Parlare della morte con i bambini: come e perchè

Con questo articolo del Dott. Claudio Mochi, psicologo esperto di play therapy, completiamo l’argomento che ho introdotto, in modo più privato e personale, con questo post.
Vi avevo raccontato la nostra esperienza nel parlare di morte a un bambino molto piccolo, per la necessità di farlo. Il Dott. Mochi ci aiuta ad affrontare tutti i casi in cui i bambini chiedono spiegazioni sulla morte e ci suggerisce i modi e le parole per farlo. Senza trascurare l’esperienza del gioco come espressione essenziale per i bambini, argomento che è al centro della sua attività nell’Associazione per la Play Therapy Italia

PERCHÉ PARLARNE?
Come molti genitori sanno e molti altri scopriranno presto i bambini nella propria ricerca di conoscenza e di significato del mondo rivolgono ai propri genitori molte domande.
In questo percorso di conoscenza è molto probabile che prima o poi si venga interrogati su un tema molto sensibile come quello della morte. Il bambino che desidera affrontare questo argomento con i propri genitori, anche se può apparire strano e sconcertare alcuni, rappresenta solo il suo tentativo di ampliare la propria comprensione del mondo. Il bambino apprende osservando, sperimentando, giocando e domandando. Il genitore disponibile a parlare della morte aiuta suo figlio a comprendere “gradualmente” la morte come un evento naturale che è nell’ordine delle cose. Parlare della morte, inoltre, aiuta a preparare il bambino a possibili perdite che potrebbero verificarsi nel corso dell’infanzia.
Non si intende scoraggiare nessuno dicendo che non sarà certamente con “una” discussione che si riuscirà ad esaudire tutte le questioni relative a questo tema. Saranno invece le informazioni che di volta in volta verranno fornite e spesso “ripetute” che faciliteranno il processo di comprensione di un tema così difficile.

COSA DIRE
Una volta che si è condivisa l’idea che sia utile e importante parlare della morte con i propri figli si può iniziare a pensare su cosa si voglia dire. Solitamente rispetto a questo argomento i genitori veicolano dei contenuti sulla base dei propri valori delle proprie convinzioni. A questo riguardo alcune ricerche documentano il beneficio che traggono nel gestire il lutto i bambini a cui vengono trasferiti i valori religiosi e le convinzioni spirituali dei genitori.
Indipendentemente dai contenuti che si vogliono veicolare un accorgimento necessario è adeguare il livello di comunicazione all’età del bambino. Ad esempio i bambini fino a tre anni sono ancora troppo piccoli per parlare di questo tema. È dopo i tre anni che gradualmente, in base anche alle esperienze di vita, i bambini iniziano a familiarizzare con il concetto della morte. Fino a quasi sei anni, la morte è intesa come un qualcosa legata alla tristezza e alla separazione. Dai sei ai nove anni si inizia ad associare la morte invece a fantasie paurose che possono avere come protagonisti scheletri e fantasmi. Non è raro che queste fantasie possano turbare le notti dei bambini. In questo periodo la morte inizia ad apparire come un evento irreparabile e da cui non si torna indietro, ma non è ancora percepito come qualcosa di inevitabile e che riguarda ogni forma vivente. Questa consapevolezza maturerà dai nove ai dodici anni. In questa fase della vita il bambino comprende che come tutti gli esseri viventi anche lui morirà un giorno.

COME AFFRONTARE IL DISCORSO
Adeguare i propri contenuti al livello di comprensione del bambino è fondamentale, inoltre anche osservare alcuni accorgimenti potrebbe favorire questo genere di comunicazione. È utile ad esempio che il genitore si trovi a proprio agio nel trattare questo argomento e che lo ponga come una naturale realtà del ciclo della vita. Tenendo a mente che fino all’età di nove anni le capacità di astrazione del bambino sono limitate è importante cercare di essere concreti e diretti, facendo riferimento quando possibile all’esperienza diretta del bambino. Ad esempio l’andamento delle stagioni in natura può essere utile come riferimento, cosi come il ciclo di vita di fiori e piante in casa può essere un utile strumento per introdurre il concetto delle caducità delle cose. Prima di rispondere ad alcun argomento si dovrebbe cercare comunque di capire bene ciò che viene richiesto evitando di aggiungere troppe informazioni. Nell’eventualità che il bambino dovesse chiedere “quando morirai?”, il genitore potrebbe rassicurarlo dicendo ad esempio “sei preoccupato all’idea che io possa morire, sappi che conto di vivere per molto tempo ancora”.
In poche parole è importante essere rassicuranti, apparire naturali e come già osservato comunicare in modo appropriato rispetto all’età del bambino. Insieme a questo, nel tentativo di spiegare i propri concetti, si potrebbe anche cercare di evitare alcune associazioni di idee. Associare il sonno alla morte potrebbe non essere una buona idea. Il bambino potrebbe iniziare ad avere paura di addormentarsi o che i genitori non si risveglino. Anche spiegare la morte come un lungo viaggio oppure come il partire per un meta lontana potrebbe generare la paura che la persona amata in partenza non faccia ritorno. Se, inoltre, si volesse spiegare che a morire sono le persone malate è importante precisare che solo coloro che sono molto ammalati corrono questo rischio.

