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Tema del mese: l’accoglienza

Scritto il 1 Nov 2010 da Serena 51 Comments

Per me non c’è parola che descrive meglio il divenire genitori: accoglienza. L’accoglienza dei propri figli potrebbe sembrare scontata, ma se ci si ferma a pensare un momento forse non lo è. Il momento della nascita è il momento di accoglienza più grande, quello in cui senti che per quell’esserino urlante sei pronto a fare di tutto. L’attimo in cui i tuoi occhi incontrano i suoi, sai che le notti insonni passate ad allattarlo saranno un tenero momento di intimità volto a cementare il vostro rapporto, le passeggiate al parco saranno un rilassante momento di riflessione sui massimi sistemi della vita, addormentarlo tra le tue braccia ti permetterà di entrare in risonanza con la pace cosmica. Solo che poi non è esattamente così.
L’addormentamento potrebbe trasformarsi in una lotta corpo a corpo, le passeggiate in un tour de force contro il tempo in cui si cerca anche di fare qualche commissione prima che si svegli per la fame, e l’allattamento la notte ti fa spesso venire voglia di trasformarti in Estivill in persona.
Crescendo, le cose non migliorano necessariamente, perché i bambini, si sa, fanno un po’ di tutto per NON comportarsi come vorremmo. Prima di tutto la quotidianità viene stravolta: la mattina ci mettono una vita a prepararsi per uscire, si rifiutano di vestirsi come vorremmo, serrano la bocca di fronte ai nostri manicaretti, e fanno il diavolo a quattro se vogliamo fare due chiacchiere al telefono con una nostra cara amica.
Questo stravolgimento delle abitudini con le quali siamo cresciuti, prima di tutto ci fa saltare i nervi, poi mette a dura prova ogni nostra convinzione, poi ci fa saltare i nervi, poi ci mette in discussione come persone, poi ci fa saltare i nervi….
Poi ci sono proprio quelle differenze macroscopiche tra nostro figlio e il nostro ideale di figlio. Se non ne avevamo un ideale prima della nascita, facciamo sempre in tempo a crearcene uno anche dopo, per lo più grazie al confronto continuo con altri bambini.
Per questo alcuni genitori potrebbero pensare che loro figlio sia troppo statico, abbia poca fantasia, sia noiosamente pigro, sia eccessivamente silenzioso e decisamente troppo basso. Mentre altri farebbero di tutto per avere un figlio più tranquillo, meno con la testa tra le nuvole, meno attivo, meno rumoroso e magari anche un po’ più basso.

La verità è che i figli non sono mai come ce li immaginavamo, e soprattutto non sono mai come li vogliamo.
Mi trovo a riflettere su questo punto ogni volta che perdo la pazienza e mi arrabbio e mi viene da urlare “sei insopportabile!” (ma mi trattengo).
I nostri figli nascono con il loro temperamento, la loro personale visione della vita e con una loro scala di valori che non coincide necessariamente con la nostra (o con quello che impone la società). Inoltre ci possono essere delle incompatibilità di carattere evidenti tra un genitore e un figlio, solo che non possiamo risolverle semplicemente voltando le spalle l’uno all’altro e ognuno per la sua strada.

A volte è difficile accettare i propri figli quando si dimostrano testardi, capricciosi, o disordinati. Quando si rifiutano ostinatamente di seguire le nostre indicazioni. Accoglierli è ancora un passo in più. Perché per me accogliere significa anche liberarsi da ogni riserva, mentre accettare nasconde sempre un giudizio.
E, come mamma di due bambini, vi posso tranquillamente dire che con uno dei due perdo la pazienza molto più facilmente che con l’altro (indovinato chi?).
Amarli senza riserve per me è la vera sfida ogni giorno, quando siamo talmente immersi nei problemi quotidiani da perdere di vista lo scopo a lungo termine, quello di crescere uomini e donne, e non di risolvere il capriccio del momento.
Cosa è giusto aspettarsi da loro? Dove è il confine tra educarli e condizionarli ad essere qualcosa che non sono?
Siamo disposti ad accoglierli ed amarli per quello che sono? E cosa facciamo ogni giorno per essere certi di comunicagli il nostro amore?

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51 Comments »

  • Barbara ha scritto:

    Ok, parto io.
    Non avevo un’idea di cosa volessi mentre aspettavo TopaGigia, e sapevo gta,ià che l’avrei amata comunque. Ho avuto qualche minuto di panico quando lei è andata in sofferenza durante il parto, ma mi preoccupavo per lei, non per me e quello che una lesione cerebrale avrebbe portato nella mia vita.
    E’ vero che ho una figlia stupenda e facile da gestire, è sempre contenta, attiva e intraprendente, ma non la scambierei con nessun altro bambino al mondo, neanche il più angelico. Cerco di non avere grosse aspettative su di lei, vorrei che non avesse problemi ad accettare e seguire la sua personalità. Mangia poco ed è sottopeso? Fa nulla, l’importante è che abbia le energie che le servono e sia in salute, e cose così.
    Cosa faccio per comunicarle il mio amore? Glielo dico, tutti i giorni almeno una volta al giorno, le sorrido il più possibile quando le parlo e cerco di rispettare i suoi interessi e il suo modo di essere. E questo non è difficile, perchè li amo incondizionatamente. Non importa cosa farà e cosa diverrà, io la amo e la amerò sempre. E appena sarà in grado di seguire una frase così lunga le dirò espressamente anche questo… :P

  • Serena (author) ha scritto:

