Come ti spiego la pornografia a un teenager

Ultimamente mi sto arrovellando su uno dei tanti argomenti in grado di mandare in loop un genitore di teenager: la pornografia. Anzi, diciamo pure la pornificazione del quotidiano, fatto di labbra turgide su Instagram, messaggistica istantanea ammiccante e -in fondo quasi più oneste – pubblicità di siti pornografici in giro per l’internet. E così ho scritto a Lorenzo Gasparrini, il mio amico Estetologo (nome autoironico che si riferisce al fatto che ha studiato e insegnato Estetica).

Foto di ian dooley utilizzata con licenza CC Unsplash

Caro Lorenzo,
ecco che ci siamo: internet, da misterioso regno del porno, dei troll e dei nerd, è diventato un ambiente di lavoro; un enorme centro commerciale virtuale; tutti i corridoi scolastici, le piazze e i bar messi assieme; il cinema più fornito del pianeta… e mentre diventiamo tutti nerd e troll, ci siamo portati a casa anche la vocazione alla pornografia, che oggi fa parte a pieno titolo della cultura mainstream. Ma se una volta il porno te lo andavi a cercare, oggi è lui che cerca te e finisci per diventare un prosumer (producer e consumer) a volte senza accorgertene, a volte in tenera età: aiuto!

È il capitalismo, bellezza: la merce diventa consapevole di se stessa, e ne è felice.

Non è complicato (anche se non lo fa nessuno) utilizzare la tecnologia per bloccare i contenuti per adulti: controlli parentali, filtri sul router, applicazioni specifiche, ad block, basta ingegnarsi e risparmi a tu* figli* qualche visione indesiderata, questo lo so. Ma mi serve la consulenza dell’Estetologo.

Per prima cosa Lorenzo, devi aiutarmi a spiegare (non solo alle mie figlie, ma anche agli adulti) perché il porno, almeno quello mainstream, è maschilista, e rappresenta un problema per maschi e femmine, specie durante l’adolescenza, con i suoi picchi emotivi e le esplorazioni affettive e sessuali del proprio e dell’altrui corpo.

Il porno commerciale è maschilista perché rappresenta il punto di vista machista sulla sessualità: prestazione atletico-idraulica di lui, preciso copione da ripetersi sempre uguale tra loro due, orgasmi di lei numerosi e rumorosi, tantissime apparenti varianti della stessa formula, corpi femminili intercambiabili in precise categorie misurabili. Di reale sessualità, cioè gioco tra desideri che devono conoscersi, non c’è nulla: né l’intenzione della scoperta, né il mettersi in gioco, né il rischio del fallimento, né l’incontro di felicità inaspettate. È una finzione cinematografica come le altre cui siamo più abituati, non c’è nulla di “proibito” o misterioso – ma è anche violenta, perché insegna il sesso visto dalla parte di chi lo usa come piacere solitario; infatti la pornografia femminile mostra, al contrario, tutte quelle parti di tentativo, goffaggine, gioco e adattamento che per il maschilista prestazionale sono intollerabili.

Dicevamo, il porno, oggi, non devi neanche cercarlo: non è raro ritrovarsi schiaffate sullo schermo immagini, se non gif animate, che rappresentano rapporti sessuali senza preliminari, né fine, né magari neanche le teste o i piedi dei partecipanti, solo il dettaglio intimo. E se lo spettatore nolente è un bambino? Anche gli adolescenti che ridacchiano noncuranti, o quelli che chiudono i pop up imbarazzati, poi ci rimuginano, su quella rappresentazione posticcia del corpo, senza odori, sapori, imperfezioni; su quel simulacro del sesso di cui non hanno esperienza, magari neanche per sentito dire. Tu, adulto, che fai? Che cosa dici di fronte a un’immagine pornografica?

Le parole sono quelle di chi racconta un fenomeno commerciale – perché quello è. Sono immagini che ti vogliono vendere qualcosa, i tuoi clic o la tua attenzione ad altri siti che acquistano valore col tuo passaggio. Le immagini offline sono solo le macerie di questi passaggi, i segnali stradali che non servono più buttati al lato della strada. La violenza di quelle immagini nasce proprio dalla gratuità, dall’essere prive di un contesto emozionale che le spieghi e dia loro un motivo per esistere – esattamente come tutto il porno commerciale è sesso senza desiderio.

Non possiamo paragonare l’esperienza di un bambino con la nostra, di quando magari a 16 o 17 anni ci siamo ritrovati con gli amichetti a scoprire, ridacchiando, un mondo allora “sommerso”, che constava non solo di video e foto ma anche di scritti e di disegni. Aspetta, ora che ci penso, già alle elementari io e un mio amichetto trovammo nella sua soffitta dei fumetti porno. Che differenza c’è col popup di Youporn?

Che li avete trovati insieme. Stavate condividendo un’esperienza di una evidente finzione – il fumetto, rispetto all’immagine fotografica o cinematografica, è evidentemente artificiale, quindi finzione, e permette un distacco salutare che il porno commerciale cerca di evitare a tutti i costi (da cui le categorie MILF, Mum, Teacher, Secretary… più quotidianità possibile).

Ma andiamo ancora oltre: il porno è entrato ormai a fare parte della cultura, forse più sottilmente dell’ossessione per la propria immagine, ma in maniera altrettanto pervasiva e certamente collegata. Ci dobbiamo preoccupare per chi forse è più vulnerabile, di fronte a tutto questo, cioè bambini e adolescenti?

Nessuno strumento tecnico potrà darci la tranquillità della consapevolezza e della critica costruttiva. E poi ricordiamoci che vietare è incitare alla trasgressione. Nei paesi dove si fa educazione sessuale a scuola il porno commerciale è diffuso lo stesso, ma nelle interviste ai giovani scopri che nessuno/a lo prende “sul serio”. Nei paesi dove non c’è quella formazione alla consapevolezza nell’uso del proprio corpo, il porno commerciale ha preso il posto delle istituzioni educative, e sempre più ragazzi/e pensano che quello sia il sesso. Fornisci alternative, altre narrazioni, altre esperienze, e non ci sarà bisogno di alcuna protezione tecnologica.

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1 COMMENTO

  1. sarò un maschio etero atipico ma non mi sono mai eccitato coi porno bensì con le scene erotiche di film e telefilm normali, dove si vedono le teste e i volti degli attori e delle attrici che non sono intercambiabili, certo sono fisicamente belli ma come sono belli fisicamente tanti uomini e donne comuni (e anche attori e attrici sono uomini e donne come noi) e in più c’è l’incontro, il desiderio reciproco, c’è il piacere di lui e il piacere di lei , c’è l’orgasmo e la passione e il gioco ecc..insomma mi sembrano rappresentazioni cinematografiche più realistiche e sane

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