Tema del mese: la nuova questione femminile
Sentivamo da un po’ la necessità di trattare questo tema, che non sembra immediatamente connesso a dinamiche familiari, ma che secondo noi è il cuore culturale di questi anni.
Prima di tutto c’è da interrogarsi: questa nuova questione femminile esiste? Sta succedendo realmente qualcosa? Ci sono nuove esigenze e nuove urgenze che premono per rivoluzionare le dinamiche sociali o sono vecchie questioni ancora irrisolte? E queste domande nuove se le pongono solo le donne o c’è bisogno di una vera rivoluzione culturale che coinvolga tutti: uomini e donne, adulti e individui in crescita (non solo bambini, ma adolescenti e giovani)?
E se questa nuova questione femminile esiste, da dove nasce? Cosa l’ha generata? Quali cambiamenti sociali, economici e culturali l’hanno fatta emergere? E come incide e inciderà nella vita delle famiglie?
Oddio… che progetto ambizioso questo mese… In fondo noi che strumenti abbiamo per rispondere a queste domande? E poi ci sono risposte definite e certe?
Sicuramente noi abbiamo un osservatorio privilegiato: questa finestra sulla vita delle famiglie che è genitoricrescono. Da qui abbiamo visto nascere molti spunti che coinvolgono la vita delle donne, delle madri, delle lavoratrici, delle compagne di vita. Abbiamo visto temi nascere e svilupparsi e ci siamo accorte che ci sono molte esigenze che appartengono a tutte, a tutte le donne e a tutte le persone.
E poi, frequentando la vita della rete, abbiamo visto nascere conversazioni e discussioni, confronti e luoghi di aggregazione come difficilmente avviene altrove. La nuova questione femminile ha trovato nella rete il suo spazio di discussione, il suo territorio di confronto. La rete sta insegnando alle donne l’aggregazione e il confronto, da sostituire alla competizione e all’individualismo autoreferenziale. E le donne sul web fanno gruppo, si ascoltano e si parlano.
Ma non è nel web che questa “nuova” questione femminile può rimanere confinata. Le riflessioni e le spinte propulsive nate nella rete, stanno premendo, come un’esigenza primaria, stanno diventando una voce politica, nel senso più pieno del termine: che il governo della cosa pubblica, guardi a tutti i suoi membri, uomini e donne, adulti e giovani.
C’è bisogno di trattare i temi della conciliazione tra famiglia e lavoro, di flessibilità e di precarietà, temi che coinvolgono non solo il lavoro delle donne, ma quello di tutti, soprattutto dei più giovani. C’è bisogno di trattare i temi della scuola e del suo ruolo nella cultura e nella crescita di questo Paese, perchè una buona scuola permette alle famiglie di essere libere nelle scelte. C’è bisogno di ricostruire l’immagine femminile nella sua interezza, perchè possa essere il patrimonio culturale dei nostri figli. C’è bisogno di cancellare molti errori e di crescere figli che non ne facciano di uguali.
Proviamo a parlare di donne, per parlare di tutti, del nostro presente e del futuro dei nostri figli e delle nostre figlie.
Prova a leggere anche:
- E se il femminismo passasse dai papà
- Ma che cos’ è questa emancipazione?
- L’Italia non è un Paese per donne… ma neanche per uomini!
- E ora dove andiamo?
- Una nuova questione femminile: le buone prassi di #donnexdonne


![[Facebook]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/facebook.png)
![[LinkedIn]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/linkedin.png)
![[Twitter]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/twitter.png)
come madre di quattro figlie femmine dai 6 ai 16 anni, mi sento leggermente coinvolta…
seguirò con attenzione
Secondo me una nuova questione femminile c’è eccome. Ci sono sicuramente problemi non risolti della vecchia, ma ce ne sono anche di nuovi. Negli ultimi 30-40 anni la società è cambiata, alcune cose sono andate avanti, altre hanno anche fatto in tempo a tornare indietro mascherandosi da problemi nuovi, e problemi effettivamente nuovi sono nati. Questo tema è davvero un grosso progetto, forse ci vorranno due mesi…
Non mi fate aprire bocca (cioè si, lo farò, non posso farne a meno, ma a tempo debito)
Io non la vedo solo come una questione femminile. La vedo come una nuova questione sociale. Come quando quasi ci si scusa di varare norme “per i giovani”: ma lo vogliamo capire che se i giovani lavorano stiamo tutti meglio? Lo vogliamo capire che se le donne lavorano stiamo tutti meglio? Il miglioramento si vedrebbe anche in un’ottica consumistica (che pure non condivido): se le donne e i giovani lavorano, diventano anche consumatori più appetibili.
Però noi donne facciamoci anche un esame di coscienza: quanto lavoriamo, anche nelle nostre famiglie, per emanciparci? Quanto ci aspettiamo e non ci aspettiamo dai nostri uomini, mariti e figli? La rivoluzione comincia da lì.
Per me esiste una nuova questione femminile ed è una questione sociale.
Mi permetto una piccola osservazione come mamma di un quasi 5nne: il tema è un pò più spicciolo, ma sento la necessità di confrontarmi. In tema di educazione, quali errori faccio, inconsapevolmente? Tre esempi:
- inorridisco perchè all’asilo c’è sia la cucinina, con la quale giocano quasi solo bambine. Sbaglio io?
- siamo nella fase “questo è da maschio” (le armi, i pirati…) “questo è da femmina” (le fatine, le barbie…). E io a ripetere: no, ci sono le cose che ci piacciono e quelle che no, indipendentemente da. Sbaglio? E’ un importante momento di costruzione della personalità e sto facendo disastri? Mi devo affidare solo all’esempio, ai valori che esprimiamo vivendoli?