    E dai Barbara non mi far passare per una madre snaturata ora! E’ chiaro che io amo i miei figli (entrambi) con tutta me stessa. E’ chiaro che anche io cerco di comunicarglielo in ogni modo possibile, anche a parole. Ma lo sai cosa risponde il Vikingo quando gli dico (diciamo) che lo amiamo? Sbuffa, dice “si, lo so. Basta! Me lo hai già detto!” e si volta dall’altro lato. Questo non ci impedisce di continuare a dirglielo, ma fa un altro effetto quando tuo figlio invece ti abbraccia e ti dice “anche io!” ;)
    E’ decisamente più facile amare e accogliere tuo figlio quando sorride a tutti, è di buon umore, è gioviale e collaborativo il più delle volte (le giornate no capitano a tutti!) Ho anche io un esemplare del genere a disposizione, e so perfettamente che c’è un abisso. Però riflettere su questi aspetti aiuta con qualsiasi figlio, e anzi forse ancora di più con quelli che sono più collaborativi, perché con loro è ancora più semplice dimenticare di vederli per quello che sono veramente e tendere a “formarli” o condizionarli ad essere chi noi vogliamo che siano. Magari non si fa in modo consapevole, ma si fa lo stesso, chi più e chi meno. E da quello che vedo io intorno a me, mi sembra che volenti o nolenti, lo si faccia un po’ tutti. E’ chiaro che ci sono delle regole di vita sociale che è giusto insegnargli, ad esempio si dorme la notte e si sta svegli di giorno (quasi tutti almeno), e che si sta fermi seduti i classe (ma perché?), e che si ascoltano gli insegnanti che parlano (ma pure quando sono noiosi?) che si mangia tutto il cibo che ti sei messo nel piatto (e se non ho più fame?), e naturalmente potrei continuare a lungo. La mia domanda è fino a che punto è giusto intervenire? fino a che punto si chiama educare? In che momento diventa un non rispettare la persona che è mio figlio?
    Sarà un mese molto lungo ;)

  • arch190 ha scritto:

    I figli sono essere umani : )
    Mia madre sicuramente non mi immaginava come realmente sono e nemmeno quello che poi sono diventata. Anche se alla fine gli piaccio, sono sicura.

  • Silvia ha scritto:

    E non dimentichiamoci tutti i momenti in cui bisogna avere i nervi ben saldi per ricordarsi quanto li si ama. Tutti quei momenti in cui ti domandi: ma chi è questo che ho davanti? Mio figlio??? Dov’è sparito il bambinetto paffuto di un tempo? Chi è questo alieno che gira per casa, al quale vorrei continuare a comunicare che lo amo, che sono sempre qui per lui, ma sembro essere diventata il suo peggior nemico?
    Insomma, di cose da diire ce ne saranno molte e molto diverse.

  • deborah ha scritto:

    Ecco, aggiungiamoci pure che spesso si hanno litigi col proprio compagno proprio sulle modalità di educazione..Sono fuori tema?
    Sarà forse che ci ho appena litigato…

  • Serena ha scritto:

    non ricordo come mi immaginassi che sarebbe stata mia figlia quando ero incinta, ma, ultimamente, mi sono ritrovata più volte a pensare che sia migliore di quanto me la fossi mai immaginata…nonostante le volte in cui mi fa saltare i nervi!
    quello che immaginavo migliore di come è stato, è il mio modo di aver vissuto le prime fasi della maternità, in particolare parto e allattamento, forse perchè mi erano stati prospettati come momenti idilliaci e, ovviamente, non lo sono stati! ma probabilmente questo esula dal tema che stiamo affrontando…

  • Laura ha scritto:

    Pochi giorni fa, leggevo un articolo di una psicologa proprio su questo tempo: accogliere un bambino, soprattutto quando è diverso da come ce lo immaginavo o come nel mio caso, è estremamente diverso dalla primogenita! quante discussioni con il papà per questo bimbo! vi seguirò con attenzione!

  • Rossana ha scritto:

    Questo tema è bellissimo, e penso proprio di averne bisogno in questo periodo. Quindi ancora grazie GC :)
    Anch’io, come Barbara, ho un bambino tutto sommato facile da gestire e con un ottimo carattere, ma forse proprio questo mi fa sentire una mamma così poco “giusta”… Perché nonostante sia un bambino “buono” (dai, passatemi il termine), io tante volte faccio fatica, mi arrabbio, ho poca pazienza…
    E poi, come Serena, anch’io ho vissuto con molta molta fatica i primi periodi dopo la nascita…

  • Marzia ha scritto:

    Certamente questo mese sarà molto intenso per me, troverò tanti argomenti su cui riflettere. Io sto facendo dell’accoglienza e dell’accettazione di mio figlio un vero lavoro di ricostruzione di me stessa. Lui ha scardinato ogni immagine, ogni certezza, ogni controllo che avevo sulle cose. Lui ha rivoluzionato il mio concetto di amore. Non credo avessi aspettative, almeno consapevolmente, ma niente mi avrebbe spinto ad immaginare un bambino come il mio Nano. Il suo essere “speciale” mette a dura prova tutto l’amore immenso che provo. La sfida che devo per forza vincere è proprio riuscire ad accogliere mio figlio sempre, senza attendere i momenti, rari, in cui riesco ad entrare in contatto con lui. Io sono sempre stata una persona tranquilla, nella media perfetta, in pace con i miei sentimenti. Mio figlio è l’esatto opposto, lui è sempre in guerra con sè e con il mondo, sebbene non abbia neppure 6 anni. L’amore resta enorme ma l’accoglienza smette di essere la normale conseguenza dell’essere madre. Immagino di essere in una posizione controcorrente ma ho dovuto riconoscere i miei limiti per poter sperare di superarli.

  • Silvia ha scritto:

    Ad un certo punto ho anche temuto che non saremmo riuscite a spiegare bene di cosa volessimo parlare questo mese. Ed invece eccovi qui, ci siamo capiti perfettamente.
    Già mi sento più rilassata.

  • Barbara ha scritto:

    @Serena: ma no, che hai capito!! Intendevo dire che sono io che sono completamente rimbecillita, e so benissimo che fra qualche mese anche TopaGigia mi risponderà scocciata e io sarò qui a piangere… è che per ora me la godo. Credo che sarà un mese di esempi pratici, perchè è facile dire “cerco di rispettare mio figlio ma anche di dargli delle regole”…
    @Deborah hai tutta la mia solidarietà. Anche noi stiamo a discutere un giorno si e l’altro pure, e anche più volte al giorno…

    E poi anche io ho i miei momenti “no”, soprattutto la sera, quando sono stanca, a volte mi arrabbio, arrivo ad alzare la voce… ma poi cerco sempre di chiederle scusa con tono calmo e rilassato, e le dico che le voglio bene.

