Sette strategie per riposare di giorno e praticare l’ozio

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Quando i bambini hanno smesso di fare il pisolino pomeridiano, e’ stato difficile piu’ per me che per loro, lo ammetto. Per loro e’ stata un’esigenza fisiologica, una tappa naturale della loro crescita, per me la perdita di uno spazio di pausa essenziale e nello stesso tempo morbido.
Se le difficolta’ legate al sonno ci hanno messo a dura prova fisicamente, infatti, quel momento di quiete durante il giorno aveva un ruolo non meno vitale, anche se per ragioni del tutto diverse.
La pausa durante il giorno, a luci soffuse, nella casa ombreggiata, era un momento in cui preferivo mantenere i rumori ovattati e mi obbligavo a occuparla solo con un certo genere di attivita’: scrivere, leggere, riposare, pensare, meditare talvolta. Ho dormito, fantasticato, fatto ipotesi e esplorato desideri: che riposassi attivamente o mi fermassi a respirare e’ stata la fucina che mi ha consentito di vivere quegli anni in una maniera che sento tuttora fruttuosa e piena anche per me stessa, non solo dedicata al loro accudimento.
Una reminiscenza classica mi ricorda la distinzione tra il far niente e l’ozio, inteso come momento di pausa in cui alle nostre menti viene concesso di rielaborare idee e stimoli e combinarli creativamente per successivi momenti, piu’ attivi. Ecco, il riposino pomeridiano e’ stato per me un perfetto momento di otium, prezioso.
Prezioso perche’, se e’ vero che l’assenza di sonno e’ invalidante e pericolosa, l’assenza di tempo proprio, come e’ spesso vivere con dei bimbi piccoli, ha conseguenze altrettanto difficili per la nostra sfera emotiva, personale, identitaria.
Ancora adesso, nonostante stia vivendo un periodo di profondi mutamenti che richiedono di essere seguiti con dedizione giornaliera, costante, determinata, sento la necessita’ di preservare nel quotidiano spazi di riposo o non- attivita’ oltre a quelli dedicati al dormire.

Foto Federica Orlati utilizzata con licenza Flickr CC

Come fare, pero’?
Ecco alcune strategie, incostanti e mutevoli, che mi accompagnano, per farmi svuotare la mente sempre indaffarata e donare nuove energie alla me stessa creativa, creatrice e unica.
1. Dieci minuti al mattino, sottratti alla sveglia o alla colazione, in cui respiro, mi esercito su due posizioni yoga o semplicemente mi allungo nel letto ricordandomi che “io sono” al di la’ di tutto quello che attende di essere fatto nella giornata.

2. Dichiarare 15 minuti in piu’ per i tragitti, soprattutto quelli lunghi, con la scusa che preferisco guidare piano. 15 minuti da passare seduta in automobile, godendo del fatto di essere in anticipo, e pensare a quello che mi aspetta o semplicemente il senso di cio’ che faccio.

3. Fare un abbonamento, per teatro o musica, leggera o classica: basta una volta al mese, e – per mia esperienza – non occorre essere esperti in tutto. Uscire, demandando al partner la cura della casa e della famiglia, prendersi magari cinque minuti nel parcheggio, attendere – se possibile senza cellulare – che si spengano le luci e infine assistere, al buio. Se lo spettacolo mi rapisce, ecco l’otium del teatro. Se non riesce a darmi nulla di magico, creo io la magia dentro di me, lasciando vagare i pensieri mentre la situazione mi impedisce di agire.

4. Praticare un po’ di mindfulness ai semafori, lasciando fuori dall’auto e da me il tempo e l’eventuale ritardo

5. Se siamo in viaggio o in gita e andiamo in un museo scegliere una sola cosa da vedere: il resto del tempo rimane cosi per vagare, lasciarsi affascinare o riposarsi, se l’opera o la giornata e’ stata troppo densa e abbiamo bisogno di farla “nostra”.

