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Il genitore migliore

Scritto il 24 May 2011 da Silvia 30 Comments


Gloria aveva scritto un post su questo argomento sul suo blog “Alchimista in libertà” e ne ero rimasta molto colpita, perchè mi ero trovata ad affrontare gli stessi pensieri pochi giorrni prima.
Avevo da poco fatto una di quelle scene bruttissime “qui faccio tutto io, tu che ne sai, non ho mai un sostegno, non ti interessi di niente“… insomma, una di quelle scene che, già per il fatto che si usano parole un po’ insignificanti, come “tutto”, “mai”, “niente”, ti si dovrebbe accendere nel cervello un campanello d’allarme che avverte che te ne stai andando per sentieri impervi e sei prossima a franare…
Mi ero sentita rispondere che la cosa peggiore è rinfacciare quello che si fa e… accidenti! Era proprio vero!
E se l’ingegnere con quattro parole riusciva ad ottenere qualcosa in più e meglio di me, non dovevamo esserne contenti un po’ tutti? Ero arrivata alle stesse riflessioni di Gloria, quando me le sono trovate scritte lì, sul suo blog. E allora ho capito che mi sarebbe proprio piaciuta una rielaborazione di quel post qui da noi.
Perchè “mamme cattive” lo siamo un po’ tutte e invece di “papà cattivi” ce ne sono in giro un po’ meno. Ma se siamo una squadra, quando uno ha successo, l’altro deve capire che quello è un successo comune. Ok, la divisione perfetta dei ruoli sarebbe diversa, ma prendiamo almeno quello che funziona.

In una famiglia a volte capita di tirare le somme. E a volte le somme sono proprio matematiche.
Io mi alzo alle 6.30 per avere il tempo di prepararmi, svegliare il figlio, dare la colazione a tutta la famiglia.
Io accompagno il figlio a scuola.
Io lo vado a riprendere all’uscita.
Io lo accompagno all’attività sportiva.
Io preparo la cena e sparecchio e riordino.
Io convinco il maschietto a mantenere una igiene personale accettabile.
Io lo metto a dormire la sera.
Io lo aiuto a fare i compiti.
Il marito fa capolino sporadicamente in queste mansioni.
Ergo IO sono il genitore migliore.

Questo se le persone fossero delle macchine. Ma i nostri figli sono esseri umani che provano emozioni, a volte molto discordanti dai calcoli matematici.
Così spesso mi ritrovo più nel ruolo di “matrigna cattiva” che di mamma buona, mentre il padre diventa l’eroe in quei momenti che trova da dedicare al figlio.
Quando lui lo accompagna a scuola, il figlio scatta come una molla, io lo devo trascinare di peso (e non è una metafora) . Quando lui lo aiuta nei compiti tutto fila liscio, mentre io fatico a mantenere una calma zen. Quando lui gli dice di andare a lavarsi resta in bagno mezz’ora, mentre io devo controllare che non faccia finta di lavarsi.
Però papà è quello bravo. Ma che cavolo!

Ci ho lottato per anni con questi conti che non tornavano e, diciamoci la verità, davo la colpa a mio marito. Perchè non poteva essere ogni tanto lui quello cattivo? Perchè non poteva passare più tempo col figlio per cercare di pareggiare la bilancia? Quando una vede che dedica, volente o nolente, tutta la sua giornata al figlio, l’ultima cosa che si vuol sentire dire è “Mamma sei cattiva!”

Poi ho smesso di sentirmi a credito. Perchè tanto non si vince a guardare così la tua vita
Poi ho smesso di sentirmi a credito. Perchè tanto non si vince a guardare così la tua vita. Ci si rovina il fegato e, a volte, il rapporto di coppia. Siamo quelle che lavorano di più e sono meno ricompensate in termini di soldi e di riconoscenza. Almeno per ora.
Mio figlio ha 8 anni, devo proprio pensare che sarò cattiva per sempre ai suoi occhi? Non credo.
Ho scelto di smettere di tirare le somme. Ho scelto di chiudere le orecchie quando mio figlio dice che sono cattiva. Non è vero, lo so. Lo è per lui in quel momento, ma non è vero. Non la prendo più sul personale. E’ un suo sfogo di frustrazione e nulla più. Certo, ci sono dei limiti, mica gli permetto di insultarmi e comunque lui non li supera mai.