  • mammamogliedonna ha scritto:

    Grazie ragazze.
    Dopo la sfuriata di stamattina per l’ennesima sceneggiata a tavola.. questo tema è proprio quello di cui ho bisogno!
    Non vedo l’ora di leggere leggere, riflettere, meditare, mettere in pratica…

  • Lizzina ha scritto:

    Tia ha un caratterino un po’ difficile, al nido lo definirono un bambino “impegnativo”. All’inizio me la prendevo un po’ con lui, delusa per questo suo carattere lunatico e, a volte, aggressivo. Poi ci ho pensato su e ho capito che ogni bimbo ha il suo carattere, è una persona a sè, fatta e finita, con i suoi bisogni, i suoi gusti. Spesso ci troviamo davanti una personcina ben diversa da come noi vorremmo che fosse. Io, capendo questo, ho cominciato ad amare di Tia anche il lato meno simpatico. Non smetto mai di spiegargli che essere educati e meno aggressivi aiuta a vivere più serenamente e spero che con le parole e le dimostrazioni di mamma e papà riesca a smussare un po’ certi suoi angoli, però ho cominciato ad accoglierlo e ad amarlo senza riserve, come dici tu e mi sento molto più tranquilla e serena, litighiamo meno anche perché, ora, riesco anche a capire meglio i suoi stati d’animo e ad accettare con un sorriso cose che magari prima mi mandavano su tutte le furie per il solo fatto che io mi aspettavo dei comportamenti diversi.

  • Valeria ha scritto:

    Ciao, beh che dire, Gaia 4 anni e mezzo è un angioletto, regredisce e diventa un pò monella solo quando entra in contatto con suo fratello Luca, quasi 3 anni.
    Per scaramanzia quando ero incinta ho accuratamente evitato di pensare a come sarebbero stati una volta nati. Beh, forse con Luca avrei fatto meglio a provarci invece, perchè dopo l’angioletto è arrivato il super amplificato diavoletto. Dire che ci ha stravolto la vita è un eufemismo riduttivo. Nell’ultimo anno e mezzo ho letto, mi sono informata in ogni modo per cercare di capire e in qualche caso “arginare” il mio piccolo tornado. Alla fine ho trovato GC e mi è stato tutto chiaro…Li amo alla follia entrambi ma devo dire che quando esco con Gaia da sole è decisamente diverso che uscire con Luca. Con lui è un’esperienza intensa, con lei è rilassante e divertente. Cmq cerco di capire entrambi e di aiutarli a sviluppare la loro personalità. Ma che fatica…. Forse è soprattutto con Gaia che è importante fare attenzione a non sopraffarla visto che è brava e si lascia guidare. Interessante questo tema. Lo seguirò con curiosità.

  • mammamogliedonna ha scritto:

    Io penso che mio figlio sia mooooooolto molto di più di

  • mammamogliedonna ha scritto:

    (scusate è scappato)
    Io penso che mio figlio sia mooooooolto molto di più di quanto potessi immaginare! Neanche nei migliori sogni di mamma potevo sognare un bambino così allegro, vitale, intelligente, brillante, pieno di voglia di fare, di desiderio di autonomia..
    Accoglierlo è quasi sempre facilissimo.
    Quando faccio fatica ad accoglierlo? Quando si siede a tavola e puntualmente dice “no, mamma, questo no”, quando picchietta la forchetta quando si guarda intorno e canta, invece di mangiare, quando non c’è alimento che lui mangi senza storie ad eccezione di pizza e torte ripiene. Come si fa ad accettare serenamente questa specie di sciopero della fame?

  • Daniela ha scritto:

    Ecco, io sono quella che non si è mai immaginata niente, che si è sempre detta “che sia felice, come vuole”. Però poi ogni giorno accettarle non è facile.
    La grande mi ha stravolto la vita, coliche e controcoliche, pianti per ore e ore fino a non sentirci più, e ogni minuto in braccio. Ero arrivata a cronometrare il tempo in bagno al mattino: 3 minuti, in 3 tranche, perché la giostrina delle apine girava per un minuto, e lei la guardava al massimo 3 volte. Poi era la tragedia. In 3 minuti mi vestivo, ricaricavo, pipì e spazzolata, ricaricavo, denti, e consolavo. Finito tutto il tempo a mia disposizione fino al giorno dopo.

    Ecco, lo confesso, io sono la mamma che ogni tanto si è chiesta “chi me lo ha fatto fare”, poi l’ha rifatto, e ora ogni tanto se lo richiede. E sono anche quella che ogni tanto si chiede “perché quelli calmi tutti agli altri?”. Ecco, l’ho chiesto a mio marito ieri, in attesa in pizzeria per portare le pizze da nonna dove c’era tutta la famiglia. Amico con figlia di due anni, in braccio, a guardare la lista, a chiacchierare con la moglie, a bere un bicchier d’acqua. 20 minuti e lei era ancora lì in braccio. Ecco, le mie al “aprire la lista” avrebbero già sfondato almeno una sedia. Almeno.

    Ovvio, poi (ma ovvio davvero?) che le amo, e che quando vedo i loro progressi ringrazio il cielo, che sono orgogliosa di quanto è sveglia la grande, caparbia la piccola, decise entrambe, sicure e indipendenti, sono orgogliosa di loro fino al midollo e le amo tantissimo.

    Ma ci sono momenti in cui i “non ti sopporto” scappano a raffica, e in cui le mandi in camera pensando “non ce la faccio, ho sbagliato tutto, non è così che le volevo”. E poi non è vero perché a poter scegliere le rifarei così uguali uguali. Però ecco, ogni tanto vorrei premere il tasto stop e lasciare la patata bollente a qualcun altro per mezz’ora almeno ;-)

  • Strilli ha scritto:

    Sono sempre curiosa di scoprire il tema del mese!
    Molto interessante anche questo, come sempre!

