Amarli senza se e senza ma

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Se siete di quelli che si sono commossi leggendo il guestpost di mammafelice, questo libro fa per voi.
Se siete di quelli che passate le vostre giornate a mettere in punizione i vostri figli e a disperarvi perché nulla sembra funzionare, questo libro vi spiegherà perché e vi dirà cosa fare.
Se siete di quelli che vorrebbero riuscire ad esprimere maggiormente l’amore per i figli, ma non siete sicuri che sia una buona idea, questo libro vi toglierà ogni dubbio.
Se siete di quelli che pensano che a volte una sculacciata sia l’unica soluzione possibile, questo libro vi farà venire molti dubbi.
Se siete di quelli che questo mese avete pensato di seguire tutti i nostri post perché sperate di trovare una guida per accogliere i vostri figli, questo libro non vi deluderà.

Amarli senza se e senza ma. Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell’amore e della ragione di Alfie Kohn, edizioni Il leone verde parla proprio di questo. Di amore che parte dall’accettazione incondizionata dei propri figli come individui.

Alfie Kohn scardina punto dopo punto ogni convinzione riguardo l’utilità di punizioni, time out, ricompense e qualsiasi altra tecnica volta a manipolare i bambini. Tutti metodi che hanno come unico effetto quello di far sentire il bambino sbagliato come persona.
Il punto di partenza di questa visione è il fatto che il bambino ha tutta la voglia di collaborare, e di comportarsi in modo da farci piacere. Se non lo fa è perché non è in grado di farlo, o perché non ha imparato il motivo giusto per farlo.
La pedagogia del terrore, quella che insegna al bambino a comportarsi secondo le regole per non subire le conseguenze, leggi le punizioni, che abbiamo pensato per lui, nel primo caso non porta a risultati, in quanto il bambino non è in grado di controllare quel determinato comportamento. Nel secondo caso invece non funziona perché gli insegna che un comportamento si deve avere solo per evitare la punizione, il che significa che se il bambino riesce a pensare ad un modo per non farsi scoprire (e lo farà!) non esiterà a mettere in atto proprio quel comportamento alla prima occasione.

Ora alzi la mano chi non ha mai fatto una cosa di nascosto dai propri genitori, sapendo che se vi avessero scoperti avreste passato dei guai. Perché l’avete fatta?
Non si fuma perché è vietato o perché fa male? Non si dicono bugie perché io non voglio o perché è importante poter avere fiducia gli uni negli altri? Non si picchiano gli altri bambini perché non si fa o perché fa male? Si chiede scusa perché è buona educazione o perché si capisce veramente di avere fatto del male ad un altra persona?

