E’ di questi giorni la notizia che rimbalza in rete sul giovane cucciolo di giraffa, ucciso perché il suo patrimonio genetico era di troppo, e poi sezionato di fronte ad una folla di adulti e bambini curiosi che hanno scelto di assistere alla scena. La carne della giraffa è stata infine data in pasto ai leoni.
Inutile dire che il tutto ha suscitato la reazione di migliaia di persone che si sono mobilitate prima dell’evento, attraverso una petizione online per salvare il piccolo Marius e che hanno poi reagito con sdegno, rabbia, e persino violenza nei confronti del direttore dello zoo di Copenhagen, Bengt Holst, che ha ricevuto minacce di morte.
Zoo che uccidono animali per rinforzare il patrimonio genetico della specie sono moltissimi, infatti esiste un European Breeding Programme, ossia un programma a cui aderiscono diversi zoo europei per la salvaguardia di specie in pericolo. Per quale motivo questo è diventato un caso emblematico e ha scaldato gli animi?
Ogni anno avvengono uccisioni di massa di animali un po’ ovunque nel mondo, inclusi daini, alci, o lepri, per controllarne il numero, questo perché l’assenza di predatori ne permette la crescita sproporzionata e quindi pericolosa per l’ecosistema e per la specie stessa.
I fatti sono quindi molto semplici. Gli zoo aderiscono ad un programma di salvaguardia delle specie, e si può discutere dell’importanza e utilità di questo ma di fatto funzionano così. La conservazione di questo individuo di giraffa andava contro il programma stesso, in quanto il suo patrimonio genetico era troppo simile a quello già preesistente. Esattamente per lo stesso motivo non è stato possibile trasportare la giraffa in un altro zoo. Per cui è stata uccisa. Attenzione, non è stata uccisa davanti ai bambini perché come ha dichiarato lo stesso Bengt Holst in un’intervista, non c’è nulla da imparare dall’uccisione di un animale: mostrarlo ai visitatori sarebbe stato un atto crudele dal quale non avrebbero imparato nulla, al contrario dell’autopsia. Secondo il direttore dello zoo di Copenhagen infatti l’autopsia è stato un momento educativo importante e rarissimo, durante il quale bambini e adulti hanno potuto imparare a conoscere questo splendido animale anche dal di dentro. Insieme ai veterinai dello zoo hanno contato le vertebre del collo per scoprire che il loro numero è esattamente uguale al nostro, e hanno visto ad esempio il cuore enorme necessario a pompare il sangue fino alla testa della giraffa. Alcune persone presenti all’evento giurano di non avere visto bambini spaventati o terrorizzati dalla cosa.
Quasi contemporaneamente alla diffusione di questa notizia, mi sono trovata a discutere con delle amiche dell’importanza delle favole classiche in seguito alla lettura di un post: E tutti vissero felici e contenti (o quasi). L’autrice ci racconta che le favole classiche che a volte ci sembrano così crudeli, erano ancora più crudeli inizialmente, e gli stessi fratelli Grimm hanno sentito il bisogno nel corso delle varie edizioni di modificare alcuni particolari (ad esempio le sorelle di Cenerentola vengono consigliate dalla madre di mutilare il tallone e le dita del piede per poter entrare nella famosa scarpetta, o alle stesse sorelle durante il matrimonio di Cenerentola vengono cavati gli occhi dalle colombe perché erano state false e malvagie.). Tra mamme riflettevamo sul non sentirci completamente a nostro agio a raccontare alcune di queste storie un po’ per la violenza, un po’ per alcuni stereotipi e archetipi che vengono trasmessi. L’autrice del post si rifà all’idea dello psicanalista Bruno Bettelheim il quale nel suo libro Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe ci mette in guardia sull’utilità delle fiabe del focolare per la crescita psicologica dei bambini.
Io mi rendo conto ad esempio che mio figlio è terrorizzato da tutti quei dettagli che per me sono ed erano secondari, come ad esempio la cattiveria dei genitori di Pollicino che li abbandonano nel bosco. E hai voglia a dirgli che oggi (nel mondo occidentale) i genitori non abbandonano i bambini. Le favole classiche servono indubbiamente per parlare ai bambini e alle loro paure più profonde, il bambino entrando in relazione con il/la protagonista riceve un insegnamento indiretto che lo prepara a livello di inconscio a rielaborare ed affrontare le cose brutte della vita: la cattiveria, l’invidia, la crudeltà, e anche la morte.