  • Silvia ha scritto:

    Leggo oggi sulla bacheca facebook di Mammaimperfetta un’aforisma di Achille Campanile: “Quando ti nasce un figlio, non sai mai chi ti metti in casa”. L’ho trovata molto in tema…

  • MammaMe ha scritto:

    Brave, come sempre, e anche coraggiose, perchè mi sembra un tema complicato. Le prime parole che mi vengono in mente sono : adattamento continuo. Che significa avvicinarsi ad un mondo nuovo e prima di ogni altra cosa cercare di comprenderlo, legarsi profondamente “a prescindere” e nello stesso tempo indirizzare e sostenere senza imbrigliare per lasciare tempo e spazio di espressione. Un figlio, per me, oltre a richiedere un’attenzione costante, spesso ti mette davanti ai tuoi “sospesi di cassa” e saltano i nervi perché quelli che tocca sono alcuni nervi scoperti della tua identità. Come dire che dovendo indirizzarlo a cercare una soluzione giusta per sè, sei in qualche modo “costretta” a trovare dei percorsi che magari fino a quel momento non sei riuscita a trovare nemmeno per te stessa o che nessuno ti ha mai insegnato a cercare e trovare. Di solito sempre nelle zone irrisolte o più vulnerabili… Doppio, gran lavorone, dunque. Se per esempio hai un bambino completamente anarchico rispetto alle regole e sei stata a tua volta una bambina piuttosto ribelle ti trovi perennemente in un’oscillazione tra quella specie di nervoso per ciò che comporta la sua complicata gestione, la comprensione per l’insofferenza del figlio a certi vincoli- che per altro anche tu consideri discutibili- e la necessità di trovare una via adeguata alla convivenza. Comunque presupposto di base è sicuramente questo gesto semplice eppure così ricco di significati che è appunto accogliere. Incondizionatamente. Ed è un passaggio mica da ridere.

  • paola ha scritto:

    Quando mi accarezzavo il pancione, sognando il momento magico in cui lo avrei avuto tra le mie braccia, pensavo a mio figlio come il classico bambino scatenato, vivace … Insomma, un po’ come i miei amichetti di quando ero piccola ( non passava giorno che non mi menassero! ).
    Direi che non sono stata delusa: mio figlio e’ una bella teppa, anche se e’ gestibile, dai …
    Detto questo, non posso lamentarmi … E quando proprio non ce la faccio più ripenso che sono io ad averlo anche un po’ stimolato correndo a destra e a manca per tutta la gravidanza, prendendo aerei e portandolo oltreoceano, pregando che non fosse pigro ( perche’ per il mio carattere e’ più difficile gestire una persona pigra ) … Quindi … Ora non mi resta che pedalare sulla bicicletta che ho voluto!
    Complimenti, GC – anche questo mese non mi avete delusa.
    Paola

  • Silvietta ha scritto:

    questo tema mi piace molto e mi sta proprio molto a cuore. In effetti a me è sempre stato chiaro – anche quando tutti ti parlano di simbiosi – che era “altro” da me,e che andava accolta,anche quando faccio fatica. Quanto poi mi spetti e sia mia responsabilità educarla apre tutto un capitolo di compromessi, inciampi, errori, riprese.. insomma, ci penso, eh?! poi, magari, scrivo pure ;-)

  • Anna ha scritto:

    molto bello questo tema… inizierò a pensarci e cercherò di non andare fuori tema come mio solito (=
    D’impulso mi sono venuti in mente questi pensieri: conoscere i miei limiti mi aiuta a conoscere “meglio” mio figlio, accogliere i miei limiti mi aiuta ad accogliere anche quelli di mio figlio e sapermi perdonare mi permette anche di perdonare mio figlio.
    Quando io mi sono detta: mio figlio è un lamentoso, un piagnone, per ogni cosa è una sirena della polizia, allora ho smesso di arrabbiarmi per le sue reazioni e di imporgli di reagire come volevo io. Quando ho capito che mio figlio parla a voce tre volte + alta degli altri bambini perchè è felice di giocare con loro, ho smesso di riprenderlo e dirgli “parla + piano”. Quando è arrabbiato e lancia un urlo che fa ingrossare le vene del collo… lo lascio fare (d’altronde noi tutti cerchiamo un modo per scaricare la rabbia), ma se alza le mani lo sgrido. Quando al parco un altro bambino gli prende un gioco, lui inizia ad urlare e a girare in tondo, prima cercavo di mediare per “non fare brutta figura”, per condividere il gioco, insegnare a giocare insieme… adesso penso: ha 2 anni e mezzo, non sa ancora cosa vuol dire giocare insieme, il gioco è suo, ed è una delle poche certezze che ha visto che mamma e papà se li è presi la sorellina, allora gli faccio ridare il gioco… se è lui che lo prende ad un altro, gli spiego che capisco che gli piace quel gioco ma deve aspettare il suo turno.
    Una cosa mi ha sollevata in pubblico: me ne frego se le altre mamme /nonne/baby sitter mi giudicano e pensano che lo educo male, o che è maleducato. Io gli insegno il rispetto per gli altri, la non violenza, il chiedere per favore posso giocare anche io, se poi urla, salta, “discute” per i giochi in comune, si arrabbia…pazienza, è vita sociale anche la sua ed è una sorta di esperienza e io non devo riprendrelo solo perchè sono in pubblico.
    A tavola, non mi interessa che mangi tutto (almeno un pochino si), ma abbiamo disegnato le regole per stare a tavola: mangiare con la forchetta, stare seduti e non fare potacci…non sempre le rispetta ma le ha capite.
    Ecco lo sapevo, ho sbrodolato tutti i pensieri, grazie comunque, a Silvia e Serena e alle altre mamme perchè siete sempre stimolanti ed è bello condividere giorno dopo giorno le nostre esperienze.

  • Anna ha scritto:

    mi è venuto in mente un altro pensiero…(=
    è come quando sei innamorato, all’inizio ti fai andare giù tutto ed è tutto bello (anche se tutto bello non è, ma i fai andare giù tutto), poi inizi a differenziarti dal tuo compagno, e dire beh io sono così e lui è così, ma ancora accogli il tuo lui in tutto e per tutto, poi alcune cose iniziano a starti sulle palle e inizi a vedere i difetti e gli attriti e ti dici: eh si è una gran rompipalle ma lo amo così com’è, senza volerlo cambiare e senza crearmi aspettative e poi magari se ci si mette un pizzico di ironia e ci si prende in giro sulle piccole cose, si evita di drammmatizzare…
    potrebbe essere così anche coi figli?