- epperò per ragioni logistiche (il mio compagno esce un’ora prima e rientra un’ora dopo di me perchè lavora più lontano) è la mamy che di solito cucina la sera, magari riordina mentre gli uomini che non si sono visti tutto il giorno possono giocare un pò. E questo non mi sembra un bel messaggio. Così come stare a casa quando il piccolo è malato. La ragione è che ho indubbiamente maggiore flessibilità di lui, anche se il mio è il lavoro “migliore”. Ma vedo che sono sempre le mamme quelle che stanno a casa…
Spero di non avere rubato troppo spazio!
or
assolutamente si
ci sarò anche questa volta
credo che la questione, dal mio punto di vista di mamma e architetta, vada spostata anche nelle città
ho già un post che parla dell’argomento
si può partecipare con due?
bellissimo tema brave!
http://duepercento.blogspot.com/2012/02/homeschool.html
Anche io, interessantissima, con due figlie femmine, e tanta delusione sul mondo femminile di ora. Non delusione sulle donne, sull’insieme, sul quanto siamo ancora indietro in certi sensi, quanto si pretende, quanto ancora si nega…
Le problematiche secondo me sono le stesse di sempre a volte irrisolte altre invece vanno riaffrontate nuovamente perche’ la realta’ sociale di oggi ha poco in comune con la realta’ di 30 anni fa…, e vanno affrontate sfruttando i mezzi e le possibilita’ che offre il presente, cercando soluzioni nuove, un tempo impensabili, prima dell’avvento della rete .
Oh che bel tema tosto, brave brave! Sono sempre stata sensibile alle tematiche “femminili”, per di più mi è capitata una figlia femmina per cui mi interrogo non poco sul suo futuro… Non saprei dire se il gap italiano rispetto al resto d’Europa è dovuto al fatto che le donne italiane sono rimaste dov’erano mentre le europee andavano avanti, oppure che proprio in questi ultimi 20 anni abbiamo fatto tanti passi indietro. Propenderei per la seconda ipotesi. Un bel mese di marzo su GC
Bello , bello , bello!!!!!
Questo è il mio argomento!!!!
Mio marito condivide questa visione, anche se fa fatica perchè, per sua stessa ammissione, non è stato educato così e ogni tanto cede alla sua italianità…..
Il vero problema è culturale…….io, pur avendo un lavoro migliore (sia in termini di stipendio che di flessibilità), dovuto anche ad un titolo di studio superiore, e pur lavorando più lontano, mi occupo dei bambini (una bimba di 4 anni e un maschietto di 16 mesi) insieme ai nonni perchè i datori di lavoro di mio marito pretendono orari di 12 ore giornaliere con sabato mattina compreso non domandandosi come sia l’organizzazione familiare………tanto ci pensa la moglie…..in effetti a me è la prima cosa che hanno chiesto rientrando dalla maternità.
Il vero problema è ora l’esempio/educazione dei figli che vedono solo me ad occuparsi di loro e vedono che l’80% delle mamme dei loro amici sono a casa……….io ovviamente sono nell’esiguo numero di mamme sconsiderate che ancora pretendono di lavorare……..
Sinceramente sono più preoccupata dell’educazione del figlio maschio che della figlia femmina…..mia figlia imparerà a sue spese cosa significa lottare per affermarsi e spero di starle dando un buon esempio, ma se non riuscirò ad educare mio figlio a non essere intimorito da donne forti e capaci penso che avrò perso la mia occasione per migliorare nel mio piccolo la situazione….in fin dei conti i centri di potere sono solo maschili ora……..
Scusate il monologo tipo Joyce, ma sono di fretta ……….
A presto
i sono ingiustizie nel mondo del lavoro, in Italia come nel resto d’Europa questo è fuori discussione, si tratta di uno squilibrio che va risolto. Ma per il resto, ritengo che molte donne, che sventolano la questione femminile, non soffrano altro che di un potente quanto ingiustificato vittimismo. Nel loro bisogno di “giustizia” e “uguaglianza” riversano la loro frustrazione, i loro piccoli fallimenti, la loro insicurezza e non ultimo il loro orgoglio ferito. Le donne sono in generale più ambiziose degli uomini, perciò le difficoltà e le sconfitte bruciano anche di più ed eccole esplodere in proteste.
Anziché lamentarsi perchè “tocca a loro” cucinare per cena, dovrebbero abituarsi a ringraziare il destino, o Dio o il caso, per aver dato loro un ruolo così fondamentale e insostituibile nella famiglia e nella società. Bellezza spirituale e genio, diceva Giovanni Paolo II. Dovrebbero sforzarsi di tirare fuori il loro meglio, perchè il loro meglio è ricchezza per tutti. Sarà poi sentito solo un atto d’amore mettere su due uova per cena! Le donne sono capaci di grandi sacrifici, di grande forza e di enorme determinazione. Le donne sconfiggono le malattie e sono la lunga mano di Dio. Quando vogliono, peccato che in Italia si è abituati ad altro…
Ho vissuto in Italia, in Germania, ora sono a New York, quello che ho visto sempre è che quando c’è, la questione femminile è nella testa delle donne stesse. Qui a New York si potrebbe piuttosto parlare di questione maschile…le donne sono delle pesti!!
Ripeto, non mi riferisco con questa sdrammatizzazione alle ingiustizie presenti nel mondo del lavoro.
@Francesca, scusa ma non sono d’accordo con quello che dici. Io mi sforzo eccome di tirare fuori il mio meglio, ogni giorno e ogni ora del giorno, d’altra parte non potrei fare altrimenti neanche se volessi (e voglio, sia ben chiaro). Ma vittimismo no, non credo proprio. Sono molto felice per te se hai una vita familiare che funziona senza intoppi e se riesci a conciliare famiglia e lavoro in maniera per te soddisfacente, ma purtroppo non è il mio caso, e me ne lamento perchè penso che non sia giusto, visto che gli intoppi non vengono da me ma dall’esterno. Credo sia un mio diritto lamentarmene, ma anche un mio dovere sociale, per fare in modo che alle nuove generazioni non succeda. E non è vittimismo il mio perchè ti assicuro che lotto, lotto e non mollo. E’ proprio a fare la vittima che non voglio arrendermi.
E poi scusa, ma il fatto che le donne sono capaci di grandi sacrifici non vuol dire che la società questi sacrifici li possa pretendere. Mi sembra proprio una bella bufala tipo quella dell’istinto materno questa, ci danno delle enormi responsabilità perchè noi in quanto donne ce la possiamo fare. E perchè gli uomini no? Mi sembra un atteggiamento soprattutto comodo, a te no?
Grazie, come sempre! Trovo che questo tema sia di grandissima attualità.
@Francesca, l’ho gia’ sentito l’argomento che il sessismo in realta’ alberghi nella testa delle donne (generalmente frustrate e isteriche) e che quindi sparirebbe magicamente se le donne smettessero di parlarne – e ti diro’, mi convince poco…
un argomentino mica da niente, care GCs!