Voi avreste voglia di fare qualcosa se poi vi viene sempre rinfacciato che non lo fate abbastanza? Io no
Quando è felice perchè papà è andato a prenderlo a scuola sorrido con lui. Quando finisce i compiti in fretta e senza lamentarsi lo lodo. E soprattuto lodo il papà. Voi avreste voglia di fare qualcosa se poi vi viene sempre rinfacciato che non lo fate abbastanza? Io no.
Ho scelto di cambiare i miei conti. Anzi, sono felice quando il papà si relaziona col pargolo, anche se solo poche ore alla settimana. Perchè vuol dire che io sono libera di leggermi un libro, telefonare alle amiche, guardarmi un telefilm in pace. Forse arriverà un giorno in cui i ruoli saranno invertiti e il papà dovrà occuparsi di più del figlio. E se anche non arrivasse quel giorno non avrebbe importanza. Io so quel che faccio e qual che valgo. So che mio figlio sta crescendo bene perchè in famiglia ci sono più sorrisi che borbottii. A me basta per pareggiare i conti.

A volte è sufficiente leggere tra le righe per capire se davvero è l’altro il genitore migliore agli occhi dei nostri figli.
Mio figlio raccoglie le margherite nel giardino della scuola per darmele quando lo vado a prendere. Per il padre non ha questi slanci. Sono davvero io quella cattiva?

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30 Comments »

  • Chiara ha scritto:

    Stavo per scrivere un commento serio, ma questa foto irresistibile mi ha tolto ogni traccia di serietà. Grandissima.

  • Silvia (author) ha scritto:

    E pensa che i due soggetti non sanno che è stata usata la loro faccia!

  • Silvia (author) ha scritto:

    Dai Chiara, però lasciacelo il commento serio, per favore!

  • Lanterna ha scritto:

    Io non sono totalmente in questa situazione. Nel senso che OK, dalla sveglia al ritorno a casa mi toccano le stesse mansioni che dici tu (e anch’io mi sveglio alle 6.30, per inciso). Ma, quando torno a casa, mio marito c’è e si smazza i figli insieme a me. Ciononostante, e nonostante Luca non sia il classico “papà buono”, spesso mi sento quella cattiva. Forse perché sono quella più sotto pressione (lui non ha orari da rispettare, nelle attività che fa con loro). O forse perché son proprio la più cattiva, mica detto.
    Mi fa sorridere la tua chiusura, perché per me è così da figlia: mia madre era la cattiva e mio padre il buono. Col risultato che oggi stimo decisamente più lei e mi ci trovo meglio (siamo appena tornate da una sessione di shopping in pausa pranzo).
    C’è speranza, quindi!

  • supermambanana ha scritto:

    noi siamo cattivi tutti e due, povere creature…..

  • Lorenza ha scritto:

    Mea culpa mea culpa…anch’io sarei una di quelle che tende a misurare lo sforzo parentale “a peso”, neanche fossimo in macelleria.
    A volte per stanchezza mi scappa il commento acido, purtroppo è facile incolpare l’altro quando si è frustrati, ma non lo penso, anche perché mio marito è splendido, sta con la Piccola, mi aiuta, cucina lui…
    Però è vero che io sono la “cattiva” (ma non sono cattiva, mi disegnano così ;-) ).
    E’ questione di carattere, io tendo a essere più ferma, lui è più buono e quando sente “papààààààà!” si squaglia.
    E lei lo sa, quando dico no mette su delle facce da attrice consumata per il paparino…

  • pentapata ha scritto:

    i confess, i’m the bad cop and i like it !!!!!

  • Chiara ha scritto:

    No, Silvia. Ci provo, davvero. Ma poi mi casca l’occhio sulla faccia dell’Ingegnere e…. pffffffff! (risata malamente trattenuta).