Un altro aspetto molto importante del libro Amarli senza se e senza ma, è la critica al rinforzo positivo. Alcuni pedagogisti infatti pur criticando i metodi punitivi per gli stessi motivi, suggeriscono di utilizzare la lode per guidare il bambino verso il comportamento voluto. In pratica viene suggerito ai genitori di ignorare i comportamenti negativi focalizzando l’attenzione su quelli positivi, che vanno sottolineati attraverso la lode. Alfie Kohn invece mette in guardia rispetto a questo sistema, e sottolinea come anche in questo caso si tratta di manipolazione ad ha gli stessi effetti negativi sullo sviluppo del bambino dei metodi punitivi. In un certo senso è come se il bambino facesse la connessione “se mi comporto così, mamma e papà sono contenti“, ma continua a non capire il motivo profondo per cui bisogna avere quel dato comportamento. Questo aspetto è quello che mi ha colpito maggiormente per un paio di motivi. Da un lato mi ricorda molto quei bambini che se gli si fa una domanda ti rispondono con la risposta “giusta” e hai la chiara sensazione che stiano recitando una poesia a memoria, e poi perché ho provato ad adottarlo con il Vikingo e non mi sono trovata a mio agio.
Ora cerco di spiegarvi meglio. Credo di avervi già parlato del fatto che il Vikingo non riusciamo a farlo sedere a tavola fermo durante tutta la durata del pasto. Inizialmente abbiamo provato con la coercizione: la regola è non ci si alza, e quindi stai qui seduto. Ovviamente non ha funzionato perché non abbiamo usato corde per legarlo alla sedia, e quindi trovava qualsiasi scusa per alzarsi. Abbiamo tentato con le conseguenze: se ti alzi da tavola hai finito di mangiare e quindi togliamo il piatto. Ovviamente ci ritrovavamo con il Vikingo in giro per casa che dopo un’ora urlava dalla fame. Fallito questo tentativo, abbiamo optato per il rinforzo positivo. Ogni volta che stava seduto tranquillo a tavola anche per un minuto sottolineavamo il piacere della sua presenza, e che apprezzavamo il suo comportamento. Ecco, qui mi sono sentita poco a mio agio, cercando di rimanere impassibile di fronte alle 100 volte in cui avrei voluto dirgli di stare fermo a tavola, e dire “sono proprio contenta che stai a tavola con noi ora!”
Dove ora significa in questo nanosecondo. Ovviamente mi sentivo scema io, e mi sembrava di prenderlo in giro. Infatti lui continuava ad alzarsi. Il problema specifico nel nostro caso non ha soluzione perché è chiaramente una cosa che lui non riesce a fare. Ora ci siamo piegati di fronte all’evidenza e tentiamo di coinvolgerlo nella conversazione il più possibile, cercando di rendere il momento del pasto un momento piacevole, permettendogli però di alzarsi quanto vuole. Sta andando molto meglio se non altro perché la cena non diventa una lite continua. Le volte in cui sta seduto a tavola, perché cerca di impegnarsi, succede che o cade dalla sedia (almeno una volta ogni due o tre giorni) oppure prende a calci il commensale seduto di fronte Come si dice a Roma: nun je la fa’. Punto. Certo la speranza è che crescendo imparerà a controllare il suo bisogno di movimento fisico continuo, e riuscirà a stare seduto a tavola il tempo di una noiosissima cena di lavoro. Ma per ora facciamo pace, smettiamola di arrabbiarci ad ogni pasto e accettiamolo per quello che è.

Però c’è un’altro ambito in cui il rafforzo positivo ha fallito. Un ambito che ha poco a che fare con il suo temperamento: la gelosia per il fratellino. Per un certo periodo ho cercato di adottare il rinforzo positivo, lodandolo quando faceva qualcosa di gentile al fratellino. Ad esempio “sono contenta che hai aiutato Pollicino a montare la ferrovia” ignorando il fatto che due minuti prima avesse sfilato i binari dalle sue mani facendolo piangere. Di nuovo mi sentivo un po’ scema, e in più sentivo di non essere corretta nei suoi confronti (e nei confronti di Pollicino).

Ma insomma non si può veramente fare e dire niente? Ovviamente non è così. Però bisogna pensare a come spostare l’attenzione sull’aspetto giusto.
Perché non voglio che sfili di mano i binari a Pollicino? Perché a lui non piace.
Perché è bello che aiuti Pollicino a construire la ferrovia? Perché lui è contento di ricevere il tuo aiuto ed è contento di giocare con te.
Ecco la vera conseguenza, quella più utile delle punizioni, e di ogni rinforzo positivo che parte da me. Il rinforzo positivo dato dalla constatazione dell’effetto di un determinato comportamento su gli altri. E così ora dicendogli “Pollicino è stato molto contento che lo hai aiutato a montare la ferrovia. Non credi?” oppure invece di urlargli “non si tolgono le cose dalle mani degli altri!” gli dico “accidenti, Pollicino si è proprio arrabbiato perché gli hai tolto il binario dalle mani!” e se non glielo restituisce subito aggiungo “a te fa piacere quando qualcuno ti toglie qualcosa di mano?” a quel punto mediamente non c’è bisogno di aggiungere altro. Quindi forse più che il rinforzo positivo nel nostro caso sta funzionando l’educazione ad empatizzare con l’altra persona.

