Giocando si impara, le lingue

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Ospitiamo volentieri questo post di Letizia, mamma e autrice del sito bilingue per gioco. Letizia è italiana, però ha deciso di giocare con suo figlio anche in inglese per crescerlo bilingue. Ci racconta la sua esperienza nel suo bellissimo sito, che è anche ricco di informazioni e consigli utilissimi a chi si trova ad intraprendere il percorso del bilinguismo per scelta o per necessità. L’apprendimento di una seconda lingua nei bambini avviene in modo naturale, ed è per questo che è bello e divertente come un gioco.

Quante volte avete sentito dire: I bambini imparano giocando, quindi mamma eccoti un bel gioco che insegnera’ a tuo figlio l’Inglese, giocando!? Tante, eh! Avete gia’ comprato un bel giocattolo che se schiacci il cavallo dice Hiiiii Horse? Soldi sprecati, o forse anche no, dipende da che uso ne farete.
Premessa n1: Tutti i bambini hanno un’incredibile predisposizione per le lingue, imparare a parlare e’ il compito piu’ complesso che devono svolgere nei primi anni di vita, e tutto il loro cervello e’ programmato per assolvere questo compito al meglio (la natura e’ veramente spettacolare!).
Premessa n2: Ai bambini piace giocare, anzi, il gioco per i bambini e’ una cosa seria.
Da queste premesse pero’ non si puo’ concludere che i bambini imparino le lingue giocando e soprattutto possiamo escludere che imparino le lingue dai giocattoli (diverse ricerche lo confermano). Possiamo invece concludere che i bambini sono predisposti all’apprendimento delle lingue, e che bastera’ dare loro gli input giusti perche’ le imparino con assoluta naturalezza. Ma cosa sono gli input giusti?
Pensiamo all’apprendimento della prima lingua, cosa fanno i genitori per aiutare un bambino ad imparare a parlare? Parlano con lui, a lui, intorno a lui, giocano con lui, gli cantano le canzoncine e gli leggono i libri, etc . Lo stesso vale per la seconda lingua, perche’ ogni lingua, prima o seconda che sia, si impara comunicando.
Certo pero’ nell’imparare la seconda lingua si incontra un ostacolo molto oggettivo, non serve a nulla (dal punto di vista del bambino) e quindi il bambino non e’ interessato, ed e’ qui che entra in gioco il gioco. Il gioco serve a rendere la seconda lingua piu’ interessante, ad avvincere i bambini e coinvolgerli, a dar loro la motivazione per fare uno sforzo per superare l’ostacolo di dover apprendere un ulteriore codice linguistico (perche’ i bambini sono piu’ predisposti degli adulti, ma questo non significa che non facciano fatica!)
Ecco quindi il segreto: giocando si imparano le lingue, ma solo se la lingua diventa (grazie al gioco) uno strumento per comunicare, per dialogare, per interagire con persone a cui vogliamo bene e per fare attivita’ che ci interessano.
Cosa significa tutto cio’ per i genitori che vorrebbero, giustamente, che i bambini imparassero una lingua straniera fin da piccoli? Ecco un paio di consigli pratici:

  • Giocattoli, DVD, televisione e tutti i mezzi passivi NON insegnano le lingue, sicuramente non in eta’ prescolare, mentre possono essere un supporto (ma solo un supporto) in eta’ scolare
  • La lingue si imparano con l’interazione frequente, se avete una conoscenza (anche non elevata) della lingua creare opportunita’ per parlare e giocare con la lingua e’ un ottimo modo per introdurre i bambini alla lingua straniera
  • Ognuno puo’ trovare il metodo piu’ adatto alle proprie esigenze e capacita’, quando non si sa la lingua bene ci si puo’ affidare e strumenti che offrano supporto anche al genitore, primo tra tutti i libri ovviamente, anche se ci sono moltissime altre opzioni, anche un cartone animato o un videogioco puo’ essere commentato e raccontato
  • E’ utile creare un rituale intorno alla seconda lingua, o un contesto. Per esempio guardare dei cartoni animati, i cui personaggi vengono riproposti anche nei libri e come pupazzi, e’ una combinazione molto efficace, perche’ quando si gioca con i pupazzi sara’ naturale farlo nella loro lingua.
  • L’importante e’ che la seconda lingua sia sempre associata ad attivita’ piacevoli e ad esperienze di comunicazione e condivisione, cantare canzoni insieme per esempio, leggere o giocare; non e’ importante cosa si fa, ma come lo si fa
  • La routine e’ importante, da’ ai bambini delle certezze, dei parametri di riferimento. Quindi e’ bene che le attivita’ in lingua abbiano una loro routine
  • Giocare con altri bambini e’ utilissimo all’apprendimento, quindi bisognerebbe sfruttare ogni possibilita’ di far giocare i bambini con altri che parlano la lingua minoritaria. Purtroppo per chi vive in Italia le opzioni non sono molte, ma sono comunque piu’ di quante pensiamo, a scuola spesso le classi sono molto composite.

