quanto riguarda i baci nella scatola non è una mia idea (magari fossi così creativa) ma un’idea rubata dalla moglie di Babbo Natale,Natalina, che abbiamo incontrato nella casa di Babbo Natale (a Riva del Garda c’è la casa di Babbo Natale :-)))

  • Elena ha scritto:

    Grazie, Serena e Cinzia, i vostri sono ottimi consigli. Io avevo provato queste cose, la mia bimba capisce che voglio renderla più tranquilla, darle dei modi concreti per sentirmi lì vicina e li rifiuta, mi sembra di capire che lei non voglia essere tranquillizzata, credo che pensi “Se io sono più tranquilla, la mamma mi lascia da sola” è un loop che rispecchia la usa piccola età :-) senza pensare che se è più tranquilla non ha più paura di lasciare la mamma… Dicevo che ho già provato, ma leggere le vostre risposte mi sprona a provarci ancora, con pazienza, mi devo dare del tempo e prima o poi funzionerà. Anche parlare con le maestre come mi consiglia giustamente Serena chiedendo loro aiuto è stato fatto, ma forse posso rifarlo. Leggendovi capisco che sono le cose giuste e non devo mollarle per un primo fallimento!
    Cinzia:quando ho avuto il mio primo bimbo, molto vivace ed esigente, credevo che fosse il massimo dell’impegno. Invece da quando è nata la bimba capisco cosa vuol dire “amplificato” e i consigli di questo blog vanno benissimo, sia per gli amplificati che per tutti gli altri bimbi.

  • Serena (author) ha scritto:

    @Cinzia possiamo semplificare il concetto dicendo che i bambini amplificati qualcuno li chiama iperattivi, però non è esattamente la stessa cosa, perché l’iperattività viene diagnosticata da un medico, ed è una condizione più o meno seria, mentre l’amplificazione non è una diagnosi (ti prego leggiti i post!) Sia io che Silvia abbiamo dei bambini amplificati, e questo è il motivo per cui siamo diventate amiche e abbiamo deciso di aprire questo sito (puoi leggerlo nella pagina chi siamo). Però come vedi scriviamo articoli di utilità generale, quindi non è un sito per genitori di bambini amplificati, ma è un sito per genitori con voglia di condividere le proprie esperienze.
    Carina l’idea della scatolina con il bacio! :)

  • Cinzia ha scritto:

    @Illa: a mia figlia davo una scatolina piccina con dentro ripiegati in 4 dei bigliettini dove avevo stampato dei miei baci con il rossetto…le dicevo che se le mancavo (lei usa/usava questa frase “ma tu mi manchi mamma!) poteva aprire la scatolina e aprire un bigliettino e mettere un bacio della mamma sulla guancia….
    devo dire che ha funzionato….(anche se lei poi non ha mai avuto veramente bisogno di aprire la scatolina e mettersi il bacio sulla guancia, perchè troppo presa dalla giornata di scuola :-))

  • Cinzia ha scritto:

    @Serena: probabilmente è così, non ne avrò visti e mia figlia è solo un pò rompina. cmq mi leggerò i link che mi hai segnato.
    un’ultima cosa “i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste” mi hai scritto prima, ciò non vuol dire che possono scrivere solo i genitori di bambini amplificati? (ma quindi con amplificati intendi quello che qualcuno chiama iperattivi?) io,mamma di due bambini un pò rompini, posso continuare a scrivere? ;-)

  • Serena (author) ha scritto:

    @Cinzia mi dispiace, ma dalla tua risposta capisco che tu non hai mai visto un bambino amplificato ;)
    Tutti i bambini sono speciali, e su questo siamo tutti d’accordo, ma ti prego non dirmi che fanno tutti così perché so con certezza che non è assolutamente vero. Comunque se vuoi discutere questo topic puoi farlo in uno dei post che ti ho linkato. Ti prego però di leggerli attentamente tutti e tre prima di commentare.

  • Cinzia ha scritto:

    @Serena: diciamo che la maggior parte dei bimbi che conosco lo sono e questo mi porta a dire che i bambini sono così, io ero così all’età di mia figlia! cioè donne, i bimbi sono bimbi, mica bambolotti! ho sempre considerato mia figlia un pò rompina ma tendenzialmente nella norma,mai pensato fosse amplificata….nel senso che ogni bimbo ha il suo carattere, la sua personalità. Anche mio figlio Francesco è così, ma lo esprime in maniera diversa (lei parla parla parla chiede chiede chiede, lui ribolle ribolle ribolle, pensa pensa pensa)…….carino come termine, ci fa sentire tutti più speciali

  • Serena (author) ha scritto:

    @Illa ma hai provato a spiegarle tutta questa storia a questa maestra? E a dirle che è proprio un periodo così per la bimba. Ovviamente evita di dire “non mi piace questa tecnica che tu applichi” ma parla solo delle difficoltà di tua figlia, e chiedile se potete pensare insieme una strategia per aiutare la tua bambina in questo momento delicato. Gli insegnanti, anche i più incompetenti, sono mediamente molto contenti se il genitore chiede il loro aiuto. Parlatene insieme, senza porre giudizi su quello che lei fa, ma pensando alla bimba e a cosa può funzionare. Magari potresti accompagnarla un quarto d’ora prima per poter rimanere con lei li e avere un passaggio più graduale. A parte il discorso dell’insegnante provate a pensare te e la tua bimba ad un qualcosa da fare insieme che segna il passaggio. Un braccialetto speciale che vi scambiate al momento del saluto, che lei tiene con se. Una formula speciale, un rito, insomma qualcosa di vostro che ripetete ogni giorno rigorosamente. Una volta raggiunto l’accordo però, pensa che fatto il rito tu vai via, e non ci sono urla o pianti che possano trattenerti. Lo so che suona male, ma è importante che tu rispetti il patto: facciamo il rito e poi ci salutiamo. Questo le da sicurezza, le fa capire che tu rispetti la parola data, e quindi che tornerai a prenderla proprio come le hai promesso. Sono riuscita a spiegarmi?

    @Cinzia i bambini amplificati sono il motivo per cui questo sito esiste. Prova a leggere qui:
    http://genitoricrescono.com/capire-il-temperamento/
    http://genitoricrescono.com/bambino-vivace-come-altri/
    http://genitoricrescono.com/il-mio-bambino-amplificato/
    o a cercare bambini amplifiicati su questo sito :)

  • Cinzia ha scritto:

    ad Illa:
    bambina amplificata? che vuol dire? mi sa che anche mia figlia lo è…nel senso che continua continua continua chiede chiede chiede ripete ripete ripete fino a che non ha risposta, o non le si dà ragione o non le si dà quello che chiede (naturalmente non esiste che ottiene tutto quello che chiede,ma ora,che è più grande, si accontenta delle spiegazioni razionali che lei ritiene convincenti)..

    per il resto sull’inserimento, non dico nulla (avevo già espresso le mie opinioni settimane) e mi scuso se sono andata fuori tema,ma mi interessa questa questione di “bambina amplificata”

  • Illa ha scritto:

    Per me è stata illuminante la frase di Serena sul criterio di successo dell’inserimento, è proprio utile pensarla così e mi sta guidando nell’inserimento della mia Fragolina alla materna. Purtroppo nel mezzo dell’inserimento abbiamo dovuto sospendere la frequenza della scuola per un incidente capitato al fratello, accaduto lontano da casa e che ha comportato un ricovero in ospedale a 100 km da dove abitiamo, con conseguente permanenza nostra vicino all’ospedale.
    Fragolina ha anche assistito a quello che è accaduto al fratello di 8 anni, che è caduto da un albero e lei l’ha visto accasciato per terra, con sangue che usciva dalla bocca e il papà che era lì con loro del tutto sconvolto. Lei dice “Mi ha fatto tanto piangere quello che è successo e ha pianto anche il papà…” Da quel giorno, mi sta attaccata come un’ombra, mi riempe di baci da mattina a sera, mi dice che sono il suo amore e che senza di me si sente sola, che ha paura che io vada via, ecc… Ora il bimbo si sta riprendendo bene, ha varie ferite ma nulla di preoccupante. Ma la bimba sembra aver subito un trauma e aver sviluppato una forte ansia da separazione da me. Ieri ha ricominciato la materna dopo la settimana di interruzione. Fortunatamente c’era una maestra molto dolce ad accoglierla e nonostante le difficoltà, dopo un po’ sono potuta uscire lasciandola non angosciata come quando eravamo arrivate. Per le regole della scuola il periodo inserimento è terminato, perciò quando chiudono i cancelli io devo essere fuori. Ma ieri mi è servito molto ripetermi la frase di Serena “La maestra Elena sa come consolare Fragolina e la bimba accetta di essere consolata da lei”. Oggi invece… la maestra che accoglieva i bimbi era un’altra, molto esperta e brava per certi versi, ma che nonostante le abbia raccontato di come sta male in questo periodo Fragolina, le ha prestato attenzione solo nel momento in cui si avvicinava l’orario della chiusura dei cancelli. La bimba ha cominciato a riempirmi di baci – di solito lei quando accetta che il papà o la mamma vadano via, suggella questa cosa con un bacio solenne di saluto – ma i baci continuavano, a me sembrava che stesse continuando fino a che non si sarebbe sentita meno angosciata, era uno stato d’animo visibile a chiunque, era proprio angosciata… la maestra me l’ha strappata dalle braccia, Fragolina si attaccava alle mie dita, ai capelli con tutta la sua forza urlando “Un bacino, un bacino…” e la maestra mi ha chiesto di andarmene perché sennò era peggio. Da parte mia non c’è mai stata una comunicazione alla bimba di sfiducia verso le maestre, anzi, quindi a lei non è arrivata di sicuro un’incertezza – o una svalutazione -in questo senso, ma oggi dentro di me oltre alla grande tristezza nel vedere la mia piccola che si dimenava per avere quello che comunque è un SUO DIRITTO c’è stata disapprovazione per questo modo di concepire il distacco da parte della maestra. Mi ha ricordato vecchi metodi, non sono del tutto sbagliati, ma non c’è un ascolto al bisogno specifico di quel bimbo o di quella coppia genitore-figlio, che renderebbe invece più piacevole e “veloce” un tale addattamento alla scuola e anche un attaccamento alle figure delle educatrici e dei compagni.
    Preciso che la bimba ha anche frequentato il nido e ci andava volentieri, ora il problema c’è solo nel distacco da me, per il resto della giornata a scuola la piccola sta volentieri, gioca, mangia, dorme. Solo che il suo dramma inizia già la sera quando deve andare a dormire e mi chiede di prometterle che il giorno dopo o non andrà alla scuola o che se ci andrà io sarò lì con lei tutto il tempo per continuare la mattina dopo. Io non voglio dirle bugie, perciò non le prometto quella cosa, ma che l’aiuterò a farsi coraggio, che le maestre la abbracceranno, ecc..
    Però questo non funziona, lei è una bambina amplificata e sapete come sono intensi e tenaci/persistenti.
    Ho cercato di sintetizzare, so che ci sarebbe molto altro da dire, ma avrei bisogno di un consiglio: come posso parlare a questa maestra in modo efficace, per concordare una modalità di inserimento adeguato alla mia piccola in questo momento così difficile? Come posso farlo senza che lei si metta sulla difensiva? E senza che inserisca ciò che le dirò nelle cose-che-scocciano-genitori-iperprotettivi? Non la conoscete, però ho fiducia nei vostri consigli, secondo me ci azzeccherete lo stesso! Grazie