Pur partendo già da una posizione molto vicina a quella espressa dall’autore, il libro Amarli senza se e senza ma è una grande fonte di ispirazione e di riflessioni per me e il mio modo di relazionarmi con i miei figli, ed ha contribuito certamente a farmi avere un atteggiamento molto più accogliente. Il percorso verso la soluzione dei problemi o verso un atteggiamento più accettabile risulta forse più tortuoso e meno immediato, ma gli effetti a lungo termine sono a mio parere molto più importanti ed auspicabili. E’ la differenza tra il crescere un cittadino modello che segue le regole senza discutere, e un individuo che si confronta, critica, dialoga, discute e pensa con la sua testa, arrivando alla conclusione che seguire le regole, quando sono giuste, è la cosa migliore da fare.

Se ti fosse venuta voglia di leggere questo libro, compralo usando uno di questi link e aiuterai questo sito a crescere:
in Mondadori
LaFeltrinelli

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19 COMMENTI

  1. […] Alfie Kohn mette in guardia nei confronti dell’elogio, in quanto rischia di essere un altro modo di manipolare i nostri figli per fargli fare quello che vogliamo noi. Mentre all’inizio ho reagito a questa affermazione, poi mi ci sono ritrovata perfettamente, quando ho capito di cosa stava parlando. E’ esattamente quello che è successo a me in ambito lavorativo. Pensiamoci un attimo. Quando lodiamo nostro figlio perché si comporta bene, stiamo implicitamente esprimendo un giudizio sulla sua persona. Stiamo dicendo “mi piaci perché fai così” il che significa anche, ovviamente, “non mi piaci quando non fai così”. Riflettiamoci insieme. […]

  2. Oddio pero’ io vivevo del rinforzo positivo..mi sembrava la strada giusta……..urghhh…patacecio ha 4 anni..ce la faccio a cambiare per l’ennesima volta strategia??
    Mi sento una mamma schizofrenica………arghhhhhhhhhhhhhhhh.

    P.S. vedo di comprare anche questo libro..non ce la faccio però ad arrivare al 2011..mi sa che emplodo prima!!!!

  3. Ho appena comprato il libro dal sito da voi consigliato, ora leggo poi vedrò…tutto mooolto interessante e vediamo se riesce a convincere anche me, mamma promotrice di regole e castighi, che ora non ci crede più molto! Grazie per il suggerimento e…vediamo un pò cosa esce fuori dalla lettura!

  4. L’ho letto, l’ho letto, e non penso di essere noncurante (nel senso che dice Gottman), solo che TopaGigia è ancora molto piccola… qualche volta comincio a fare un pò di allenamento emotivo ma lei non capisce proprio cosa stia cercando di dirle! Comunque ho tutte le intenzioni di farlo.
    Per quanto riguarda i capricci, penso che anche quelli dipendano dal bambino. TopaGigia non è capricciosa, non si mette a fare scene madri quando riceve un rifiuto ma se fa una scenata si vede lontano un miglio che ci sta provando senza neanche troppa convinzione, quindi nel suo caso è proprio una sfida. Ho sbagliato a generalizzare. Con lei non posso fare altro che lasciar passare la crisi, empatizzare e appena possibile farò il vero e proprio allenamento. TopaGigia si comporta in modo completamente diverso quando vuole attenzione, a volte se sto parlando con qualcun altro mi viene vicino, mi prende il viso e lo gira verso di lei chiamandomi. Insomma non posso che dire di essere molto fortunata, ho una bambina relativamente facile da leggere e tutto sommato già abbastanza equilibrata.

  5. Cara!
    ci hai guadagnato in rispetto ed amore.
    Mi sa che davvero ci comportiamo spesso allo stesso modo, anche se magari non riusciremo mai a trovarci d-accordo per principio.
    Io ad esempio la coerenza non la ritengo irrinunciabile perch{ so che la vita stessa non e coerente, che ci sono situazioni e situazioni, che in una va bene una cosa in un-altra un-altra. e un no detto in un contesto non ha senso altrove.

