“Crescere figli maschi” di Steve Biddulph

Lo ammetto, vivere con tre maschi, quello alpha e i due da me partoriti, certe volte mi fa temere di sviluppare il complesso dell’ ape regina. Cioè, non è che io sia proprio così, ma mi ci disegnano (e io poi ci coloro sopra).

Certe volte mi commuovono, i maschi, per come sono semplici, diretti, cristallini. Certe volte mi tirano scema per come sono territoriali e materiali. In tutti i casi mi hanno convinta che il metodo padellata in testa, chissà perché, è quello che capiscono meglio, ma poi ho i miei dubbi e mi trattengo.

Avendo poi amiche e all’ epoca vicine con figlie femmine coetanee le differenze mi sono sempre saltate chiarissimamente all’ occhio e ringrazio il cielo di non avere una femmina o adesso ero ai pazzi.

Perché la gestione del maschio, specie se giovane, è semplicissima se si applica il loro modello di socializzazione, quello a piramide. Nella piramide è bene conoscere la propria posizione e sapere chi ti sta sopra e chi ti sta sotto. Per questo nelle situazioni estreme, quelle dove non stai ad applicare il metodo democratico e l’allenamento al dubbio, ma ad azione pretendi una reazione qui e ora, basta mettere subito in chiaro che quello che comanda sono io e in genere qualcosa succede.

(Le femmine, mi dicono, preferiscono il sistema del network e dello scambio in cui le posizioni reciproche sono fluide e in continua trattativa e i risultati raggiunti nel passato non offrono nessuna garanzia per il futuro. Io che mi sono costruita una vita in cui cerco di infilare un sacco di cose e la vivo con la Nimbus 2000 che spinge sul coccige per farmi andare avanti a 1000, non so se reggerei a trattative continue sulla qualunque, penso che cederei per stanchezza o mi starei continuamente ad incazzare e non sono sicura che questo sia bene per una bimba).

Comunque, si diceva di Crescere figli maschi. Il fatto è che verso gli otto anni figlio uno mi preoccupava, non gli si poteva fare un’ osservazione che piangeva sempre, sembrava me da adolescente. Mi sono ricordata che l’anno prima un’ altra mia amica ha avuto il figlio in preadolescenza, che si incazzava, rifiutava di cambiarsi i vestiti anche solo per lavarli, scocciava, ribatteva e non rispettava più sua madre. Lei per consolarla le avevano detto che era preadolescenza e che a certi bambini succedeva così presto.

Io per curiosità sono andata a cercarmi su Google il termine “prepubertà” e si parlava solo di peli che crescevano, voce che cambiava e testicoli che si ingrossavano. Così ho capito subito che non era il nostro caso (nei momenti di dubbio quel paio di certezze pratiche ed osservabili fanno tanto).

Poi un’ amica si ricordò di aver sentito parlare di un libro sulle fasi ormonali del giovane maschio in crescita, ed era questo qui, che mi sono ordinata di corsa o non ne uscivamo vivi.

E dopo averlo letto sono rimasta con le stesse domande di prima sugli ottenni che si comportano da femmine adolescenti, ma in compenso mi si sono chiariti di botto una serie di fenomeni del cinquenne, che in quel periodo a scuola era ingestibile e faceva le boccacce alle maestre.

Orso era sempre stato un bambino pigro (“Mamma, io davvero non posso più fare un passo, mi fanno così male le gambe” detto con gli occhi al cielo e cadendo di scatto in ginocchio che manco Francesca Bertini nella scena dell’agonia della Dama delle Camelie) ma improvvisamente me lo sono ritrovata che saltellava ininterrottamente sul posto dicendo “Mamma non riesco a fermarmi, mi piace troppo”.

Alle maestre ho consigliato subito di metterlo a fare tre giri di corsa intorno alla scuola quando rompeva e distraeva gli altri durante la spiegazione. Loro hanno fatto di meglio, si sono messe d’accordo con la collega dell’ altra classe e ogni tanto, quando lo vedevano irrequieto, lo spedivano a prendere una zolletta di zucchero in cucina o una matita gialla nell’ altra sezione. Ha funzionato e poi è passata. Pure agli ormoni ci si abitua nella vita.