Ci sono molti modi di affrontarlo, ed io dò il mio contributo (già accennato in commenti precedenti) con questa riflessione, su un tema che mi sta molto a cuore: emanciparsi dalla maternità.
Rispetto ad un passato neanche troppo lontano (penso agli anni ’50) il ruolo della donna sembra essersi molto emancipato: più opportunità negli studi, anni e titoli di studio spesso superiori agli uomini, possibilità di carriera decisamente superiori a quegli anni.
E poi emancipazione sociale: l’aborto, il divorzio per citare due esempi eclatanti.
Ma poi arriva la maternità, il post-parto, e lì tutto si ferma. Siamo ancora nella preistoria:
- il sistema sanitario, che in molte regioni d’Italia ha percorsi e protocolli molto sensibili ai problemi della gravidanza, accompagna la donna in tutto il percorso di attesa verso il parto (controlli medici, corsi pre-parto), dopodichè scompare. Come dire: la maternità è NATURALE, te la cavi da sola.
- esistono reti nazionali di assistenza per la lotta alle dipendenze (fumo, alcool, droga, gioco d’azzardo) ma solo iniziative spot, spesso basate sull’impegno di singoli e sensibili volontari, per l’aiuto alle mamme. Se ti rivolgi di tua iniziativa a uno psicoterapeuta sei una “strana”, e te lo paghi da sola. Oppure ti rivolgi ad un gruppo di auto-aiuto tra mamme, e speri.
- scopro leggendo un libro già vecchio (Una madre lo sa, C. De Gregorio) che il codice penale non riconosce lo “stato di grave turbamento psicologico” alle madri che commettono atti violenti sui figli, se non entro 5 giorni dal parto (come se dopo l’uscita dall’ospedale non avessi più scuse, ormai l’istinto materno DEVE esserti venuto).
Insomma, le difficoltà della maternità sono ancora un tabù sociale, come lo era il divorzio tanti anni fa. Non esiste, per la nostra società, che una donna non “sappia” fare la madre, che non “voglia” fare la madre, che “sia in difficoltà” a fare la madre.
E così tutti danno per scontato che qualsiasi altra cosa tu stia facendo della tua vita (la ricercatrice, la libera professionista, la dipendente, la disoccupata) la maternità non dovrà togliere niente a tutto ciò, perchè è NATURALE, lo devi fare, e certo ci si aspetta che lo farai anche bene, perchè sei donna.
Per questo ai colloqui di lavoro alle donne chiedono se hanno figli piccoli e agli uomoni no.
Le donne sanno fare sacrifici, certo. Ma perchè ci si aspetta che li facciano?
Anzitutto non ho scritto che le donne devono rassegnarsi a fare sacrifici, perchè sono brave a sopportarlo; semplicemente elencavo gli aspetti peculiari dello spirito femminile, che dovrebbero rendere le donne orgogliose di esserlo.
Come già avevo sottolineato, sono indiscutibili e vergognosi gli ostacoli presenti nel mondo del lavoro (che in misura più o meno pesante si vivono in tutti in tutti i Paesi europei) e le lacune assistenziali e sociali, che lasciano sola la neo mamma. Queste ultime sono per fortuna già state superate a nord delle Alpi, dove si sono stabiliti modelli di assistenza e di aiuto che dovrebbero venir assunti pari pari anche dal governo italiano. In Germania ho avuto due bambini: lì per le prime otto settimane dopo il parto si ha diritto alla visita in casa giornaliera e gratuita di un’ostetrica che aiuta la mamma in tutto, dall’allattamento al bagnetto. In molti casi l’ostetrica (che può essere scelta liberamente) diventa una figura così importante, da essere coinvolta in qualunque questione famigliare.
Ma io sono convinta che i grandi sforzi che in Italia movimenti, come il forum delle associazioni familiari, stanno facendo per promuovere e salvaguardare soprattutto a livello politico e fiscale la famiglia, daranno i loro frutti e probabilmente le vostre bimbe potranno godere diversamente la loro maternità, che mi auguro non verrà più vista come una condanna.
@Marica io non trovo tanto scandaloso che il SSN lasci sola la neomamma, io quello che trovo scandaloso è che quando nasce un figlio ci siano un neonato e una neomamma, mentre nessuno pensa al neopapà e alla neofamiglia. Va tutto sulle spalle della neomamma. In Italia quando nasce un figlio un padre lavoratore ha diritto a mi pare 3 giorni di libertà. Che se il parto è stato cesareo manco può riportare la famiglia a casa dall’ospedale. A meno che non sia un dipendente statale con il c**o parato dal CCNL, non prende neanche un giorno per motivi familiari per godersi l’arrivo a casa del bimbo, e diciamocelo, per entrare nel turbine di tutte le cose che ci sono da fare. Con questo sistema alla mamma viene detto “vai e cavatela da sola” e al papà “continua pure con la tua vita, pensa a tutto lei, tanto è donna e ce l’ha nel DNA”. A me è questo che non sta bene. E penso che aspettare che cambi la cultura, o cercare di cambiarla dal basso sia inutile e non funzioni: dopo 40 anni di femminismo forse possiamo pure metterci una pietra sopra, no? Ci vorrebbe un messaggio chiaro e semplice: paternità obbligatoria. Vedi quanto si cambia più rapidamente poi….
Barbara, sicura dei 3 giorni? Io so solo che era periodo no, e ho rischiato fino all’ultimo di andare in ospedale senza mio marito perché metà colleghi erano in mutua e non c’era posto!Ha ripreso a lavorare dopo due giorni, il terzo giorno io a casa, pioggia, figlia di 4 anni da portare all’asilo, e figlia di 3 giorni ancora da conoscere…
Ho fatto la parte della supermamma, quella che dopo 3 giorni dal parto faceva la spesa e scarrozzava le figlie da sola. Ma non nego che la cosa, mesi dopo, mi ha lasciato non pochi rancori e anche un po’ di amaro in bocca…
Comunque sto leggendo “Pane nero” di Miriam Mafai, sulla vita delle donne durante la seconda guerra mondiale. Un libro fresco, leggero e per niente noioso, che entra proprio dentro casa, nella vita di tutti i giorni, nella dottrina femminile… Alcune cose sono superate (se a 28 anni non sei sposata e se non sforni almeno 3 figli, non sei ancora senza speranze) ma molte sfaccettature le vedo ancora ora, e il lavaggio del cervello femminile non è finito (della serie articoli come “cosa fare per tenerti un marito” nemmeno che una se lo debba guadagnare, e poi per lo meno falli anche per i mariti certi articoli, o “come non uscire di casa per essere presentabili” perché due peli in più o le unghie non perfette, e non sei più accettabile, ecc ecc ecc).