  • Silvia (author) ha scritto:

    Guarda che di quelle corone ne abbiamo una a testa, solo che l’ing. l’ha portata in testa per un giorno intero, con la massima nonchalance… Certo, lui è quello bravo!!! :)

  • Serena ha scritto:

    Anche da noi io faccio la parte del poliziotto cattivo e il padre di quello buono. Però io non ce la faccio a prenderla con molta filosofia, ad esempio quando io li ho lavati, impigiamati, calmati, pronti per dormire e lui gli deve leggere la storia, nel mio piano questo dovrebbe avvenire in camera, con luce bassa, e atmosfera rilassata. Poi però lui inizia a giocarci al leone che attacca le prede oppure a fare e capriole, e tutti i miei sforzi per creare l’atmosfera giusta vengono vanificati nel giro di 10 minuti. Poi io entro in stanza, faccio lo sguardo severo, e lui dice “ok, ora basta, ha ragione mamma, mettiamoci tranquilli a leggere la storia” e così io passo doppiamente per quella cattiva e lui quello buono. ARGHHH!
    Ah e naturalmente il piccolo a quel punto è troppo agitato per riuscire ad addormentarsi e vuole la sua mamma. Ari- ARGHH!

  • Chiara ha scritto:

    Io l’ultimo sbrocco l’ho avuto nel cuore della notte, circa 48 ore fa. Lo avevo anche avvertito per telefono: “Ci ho messo una vita a convincerla a dormire nel suo letto, non ne posso più di calci in faccia, ti prego: quando torni non ti fare infinocchiare”. Morale? Al’una di notte ho aperto gli occhi per vederli fare il passo da Pantera Rosa per infilarsi insieme nel lettone. Con il sonno che mi aveva disattivato ogni filtro, gliene ho dette di tutti i colori. E me ne sono andata a dormire sul divano. Dopo dieci minuti la Guerrigliera è venuta a richiamarmi, assicurandomi che sarebbe tornata al suo posto (cosa che ha fatto). Però, ripensandoci, che magia mettersi a giocare alla Pantera Rosa nel cuore della notte. Razionalmente lo so che è inutile recriminare. Va così e lui si vive meravigliosamente l’eccezionalità della sua presenza. Non posso neanche dirgli che in caso di necessità non se la sa gestire. Lo fa con anarchia, ma non lo turba affatto. Oggi li guardavo che giocavano a Biancaneve e il Principe Azzurro (“Papà, sbrigati a fare la doccia che mi devi sposare”) e, a dirla tutta, ho avuto una punta di nostalgia per quando le sue migliori trovate magiche e incongrue erano solo per me.

  • Mammame ha scritto:

    chiara ha aperto una prospettiva che poi è quella che mi salva dallo sclero spesso e volentieri: alla fine il loro papà piace anche a me e dunque io sono contenta che loro siano legati a lui, che lo cerchino e che siano contenti e più tranquilli quando lui c’è e anche che lui riesca a consegnare a loro la parte migliore di sè. quindi in un certo senso agevolo l’idolatria per il papà. tanto c’è sempre tempo per i ridimensionamenti :) !! (durante l’adolescenza ad es.). forse è anche che a me è un pò mancata questa figura di papà magico o disordinato o affettuoso e quindi vedere che loro stabiliscono un legame esclusivo dal quale qualche volta io vengo estromessa perchè appunto faccio la parte della cattiva, mi va bene. i conti con lui poi sono tutto un altro capitolo ..:)

  • deborah ha scritto:

    Mia figlia è strana. Non passa molto tempo con suo padre, per via del lavoro. Vero è che, almeno, ogni mattina l’accompagna a scuola. E lui si svegliava di notte quando era più piccola. Ma insomma, è con me che si instaura la routine del quotidiano. L’eccezionalità penalizza mio marito nel rapporto con sua figlia, invece di renderlo speciale. Lui lo sa, che con mia figlia, più ci stai insieme e più la conquisti. Così per il momento tra me e lei c’è una certa complicità che ci lega nella vita quotidiana.
    Mi sono chiesta se il fatto di essere soddifatta del rapporto con mia figlia dipenda dal fatto che, non avendone altri ho meno impegni e sono effettivamente meno stanca. Può darsi. Anche se
    non è sempre stato così e i primi anni ho avuto i miei bei momenti di scoramento.Nel mio caso il contatto quotidiano è vincente e me la godo fin che dura..