    Se posso, ti consiglio un bel libro che sto leggendo adesso. Intelligenza emotiva per un figlio di Gottman, Rizzoli. Ti mostra quanto e- importante aiutare i propri figli a gestire le emozioni negative, come rabbia e collera, come sia opportuno farsi allenatori dei propri bambini. Si basa su uno studio serio condotto per anni che dimostra come i figli di genitori che sanno fare questo tipo di allenamento siano pi\ forti sotto tutti i rispetti, pi\ equilibrati e felici. Per come ti descrivi nella scena con tua figlia @capricciosa@ loro credo ti definirebbero noncurante. Dacci un-occhiata se puoi, ho un-amica cara, molto saggia e intelligente che mi ha detto che l-ha aiutata tanto. Io credo che sar’ utilissimo anche a noi.
    Ciao ciao

  6. Chiedo scusa a tutti se entro prepotentemente con un commento di risposta ad un thread di un altro post, la routine secondo tracy hogg da 0 a 6 mesi: that’s EASY! ma li’ eravamo andati pesantemente fuori tema ed è più adatto qui. Chiedo scusa ma è uno scambio piuttosto polemico…
    Rispondo a Elisa: penso Serena abbia ragione, non ci comportiamo in modi molto diversi ma è diversa l’impostazione.
    per incontri sociali intendevo quelli con altri bambini. Ovviamente le evito il più possibhoggile occasioni sociali per adulti, non è pronta e per lei è una sofferenza (arrivo a evitare i pranzi natalizi e pasquali al ristorante, lo faccio con cocciutaggine e mi tiro appresso i commenti poco carini dei parenti che vediamo di meno, ma mi dispice le esigenze di TopaGigia vengono prima). Quando il tempo è brutto e non andiamo al parco ci organizziamo con altri bambini del quartiere, una volta da me una volta da te, e vorrei che fosse considerata la benvenuta, non il ciclone che distrugge le case altrui. Chè ognuno ha il diritto di organizzare casa propria come vuole, chè ci sono bimbi che ancora non camminano e il problema non si pone eccetera. Poi è ovvio che vigilo, ma non sempre si può prevedere tutto e preferisco lei comprendaogna un no quando è necessario. Mi piace anche che si senta libera di muoversi senza avere costantemente il mio fiato sul collo, e per arrivare a questo bisogna che conosca delle regole di massima.
    Quando mi chiedi perchè l’esperienza della cassa per terra sia stata così spiacevole: devo proprio spiegarlo? Ci ha detto bene, ma lui è un bambino che non conosce regole e si attacca a tutto indistintamente. E se gli fosse caduta addosso? Insomma non è esattamente il bambino che fa piacere avere in casa, neanche quando la madre o chi per lei lo segue a contatto…
    Non mi convinci sui divieti. Non ci trovo nulla di male a dire a TopaGigia “per favore lascia stare quell’oggetto: è delicato, può rompersi e mi dispiacerebbe se si rompesse”. Poi magari lo prendo in mano io e glielo faccio vedere con sicurezza, le mostro le parti delicate, insomma faccio di tutto per spiegarle il divieto, ma strapparglielo dalle mani, metterlo in alto e distrarla con qualcos’altro, ripeto, mi sa di presa in giro. Ma in questo non mi sembra che siamo molto lontane.
    Io non considero affatto i bambini materia da plasmare, anzi, faccio del mio meglio per far venire fuori la personalità di TopaGigia, rispettando i suoi gusti e i suoi tempi. Adoro i peluche, ma non gliene ho mai comprato uno perchè a lei non interessavano (glieli ho mostrati più volte nei negozi e lei si girava dall’altra parte), quando ha preso la bambola a un bambino al parco gliene ho comprata una e adesso che vuole scrivere e disegnare le sto organizzando degli spazi appositi. E ti assicuro che avere una bambina ben educata (nel senso vecchiamente sociale del termine) è l’ultima delle mie preoccupazioni. Però è vero che ci sono situazioni e situazioni, e se siamo andati a un battesimo quando lei aveva 14 mesi e ho fatto continuamente dentro-fuori dalla chiesa (com’è giusto che fosse: non era assolutamente pronta a saper tenere basso il tono di voce per più di qualche minuto), verrà il giorno in cui deve poterci stare, e credo che quello che sto facendo mi aiuterà a mettere delle buone basi.
    Sui capricci non sono d’accordo: io penso che siano esattamente un ricatto. Quando capita (raramente, devo dire, e per fortuna soprattutto in casa e mai in modo autolesionista – succede anche quello), le parlo con tono basso e tranquillo, non perdo la calma, la lascio sfogarsi finchè ne ha la forza e non cedo. Le ripeto continuamente che non mi piace che urli e che mi dispiace ma quello che vuole proprio non si può avere perchè … ma che quando è pronta potremo fare qualcos’altro insieme. Voglio che sia lei a dirmi quando è pronta, voglio che impari a gestire la sua frustrazione e a riconoscere quando è pronta ad andare oltre. Cerco sempre, a capriccio concluso, di abbracciarla e dirle che le voglio bene, perchè non senta il mio no alla situazione particolare come un rifiuto verso di lei. Non mi pare che siamo molto diverse neanche qui.
    E’ vero anche che i bambini sono molto diversi, che noi ci adattiamo a loro e loro si adattano a noi, e quello che è un metodo buono per te e i tuoi figli può essere pessimo per me e per i miei. Credo che la cosa più importante sia la coerenza: qualche tempo fa TopaGigia ha cominciato a picchiarmi (sta scoprendo le tottò, maledetta la mamma di Dumbo) e dopo un po’ mi è venuto l’istinto di prenderle una mano e darle uno scappellotto sulla mano. Ma stavo ripetendo come un mantra “no tottò. le tottò sono brutte, fanno male” e che credibilità avrei avuto? per mia e sua fortuna mi sono bloccata in tempo, mi sono alzata e me ne sono andata (e ne sono fierissima), e ci ho guadagnato in coerenza. Solo che non posso essere coerente con qualcosa in cui non credo, che funzioni o meno, quindi anche per noi adulti c sono metodi che vanno bene e altri no.