@Daniela mi stai dicendo che è ancora peggio? Andiamo bene….
@Francesca……….sì le donne hanno caratteristiche peculiari che gli uomini non hanno….prima fra tutti forse la capacità di vedere e concentrarsi su ciò che unisce e non su ciò che divide……..ma, senza polemiche, mi spieghi perchè io con 39,5°C di febbre devo ancora continuare a mandare avanti la baracca (lavare e cucinare….l’essenziale insomma), mentre il marito al massimo gioca con i bambini e lì mette a letto…….per inciso sono state le nonne a darmi una mano facendomi pervenire cene pronte quando ero al massimo dell’influenza….
@Daniela anche a me è capitato lo stesso con il secondo figlio……sono persino andata da sola a registrarlo all’anagrafe dopo aver accompagnato la maggiore all’asilo…….mio marito non poteva perchè pur spettandogli da contratto due giorni di permesso per paternità, i suoi capi gliene hanno concesso 1…….quello della nascita……anche per me il rancore è stato molto ed è durato per parecchio tempo…….a volte quando sono stanca il ricordo fa ancora male….(il piccolo oggi compie 16 mesi)
A presto
Cristina
Non prendermi in parola, può darsi che siamo male informati noi, lui aveva chiesto, nessun permesso particolare, per la prima ha preso ferie senza problemi (15 giorni) per la seconda, ricovero per poco liquido, e ferie prese con mille casini (della serie “non me ne frega niente, piuttosto licenziatemi”) e nessuna alternativa. Poi un collega l’ha sostituito, ma ecco, è stato un favore.
Sicuramente un contratto può prevedere un permesso particolare. o forse, pensandoci dopo, poteva chiedere un permesso di quelli per assistenza familiare (ma sono obbligati a dartelo se c’è carenza di personale?). Sinceramente non lo so, dove lavora i dipendenti sono ridotti al minimo, uno in mutua e non si salva nessuno, praticamente puoi chiedere ferie anche mesi prima, ma, a parte quelle estive programmate, la conferma te la danno solo 48 ore prima, si sa mai che qualcuno si mette in mutua…
ecco, non voglio dire che è così, può anche darsi che la legge sia diversa e a lui avessero dato informazioni sbagliate. Nel caso, confesso che ora sono curiosa di saperlo.
Cristina, ti capisco. E’ che sul momento spacchi il mondo, e tanto se hai poche alternative è inutile stare a piangere, ma poi… Ma poi è uscito tutto, le nonne che tante parole ma a casa nessuno, lui che alla fine, guardando bene qualche giorno di ferie poteva prenderlo ma “non ci ho pensato, stavi così bene”… eccerto, grazie, che dovevo fare, rantolare? Insomma, no nego che alla fine sono scoppiata, un anno dopo, ma ho capito che non l’avevo presa per niente bene. E a volte rode ancora.
Ma siamo donne e andiamo avanti. il punto è questo: siamo forti, indistruttibili, crolliamo ma ci alziamo, urliamo ma ripartiamo. Ma perchè? se non se ne può fare a meno, è tutto utile, ma se si può essere un po’ più serene, perché no? Perché dobbiamo per forza dare il 200% e solo noi, mentre agli uomini continuiamo a dare scuse su scuse? Ecco, dov’è scritto che tocca solo a noi?
@Daniela, suppongo che dipenda dal contratto, ma ovviamente anche questo non va bene
Sono totalmente d’accordo con l’ultima parte del tuo ultimo commento: perchè? perchè sempre e solo noi?
Mio marito, che per il resto è un bravissimo padre sia chiaro, mi mandò in bestia quando mi chiese di “essere esonerato” dal far fare il ruttino alla figlia. Non le faceva il bagnetto perchè aveva paura, e passi, lo so che è un tipo ansioso eccetera. Si infastidiva a cambiarla se la cacca puzzava troppo, gli dava il voltastomaco. Mettere a bagno vestitini sporchi quando il pannolino trasudava nisba (sporchi di pappa si). E io? io ho mai potuto dire “questa cosa qui proprio non mi sento di farla, falla tu per piacere?” No, non mi sono mai tirata indietro davanti a nulla. E non perchè io non voglia tirarmi indietro, qualche nottata l’avrei fatta fare volentieri a lui, ma perchè dalla mamma ci si aspetta che faccia TUTTO, sennò è una madre snaturata.
Io questa la chiamo disparità, e non mi sta bene.
Anch’io ho pensato molto al perchè tocca sempre a noi…….
…….l’attaccamento che abbiamo con i nostri figli è viscerale…..sappiamo da subito che se non li allattiamo non mangieranno e quindi il loro benessere dipende dal nostro corpo…..con un legame ancora più profondo di quello mentale….questo penso che valga anche per chi ha utilizzato il latte artificiale perchè il legame fisico/viscerale inizia nella pancia……ma poi perchè sempre noi???
Nel mio caso, ma penso riguardi molti, perchè mio marito è stato abituato che la sua mamma provvedeva, e fosse per lei, vorrebbe provvedere ancora a tutti i bisogni dei suoi bambini….e i nostri uomini si abituano e si impigriscono…..non provano mai il disappunto nel trovare tutto come hanno lasciato e dover ancora risistemare tutto…..parlo non solo dei bambini, ma anche delle loro cose.
Per questo dicevo nel mio primo post, che sento una grandissima responsabilità nei confronti di mio figlio….per come siamo state educate e per come sono state educate le nostre mamme e nonne, siamo più disposte a chiedere aiuto e ha responsabilizzare le nostre figlie che i nostri figli……
Un ultimo pensiero…….quando attendevo la mia prima figlia, ormai 4 anni fa, ascoltai ad un convegno un intervento della Camusso (allora non era ancora segretario della CGIL) che diceva che in Italia si era scelto , al livello legislativo, di attuare un patto sulla maternità (abbiamo uno dei congedi di maternità obligatori e facoltativi più lunghi e tutelati d’europa, ovviamente se sei dipendente), mentre in europa spratutto al nord si è scelto di attuare un patto sulla famiglia (quindi con maggiori agevolazioni per entrambi i genitori e più servizi)……..