  • Laura ha scritto:

    Abbiamo appena concluso l’inserimento alla materna, inserimento che è durato 3 settimane. Avendo 5 lavori in due, dato che siamo precari, è stata un gioco di incastri abbastanza stressante che però abbiamo concluso noi: dopo le prime due settimane abbiamo comunicato che o lo prendevano full time o lo rimettevamo nel vecchio nido privato (ovviamente pagato come baby parking) per poi riportarlo una volta inziate tutte le attività e l’orario normale.
    Quindi fatte solo due settimane, con nessun problema da parte del cucciolo, abbiamo iniziato l’orario pieno.
    Siamo nelle Marche e sto parlando di una scuola statale, qui le differenze di inserimento sono tante anche da una Dir. didattica all’altra; ma mi è pesato dovermi piegare a delle esigenze che di fatto erano amministrative (pochi soldi?) e avevano poco a che fare con le esigenze dei bambini. E poi mio figlio è stato da subito espansivo, invadente, entusiasta.. riprenderlo dopo 1 ora di inserimento significava letteralmente inseguirlo perché non voleva farsi portare via.

  • LauraBelgio ha scritto:

    Sarà che vivo all’estero (Belgio) da più di 10 anni ma sono proprio sconvolta quando leggo (o so via le mie amiche in Italia) di questi periodi eterni di inserimento. Qui in Belgio – anche se le pratiche variano un minimo da asilo ad asilo e da scuola a scuola – mio figlio Raphael ha fatto l’inserimento alla scuola materna (ha quasi 3 anni) in pochi giorni: è andato per una settimana solo la mattina e poi ha iniziato fino alle 4 del pomeriggio (e questo solo perché ho voluto io, grazie al fatto che mia madre era qui ad aiutarmi, senno’ avrebbe potuto benissimo cominciare full time). Tra l’altro devo dire che l’ho fatto gradualmente anche perché la scuola è in un lingua diversa (francese) da quella in cui ha fatto l’asilo (olandese) e che lui non parlava veramente. Be’, nonostante tutto questo (e il fatto che dalla 4 alle 6:30/7:00 stia con una baby sitter perché sia io che il padre lavoriamo full time), devo dire che l’inserimento è andato benissimo, e anche la nuova lingua non è stata un grosso problema.

    Conclusione: mi sa che le vere ragioni siano appunto che c’è in Italia purtroppo una carenza di personale, non tanto il benessere del bambino…

    Laura

  • Monica ha scritto:

    Anche io comprendo benissimo la preoccupazione di Rosaria, io stessa il primo anno di materna di mia figlia ho avuto le stesse preoccupazioni (su questioni diverse) e nonostante all’inizio venissi ignorata, sono voluta andare a fondo e ho risolto (purtroppo) solo dopo uno scontro abbastanza acceso con la maestra, che ovviamente è risultata l’unica responsabile della situazione che si era creata. Mi è costato moltissimo, ancora adesso tremo dalla rabbia, ma da quel giorno le cose sono migliorate. Gli ambienti scolastici, a qualsiasi livello, dipendono dagli insegnanti, le maestre magari non riescono ad occuparsi in modo approfondito di 25 bimbi contemporaneamente (anche a me veniva detto ciò), ma se un genitore solleva un problema, hanno l’obbligo morale e professionale, di ascoltarlo e adoperarsi per risolverlo… Non so come funzioni a Napoli, ma a me è servito segnalare il problema alla Preside del plesso scolastico. In bocca al lupo!

  • Silvia ha scritto:

    Si, Rosaria, le classi miste esistono e spesso sono molto costruttive. Qui invece, dal tuo racconto, mi sembra proprio che lo spirito non sia quello giusto.
    E’ un po’ troppo diffusa l’etichetta di “mamma ansiosa” per sminuire quello che un genitore segnala ai maestri o educatori. Condivido l’analisi di Claudia: questi bambini criticano perchè abituati alla critica. Francamente mi sembri più che giustificata.
    In questi casi secondo me bisogna insistere per far sentire la propria voce: se poi ti renderai conto di essere stata “mamma ansiosa”, magari sarai pronta a tornare sui tuoi passi, ma così comprendo benissimo la tua preoccupazione.
    La verità è che la maestra DEVE stare dietro a tutti. Non si può trascurare un bambino in difficoltà e se in questo momento è necessario che si concentri su tua figlia, credo che tu possa pretenderlo.

  • Rosaria ha scritto:

    @Claudia, sto indagando dal 1° giorno di scuola.ogni volta che dico qualcosa sono presa per la “mamma ansiosa” con 1 solo figlio :(.mi dicono spesso che i bimbi fantasticano ed esagerano, il fatto è che io ho sempre dialogato con mia figlia e mi faccio raccontare quel che fa. in pratica quelli più grandi si “occupano” di quelli più piccoli xchè le classi sono di 25 bimbi con una sola maestra che non può star dietro a tutti…questa è la spiegazione. secondo me è impensabile! ma anche nelle vostre città esistono le classi miste di età?
    grazie

  • Claudia ha scritto:

    @Rosaria, del tuo racconto mi ha colpito il fatto che i bambini più grandi prendano in giro i piccoli per quello che non sanno fare. Questo atteggiamento non ce l’hanno innato ma lo “copiano” dagli adulti – anzi probabilmente l’hanno subito e lo subiscono loro stessi e si rifanno con quelli (rispetto a loro) più deboli. Io se mia figlia fosse nella stessa situazione cercherei di capire le maestre che dicono di questo comportamento. Cercano di arginarlo, lo giustificano, lo accettano, lo praticano in prima persona? Perché cavolo, essere baby-mobbizzata a 3 anni è un po’ eccessivo.

  • ilaria ha scritto:

    Buongiorno a tutti! Il 1 settembre ho iniziato l’iserimento del mio piccolino 11 mesi. L’asilo nido (privato) si è dimostrato molto ragionevole. Mi ha chiesto che tipo di disponibilità avevo (non ho problemi di orari) , e mi ha detto che la durata dell’inserimento sarebbe dipesa dal bimbo.Il primo giorno abbiamo trascorso un’ora insieme solo io il bimbo e le due maestre, senza altri bimbi : avevano diviso per orario. In questa occasione le mastre hanno voluto sapere tutto del mio piccolo : carattere, abitudini alimentari, sonno ecc. Il secondo giorno , essendo un bambino super tranquillo e socievole, me l’hanno fatto lasciare un’oretta da solo. Poi siamo passati a due ore, infine a due ore comprese il pranzo.Lui ha reagito benissimo, dormiva mangiava e giocava. In tutto è durato 4 giorni.

  • Rosaria ha scritto:

    salve a tutte, sono rosaria da napoli. ma a quanto leggo solo qui le cose sono diverse? mia figlia lo scorso anno ha iniziato la sz. privamera alla comunale. inserimento 4 gg. 1° giorno due ore con i bimbi in aula e poi a casa.dal 2° gg, un’ ora e poi le mamma fuori a guardare.4° gg da soli e mia figlia è stata l’ unica a non piangere, anche xchè consentivano il ciuccio e la piccola aveva 2 anni appena compiuti. due settimane fa ha iniziato la materna, sempre comunale, stesso circolo. nessun giorno d’ inserimento sono partiti da soli e perdipiù in classe mista con bambini di 3,4 e 5 anni. mia figlia in lacrime.ogni mattina si sveglia dicendo che non ci vuole andare e che si sente sola,che le “amichette” dicono che non parla bene, che non sa colorare,ecc..quando torna dice di essere arrabbiata e è nervosissima.è la più piccola di tutti, compirà i 3 anni a dicembre. on era il caso di fare un inserimento di almeno qualche gg ,visto anche che maestre, bidelle ed ambiente sono completamente diversi rispetto alla “primavera”?
    p.s. ovviamente grazie ai tagli è tutto a carico nostro. materiali didattici, acqua, bicchieri, rotoloni, ecc. eppure paghiamo la retta!!!