Quindi l’edulcorazione eccessiva di alcune favole à-la-Disney non fa bene ai bambini, ne stravolge totalmente il senso, privandola di quell’aspetto di durezza e crudezza che sono invece funzionali. La domanda quindi è: non staremo forse cercando di proteggere troppo i nostri figli privandoli di insegnamenti utili ad affrontare la vita?
E qui torniamo alla giraffa dello zoo di Copenhagen, recepito più come un animale disneyniano che come un animale qualsiasi, e proprio per questo ha generato così tanta indignazione.
Perché ci fa paura spiegare ai nostri figli che quella giraffa doveva essere uccisa? Perché ci fa orrore pensare che sia stata sezionata davanti ai loro occhi (non uccisa, attenzione) e la sua carne sia stata data da mangiare a dei leoni?
E se invece della carne della giraffa quei leoni fossero stati sfamati dalla carne di una mucca (e sto parlando della mucca Carolina, cresciuta in cattività apposta per essere data in pasto a qualcuno) che differenza avrebbe fatto per i piccoli visitatori dello zoo? E per noi adulti?
Le favole classiche hanno per me due tipi di problema. Il primo è quello dei valori che dire medioevali è poco (figura della donna, violenza, ricerca di ricchezza ad ogni costo, principi azzurri, sorelle il cui unico scopo è di servire i fratelli o i padri prima di passare ai mariti …); il secondo è quello del contesto culturale che è cambiato.
All’epoca dei fratelli Grimm la morte, il dolore, la sofferenza erano vissuti come una cosa che faceva parte della vita. Terribile ma normale allo stesso tempo. I bambini venivano portati a vedere esecuzioni capitali, le uccisioni degli animali per chi viveva in campagna erano all’ordine del giorno, la violenza nelle strade era molta più di adesso (parlando di mondo occidentale ovviamente). La cultura al contorno oggi è cambiata, e non perché noi vogliamo proteggere i nostri figli, ma perché non ci capita più per fortuna di vedere uccidere nessuno, né persona, né animale: abbiamo perso il contatto con il dolore e la sofferenza nella nostra vita quotidiana.
Basta pensare all’idea delle sorelle di Cenerentola che si amputano pezzi di piede per entrare in un paio di scarpe …non oso pensare alle implicazioni sulla psiche delle bambine di oggi, proprio perché il contesto culturale è cambiato.
Quindi mentre è vero che l’immaginario delle fiabe ha il compito di aiutarci ad entrare in relazione con le nostre paure ataviche, forse oggi c’è bisogno di pensare ad immagini diverse dagli occhi cavati da colombe e da cuori di cerbiatti chiusi in scrigni.
A meno di avere la capacità di inquadrare il discorso in un nuovo contesto, ed è un’operazione che richiede una capacità di analisi che un bambino piccolo non ha, è difficile superare il terrore di un gesto che oggi sarebbe impensabile.
Dobbiamo smettere di leggere i classici ai bambini? No, non credo ci sia bisogno di arrivare a tanto, a patto che non siano le uniche fiabe ovviamente, e credo che guidandoli opportunamente nell’interpretazione di certe immagini forti, resta ancora una lettura importante da fare. E mentre alcuni bambini accettano queste storie senza turbamento, per altri c’è bisogno di un po’ di tempo, e con l’età anche un bambino più sensibile può acquisire la capacità di distacco necessaria. Pensando alla violenza che popola certi tipi di film per ragazzi, o videogiochi, si capisce che la violenza delle storie di Andersen o dei Fratelli Grimm non è molto distante, solo che è forse per un pubblico un po’ più grande.