  • Mammamila ha scritto:

    Bell’argomento davvero! come prima cosa anche io ho pensato quello che ha scritto Silvia come aforisma di Achille Campanile e che ripeteva sempre mio padre (infatti pensavo fosse un’invenzione sua!)! E’ proprio così! io come sapete ne ho 4 di figli, 2 maschi e 2 femmine e sono tutti TANTO MA TANTO DIVERSI fra loro nonostante io e mio marito siamo sempre gli stessi genitori di tutti quanti. La verità è che in ognuno di loro c’è una parte diversa di noi + una parte di loro che non ci appartiente affatto! e il risultato è necessariamente un’incognita! Quello che è difficile è accoglierli quando sono diversi da te è vero, ma soprattutto perché ti obbligano in quel momento ad accettare parti di te che magari hai rimosso per tutta la tua vita perché sono quelle che ami di meno: i tuoi limiti! come diceva bene Marzia! Questa è stata ed è tuttora la vera grande fatica per me: accettare quella Milena che ogni figlio in modo e in tempi diversi mi ha messo davanti e che io non conoscevo. Ogni volta è stato come partorire di nuovo me stessa! E’ molto dura e va molto oltre la semplice gestione dei capricci quotidiani e della mancanza di sonno perché implica la ridefinizione dell’idea che ognuno di noi ha di sè stesso e dei rapporti con gli altri esseri umani: fino a che punto sai essere tollerante, fino a che punto accetti punti di vista diversi dai tuoi, fino a che punto sai perdonare, fino a che punto sai andare oltre quando qualcuno ti manca di rispetto, fino a che punto sai confrontarti con qualcuno che è diverso da te, fino a che punto sopporti il rifiuto, fino a che punto sai “darti” in termini di tempo, fatica, impegno emotivo oltre che fisico, fino a che punto sai tollerare che i tuoi figli possano essere infelici, fino a che punto puoi fare rinunce per un’altra persona, etc..?? Ecco tutto questo te lo insegna soltanto un figlio, e davvero solo dopo un’esperienza del genere, ovvero quella di esserti visto per quello che sei veramente, esserti accettato e aver deciso di voler essere migliore, puoi dire di essere diventato adulto.Beh io ho appena cominciato ma sono davvero grata ai miei figli per il servizio che mi fanno insegnandomi ad accogliere prima di tutto me stessa per saper poi accogliere loro, per quello che sono e soprattutto quando non mi somigliano affatto (e per almeno 2 su 4 è così!). E questo è il punto cardine su cui impostiamo la loro educazione o almeno vorremmo perché poi è difficile far passare il concetto che li ami sempre e comunque anche quando magari sei costretto a sgridarli o a rimproverarli per qualche capriccio o mancanza…Ma del resto questa è la vera sfida secondo me.

  • elena ha scritto:

    accogliere… che bella parola. anche se di solito è più facile usarla con un’adozione piuttosto che con un figlio naturale. io (per mia fortuna) posso dire di avere vissuto entrambe le esperienze, e mi rendo conto che mentre l’accoglienza di un figlio adottivo è in parte preparata (i documenti, gli incontri con gli assistenti sociali, i viaggi e finalmente l’incontro), quella con un figlio di pancia è completamente diversa, è un incontro che per quanto tu ti possa essere immaginato, non è mai come te lo aspettavi… anche l’approccio quotidiano è differente, perchè quando hai a che fare con un neonato in parte è come se si crescesse insieme, non sei tu che accogli lui ma anche lui accoglie te… è difficile da spiegare! mentre con l’adozione è come se il bambino è un ospite che hai aspettato da tanto tempo, hai preparato la tavola e il menù migliore che sai fare e finalmente quando arriva cerchi di fare tutto il possibile affinchè il pranzo vada come hai progettato nei minimi particolari. un abbraccio a tutti i genitori di pancia e di cuore!

  • ele ha scritto:

    io mi sono trovata a pensare anche il contrario: quanto a volte siano i bambini a dover accogliere, “accettare” me.
    Perchè capitano le gionarte storte, la fretta, la necessità di fare o non fare determinate cose, la minestra che è venuta troppo salata, la stanchezza, … non è facile per tutti abbiamo dei doveri e dei limiti, ciò che conta forse è cercare sempre di fare del proprio meglio.

  • mammadicorsa ha scritto:

    Serena e Silvia, leggete nel pensiero? Lo dico perchè stamattina io ho sbroccato (o sbottato come diciamo noi) con le mie due figlie. Ho cominciato a dire ad entranmbe che era ora di finirla, che mamma e babbo davano a loro tutto, comprese mille attenzioni, ma che anche loro sono persone e hanno diritto di riuscire almeno ad andare in bagno. Che gli altri bambini crescono bene lo stesso anche senza tutte quelle premure e attenzioni, che se non vogliono mangiare si arrangiano, se non vogliono dormire si arrangiano, se vogliono uscire si devono sbrigare senza tante storie. Dovevate vedere la faccia di entrambe che non sono abituate a vedermi così!! La piccola di 6 mesi che piangeva si è azzittita e mi ha guardato con due occhioni!!! La grande è corsa a vestirsi!! E io pensavo: avrò esagerato?? Ma ero arrivata al limite e sì avrei voluto in quel momento due figlie un po’ più accondiscendenti. (P.S. E pensare che sto leggendo Tracy Hogg!!)

  • mammamogliedonna ha scritto:

    @mammadicorsa: effettivamente anche io ieri mattina ho sbroccato difronte al rifiuto della colazione da parte di mio figlio e questo argomento è proprio quello che mi ci voleva! Bella sorpresa, no?

  • Anna ha scritto:

    secondo me sbroccare non è in antitesi con l’accogliere… accogliere e amare credo comprenda anche dare dei limiti e se a volte li devo dare con una sfuriata, pace e avanti così (lo sto dicendo per me, per non avere i sensi di colpa per la sfuriata di stamattina davanti allo spazzolino e alla bocca chiusa (; )

  • mammamogliedonna ha scritto:

    @Anna: Grande!