  • Monica ha scritto:

    Porto il mio esempio, contrario alla maggior parte delle mamme.
    A casa nostra mio marito è il “genitore migliore”. Su questo non ho dubbi. E’ molto presente, ha pazienza, non è apprensivo e non si arrabbia mai. Inoltre gioca moltissimo con nostra figlia, la accompagna all’asilo, va a parlare con le maestre, partecipa alle feste e alle riunioni. Lui è un ottimo papà. Mentre lui fa tutte queste cose, io sono in ufficio lontano un’ora da casa, a lavorare per 10 ore al giorno, a spaccarmi la testa con mille responsabilità e problemi, e non perchè sono un’ambiziosa donna in carriera, ma perchè mio marito sarà pure un ottimo papà, ma ha sempre fatto scelte lavorative estremamente egoistiche e non è in grado con il suo “pseudo” lavoro di mantenere nemmeno se stesso. Però in compenso può permettersi di fare cosa vuole tutto il giorno. In passato l’ho sempre sostenuto e stimolato a perseguire i suoi sogni, ora vedo che professionalmente ha fallito ma nonostante ciò la sua vita è qualitativamente migliore della mia, io sono completamente assorbita dal lavoro esterno e dal lavoro in casa (ovviamente non possiamo permetterci aiuti e il papà perfetto in casa muove un dito solo se ci sono io a coordinarlo) e non ho davvero mai tempo da dedicare a mia figlia. Per carità, è importante la qualità del tempo che passo con lei, faccio i salti mortali, ma rimane il fatto che a casa nostra non c’è equilibrio fra le parti, e io sono sfinita per compensare le mancanze di mio marito. Sono contenta che si occupi di mia figlia, ma mi sto chiedendo se sia giusto che lo faccia a mio scapito, è tanto bello avere una vita comoda quando c’è chi tribola al posto tuo, no?
    Io ho iniziato a lavorare per soddisfazione personale, poi a poco a poco ho avuto sempre più responsabilità, e si arriva ad un certo punto in cui non è facile dire di no, soprattutto se su di me pesa tutta la responsabilità economica della mia famiglia. Sto cercando un altro lavoro, ma per ora non posso rischiare in alcun modo. Ho rancore nei confronti di mio marito, non si tratta di un caso di disoccupazione come ormai è frequente, lui per decine di anni ha sempre fatto scelte sbagliate, a volte accampando scuse, a volte prendendosi fregature, ormai è passato il tempo della comprensione, gliene ho parlato, lui ha capito il mio stato d’animo, sta cercando lavoro da parecchio tempo, ma per età, esperienza e capacità, per ora non ha ancora risolto. Chiedo scusa per lo sfogo, forse sono andata fuori tema. Non me ne frega niente dei soldi, vorrei solo poter avere una vita migliore, mi manca mia figlia, mi mancano tantissime cose quotidiane che vorrei fare con lei, odio le pressioni derivanti dal mio lavoro e vorrei avere anche io, prima o poi, la possibilità di scegliere.