Mi ricordo ancora la prima volta in cui il Vikingo ha visto un leone attaccare una gazzella in documentario, e del fatto che si sia dispiaciuto un po’ vedendola, e c’è voluto un po’ di sangue freddo da parte nostra per spiegargli che questa è la vita nel mondo naturale. Se il leone non avesse mangiato quella gazzella sarebbe morto di fame. E se i leoni non mangiassero le gazzelle, la loro specie si estinguerebbe presto perché il suo patrimonio genetico si indebolirebbe. Queste spiegazioni sono necessarie oggi, in un contesto culturale che è lontano dalla vita della savana, e dalla vita a contatto con sofferenza e dolore e morte, ma non lo sarebbero in altri ambienti, non lo sarebbero per bambini che vivono in campagna a contatto con gli animali ad esempio. E non lo sono per bambini a cui si insegna che la vita non è esattamente rosea come ce l’ha disegnata Disney, e le giraffe in uno zoo possono essere uccise se necessario e funzionale, e che dall’autopsia di un animale si possono imparare tante cose su come funziona la natura.
Qui trovate un’intervista (in Inglese) al direttore dello zoo:
DISCLAIMER: questo post non entra in nessun modo nel merito dell’utilità o della opportunità di avere zoo nel ventunesimo secolo, e ha l’unico scopo di riflettere sulle nostre reazioni, in qualità di genitori, di fronte a certe notizie.
Grazie per queste riflessioni. Perché avrei voluto pensarci su anche io perché è ovvio che la notizia, come riportata dalla stampa, mi ha colpita. Ma non si riesce a fare tutto e quindi ho rimandato il cercar di capire la mia posizione!
Noi viviamo in un bosco, abbiamo animali (anatre, asini, cavalli, capre…) e mia figlia vive da sempre cose emozionanti: da tramonti e albe mozzafiato, alle nascite, alle morti naturali e a quelle violente per predazione. E nessuno di noi si abitua mai a nulla. Ogni alba è meravigliosa, ogni morte impressionante. E le emozioni qui si cerca di viverle, di trasformarle e poi di lasciarle andare…
E alla tue/vostre riflessioni aggiungo solo che a me, quello che fa impressione di questa storia, è la lampante posizione che l’essere umano assume nei confronti di tutti gli altri viventi. E’ il senso di onnipotenza che mi infastidisce, la sicurezza con cui decidiamo che non c’è più posto per questa giraffa nel mondo…giraffa che poi per altro abbiamo fatto nascere noi in cattività.
Insomma ho la sensazione di essere in un circolo vizioso…senza fine.
grazie,
francesca
E’ di oggi la notizia che, proprio in Danimarca, il Ministero dell’agricoltura sta pensando a un progetto di legge che dovrebbe vietare la macellazione Kosher degli animali per proteggerne i diritti (quelli a una morte serena, suppongo)
Sono solo io che vedo continui paradossi in una società sempre più schizofrenica? Una società che non ha più alcun contatto con la natura, rinchiude gli animali in uno zoo, e scusami Serena, definisce la loro morte “necessaria e funzionale” . (Brivido lungo la schiena)Mi fermo qui, perchè sarebbe bello parlare di questi argomenti a quattr’occhi, per quanto sono complicati e profondi. Perchè coinvolgono quel mistero grande che è la morte. Però, davanti all’uccisione di quella giraffa, così come è avvenuta, più che cercare di dare risposte, dovremmo porci tante domande.
Sono molto d’accordo con Manu sul fatto che il racconto a voce ha una dimensione diversa dalla lettura di un libro e ancora di più dal film, quindi fino ad un certo punto capisco l’operazione Dysney di adattare alcuni contenuti. Però mi chiedo se piuttosto di edulcorare in maniera così sfacciata alcuni contenuti non sarebbe meglio non rappresentare proprio la storia al cinema.