    • @Elisa il libro di Gottman è uno dei miei riferimenti continui. In questo sito abbiamo parlato molto dell’intelligenza emotiva. Ti lascio il link al post in cui ho scritto la recensione del libro: http://genitoricrescono.com/intelligenza-emotiva/

      @Barbara anche io credo che i capricci siano il modo dei bambini per comunicarci qualcosa, e decisamente non un ricatto. A volte sono delle vere e proprie perdite di controllo emotivo, altre volte sono dei tentativi di trovare i limiti. I bambini infatti hanno bisogno di limiti. Un mondo senza limiti sarebbe spaventoso per loro (e a dire il vero lo sarebbe anche per me), e quando non li trovano li cercano, testano per capire se quello è veramente un limite. Altre volte ancora sono l’unico modo che trovano per dirci che hanno bisogno della nostra attenzione, ma che non sanno come ottenerla. Insomma il capriccio, per qualsiasi motivo avvenga, non va mai sottovalutato, sopratutto se avviene di frequente. Ma un abbraccio non è sempre la risposta migliore a tutto.

      La coerenza è importante quando si chiede al bambino di seguire certe regole, e allora è il caso di seguirle anche noi, altrimenti non abbiamo nessuna speranza che il bambino le impari, come nel caso di non picchiare gli altri. Ma altre regole, che magari ci accorgiamo che le avevamo pensate male all’inizio, possiamo tranquillamente metterle in discussione, ma li non è più un problema di coerenza.

  7. @ilaria: interessante
    so che non è luogo esatto ma non saprei in quale altro modo scriverti.
    come favole non lo so, ma ci sono alcuni libri carini (storielle, non favole) e anche sul sito leggere per crescere hanno dedicato un numero della rivista ai fratelli
    http://www.leggerepercrescere.it/attach/content/2187/FRATELLIautunno2010.pdf
    comunque ci sono alcune librerie per ragazzi dove i “commessi” sono particolarmente esperti, a Padova c’è una libreria nuova che si chiama Pel di carota, non so di dove sei ma c’è la bibliotecaria di Lavarone che è bravissima, quando finiscono le vacanze in estate me la porterei via: tu le dici l’argomento e lei ti tira fuori tutti i libri possibili (lei aderisce al programma nati per leggere, sul sito ci sono varie bibliogarfie da spulciare)

