Avere tre figli e un lavoro a tempo pieno è possibile?

Ogni volta che mi chiedono “Come fai a lavorare con tre figlie?”, balbetto confusa un risposta idiota almeno quanto la domanda.

Foto di PollyWantsacracker
Foto di PollyWantsacracker

Lavoro per dar alle mie figlie un tetto, il frigo pieno, il riscaldamento acceso e i corsi di danza.

Ma anche per conservare la mia salute mentale. In ufficio infatti, quando i colleghi fanno troppo rumore, nel caso in cui non sia stata io stessa a dare il la alla saga delle battute di cattivo gusto, posso sempre infilare le cuffie e ascoltare qualcosa di rumoroso. A casa, la mia presenza è richiesta continuamente e su più fronti e se fischietto fingendo di non essere stata interpellata, mi chiamano ancora più forte, per fugare ogni dubbio. A casa, mi si fanno richieste all day long. Al lavoro pure, ma alle sei almeno chiudo tutto. Al lavoro, se il problema è grosso, in genere è un problema di tutti; a casa, se c’è un problema, lo devo risolvere io.

Eccerto che vado a lavorare: è meno stressante che stare a casa e in più mi pagano.

Naturalmente, questo comporta un’organizzazione ferrea, che però non fa parte della mia natura.

Vi regalo tre consigli su cui riflettere se anche voi avete una routine domestica che non può fare a meno del vostro corposo contributo, e allo stesso tempo un lavoro di cui avete bisogno per vivere, che vi piace molto e spesso vi intrattiene persino, e che però vi chiede molto (sì, anche lui).

Potete sempre scegliere

Io dico sempre che sono obbligata a lavorare ma non è vero al 100%. Conosco diverse persone che vivono di lavoretti ed espedienti, magari qualche sussidio dal comune tipo una casa popolare, magari vanno ogni tanto a bussare dalla famiglia, non vanno in vacanza. Le statistiche dicono che in Italia mediamente non si muore di fame, eppure tanta gente non lavora. Come fanno? Qualcosa si inventeranno.

Io ho fatto altre scelte, forse troppo poco consapevoli, ma le ho fatte e le sto portando avanti.

Potrei domattina scappare lasciando scritto di non chiamare Chi l’ha visto; potrei rinunciare alla casa e installarmi da mia madre, che dubito ci sbatterebbe fuori; potrei tagliare i tre corsi di danza, l’auto e le ferie e pagare la spesa con qualche lavoretto; potrei incattivirmi col padre delle bambine per ottenere di più. Sbaglio io, sbaglia chi fa scelte diverse? E che importa? Ognuno paga per sé.

Non sentitevi MAI in colpa

La cosa che mi piace più di me è che non mi sento quasi mai in colpa. Realizzare che sono la responsabile dei miei sentimenti e non dei sentimenti altrui, non è stato semplice ma certamente liberatorio. Molti danno la colpa agli altri se soffrono e danno la colpa a se stessi se altri soffrono. In questo modo, tutti sono vittime inermi del dolore.

Se non riuscite a sbarazzarvi dei sensi di colpa, almeno cominciate a lavorarci. Non sentitevi in colpa come foste impostori, se alle 18 in punto schizzate a molla fuori dall’ufficio, per correre a casa a sentirvi in colpa di non esserci stati tutto il giorno. Servirà solo a rendervi infelici e frustrati, mai responsabili delle vostre scelte, vittime di un Paese che odia le famiglie (in effetti, l’Italia non è affatto un Paese per famiglie. Ma chi, come me, ci vuole restare, perché non sa rinunciare alla famiglia, al mare e al vinello e alla piadina con gli amici sta, di nuovo, scegliendo).

Credetemi: in ufficio potete dare tanto anche se avete figli a casa; e i figli possono sopravvivere anche se pranzano alla mensa scolastica, passano due ore con la nonna che fa vedere loro la tv anche se voi non vorreste, persino se voi non siete presenti quando si sbucciano le ginocchia. Potete generare tanti bei ricordi per quando saranno grandi anche durante le vacanze e i weekend.

Non pretendiate di controllare tutto

Imparate a governare i vostri loop negativi. Non potete controllare tutto: inutile entrare in paranoia. Potete scegliere di che cosa preoccuparvi, a quali attività dedicare le vostre energie, quali proprio non potete seguire. Se delegate, non pretendete che tutto sia fatto come lo avreste fatto voi.

Mettetevi l’anima in pace: siete umani. Amate, ringraziate e perdonate prima di tutto voi stessi, e gli altri faranno lo stesso. In ufficio e a casa.

