“Crescere figli maschi” di Steve Biddulph

Lo ammetto, vivere con tre maschi, quello alpha e i due da me partoriti, certe volte mi fa temere di sviluppare il complesso dell’ ape regina. Cioè, non è che io sia proprio così, ma mi ci disegnano (e io poi ci coloro sopra).

Certe volte mi commuovono, i maschi, per come sono semplici, diretti, cristallini. Certe volte mi tirano scema per come sono territoriali e materiali. In tutti i casi mi hanno convinta che il metodo padellata in testa, chissà perché, è quello che capiscono meglio, ma poi ho i miei dubbi e mi trattengo.

Avendo poi amiche e all’ epoca vicine con figlie femmine coetanee le differenze mi sono sempre saltate chiarissimamente all’ occhio e ringrazio il cielo di non avere una femmina o adesso ero ai pazzi.

Perché la gestione del maschio, specie se giovane, è semplicissima se si applica il loro modello di socializzazione, quello a piramide. Nella piramide è bene conoscere la propria posizione e sapere chi ti sta sopra e chi ti sta sotto. Per questo nelle situazioni estreme, quelle dove non stai ad applicare il metodo democratico e l’allenamento al dubbio, ma ad azione pretendi una reazione qui e ora, basta mettere subito in chiaro che quello che comanda sono io e in genere qualcosa succede.

(Le femmine, mi dicono, preferiscono il sistema del network e dello scambio in cui le posizioni reciproche sono fluide e in continua trattativa e i risultati raggiunti nel passato non offrono nessuna garanzia per il futuro. Io che mi sono costruita una vita in cui cerco di infilare un sacco di cose e la vivo con la Nimbus 2000 che spinge sul coccige per farmi andare avanti a 1000, non so se reggerei a trattative continue sulla qualunque, penso che cederei per stanchezza o mi starei continuamente ad incazzare e non sono sicura che questo sia bene per una bimba).

Comunque, si diceva di Crescere figli maschi. Il fatto è che verso gli otto anni figlio uno mi preoccupava, non gli si poteva fare un’ osservazione che piangeva sempre, sembrava me da adolescente. Mi sono ricordata che l’anno prima un’ altra mia amica ha avuto il figlio in preadolescenza, che si incazzava, rifiutava di cambiarsi i vestiti anche solo per lavarli, scocciava, ribatteva e non rispettava più sua madre. Lei per consolarla le avevano detto che era preadolescenza e che a certi bambini succedeva così presto.

Io per curiosità sono andata a cercarmi su Google il termine “prepubertà” e si parlava solo di peli che crescevano, voce che cambiava e testicoli che si ingrossavano. Così ho capito subito che non era il nostro caso (nei momenti di dubbio quel paio di certezze pratiche ed osservabili fanno tanto).

Poi un’ amica si ricordò di aver sentito parlare di un libro sulle fasi ormonali del giovane maschio in crescita, ed era questo qui, che mi sono ordinata di corsa o non ne uscivamo vivi.

E dopo averlo letto sono rimasta con le stesse domande di prima sugli ottenni che si comportano da femmine adolescenti, ma in compenso mi si sono chiariti di botto una serie di fenomeni del cinquenne, che in quel periodo a scuola era ingestibile e faceva le boccacce alle maestre.

Orso era sempre stato un bambino pigro (“Mamma, io davvero non posso più fare un passo, mi fanno così male le gambe” detto con gli occhi al cielo e cadendo di scatto in ginocchio che manco Francesca Bertini nella scena dell’agonia della Dama delle Camelie) ma improvvisamente me lo sono ritrovata che saltellava ininterrottamente sul posto dicendo “Mamma non riesco a fermarmi, mi piace troppo”.

Alle maestre ho consigliato subito di metterlo a fare tre giri di corsa intorno alla scuola quando rompeva e distraeva gli altri durante la spiegazione. Loro hanno fatto di meglio, si sono messe d’accordo con la collega dell’ altra classe e ogni tanto, quando lo vedevano irrequieto, lo spedivano a prendere una zolletta di zucchero in cucina o una matita gialla nell’ altra sezione. Ha funzionato e poi è passata. Pure agli ormoni ci si abitua nella vita.