Insomma, che dice questo libro? Vi riassumo in soldoni quel paio di cose che sono state utili a me:

  • I maschi sono fragili e fanno una fatica enorme a trovare il proprio ruolo (eeeeeh, sospiro, come se non lo sapessi). In più ci si mette di mezzo il testosterone, che non aiuta. Incanalati bene diventano gli eroi che ci mettono a credere quando ci raccontano del principe azzurro che combatte contro il drago o del capitano che affonda con la nave dopo aver salvato donne e bambini. Incanalati male diventano degli stronzi, spesso violenti (e il sapere che c’ entra il testosterone non è un buon motivo per compatirli,piuttosto che prenderli a calci fino a che non diventano un pochino più ragionevoli). Fin qui, ci arrivavo pure io.
  • Le botte di testosterone, premesso che ognuno è diverso e che manco a noi femmine le tette spuntano tutte insieme e tutte uguali, si manifestano con dei picchi intorno ai 5 anni e intorno ai 10-11. A causa di ciò questi poveri maschi si ritrovano con un eccesso di energie fisiche che se non si scopre il modo di fargliele sfogare in qualche modo utile e positivo, se le sfogano loro scocciando, facendo a botte e in altri modi distruttivi.
  • Una cosa che però viene sottovalutata è anche lo sviluppo cognitivo e in particolare del linguaggio. Le femmine, si sa, parlano prima, socializzano prima e questo nei primi anni di scuola, secondo l’ autore, porta il maschio a crearsi dei gran complessi di inferiorità, soprattutto se le maestre (fateci caso, soprattutto donne) non ne tengono conto nelle valutazioni. Una soluzione sarebbe di far cominciare i maschi un anno dopo (o, aggiungo io, creare classi separate? Pare che le femmine in tal caso diventino più brave in matematica, prive del confronto e della pressione con i maschi cazzoni che in preda agli ormoni fanno casino e distraggono gli altri).

La cosa più interessante però a mio avviso è quando si parla di come guidare i ragazzi nelle diverse fasi di crescita, perché anche se questo libro a molti sembra che abbia delle botte di sessismo, è anche indubbio che mette i padri di fronte al proprio compito e a delle responsabilità ben precise in determinati momenti chiave nella vita del figlio.

Riassumendo, si suggerisce questo:

  • I bambini e in particolare i maschietti fino ai tre anni andrebbero seguiti in casa da una persona fissa, madre, padre o altra figura di accudimento.
  • Fino agli otto anni sono tutti della madre che se li spupazza a piacimento e gli dà l’ imprinting della tenerezza.
  • Dagli otto ai quattordici anni devono avere il padre come figura importante di riferimento e modello di quel maschile che, adesso che crescono, dovranno diventare pure loro. I padri devono proprio dedicare diverse ore al giorno ai figli e non illudersi che quel paio d’ore di quality time nel weekend siano sufficienti. Se li devono portar dietro, portarli agli allenamenti, lavorarci insieme, costruire cose, montare armadi dell’ IKEA, roba del genere. Se pretendono di lavorare 50 ore alla settimana poi non devono lamentarsi se i figli finiscono male (riassunto mio, quest’ ultimo, ma grosso modo lo dicono così pure nel libro).
  • Dai quattordici ai diciannove anni accetteranno consigli e modelli di comportamento da un altro maschio adulto che non sia il padre. I genitori a questo punto si possono mettere a testa in giù e piangere in aramaico antico, quello che dicono e tentano di insegnare ai figli non viene assorbito dagli stessi. Saranno invece un insegnante preferito, allenatore, zio, amico di famiglia, datore di lavoro le figure fondamentali a cui rivolgersi per consigli e a cui dar retta quando cercano di impedirti di fare quelle cazzate a cui il testosterone e il logorio della vita moderna sottopongono il giovane maschio. Sperare che non si scelgano come tutor qualche ubriacone nullafacente che mena alla moglie è, come tutto nella vita, questione di fortuna, e accendere un cero alla Madonna male non fa.

Inoltre le madri single non disperino: se riescono a trovare un modello maschile affidabile al figlio, che sia un nuovo compagno, un fratello-cugino-zio, amico di famiglia, quello che puoi, alla fin fine anche i loro di figli maschi vengono su bene.

