Stress e dieta: lettera ad una mamma

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Kasey Edwards è una scrittrice australiana, autrice di libri umoristici ma anche informativi su donne e lavoro, maternità, rapporto con la propria immagine, e collabora con giornali fra cui Grazia, Best Magazine, The Herald Sun, Daily Life. Insieme ad altri personaggi famosi australiani della cultura, dello sport e dello spettacolo, ha partecipato ad un libro, Dear Mum, che raccoglie lettere alla propria madre, con ricavato devoluto alla Fondazione per la Ricerca sul Cancro australiana. Dopo aver visto la lettera su alcuni giornali internazionali, abbiamo chiesto a Kasey il consenso a tradurla in italiano, per presentarla su genitoricrescono in questo mese, come esempio dello stress e dell’angoscia che può causare l’eccessiva attenzione e idealizzazione della forma fisica. E presentarla oggi, nella Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne: perché è violenza, delle più atroci, indurre ad odiare se stessi, doppiamente atroce odiarsi soltanto per come si appare, e vogliamo dire no con forza ad una società che crea i presupposti affinché questo avvenga.
Kasey è stata così gentile da acconsentire, ed eccola per voi.

Cara Mamma,

Avevo sette anni quando ho scoperto che tu eri grassa, deforme e orribile. Fino ad allora avevo creduto tu fossi bellissima, in tutti i sensi. Mi ricordo che sfogliavo vecchi album e rimanevo incantata a guardare alcune tue foto dove eri seduta su una barca. Avevi un costume bianco senza spalline talmente glamour, sembravi una star del cinema. Quando ne avevo l’opportunità, tiravo fuori quel costume meraviglioso dal fondo di uno dei tuoi cassetti e immaginavo quando sarei stata grande abbastanza da indossarlo; quando sarei stata come te.

Ma tutto cambiò quando, una sera, mentre ci preparavamo per andare ad una festa, tu mi dicesti, “ma guardati che carina, così magra, e adorabile. E guarda me, grassa, deforme e orribile.” Da principio non capii cosa intendessi.

“Non sei grassa,” dissi, onestamente e innocentemente, e tu rispondesti “Si che lo sono, tesoro, sono sempre stata grassa, anche da bambina.”

Nei giorni seguenti ebbi una serie di rivelazioni che hanno segnato la mia vita intera. Appresi che:

1. Tu dovevi essere grassa davvero, perché le mamme non mentono.

2. I grassi sono deformi e orribili.

3. Da grande, io assomiglierò a te, e quindi anche io sarò deforme e orribile.

Anni dopo, ripensando a questa conversazione, e alle centinaia che hanno seguito questa, ti ho maledetto per quel tuo sentirti così non attraente, insicura, e indegna. Perché, come mio primo e più influente modello, mi hai insegnato a credere lo stesso di me.

Con ogni smorfia al tuo riflesso nello specchio, ogni nuova dieta miracolosa che ti avrebbe cambiato la vita, ogni cucchiaio colpevole di “oh-ma-non-dovrei”, ho imparato che le donne dovevano essere magre per essere valide e degne. Le ragazze devono digiunare, perché il loro più grande contributo alle sorti del mondo è la loro bellezza fisica.

Proprio come te, ho passato la vita a sentirmi grassa. E fra l’altro, da quando in qua essere grassi è una cosa che “si sente”? E siccome credevo di essere grassa, credevo di non avere valore.

Ma ora che sono cresciuta, e sono madre a mia volta, lo so che biasimare te per il mio odio verso il mio corpo non aiuta, e non è giusto. Ora capisco che anche tu eri il prodotto di una lunga discendenza di donne cui era stato insegnato ad odiarsi.

Guarda l’esempio che Nonna ha dato a te. Nonostante il suo fisico possa solo definirsi come denutrito-chic, è stata a dieta ogni giorno dei suoi 79 anni di vita. Si truccava per andare all’angolo a spedire una lettera per paura che qualcuno la potesse vedere senza trucco.

Ricordo la sua risposta “compassionevole” quando le annunciasti che Papà ti aveva lasciata per un’altra donna. Il primo commento fu “Non capisco perché ti abbia lasciata, tu ti curi, ti metti il rossetto. Sei sovrappeso, ma mica poi tanto.”

E anche Papà, prima che se ne andasse, non ti ha fornito nessun balsamo per guarire il tuo tormento.

“Cristo, Jan” lo sentii una volta dirti. “Non è difficile. Energia dentro, energia fuori. Se vuoi dimagrire, devi solo mangiare meno.”

Quella sera a cena ti ho guardata attuare la cura “Energia-dentro-Energia-fuori” di Papà. C’era chow mein per cena (ricordi come nella provincia Australiana degli anni ’80 questa combinazione di tritata, verza e salsa di soia  fosse considerata il picco della cucina esotica?) Tutti avevamo la cena nei piatti da portata, tranne te. Tu hai mangiato in un microscopico piattino per il pane.

