A che serve la buona educazione?

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La buona educazione è sempre associata a un’idea di passato, regole d’altri tempi, e all’idea dell’apparire, regole per far bella figura. Tanto più se parliamo di bambini bene educati. Eppure la buona educazione dovrebbe essere un concetto che richiama semplicemente la socialità.

foto di Michael 1952 utilizzata con licenza CC
foto di Michael 1952 utilizzata con licenza CC
I bambini di oggi sono tutti maleducati! Una volta invece…
Ad essere bene educati ci si rimette sempre, i maleducati arrivano dappertutto!

Che questi adagio sia veri o no, oggi come nelle generazioni precedenti, la buona educazione è un bagaglio personale che aiuta a essere accolti dagli altri e quindi a vivere nella società.
Essere bene educati, non è mai fine a se stesso, non è apparenza o rigidità educativa, è rispetto del prossimo e dei suoi spazi. Una persona educata ha strumenti per entrare in contatto con gli altri in modo più facile, più efficace e più piacevole.

La buona educazione non è un limite alla personalità

Troppo spesso si identificano le buone maniere come una gabbia in cui costringere la spontaneità e la libera espressione della personalità. Questo vale ancora di più se ci si riferisce ai bambini: stare composti a tavola, stare seduti, non urlare in un ambiente con più persone, sono percepiti come limiti.
In realtà queste elementari buone maniere, sono un modo per far cadere molti limiti. Un bambino che accetta delle regole è un bambino libero di andare in molti più posti di un suo coetaneo che non le rispetta. Un bambino educato fa più cose, vede più luoghi e si vede aperte più esperienze. E cresce considerando queste regole come un lasciapassare per avvicinarsi alle persone, non come una costrizione.
La vita sociale ci richiede dei limiti, per sua stessa natura: non arrecare disturbo o fastidio a chi ci sta vicino, non invadere lo spazio, non intralciare le attività altrui, sono comportamenti sani che ci permettono di pretendere altrettanto.

Le regole di buona educazione non sono universali

Ciò che è considerato educato cambia nelle diverse culture e conoscere le regole di bon ton del luogo dove siamo, ci aiuta a sentirci meno estranei, ad avvicinare gli altri e a ricevere rispetto, in quanto stiamo dimostrando di darne.
Quando si viaggia, è bene informarsi se alcuni comportamenti sono considerati maleducati nel luogo in cui ci rechiamo e spiegare anche ai nostri bambini le differenze nelle buone maniere tra casa nostra e i luoghi diversi. Anche attraverso la conoscenza di piccole accortezze sociali, passa la cultura della differenza e la capacità di adattarsi. Sottrarre un bambino a ogni dovere di buona educazione solo perché è un bambino, non sempre lo arricchisce: forse invece aumenta i suoi limiti di comprensione delle differenze culturali tra le diverse persone, lo rende mentalmente meno aperto.
Anche informare i nostri bambini che alcune persone, a casa loro o nel loro ambiente, ritengono educato evitare alcuni comportamenti che noi concediamo a casa, è un modo per insegnare il rispetto e la differenza.

La buona educazione è educazione civica

Perché devo stare seduto a tavola? Perché non posso parlare a voce alta in treno? Perché non posso masticare a bocca aperta? Perché devo salutare anche le persone che mi stanno antipatiche?
La risposta NON è “per far fare bella figura a mamma e papà”, ma “perché è una forma di rispetto per gli altri”: stare seduti a tavola significa non lasciare gli altri commensali da soli, parlare con un tono adeguato in un luogo chiuso significa non disturbare, masticare a bocca chiusa significa non provocare una sensazione di disgusto in chi ti è vicino, salutare è un modo per comunicare a un altro che consideri la sua presenza.
La spiegazione giusta della regola di buona educazione, diventa un modo di uscire dalla dimensione egocentrica della vita, per spiegare prima possibile ai nostri bambini che viviamo in un mondo in cui tutti gli altri hanno i nostri stessi diritti.
Essere bene educati vuol dire rispettare l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, il diritto di tutti a non essere invasi o ignorati.

E poi, ovviamente, un po’ di elasticità (anche parecchia) ci sta: sono bambini!!!

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3 COMMENTI

  1. Sono contenta sia passato quello che volevo dire: educazione come rispetto degli altri e non come forma esteriore. E in questo senso, non si può dire che i bambini debbano esserne esonerati, altrimenti facciamo del male a loro, crescendoli senza consapevolezza degli altri

  2. Condivido pienamente. Un po’ di tempo fa un’amica mamma mi ha fatto notare che i bambini non devono essere ammaestrati, ma lasciati liberi. Ma imparare a stare seduti a tavola o salutare la vicina dicendo “Buongiorno signora Rossi” o gettare una carta nel cestino, significa essere ammaestrati?
    Se questo significa essere ammaestrati, allora si, ammaestrerò il mio bambino così potrà gedersi una cena in pizzeria in famiglia, riempirà d’orgoglio la signora Rossi che gli farà sempre il regalino di compleanno e imparerà anche il rispetto del Pianeta!

  3. Che bellissimo modo di parlare di buone maniere e come sono d’accordo?
    Quotidianamente mi confronto coi miei figli (e spesso coi loro amici se restano da noi) su come si sta a tavola. Il che non significa affatto che devono essere dei soldatini. Ma ci sono due cose che mi piacciono perché sono condivisione: aspettare che siamo tutti seduti per iniziare a mangiare (e questo è anche un modo sottile per dire anche a me stessa che essere madre non vuol dire fare la serva) e rimanere seduti finché non si è finito tutti. In questo modo si può parlare con calma, si può anche ridere, scherzare, sentirci liberi nel rispetto degli altri.

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