Poi certo, e sembra che ‘sti poveri maschi siano le uniche vittime della vita, della società e della femminilizzazione dell’ insegnamento nelle nostre contrade, che le madri se non stanno a casa fino a che il figlio non smette il pannolino gli procureranno turbe a gogò, e si espone tutta una serie di situazioni che sinceramente a me sembrano culturalmente determinate e non è che in Europa adesso stiamo messi proprio così male.

Ma rendersi conto che in certe fasi il maschio rompicoglioni e difficile da gestire, non è che lo faccia apposta, è proprio in balia degli ormoni impazziti, ecco, è una cosa a cui mi posso relazionare facilmente se penso a quanto li scoccio io questi maschi quando mi parte l’ ormone. Basta saperlo e persino una come me trova riserve infinite di pazienza.

Vi lascio con il commento scritto a caldo su Anobii quando l’ avevo appena letto, che secondo me riassume bene il tutto.

“Questo libro è illuminante, perché spiega esattamente a cosa dobbiamo guardare nell’interagire con un maschietto per incoraggiarne gli aspetti positivi e scoraggiarne quelli autolesionisti. È tutta colpa del testosterone, ci sono delle fasi di crescita che come madre di due maschi e sorella di un altro, tutti da manuale, riconosco immediatamente. Adesso però so come devo prenderle.

Molto istruttivo anche tutto il discorso sui diversi contributi alla crescita del bambino che derivano dalla madre, dal padre o figura paterna, dal mentore (allenatore, insegnante, zio) per gli adolescenti che hanno bisogno di una guida maschile affidabile situata fuori dalla famiglia, ma anche delle interazioni con coetanei e coetanee.

Ognuno ha un ruolo e delle aspettative da realizzare nei confronti di questi maschi fragili, bellissimi e rompicoglioni, e sapere quali sono ci aiuta anche a gestire gli immancabili momenti di stanchezza nella vita di una famiglia, ma soprattutto tutto il bello e il buono che i nostri ragazzi hanno da darci.”

Ora aspetto che qualcuna delle colleghe presenti ci scriva come si crescono le figli femmine, almeno so con certezza cosa mi sono persa. Intanto, per ricordarmi a cosa sono scampata a suo tempo (cielo, come farei senza il blog, tendo a rimuovere tutto) mi sono riguardata questo.

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42 thoughts on ““Crescere figli maschi” di Steve Biddulph”

  1. non ho letto il libro ma brevemente racconto un episodio. qualche giorno fa il nano mio non riusciva a trovare una macchina e aveva urgenza di giocarci. urgenza vuol dire che di lì a poco scatta l’incazzatura distruttiva e volano in aria cose. è venuto da me è mi ha detto “non trovo finn, oggi non riesco a controllarmi, mi aiuti a trovarlo?” l’ho guardato, l’ho tranquillizzato e gli ho detto : sei stato bravissimo a venire a cercare qualcuno che ti desse una mano, cerchiamo insieme” per me è stato un momento in cui molto lavoro di molto tempo, si è concentrato lì. racconto questo perchè non credo che dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. quello che succede a livello fisiologico influenza pesantemente le nostre reazioni sia organiche sia di comportamento. forse comprendere che certi meccanismi hanno ANCHE una loro ragione fisiologica significa avere più strumenti per decifrare reazioni nostre e dei figli e questo significa anche cercare un modo diverso per aiutarli a indirizzare queste energie in modo positivo, che poi è l’obiettivo. il che comunque va nella direzione opposta dell’irresponsabilità e della giustificazione.

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  2. Ecco, da mamma di due femmine quasi quasi vi invidio un po’. E non e’ difatti un caso che non esista un libro su come crescere le figlie femmine (come osserva pure Veronica)! Mi presto ad uno studio sulla crescita delle bimbe, altro che Divina Commedia ne viene fuori!!

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  3. A mio nipote, caso evidentemente grave, alle elementari glielo facevano fare. Comunque ci sono altri modi, si può appunto farli staccare un attimo andando a prendere qualcosa in un’altra classe o in qualche ufficio o cose così. Voglio dire che bisogna trovare un modo di gestire la cosa in qualche modo, non si può dire “sono gli ormoni, è naturale” e farne pagare le conseguenze a tutti gli altri. Magari (speranza da madre di femmina nella beata ignoranza?) se gli dai degli strumenti per gestire queste tempeste a 8 anni quelle dei 12-14 si affrontano più facilmente?