Insomma, che dice questo libro? Vi riassumo in soldoni quel paio di cose che sono state utili a me:

  • I maschi sono fragili e fanno una fatica enorme a trovare il proprio ruolo (eeeeeh, sospiro, come se non lo sapessi). In più ci si mette di mezzo il testosterone, che non aiuta. Incanalati bene diventano gli eroi che ci mettono a credere quando ci raccontano del principe azzurro che combatte contro il drago o del capitano che affonda con la nave dopo aver salvato donne e bambini. Incanalati male diventano degli stronzi, spesso violenti (e il sapere che c’ entra il testosterone non è un buon motivo per compatirli,piuttosto che prenderli a calci fino a che non diventano un pochino più ragionevoli). Fin qui, ci arrivavo pure io.
  • Le botte di testosterone, premesso che ognuno è diverso e che manco a noi femmine le tette spuntano tutte insieme e tutte uguali, si manifestano con dei picchi intorno ai 5 anni e intorno ai 10-11. A causa di ciò questi poveri maschi si ritrovano con un eccesso di energie fisiche che se non si scopre il modo di fargliele sfogare in qualche modo utile e positivo, se le sfogano loro scocciando, facendo a botte e in altri modi distruttivi.
  • Una cosa che però viene sottovalutata è anche lo sviluppo cognitivo e in particolare del linguaggio. Le femmine, si sa, parlano prima, socializzano prima e questo nei primi anni di scuola, secondo l’ autore, porta il maschio a crearsi dei gran complessi di inferiorità, soprattutto se le maestre (fateci caso, soprattutto donne) non ne tengono conto nelle valutazioni. Una soluzione sarebbe di far cominciare i maschi un anno dopo (o, aggiungo io, creare classi separate? Pare che le femmine in tal caso diventino più brave in matematica, prive del confronto e della pressione con i maschi cazzoni che in preda agli ormoni fanno casino e distraggono gli altri).

La cosa più interessante però a mio avviso è quando si parla di come guidare i ragazzi nelle diverse fasi di crescita, perché anche se questo libro a molti sembra che abbia delle botte di sessismo, è anche indubbio che mette i padri di fronte al proprio compito e a delle responsabilità ben precise in determinati momenti chiave nella vita del figlio.

Riassumendo, si suggerisce questo:

  • I bambini e in particolare i maschietti fino ai tre anni andrebbero seguiti in casa da una persona fissa, madre, padre o altra figura di accudimento.
  • Fino agli otto anni sono tutti della madre che se li spupazza a piacimento e gli dà l’ imprinting della tenerezza.
  • Dagli otto ai quattordici anni devono avere il padre come figura importante di riferimento e modello di quel maschile che, adesso che crescono, dovranno diventare pure loro. I padri devono proprio dedicare diverse ore al giorno ai figli e non illudersi che quel paio d’ore di quality time nel weekend siano sufficienti. Se li devono portar dietro, portarli agli allenamenti, lavorarci insieme, costruire cose, montare armadi dell’ IKEA, roba del genere. Se pretendono di lavorare 50 ore alla settimana poi non devono lamentarsi se i figli finiscono male (riassunto mio, quest’ ultimo, ma grosso modo lo dicono così pure nel libro).
  • Dai quattordici ai diciannove anni accetteranno consigli e modelli di comportamento da un altro maschio adulto che non sia il padre. I genitori a questo punto si possono mettere a testa in giù e piangere in aramaico antico, quello che dicono e tentano di insegnare ai figli non viene assorbito dagli stessi. Saranno invece un insegnante preferito, allenatore, zio, amico di famiglia, datore di lavoro le figure fondamentali a cui rivolgersi per consigli e a cui dar retta quando cercano di impedirti di fare quelle cazzate a cui il testosterone e il logorio della vita moderna sottopongono il giovane maschio. Sperare che non si scelgano come tutor qualche ubriacone nullafacente che mena alla moglie è, come tutto nella vita, questione di fortuna, e accendere un cero alla Madonna male non fa.

Inoltre le madri single non disperino: se riescono a trovare un modello maschile affidabile al figlio, che sia un nuovo compagno, un fratello-cugino-zio, amico di famiglia, quello che puoi, alla fin fine anche i loro di figli maschi vengono su bene.

Poi certo, e sembra che ‘sti poveri maschi siano le uniche vittime della vita, della società e della femminilizzazione dell’ insegnamento nelle nostre contrade, che le madri se non stanno a casa fino a che il figlio non smette il pannolino gli procureranno turbe a gogò, e si espone tutta una serie di situazioni che sinceramente a me sembrano culturalmente determinate e non è che in Europa adesso stiamo messi proprio così male.

