Giocare o mostrare?

fare_avereC’è un amichetto del Vikingo che ogni volta che lo invita a casa sua lo fa in un modo che, non so perché, mi stona.
L’ho notato la prima volta quando avevano ancora solo 5 anni e ancora adesso, un paio d’anni dopo,la modalità è sempre la stessa. Gli si avvicina entusiasta, si abbracciano, si danno qualche occhiata significativa, magari scambiano due calci al pallone, e poi lui chiede: “vieni a casa mia così ti faccio vedere ….” e lì aggiunge il giocattolo di turno, che sia l’ultima Lego Star Wars arrivata, o qualche video gioco, o una pista delle macchine, la formula è sempre quella “vieni a casa mia che ti faccio vedere…”
Non suona strano anche a voi quel “ti faccio vedere?” io sono abbastanza certa che da bambina non mi è mai venuto in mente. Sono sicura di aver sempre detto “vieni a casa a mia a giocare”. Sembra uguale ma non lo è. C’è una bella differenza tra il mostrare e il fare.
Per fortuna non sono tutti così, ci sono un sacco di amichetti che lo invitano a giocare e basta. Però questa cosa del mostrare è spesso lì un po’ appesa, e capita che poi quando torna a casa mi dica che l’amichetto gli ha fatto vedere questo o quello, e normalmente si tratta di giochi abbastanza costosi.

Un giorno ad esempio il Vikingo di ritorno da casa di un amichetto mi ha confessato con molta serietà un suo pensiero profondo. Mi ha detto che il suo amico gli aveva mostrato delle belle costruzioni Lego superfiquissime, l’ultimo modello di Ninjago-qualcosa che non ci si poteva giocare. “Sai mamma, sono delicati, e se uno ci gioca magari si rompono” E ci credo! Ho pensato subito io. Dopo che ti sei costruito un modellino da nonsoquantipezzi con il cavolo che lo tiri giù dallo scaffale per giocarci!

Ma il punto non è questo. Il punto è che il Vikingo per fortuna ha dedotto che alla fin fine non è così divertente possedere quelle belle cose se non ci si può giocare. Pfiu, per ora l’abbiamo sfangata.

Per ora.

Non posso fare a meno di pensare a quella faccenda dell’iphone regalato da una madre al figlio 13enne, e del contratto che ha stipulato con il figlio per farglielo usare.
Le avete lette voi le 18 regole?
Alcune sono sui tempi (alle 19.30 chiuso e consegna), altre sui luoghi (non a tavola, mentre stai con gli amici, ecc.), altre sui modi (niente porno, non provare a non rispondere alle chiamate di mamma o papà) insomma c’è n’è per tutti i gusti. Io le ho trovate in parte discutibili, in parte condivisibili, in parte un po’ eccessive, ma poi di fondo ognuno stabilisce con i propri figli le regole che vuole, o no? Ad esempio non vedo come la regola di non rispondere alle chiamate dei genitori possa essere di fatto verificata. Se il figlio non sente il telefono che squilla che si fa? C’è veramente bisogno di una regola del genere messa nero su bianco?

Quello che però mi colpisce più di tutti è la contraddizione di fondo per il fatto che buona parte di quelle regole dovrebbero essere valide anche per l’uso di un qualsiasi computer, e il resto sono invece regole di vivere civile, e nessuna mi sembra specifica per un oggetto come l’iPhone.
Perché il punto è proprio quello per me, visto che a 13 anni online ci stai già comunque (immagino che in quella casa ci sia minimo un computer) il problema non mi sembra tanto quello di a che ora deve consegnare l’oggetto la sera, quanto l’oggetto in se. Le stesse regole applicate ad un qualsiasi smartphone non avrebbero fatto discutere altrettanto a lungo e profondamente. Il punto è perché regalargli un oggetto del genere e però imporgli di non portarsi a scuola? Che bisogno c’è? Che funzione ha che un qualsiasi smartphone non può supplire se non quello di apparire? Perché mentre non è vero che l’iPhone non è più un oggetto di gran lusso, è un pur sempre un oggetto abbastanza costoso, e soprattutto è visto dai 13enni, come uno status symbol (altrimenti il figlio non avrebbe passato un intero anno a chiederglielo!)

Quindi anche se la regola numero 11 del contratto dice che non devi usarlo quando sei con gli amici al ristorante perché è meglio parlare con gli amici invece che stare appicicati ad uno schermo, il messaggio che hai deciso di dargli è comunque un altro. E’ il messaggio che scegliere uno status symbol, indipendentemente dal bisogno effettivo che hai, o dall’uso limitato che ne farai è una cosa giusta. E questa è la stessa differenza tra giocare e mostrare, tra essere e apparire. E potete scommetterci che quel ragazzino ai suoi amici dirà “vieni che ti faccio vedere il mio iPhone!”