  • deborah ha scritto:

    @monica:ho letto davvero con molto interesse il tuo commento, perchè si pone in controtendenza , direi , con quanto spesso succede alle madri d’Italia.
    Se è vero infatti che la professione può dare molte soddisfazioni, non può essere nemmeno l’unico campo in cui una persona si esprime. Quando leggo che molte donne sono costrette ad abbandonare la carriera per il lavoro, io credo tante lo facciano a ragion veduta.
    Non si tratta di avere più servizi perchè qualcuno(qualcun’altro) accudisca i nostri figli, ma di avere più tempo da passare con loro.
    Tu che hai vicino un partner che è un ottimo padre ti senti comunque un po’ defraudata.
    Credo che molti padri che lavorano fino a tardi provino le stesse frustrazioni.
    Forse i ritmi di lavoro dovrebbero essere più compatibili con un’esistenza “libera e dignitosa”. 10 ore al giorno sono davvero tante.Mi ha molto colpito un commento di mammaamsterdam in cui diceva che ad Amsterdam (mi correggerà se sbaglio) pochi bambini stanno al nido per l’intera settimana lavorativa, anche se i servizi forniti sono eccellenti. Forse ci sono altri modi, e altri sistemi di vita cui bisognerebbe aspirare.
    E bisognerebbe che nella coppia ci fosse più bilanciamento, anche professionalmente parlando. Ti auguro che tuo marito possa trovare un lavoro che consenta a te di lavorare un po’ meno.

  • StranaMamma ha scritto:

    Questo post mi ha fatto riflettere sulla mia personale situazione:
    per questioni pratiche e di lavoro io sono il genitore che sta più tempo con nostro figlio; quando però papà c’è non gioca soltanto: porta all’asilo, lo lava (anzi devo dire che sono rare le volte che lo lavo io), prepara la colazione (per tutti me compresa) e lo mette a nanna… la storia la vuole letta da me perché io drammatizzo il racconto papà no….ma è solo questione di stile. Di notte chiama lui, perché sa che è il più celere a reagire… E su tutto ciò non ho niente da ridire perché non cambierei la mia vita con quella di mio marito (non credo reggerei il ritmo), lui ha più pazienza di me e fa le cose in modo differente com’è naturale che sia. Tuttavia, io rimango quella più rigida e severa, credo sia questione di natura… A casa nostra nessuno è particolarmente attaccato alla routine o intransigente con gli orari fissi, anzi il Tato è allergico ad entrambi, però esistono dei limiti che io cerco di non oltrepassare, mentre mio marito è più lasco e io a volte sbarello un po’… Però non noto una grande differenza di comportamento nei miei confronti o in quelli del padre. Con me litiga di più perché ci sta di più e perchè ho meno pazienza ma questo a prescindere.
    @Monica: il tuo commento, come dice qualcuno, è in controtendenza. Non voglio entrare nel merito, perché ovviamenteogni situazione è a sé e ognuno deve trovare un equilibrio che lo faccia vivere bene, però provocatoriamente dico: se le parti fossero invertite in Italia qualcuno si scandalizzerebbe? Ti lascio un in bocca al lupo e l’augurio che tu riesca a raggiungere un bilanciamento maggiormente soddisfacente per le tue esigenze.

  • Serena ha scritto:

    ma è possibile che in tutte le famiglie la mamma è quella più rigida e il padre è quello più rilassato? Mi sto iniziando a preoccupare ;)

  • supermambanana ha scritto:

    @Serena, noi siamo una felice (forse?) eccezione, ti diro’

  • supermambanana ha scritto:

    @Monica anche io leggo con interesse il tuo commento, e soprattutto mi colpisce quando dici che “sono sfinita per compensare le mancanze di mio marito”, e mi chiedo se siano mancanze in senso di aiuto economico, per la mancanza di un’entrata fissa, o per altro tipo di aiuto in casa (cioe’ tu devi lavorare e poi anche badare alle faccende domestiche). Nel primo caso, come dicevano altre su, mi pare soltanto una situazione invertita rispetto al 99% forse delle famiglie italiane, ma una situazione abbastanza normale in altri paesi, qui in UK conosco molti genitori che hanno deciso che e’ il padre a stare a casa e la mamma lavora, e come diceva anche deborah su mi pare quantomeno sintomatico il fatto che ti senta cosi’ frustrata per questo, sintomatico del fatto che in Italia la situazione “al contrario” e’ ancora percepita come un’anomalia, e che per questo ti induce sensi di colpa oltre quelli che naturalmente avresti come genitore che lavora, al di la’ quindi di quelli che un padre nella tua situazione proverebbe.