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  4. @barbara : nella scuola dove va mio figlio, come credo nella maggior parte delle scuole, non viene dato il permesso di andare a fare un giro di corsa nei corridoi o intorno alla scuola per sfogare gli eventuali ormoni. Anche perchè se si mettessero in tanti a farlo verrebbe su un bel casino, credo. Quindi non mi pare praticabile come metodo per la “gestione dell’ormone” almeno in ambito scolastico.

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  5. @marcello, mi trovo d’accordo con Silvia: preferisco insegnare a gestire le situazioni che giustificare e usare palliativi. Poi magri nella pratica quello che faremo sarà lo stesso, ma è il modo che educa e fa la differenza. Insegnare a un bambino a riconoscere la fase iperattiva e permettergli di dire alla maestra “posso andare a farmi un giro di corsa? ne ho proprio bisogno” è il risultato migliore secondo me. Come quando dissi a mio marito “lasciami perdere oggi, mi è venuto il ciclo in ritardo e mordo solo se interpellata” e lui mi rispose “ok, grazie dell’avvertimento”…
    @mela i figli degli altri sembrano sempre angelici, maschi, femmine e a qualunque altra categoria appartengono. Poi ci passi un intero weekend e ti ricredi…

    Aspetto con ansia anche io indicazioni per le bimbe. Anche se con la mia non mi pare ci sia troppo spesso bisogno di mediazione e trattative, ma ha solo 3 anni…

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  6. la verità vera? … dai 10-12 anni in su, se sei su di giri prima di metterti alla scrivania passi dal bagno, più che gestione dell’ormone si può definire armistizio, tregua, o anche resa incondizionata 🙂

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  7. E poi sa che c’è: che quando cresci, ti tocca anche andare a fare i compiti alla scrivania quando sei su di giri… E bisogna che con quell’ormone impari a farci due chiacchiere.

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  8. Marcello, sarà che io questo metodo mi trovo ad applicarlo, per evidente necessità, da otto anni e mezzo… Senza pause, senza fasi.
    E’ che mi sembra un messaggio borderline, quello del libro. al limite tra una costruttiva osservazione e una facile interpretazione…

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  9. Silvia, se non comandassero gli ormoni ci saremmo già estinti … per quel che riguarda il tema dell’articolo credo che in sintesi suggerisca di riconoscere quando c’è una tempesta ormonale in atto ed indirizzarla verso qualcosa di costruttivo, fisicamente impegnativo, piuttosto che di riflessivo e potenzialmente autolesionista. Per esempio se ho il bimbo su di giri è meglio mandarlo a spaccare un po’ di legna o a fare un giro in bici piuttosto che pretendere che si metta a fare i compiti seduto alla scrivania.

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  10. Ecco, a me questa cosa che ci si debba arrendere all’evidenza che i maschi “ragionino col loro willy” proprio non mi quadra… Allora alle donne proprio non bisogna rivolgere la parola in sindrome premestruale? O se scoppiano a piangere ripetutamente dopo il parto, lasciamo perdere che tanto sono gli ormoni? Così ci si può permettere di lasciare inascoltate delle recriminazioni che provengono da una donna (aò, ma che oggi c’hai le cose tue?) oppure sorvolare su una incipiente depressione post partum.
    No perchè poi, a giustificare willy per le sue intemperanze, si finisce per giustificarlo in ben altri casi…
    Sarà che qui le intemperanze si gestiscono dall’età di un anno e che non ci si rilassa mai e che se gliele passavo come botta di testosterone (quello dei due anni, quello dei sei, poi arriverà quello degli 11 e così via) avrei già tirato su un disadattato.
    Io ai corsi e ricorsi storici del testosterone ci credo eccome, è che il mio compito di genitore è insegnargli a gestirlo ‘sto testosterone… che nella vita non può comandare un ormone.