  8. Salve, scrivo per la prima volta anche se seguo il sito da tempo. Riguardo all’argomento di oggi Io sono d’accordo sul rispetto dello sviluppo cerebrale infantile… secondo me è una forzatura razionalizzare sempre gli istinti del bambino e i suoi sentimenti, siamo noi adulti che dobbiamo imparare a capire i loro stati d’animo e aiutarli a gestirli guidandoli con i gesti e con poche parole.
    Ho un bambino di 3 anni e mezzo e una bimba di 3 mesi. Leoonardo è molto cerebrale, parla come un bambino di 6 e risponde a tono ad ogni richiamo ( sembra quasi un adolescente…). Noi abbiamo sempre parlato molto con lui e d oggi mi ricredo sul metodo del spiegare ogni cosa, gli effettti le cause… Fino ai 6 7 anni il bambino è tutta VOLONTA’, la vita in lui è pura, le esperienze vengono assorbite con tutto il suo essere e non solo con la mente come succede ormai a noi adulti “moderni”. Le parole usate per spiegare rendono il bambino sveglio troppo in fretta e oggi penso che non sono lo strumento adatto a gestire le sue emozioni. Le sedute pseudo psicologiche fanno bene a noi adulti, il bambino non può comprenderle come noi pensiamo e spesso nel cercare di fare bene facciamo solo danni. Oggi dopo alcune riflessioni sull’educazione montessoriana e steineriana ho deciso di adottare molto di più lo strumento FAVOLA. Ma anche li bisogna saperle scegliere bene. Vi chiedo quindi un consiglio. Chi di voi conosce favole che aiutino il fratello maggiore ad accettare e accogliere la sorella minore??

  9. Scusate ma io comincio davvero a non sapere più che pesci pigliare: la piccola non dorme e quindi leggi, leggi, leggi. La grande fa i capricci ed è nervosa e quindi leggi, leggi, leggi. Ma più leggo, più tutto sembra il contrario di tutto, tutto smentisce tutto, tutto contrasta tutto. Allora che fare? O smetto di leggere o spero in un miracolo!!! A parte gli scherzi, comprerò anche questo libro!!!

  10. Completamente d’accordo con questo post. Io sto leggendo questo libro e sono quasi alla fine. Mi è piaciuto tantissimo e mi ha aperto gli occhi su molte cose. Credo che al giorno d’oggi sicuramente le punizioni corporali sono state abolite da molte famiglie (almeno spero!)ma l’educazione delle punizioni e del rinforzo positivo dilaga ovunque (scuola, asili, nonni, genitori). Ecco questo libro fa capire esattamente qual è il nocciolo della questione e perchè poi si hanno solo dei cattivi risultati sui nostri figli. Consiglio a tutti di leggerlo, avevo anche in mente di scrivere un post su questo ma non trovo mai il tempo. Io sto cercando di essere “diversa” con mia figlia, di cambiare approccio nelle situazioni critiche, certo non è facile non lasciarsi andare alla rabbia, ma minimo ci si deve provare.
    Poi certo arriva mia suocera, passa un pomeriggio con la nanetta e cosa le insegna? “se ti togli i calzetti ti do le tottò” “se non mangi tutto lo yogurt ti do le tottò” e così via… così stamattina mi ritrovo mia figlia che mi vuole dare le tottò perchè ho fatto una cosa che a lei non stava bene!!! Ma non mi farò certo fermare da mia suocera per l’educazione di mia figlia!!! anche se è una dura battaglia…