  • cristina ha scritto:

    L’inserimento al nido l’ho fatto prima di concludere la maternità, in modo da non dover prendere ferie aggiuntive. E’ durato 2 settimane, ma verso la fine della seconda era già ammalato. Così sono comunque rientrata 3 settimane dopo il previsto tra malattia sua (e poi mia perché mi ha attaccato di tutto).
    Tra un anno dovrò inserirlo alla materna e già ora calcolo quanti giorni di ferie dovrò tenermi allo scopo, considerato che già dovrò coprire le chiusure dell’attuale nido, tra cui agosto. Ho fatto il colloquio in una materna privata e pur avendo specificato che va al nido da quando aveva 10 mesi per cui è abituato, mi hanno detto che dovrà fare un inserimento di 10 giorni (che, se lavorativi come penso, fanno sempre 2 settimane !). Speravo un po’ meno …

  • francesca ha scritto:

    ieri prima riunione con direttrice ed educatrici del nido dove da lunedì cominceremo l’inserimento di Bibo.
    ero tutta euforica perchè era la mia prima esperienza del genere da mamma, una sorta di debutto in società.
    mi aspettavo che mi spiegassero quale fossero le attività che avrebbero svolto i nostri pargoli, quali sarebbero stati i metodi utilizzati dalle zie (le chiamano così le educatrici), e che ne so, tante altre cose.
    delusione.
    la riunione è iniziata con un padre (automaticamente mi è diventato antipatico) che ha esordito dicendo “ci dite da quando potremo lasciare i bambini fino alle 16, se no io il mio lo sposto altrove”
    ovviamente con un esordio del genere il clima si è fatto di ghiaccio, è iniziata una solfa sul taglio di fondi, paragoni con altri asili, problematiche varie ecc.
    quando ho timidamente chiesto quale metodo utilizzassero in quella struttura e che tipo di attività facessero i bambini, gli altri genitori mi hanno guardato come se fossi un’aliena!
    alla fine, terminata la riunione, ho preso una maestra da parte e ho chiesto tutto a lei, che è stata gentilissima, mi ha mostrato tutta la struttura e mi ha spiegato cosa avrebbe fatto Bibo nel tempo trascorso al nido.
    insomma, se mi fossi fermata solo per il tempo della riunione avrei cambiato idea e avrei cambiato asilo (anche se la scelta non è vastissima).
    questo per dire che, va bene, alcune responsabilità su come vanno o (soprattutto) non vanno le cose in italia è degli insegnanti o di chi lavora “nella” scuola, ma altre sono dei genitori che, a partire dall’asilo nido, vedono la scuola come un posto per scaricare i propri figli senza badare effettivamente alla qualità degli insegnamenti ricevuti!

  • Miriam ha scritto:

    Mi aggiungo anch’io e copio con piacere Close: due baci in fronte!
    Clap, Clap
    :-))

  • CloseTheDoor ha scritto:

    “per essere una mamma sufficientemente buona è necessario anche prendersi del tempo per se stesse”

    Cinzia, ti darei un bacio in fronte :D Hai sintetizzato in una frase l’eterna querelle sui modelli di “maternage” !

  • Cinzia ha scritto:

    Miriam: grandissima!! io li ho inseriti al nido perchè lavoravo e lavoro tutt’ora,ma se fossi stata una mamma casalinga e avessi avuto un reddito sufficiente, mi sa che li avrei inseriti pure io al nido!!!! perchè non siamo tutte uguali: qualcuna cerca la simbiosi con il proprio figlio/a, qualcuna no ed inoltre io sono convinta che per essere una mamma sufficientemente buona è necessario anche prendersi del tempo per se stesse.

  • Miriam ha scritto:

    Mio figlio adesso ha 6 anni quindi è grandicello.

    I suoi inserimenti sono sempre stati buoni, direi ottimi.
    “Nonostante fossi a casa” l’ho mandato al nido a partire dai 18 mesi, solo la mattina.
    Idem per la scuola d’infanzia, dove però rimaneva anche di pomeriggio.
    Per il nido abbiamo impiegato circa 10 giorni, la materna meno di una settimana. Due pianti per il nido e nessuno per scuola d’infanzia.

    Posso rivendicare l’importanza del nido, soprattutto in città o in posti isolati, anche per le madri non lavoratrici?
    Perchè se voglio fare un colloquio, fare una visita medica o semplicemente andare a correre al parco, li faccio meglio da sola!!

    Senza polemica, mi raccomando! :-)

  • girandolaprecaria ha scritto:

    14 mesi, inserimento al nido in due settimane, al termine delle quali non dormiva ancora (quindi solo 8.30-12.30). Molti pianti, almeno fino al 6° giorno di inserimento; dopo è scattato qualcosa e di botto è stata molto più serena.
    Per il mio lavoro ho scelto le settimane di inserimento (in ufficio ho scadenze mensili) e per fortuna le tate non hanno avuto problemi; ho preso 2 settimane di congedo parentale perché il mio ex datore di lavoro non pagava le ferie (…no comment). Gli ultimi 2-3 giorni avrei potuto riprendere a lavorare, di fatto, ma avendo dovuto specificare con settimane di anticipo il periodo di congedo me ne sono rimasta a casa

  • acasadiclara ha scritto:

    abbiamo inserito Paolo alla materna – l’anno scorso – in una sola settimana . con un po’ di insistenze da parte nostra e qualche tentativo (fallito) di rallentamento da parte delle maestre. ma Pao arrivava da tre anni di nido (in 2 nidi diversi per l’esattezza e quindi con 2 inserimenti all’attivo) e l’inserimento è stato così poco problematico che continuare questo accompagnamento da parte mia sarebbe stato inutile e forse controproducente. Oddio inutile forse non è la parola giusta. non voglio sembrare una mamma di pietra che non ha a cuore il benessere del proprio bambino. però una settimana è più che sufficiente. Una settimana e per di più con il contagoccee: un’ora il primo giorno, due ore il secondo e il terzo. e via così. per far capire al bambino che starà tutto il giorno senza la mamma, non pranzerà con lei, non dormirà con lei????? sorry, ma il bambino che arriva da tre anni di nido l’ha già capito da solo. ANzi, si chiede sicuramente che cosa c’è che non va, che la sua mamma lo porta e lo viene a prendere a scuola in orari in cui di solito non la vede.
    Aggiungo che poi ogni caso e diverso e va valutato in base al bambino (e anche in base alla mamma). Ho conosciuto bambini e mamme che piangevano disperatamente. Ho conosciuto bambini per cui la materna è il primo impatto con “l’altro da se’”. E bambini che ci hanno messo mesi ad abituarsi. Molto comunque fa l’atteggiamento del genitore. Come sempre d’altra parte. Per quanto riguarda i permessi, lavoro in un’azienda dove mi posso permettere di arrivare – per motivi ragionevoli – un paio d’ore in ritardo in concomitanza di questi eventi della vita dei miei figli. Ma non posso farlo per un mese. Ad ogni modo non a causa del lavoro che sono favorevole ad un inserimento veloce. E’ proprio nel mio carattere. E mi ritengo anche fortunata perchè i miei figli anche quando erano neonati a 7 mesi all’inserimento del nido non hanno avuto problemi. Sono sempre stati bene di salute e bene con gli altri. Hanno avuto maestre simpatiche e affidabili. Già da allora mi sono tolta sensi di colpa!!! Stanno crescendo indipendenti e autonomi. Non vogliamo forse questo dai nostri figli (come dico sempre…aspettando l’adolescente che verrà).

  • Serena (author) ha scritto:

    @Claudia grazie per questo racconto. Hai perfettamente ragione! L’appellativo inserimento viene usato un po’ a sproposito da questo punto di vista, ed era quello che cercavo di spiegare io con il fatto che l’insegnante è in grado di consolare il bambino che piange. Che i bambini piangano a volte è assolutamente normale, e anche sano a dire il vero. Ci sono bambini che non piangono per mesi, e poi improvvisamente iniziano a piangere. Poi passa, poi ritorna, ma non è questo il punto. Non è questo quello che fa capire se il bambino si trova bene o meno, quanto il fatto che il personale riesca a consolarlo, a farlo comunque sentire bene in quello spazio, e che il bambino si senta non come a casa, ma quasi.
    Nel nostro piccolo cerchiamo di fare politica anche così, riflettendo insieme su certi temi, e proprio parlando del cambiare la mentalità del mondo del lavoro, mi pare che abbiamo dato un bel contributo con “il CerVello di mamma e papà” che ha avuto risonanza anche al di fuori del sito, inclusi articoli su quotidiani e riviste. Magari non abbiamo cambiato nulla, ma la speranza è di portare qualcuno a riflettere.

  • serena (author) ha scritto:

    @Mara anche io non amo alcune scelte dell’attuale governo svedese in ambito scolastico, ma non mi piace mai fare di tutta l’erba un fascio. L’inserimento lampo, come lo chiami tu non è stato imposto dal’alto ma implementato per scelta dai singoli asili che hanno autonomia in merito al sistema da usare. Si sta diffondendo a macchia d’olio proprio perché gli insegnanti lo provano e ne apprezzano i risultati. In realtà se pensi al fatto che una delle ragioni principali del disagio di un bambino durante l’inserimento è il modo in cui lä madre si pone rispetto alla struttura che accoglie il figlio, il sistema di far vivere il genitore per 3 giorni interi all’interno dell’asilo ha un vantaggio enorme sulla psicologia del genitore. Colgo l’occasione per precisare che per le prime 2 settimane il bambino fa l’orario minimo di 6 ore, e che le attività scelte sono quelle che a detta del personale aiutano il bambino nell’inserimento.

  • Claudia ha scritto:

    Stamattina mia figlia ha chiesto di poter portare un suo peluche all’asilo, da avere con sé quando dorme di pomeriggio. Dal giorno del suo ingresso all’asilo (prima era dalla Tagesmutter) sono passati due mesi e mezzo, e sono due mesi e mezzo che le proponiamo di avere un suo pupazzo all’asilo e lei si rifiuta.