  • Daniela ha scritto:

    Io credo che sia anche un po’ colpa nostra. Anche io sono quella che si alza prima, anche se mio marito è a casa, mi alzo, preparo cambi, colazione, poi li chiamo, con calma… A volte poi glielo rinfaccio. Ma dico, dirgli semplicemente “domani ci pensi tu” no? No. Perché glielo rinfaccio, poi al mattino dopo mi ritrovo lo spirito da crocerossina e lo lascio dormire senza svegliarlo. Perché la sera la sveglia “no, la metto io”.

    Così per tutto. Il cambio? Lo preparo sempre io, ci penso sempre io, poi se dimentico qualcosa ovvio che è colpa mia, ma pensarci tu no?

    Ecco, il giorno dopo mi dice “faccio io”. E io “no, dai, che io faccio prima, lascia stare.” Ma allora! Da prendermi a schiaffi.

    Però devo dire che con i turni che fa molto spesso in casa c’è lui. E con molto intendo molto davvero. Ora per esempio per due pomeriggi c’è lui e pensa lui a tutto. Questo cosa porta? Che è cattivo tanto quanto me ;-) Insomma, agli occhi della quasi seienne siamo due mostri, così almeno nessuno è invidioso!

    Però sto vizio del “faccio io” me lo devo togliere. Che a furia di rinfacciamenti mi è anche scoppiato il marito, qualche volta, con un “la smetti che sono capace anche io? Possibile che mi devi togliere il lavoro dalle mani ogni volta?”. E hai ragione. Mannaggia a te. Piano piano ci arrivo….

  • supermambanana ha scritto:

    @Daniela “Ora per esempio per due pomeriggi c’è lui e pensa lui a tutto. Questo cosa porta? Che è cattivo tanto quanto me” ecco mi sa che hai centrato il punto, noi collaboriamo su tutto davvero 50/50 e di conseguenza siamo entrambi due arpie, ripeto povere creature …

  • Monica ha scritto:

    @supermambanana, mi sono resa conto che nella fretta non mi sono spiegata bene su alcuni aspetti della mia situazione. Come dice anche Deborah, penso che ci siano anche tanti padri, che come me, si sentano frustrati per essere poco presenti a casa. E sono d’accordo con te sul fatto che l’inversione dei ruoli sia normalità in altri paesi. Non ne farei un problema di ruolo ma piuttosto di “scelta”. Tu stessa dici che “in UK conosco molti genitori che hanno deciso che e’ il padre a stare a casa e la mamma lavora”. Il punto è questo. Noi non abbiamo deciso nulla. Ci siamo ritrovati in questa situazione perchè mio marito si è sempre ostinato a perseguire una strada lavorativa che negli anni non ha mai portato risultati concreti e, nonostante i miei solleciti, si è sempre rifiutato di cambiare perché non voleva perdere libertà, comodità, autonomia. E perché quello che fa, a lui piace. Sì, il non partecipare alle spese di casa, oppure la non collaborazione domestica, sono mancanze di mio marito, ma tutto sommato sono cose non così determinanti. La mancanza peggiore è che lui ha sempre approfittato della sicurezza del mio lavoro per pensare solo alle sue preferenze. Io mi sono sempre fatta un mazzo tanto, accelerando sempre di più, e tante volte anche facendo violenza contro me stessa su cose che non sono proprio nelle mie corde. A scanso di equivoci, non lavoro per passione, ma per senso del dovere. Come molte altre donne, credo. Un senso del dovere che lui non ha, e che nel mio caso è doppio e mi sta soffocando.
    Riporto il discorso su mia figlia: penso che le figure del papà e della mamma siano ugualmente importanti per un bambino. Penso che il rapporto tra lei e il papà sia splendido e che la loro “complicità” non tolga nulla a me come mamma. Anzi, per contro ogni volta che posso permettermi un po’ di tempo da dedicarle con calma, è un evento eccezionale e lei lo apprezza ancora di più. Penso che mia figlia crescerà e un giorno capirà i motivi della mia assenza. Penso però anche che i suoi anni più belli stiano passando, che io me li sto perdendo, e che il mio più grande desiderio sarebbe quello di riacquistare parte della mia vita, che le dedicherei senza rimpianti.

