Ecco, quando tutto questo è passato sotto il ponte della nostra travolgente esperienza della genitorialità, e il pediatra, e i nonni, e le babysitter, e la scuola, e i colloqui, e la logopedia, e il nuoto e le notti insonni, il senso di colpa l’ho già detto? Beh, lo ripeto perché ce n’è a mucchi, e se lavori che lavori, e se stai a casa che stai a casa, e se lavori e stai a casa e ti tieni anche un piccolo hobby o un aperitivo tra amici per non sbroccare troppo, e tanto c’è sempre qualcuno che sta lì a giudicarti anche se non te ne accorgi (ma in genere te ne accorgi benissimo), ecco, può capitare che un povero genitore sia semplicemente sfinito.
Non ne possa più.
Dice a quel paio di amici che capiscono che vorrebbe morire. Non per sempre, un pochino.
Solo per quella enorme stanchezza di sapere che da questa giostra non si scende, ci siamo saliti noi e ci abbiamo fatto salire i nostri figli senza chiedergli cosa ne pensavano. E dobbiamo fare del nostro meglio per afferrare il pallone alla fine del giro.
Allora
è il momento dell’opossum
Ignora le tue responsabilità.
Fingiti morta.
È bello poterselo immaginare.
Buone feste a tutti. Godiamocele. In fondo in fondo, tutta l’idea di fondo è che i nostri figli ci sono dati per un tempo così breve, che tanto vale goderceli.
Auguri.

Bellissima!!!mi ci sono rivista in pieno…semplicemente grazie per questo bel post…e tanti auguri!