Ci sono molti pregiudizi sul bilinguismo, per esempio spesso si ritiene che solo le famiglie bilingui (genitori di diversa nazionalita’) possano crescere i figli bilingui (falso!) e che per queste famiglie sia una cosa scontata (pure falso!). In realta’ per crescere un bambino bilingue ci vuole molta determinazione e coerenza nel tempo, non e’ raro che le famiglie bilingui siano deluse dei propri risultati mentre a volte famiglie monolingui veramente determinate ottengono risultati insperati.

L’importante e’ che ogni famiglia rifletta sui propri punti di forza e punti deboli, sui propri obiettivi e sulla propria motivazione per trovare, e mantenere, il metodo piu’ adatto e per dare ai bambini l’opportunita’ di usare al meglio i propri skills, ma senza venire sottoposti ad alcun tipo di pressione. Bilingue Per Gioco ha come obiettivo proprio quello di aiutare le famiglie a identificare il proprio metodo, e soprattutto a trovare la motivazione per seguirlo nel tempo.

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7 COMMENTI

  1. Come sempre Genitori Crescono è una conferma. Da poco avevo scoperto il sito di bilingue per gioco (che trovo molto ricco) ed ecco che mi ritrovo qui un post dedicato che mi fa sentire meglio.
    Sì perché anch’io da un po’ provo a fare delle attività ludiche con il Tato in inglese. Io, da amante delle lingue straniere come strumento di comunicazione prima che di lavoro, ho sempre creduto nel loro apprendimento fin dalla tenera età. Ovviamente anche in ciò paio spesso un’aliena quando mi confronto con alcune tipologie di madri… Quanto avete ragione! Quanti pregiudizi!!!!
    Il mio obiettivo non è quello di far diventare Tato perfettamente bilingue, in primo luogo perché questo richiederebbe un impegno che con il poco tempo a disposizione la sera mi parrebbe eccessivamente oneroso e poi per tutto il discorso che amiche psicologhe e antropologhe mi hanno fatto sulla lingua degli affetti fin da prima che il pupo nascesse e che mi ha un po’ influenzata. Mi interessa però fargli capire che esistono altri modi di comunicare oltre la lingua italiana, persone con culture, pensieri diversi e l’unico modo per entrare in contatto con queste altre realtà è utilizzare un codice comune. Per ora lui è curiosissimo e si diverte un sacco, spero di riuscire a mantenere la motivazione, visto che dalle mie parti centri per l’apprendimento dell’inglese precocemente o playgroups sono un miraggio….e dire che abito pure in una grande città!

  2. Silvietta,

    interessante… se hai voglia di dirmi perche’ non avevi capito te ne sarei tanto grata, forse devo comunicare alcune cose in maniera piu’ chiara e diretta. Lo sai cosa dicono gli inglesi? Feedback is a gift, ecco se vuoi farmi questo regalo scrivimi a bilinguepergioco CHIOCCIOLA yahoo PUNTO com, te ne saro’ grata!

    L.
    http://www.bilinguepergioco.com

  3. Silvia,

    hai ragione l’ora di Inglese non basta, nemmeno un po’, ma non bisogna essere laureati a Oxford per cantare canzoncine in Inglese, e se gliele cantassi anche tu? Cosi’ per gioco…
    Proprio oggi ho pubblicato delle canzoncine di Natale in Inglese che ho selezionato perche’ sono semplici semplici e brevissime, perfette per i bimbi piccoli o per chi sa poco l’Inglese, anche perche’ quasi tutte si prestano ad essere mimate, e con i gesti non solo ci si diverte di piu’, ma si impara meglio. Dai provaci, e fammi sapere come va! Magari parti con Santa’s Chimney , i bimbi che vengono ai miei Playgroup la adorano e l’hanno imparata subito!

    Vi ringrazio tanto per l’ospitalita’!

    L.
    http://www.bilinguepergioco.com

    P.S.
    Solo un dettaglio, io ho un bambino non una bimba…

  4. Meno male che qualcuno conferma la mia teoria secondo la quale i tanti giocattoli prima infanzia pubblicizzati in modo massiccio in questi giorni, che pronunciano frasi insistenti in inglese, servono davvero a poco…
    Ho notato, invece, che quando a scuola sentono delle canzoni, il Sorcetto apprende molto più facilmente i rudimenti di inglese con i quali si sta cimentando. La maestra, infatti, ci ha dato lo stesso cd che ascoltano in classe, così a casa possiamo cantare insieme le canzoni (ho un motivetto che mi martella la testa ogni tanto e non riesco a togliermelo: “It’s autumn, it’s autumn…”).
    Indubbiamente non è l’ora di inglese in prima elementare che ci risolverà la questione lingue straniere, ma non c’è dubbio che il canto e il gioco fanno la differenza.

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