  11. grazie, cade a puntino, sono alcuni giorni che complice mezza influenza e la stanchezza si va avanti a ricatti, punizioni, aut aut, fai cosi’, fai cosà, non fare cosi’, per favore… interessante questa riflessione sul rinforzo positivo, in effetti i bambini fanno di tutto per piacere ai genitori e se gli continuo a dire: la mamma è contenta se fai così, questo piace alla mamma mi viene su un bambino che agisce solo per compiacere… vi dico solo quanto sclerata sono stata stasera a cena: ennesimo giro di capricci, mangiare con le mani, giocare col cibo (tra l’altro in contemporanea alla sorellina che non ne voleva sapere di mangiare l’ottima pappa poltiglia)…e ho detto: se fai i capricci allora vuol dire che sei guarito (e una) e se sei guarito domani vai all’asilo (e due). Il baluba mi ha guardato ed è scoppiato in lacrime come se lo stessi torturando…urlando che voleva andare dalla nonna a giocare e non voleva andare all’asilo…non solo ho detto una stronzata ma ho fatto passare l’asilo come una punizione. Perfetto. Scusate, dovevo scriverlo su genitori sbrocccano ma mi è scappato qui.(=

    • Dai su Anna, a volte si sbrocca, e allora si tentano anche tutte quelle strade, che sappiamo sbagliate. L’importante è renderesene conto e aggiustare il tiro. Mica penserai che io non mi ritrovi mai e poi mai a usare certi ricatti? Certo, poi non funzionano, mi sento in colpa, vengo a rileggere uno dei saggi post che ho scritto su questo sito, e si riprova con qualcos’altro 😉

  12. Mi viene abbastanza naturale evitare il sistema delle punizioni e delle ricompense. Per quanto riguarda le lodi, beh, non deve essere uno sperticarsi continuo, però , alla fine fanno piacere anche a noi adulti!
    Poi crescono e maturano molto spesso da soli. Proprio oggi pensavo a quanto è maturata mia figlia, quasi non la riconosco più.Ha 5 anni e mezzo e certi giorni (certi giorni, eh, mica tutti)è così “grande” nei comportamenti che mi fa venire bei dubbi come genitore. Sarò stata troppo severa? sarò troppo opprimente? Insomma, non c’è verso, in un modo o nell’altro a me i dubbi vengono sempre.
    deborah

    • Deborah il problema non è la lode in se, ma la lode di cosa. Io combatto ogni scesa in Italia con i nonni che non fanno altro che dire: “quanto sei bravo! hai finito di mangiare tutto!” oppure “quanto sei bravo, corri velocissimo!”. Ecco io direi che aveva fame, e per questo ha finito tutto. E che sarebbe bravo anche se non finiva tutto il mezzo chilo di pasta che gli hai messo nel piatto. E che non dovrebbe sentirsi meno bravo per questo. E che se non riuscisse a correre veloce sarebbe meno bravo? E se non avesse voglia di correre veloce? Ti prometto che questo argomento lo approndirò tra qualche giorno in un post apposito, perché ho veramente molte cose da dire in merito 🙂

  13. Secondo me le parole d’ordine sono: coerenza per i genitori, pagare le conseguenze delle proprie azieni (per i bimbi), la violenza (scilacciate, legge del più forte) non risolve le cose (per tutti).

  14. Sia il discorso di Serena, sia quello di MammaScania hanno messo in evidenza un punto su cui è da giorni che rifletto perché nelle difficoltà degli ultimi tempi mi manca costantemente un pezzo.. Sono d’accordo che di sicuro l’ascolto empatico abbia un ruolo fondamentale : sia quello che direzioniamo noi verso il figlio sia quello che cerchiamo di fare emergere nel figlio rispetto agli altri. La proiezione del sentimento che un altro bambino può sentire in conseguenza di un’azione del bambino stesso, in una determinata circostanza può diventare una leva importante per reindirizzare un comportamento (a te piace quando qualcuno ti toglie dalle mani un gioco?- come diceva Serena) e anch’io lo uso molto. Come ha fatto presente MammaScania, non è detto che funzioni. Chi lo sa, non è detto che sia sempre un male essere orientati verso di sé, piuttosto che verso gli altri, almeno da nani… Credo però che con un bambino più “sguarnito” sia parallelamente importante cercare di aiutarlo a sviluppare certamente per gradi una capacità “introspettiva” che lo aiuti anche decifrare ed ascoltare i PROPRI sentimenti e le proprie emozioni e a capire in quali situazioni LUI può iniziare a stare meglio concentrandosi su di sé (al limite anche a prescindere dagli altri). Come si sa, non c’è rispetto degli altri se prima non c’è rispetto e accettazione di sé. Ho intravisto qualche riscontro cercando di arrivare con lui a questo punto (secondo me sul tema della rabbia si potrebbe aprire un capitolo a sé e ne avete parlato anche qui in molti interventi). Cosa senti quando ti arrabbi? Cosa fai e cosa ti porta questo tipo di comportamento?. Aver concentrato l’attenzione su un’emozione che gli porta parecchio disagio e si traduce nel sentirsi continuamente ripreso e sgridato, messo in castigo all’asilo, isolato dai compagni per vedere come si può provare a fare in un modo diverso, mi sembra abbia avuto l’effetto di renderlo più disponibile ad aprirsi e soprattutto di avergli dato il senso di non essere un extra-terrestre e qui chiudiamo il cerchio di sentirsi accolti.Che poi è il primo passo per riprendere fiducia, provare a cercare soluzioni diverse e alla fine essere più sereni.