  • supermambanana ha scritto:

    ecco, eppure io non posso fare a meno di pensare che ci sia il rischio che tu risenta di questa situazione per il perverso gioco di ruolo (il papa’ lavora e la mamma non sempre) in cui ci troviamo, quando dico che in situazioni che conosco c’e’ stata una “scelta” non e’ qualcosa di leggero, che facciamo, vado io o vai tu, ma perche’ magari il lavoro di uno era piu’ remunerativo, o piu’ stabile, o meno a rischio, e l’altro si adattava. Penso che tu ti senta (scusami se mi permetto, non conoscendoti) indebitamente in colpa, una colpa non necessaria, e che questa colpa sia un retaggio della societa’ piu’ che una colpa effettiva, e questo mi spiace perche’ invece la tua situazione e’ simile a tante tante altre in cui i ruoli sono invertiti, i padri sentono la stessa frustrazione di un lavoro che mantengono per la pagnotta, e magari chissa’ la stessa sensazione di lasciare a casa la mamma in un contesto piu’ rilassato (e tante volte noi donne ci sentiamo punte dal fatto che non si riconosca il nostro stare a casa) e pure la stessa malinconia dei figli che non vedono mai. Tua figlia non deve “capire” i motivi della tua assenza, io credo invece che tua figlia stia crescendo in un ambiente privilegiatissimo che gli aprira’ la mente su molte cose da grande :-) e un abbraccio grande, per tornare al tema del giorno!

  • supermambanana ha scritto:

    (tutto questo fermo restando che un genitore, di qualsiasi genere sia, che si senta cosi’ male per la mancata partecipazione alla vita dei figli, dovrebbe poter trovare nella societa’ la soluzione al problema, e il fatto che invece la situazione faccia maturare questo rancore nei confronti dell’altro genitore, di qualunque genere sia, e’ una sconfitta per la societa’ intera – no volevo specificarlo in caso ad evitare fraintendimenti sulla mia posizione in merito)

  • Marzia ha scritto:

    Leggo questi commenti seduta in aeroporto, aereo in ritardo, dopo due giorni estenuanti e una voglia pazza di riabbracciare il mio bambino. Non sarei stata una brava casalinga, ho sempre viaggiato per lavoro e ho un marito che mi supporta. Non mi sono mai sentita il genitore peggiore per questo. Mio figlio comunque viene prima di tutto. Ma capisco perfettamente Monica, ciò che mi manca ultimamente e’ la flessibilità e la scelta, il fatto di non essere mai io ad aspettare mio figlio fuori da scuola, di dover chiedere permessi per ogni riunione a scuola e poi veder considerati normali i viaggi che ti rubano ore e serate. Un tempo amavo molto di più il mio lavoro, c’era più attenzione verso le persone. Quando fai qualcosa per passione anche il resto delle cose sembra andar meglio, i sensi di colpa sono meno pesanti, dimostri ai tuoi figli che lavorare non e’ poi solo fatica. Ma se diventa puro dovere allora e’ difficile non desiderare di avere una scelta. Di questi tempi lavorare e’ un privilegio, lo so, pero’ talvolta la remunerazione del proprio “non tempo” con la famiglia non sembra sufficiente se non si accompagna al piacere di costruire qualcosa.

  • Monica ha scritto:

    Sto riflettendo sulle osservazioni di supermambanana, mi metto in discussione, non avrei paura ad ammettere che in realtà il mio disagio deriva da ingiusti sensi di colpa e da retaggi della società. Non lo escludo a priori, e so che non sarei l’unica. Come per Marzia, anche io penso che non sarei stata una casalinga felice, non avrei serenamente abbandonato totalmente il lavoro per stare a casa, nemmeno se ne avessi avuto la possibilità. Però da qui alla mia situazione attuale c’è una bella differenza. Esiste una via di mezzo, una dimensione che possa permettere ad entrambi di vivere in modo equilibrato, non solo ad uno sulle spalle dell’altra. Poi mi sto anche interrogando sui miei sentimenti nei confronti di mio marito, ho un forte senso di disamoramento. Ma questo è un altro tema….
    Grazie dell’abbraccio!