  • Lanterna ha scritto:

    Penso che ci sia una bella differenza tra essere perfette ed essere accoglienti. Anzi, forse le due cose sono in antitesi, perché grazie alle proprie imperfezioni si possono accettare quelle degli altri.
    Il punto è che si fa molta fatica a pensare un bambino come una persona: con i suoi gusti e la sua indole, con i suoi difetti e i suoi pregi. Si dice “è un bambino” come per dire che è tabula rasa, cera plasmabile: i suoi difetti (inevitabili in un essere umano) sembrano quasi colpa nostra, agli occhi degli altri.
    Invece ogni bambino che nasce è una persona: probabilmente ha con noi qualche affinità, ma non possiamo stabilirle a priori. Probabilmente abbiamo nei suoi confronti troppe aspettative, molto più che nei confronti di un qualsiasi adulto: ci aspettiamo un amore a prima vista e un’intesa perfetta, così, per magia.
    Ma con quale adulto l’intesa nasce per magia? Io penso di aver litigato con mio marito ed essere stata delusa o ferita da lui ben più nei primi tempi che adesso.

  • Palmy ha scritto:

    Ciao, tempo fa avevo comnciato a seguire questo blog, ma non ricordo se mi sono già presentata o se ho lasciato qualche commento… nel mio blog mi occupo di educazione e didattica visto che sono insegnante, attualmente presta al ruolo di vicepreside di un Istituto Comprensivo, mi occupo anche di rapporto tra figli e genitori in quanto mamma e in quanto homeschooler… “part time”! Il blog è infatti frequentato da insegnanti di tutti i settori formativi, genitori, homeschoolers e curiosi…Mi piacerebbe partecipare al vostro blogstorming, potreste spiegarmi il meccanismo? Intanto vi linko sul mio blog così non vi perdo nuovemente di vista…

  • Mammamila ha scritto:

    @Lanterna: esattamente quello che penso e che ho sperimentato: sono diventata molto più accogliente con me stessa e con i miei figli quando loro mi hanno mostrato quanto io sia imperfetta ma non per questo meno degna di amore e che loro stessi nella loro “imperfezione” reclamano proprio questo diritto fondamentale: quello ad essere amati “per quello che sono” e basta. Ciò non significa che se li accogli non puoi correggerli ed educarli anzi, proprio il contrario: nella misura in cui sei consapevole e disposta ad amarli incondizionatamente puoi essere libera di correggerli con amore e di educarli nel senso vero del termine ovvero di “e-ducere” = portare fuori quello che veramente sono sia nel loro lato migliore sia nella capacità di gestire anche il loro lato oscuro (quello che tutti abbiamo e che spesso ci hanno insegnato invece a rimuovere).

  • Palmy ha scritto:

    Scusate… sono un po’ lenta di comprendonio… il tema del mese del blogstorming di novembre è l’accoglienza?

  • Serena (author) ha scritto:

    Si Palmy. Ogni mese cambiamo tema. Questo mese è l’accoglienza (nel senso spiegato nel post).

  • Grazia ha scritto:

    Desidero condividere il mio stupore e la mia gioia nell’aver “ritrovato” questa parola meravigliosa, Accoglienza, legata all’essere genitore ma che dovrebbe essere la parola guida di tutte le nostre relazioni umane significative.
    Il sentirsi accolto è la polizza vita per l’autostima di un figlio.
    Grazie, davvero.

  • Anna ha scritto:

    riordinando la casa (…) mi è venuto in mano un libro che ho pensato potesse essere interessante per il tema del mese, probabilmente molte di voi lo conoscono già perchè in libreria lo mettono sempre in prima fila e magari in passato ne avete già parlato.
    L’ho letto 2 anni fa e non saprei farvi un bel riassuntino anche perchè sono negata, ma vi riporto cosa c’è scritto in copertina e con l’occasione lo rileggo emagari ve ne riparlo in modo + dettagliato.
    Si chiama ECCOMI; TU CHI SEI? Limiti, vicinanza, ripsetto tra adulti e bambini di Jesper Juul. E un libriccino di 90 pagine e si legge molto velocemente.
    “I genitori perfetti non esistono ma per fortuna le famiglie funzionano lo stesso. Non è infatti di perfezione che c’è bisogno nelle relazioni affettive… ciascuno ha i suoi bisogni e desideri, talora in conflitto… questo non è una colpa, e va accettato il fatto che ogni convivenza presuppone qualche scontro e molta negoziazione. Ci sono però limiti e confini… La vicinanza in famiglia è inevitabile … ma anche una certa distanza è opportuna.
    J Juul non dà ricette, dal momento che non servono regole e metodi predefiniti per educare i figli, quanto l’affetto e considerazione della personalità, propria e altrui”
    Mi sembrava inerente ai discorsi fatti e volevo condividerlo con voi. Ciao (=

  • MammaMe ha scritto:

    L’intervento di Anna che cita “il rispetto tra adulti e bambini” mi ha fatto venire in mente un episodio. Qualche tempo fa una cara amica mi disse una cosa iperbolica in un momento di disperazione alle prese anche lei con i limiti, il rispetto degli spazi, le regole ecc . Vi prego di prenderla anche voi con l’ironia con cui mi è stata detta perché non è certo mia intenzione mettere in discussione l’inestimabile valore dell’insegnamento della grande pedagogista, medico ecc che citerò. “Ha rovinato tutto la Montessori. Ma quale mettere al centro il bambino! Ma tu ricordi quando eravamo piccoli noi? Quando i miei avevano ospiti a cena, mi dicevano: bene, ora se vuoi puoi andare a giocare. E io andavo, sparivo e mi dimenticavano. I nostri figli non sanno più giocare da soli! Non abbiamo più un momento per stare per i fatti nostri, questa è una vera e propria invasione!” Allora stavo pensando: ma non è che stiamo sbagliando qualcosa? Ma non è che va bene l’accoglienza ma il rispetto non è un concetto univoco che va dall’adulto al bambino ma che deve essere sviluppato anche nelle giovani testoline dei nostri pargoli e quindi da bambino ad adulto ??? …mah, muble muble

  • Barbara ha scritto:

    @MammaMe scusa ma da montessoriana convinta non ce la faccio prorpio a prenderla con l’ironia giusta…. ;P . Io sono convinta che se il bambino ha le sue valvole di sfogo poi il resto del tempo è molto più gestibile. Le valvole sono i modi e i tempi giusti per giocare, per correre, per muoversi. E questo va di pari passo con le regole, se io ti dò i modi e i tempi per fare come vuoi tu, tu poi devi dare a me i tempi e i modi giusti in cui fare le cose “come si deve”. Il bambino non è al centro SEMPRE (o meglio, si, se riesci a fargli vivere le regole come un momento anche per lui), ma il rispetto per il genitore va preteso (nelle misure giuste e/o possibili).
    Il principio montessoriano che amo di più è proprio “aiutami a fare da solo”, e questo comprende il giocare da solo, ma va insegnato.

