Tema del mese: autostima

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L’autostima è la stima di sé, l’apprezzamento per come si è e per quello che si fa. Semplice. Lo sanno tutti. Anche i bambini… Forse.
Perché un conto è sapere cosa vuol dire e un altro è sapere cos’è in concreto, come si costruisce e come si coltiva.

Pensavo al tema di questo mese e mi riecheggiavano in mente le note di una canzoncina anni ’90… “ci vuole un fisico bestiale, per resistere agli urti della vita…
Ecco. No. Il fisico bestiale deve averlo la nostra autostima, per resistere agli urti della vita. Perchè la vedo proprio così: una specie di air bag.
Avere autostima è per il proprio spirito quello che sono dei buoni addominali per la schiena: l’unico modo per difenderla e preservarla! Insomma, un’autostima tonica e muscolosa dovrebbe essere una buona risorsa contro le avversità.

L’autostima non è gonfiarsi a elio ogni giorno per poi credere di viaggiare sempre una spanna sopra gli altri. Non è credersi migliori.
E’ piuttosto conoscenza di sé, dei propri limiti, dei propri pregi e dei punti di forza, è volersi bene, è rispettarsi, è difendersi dalle aggressioni, tutelarsi, proteggersi. Non è tanto dirsi “io mi piaccio sempre e comunque”, quanto piuttosto “io mi conosco e mi voglio bene”.
E’ spesso la chiave dell’equilibrio nei rapporti interpersonali.

“L’autostima è anche la misura di quanto posso sbagliarmi in quello che faccio” (cit. Lorenzo Gasparrini), “L’autostima è la tranquillità di poter sbagliare con serenità” (cit. Supermambanana). Eh già, perchè se ho l’esatta percezione dei miei confini, limiti e qualità, posso perdonarmi errori umani, posso assolvermi.
“E’ la serena certezza di quello che so fare, di quello che ho fatto in vita mia e che me la so cavare benissimo” (cit. Mammamsterdam). “Quel quid necessario e sufficiente che mi consente di non sopravvalutare i miei errori e non sottovalutare i miei successi” (cit. Silvietta). L’autostima è conoscenza di sè, attenzione per se stessi.

Ma allora, una cosa tanto bella come l’autostima, che ti sostiene nella vita e ti perdona, non vorremmo regalarla ai nostri figli?
Nel crescerli dovremmo interrogarci sempre sulle radici dell’autostima. Come nasce? E dov’è che può smarrirsi? Cosa possiamo fare per coltivare quella dei nostri figli perché siano persone consapevoli, che si vogliono bene e che per questo sappiano stabilire rapporti equilibrati?

E poi dovremmo rafforzare la nostra come genitori. Interrogandoci su quanto siamo consapevoli e :::: con noi stessi. Dovremmo preservarci dai confronti, dai sensi di colpa, dalle frustrazioni infruttuose.Per coltivare l’autostima dei nostri figli, dobbiamo averne per noi stessi e dobbiamo recuperarla anche quando è un po’ spiegazzata.

Dialoghiamo questo mese sugli aspetti più diversi dell’autostima e cerchiamo di riflettere su quei comportamenti che aiutano i nostri figli a formarsene una propria.

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25 COMMENTI

  1. Fortunatamente l’autostima è una delle dimensioni della nostra personalità che si COSTRUISCE grazie a diversi elementi: una parte è sicuramente innata, caratteriale; una buona autostima si basa però molto sulle esperienze positive che abbiamo fatto durante le fasi del nostro sviluppo, se siamo stati cresciuti con amore, se siamo stati cresciuti da persone sufficientemente equilibrate e che hanno riconosciuto i nostri bisogni e ci hanno fornito una base sicura. Una dimensione importante riguarda la capacità dei genitori di tollerare i conflitti, gli inevitabili fallimenti e rimandare al bambino una sensazione positiva: i bimbi devono sentire di poter sbagliare ed essere rassicurati. L’autostima si acquisisce dalle esperienze altrui, i bimbi la “imparano” dai loro coetanei, dai racconti, dai nonni…
    Mi trovo a lavorare spesso con bambini a cui sono disgnosticati Disturbi dell’Apprendimento (DSA) e il primo obiettivo è proprio quello di lavorare sull’autostima, attraverso tecniche specifiche e grazie al rapporto terapeutico. Non è assolutamente vero che non si può infondere autostima, al contrario, si può apprendere anche da adulti! Un caro saluto a tutti!!!!