Per lavoro mi capita di incontrare molti francesi e devo dire che hanno effettivamente una forma mentis del tutto diversa a prescindere dalla legge…..
Come al solito sono stata troppo lunga……
@cristina anche ‘sta cosa dell’attaccamento viscerale secondo me è una scusa. Ti arriva a casa un fagottino totalmente inetto (nel senso buono del termine, ovviamente) che ha bisogni altissimi e che ami alla follia. L’hai desiderato, hai partecipato alle ecografie, alle scelte preparatorie, alle decisioni, magari hai anche visto e partecipato al parto e sei stato il primo a tenerlo in braccio. Cosa c’è di più bello che stabilire un rapporto fisico, di cura totale, sapere di essere un punto di riferimento, il porto sicuro? La cura dei primissimi giorni, quando non si stacca mai, è secondo me quello che ti permette di partecipare appieno, di capire, di essere parte piena della famiglia. E ti permette di essere pronto e coinvolto in ogni passo. Quale genitore vorrebbe perdersi questo? Certo, ci sono dei lati spiacevoli: i risvegli notturni, roba puzzolente da maneggiare, eccetera. Embè? Se ci riesco io, perchè non puoi riuscirci tu? Anche questo fa parte dell’avere un figlio, cavolo! E sei genitore tanto quanto me. O no?
Io non sto cercando motivazioni, credo che alla fine le si conoscano, e non nego che le “colpe” ci siano sia tra uomini che tra donne.
L’attaccamento è una mezza scusa, ma anche no. E’ vero che una donna è molto attaccata al figlio, è naturale, ma io vedo tantissimi padri orgogliossissimi, così come altri invece sono stati abituati che “non è problema loro” e fanno pucci pucci e via.
Ecco, penso che molto dipenda dalle abitudini, gli uomini si adagiano e si impigriscono (e poi si lamentano nelle separazioni delle mogli iene, ma in fondo loro hanno mai lottato per fare i padri? Occhio che non voglio fare una generalizzazione, e non mi piacciono nemmeno le madri iene, però…) ma le donne lo permettono, e spesso diventando “indispensabili” si sentono più forti e realizzate.
Mio marito è cresciuto in una famiglia all’antica (mia suocera è una santa donna, e ringrazio il cielo di avere una suocera così, ma non fa che ripetermi che “non tutti fanno così, tanti non fanno niente in casa”) ma si è abituato, da solo non l’avrebbe fatto, ma io ho chiesto, richiesto e battuto e lui è sempre stato d’accordo e quindi si è abituato. Anche lui aveva paura del bagnetto, un giorno, figlia di 5 mesi, gli ho detto “è il giorno del bagnetto, ora basta con le fisse, io non la lavo più, vedi tu cosa vuoi fare”. Ero disposta a portarmela in giro puzzolente! Ha capito e ha provato, ed è inutile dire che hanno riso mezz’ora
Poi non vale l’esagerazione dall’altra, lui molte cose non le fa, le lavatrici per esempio, o non adora lavare i piatti, abbiamo la lavastoviglie ma il lavello la sera è mio così come i pasti (per conto suo, pasta e bistecca ogni giorno e siamo a posto). Ma dall’altra l’aspirapolvere è sua ogni volta che c’è, i vetri anche, e così via. Non credo che sia sbagliato a priori dividersi i compiti, una madre casalinga farà più del marito in casa, una moglie che odia stendere lo farà fare al marito. credo sia sbagliato il “non lo faccio perché uomo/donna”. ma perché? Ma dov’è il dizionario di questa divisione? Allo stesso modo, ovvio, non sopporto le donne che non cambiano le ruote all’auto perché donne.
Insomma, prima di tutto indipendenza. che sposarsi non è d’obbligo e non è detto che duri per sempre. E poi un po’ di autostima, come ha detto una che, su questo punto, stimo, ma possibile che gli uomini siano così insicuri da sentirsi donne solo perché fanno cose da donne? e ancora ora ne sento che non stendono perché “mi vedono e mi vergogno”. Ma la tua grinta dove sta?
Troppo lunga anche io, sarà un mese intenso
posso essere una voce fuori dal coro? è vero cucino io, faccio il bucato etc… però è anche vero che non aggiusto cose che si rompono, non porto la macchina che guido io dal meccanico, non leggo i manuali d’istruzione etc…ma non perchè sono donna, semplicemente ci siamo organizzati a fare quello che ci riusciva meglio, mio marito cucina MOLTO meglio ma impiega più tempo e sporca di più.
secondo me discriminazioni sul mondo del lavoro ce ne sono, eccome purtroppo, ma nell’ambito familiare sta a noi trovare il giusto equilibrio, quando le bimbe dovevano essere allattate insieme di notte eravamo in due, quando fanno capricci è il papà che le calma e le fa ragionare, il periodo d’allattamento lo prese il papà che aveva un lavoro dove altrimenti non sarebbe potuto uscire prima, il mio era più flessibile. Secondo me la vita attuale è molto più complicata di quanto non fosse per le nostre mamme ma sta a noi (tutti: uomini e donne, mamme e papà) trovare la giusta via e districarsi, forse parlo così perchè ho un uomo accanto con cui il rapporto è paritario, di pieno rispetto e soprattutto di amore.
@ Francesca
Il lavoro di cura è un dono se lo scegli, ma diventa un’imposizione dal momento in cui una donna non ha alternative: curi i figli, curi il marito, curi i genitori anziani, curi i nipotini, e per te stessa rimane veramente poco perche’ c’è uno Stato che se ne sbatte anzi ti usa COME SCUSA per dire che il welfare in Italia non serve “perché tanto ci sono le figlie e le nonne”.
Inoltre, credo che la situazione delle donne italiane sia molto più arretrata di quella delle tedesche o delle americane, basta guardare il rapporto sul gender gap, l’Italia ha un divario in opportunità di vita fra uomini e donne di poco inferiore al Giappone, altro paese tradizionalmente molto maschilista.