    Riflettevo su questa cosa e mi è venuto in mente che genitori e educatori quando dicono “inserimento” non intendono la stessa cosa. Anche se l’inserimento di mia figlia all’asilo per me si è concluso in 5 giorni, è andato bene, non ha mai pianto, e in una settimana faceva già il tempo pieno, solo adesso io posso dire con tranquillità che “si è inserita”. Che ha trovato il suo posto in questo gruppo, che si trova bene, che è contenta di andarci e vede le educatrici come figure di riferimento, tanto da decidere che l’asilo è degno di ospitare il suo leprotto.

    Io penso che le educatrici per “inserimento” intendano questo e allora no, 2 mesi non sono affatto troppi. D’altra parte – scusate – ma è assolutamente fuori dalla realtà pretendere che dei genitori che lavorano prendano permessi per due mesi perché il figlio deve fare l’inserimento secondo il manuale di psicologia infantile. Mentre il resto della famiglia si fa venire l’esaurimento nervoso.

    Mara c’è una cosa in particolare su cui sono d’accordo con te,
    ed è che il mondo del lavoro DEVE cambiare. Mi piacerebbe vedere che non ci cominciamo a scannare tra di noi tra chi può, chi non può, chi non poteva ma è riuscita a organizzarsi lo stesso tiè, ecc., mi piacerebbe vedere una granitica lobby delle mamme che fa una pressione bestiale per ottenere il riconoscimento dei diritti (non privilegi, come dicono certe ministre) che in altri Paesi d’Europa sono scontati… indipendentemente da quante ore la singola mamma lascia il singolo bambino all’asilo e con quali motivazioni.

    Quand’è che cominciamo a fare politica? :)

  • Stefania ha scritto:

    mara quelllo che dici te è vero spesso si vedono genitori che anche se potrebbero passare più tempo con i figli li lasciano all’asilo per fare la spesa andare dalparrucchiere etc, e a me questo non piace perchè mia figlia è la mia famiglia e cose come fare la spesa le facciamo insieme, il parrucchiere o viene anche lei o per quella volta all’anno che ci vado vedo se va dalòl’amichetta a giocare mezzora. ma io per esempio vivo lontano dai nonni per motivi di lavoro, holasciato casa mia dove pago un mutuo, e qui pago un affitto e questa mi ha obbligata ad andare a lavoro, ho trovato lavoro come commessa quindi 9-13 15-20 questo era l’orario inflessibile. mi sono trovata in difficoltà con l’inserimento perchè nonmi davano i permessi. hai ragione mara la colpa è anche dei posti dilavoro che non si curano dei dipendenti, non mi davano i giorni se avevo la bambina malata quindi immaginate una persona sola come deve fare in questi casi? quindi secondo me visto che comunque il lavoro ti da da mangiare e purtroppo devi rispettare prima quello, gli asili potrebbero venirti incontro creando degli inserimenti adatti alle esigenze della maggior parte delle persone, tipo orari diveri e tempi diversi a seconda della reazione del bambino e degli impegni lavorativi. a volte ci sono persone che veramente non hanno scelta, ed è orribile che unamadre non abbia diritti.
    probabilmente sono stata un po contorta ma spero di aver spiegato il concetto

  • Mara ha scritto:

    Ciao, volevo ringraziare tutte per le risposte al mio commento, che riconosco essere sicuramente provocatorio e acidino, rispetto al mio solito modo di esprimermi. Infatti era una di quelle cose che si scrive di getto e che poco dopo aver premuto invio si pensa ops! perché forse ci si è andati giù un po pesanti ed era più uno di quegli scritti per se stessi, più da tasto canc che da invio.

    Comunque, ho sottolineato che molto di quello a cui mi riferivo sono miei giudizi personali e arbitrari, una riflessione a voce alta, un quesito arrabbiato che mi pongo verso il comportamento di alcuni genitori, ma forse non era chiaro che non era diretto a nessuno di voi in particolare –anche perché ammetto di non aver letto meticolosamente tutti i commenti- Se nel lavoro metto completamente da parte le mie opinioni ed applico la sospensione del giudizio verso chi ho davanti, nel tempo libero ogni tanto mi concedo di esprimere anchio qualche giudizio e opinione sbilanciandomi un po.

    @Alma, grazie per aver capito il succo di quello che dicevo, sorvolando sulla mia troppa schiettezza. So bene com’è dura organizzarsi senza nonni, perché anche noi siamo senza… Grazie per i consigli di moderazione e in bocca al lupo per il tuo nuovo inserimento!

    @Cinzia, magari il mondo non è ideale ma in parte il mondo lo facciamo girare noi e qualcosa si può sempre fare… o no? Sono d’accordissimo sull’importanza di tutti i ruoli che ognuno di noi ha, e non la metto in dubbio, ma qui parlavo in particolare dell’atteggiamento verso l’inserimento e dei genitori verso i figli.

    @Serena,
    non ho interpretato il tuo articolo come un inno all’abbandono, probabilmente mi sono spiegata male. Come ho scritto prima, sono rimasta sinceramente stupita di scoprire come i tempi dell’inserimento –a mio giudizio professionale applicato male, con eccessiva leggerezza e poca gradualità nelle scuole- fossero così criticati dai genitori, in senso addirittura contrario.

    Per quanto riguarda l’articolo, secondo me hai riassunto bene alcune cose sulla teoria dell’attaccamento, ma come tu stessa hai scritto, forse c’è un po troppa semplificazione dell’argomento -è un argomento complesso e miriadi di aspetti della teoria dell’attaccamento sfuggono anche a chi lo studia per anni- e questo penso che generi mal informazione.

    Poi dalla tua frase “lo stesso Bowlby probabilmente direbbe”in poi, non penso di aver frainteso o interpretato, tu hai espresso una tua chiara idea, che rispetto, ma che da psicologa non mi trovo a condividere.
    Ad esempio con te –e non solo- condivido a pieno l’idea che l’istituzione scolastica Italiana abbia dei gran problemi e che spesso certe cose siano fatte più sull’onda della disorganizzazione che per altre motivazioni, ma penso che fra tutti i cambiamenti che ci sarebbero da fare quello di personalizzare l’inserimento -in un’istituzione che poi tra l’altro è comunitaria- mi sembra proprio l’ultimo intervento da fare, in un processo che già non funziona. Mi sembra anche una proposta di cambiamento che potrebbe andare a ledere quella poca motivazione intrinseca a far bene le cose -seguendo anche la psicologia e la pedagogia- che è rimasta nei nostri insegnanti, che sentono svalutato il loro ruolo.

    Per il resto, considera che io sono contraria alle idee di fondo che guidano le scelte nelle politiche scolastiche Svedesi, dalle tempistiche dell’inserimento lampo, come anche la recente dichiarazione d’illegalità dell’homeschooling, anche se capisco che soggettivamente alcune famiglie possano trovarsi meglio con questa organizzazione.

    Infine, come ho già scritto, sono più che conscia che sia un momento nero per il lavoro in generale, che ognuno abbia i propri problemi, che ognuno cerchi di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, che ognuno cerchi di fare il meglio che può per gestire lavoro e bisogni dei figli, che ci sono gli imprevisti e i cambiamenti, e via così…

    Ho già scritto che non è da tutti poter scegliere, che per mantenere una famiglia al minimo della vivibilità spesso si è obbligati a certe decisioni sofferte, e ho già scritto che NON mi riferivo assolutamente a questi casi.

    Mi riferivo a casi nei quali qualche scelta e compromesso si potrebbe trovare, ma si sopravvaluta l’importanza dell’aspetto economico e di indipendenza, a discapito di quello psicologico del bambino, a volte anche in buona fede, solo per malinformazione e convinzioni popolari erronee riguardo allo sviluppo e il benessere del bambino.

  • Serena (author) ha scritto:

    @Mara in realtà io nell’articolo non ho scritto che l’inserimento è avvenuto con successo se il bambino è felice e sorridente. Ho scritto che è avvenuto con successo quando le operatrici dell’asilo riescono a consolare il bambino, il che significa che il bambino è riuscito a stabilire un “legame” con un’altra persona. Mi dispiace tu abbia interpretato questo articolo come un inno all’abbandonare il bambino. Non mi è sembrato di esprimermi in questi termini. Ho sottolineato moltissime volte come al contrario sono proprio le esigenze del bambino a non venire prese in considerazione imponendo un inserimento con un ritmo pensato più per le esigenze del gruppo, o peggio in alcuni casi della struttura, che alle peculiarità del singolo. Insisto proprio sul fatto che per un bambino che odia le transizioni e i cambiamenti, un inserimento lento diventa uno stillicidio che non fa fare nessun progresso reale, o al limite prolunga in modo snervante l’intero processo. Ho raccontato la mia esperienza diretta con un modello di inserimento differente, che è entrato in uso comune a Stoccolma (dove vivo), e che prevede un inserimento guidato dal genitore per la durata di 3 giorni interi. A detta del personale dell’asilo dei miei figli, questo metodo sembra funzionare come il precedente, ma ha il vantaggio di durare pochi giorni. Perché per quanto riguarda i genitori, è evidente che chi può organizzarsi lo fa, ma gli ambienti di lavoro non sono tutti così flessibili. E come ha già detto qualcuno prima di me, si fa presto a giudicare gli altri, senza conoscere le situazioni: c’è gente che non fa mai vacanze, non mangia cose di prima qualità, e non compra i gormiti, ma non per scelta!
    Son felice che ti piaccia questo sito. Si fa del nostro meglio per far sentire tutti a proprio agio.