Ma rendersi conto che in certe fasi il maschio rompicoglioni e difficile da gestire, non è che lo faccia apposta, è proprio in balia degli ormoni impazziti, ecco, è una cosa a cui mi posso relazionare facilmente se penso a quanto li scoccio io questi maschi quando mi parte l’ ormone. Basta saperlo e persino una come me trova riserve infinite di pazienza.

Vi lascio con il commento scritto a caldo su Anobii quando l’ avevo appena letto, che secondo me riassume bene il tutto.

“Questo libro è illuminante, perché spiega esattamente a cosa dobbiamo guardare nell’interagire con un maschietto per incoraggiarne gli aspetti positivi e scoraggiarne quelli autolesionisti. È tutta colpa del testosterone, ci sono delle fasi di crescita che come madre di due maschi e sorella di un altro, tutti da manuale, riconosco immediatamente. Adesso però so come devo prenderle.

Molto istruttivo anche tutto il discorso sui diversi contributi alla crescita del bambino che derivano dalla madre, dal padre o figura paterna, dal mentore (allenatore, insegnante, zio) per gli adolescenti che hanno bisogno di una guida maschile affidabile situata fuori dalla famiglia, ma anche delle interazioni con coetanei e coetanee.

Ognuno ha un ruolo e delle aspettative da realizzare nei confronti di questi maschi fragili, bellissimi e rompicoglioni, e sapere quali sono ci aiuta anche a gestire gli immancabili momenti di stanchezza nella vita di una famiglia, ma soprattutto tutto il bello e il buono che i nostri ragazzi hanno da darci.”

Ora aspetto che qualcuna delle colleghe presenti ci scriva come si crescono le figli femmine, almeno so con certezza cosa mi sono persa. Intanto, per ricordarmi a cosa sono scampata a suo tempo (cielo, come farei senza il blog, tendo a rimuovere tutto) mi sono riguardata questo.

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42 thoughts on ““Crescere figli maschi” di Steve Biddulph”

  1. uh, @marcello come hai ragione! noi ci proviamo in tutti i modi a coinvolgere i papà ma mica è facile… infatti se vedi appena scrive un papà i commenti di ringraziamento e i tentativi di approfondimento si moltiplicano.
    Mi piace il vostro menage familiare, anche da noi è un pò così, con molti compiti divisi in modo netto e altri altalenanti. Da qualche mese però abbiamo cominciato a stravolgere le divisioni più nette, possibilmente davanti a TopaGigia e a parlare con lei del fatto che qui siamo tutti bravi a far tutto, ma a mamma proprio non va giù di lavare i piatti e papà è meglio se mangia invece di cucinare… insomma volevamo evitare proprio che mettesse le etichette M o F ai vari compiti casalinghi e familiari.

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  2. ultima puntualizzazione, perchè mi sono espresso piuttosto male dando per scontato dei presupposti che ovviamente, non potete conoscere. Nella mia famiglia i ruoli sono per molte cose invertiti: il mio lavoro mi consente di stare a casa, dove ho un piccolo studio, sono il proprietario di un forum che parla di animali e di altri siti web che pubblicano spazi pubblicitari … morale sono io che cucino pranzo e cena,ed è me che trovano quando tornano da scuola. Questo solo per dire che mio figlio vede quello che è l’assestamento della nostra famiglia e assegna il genere m o f alle occupazioni che il suo papà e la sua mamma si sono distribuiti: quindi per lui cucinare è un lavoro da uomo, curare gli animali (mia moglie è veterinaria) è un lavoro da donne, stare tutto il giorno a casa al pc è da uomo, fare la spesa è da donna, ecc. ecc.
    quindi non so nelle vostre famiglie come sia l’assestamento ma quello che è certo è che vostro figlio non si perde una mossa dei vostri comportamenti, e la femmina tenderà ad emulare la mamma, il maschio ad emulare il papà… quindi se il suo papà ha la responsabilità del vestiario per lui sarà “da uomo” occuparsi di lavatrice, stendino e ferro da stiro. Non è in alcun modo una questione di “sessismo” ma solo di “assestamento famigliare”.
    Scusate la puntualizzazione noiosa, ma ci tenevo … è da un po’ che leggo questo blog e lo trovo, ahimè 🙂 , più interessante degli argomenti che devo seguire per “lavoro”, ma per chiamarsi “genitoricrescono” mi pare che si sia un po’ trascurato il punto di vista dei papà … solo oggi, scartabellando un po’, ho letto un articolo, molto bello, di un papà su “cosa devono fare i papà” . Non prenderla come una critica, eh… questo blog è un ottimo lavoro, sotto tutti i punti di vista, continua così 🙂