Le fiabe nascono come racconti orali e come tali hanno ancora valore, nella scuola dei miei figli le maestre raccontano le fiabe dei Grimm e altre fiabe tradizionali, non tutte sono adatte perché non erano comunque rivolte esclusivamente ai bambini e non a tutte le età. Vengono narrate direttamente senza l’ausilio del libro o con libri senza immagini, con enfasi e trasporto ma senza caratterizzare i personaggi con versi o vocine, questo perché ogni bambino si possa creare la propria immagine interiore del racconto. Questa immagine cambia nel tempo si arricchisce , alcuni aspetti diventano più importanti e altri meno, alcuni che a noi sembrano assurdi vengono accettati senza dubbi altri no. Il lupo di cappuccetto rosso può essere grande come un dinosauro per un bimbo o essere piccolo come un gatto per un altro, perché quella è l’immagine paurosa che in quel momento possono tollerare e superare. Questo non avviene con libri con illustrazioni molto dettagliate o peggio con film o cartoni animati dove il bambin si trova l’immagine già bella pronta e non ha il tempo e il modo di farla propria.
Il tema dell’immagine si collega con la povera, giraffa, siamo arrivati al punto che se non vedi dal vero ciò che accade non è completamente reale e allora bisogna fare esperienza diretta di tutto e tutto è buono per tutti sempre è comunque. Non si può, come dice il ps del post, eliminare l’aspetto della validità dello Zoo perché è un aspetto essenziale. Non c’è nulla di scientifico in uno zoo, non si impara nulla guardando un animale in cattività , nessuno studioso prenderebbe in considerazione uno studio sul comportamento dei leoni fatto in uno zoo. Per un bambino sapere quante vertebre ha una giraffa non è tanto diverso da sapere a memoria la formazione della squadra del cuore, è una informazione, non lo fa più sapiente non gli fornisce conoscenza. E per ottenere questa informazione è sufficiente un libro o un documentario o wikipedia o la settimana enigmistica. Vedere il corpo di un animale morto non fornisce una anticipazione di quello che succederà al proprio gatto o ai nonni e allora facciamo glielo vedere così si abitua e intanto parliamo della morte come ineluttabile necessità.
@ Serena, vero, non è troppo presto e di fatto, in maniera meno cruenta lo facciamo già, ma sul momento veramente siamo stati colti di sorpresa, non ci aspettavamo di dover parlare di morte dopo aver visto il primo piano di un cuciolo di giraffa, come dire il nostro cervello non ha fatto click, non abbiamo nemmeno capito che succedeva e non siamo riusciti a tirare fuori nessuna sana buona pratica di pedagogia applicata, ripeto, forse abbiamo perso un’occasione, ma cosi’ andó! 😉
E’ vero l’ottica in cui è stata abbattuta la giraffa è antropocentrica perché fa parte di uno zoo, però mi domando quanto resisterebbero alcuni tipi di animali oggi senza gli zoo. Il bracconaggio e il traffico illegale di “trofei”, ma anche il semplice aumento della popolazione umana (siamo 7 miliardi?) tolgono spazio, quindi ho qualche dubbio sull’utilità di lasciare le giraffe in natura per lasciarle vivere la loro vita in pace – secondo me sarebbero uccise tutte molto prima. E’ una situazione paradossale ma che dura ormai da diversi anni e non credo che sia reversibile.
Il secondo aspetto è che credo che la reazione osservata con questa giraffa poi giri intorno alla percezione di “crudeltà” di tutto l’insieme, quasi come se avessimo assistito all’esecuzione capitale di una persona. Effettivamente come oggi proviamo orrore all’idea di assistere a un’esecuzione, allo stesso modo una scena analoga ci mette a disagio.
Però è più forte di me, non riesco ad assimilare questo gesto alla violenza delle fiabe. Credo che sia perché queste, anche quando parlano di animali, in realtà parlano sempre di persone. Come dicevo altrove, la crudeltà delle fiabe non mi ha mai colpito più di tanto, mi ha sempre invece colpito la cattiveria che anima alcuni personaggi, forse mi fa più paura la matrigna di Cenerentola che la chiude nella sua stanza piuttosto della matrigna di Biancaneve che vuole avvelenarla… Ecco trovo che nella nostra idea di preservare i bambini dalle brutture del mondo, parliamo leggiamo e mostriamo sempre persone fondamentalmente buone, al massimo un po’ dispettose ma che comunque prese per il verso giusto possono correggere il loro comportamento. Ed è vero per carità!, tanti dei cosiddetti ”mostri” sono in realtà delle persone spesso ferite con grossi problemi – il fatto è che da qualche parte secondo me deve arrivare l’avvertimento che non è prudente mettersi in alcune situazioni, non è prudente dare corda ad alcune persone, non è prudente giustificarle sempre, e che invece si ha il diritto e il dovere di difendersi.