  • Giulia ha scritto:

    Come al solito non riesco a leggere tutti i commenti, ma il tuo post, Silvia, mi ha molto colpito. A parte la santissima verità sul fatto che quando i discorsi sono infarciti di “sempre/mai” o “tutto/niente” finiscono sempre male, mi hai fatto veramente riflettere. I conti non hanno senso in famiglia. Si finisce sempre perdenti.
    Mi ritrovo in una situazione strana ora. Sto per cambiare lavoro, sarà un lavoro impegnativo questa volta, non potrò sempre occuparmi di tutto come ho fatto fino ad ora. Mio marito dovrà impegnarsi in prima persona a a volte anche al 100% visto che sono previsti anche diversi viaggi di lavoro. E questo francamente mi spaventa parecchio. Non perché penso che lui sia incapace, non è questo. E’ solo che so quanto è stancante e temo che sia troppo per lui. Vi rendete conto???? Una volta che posso delegare e finalmente metterlo alla prova, mi preoccupo per lui, faccio ancora una volta la crocerossina che si carica tutto sulle spalle… A parte tutto mio marito è un uomo veramente fantastico, che invece di alimentare le mie paure insiste perché io scelga liberamente, “perché in qualche mondo farò”. Forse sono andata fuori tema, ma insomma, penso che dovremmo dare più fiducia a questi papà.

  • StranaMamma ha scritto:

    @ Monica: molti padri si ritrovano nella tua stessa identica situazione, magari per scelte delle compagne dettate dagli stessi motivi di tuo marito eppure la cosa fa meno scalpore. Non si ritiene egoista o “che vive sulle spalle del marito” la donna che sta a casa e bada alla prole, come mai?
    Dalle tue parole, però emerge qualcosa di più di un semplice disagio o senso di colpa nei confronti di tua figlia. A me pare che tutto dipenda dal rapporto con tuo marito, dalle vostre scelte forse non troppo condivise. Il che si riflette inesorabilmente sul rapporto con i figli. Ti faccio i migliori auguri per trovare un equilibrio migliore, ma forse finché non scioglierai il nodo della questione con tuo marito non ne verrai fuori…ovviamente correggimi se sbaglio.
    Un abbraccio,
    StranaMamma

  • Monica ha scritto:

    @stranamamma, no, non sbagli. In realtà mi rendo conto che spiegandomi a voi, sto districando alcuni grovigli in cui navigo da tempo. Non vorrei rubare altro spazio con la mia storia, ma ci tengo a precisare un piccolo particolare, che è un pò al nocciolo della questione. E’ vero “non si ritiene egoista o “che vive sulle spalle del marito” la donna che sta a casa e bada alla prole”. Ma mio marito non sta a casa a guardare la prole!!!! Si limita ad accompagnare la figlia all’asilo e ad andare a parlare con le maestre quando ci sono le riunioni. Per tutto il resto (post- scuola) ci appoggiamo ai nonni. Sicuramente lui ci gioca moltissimo la sera e nel week-end, è un bravo papà e sa come approcciarsi a lei, più di me sicuramente. Per questo lo ritengo il genitore migliore. Però per il resto il suo tempo è completamente dedicato alla sua pseudo attività che tanto gli piace ma che non porta a nulla. Ma io dico: magari accettasse di fare “il casalingo” !!!!!!!!!! Forse non dovrei devolvere alle faccende domestiche quel briciolo di tempo libero che ho!!

  • Silvia (author) ha scritto:

    precisazione, se no l’autrice potrebbe rimanerci male: il post non è mio, ma di Gloria Alchimista in libertà. L’introduzione e la storia dei sempre/mai e tutto/niente, sì, è mia… ma ultimamente predico bene e razzolo male…

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