Questo è il documento, http://reports.weforum.org/global-gender-gap-2011/ NB: il “Gender Gap”, cioè divario di genere, misura la discrepanza di opportunità a parità di condizioni : cioè se la Costa d’Avorio (sto inventando per fare un esempio) è un paese ad altissima mortalità materna può non esserci un gender gap se nemmeno gli uomini hanno la possibilità di curare malattie al cuore. Invece il Giappone è un paese ricco e avanzato dove però le donne sono parecchio penalizzate.
E’ sconfortante vedere dove si colloca l’Italia nella classifica mondiale.
Rispolvero questo vecchio post http://genitoricrescono.com/litalia-paese-donne-neanche-uomini/
Si riferiva ai dati del 2009 del gender gap index
@Closethedoor
Ho già accennato alla situazione in Germania, che è ottimale in quanto all’assistenza alla famiglia, sia a livello sanitario-psicologico attorno al parto, sia a livello finanziario (Kindergeld mensile fino ai 18 anni di età per ogni figlio, diritto di 1 mese di congedo paterno, eccetera), meno felice riguardo all’inserimento/reinserimento della mamma nel mondo del lavoro. Anche lì non vengono accolte a braccia aperte donne giovani con voglia di fare figli o che già ne hanno. Spesso subiscono mobbing.
In USA è l’opposto. Nel mondo del lavoro le donne sono forti come gli uomini: è OVVIO e SCONTATO per qualsiasi donna poter trovare un lavoro, soprattutto se hanno studiato. Per il resto è un disastro. Come saprete, la filosofia americana è che ognuno si arrangia, questo è tanto più vero parlando di maternità. Non esiste la maternità retribuita, un parto costa nel migliore dei casi sui 3000 $ (normalmente non coperto dall’assicurazione), un posto al nido dai 2000 ai 5000 $ al mese. Noi paghiamo 1000 $ al mese per l’asilo (dai 3 anni). Una babysitter 100 $ al giorno. Quando si parla di bambini qualunque conto lievita, ne approfittano tutti. Anche il pronto soccorso è un lusso, a noi è arrivato un conto di 4000 $ per una TAC quando la piccolina aveva battuto la testa, per fortuna abbiamo un’assicurazione eccezionalmente buona (migliore della media, a 600 $ al mese) che ha pagato l’80%.
Diciamo pure che gli USA hanno un modello assistenziale opposto a quello europeo, ovvero non ce l’hanno. Il risultato è che le donne americane hanno “successo” nel lavoro, ma non conoscono i loro figli. Ne conosco che arrivano a casa la sera dopo che la baby sitter li ha già messi a letto e partono la mattina prima che si sveglino.
Concludo: mi sembra che non sia poi così sbagliato sostenere che la questione femminile stia nella testa delle donne, devo però aggiungere, anche in quella degli uomini, dopo gli ultimi commenti. Mi lascia sgomenta e amareggiata sentire che nel 2012 ci sono papà e mariti così poco collaborativi e sensibili.
@ Francesca
In effetti è amareggiante: a me è capitato di ricevere una telefonata dal servizio statistiche dell’ISTAT per rispondere ad un questionario sulla condizione della donna italiana in termini di lavoro e maternità. Le domande avevano chiaramente un taglio molto preciso e si capiva che chi le aveva redatte aveva ben il polso della situazione: fra le altre domande la signora mi ha fatto una lista dei mestieri di casa che mio marito era disposto ad accollarsi. Sarebbe interessante fare un sondaggio qui in questo blog!
Sul rapporto fra mamme americane e i loro figli, credo che in fin dei conti si tratti di un intero sistema sociale strutturato in un modo completamente diverso dal nostro, con standard di resa sul lavoro talmente elevati per non essere sbattuti fuori a calci nel sedere che la famiglia va a farsi benedire. Infatti: come sono messi i PAPA’ americani con i loro figli? Li conoscono, oppure oppure rientrano la sera tardi oppure partono la mattina presto… ?
Ah, che tema spinoso! Ho provato a dire la mia sul blog, consapevole che sarà una visione ristretta e limitata del problema. Ma come donna, e mamma di due donnine, non posso esimermi dal partecipare
Stavolta scrivo qualcosa anch’io!!!
vengo spesso su GC a curiosare. In questi 3 anni di maternità siete stati un aiuto e un prezioso specchio nei momenti difficili, quello che spesso non c’era altrove… Ma stavolta devo proprio scrivere.
Il tema è spinoso… Condivido molte delle esperienze fin qui descritte
Due riflessioni:qualcuno dice che ognuno crea il suo mondo attorno a sè, proiettando cio che c’è dentro di sè… Mi chiedo: ma forse che siamo noi le prime a credere a livello profondo che siamo sole nella nostra maternità, che tutto quel che facciamo sia in qualche modo dovuto e mai abbastanza, che se non lo facciamo noi chi lo può fare, che siamo forti come e più degli uomini, che non possiamo crollare o avere cedimenti che sennò va tutto in malora, che possiamo farcela con il lavoro, la famiglia, i figli, la casa, le amiche e chissà che altro… forse siamo noi le prime a pretendere tutto questo da noi stesse, arrabbiandoci e arrangiandoci se gli altri non corrispondono
Seconda riflessione:
Qualcuno dice che i bambini imparano per imitazione…
Se ho un figlio maschio si identificherà con il padre, qualunque cosa io faccia, quindi per cambiare la realtà femminile futura dovrei cambiare il padre
Ne ho già cercato uno con il lanternino, come si dice da noi, che fosse poco ancorato a vecchi schemi maschili, che stira, lava, accudisce il bimbo e fa le faccende di casa meglio di me…
Ma certi schemi maschili profondi saltano fuori lo stesso… anche perchè arrivano da tutte le parti anche fuori dalla famiglia e i bimbi sono spugne….
E allora come si fa? Cosa dovrebbero fare le mamme di oggi per cambiare la condizione femminile futura??