Grazie per aver raccontato questa storia da un altro punto di vista, io in questi giorni ho fatto parte del gruppo dei “genitori indignati”, le ragioni dell’uccisione mi sono state chiare da subito, ma mi sono fatta 2 domande: 1. “perchè in primis hanno permesso a consanguinei di accoppiarsi se lo scopo dello zoo è proprio quello di salvaguardare la specie e prevenire l’indebolimento? cioè Marius non sarebbe mai dovuto nascere” 2. (a cui hai già risposto) ” perchè permettere ad un pubblico di assistere a tutto ciò?”.
Io non ho 3 anni, molti di più e confesso che le scene mi hanno turbato non poco, in realtà è successo per caso, premetto che vivo in Olanda, probabilmente il telegiornale italiano non avrebbe mandato in onda un servizio cosi’ splatter, ma qui l’approccio è un po’ quello che dici tu, la vita è questa e tutti devono saperlo, punto!GUardavamo distrattamente il telegiornale, non succede mai, ma stavamo passivamente seguendo le Olimpiadi con la piccola, ad un certo punto vedo questo primo piano sugli occhi dolci del cucciolo di giraffa e io d’istinto “tesoro guarda, una giraffa, che carina!” un nanosecondo dopo la giraffa era a pezzi, a tranci, la telecamera indugiava sulla parte interna e sui pezzi sparsi, e un nanosecondo dopo ancora pezzo di giraffa divorati dai leoni, e noi alla ricerca spasmodica del telecomando, basiti non abbiamo fatto in tempo a cambiare canale…e la cosa mi ha fatto un po’ arrabbiare, confesso, ma mia figlia non sembra essersi turbata troppo, ha detto “è morta?” e noi, ancora sotto shock per la velocità con cui tutto è successo abbiamo annuito, poi si’ e poi cercato di cambiare argomento, forse hai ragione, poteva essere l’occasione per spiegare le “cose della vita”, ma 3 anni e mezzo..non so!!! quello che più di tutto non mi è piaciuto, come mamma italiana probabilmetne, è questo brusco passaggio di immagini tra la giraffa in vita con gli occhioni dolci e i pezzi sparsi. E’ anche vero che da piccola, nel mio paesino appenninico, ho visto maiali vivi e poi sgozzati e poi appesi a pezzi e poi me li sono mangiati…non sono diventata una serial killer dopotutto, quindi è vero che la verità nuda e cruda della vita a volte è necessaria, ma oggi che tutto è spettacolo, tutto è veloce, immagini che ti trovano impreparato, social network che spendono fiumi di parole, ecco tutto questo ci estranea un po’e paradossalmente più la realtà ci viene raccontata e sparata in pixel, più ce ne allontaniamo.
@Miranda grazie per il tuo commento. Ti dirò che la mia prima reazione di fronte alla lettura dei vari articoli di giornale è stata proprio di indignazione per il modo in cui veniva riportata la vicenda. Quando ho letto titoli quali “il cucciolo di giraffa ucciso e fatto a pezzi davanti al pubblico o Dato in pasto ai leoni mi sono subito indignata e sono andata ad approfondire la faccenda, da cui l’esigenza di scrivere questo post. Se il racconto fosse stato fatto diversamente nei media tu non ti saresti trovata di fronte alla TV a dover spiegare a tua figlia qualcosa sulla morte di una giraffa, e il web non si sarebbe riempito di minacce di morte per il direttore di uno zoo. Per quanto riguarda tua figlia però vorrei dirti che 3 anni non è troppo presto per parlare di morte. Certo lo si può fare senza vedere certe scene, e usando parole giuste adatte alla sua età, ma se lei si dovesse presentare con delle domande, sii pronta a darle delle risposte, perché altrimenti imparerà a cercarle da un’altra parte. La verità è che spesso i bambini considerano la vita e la morte con molta più naturalezza di noi adulti, che è il motivo per cui tu pur vedendo uccidere un maiale non sei diventata un serial killer.