UNA TRISTE EVENTUALITA’: LA MORTE DI UNA PERSONA CARA
Può accadere che anche nella prima infanzia un bambino debba affrontare la perdita di una persona cara. Come per gli adulti nelle medesime circostanze, nonostante la giovane, età anche per i bambini la questione più importante diviene accettare l’evento ed elaborare il lutto. In questo doloroso processo il ruolo che i genitori possono svolgere è fondamentale. È infatti molto importante ciò che i genitori possono fare sia prima che dopo l’evento funesto. Ad esempio nella triste eventualità di un proprio caro gravemente malato potrebbe accadere che i genitori con il proposito di difendere i propri figli dal dolore e dalla sofferenza cerchino di limitare o escludere il contatto tra il proprio bambino con la persona ammalata. Questa lodevole intenzione potrebbe in realtà limitare, se non compromettere, l’espressione delle forti emozioni che il bambino prova, rendendo al contempo più difficile la preparazione all’evento prossimo. Il bambino si vedrebbe privato della possibilità di rendersi conto della situazione, di comunicare quello che sente e talvolta anche di comunicare il proprio addio.
Se escludiamo i bambini in età prescolare sarebbe opportuno favorire la frequentazione della persona cara persino in ambienti difficili come può essere quello di un ospedale. In queste circostanze è però consigliabile preparare il bambino sullo stato della persona che andrà a visitare e su eventuali strumentazioni mediche che potrebbero essere presenti nell’ambiente. Nel raccontare lo scenario che il bambino sarà prossimo ad osservare è d’aiuto fare riferimento all’esperienze di vita del bambino stesso. Ricordando ad esempio la volta in cui è stato male, quando si sentiva tanto debole e non poteva lavarsi. A quel punto si potrebbe dire ”vedi Nonna è stata a lungo male, ha perso molto peso e la troverai a letto con i capelli in disordine”. Se nell’ambiente sono presenti degli strumenti si potrebbe pensare di acquisirne dei modelli giocattoli e fare in modo che il bambino giocando possa familiarizzare con questi oggetti. Se non vi sono limitazioni di natura sanitaria è importante, inoltre, senza mai esercitare alcuna forzatura, favorire il contatto fisico con il proprio caro, facendo anche in modo che il bambino in qualche modo possa sentirsi utile realizzando anche piccoli favori alla persona malata.

IL LUTTO DEL BAMBINO
Il ruolo del genitore una volta che l’evento è accaduto è quello di darne comunicazione in modo chiaro e diretto, offrendo conforto fisico, con un caloroso abbraccio ad esempio.
È un momento duro e difficile in cui il bambino avrà bisogno di due elementi in particolare: rassicurazione e sostegno nell’elaborare i propri sentimenti.
Il genitore offrendo con generosità la propria presenza e occupandosi dei bisogni del bambino lo aiuterà a ristabilire con gradualità un senso di sicurezza nel mondo. Esprimere i propri sentimenti durante il lutto è molto difficile per chiunque, ancora di più per i bambini, per questo il ruolo dei genitori può essere di grande supporto anche in questo senso.
A questo riguardo il genitore può dare voce a quello che il bambino sembra chiaramente provare dicendo ad esempio “ti addolora molto la mancanza di Augusto”. In questa fase è altresì importante evitare di censurare quello che il bambino può esprimere parlando di quello che prova. In circostanze del genere è facile che venga espressa rabbia nei confronti della persona deceduta o senso di colpa per la sua morte. Andrebbe pertanto evitato di limitare sfoghi che sembrano anche fuori luogo o con toni esagerati, cercando invece di mantenere una comunicazione empatica dicendo ad esempio “fa tanta rabbia anche a me che non ci sia più Cinzia”. Non dovrebbe essere dimenticato, inoltre, quanto il gioco sia importante per ciascun bambino. “Il gioco offre ai bambini la possibilità di cambiare la propria passività di fronte agli eventi in attività e creatività. Nel gioco i bambini possono essere pienamente se stessi, elaborare e padroneggiare gli eventi critici” (Mochi, 2009). Il genitore potrebbe pertanto favorire opportunità di gioco libero e non strutturato in cui il bambino possa esprimere, senza utilizzare necessariamente parole, i propri sentimenti più profondi.
Anche giocare insieme può essere uno strumento utile per favorire l’elaborazione del lutto. Giocando ad esempio con marionette ed altri pupazzi il genitore potrebbe chiedere cosa sente questo o quel determinato personaggio. Anche il disegno e la scrittura possono essere utili in tal senso. Si può coinvolgere il proprio bambino a realizzare dei disegni della persona defunta, a scrivere dei pensieri o una lettera d’addio oppure nel realizzare un album che raccolga disegni, foto e le memorie più care.
Offrire sicurezza, sostegno nell’esprimere i propri sentimenti, ricordare la persona scomparsa sono aspetti che possono aiutare il bambino ad affrontare il proprio dolore e ciascun genitore può cercare il proprio personale ed unico modo per proporre il proprio supporto.