  2. […] Vorrei una cesta grande. Vorrei fosse fonda come la borsa di Mary Poppins. Vorrei pescare delle parole: onestà, correttezza, forza, lealtà, simpatia, autostima, sincerità, autorevolezza, comprensione, gentilezza. Vorrei che avessero la consistenza del pane e che Guu le potesse mangiare. E che attraverso la metabolizzazione del cibo, potesse fare suoi questi aggettivi. Invece glieli devo insegnare.  E spesso mi chiedo come fare. Sopratutto con l’autostima. Con la capacità, cioè, di crescere avendo stima di sè, credendo nelle proprie capacità. Io per prima sono insicura. Io per prima faccio un passo dopo averci riflettuto a lungo. Difficilmente mi lancio. Raramente azzardo. Ma per Guu sogno un futuro pieno di sè, senza cadere nella boria.  Mi chiedo come posso, già da ora, senza l’uso delle parole, fare questo. Come far si che le regole e la libertà si bilancino? Come fargli comprendere che il limite non è una barriera ma una protezione? Come insegnargli che “no” è per il suo bene e non per dispetto? Io ho una sola ricetta, che adotto su tutto: pongo limiti e regole con fermezza, mettendomi alla sua altezza, guardandolo negli occhi, abbracciandolo se si arrabbia, parlandogli anche se sono certa che non capisca del tutto, accarezzandolo, dimostrandomi disponibile al dialogo quando manifesta il suo dissenso (e vi assicuro che lo fa piuttosto spesso). Cerco di dargli il massimo, sempre. Cerco di essere coerente nei miei comportamenti con lui (ma quanto è difficile??). Cerco di non cedere quando sono stanca. Cerco di non fargli mai mancare un abbraccio, una carezza, un conforto. Cerco di fare tutto questo sempre, anche se a volte lo trovo difficilissimo perché vorrei sbracarmi sul divano e lasciargli distruggere la casa in libertà in cambio, di mezz’ora per me. In fondo, lui è il mio primo prossimo e l’esempio e la correttezza nei suoi confronti sono una cosa fondamentale. Spero funzioni. Ve lo racconterò tra qualche anno. Questo post partecipa al blogstorming […]

  3. Ciao ragazze, questo tema mi tocca profondamente. Ho due gemelli di 8 anni, uno è un bimbo tranquillo e spensierato, l’altro ha grossi complessi di inferiorità, nei confronti del fratello e di se stesso. Tommy è più piccolo e più magro del fratello e immancabilmente chiunque li vede dice:” Ah siete gemelli ma tu sei più piccolo di tuo fratello”, le solite persone ignoranti che non pensano prima di parlare, e naturalmente lui ci soffre tantissimo. C’è stato un periodo che era veramente in crisi, si guardava sempre allo specchio, si autolesionava, togliendosi le sopracciglia e toccandosi in un punto preciso del collo tanto da formarsi un livido, si isolava dagli amici, aveva sempre voglia di piangere ed inoltre gli erano comparsi molti tics nervosi. A quel punto l’abbiamo fatto seguire da una psicologa e ora va molto meglio, lei con il gioco cerca di fargli aumentare l’autostima di se stesso, ma c’è molto lavoro ancora da fare. Lui non si sente bravo, per esempio ha sempre giocato come portiere, la sua passione, ma ora non ne vuole più sapere perchè i suoi compagni quando prende i gol, gli dicono che è colpa sua se perdono le partite perchè non è bravo, anche se in realtà fa di quelle parate bellissime e riceve i complimenti di tutti gli adulti, cosa che purtroppo lui non sa apprezzare. Avevamo anche pensato di portarlo in un’altra squadra ma il medico ci ha detto che è assolutamente sbagliato, deve imparare a superare le sue difficoltà. La psicologa ci sta dando dei preziosi consigli per come farlo stare più sereno possibile ma allo stesso tempo aiutarlo a combattere e a superare le sue insicurezze. Mi piacerebbe sapere se ci sono altre mamme che stanno affrontando questo problema e magari poterci scambiare degli utili consigli.

  4. Questo post mi piace, perché è vero e ottimistico, nel senso che ciascuno di noi può fare la sua parte, genitori e figli, nonostante viviamo in una società in cui la famiglia, il padre, la madre, sono sempre sotto la luce dei riflettori… sbagliati.
    Questo mese rimarrò incollata al video per leggervi.

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