  • MammaMe ha scritto:

    @si, si, ma Barbara, mi hai già convinto :) :) !!! E’ che qualche volta ci sono momenti in cui sia le indicazioni di un genitore sia le resistenze dei figli mi sembrano un pò un braccio di ferro tra tiranni, dove l’ accoglienza, i tempi giusti,la libertà che va di pari passo con il rispetto delle regole ecc. sono concetti alquanto lontani…dunque mi difendo provando a riderci un pò su e vedendo la questione da altre prospettive…vabbè vado da genitori sbroccano, va,:)

  • bismama ha scritto:

    Ho dato il mio contributo tramite il blog :D DD

  • Morgaine le Fée ha scritto:

    Questo é un altro tema che mi fa pensare molto. Avevo giá scritto una volta un post sul fatto giá di pensare di avere un bambino quando l’istinto materno era in visita da altre, per cui accettare di averlo, il bimbo, e poi accettare questo bimbo col suo peculiare carattere in scatola chiusa, beh, mica é cosí scontato.
    Pensare che i miei genitori non hanno accettato completamente me, con la personalitá che ho, e cercare di non ripetere con mio figlio la stessa situazione, perché so molto bene che si sta malissimo anche da adulti grandi e vaccinati.
    Scoprire che mio figlio non é uno dei piú intelligenti, o brillanti, o non gli interessa affatto disegnare al contrario dei suoi genitori, peró poi ricordarsi che la mia zia paterna é nata con un handicap mentale grave, e sentirsi grati alla vita per avere avuto un figlio che sta bene, puó parlare, scherzare, esprimere dei sentimenti, crescere, imparare.
    Sentirmi sul punto di sbroccare perché il pargolo non ha mai dormito una notte ininterrotta in tutta la sua vita, e allo stesso tempo ricordarsi che ci sono problemi ben piú gravi, e altri bimbi non dormono bene perché sono malati, e tuttosommato quando ti alzi la notte e vai da lui ti accoglie con un abbraccio.
    E quando fa i capricci? Quando ti tira oggetti contundenti in testa con somma soddisfazione? Quando cerca solo il papá nonostante la notte sia sempre io quella che vuole quando si sveglia? Idem come sopra.
    Si, non é che sia scontato accettare/accogliere i figli per come sono, a me serve fermarmi un attimo e mettere a fuoco le cose fondamentali: sta bene, cresce, impara, ha il diritto alla sua personalitá tanto quanto io lo desidero per me stessa (nei limiti, perché comunque i miei valori glieli impongo nell’educazione).

  • 'r@ ha scritto:

    …Ci sono anche io…
    http://tajinedipensieri.blogspot.com/2010/11/i-miei-figli.html
    laura

  • bigì ha scritto:

    Grazie per questo tema; casca così a fagiolo che mi spinge a commentarvi per la prima volta, sebbene vi segua da tempo apprezzandovi molto. Sono la mamma di due bambine, 5 e 2 anni. Vorrei essere capace di accoglierle, soprattutto la prima, essendo la seconda una bambina molto più “facile” e affettuosa, ma in certi momenti mi riesce proprio difficile. Oscillo tra il volerla rispettare il più possibile nel suo essere persona altro da me, e l’avere bisogno che rispetti almeno alcune regole necessarie per vivere tutti insieme in armonia. Ad esempio, quando, come oggi, passo gran parte della giornata a mettere a posto la bolgia che con la massima naturalezza lascia in giro per casa, essere accogliente mi diventa molto, molto difficile. Questo si verifica in tante piccole e grandi cose che in certi momenti mi mettono veramente alla prova. Dopo il vostro bellissimo post cercherò di guardare a questi fatti in un’ottica diversa, grazie!

  • Sabrina ha scritto:

    Ciao a tutte…sono mamma da undici mesi…e son undici mesi che guardando il mio frugolo mi chiedo dove siano i confini fra l’imposizione forzata,l’accoglienza della sua diversità,il giusto metodo di educazione,la pazienza per riuscire a comprendere i suoi momenti no e i miei momenti no,che vanno gestiti senza ricadere su di lui.La mia sola ed unica conclusione è che fare il genitore non è facile,che serve davvero l’accoglienza e la comprensione totale.Quando strilla e quando ti sputa la pappa in faccia…sì m’incavolo come una biscia…e poi penso che lui non è me,che non sarà mai come io vorrei,che probabilmente m’ingriferò quando non incontrerà o deluderà le mie aspettative,che potrei essere una cattiva madre per lui se davanti a tutto non metterò il tema di questo mese,l’accoglienza,e se non dimenticherò mai che mio figlio non è mio…è figlio della vita.
    E’ troppo piccino per dirvi ora se lo “accolgo” come si deve..magari fra qualche mese,con il caratterino che stà tirando fuori ve lo saprò dire,per ora incrocio le dita..ed in bocca al lupo a tutte!!! *_____*

  • cristina ha scritto:

    lui non è me per sua fortuna.