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  11. “(Le femmine, mi dicono, preferiscono il sistema del network e dello scambio in cui le posizioni reciproche sono fluide e in continua trattativa e i risultati raggiunti nel passato non offrono nessuna garanzia per il futuro. Io che mi sono costruita una vita in cui cerco di infilare un sacco di cose e la vivo con la Nimbus 2000 che spinge sul coccige per farmi andare avanti a 1000, non so se reggerei a trattative continue sulla qualunque, penso che cederei per stanchezza o mi starei continuamente ad incazzare e non sono sicura che questo sia bene per una bimba).”
    Ecco in queste poche righe hai riassunto perfettamente la mia vita, madre di una femmina di 2 anni e mezzo con cui è una continua trattativa per tutto. Non oso pensare come sarà l’adolescenza!!! E per finire sono circondata da amiche con figli maschi che sembrano bambolotti 😀 se non è ingiustizia questa!

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  12. Molto interessante e mi ci ritrovo abbastanza. Però da GC, vera Bibbia di noi genitori in crescita, mi aspetto il libro sulle femmine. Scommetto che nessuno è riuscito a scriverlo!

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  13. 3 bimbi, 9 anni il maschio, 6 e 4 le bimbe… letto con interesse l’articolo, che condivido interamente. Ultimamente il ragazzino va su discorsi piuttosto hot, temo che stia entrando proprio nella fase in cui il suo pischello inizia ad avere seriamente voce in capitolo… secondo voi glielo devo dire che la questione non può fare altro che peggiorare e il suo willy sarà sempre più autoritario? 😀

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  14. uhmmmm…. mi perplimo un po’…
    Sulla botta di ormone tra i 5/7 anni ci avevo già ragionato un po’ su qui https://genitoricrescono.com/sei-sette-anni-opposizione/. Intorno a quell’età è osservata una fase oppositiva che si situa proprio in mezzo tra i terrible two e l’adolescenza. Ma che sia tutta maschile, uhmmm, mi torna e non mi torna.
    E poi come la mettiamo con l’oppositivo per nascita? Quello che dice solo no, come prima risposta, sempre e comunque? Quello che ti recita un Macbeth anche solo per lavarsi i denti?
    E poi, queste categorie e fasce d’età, come notavi giustamente tu, non caricano un po’ di responsabilità che esce dagli schemi?
    Mia carissima, io questo libro lo guardo con sospetto, già dal sottotitolo (“perchè i maschi sono diversi…” Sì, da che però?), già da quando il mio carissimo amico d’infanzia M., noto maschilista, mi disse di aver trovato qui la chiave a tutti i suoi dubbi esistenziali di padre!
    Che poi proprio oggi mi dicevano che il preside della scuola media attigua alla nostra elementare, nel suo discorsetto ai genitori degli alunni che l’anno prossimo frequenteranno la prima, ha detto chiaramente che loro tendono a bocciare poco in prima media e solo in casi estremi, perchè intorno agli 11 anni i maschi se li perdono proprio per strada e reagiscono malissimo al cambiamento e toccherebbe promuovere solo femmine e questo proprio non si può fare. Quindi se sei prorpio zuccone, ti boccio in seconda che almeno un’altra possibilità di uscire dalla botta di testosterone te l’ho data.
    Non lo so, non lo so… ci devo pensare su.

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  15. Molto interessante…anche io ho due maschi (ancora piccoli però, un anno e due anni e mezzo)e questo libro è in cima alla lista delle mie prossime letture. Nel frattempo mi hai dato un’idea di quello che mi aspetta :-). Quello che mi dispiace un po’ è che a un certo punto non sarò io il modello, il punto di riferimento per i figli, bensì il papà (seguito a ruota da allenatore, zio o ubriacone di turno). Niente contro il papà, sia chiaro, ma temo che, per esempio nell’adolescenza, non riuscirò proprio a capire questi maschi perchè io, adolescente femmina incasinata e “in continua trattativa” come dici tu, avrò vissuto esperienze completamente diverse dalle loro.
    Riguardo alle classi separate, ho letto che stanno tornando in auge, anche in Italia, e che gli psicologi sono favorevoli, proprio perchè maschi e femmine hanno stili di apprendimento differenti.
    Sulle figlie femmine mi viene in mente il libro, non scientifico però, “Piccole donne rompono” di Lia Celi, ma onestamente non l’ho letto.Ti dirò che, comunque, io una figlia femmina la vorrei 🙂

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