  • Cinzia ha scritto:

    Per Mara: non viviamo in un mondo ideale, e dobbiamo lottare tutti per incastrare orari mutuo lavoro figli inserimento. Qualcuno ci riesce (meglio?) in un certo modo, qualcuno in un altro modo, ma, come dice Almi, non penso che sia da giudicare e criticare chi lo fa in maniera diversa da noi. I figli fanno parte di una famiglia, una famiglia è formata da due genitori (se va bene) e da uno o più figli, altre volte ci sono pure i nonni, gli zii ecc ecc: perchè far girare tutto attorno al figlio o ai figli? i figli, il figlio sono solo un “pezzo” della famiglia Anche tu non sei solo madre, ma sei donna, donna che lavora, moglie, amica, amante, ecc ecc, hai pure tu delle esigenze e lo stesso tuo marito: si fa quello che si riesce a fare, il meglio possibile o il meglio che ci riesce. Da qualche parte ho letto che “bisogna aver paura dei genitori troppo perfetti” e da qualche altra parte “non occorre diventare un’ottima madre, va benissimo essere una madre sufficientemente buona”. Con questo non voglio dire che sia bene tenere i figli a scuola fino alle 18,00 o saltare del tutto l’inserimento;ma ogni madre conosce il suo bambino e sa se può reggere una settimana di inserimento o se invece ha bisogno di 5 settimane. (Fatalità tutte le mie amiche che non lavorano hanno avuto bisogno di inserimenti lunghi anche fino a gennaio, chissà perchè le mie amiche mamme lavoratrici se la sono cavata EGREGIAMENTE con 5/10 giorni?) Sono d’accordo con te Mara, quando dici che un figlio è impegno e responsabilità e che non si fa un figlio per poi affidarlo a destra e a manca. Poi per il resto si fa i conti con quello che si ha, con quello che si riesce a fare, con quello che si pensa sia giusto, con quello che ci consigliano gli educatori e le insegnanti.

  • Almi ha scritto:

    Cara Mara, non so se hai letto il mio commento… comunque personalmente ti ringrazio per il tuo intervento SINCERO, perché io ho bisogno di indicazioni su come essere genitore; è difficile difficile difficile in questi giorni. Non c’è quasi più nessun educatore che ha il coraggio di dare consigli seri e così finisce che chi ci rimette sia il bambino. Io mi fido molto degli educatori del nido prima, della scuola dell’infanzia adesso. Mi fa piacere se mi danno indicazioni. Il punto è che il mondo del lavoro dovrebbe venire incontro ai genitori; se fosse così, i commenti a questo post sarebbero di altro contenuto. Ne sono convinta! E poi è dura essere soli, senza nonni… tieni conto di questo quando parli con i tuoi genitori. E poi sei fortunata ad avere un marito che riesca a condividere gli impegni scolastici. Il mio non può praticamente mai allontanarsi dal lavoro; quando i bimbi sono nati, lavorava in un altro settore… non so se sono stata chiara… volevo dirti grazie per i consigli, ma stai attenta a non giudicare troppo frettolosamente i genitori, anche loro vanno capiti. Un bacio

  • Mara ha scritto:

    Ciao a tutti, sono mamma di 2 bimbi e lavoro come psicoterapeuta. Non mi capita spesso di leggere siti e blog sulla genitorialità ma sto affrontando il secondo inserimento della mia bimba e girellando per la rete mi sono imbattuta in questo articolo.
    Mi ha stupito non poco leggere dai commenti come per molti genitori, per molte mamme, il periodo dell’inserimento scolastico del figlio sia vissuto come un problema, nel senso di troppo prolungato, o eccessivamente scrupoloso. Pensare che per me il problema è proprio il contrario! Generalmente lo trovo affrontato quasi ovunque in modo troppo superficiale e affrettato rispetto a quello che dovrebbe essere.
    Da psicologa mi permetto di dissentire su alcune deduzioni tratte dall’autrice dell’articolo e da alcune mamme dopo la lettura delle teorie dell’attaccamento di Bowlby: Il fatto che il bambino apparentemente sembri ben contento di andare a scuola, che non ne abbia il rifiuto o che non pianga più ai saluti, non significa affatto che l’inserimento sia avvenuto con successo. La gradualità serve sempre ed ha un suo perchè, inoltre a volte un inserimento affrettato può pregiudicare un buon inserimento a lungo termine. L’Inserimento ad hoc andrebbe fatto in un mese o più, ma 3 settimane fatte bene possono essere un compromesso accettabile, anche se essenzialmente dovrebbe seguire le necessità del bambino senza un termine fisso, a volte non è nemmeno detto che vada a buon fine e anche di questo bisognerebbe tenere conto.
    In questo caso penso che come genitori -e mi ci metto anchio- ci dovremmo fidare un po di più del parere delle insegnati e delle educatrici, o di coloro che ne sanno un po di più su certi argomenti, ma anche osservano il bambino nel contesto ed hanno gli strumenti per valutarlo. Capisco però anche che i genitori che si lamentano, lo facciano perchè si trovano in difficolta con il lavoro. Quello che non capisco però è perchè invece che prendersela con la “lungaggine dell’inserimento”, non se la prendano con l’ottusità e la rigidità dei posti lavoro, che dovrebbero invece tenere conto delle responsabilità genitoriali e creare soluzioni ad hoc.
    Quello che so personalmente è che mi giungono sempre più spesso segnalazioni da coloro che lavorano presso le istituzioni che si occupano di bambini: Sembra sempre più che i genitori non vedano l’ora di “scaricare il pacco” -il bambino-, che sia dai nonni, che sia al centro estivo, che sia a scuola. Bambini mandati a scuola ammalati, richieste di tempi prolungati fino alle 18 e così via. Le scuse che i genitori si raccontano per legittimarsi sono quasi sempre le stesse: -Il bimbo così socializza! Guarda com’è contento! A noi basta un’ora la sera, ma di “qualità”- Ma l’educazione di un figlio spetta a noi genitori, non alla scuola e come si educa un figlio in un’ora alla sera? Sicuramente molti di questi genitori agiscono così per necessità, per mancanza di scelte, ed avranno i loro buoni motivi. Però non penso sia proprio il caso di tutti, e allora mi chiedo: Perchè questi altri genitori mettono al mondo dei bambini, se poi non sono pronti a dei sacrifici per seguirli nella crescita e non sono pronti ad occuparsene in prima persona?
    Non sono immune nemmeno io dalle difficoltà di incastrare il lavoro con i tempi dell’inserimento, anche se riconoscendone l’importanza mi sono organizzata per tempo.
    Sicuramente sono consapevole di avere una situazione lavorativa privilegiata potendo gestire -parzialmente- i miei orari. Questa situazione però me la sono anche costruita e creata con molti sacrifici. Inoltre anche se ho un lavoro autonomo, questo non mi solleva dalle difficoltà di gestire tutto, anche perchè è un lavoro con le persone, un lavoro nel campo della salute. Questo comporta per me grandi responsabilità nei confronti dei miei pazienti. Un’altra premessa è che con mio marito abbiamo fatto una scelta, per cui in questi anni abbiamo deciso di accettare entrambi una decrescita economica e lavorativa per poter in un certo senso dare ai figli ciò che gli serviva veramente per crescere forti e sicuri, e adesso non sono i gormiti o il regalo strepitoso, ma è la nostra presenza.

    Certamente non si può sempre decidere, ma penso che prima di progettare una famiglia ed avere dei figli, pensare al tempo che gli si potrebbe dedicare sarebbe qualcosa su cui riflettere. Dopotutto avere un figlio è sempre un salto nel buio, dal punto di vista della salute -e la salute psicologica non è poi così da meno- e non solo.
    Come mi organizzo io che parlo tanto? Da tempo, non accetto di seguire più che pochi pazienti contemporaneamente, per questo motivo accetto di avere un introito inferiore, se non nullo, poichè i miei guadagni vanno praticamente solo a coprire le spese del mantenimento dell’attività. Mio marito anche, rinuncia a molti privilegi per dedicarsi di più alla famiglia. Non facciamo quasi vacanze. Non mangiamo sempre cose di prima qualità, lottiamo con il mutuo e le bollette a fine mese. Potremmo anche guadagnare di più e spassarcela. Ma abbiamo voluto due figli. Io li ho voluti per crescerli e sostenerli, non per scaricarli di qua e di la. So anche che se fossi da sola, forse non potrei fare questo. Io chiedo a mio marito lo stesso impegno che ci metto io, o quasi. Solo per domani ad esemprio andrò al lavoro fino alle 19, lui prenderà mezza giornata ed andrà a prendere la nostra bambina alla scuola d’infanzia poco prima di pranzo, come previsto dall’inserimento -facendosi i suoi 70 chilometri per tornare in città-. Se lui non avesse potuto farlo, qualche mese fa avrei cominciato ad organizzarmi diversamente, perchè l’inserimento è importante ed è bene non affrettarlo.
    Concludo questo mio intervento puntualizzando che, anche ho espresso dei miei giudizi personali anche duri verso certi genitori, sebbene forse possa non apparire dal mio commento, sono un’agguerrita sostenitrice dei diritti delle donne e dell’emancipazione femminile. Sono fermamente convinta però che dovrebbe cambiare qualcosa più nel sistema lavorativo che nel resto. Non dovremmo rinunciare alla maternità -non solo nel senso stretto di partorire i figli- nel senso di pretendere e riappropriarci del il tempo necessario per poter fare le mamme, senza per questo essere considerate uno zero sociale. I momenti delicati di passaggio dei bambini lasciamoli stare perfavore e lottiamo contro le discriminazioni e per dei posti di lavoro a misura di mamma, o di genitore in generale.
    P.s. complimenti per il sito, soprattutto la sezione “genitori sbroccano” è una gran trovata!
    Un saluto solidale

  • Fabiana ha scritto:

    Ah! bellissimo post, come sempre interessante! Grazie care

  • Fabiana ha scritto:

    Anno scorso, primo anno di nido (privato) di Mia, due settimane di inserimento, la prima settimana sempre con lei, la seconda allontanandomi gradualmente. Quest’anno, il secondo, lasciata il primo giorno sulla porta, bacio e via, quindi senza inserimento. Con il lavoro il primo anno mi sono organizzata, ho una società mia ed miei problemi nn sono stati organizzativi ma di perdita di clienti, questo si, ne ho risentito a livello economico indubbiamente. Siamo di Roma.