Per concludere, nessun genitore è in grado di evitare ai propri figli la sofferenza che deriva da eventi traumatici come la morte. Attraverso il loro sforzo è però possibile che i bambini giungano preparati all’occorrenza di alcuni eventi dolorosi e che possano essere sostenuti e facilitati nel loro processo di elaborazione di tali avvenimenti.

Claudio Mochi
cmochi@apt-italia.org
www.apt-italia.org

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11 thoughts on “Parlare della morte con i bambini: come e perchè”

  1. Ciao Barbara, lo scenario che dipingi è tristemente normale, purtroppo, visto la portata dei fatti che racconti. Immagino che la difficoltà a farsene una ragione, in fondo, sia comune a tutta la famiglia e non solo appannaggio di tuo figlio. Ma hai fatto le cose giuste, fino ad ora: gli hai detto la verità, lo porti a salutare la sorellina al cimitero, accogli la sua sofferenza. Mi verrebbe da dirti di continuare così, standogli vicino. Sulle visite al cimitero, vedi tu, prova a coinvolgerlo, a chiedere se ne ha voglia. Piano piano inizierà a parlarne meno, gli resterà più dentro. D’altro canto sarebbe ben più grave che non fosse così. È una risposta inutile, mi rendo conto. Spero che almeno abbia il valore di un abbraccio.

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  2. buongiorno, avrei bisogno di un consiglio. lo scorso luglio ho perso una figlia alla 35 settimana di gravidanza e vorrei aiutare il mio primogenito di 3 anni ad affrontare questo lutto.
    gli abbiamo spiegato che la sorellina ora è in cielo con gli angeli ma lui non si da pace e non c’è giorno che non la nomini, inizialmente con rabbia, ora con tristezza e dicendo che gli manca moltissimo.
    inoltre, nonostante non abbiamo mai pronunciato la parola morte riferendoci alla sorellina, capita sempre più spesso che ci rivolga domande sull’argomento.
    una volta a settimana lo portavo con me in cimitero a portare dei fiori sulla tomba, ora sto cercando di evitare, ma non mi sembra che gli stia portando alcun giovamento.
    come posso aiutarlo?

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  3. Argomento veramente molto delicato, grazie per questo interessante post.
    Conoscete qualche libro per bambini che affronti questo argomento?
    Mia figlia quattrenne mi fa continuamente domande sulla morte, io cerco di essere naturale e di darle spiegazioni semplici e concrete, ma lei non ne è mai soddisfatta…più di una volta mi sono infilata in circoli viziosi assurdi, se le dico che la persona morta è in cielo, lei vuole sapere per filo e per segno come ha fatto ad andarci, se possiamo andarla a trovare e quando tornerà, tanto per fare un esempio…

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  4. riesco a prendermi il tempo di leggere bene questo post solo oggi. Non ho niente da dire solo ringraziare Claudio e Silvia e Serena. Molto interessante.
    Grazie.

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  5. Ciao vorrei approfittare per aggiungere alcune considerazioni a quelle molte interessanti che sono state condivise.
    Penso che come propone “Close the door “ che nel parlare della morte con un bambino, ricorrere ad una presenza superiore sia senz’altro utile per riuscire ad offrire una prospettiva ad un evento così doloroso e specialmente per i bambini piccoli, incomprensibile. Condivido anche quanto affermato da Stefano che sia fondamentale l’atteggiamento dei genitori naturale e senza paura nell’affrontare questo tema. Con questa attitudine si potrebbe poi cercare di offrire una prospettiva all’avvenimento che sia aderente al proprio sistema di convinzioni. A questo riguardo sono altrettanto utili anche dei riferiemnti non religiosi e spirituali quali quelli che la natura ci offre con l’andamento delle stagioni e il ciclo della vita di fiori e piante.