Aluna, parlare parlare e ancora parlare! Non stare lì zitte ad accettare e far finta di niente. I bimbi sono come spugne, e imparano anche a cambiare le cose. Chi l’ha detto poi che un maschio impara solo dal padre? Mio marito anche ha ancora vecchi schemi ancorati, è un marito già molto “moderno” ma qui la modernità lascia a desiderare. Aspira, riordina, pulisce, fa il papà, ecc… Ma a volte si adagia. Il punto è che io non mollo. Come quando non voleva fare il bagnetto alla figlia, gliel’ho lasciata e gli ho detto “tocca a te, o la lavi o sta così, io non la lavo più fino al prossimo turno”. I figli imparano anche questo, che ci sono schemi, ma che si può cambiare. Con ironia e senza acidità, per carità, io rido e scherzo molto, ma mai arrendersi del tutto. Continuare a cambiare canale se si vedono in tv cose che non vorremmo che loro facessero (le femmine imbambolate che sono lì solo per scena), continuando a chiedere, continuando a dire no, senza farne una lotta, solo uno stile di vita, sono una donna, sono pari a te, e allo stesso modo tu sei pari a me.
Poi ogni figlio sceglierà la sua strada. Ma sono quasi sempre intelligenti nelle loro scelte
A me sembra un tema importante – in Italia è scottante. Ci sarebbero un sacco di cosucce da dire, sulla psicopatologia che implica un sistema evoluto da un punto di vista economico e involuto da quello culturale. Perchè noi abbiamo il peggio dei due mondi e questo incrocio aumenta il tasso di psicopatologie nei piccoli.
Qui si fanno pochi figli e ci si occupa di loro come se fossero dieci. E senza la rete familiare delle famiglie patriarcali. L’investimento narcisistico sui figli è altissimo e la fusionalità della madre con i bambini non ha avversari nè in mariti maschilisti, nè in un lavoro che non ti rinnova il contratto dopo la maternità nè nella moltitudine dei figli di un tempo. L’aumento delle anoressie per me ha molto molto a che fare con questo.
In 9 righe un quadro molto preciso. E piuttosto drammatico
@zauberei mi chiedo se hai informazioni statistiche in merito all’aumento delle anoressie in Italia, è veramente maggiore percentualmente rispetto ad altri paesi del mondo occidentale?
Il tema del mese, e i rivoli in cui si sta dipanando, ha fatto crescere in me una serie di domande. Mi ha fatto capire di non conoscere aspetti storici necessari a capire perché e percome ci troviamo a questo punto, e aspetti più strettamente connessi alla natura umana.
Riguardo agli aspetti storici sto trovando molte risposte in questo scritto (lungo…): http://www.larchivio.org/xoom/famigliaamoreodioblezza.htm .
Per quanto concerne la natura umana sto taglincollando cose e mi farò viva…
Grazie!
Serena non ne ho purtroppo. Però vedo se ne trovo.
Guarda ho consultato ora un sito di epidemiologia, mi pare che da risultati piuttosto significativi anche se vanno presi molto con le pinze perchè non c’è un criterio uniforme nel definire il disturbo, non si possono perciò comparare le prevalenze epidemiologiche stabilite dalle singole ricerche. L’Italia sta relativamente bassa (secondo me per la sperequazione tra nord e sud italia. Il sud Italia della modernità spesso non ha nè il meglio nè il peggio. Stanno a vecchio regime) Il Giappone però – paese super reazionario e super tencologizzato raggiunge vette da record. Gli Stati Uniti anche. Faccio notare che in comune con queste due culture molto più ricche di noi abbiamo in comune un piano di assistenza zero alla genitorialità. Non sono certa per il Giappone, ma gli Stati Uniti non prevedono congedo obbligatorio di maternità. In ogni caso, io non penso che la questione sia da restringere all’anoressia. Un sacco di psicopatologie si generano per la difficoltà dei piccoli a svincolarsi dalla simbiosi con la madre. Però le variabili da considerare sono molte, per questo questa mia tesi penso rimane al livello molto personale.
@Zauberei Grazie per la precisazione.
Ciao! Lascio un link che ho appena trovato su un dibattito rovente in USA e che mi sembra pertinente con il tema del mese:
“A woman with a fetus has more rights than a woman with a baby. So, Are Women People? Only when they’re pregnant”.
Read more: http://ideas.time.com/2012/03/07/subject-for-debate-are-women-people/?xid=newsletter-weekly#ixzz1ovtaZoUT
Sono solo le 12.20 e già mi sono dovuta sorbire due conversazioni orribili in ufficio. Due volte ho sentito la frase “eh, anch’io vorrei fare quella bella vita: macchine, aperitivi, donne…”. Il peggio è che se non ci stessi riflettendo su da qualche giorno neanche me ne sarei accorta. Siamo considerate un divertimento, una parte della “bella vita”. E questo da persone che considero brave persone, rispettose nel tu per tu ma che considerano normali frasi di questo tipo. Ero io l’unica donna presente, e sulla decina di uomini coinvolti uno solo ha ribattuto in modo rispettoso “eh no, non io, ho famiglia, un bambino piccolo e i miei divertimenti ormai sono altri”. Un modo pulito e inattaccabile di tirarsene fuori, accondiscendente sui divertimenti “da giovani” ma con tutto il fastidio di volersi chiamare fuori da questi meccanismi. Gli ho sorriso, e lui mi ha sorriso come per scusarsi. Forse avrei dovuto controbattere, non lo so, ma mi sarebbe venuta fuori la cosa sbagliata così a caldo. Solo un uomo su dieci si rende conto di quanto siano umilianti queste frasi?
Ottimo tema del mese!
Penso che che non sia assolutamente vero che i figli maschi imparino ad imitazione del padre e sono perfettamente d’accordo con Daniela: le cose si possono cambiare. Anzi da quello che vedo io i figli maschi purtroppo crescono riveriti e serviti perchè molte madri pensano sia giusto così. Così la figlia deve aiutare nei lavori di casa il figlio no! (che tristezza).
Noi abbiamo due figlie (3 e 9 anni) e cerchiamo loro di insegnare la parità nel fare.
Quando la grande (molto attiva per usare stereotipi…un maschiaccio! come me da piccola!!) torna da scuola con l’idea che una determinata cosa una femmina non l’ha può fare perchè i suoi compagni sostengono così cerchiamo filmati o storie per mostrarle il contrario.
Io sono stata cresciuta (e ringrazio i miei genitori per questo) nella convinzione che impegnandomi potevo farcela in qualsiasi situazione e non era il caso di stare ferma in attesa del principe azzurro sul cavallo bianco. In pratica cambio la ruota bucata alla macchina, così come facevo con la bicicletta (dopo aver cercato e riparato il buco) utilizzo il computer da sempre, smonto e rimonto oggetti anche elettrici se non funzionano. Insomma mi do da fare.