Ovviamente il problema non è di quel 13enne o della sua mamma, non è di un iPhone piuttosto che uno smartphone qualsiasi, non è dell’amichetto del Vikingo che gli mostra i suoi giocattoli, è un problema più ampio. Siamo talmente tartassati di pubblicità, circondati da immagini da imitare, ossessionati dalle cose da possedere, che è sempre più difficile fare invece di mostrare. Essere invece di avere. E il rischio poi è quello che dice Lorenzo, che alla fine siamo quello che appariamo. E allora forse siamo veramente vuoti dentro.

Ho questa consapevolezza che a volte mi illumina, e mi piacerebbe riuscire ad usarla per dare ai miei figli un messaggio diverso. Spero solo che loro saranno in grado di accoglierlo, per non perdere l’occasione di fare qualcosa nella loro vita.

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8 thoughts on “Giocare o mostrare?”

  1. Bè, sul ibro d’inglese di mia figlia un capitolo intero è dedicato ai “favourites possessions”. Ho capito che è anche un pretesto per insegnare l’utilizzo di “have got”, ma…

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  2. a me le regole non sono dispiaciute. e si, valgono anche per uno smartphone qualunque e un pc. mi è soprattutto piaciuta molto la n. 15: Scarica musica che sia nuova o classica o diversa da quella sempre uguale che ascoltano milioni di tuoi coetanei. La tua generazione ha un accesso alla musica senza precedenti nella storia. Approfitta di questo regalo. Espandi i tuoi orizzonti.
    perchè l’Iphone è questo, è un telefono dal quale puoi acquistare tutta la musica, i libri che vuoi, trovare informazioni e tanto altro. non comprerei un iphone a un ragazzo di 13 anni, ma farei comunque in modo che abbia accesso a questi strumenti che la tecnologia oggi ci mette a disposizione e che sono uno strumento enorme di apertura mentale e culturale.

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  3. Io mi riconosco sia in supermambanana (poro cocchetto) che in Pallottola, e comunque mi ripeto, ma a 13 anni l-i-phone 5 col cavolo. Capisco il discorso delle app, ma se adesso che ha un nokia da 30 euro solo per comunicarmi quando riprenderlo da scuola (è incapace di parlare con gli amici o chicchessia al telefono) sta sempre a fare i giochini, che app vuoi che si procuri e utilizzi?

    Nonno, al massimo fra un paio d’ anni, se è ancora vivo il telefono, gli passo il mio ippifon 3 e il 5 me lo compro io 😛

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  4. Si, mi veniva proprio in mente il video di Balasso. Un’iperbole, d’accordo, ma la satira sociale non va tanto distante dalla realtà.

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  5. e il giorno di Natale, quelli che fanno la conta dei doni per autoeleggersi ‘più fighi’?
    …. e i genitori che dicono: e si, che ci vuoi fare, sono BAMBINI!!!

    Avete visto il video di Balasso come testimonial delle smartphone su youtube? Credo sia molto esemplificativo ( sicuramente eccessivo) di come stiamo crescendo i nostri figli.

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  6. E che dire di quei bambini che invitano gli amici perché li guardino mentre loro giocano con i videogiochi? Mai successo?

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  7. in tutto questo discorso io provo tenerezza per il bimbo che dice vieni che ti faccio vedere questo e quello, mi piacerebbe potergli dire io vengo anche se non hai questo e quello, che tu sei interessante abbastanza di tuo per me… probabilmente non glielo dicono a sufficienza

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  8. Ho letto le 18 regole, e come te le trovo in parte condivisibili in parte meno, ma come te penso che ogni genitore sia libero di imporre le regole che ritiene più giuste, quindi non le discuto.
    Mi piace il tono genereale della lettera, il senso di fiducia nelle capacità e possibilità del ragazzo, e il tema sottostante che dice “ti dò lo smartphone perchè mi fido di te, alcune regole meglio metterle nero su bianco ma se pensassi che non le potessi o non le sapresti rispettare non te lo darei”.
    Alla tua domanda “allora perchè darglielo” mi viene da rispondere come si faceva ai tempi nostri per i computer e tanto altro: perchè credo che con un iPhone si possano fare tante belle cose. Sono certa che ilr agazzo, nei suoi mesi di opera di convincimento, abbia usato motivazioni costruttive, istruttive o comunque positive. C’è questa app fichissima che mi dice in ogni istante dove stanno le stelle, questa che mi dà citazioni di filosofia, lo posso usare come un ebook reader nello scuolabus, come lettore mp3 o chennesoio. Bene, la madre gli sta ricordando di usarlo per queste cose, non per guardare youporn. Che l’iPhone sia fichissimo lo sappiamo tutti, speriamo che questo ragazzo faccia vedere ai suoi amici massime filosofiche e lo usi per questo tipo di potenzialità, che indubbiamente ci sono.
    Ripeto, personalmente non condivido alcuni punti, ma l’approccio non mi dispiace.

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