    Ne approfitto per un accenno all’argomento proposto da Barbara. Il bambino gradualmente cerca di capire come funzioni il mondo e nel suo tentativo di spiegarsi come le cose avvengono, può essere naturale arrivare a pensare che i propri genitori siano i responsabili di tutto ciò che avviene nel loro mondo.
    Con riferimento alla situazione specifica, credo che mostrare empatia verso gli eventuali sentimenti di delusione o frustrazione sia davvero una risposta ideale. Dopo di questo, si può spendere del tempo per offrire semplici spiegazioni. Così come si è detto per il discorso sulla morte non basterà una singola conversazione, ma ripetendo questa operazione più volte gradualmente la bambina inizierà ad accogliere una nuova visione di come le cose accadono.
    Buona giornata a tutti

    Claudio

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  6. Rispetto alla questione religiosa, penso che possa essere d’aiuto perché le religioni offrono già delle spiegazioni (tipo “il nonno e’ in cielo con gli angeli” ecc. ecc.), delle formule, insomma un vocabolario specifico, basato sulla fede e non, giustamente, sulla esperienza. E noi orfani di un qualsiasi Dio, senza la fede e senza l’esperienza (non siamo morti e resuscitati per raccontarlo…)? Sinceramente, non ho nessuna difficoltà a dire a mio figlio di 4 anni e 1/2 che suo zio e’ in cielo. Più avanti con l’ età (sua) potrò pensare di spiegarglielo, in altri termini. O, per meglio dire, parlagliene perché di spiegazioni non ne ho granché neanche per me.
    Fatto sta che qualche mese fa, Esteban, guardando un quadro che ritrae suo zio che non c’e’ più e che non ha conosciuto, ha chiesto chi fosse ritratto. Alla fine delle spiegazioni, si e’ arrampicato sul tavolo e ha dato un bacio al quadro (tutta farina del suo sacco!). Qualche giorno più tardi ha detto “mamma non ti preoccupare che quando sarò grande, mi comprerò un razzo e andrò in cielo a riprenderlo”.
    Mia nonna mi raccontava che da piccolo le dissi che il giorno che sarebbe morta, sarei andato dal macellaio a comprare la carne per riattaccarla alle sue ossa.
    Con questi aneddoti voglio dire che, a mio parere, se i bambini vengono accompagnati nel tema con naturalità e senza paura da parte nostra, una spiegazione o soluzione magari se la trovano da soli.
    E’ fondamentale introdurre il tema della morte prima che succeda, spiegando che la stessa e’ parte della vita.
    Un caro saluto e… lunga vita a tutti!

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  7. Grazie del post, ne farò tesoro se un giorno dovesse servirmi – spero il più tardi possibile.

    Sul disegno. Da qualche parte mia mamma conserva proprio un disegno che ho fatto a 4 anni nelle ore di scuola materna, in cui avevo ritratto la Morte… incinta. Una bella sintesi intuitiva, forse all’epoca mi avevano proprio spiegato il fatto delle stagioni 🙂

    @ Alessandra

    Secondo me ogni genitore trasmette dei valori e dei convincimenti che, anche se non sono spirituali in senso stretto, lo sono sempre in senso lato: si parla del ricordo lasciato dalla persona cara, il bene che ha fatto, quello che ci ha insegnato ecc.

    Si potrebbe discutere parecchio se essere religiosi aiuti a vivere meglio o peggio. Secondo me, tutto dipende da come viene vissuto l’insegnamento: conosco dei bigotti castranti e persone religiose che invece sono realizzatissime e hanno famiglie felici. Specifico che io sono religiosa ma in genere mi sento più a mio agio con gli agnostici e gli atei (sono complicata, lo so). Ma dal mio pdv, avere una Presenza superiore a cui affidarsi nei momenti di crisi e che puoi ringraziare quando tutto va bene, è qualcosa che dà sollievo a tutti, non solo ai bambini anzi.

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  8. Grazie per l’articolo. Mia figlia ha quasi due anni e mezzo, e non so se sia un’abitudine sua personale o tipica di questa età quella di dare a me e al padre la responsabilità di eventi che non possiamo controllare (dal giorno di pioggia per cui non si può andare al parco all’amichetta che non può venire a casa con noi da scuola). E’ una reazione opposta all’ “ambasciator non porta pena” del detto popolare… Io provo a empatizzare in questi casi ma con scarsi risultati. Ovviamente si tratta di piccole cose, ma mi chiedo quale sarebbe la maniera “giusta” di reagire se davanti ad una comunicazione molto più grave lei dovesse darne a me la responsabilità. Consigli?

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  9. “A questo riguardo alcune ricerche documentano il beneficio che traggono nel gestire il lutto i bambini a cui vengono trasferiti i valori religiosi e le convinzioni spirituali dei genitori”

    Non avendo valori religiosi né convinzioni spirituali perciò condanno mia figlia a soffrire più degli altri nel caso che, per esempio, i nonni muoiano(può anche accadere anche fra 30 anni ma anche prima)?

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