  • Cinzia ha scritto:

    mi considero fortunata: sono riuscita a inserirli in una settimana tutti e due, sia al nido che alla scuola materna (e l’inserimento solo per il primo anno di nido e il primo anno di materna, dopo erano già dei veterani). non ditemi che sono banale ma i bambini sentono l’ansia dei genitori, più noi abbiamo paura che loro non ce la facciano, più loro non ce la faranno… :-)))

  • Lorenza ha scritto:

    Ho fatto l’inserimento di mia figlia al nido quando aveva 11 mesi, è un piccolo nido privato dove hanno un approccio molto “caso per caso” ma mi avevano assicurato che in media in una settimana al massimo di solito tutti i bambini sono a loro agio.
    Il primo giorno l’ho portata alle 9.00 e ripresa dopo 1-2 ore, il secondo giorno un po’ più tardi e il terzo quando sono arrivata alle 12.30 mi hanno fatto aspettare perché stava mangiando lì…è andato tutto liscio e i pianti sono stati limitati.
    L’anno successivo, con il fatto che conosceva già la struttura, l’inserimento non c’è stato, l’ho portata e basta, idem quest’anno che è iniziata la materna.
    Sicuramente ho avuto fortuna, però anche questa gradualità esasperata che sento raccontare mi sembra eccessiva, è utile per il bambino o per la struttura?
    Devo dire che le mie colleghe mi invidiano tutte e stanno gufando per il secondo, ma se ne parla l’anno prossimo :-)

  • Robin ha scritto:

    Ho già parlato del nostro inserimento al nido sia qui che sul mio blog: molto positivo.
    Invece tremo già per l’inserimento alla materna dell’anno prossimo: ho parlato con una mamma che mi ha detto che si entra a pieno regime alla fine di ottobre! Non viene fatto nessun colloquio preventivo con i genitori e non viene fatta distinzione tra i bimbi che hanno già frequentato il nido e quelli che non l’hanno frequentato!
    Tenete conto che io ho un lavoro part-time sempre in bilico e che per andare al lavoro devo fare quasi un’ora di auto!
    Sono già nel panico!!

  • Claudia & Topastro ha scritto:

    @CloseTheDoor: se nel posto dove lavoro non mi avessero concesso tante ore di permessi e ferie avrei insistito con le maestre per un inserimento ancor più rapido! Hai ragione, non si può perdere il lavoro, specie al giorno d’oggi. Ho sottolineato quell’aspetto perchè mi sono sentita dire diverse volte dalla maestra con espressioni “strane”: ma signora, il bimbo ha bisogno di tempo, non è detto che se non piange si stia ambientando bene, poi magari ne risente in seguito, è meglio fare tutto con calma, se proprio deve… Queste frasi mi hanno ferito. In teoria potevo essere d’accordo con l’inserimento lentissimo e graduale ma nella pratica non potevo assecondare tutti i tempi. Mi sono sentita una mamma cattiva, per fortuna per poco tempo. Perchè comunque il mio bimbo ha fatto un inserimento di due settimane ed ha iniziato a mangiare a scuola dopo due settimane e mezzo e a rimanere fino alle 15.30 solo alle fine di ottobre.

  • vivian ha scritto:

    sto gestendo da sola l’inserimento di giuseppe e gianluca(gemelli) al nido. hanno un anno e mezzo.
    è ancora presto per trarre conclusioni su 8 giorni ne abbiamo persi 3 per febbre di entrambi. all’inizio li avevano messi in classe separate. adesso stanno insieme. io so solo che sto osservando due bambini diversi da quelli che conosco. già sono due+sdoppiamento di personalità=4. oddio! comunque credo abbiate capito a cosa mi riferisca. posto nuovo, gente nuova. continuerò a darvi notizie.

  • supermambanana ha scritto:

    OK, quindi il trucco e’ mettere il pupo al nido verso i 5 mesi, o prima che arrivi agli 8-9 insomma, cosicche’ sviluppi l’attaccamento primario sicuro per l’educatrice del nido :-P

  • eva ha scritto:

    Vengo da selvazzano dentro in provincia di pd penso che la scola d’infanzia del mio bambino sia ottima. Infatti l’inserimento prima al nido e poi alla materna integrata è stato personalizzanto a seconda delle esigenze del mio bambino. e in una settimana il mio bambino già
    dormiva li.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Grazie Serena di questo post !!! ;)

    Io per il momento sto sperimentando un micronido privato con grande soddisfazione. L’inserimento è stato fatto quando la Stellina aveva 11 mesi, in due settimane: una prima settimana di presenza dalle 9.30 alle 10.30 con la mamma, la seconda settimana dalle 9 alle 12.30 senza la mamma. Mia figlia non ha mai pianto e si è affezionata moltissimo ad una maestra in particolare, anche se si vede bene dalle foto scattate dalle maestre, che ci è voluto un mese buono di ambientamento, ha cambiato espressione nelle foto dopo aver compiuto l’anno. Quando vado a prenderla è sempre sorridente e chiacchierona :)

    Degli interventi mi colpisce soprattutto il commento di Claudia & Topastro, queste “mamme cattive” non diventano ancora più cattive se perdono il lavoro?

  • Giulia piccolavichinga ha scritto:

    Veneto, 2009, nido privato, piccolo guerriero di un anno (prima era passato da congedo materno, congedo paterno e poi da una nonna all’altra, che gran fortuna!). Due settimane di inserimento: i primi due giorni giocare al nido in compagnia della mamma, il resto della settimana 2 ore senza la mamma, la seconda settimana tutta la mattina. La prima settimana avevo ferie io, la seconda il papà ha chiesto dei permessi.
    Arrivo in Svezia: re-inserimento al nido svedese, di nuovo di due settimane (l’inserimento in 3 giorni dalle nostre parti non è ancora arrivato, ché noi stiamo in provincia :D). La prima settimana tutte le mattine (i primi due giorni con il papà presente), la seconda settimana uscita alle 14 dopo il riposino. Il tutto curato dal papà perché io avevo appena iniziato il lavoro nuovo mentre lui stava cercando lavoro.
    Il piccolo guerriero si è adattato al nido nel giro di pochi giorni in entrambe le occasioni, ma ha continuato a piangere disperato all’ingesso all’asilo fino a due settimane fa (3 anni passati), salvo consolarsi nel giro di 5 minuti appena io sparivo, e non voler tornare a casa alla sera. Quando era il papà a lasciarlo al nido invece andava tutto bene (‘sto maialino :D)
    Commenti sull’inserimento di 5-6 settimane: assurdo, immaginato per famiglie in cui uno non lavora. Non credo assolutamente che la maggioranza dei bambini abbia bisogno di un tempo così lungo. Aggiungo che i nidi pubblici dove abitavo prima (provincia di Padova) chiudevano alle 14, con il tempo prolungato alle 15.30 e costavano poco meno dei privati (che già costano più della rata del mutuo). Ora io non so chi è che finisce di lavorare alle 15…

  • Chiara ha scritto:

    Roma. Nido privato, inserimento, assolutamente ragionevole per tempi e modalità, a 9 mesi. Richiamino breve l’anno successivo (qualche ora di mia presenza), ritorno pacifico e sereno al terzo anno. L’anno scorso ho iniziato l’inserimento a una materna privata: un delirio. In classe, due bambini. Per 3 giorni solo compresenza (eravamo più adulti che bambini) per un’ora e mezza. La stessa solfa sarebbe proseguita per almeno altri tre giorni e poi, molto gradualmente, orario aumentato (sempre in compresenza)… Prima che mi licenziassero, mi hanno ripescato alla materna comunale. Inserimento rapidissimo, ma efficace. Quest’anno però, alla stessa scuola, ai nuovi viene riservato ben altro trattamento: per due settimane solo dalle 9 alle 10.30, mentre i “vecchi” già pranzano a scuola. Il sospetto che si tratti esclusivamente di una questione di organico è lecito, anche perché – almeno in una classe – i bambini inseriti sono quasi tutti al secondo anno di materna, dopo aver frequentato il primo a una scuola privata.

  • deborah ha scritto:

    Premetto che mia figlia non era stata al nido, ma a uno spazio cuccioli solo per due mesi, quando gia aveva più di 2 anni, con risultati disastrosi.Quindi ho iniziato trepidante. I bambini che non avevano frequentato il nido, hanno iniziato circa una settimana più tardi di quelli che lo avevano frequentato. Il che già mi pareva strano, perchè, per dedicare maggiore attenzione ai bambini “non nidiati” avrei fatto il contrario.
    Comunque il primo giorno di scuola era arrivato anche per noi e mia figlia entrò come niente fosse, anzi, direi, piuttosto entusiasta della presenza di molti tati della sua età. E così, a sorpresa, anche nei giorni successivi, per una settimana consecutiva. Alla seconda settimana ho pregato la maestra, per mie esigenze lavorative, di abbreviare l’inserimento. All’inizio si oppose, ma poi si dovette arrendere all’evidenza. Così, già dalla terza settimana potè fermarsi a mensa. Il primo anno non ho voluto comunque eccedere con l’orario e non lo mi lasciata fino alle 4. Però, devo dire che, nonostante i problemi (purtroppo !) con le maestre (che si si sono spintonate e insultate davanti ai bambini), è sempre stata contenta di andare a scuola.
    La prima settimana ho chiesto giorni di ferie, per le altre 2 hanno sopperito i santi nonni!