Serena ovviamente non rivolta esclusivamente a te la domanda magari a chi ha una visione della vita diversa dalla mia e interviene nel dibattito. Grazie
@Valeria sottolineo nuovamente per sicurezza che i bambini, e nessuno del pubblico ha assistito all’uccisione della giraffa. Secondo le testimonianze lette in giro e nel video che ho postato in fondo, pare abbiano potuto vedere le varie parti, discutere sulla grandezza del cuore, sul numero delle vertebre, ma questi sono solo esempi: ci sono un mucchio di cose che si possono imparare sul piano scientifico guardando un’autopsia, ed è stata utilizzata per secoli per capire il funzionamento del corpo umano e animale. Sul piano scientifico c’è moltissimo da imparare se uno è curioso di queste cose. Che però è ben diverso dal vedere immagini in un libro o filmati. Perché dovremmo avere paura di far vedere a dei bambini come è fatto un cuore vero?
Su questo sono d’accordo. Mio figlio non trova nulla di schifoso nell’anatomia ma quando siamo andati a vedere la mostra “Bodies” non è voluto entrare nella parte (a New York c’era a Milano mi pare l’abbiano tolta)dove c’erano i feti abortiti. Come dire ci sono temi su cui la sensibilità è più accentuata. Resta però la domanda: che cosa avrebbero imparato sul funzionamento della natura i bambini che hanno assistito all’autopsia? Cosa c’è di naturale nell’uccisione tramite colpo in testa e successivo sezionamento della giraffa?
Serena scusami, chiaramente non ce l’avevo con te e tantomeno con lo stile generale del vostro sito che seguo sempre molto volentieri, il problema è che ormai sono abituata ad anticipare perché se non dichiaro subito come vivo e perché quando esprimo il mio punto di vista vengo subito attaccata con “e ma quando mangi la bistecca/l’uovo/bevi il latte/ti metti le scarpe” etc etc. Errore mio farlo anche qui dove probabilmente la media generale in fatto di civiltà delle persone che frequentano il sito è superiore rispetto al Corriere o altri.
In realtà, secondo me, non si può scindere il problema zoo con quello che è successo, ovvero l’eliminazione di una giraffa di 18 mesi per questioni di patrimonio genetico. Motivo per cui mi sono sentita di commentare, cosa che faccio veramente di rado. Scorporare l’uccisione della giraffa dal fatto che si trovava nello zoo non rende giustizia alla verità: Marius è stato ucciso in quanto ritenuto di troppo in un’ottica totalmente antropocentrica. Una curiosità: che cosa avrebbero imparato sul funzionamento della natura i bambini che hanno assistito all’autopsia? Domanda: per far capire bene come funzioniamo noi è lecito farli assistere all’autopsia di un corpo umano? O quello è universalmente ritenuto troppo?
@Valeria non so rispondere alla tua domanda, perché non credo ci sia una risposta universale in merito. Credo dipenda dal bambino in questione, dalla sua sensibilità, dall’opinione dei suoi genitori e dai loro valori personali. Così come ci sono genitori che fanno vedere certi tipi di film ai figli piccoli e altri no. E non perché un modo sia giusto e l’altro sbagliato, ma perché sono semplicemente scelte tutte valide entro certi limiti. La cosa che forse è sbagliata però, ed è quello che cerco di sottolineare nel post, è quella di far crescere i bambini in ambienti sterilizzati culturalmente, che non permettano il contatto con quella che è la natura. E la natura è fatta anche di carne, e ossa, e sangue, e budella. In occasione di Halloween ho portato mio figlio di 8 anni in biblioteca a giocare, e l’assistente lo ha invitato a cercare in un libro di anatomia umana qualcosa di “schifoso”. Lui ha sfogliato con tranquillità il libro ed è tornato indietro dicendo “mi dispiace, ma non trovo nulla di schifoso in questo libro. Sono solo figure del corpo umano, dello stomaco, dei muscoli, del cervello: e quelli non sono schifosi, sono normali”
Concordo in toto con l’articolo e con chiara, ricordo il post scriptum che invita a non farne questioni di zoo zii o noo, e infine mi chiedo da dove altro derivi la comunicazione distorta che si è vista in giro se non per desiderio di sensazionalismo, voglia di clic e cattivo giornalismo. Rinfrescante il modo in cui se ne parla qui.