Mentre stavi lì seduta davanti a quel patetico cucchiaio di tritata, le lacrime rigavano il tuo volto. E io non dissi nulla. Neanche quando le tue spalle cominciarono a curvarsi per l’amarezza. Tutti mangiammo in silenzio. Nessuno ti ha consolata. Nessuno ti ha detto smettila di essere ridicola e prenditi un piatto normale. Nessuno ti ha detto che eri  già amata, e apprezzata, abbastanza. Le tue conquiste non valevano nulla, il tuo valore – come insegnante di bambini disagiati, e madre devota di tre bambini a tua volta – impallidiva e diventava insignificante davanti ai centimetri che non riuscivi a toglierti dalla vita.

Mi ha spezzato il cuore assistere alla tua disperazione, e mi dispiace di non essere corsa in tua difesa. Allora avevo già imparato che era colpa tua se eri grassa. Avevo anche sentito Papà descrivere il dimagrire come un processo “semplice” – eppure era qualcosa che proprio non riuscivi ad afferrare. La lezione era: non meriti cibo, e di sicuro non meriti comprensione.

Ma avevo torto, Mamma. Ora capisco che vuol dire crescere in una società che racconta alle donne che la loro bellezza è quello che conta, e allo stesso tempo definisce degli standard di bellezza continuamente fuori dalla loro portata. Conosco perfettamente il dolore che porta l’interiorizzazione di questi messaggi. Siamo diventate le nostre carceriere, e ci infliggiamo da sole le nostre punizioni per non essere all’altezza. Nessuno è più crudele con noi di quanto non siamo noi stesse.

Ma questa follia deve finire, Mamma. Finisce per te, finisce per me, e finisce adesso. Ci meritiamo di meglio – meglio che rovinare le nostre vite per pensare al nostro corpo, e quanto vorremmo essere diverse.

E non è più soltanto una questione di me e te. La tua nipotina ha solo 3 anni, e io non voglio che questi pensieri radichino in lei e strangolino la sua felicità, la sua sicurezza, e il suo potenziale. Non voglio che Violet creda che la sua bellezza sia la sua carta più forte, quella che deciderà il suo valore nel mondo. Quando Violet ci guarda per imparare che vuol dire essere donna, dobbiamo essere il miglior esempio possibile. Dobbiamo mostrarle con le parole e con i fatti che le donne hanno valore per quello che sono. E perché lei ci creda, dobbiamo crederci noi per prime.

Man mano che invecchiamo,  perdiamo persone care, chi per incidenti, chi per malattie. La loro scomparsa è sempre tragica, e accade sempre troppo presto. A volte mi capita di pensare a cosa darebbero questi cari, e le persone che li amano, per avere un po’ più di tempo in un corpo sano. Un corpo che permetta loro di vivere un pochino più a lungo. Le dimensioni di questo corpo, o i lineamenti del viso, non importerebbero. Sarebbe un corpo vivo, e sarebbe quindi perfetto.

Anche il tuo corpo è  perfetto. Ti permette di lasciare le persone disarmate dal tuo sorriso quando entri in una stanza, e contagiarle con la tua risata. Ti permette di avere braccia per circondare Violet e stringerla fino a che non rida.  Ogni momento che spendiamo a preoccuparci delle pecche del nostro fisico è un momento sprecato, una fettina preziosa di vita che non avremo indietro.

Onoriamo e rispettiamo i nostri corpi per quello che fanno, invece di disprezzarli per come appaiono. Concentriamoci su vite sane e attive, che il peso arrivi dove deve, e ributtiamo l’odio per il nostro corpo nel passato, dove è il suo posto. Quando guardavo la foto di te con il costume bianco tanti anni fa, i miei occhi innocenti vedevano la verità. Vedevo amore incondizionato, bellezza, e saggezza. Vedevo la mia Mamma.

Con amore, Kasey.

(traduzione autorizzata dall’autrice)

[Elisabeth Louise Vigée-Lebrun, “Madame Vigée-Lebrun et sa fille”, 1789, Olio su tela, Louvre]

 

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17 COMMENTI

  1. grazie a tutt* per i commenti, che passerò all’autrice con piacere.
    Paolo, non mi pare qui si dica di non preoccuparsi del proprio fisico (“concentriamoci su vite sane e attive”), né che dimagrire sia facile, né che digiunare sia corretto…. Dici che c’è bisogno di puntualizzarlo? E puntualizziamolo 🙂

    (nota che ho eliminato tutti i duplicati dei tuoi messaggi, a me sono apparsi tutti in verità, i misteri di wordpress)

  2. testimonianza toccante. Mi preme dire però che preoccuparsi per il proprio fisico non è necessariamente negativo (nè è una esclusiva delle donne) e digiunare e affamarsi non è assolutamente una dieta corretta come ogni medico e dietologo sa.
    Dimagrire se lo si vuole e se ne ha davvero bisogno non è “facile” ma è possibile farlo compatibilmente con la propria corporatura, il proprio fisico (una persona di corporatura robusta può perdere peso ma non sarà mai esile come chi è esile difficilmente diventerà obeso)
    Certamente in ogni caso è necessario volersi bene e avere il sostegno dei propri cari qualunque cosa si decida di fare col proprio corpo.
    Sono d’accordo con chi ha detto che l’adolescenza è sempre un work in progress, magri o non magri

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