  15. Cavolini, qui si rinforza il classico più leggo più dubito, più dubito più leggo, ovvero più so più so di non sapere e via dicendo… In realtà mi viene in mente un solo dubbio relativo a questo approccio: quando ho letto la frase “Il rinforzo positivo dato dalla constatazione dell’effetto di un determinato comportamento su gli altri” mi è tornato in mente che da letture precedenti avevo appreso che il meccanismo dell’empatia non è ancora ben sviluppato nei bambini (e ancora nemmeno negli adolescenti) per motivi biologici di crescita cerebrale. Ora, sempre se questa nozione scientifica è vera e tuttora supportata da studi recenti, può davvero funzionare meglio questo tipo di strategia focalizzata sull’altruismo e l’attenzione all’altro che naturalmente suona giustissima alle nostre orecchie adulte? Io ricordo che ero una bambina molto egoista e totalmente sorda alle richieste di empatia che mi provenivano da più parti (in particolare nei confronti di mia sorella). Ancora intorno ai 15 anni non me ne poteva calere di meno se il fatto che io non facessi i piatti dopo pranzo comportasse che li facesse lei, la maggiore, la figlia più malleabile. Poi all’improvvisio è cambiato qualcosa, mi si è accesa una lampadina in testa e sono diventata empatica, per fortuna :). Ma magari era solo il cervello che non era pronto?

    • MamminScania hai sollevato un buon punto, anche se non sono totalmente sicura del fatto che l’empatia non sia sviluppata fino a più tardi. Io vedo i miei due figli al lavoro. Pollicino è in grado di empatizzare con chiunque lo circonda, e lo fa in continuazione. Piange con gli altri, ride con gli altri, ma non solo come reazione di risposta sociale, assolutamente normale alla sua età. Se ad esempio il fratello grande piange, Pollicino corre a prendergli il suo pupazzo preferito e glielo porta. Se in un momento di rabbia gli da una spinta, poi lo abbraccia come a chiedegli scusa, e ti giuro che noi non glielo abbiamo mai fatto fare: è una risposta emotiva che ha spontaneamente. Il Vikingo vieceversa non ha empatia assolutamente, per nessuno. Solo raramente mostra un briciolo di empatia per il fratellino, ma in generale se ne frega. Però faccio un paio di considerazioni. Primo, se anche oggi non mostra empatia, l’empatia è una cosa che si può cercare di insegnare, sottolineando gli stati d’animo degli altri e aiutando a metterli in relazione con i propri. Secondo, se anche non funzionasse oggi, quando gli dico di non prendere i giochi del fratello perché poi lui non è contento, preferisco dargli questa visione, seppur imposta dall’altro, piuttosto che quella che non si fa e basta, che non apre nessuna possibilità di sviluppo o di comprensione per il futuro.
      Poi aggiungo che se tu non lavavi i piatti dopo pranzo il problema principale non era che li dovesse poi fare tua sorella “poverina” ma che non li avrebbe fatti nessun’altro, e quindi non ci sarebbero stati piatti puliti su cui mangiare al prossimo pasto. Insomma ha poco a che fare con l’empatia e molto con la condivisione del lavoro 😉

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