  • Federica ha scritto:

    Per accogliere un figlio bisogna fare spazio dentro sè, liberare, lasciarsi andare alle porte che inevitabilmente scardinerà, il vento entrerà a volte come una carezza, altre come una tempesta ma molte cose voleranno per aria, bisogna saperlo. Lasciarsi portare, ascoltare e rispettare. Nel mio immaginario probabilmente avevo coltivato, inconsciamente, come tutte le mamme, i miei bambini, mentre lentamente crescevano nella mia pancia ma, una volta nati, la forza del reale ha fatto sparire ogni fantasia. Lui c’era. Lei c’era. Con Rebecca non è stato semplice, con lei per me è stato tutto nuovo e entrambe abbiamo dovuto imparare ad avere tanta pazienza. Lei piangeva e io non sapevo cosa fare, scalava la libreria già quando non sapeva nemmeno camminare e a due anni e mezzo si trasformò in un muro di no e di ostinazione e poi quanta gelosia quando è arrivato il fratellino. Ci ho messo molto tempo per scardinare da me vecchie teorie sui bambini e cosa dovrebbero fare e come dovrebbero essere che ci troviamo incrostate addosso senza nemmeno saperlo e forse sono cresciuta più io di lei! Ho provato un po’ di tutto strada facendo, archiviando quasi ogni metodo o teoria, ho smesso di farle promesse e di metterla in punizione e anche di giudicarla con ” questo non si fa, si fa così”, ora siamo io e lei, ci mettiamo d’accordo e io ho imparato a conquistarmi l’autorevolezza senza darla per scontata o per dovuta perchè “sono la mamma!”…
    Ho imparato a fare cose con lei, a giocare, perchè avevo dimenticato come si fa ed è bellissimo. So che ci saranno ancora momenti di crisi ma ora riesco ad esserci davvero per lei e a sentire davvero che lei c’è…

  • bumboland ha scritto:

    ho sempre desiderato essere madre e ingenuamente sempre pensato che fosse più facile di quel che ogni giorno é. Quando ho avuto il mio primo bimbo, quasi tre anni fa, sono crollata in un abisso lungo più di un mese in cui mi chiedevo costantemente chi me l’avesse fatto fare (e la risposta mi destabilizzava, perchè ero io che l’avevo voluto). Poi le cose sono cambiate, ho imparato soprtattutto a ridimensionare la mia vita e le mie aspettative (sempre altissime) in funzione sua. Operazione non sempre facilissima, come si può immaginare. In certi momenti, soprattutto quando si dorme la notte e si ha il tempo e l’energia sufficienti, accogliere il proprio bimbo per quel che é, é non semplice, ma naturale, quantomeno. Poi ci sono i momenti in cui sei stanca, hai i minuti contati, l’umore é sotto i tacchi e basta un niente per perdere il controllo e fare dell’accettazione quasi un rifiuto.
    Mi sta succedendo in questi giorni: rinchiusa a casa con il maltempo, una bimba di 15 giorni nata con un taglio cesareo alquanto debilitante e un bimbo di 3 anni in piena crisi di gelosia. Come fare? come fare soprattutto a gestire la mia emotività nei suoi confronti, a fargli capire che la vita ora é cambiata, ma l’amore no e che qualsiasi cosa succeda, anche l’arrivo di una sorella che piange, mangia e poco altro (povera stella, in realtà é un angelo), non cambia l’amore che proviamo per lui. Come reagire alle sue logicissime crisi di gelosia? come sopportare capricci, urla e musi lunghi? Non lo so, ci provo senza piani, momento per momento, a volte riesce a volte no, mi ripeto che alla fine (quando sarà grande, forse) capirà che l’amore c’é e ci sarà sempre…

  • genitori organizzati ha scritto:

    Tempo fa ho letto un libro di Allison Pearson: si chiama “Ma come fa a fare tutto” e l’ho trovato…emozionante!
    Vi è mai capitato di leggere qualcosa e pensare: ecco! E’ proprio quello che volevo dire io!
    E allora volevo condividere con voi le ultime pagine del libro (tranquille, non c’è un assassino da svelare!)

    “Mentre percorro il corridoio per andare a trovarli, rivivo i momenti trascorsi in questo posto come se fosse ieri: le ostetriche con la divisa azzurra, le porte grigie dietro le quali viene continuamente rimesso in scena il grande primo atto della vita da donne di tutti i generi, compresa quella che ha rotto le acque durante la pausa pranzo sulle scale mobili di una stazione delle metropolitana. Luogo di dolore e di gioia, di carne e sangue del proprio sangue, di grida forti e stupite di neonati e di visi sudati di madri felici. Quando sei qui, credi di sapere che cosa conta nella vita ed è vero, non è la petidina, è la sacrosanta verità. Poco tempo dopo, però, devi tornare nel mondo e fingere di aver dimenticato, fingere che ci siano cose migliori da fare. Solo che non ce ne sono. Ogni madre sa cosa ha provato quando il cuore le si è aperto e si è riempito di amore. Tutto il resto è solo rumore di fondo. Rumore di fondo e uomini.”

    Beh, io di uomini ne ho due (tre se si conta anche il maritino!): uno di 5 anni e uno di 15 mesi, fortemente desiderati e amati.
    Due bambini splendidi,diversi tra di loro per temperamento ed indole
    ma, per mia fortuna, entrambi mangiano,dormono, e ragionevolmente, fanno solo piccoli capricci.
    Ma se mi fermo a pensare razionalmente cosa significhi essere mamma beh..penso che l’amore materno sia totalmente privo di logica.
    Amare qualcuno incondizionatamente, qualunque cosa faccia o sia o diventerà..sembra impossibile.
    Ci sono dei giorni in cui sono talmente presa da loro che non riesco neanche a ritagliarmi 5 minuti per me e quelli sono i giorni in cui mi assale la voglia di scappare.
    Se si aggiunge poi il fatto che i nostri tesori non sono mai come li abbiamo immaginati quando erano degli esserini indifesi al sicuro dentro di noi, allora è normale provare a volte una sorta di terrore:
    Terrore che possano andare male a scuola, che possano frequentare brutte compagnie, che possano trovare la ragazza sbagliata, che se ne vadano via di casa a 18 anni, che a 35 non se ne vogliano ancora andare..

    E quando questo terrore mi assale..mi siedo, faccio un bel respiro e penso che è impossibile disegnare il loro futuro.
    Bisogna solo dar loro un foglio bianco, un pennarello..e fidarsi del talento che gli hanno trasmesso due persone speciali!

  • anna ha scritto:

    @genitori organizzati: uao!

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