  • Valewanda ha scritto:

    Quest’anno ho vinto il premio, elementare con tre giorni di orario ridotto, dunque una specie di inserimento, e materna per due con gemelli in classi diverse in cui dopo una settimana siamo ancora 10,00-11,30. Uno stillicidio, con la materna sto zitta solo perché conosco le maestre e sono bravissime, gente che ha passione per il lavoro e lo fa in modo egregio, ma se la solfa non cambia diventa un delirio… E io lavoro in banca, dunque sono tutelata. Mi chiedo come facciano le altre…

  • mammaatorino ha scritto:

    Care Serena e Silvia, questa vostra proposta è intelligente e utile, sono felice di partecipare. Intanto premetto, Anna (ora 3 anni e mezzo) si è inserita al nido all’età di 7 mesi e 15 gg, ci ha messo un giorno e mezzo e poichè il nido era privato, vista la tranquillità di mamma e bambina, sono stata dispensata dalle fasi più trucide e lunghe dell’inserimento. Elena, 7 mesi oggi, ha iniziato in un nido comunale qui a Torino il 7 settembre e pare che finiremo solo venerdì 23. Sono infastidita e anche un po’ perplessa. A quanto pare il protocollo comunale è questo: tra i 15 e i 21 gg. Ma la cosa pazzesca è che per ora entriamo solo alle 9:30, Elena non piange mai, e ripeto mai, al momento della separazione, io ho dovuto prendere un mese di maternità, quando ne avrei fatto volentieri a meno, vista la retribuzione ridicola, e pare che non ci sia modo di far diversamente. A ottobre tornerò a lavoro e entrerò alle 8:30, ciò mi impone di portare la bambina presto. Quando la abituerò all’ingresso alle 7:30 se ora al massimo la porto per le 9:30? Per di più, domani farà la nanna lì, per la prima volta e mi hanno chiesto di andarla a prendere alle 14. Ma Elena alle 14 dorme… Insomma, mi pare che tutto sto tran tran abbia fatto male sia a me sia a Elena. Forse sarebbe stato più saggio inserirla in tempi più rapidi. Per quanto riguarda la materna, avevo la convinzione che la mia figlia più grande, dopo tre anni di nido, sarebbe andata alla materna senza problemi e l’inserimento infatti, non era nemmeno previsto (per nessun bambino, politica della scuola-convenzionata, cattolica). Invece ne avrebbe avuto un gran bisogno, visto il cambiamento totale di ambiente, maestre e compagni. Risultato: pianti lunghi e silenziosi nel corso di tutta la giornata. Questo periodo è stato il più faticoso in assoluto, anche perchè dovevo andare e venire dal nido per un’ora, poi due, poi tre, non riuscivo a combinare un tubo. Ora devo anche calcolare di andare a prendere la più grande alla materna. Insomma, un vero gioco a incastri! Ah, dimenticavo, per rendere migliore e più semplice la vita di noi mamme, non posso lasciare il passeggino all’asilo nido. Ordine del comune!

  • Claudia & Topastro ha scritto:

    Il mio bimbo ha fatto l’inserimento in scuola infanzia privata di Rimini (Emilia Romagna) l’anno scorso. Quest’anno è mezzano e quindi niente inserimento. E’ stato un inserimento estenuante… per me! Io avrei preferito un inserimento personalizzato per ogni bimbo e invece mi sono ritrovata davanti alla scuola il primo giorno senza aver neppure sostenuto un colloquio individuale con le maestre (in quella scuola non si fanno colloqui per i nuovi bimbi). Per i primi dieci giorni i bimbi “piccoli” sono stati divisi in due gruppi: il primo dalle 8.30 alle 10.30 e il secondo dalle 10.30 alle 12.30 ma i bimbi non stavano due ore a scuola! Primo giorno 15/20 minuti insieme ai genitori (che sono stati fatti uscire dall’aula per 5/10 minuti) e dal secondo giorno bimbi da soli in aula per 30 minuti, poi 45 minuti, poi un’ora… A me pareva assurdo che bimbi che erano sereni dovessero comunque rispettare i tempi stabiliti per il gruppo e non per il singolo. Io ho dovuto prendere permessi al lavoro per due settimane e sono fortunata perchè me lo hanno concesso. Nella seconda settimana di inserimento ho chiesto di poter lasciare il bimbo almeno per tre ore in modo da riuscire ad andare in ufficio per due ore. Le maestre mi hanno guardato un pochino male ma mio figlio non si lamentava. Dopo due settimane solo i bimbi che secondo le maestre riuscivano a stare 4 ore senza la mamma potevano pranzare a scuola. Per la nanna ho dovuto insistere parecchio e credo di aver guadagnato il bollino “mamma cattiva” perchè mio figlio verso la fine di ottobre ha iniziato a rimanere a scuola fino alle 15.30 e dopo pranzo lì i bimbi riposano. Secondo l’inserimento stabilito dalla scuola i bimbi avrebbero dovuto iniziare a fermarsi dopo il pranzo in gennaio! E ad alcuni è stato proposto anche il mese successivo. Mia cugina che è educatrice mi ha detto che un inserimento così lungo è giusto per il bimbo e le credo, ma purtroppo bisogna fare i conti anche con il lavoro delle mamme! E anche con il bimbo, alcuni bimbi si adattano bene alla situazione nuova in fretta e altri no.

  • LGO ha scritto:

    Io credo che sia più frequente trovare commenti acidi sull’inserimento piuttosto che commenti entusiasti, perché in genere la gente si lamenta di quello che va male e non sta a ringraziare (la buona sorte, se non altro) quando va bene. Io ho inserito tre figli al nido, cambiando nido da un anno all’altro quando trovavo posto più vicino a casa, e poi i suddetti alla materna. Mai impiegato più di una settimana al nido, più di due-tre giorni alla materna. Una volta ho dovuto chiarire all’educatrice del nido che se portavo lì il bambino era perché dovevo andare a lavorare, e non stare fuori dalla porta ad aspettare che mi comunicasse ogni quarto d’ora che andava tutto bene, ma è successo una sola volta :-)
    Ad altre mamme che facevano l’inserimento con me non è andata così bene, ma in genere erano mamme che consegnavano i bimbi con le lacrime agli occhi.
    Però in realtà volevo dire un’altra cosa, che ripeto alla nausea nella speranza che serva a qualcosa. Nelle scuole pubbliche esistono gli organi collegiali, ed è prevista la partecipazione dei genitori. Qualcuno li vuole abolire, ma finché ci sono è il posto giusto anche per avanzare proposte condivise, o chiedere per quale motivo molte scuole non riescono ad organizzarsi in modo da garantire l’orario completo da subito, mensa compresa.

  • Mammafelice ha scritto:

    Mi spiace ammetterlo, ma noi, al secondo anno di materna (per cui: inserimento fatto l’anno passato),rifacciamo l’inserimento lunghissimo solo perché non è ancora arrivata la nomina della terza maestra. W la scuola pubblica.

  • Almi ha scritto:

    Ciao! Il mio piccolo di 3 anni sta facendo l’inserimento alla materna, in un paese in provincia di Torino. Qui l’inserimento viene fatto seguendo le reazioni del bambino: al mio che si adatta difficilmente alle novità, si prospetta un inserimento di almeno 3 settimane. Fortunatamente il nonno ci aiuta parecchio e si è offerto di seguire le indicazioni delle maestre per quanto riguarda l’orario di uscita. Anche al lavoro, hanno dimostrato comprensione; per me quello che conta è che A. non soffra troppo, impari ad amare le sue nuove maestre. Anche l’inserimento al nido è stato difficile; dopo 3 anni, finalmente aveva trovato la sua dimensione e ora si trova di nuovo in un contesto nuovo! Grazie per il post!

  • federica ha scritto:

    premesso che sono libera professionista e quindi i permessi me li gestisco da sola (..e grazie..) per ora ho fatto l’inserimento alla materna, da domani inizio quello del nido e vi saprò dire. Dunque la materna si preannunciava come una settimana dalle 9.30 alle 11.30, sempre lo stesso genitore (prsente). In realtà è successo che il primo giorno genitore presente in aula (papà). il secondo giorno solo accompagnamento (mamma). terzo giorno idem al secondo. dal quarto giorno uscita regolare (alle 13.00). Direi quindi un inserimento molto veloce. non solo per la mia bimba..ma per tutti. per quanto mi riguarda ha funzionato bene, almeno finora. Niente crisi la mattina nè ripensamenti al vecchio caro accogliente asilo nido..speriamo continui così. Regione Lazio, città Roma.
    vi saprò dire sul nido.
    ciao

  • Rossana ha scritto:

    Ciao, io ho appena inserito il mio bimbo al nido. L’asilo prevedeva un inserimento di due settimane, con inizio nullo (un’ora) e mooooooltissimo graduale (la prima settimana non si è mai fermato per il pranzo…). Ma siccome io dovevo iniziare a lavorare (insegno a scuola) e dato che il mio bimbo ha presentato ZERO difficoltà di ambientamento, insistendo un po’ con le educatrici già dalla seconda settimana ho iniziato l’orario normale, e così sono riuscita quasi sempre ad arrangiarmi (solo una volta è dovuta andare mia mamma a prenderlo).
    Però devo dire che in effetti è stata una bella fonte di ansia, perché organizzarsi tra gli orari assurdi dell’asilo e orari di lavoro è stato un po’ complesso! :)
    provincia di Verona

  • Valentina ha scritto:

    Piemonte.

    Finita la maternità, bimbo nove mesi, inserimento al nido.
    E’ stata dura da un punto di vista emotivo (per me), ma non di logistica in quanto in quel periodo (settembre) ancora ero in maternità (avrei ripreso ad ottobre) e quindi avevo tutto il tempo per dedicarmi all’inserimento.
    Devo dire però, che non è durato tantissimo in quanto (nido privato) la prassi li era lascirsi guidare dalle necessità del bimbo. Il mio è stato bravo: primo giorno un’oretta con me, secondo e terzo un’oretta da solo, quarto e quinto la pappa. Dalla seconda settimana tempo pieno.