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6 COMMENTI

  1. Giusto per info: il congedo parentale frazionato: lo puoi prendere solo a “mezze giornate”, quindi 4 ore per volta, fai domanda all’INPS e poi ne porti copia al tuo datore di lavoro che non può “rifiutarla” ma solo prendere nota. Insomma è proprio come per il congedo di maternità. Mi pare sia pagato solo entro i 3 anni di età del bambino e solo al 30% , insomma come il congedo parentale facoltativo. Non è il tuo caso ma è utile per chi vorrebbe una riduzione d’orario che l’azienda non vuole concedere. Infatti io (scelta) ho deciso di cominciare a prendermelo, nella quota piccola ma già significativa di un pomeriggio a settimana, che ne so per portarle in piscina, o a mangiare un gelatone, o a dar da mangiare alle papere.

  2. Io faccio una specie di part time, essendo libera professionista lavoro quando i bambini non ci sono o dormono, cioè sempre tranne dalle 16\17,00 (benedetto sia il post scuola) fino alle 21.
    E mi sembra di stare pochissimo tempo con loro, che crescano alla velocità della luce e che io non riesca a godermeli come vorrei.
    Mi sento in colpa sia perché lavoro sia perché lavoro meno dei miei colleghi (poi se penso alle mie entrate ciclicamente mi deprimo e faccio proiezioni catastrofiche sulla mia vecchiaia, ma solo in fase premestruale).
    Ho scelto così, perché sono libera professionista, perché non voglio spendere soldi per una tata (nonni e parenti sono in un altro stato) e perché voglio stare coi miei figli, ne ho proprio bisogno.
    Sono una di quelle che appena finisce di lavorare non vede l’ora di essere coi suoi bambini,
    Poi succede che il giorno che mi scapicollo per andare a prenderli presto, annullo appuntamenti per stare con loro, mi dicano che sono arrivata troppo presto \ devono finire un gioco o facciano migliaia di capricci e io vorrei solo lasciarli lì per il giorno dopo.
    O giorni in cui per far fronte a una scadenza prima di andarli a prendere faccia dei lavori di merda, o mi trovi a parlare al telefono con i pezzi grossi fuori dalla porta della scuola, coi bimbi che mi urlano che hanno fame o gli scappa la caccca.
    Fallisco spessissimo sia come mamma ( ho accompagnato i miei figli a una festa di compleanno da una compagna di scuola il giorno prima della festa vera, tra l’imbarazzo generale, tanto per dirne una e nemmeno la peggiore), sia come professionista (mii sono presentata da un cliente importantissimo con un rigurgito schifoso sulla spalla) e diciamo pure che alla mia carriera ormai ho rinunciato.
    Ma ci sono momenti in cui sul lavoro mi sento proprio brava, realizzata e altri in cui solo vicino ai miei figli mi sembra di riuscire a essere felice di quella felicità che basta a se stessa e ti riempe la vita.

    Voglio lavorare e anche fare la mamma e vorrei che non fosse faticoso ( giá che siamo in zona desideri mettiamo tutto).
    Mi viene tutto male? Fa niente l’ho scelto io, posso migliorare.

    E, concordo con tutto quello che scrivi, soprattutto basta sensi di colpa!!!

    • Quella della festa di compleanno non mi è successa, ma il rigurgito sì!
      me ne sono accorta solo vedendomi nello specchio dell’ascensore… e dire che ero stata in giro un’ora e mezza sui mezzi pubblici prima di arrivare in ufficio!
      Anche a me la tua soluzione sembra la più congeniale. Lavoro, voglio lavorare e vorrei anche potere prendere le mie bimbe dopo la scuola. Purtroppo però lavoro come consulente per una grossa multinazionale del mondo ICT e il part time non me lo vogliono proprio dare. è da 6 anni che combatto ma ora ho ottenuto solo che i capi mi dicano “come ti capisco, anche io ho due figli, meno male che fa tutto mia moglie che è insegnante”.

  3. Sottoscrivo tutto, soprattutto il non sentirsi in colpa e il fatto che le cose che si fanno per fortuna sono nostre scelte. Potrei chiedere il part time, ma non voglio farlo. Amo il mio lavoro. Io sono anche la persona che sono a lavoro. Detesto l’immagine della madre che si sacrifica: piuttosto dimentico il giorno in cui i bimbi hanno ginnastica o è capitato di non dare loro la merenda. Non casca il mondo e mi sento comunque una buona madre.
    P.S. Chi ti dice: beata te ora vai a casa dai tuoi figli, non ha la minima idea di cosa voglia dire vivere sola con dei bambini ed essere il punto di riferimento per ogni singola cosa (il che comprende tutto eh: mica solo fare la colf…)

    • Io ho provato in passato a chiedere una riduzione delle ore e non mi è stata concessa (non scelta). Mi sono licenziata (scelta). Ho scoperto che esiste un nuovo congedo di maternità di cui mi pare di aver letto posso usufruire fino ai 12 anni delle bimbe, eppure non mi sono neanche informata (scelta): dove sono ora sto bene e voglio dare il massimo (scelta) e in più lo stile di vita è già vicino al minimo sindacale (mia percezione) e non voglio eliminare le vacanze (scelta).

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