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  3. @Silvia sottoscrivo tutto. A volte è troppo comodo dichiarare di essere “semplici”, “incapaci” e così via.
    @marcello: le descrizioni che hai fatto si applicano in maniera spaventosamente perfetta a me e mio marito, ma a ruoli maschio-femmina invertiti. Che fossi un “maschiaccio” i miei lo avevano capito già quando avevo 3 anni, e mi regalarono la mia tavoletta di compensato, i chiodi e il martello (veri) che sennò usavo quelli di papà su tutti i mobili di casa. Insomma come vedi c’entra pure il temperamento personale, e il mondo è bello perchè è vario… Non sto minimizzando le botte di testosterone, sottoscrivo mammamsterdam quando dice (se ho capito bene) che si, teniamole a mente queste botte ma attenzione a non dare la colpa di tutto a loro, magari a volte è solo temperamento e allora l’approccio “incanalante” è meglio farlo diversamente.

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  4. io ho due maschi,3 e 7 anni e passo le mie giornate a negoziare, sviscerare, trattare e non sia mai che quello che è valso ieri valga anche oggi…questo libro non mi ispira proprio.

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  5. Scusate, oggi c’ erano 35 gradi e dopo la scuola siamo andati in piscina, rientro solo ora e leggo che vi siete fatti un bel giro di commenti riflessi.

    Ora, questo libro per me ha avuto il grande effetto “aha”, perché con due figli altamente energetici e impegnativi avere un cencio di appiglio per capire che se Orso di botto non è più lui, devo sapere se portarlo dall’ esorcista, dalla terapeuta, sverminarlo (abbiamo avuto pure questo, ma magari ne parlo in altri momenti) o cambiare l’ approccio. Non lo giustifico per l’ ormone, ma io sono l’ adulto e devo tenerne conto. E devo indirizzarlo in modo che ormone o no, si sappia gestire la vita senza diventare uno stronzo asociale, non per lui, ma per la salute delle mie padelle (una padella seria, avete idea di quanto costi? E me la rovino per colpa di un figlio con l’ ormone pazzo?) Infatti poi gli è passata altrettanto di botto.

    I dubbi di Silvia e di tutti quelli che trovano questo libro sessista o comunque estremo sono tutti miei, infatti l’ avevo letto a sua volta e l’ ho perso, quindi questa recensione l’ ho fatta a memoria su quello che ne ho distillato e usato, un’ altra persona con figli diversi ne trarrà dell’ altro. Proprio oggi ci siamo viste con Floriana che ultimamente diceva che un rimedio geniale in una sera di disperazione è stata quella di invitare il figlio a lavare i piatti con lei e da allora funziona. Per dire che non sono solo trapani i tranquillanti del maschio.

    Questo problema sinceramente io comunque ce l’ ho con quasi tutti i libri tradotti, perché in ogni manuale l’ autore ci mette del suo (e infatti Biddulph, da bravo maschio odierno che il diritto di voto alle donne magari si, ma tante altre cose evidentemente ancora non ci scende a patti, ci tiene a ricordarci che poveri maschi, come sono bistrattati da un sistema di istruzione a misura di femmina. Che se non ci fossero state le femmine nell’ insegnamento a cominciare da santa Maria Montessori stavamo ancora con le dita nel naso e a bacchettare i reprobi, scusate sono andata per la tangente, ma se le cazzate viscerali le dice lui poi le posso dire pure io) e il suo di ogni autore non può prescindere dal contesto in cui cresce e vive, come per noi tutti.

    Quindi si, sottoscrivo tutto quello che dice Silvia e Mammame e alcune altre persone, compreso Marcello (e dio benedica le puntatine in bagno di sfogo, quando al liceo mi lasciai sfuggire io qualcosa in proposito pare le mie compagne di classe passarono un pomeriggio a preoccuparsi per me e incaricare una a parlarmi seriamente delle loro preoccupazioni, mentre io il faidate a quell’ età lo vedevo come il rimedio ideale per non dipendere dal primo maschio coglione che mi si filava, come certi fidanzati del cavolo che avevano loro).