Se i bambini mangiano carne senza problemi, può essere che un evento del genere, adeguatamente spiegato, possa non essere traumatico, invece se sono come ero io da piccola (non ho mai accettato serenamente di mangiare un animale morto, fosse carne o pesce, appena ho capito che cosa mi facevano trovare nel piatto) il discorso cambia un po’. Anzi parecchio. Non si può paragonare un’azione di questo tipo a quello che accade in natura. La giraffa in natura non sarebbe MAI stata a Copenaghen, è lo zoo in primis ad essere un posto TERRIFICANTE, così come lo sono i circhi, gli allevamenti, i delfinari etc etc. I bambini gli animali selvatici dovrebbero vederli SOLO nei documentari, non in cattività mentre conducono una vita grama fatta di sbarre e tristezza. Se qualcuno intende attaccarmi coi soliti pipponi sulla coerenza specifico subito non mangio e non indosso animali in nessuna forma e, pur con la consapevolezza di un largo margine di errore, mi sforzo di avere il minor impatto possibile sull’ambiente. Ho due figli liberi di mangiare in modo onnivoro, purché salutare, che sceglieranno consapevolmente quando sarà il momento. Non nascondo loro però tutto il mio disprezzo per chi porta i bambini al circo, allo zoo e via discorrendo.
sono d’accordo. sul non dover edulcorare la pillola delle favole classiche in stile Grimm. sarebbe diseducativo e non consentirebbe ai bambini di affrontare le loro paure più profonde. io stessa da piccola ho avuto gli incubi dopo aver ascoltato Pinocchio (o dopo averne visto il film, onestamente non ricordo) e resta oggi la fiaba che più odio. il risultato però è che il mio terrore più grande è che mi rubino i figli, o che io me li perda.
questo per dire che il male nella fiaba c’è per permetterci di conoscerlo,metabolizzarlo e saperlo riconoscere.
con un po di razionalità riesco anche a concordare con la finalità educativa del sezionamento, per quanto a me abbia fatto impressione alla veneranda età di 17 anni alla lezione di scienze al liceo.
mi sembra un po prematuro.
quello su cui non sono d’accordo io è proprio il programma,il sbatterlo in faccia passi agli adulti che un po di consapevolezza dovrebbero averla ma ai bambini, che in fondo vanno allo zoo per vedere gli animali vivi e non morti. lasciamo almeno a loro ciò che rimane di innocenza e illusione che noi purtroppo aa. volte non possiamo permetterci.
@yumummy non è che sia stato sbattuto in faccia ai passanti ignari. Quelli che sono andati a vederlo erano pienamente consapevoli di cosa stavano facendo, ed è stata una loro libera scelta (hanno pure pagato il biglietto di ingresso per farlo!).
La favola di Pinocchio faceva paura anche a me. Brrr!
@valeria noi non siamo qui per giudicare nessuno, tanto meno la tua personale coerenza con quello che mangi o di cosa ti vesti. Come ho scritto in fondo al post però, non è questo il luogo per discutere se avere degli zoo sia una cosa sensata o meno, ma per riflettere dal punto di vista di genitori su quanto accaduto.
Hai ragione nel dire che la giraffa in natura non sarebbe mai stata a Copenhagen, ma anche in natura esistono luoghi in cui l’assenza di predatori (dovuta certamente all’intervento dell’uomo) rende necessario fare una selezione uccidendo alcuni esemplari. E questo è purtroppo un dato di fatto ed un’azione necessaria per garantire all’ecosistema di sopravvivere, arrivati a questo punto.
Interessante e lucidissimo post.
Grazie per la condivisione di questa riflessione, utilissima per andare oltre il sensazionalismo dell'”ommioddìo hanno ucciso un cucciolo di giraffa” e dare un senso a quanto successo.
Ancora grazie.
Grazie a te Chiara per aver lasciato questo messaggio incoraggiante 🙂