Credo che prima di tutto dobbiamo chiederci noi stesse cosa vogliamo e come vogliamo vadano le cose. Dopo aver capito ciò possiamo iniziare a cambiare qualcosa, prima in casa nostra e poi anche fuori. Conosco una infinità di papà meravigliosi che dividono compiti e responsabilità dell’essere genitori con le mamme. In primis mio padre….che quando io o mia sorella stavamo male passava la nottata accanto a noi a curarci o a confortarci, pur lavorando lui e mia mamma no.
Siamo noi donne che dobbiamo decidere cosa vogliamo dalla vita.
Io personalmente dopo esser partita come una sfegatata nel mondo del lavoro con grandi ambizioni…ora voglio solo una cosa: fare la mamma.
il mondo del lavoro è molto duro per una donna ma non solo perché non favorisce la maternità….ma per un motivo molto più semplice. Se lavori togli tempo a tuo figlio: è un dato di fatto a meno che non hai la fortuna di lavorare part time. E quindi dobbiamo chiederci: cosa voglio nella vita? Io so di non voler togliere tempo a mio figlio per un lavoro che ti tiene lontana da lui per 8 ore o anche di più.
Moonlitgirl
http://www.friendonthemoon.blogspot.com
@Moonlitgirl, capisco perfettamente e rispetto totalmente il tuo punto di vista, ma per me la questione è: è giusto che questo sia un problema solo femminile? Perchè devi sentirti in colpa a togliere tempo a tuo figlio lavorando a tempo pieno se il papà questa remora non ce l’ha? Insomma perchè questo debba essere un problema non paritario fra uomini e donne? Ovviamente intendo socialmente parlando, che a casa proprio ognuno è libero di organizzarsi la vita come vuole.
Per me….semplicemente perché lo voglio io nel senso che io voglio dedicarmi a mio figlio a discapito del lavoro….perché ho capito che mi rende più felice essere mamma che donna in carriera. Fare la donna in carriera vuol dire lavorare tanto….e sottrarre del tempo al proprio figlio (così come fare l’uomo in carriera). Se quello che vuoi è fare la donna in carriera sono d’accordo con te che tale scelta vada condivisa con il papà e trovare insieme una soluzione che accontenti tutti.
Moonlitgirl
Secondo me voler lavorare non vuol per forza dire che una voglia essere una donna in carriera. Vuole semplicemente lavorare! La cosa più giusta sarebbe che lo Stato garantisca la possibilità a chi vuole di poter lavorare e a chi decide in maniera diversa di farlo.
Io lavoro 8 ore al giorno, il mio compagno lo stesso, abbiamo due bambine di 3 e 9 anni e sinceramente non mi sembra di non dedicare tempo a loro. Entrambe sono andate all’asilo nido (purtroppo solo dopo aver compiuto l’anno, perchè dove abito è così) hanno giocato con i loro amici e al rientro sono state con la mamma e il babbo, anche perchè non abbiamo parenti a cui appoggiarci.
Ribadisco per dare libertà di scelta occorrono servizi adeguati per dare modo a tutte e tutti di poter scegliere cosa fare: lavorare o meno, senza per questo dover rinunciare a fare i genitori.
Ciao a tutte!! Per me l’argomento “questione femminile” si riassume in una semplice frase: SIAMO ANCORA ALL’ETA’ DELLA PIETRA!
Il solo fatto che esista un ministero per le pari opportunità la dice lunga. Essere madri e fare carriera è un’impresa titanica.
Ho lavorato in posto dove venivano spedite mail con i “validi motivi per cui è meglio non avere figli” e dove le mie quotazioni sono cadute a picco il giorno che ho detto che mi sposavo!! Se questa non è preistoria!
E sto parlando della realtà italiana, perchè se guardiamo oltre c’è anche di peggio!!
questi temi non passano mai di moda. è imporatnet continuare a scriverci su, parlarne, confrontarsi, alzare la voce. grazie di quetsa vetrina!
Al di là degli spinosissimi discorsi sul welfare, lavoro femminile, rapporto Stato-donna, visione di gender in italia etc, mi pare si fosse partiti da una piccolina che guardandosi allo specchio diceva che il suo naso non le piaceva proprio! Io ho da poco letto – grazie a GC – il libro della Maxwell sul discorso del sesso ai bambini (il titolo lo trovate nella sezione del sito che consiglia tante belle letture). E, essendo madre di un maschio di soltanto due anni e di una femmina di (soltanto) uno, il libro mi ha fatto più che altro riflettere su come la società (non quella italiana, ma quella globale nella quale viviamo immersi, volenti o nolenti)influisce sull’educazione che ricevono i nostri figli. A volte facciamo cose, quando parliamo con i nostri bambini, quando stiamo con loro, quando facciamo cose per loro, che hanno un’influenza sessuata sul loro futuro comportamento. Quante di noi hanno comperato una magliettina alla nostra bambina con una scritta o un disegnino da “più grande” o che rimandi a discorsi che solo gli adulti possono capire e non una bimba (o un bimbo ) di uno, due anni? chessò, un elefantino carino su t-shirt rosa con una scritta in inglese “sono il tuo dolce regalino”. Non allude forse questo a qualcosa di vagamente sessuale? e a chi è rivolto il messaggio sulla magliettina? di certo non alla mamma o al papà! su questo come su altri pone l’accento il libro e mi ha fatto pensare a quanto la questione femminile venga infiltrata nella testa di una bambina (e, anche se in maniera diversa, in quella di un bambino) dal mondo in cui viviamo, dai consumi, dagli “imput” che arrivano comunque, anche quando si è genitori consapevoli e attenti.
Lasciaci un commento!
Sponsors
I libri per crescere scelti da noi:
Libri per bambini
Aspetti legali
Allacciamo le cinture
Mamma, papà e lavoro
Brutta giornata? Hai voglia di urlare?
Ne hai imbroccata una?
Hai un blog? Partecipa anche tu!
Commenti recenti
Appena usciti
Categorie
Archivio
Parliamo di
Chi siamo
Siamo Serena e Silvia. Due conoscenti, che sono diventate amiche dopo aver scoperto di essere entrambe mamme di figli altamente energetici, che hanno travolto le nostre vite come un ciclone, e che pochi esiterebbero a definire iperattivi. Noi preferiamo il termine amplificati. [continua a leggere]go social! seguici
Parlano di noi