    Dopo due anni di nido, il l’anno scorso abbiamo cominciato il primo di materna.
    La cosa tragica è che l’inserimento è durato quasi un mese: la prima settimana usciva alle 11.30, la seconda alle 12.30 e dalla terza tempo pieno. Lo capisco che sia più semplice gestire la classe nel suo complesso, ma bisognerebbe tener conto se i bimbi sono già abituati all’ambiente scolastico o meno.

    Quest’anno abbiamo cominciato il secondo anno di materna.
    Nessun inserimento, ma a differenza di altre strutture (sempre materne, dove mie amiche mandano i loro figli) che dal secondo anno hanno cominciato direttamente col tempo pieno, da noi la prima settimana siamo stati senza mensa. Ma questo penso sia un problema di tipo organizzativo.

    Chissà se le cose cambieranno, anche per l’orario di uscita…

  • Cosmic ha scritto:

    Io sono stata se vogliamo “fortunata” con il
    mio primo figlio perché durante l’inserimento al nido ero disoccupata, e ora che sta facendo l’inserimento alla materna sono a casa in maternità quindi non ho avuto e non ho una fretta particolare che faccia l’orario pieno da subito… Mi rendo conto pero’ che con il lavoro non e’ facile conciliare il tutto, la cosa migliore se si può e’ prendere ferie o congedi parentali… Ma non e’ detto che lo si possa fare…

  • parisjam ha scritto:

    Venezia. Inserimento alla materna iniziato il 13/09. Riporto testualmente dal manuale della scuola “la frequenza pomeridiana dei bambini in inserimento avrà luogo a partire da FINE OTTOBRE con un orario di frequenza fino alle 15.30″.
    Prima settimana 1 ora, seconda settimana 2 ore. Fortunatamente i bambini non hanno avuto problemi e siamo passati già giovedì alle 2 ore e oggi ben 2,30. Io e mio marito siamo lavoratori autonomi e ci possiamo gestire, ma tutto ciò mi sembra assolutamente folle, anche perchè tutti i bambini (tranne forse 1 o 2) vengono dal nido.
    A parte la rottura immensa per i genitori (mi chiedo come facciano due lavoratori dipendenti. fanno fare l’inserimento alla baby sitter? no, perchè dopo tutto agosto e metà settembre a casa con il bimbo, di ferie non ne hanno più) credo sia complicato anche per i bimbi.
    In particolare, la mia non ha mai avuto problemi di inserimento, ed è una settimana che continua a chiedermi: “mamma, oggi resto a mangiare all’asilo, vero?”
    Un’agonia, insomma….
    E prevedere circa 6 settimane prima di far rimanere i bimbi al pomeriggio è incommentabile. Significa non curarsi minimamente delle problematiche dei genitori e rischiare di creare attriti fin dall’inizio, il che non mi pare proprio il caso….

  • francesca ha scritto:

    tra 7 giorni inziamo il “famigerato” inserimento al nido.
    ho preso una settimana di ferie (di più non è possibile purtroppo) e conoscendo Bibo dovrebbe bastare….spero
    il nido dove ho deciso di mandare Bibo (la scelta non era proprio vastissima visto che in paese ce ne sono solo 2: pubblico e privato) non adotta uno schema di inserimento rigido; mi hanno detto che 5 giorni dovrebbero bastare ma ci sono mamme che hanno “frequentato” il nido con i propri figli per 2 settimane.
    vi farò sapere com’è andata…incrociamo le dita!

  • chiara dl ha scritto:

    Io ho avuto più problemi all’asilo che al nido, forse perché in generale i nidi sono posti più elastici – e la materna era una scuola pubblica, quindi con orari inflessibili e date rigorose. In entrambi i casi ho dovuto prendere parecchie ore di permesso dal lavoro, e ovviamente sono andata al lavoro per settimane con il pensiero angosciante di uno dei miei due figli in lacrime. Non è bello, ho sognato per anni il nido aziendale, per una mamma che lavora tanto è la soluzione ideale.

  • anna in irpinia ha scritto:

    Non avevo letto dell’inserimento dei tre giorni, l’ho fatto ora e finalemente non mi sento una madre degenere.
    Ho seguito il mio istinto e così ho fatto anche perchè diversamente non potevo.
    In azienda avevo chiesto un cambio turno per poter esserci durante l’inserimento alla scuola materna del cucciolo ma già oggi la cosa non era possibile quindi sabato mattina l’ho portato, salutato e ho girato i tacchi anche se l’ho lasciato in una valle di lacrime.
    Non posso permettermi di perdere il lavoro!
    Questa mattina l’ ha portato mio marito, qualche frignettino e via!
    Due giorni interi a scuola con lui, a giocare, a cercare di fargli conoscere l’ambiente nuovo, i bambini si conoscono tutti perchè viviamo in un piccolo paese con meno di 2000 anime; idem il secondo giorno, io cercavo si stare fuori dalla stanza ma niente non ne volva sapere, nè di giocare con gli altri, nè di interagire con le maestre, praticamente non si andava avanti, terzo giorno due ore con lui e poi me ne sono andata, l’ho ripreso dopo un ora, sabato come detto sopra.
    Ha funzionato.
    Spero

  • Stefania ha scritto:

    devo dire che mia figlia essendo una bambina molto socievole e curiosa non mi ha dato problemi con l’inserimento, quando ha iniziato il nido aveva 15 mesi. premetto che io dalla nascita della piccola non ho lavorato e lei nonè stat mai con nessuno al di fuori de me ovvero essendoio presente a casa non ho avuto e non ho trovato necessità di lasciarla ai nonni quindi me la sono cresciuta da sola (con mio marito chiaramente che però lavorava tutto il giorno) creando un rapporto di affetto attaccamento ma soprattutto di fiducia lei sapeva che io c’ero e ci sarei sempre stata e questo ha creato le giuste basi per un entrata al nido serena e lineare. il primissimo giorno di nido sarei dovuta restare li 2 ore con lei e poi andarmene ma dopo nemmeno 20 minuti le maestre mi hanno detto vai via che la bambina mostra sicurezza. sono andata da lei e le ho detto “amore torno tra poco”. ecco il giorno dopo ha fatto orario normale perchè non ha mostrato segni di dispiacere o tristezza lei sapeva che sarei tornata e la maestra ha confermato la mia teoria ovvero che non è vero che stare con i nonni aiuta per il nido anzi è il contrario più si crea un rapporto stretto e di fiducia tra madre e figlio meno sarà difficile l’asilo. e per me è stato proprio così anche per la materna, periodo nel quale io lavoravo come commessa con dei datori molto severi che non mi hanno permesso cambi di orari per le 2 sett di inserimento. mi sono trovata molto in difficoltà perchè la mattina entrava alle 9 come me ma usciva alle 11 e io ero a lavoro.
    secondo me le tecniche di inserimento dovrebbero un po cambiare intanto lascerei l’orario mezza giornata per i bambini che si trovano bene e non hanno problemi di inserimento, gli altri bambini invece seguirebbero l’orario breve, mi sembra un ottimo aiuto per le famiglie che hanno problemi con il lavoro. inoltre a mia idea io ridurrei molto le settimane di inserimento perchè secondo me i bambini riescono meglio a inserirsi è inutile far restare li i genitori credo che se un bimbo sente la mancanza della mamma ilvederla sempre li non lo aiuta a capire che inquelle ore devono dividersi ma che poi la mamma tornerà. quindi ridurre l’inserimento e creare due fasce di orario sarebbe un vero aiutoper i genitori che lavoranoe i bimbi stessi

  • Pentapata ha scritto:

    2010 PRIMO ANNO DI NIDO inserimento ufficiale richiesto due settimane, alla fine della prima era già inserito, aveva nemmeno 10 mesi.Zero problemi.

    2011 SECONDO ANNO DI NIDO altra sede inserimento ufficiale richiesto due settimane, alla fine della prima era già inserito, 22 mesi è più consapevole e frignetta al distacco, 40 secondi dopo è già all’attacco della piscina di palline.

    In entrambe le strutture, le maestre ben comprendono il problema dell’inserimento rispetto al lavoro e per alle fortunate che possono farlo – io fra quelle – consigliano di andare al lavoro e che se si mette male davvero chiamano loro, considerate però che parliamo di una cittadina di nemmeno 30mila abitanti dove gli spostamenti interni sono velocissimi. Provincia di Cuneo

  • my ha scritto:

    premessa: sono una lavoratrice dipendente però ho grande autonomia nell’organizzarmi il lavoro (=appuntamenti presso clienti). Quindi se non do’ danni all’azienda e resto nei limiti dei permessi previsti dal contratto posso fare quel che voglio. Inoltre nei vari inserimenti che ho fatto ho fatto pressochè a metà con mio marito. EPPERO’! nonostante questo credo che sia un bel problema! perchè anche se “posso” “ho il diritto di farlo”(= permessi) non è cmq detto che mi vada bene far vedere che ho sempre sempre sempre sempre qualcos’altro da fare fuori dal lavoro! Il lavoro è anche fatto di rapporti, di equilibri! Pensate il mio caso: 1 inserimento aprile 2008 (nido del grande) 1 inserimento settembre 2009 (classe primavera del grande) 1 inserimento settembre 2010 (nido della piccola) 1 inserimento ottobre 2011 (asilo della piccola). Insomma OGNI ANNO HO QUESTO PROBLEMA per 15 giorni! Quando poi va a sommarsi ad altro (inevitabile) come quest’anno, quasi mi vergogno! (ho fatto alcuni giorni di assenza perchè mio figlio è stato operato proprio la settimana scorsa e fra due settimane dovrebbe iniziare l’inserimento della piccola!)

    Trovo che il fatto che presentino l’inserimento in questo modo senza tener conto che i genitori lavorano sia molto irrispettoso. Deve esserci un’altra soluzione fosse anche andare tutto il giorno di sabato e domenica!