    Insomma, siamo tutti il prodotto del nostro ambiente, dei nostri ormoni e delle trovate geniali che si inventano i nostri genitori per incanalare tutto ciò. Ripeto che per la mia situazione questo libro l’ ho visto enormemente come una chiamata a correo per i padri, che troppo facilmente svicolano in nome delle magnifiche sorti ed elettive, mentre se qualcuno gli spiega con i disegnini qual è la parte importantissima che possono far loro e si decidono a farla, male non gli fa.

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  6. Mammamsterdam sei come sempre troppo carina nei tuoi post, giustissimo prendere da un manuale di puericultura solo quello che ci serve, e con la pedagogia della padella m’hai fatto morire 😀 Eppure devo sottoscrivere tutti i dubbi di Silvia (che comunque fai anche tuoi mi pare), a me pare che questa di spiegare tutto con gli ormoni sia una moda del momento né più né meno di quando spopolava la psicologia freudiana, e si tirava fuori Edipo anche per cucinare una frittata.

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  7. Silvia, inutile dire che capisco tutti i tuoi dubbi. Certo credo sia utile conoscere certi meccanismi, questo libro non l’ho ancora letto e lo faro’, ma non mi basta. Come sai pure io fronteggio un maschio atipico che senza fasi si oppone un po’ a tutto. Ha scoperto “Willy” molto precocemente e senza bisogno di botte ormonali, eppure non ha l’abitudine di distinguere tra cose da maschi e da femmine, perché non lo ha mai sentito fare da noi. E’ davvero dura, non direi mai che crescere maschi sia più facile perché “anime semplici”, il mio poi e’ la complicazione fatta bambino! E non gli diro’ che e’ così perché e’ in preda agli ormoni, almeno non come prima cosa! Comunque bella discussione, approfondirò con la lettura.

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  8. Ma è vero questo sessismo? Posso capire il fattore “testosterone” ma non siamo nemmeno nella giungla con i leoni. Nella scuola libera nostra si evita ogni sessismo e vedi maschi che giocano con le bambole e bimbe che si arrampicano sugli alberi. Io per ora vesto mio figlio davvero come capita…e spesso è rosa, senza probemi.

    Poi se da grande mi dirà “mamma sono gay” spero solo di crescerlo senza la paura di dovermelo dire.

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  9. Insomma, tutte le mamme e tutti i papà, di maschi e di femmine, hanno il compito super impegnativo di crescere uomini e donne consapevoli delle differenze di genere, ma capaci di superare gli stereotipi che ci appiccicano addosso. Io per esempio ho una convinzione, che spero i miei figli maschi smentiranno: da adulti, il rapporto dei maschi con le mamme – o con i genitori in generale – è meno intenso, più distaccato, almeno in apparenza, rispetto a quello delle figlie femmine. Lo noto nella mia famiglia, in quella di mio marito (tanto che mia suocera dice alcune cose a me e non a suo figlio, e cerca di coinvolgermi in chiacchiere o anche discorsi più seri a cui i suoi figli si mostrano totalmente disinteressati), nelle famiglie dei miei amici. E’ davvero così? e se sì, riuscirò a essere l’eccezione che conferma la regola? 😉

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  10. Ma si, Manu, buttarla a ridere va benissimo! Prendere in giro gli uomini sulla loro semplicità di funzionamento (e manutenzione) è sempre un ottimo esercizio! 😉

    Marcello, scusami, tra i compiti “da uomo” non c’è cambiare i pannolini, stirare, passare l’aspirapolvere, caricare la lavatrice? Che le mamme sarebbero contentissime di certi comportamenti cavallereschi, eh!
    Gli sport andrebbero praticati a cadenze regolari per tutti, maschi e femmine, giovani e anziani. E la giusta frequenza per comunicare con un altro essere umano è sempre un dono (la cui ricerca è un dovere, nei confronti di chi si ama) a prescindere dal sesso.

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  11. Silvia, i meccanismi ormonali femminili non li conosco, ma i maschi te lo assicuro che sono sempre guidati dal testosterone, non capisco perchè giudichi questa cosa negativa… perchè dici che “non ci stai”. I maschi sono istintivi, e sono meno resistenti agli stimoli fisici. Avete mai provato a fare conversazione con un maschio (adulto) che ha fame? otterrete monosillabi, tutta la sua mente è occupata dal sentire fame… la nostra mente non funziona in multitasking, non riusciamo a seguire due conversazioni contemporaneamente, non riusciamo a seguire due fili logici insieme. Procediamo per obiettivi, uno alla volta. Se mio figlio vuole una cosa insisterà per averla finchè non la ottiene o non capisce che non c’è più niente da fare. Mia figlia invece ci gira intorno, abborda l’argomento di lato e se ottiene un no, non insiste subito, ci riprova il giorno dopo e quello dopo ancora. Il maschio il giorno dopo non si ricorda manco più.
    Comunque ribadisco che il testosterone non giustifica alcun comportamento antisociale, compito dei genitori non è giudicare e castrare l’energia che produce, ma incanalarla in attività, soprattutto fisiche. A parte gli sport che andrebbero fatti a cadenza regolare per i maschietti risulta estremamente rilassante e appagante avere dei compiti in casa “da uomo” … occuparsi della spazzatura, della legna della stufa ,avere dei suoi attrezzi (pinze e cacciavite veri, non giocattoli), fargli piantare un chiodo per mettere un quadro, insomma delle attività che hanno una responsabilità e che siano utili alla comunità in cui vive, e sopratutto che lo facciano sentire cavaliere nei confronti della sua mamma. Davvero non ci vuole tanto a far felice un uomo, regola generale nella quale voi donne di solito fate fatica a credere sia come compagne che come mamme 😉

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  12. Silvia, personalmente l’ho buttata sul ridire perchè quello che sto vivendo ora (figlie di 5 anni e 3 mesi)non mi ha ancora portata ad affrontare grandi scombussolamenti ormonali o caratteriali. Concordo con te sul non ghettizzare e catalogare i bimbi in base al sesso. I maschi non sono “semplici” (mi chiedo quale persona lo sia) e le femmine non sono “complicate” (idem come prima).
    Hanno fasi di crescita e sviluppo differenti, questo è evidente, e la grande responsabilità dei genitori è come prima cosa comprendere queste fasi, che sono appunto anche fisiologiche, e cercare, come diceva Marcello, di sintonizzarsi sulla giusta frequenza. Ecco, quest’ultima cosa è quella che più mi preoccupa…

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  13. Continuare a sostenere che la femmina è “complicata” e non ci si può scrivere su un libro, mentre il maschio è “semplice” è un modo di continuare a ghettizzare, catalogare e, in fondo, giustificare.
    No, i maschi non sono affatto semplici, non funzionano tutti uguali. I maschi sono complessi, così complessi che spesso noi non li capiamo.
    Concordo con Claudia-cipi, totalmente: ok, l’ormone è diverso e poi? Cos’altro?
    Crescere un maschio è difficile ed oggi è anche una grande responsabilità. Un maschio che impari ad essere uomo, poi, è davvero complicato. Così come crescere una femmina.
    Siamo chiamati a nuovi ruoli, a nuovi schemi e mi rendo conto che non siamo ancora preparati. Mi spiace, all’uomo dominato dal testosterone io non ci sto: a sminuire così gli uomini, a semplificarli, a banalizzarli non ci sto.

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  14. @mammame: “comprendere che certi meccanismi hanno ANCHE una loro ragione fisiologica significa avere più strumenti per decifrare reazioni nostre e dei figli e questo significa anche cercare un modo diverso per aiutarli a indirizzare queste energie in modo positivo, che poi è l’obiettivo. il che comunque va nella direzione opposta dell’irresponsabilità e della giustificazione.”
    grazie, sei riuscita a scrivere in chiaro quello che non riuscivo a dire io 🙂

    @Claudia: io ho un maschio e due femmine, e sono due universi distinti, anch’io credevo che le differenze tra i comportamenti fossero imposte dai nostri modi, spesso inconsci, di interpretare le loro esigenze. E invece mi sono dovuto ricredere. Rassicurare e fare stare bene le bimbe mi pare infinitamente più semplice, bastano tante coccole e complimenti quando fanno bene, con il maschio sto ancora cercando la via di comunicazione… quando la trovo, il ragazzo cambia frequenza e io mi devo risintonizzare 😀

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  15. ok, i maschi hanno il testosterone che fa picchi ogni tot anni mentre le femmine gli estrogeni che da una certa età fa picchi mensili. Altre differenze fondamentali io non le vedo, se non il modo diverso degli adulti di reagire a questi picchi ed educare i bambini, proprio in base al sesso e a dei preconcetti che non condivido.

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