6. Cucinare zuppe e minestre. Il tempo della cottura, del loro lento sobbollire, e’ un tempo per me, in cui mi muovo tra la casa (i figli) e la cucina, lasciando spazio alle idee.

7. Se possibile, nei weekend o nei momenti di pausa, mi concedo 20 minuti di riposo nel dopopranzo, in poltrona o appoggiata al tavolo. Loro hanno smesso, ma io ho ripreso a farlo… Chi ha detto che solo i piccoli hanno bisogno di dormire di giorno? Ho l’impressione che quando il gioco si fa piu’ duro, ancor piu’ sia necessario, per la mente, trovare spazi altri, di riposo e quiete, in cui osservare le tante informazioni da un’angolazione diversa. E con l’una o l’altra strategia passa quel po’ di riposo necessario per dare un po’ di polvere magica alla vita di tutti i giorni.

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8 COMMENTI

  1. Forse il motivo per cui mi sono goduta tanto i mesi di maternità è che la mia regola per il pisolino del pomeriggio era: riposo anche io. Per cui mi sono letta bellissimi libri vivendoli proprio come un regalo a me stessa.
    Grazie per come lo hai espresso
    E l’idea della mindfulness al semaforo te la copio (anche se io trovo più ingorghi che semafori)

    • Grazie a te Vanessa: ricordarsi che anche nei mesi del massimo accudimento è il momento di prendersi dello spazio per farsi dei regali (anche leggendo bellissimi libri) mi sembra un messaggio importantissimo.
      Per gli ingorghi, mi spiace, credo però che il messaggio della mindfulness sia lo stesso. Arrabbiarsi o proiettarsi sul ritardo non è di alcun aiuto, allora meglio godersi l’attimo, anche solo per assaporare quel raggio di sole che ti ricorda che è primavera – anche con l’ingorgo!
      (oh… almeno ci si prova 😉 )

  2. come al solito, anche questa volta il tuo post tocca punti evidenti e male o poco condivisi: tu, poi, lo fai, come al solito, con quel tuo tono pacato che ti contraddistingue e che mi fa sentire vicina. Prendersi dei momenti tutti per se significa rinascere come persona e sbucciare fuori dalla crisalide che ci ha avvolte nel primo periodo di maternità. Grazie Silvia per averne scritto

    • Grazie a te Raffaella per queste belle parole e per questi complimenti: me li tengo stretti.
      Mi piace molto l’immagine della rinascita e della crisalide forse perche’ la condivido: ritrovare energie per se stesse per potersi donare una nuova forma, una nuova vita, senza paura.
      Grazie e buona giornata!

  3. Tu sei me e io sono te cara Silvietta!
    Condivido in pieno tutto, soprattutto la necessità (fisica per me più che mentale) di fare una siesta pomeridiana quando ne ho la possibilità. Il che non significa dormire due ore, ma avere un po’ di tempo solo mio di riposo.
    Da quando i bimbi non fanno più la siesta abbiamo fatto un patto: io non li obbligo, ma devono giocare silenziosamente. Io mi chiudo in camera e leggo, guardo il soffitto, respiro, sonnecchio, mi riapproprio del mio ritmo. Succede solo la domenica, ma è impagabile!
    Quando riesco ad alzarmi senza svegliarli adoro anche fare colazione da sola. La mattina mi sveglio molto presto, ma amo fare le cose con calma e in silenzio e fare colazione è un rito tutto mio.

    • Brava Elena! Hai ragione: sia concordare con loro di giocare silenziosamente perche’ mamma riposa sia la colazione da soli sono altre due splendide tattiche di otium. Grazie di averle inserite e di condividere con me questa stessa necessita’ di ri- connessione con se stessi. Che sia un’esigenza fisica o mentale,come spesso accade, si tratta di un po’ di spazio per l’io ed e’ sempre bello far vedere anche ai nostri bimbi che sappiamo prenderci cura di noi stesse 🙂
      Buonagiornata!

      • In generale trovo che sia soprattutto sano, per noi e per loro, far capire che noi stesse non ci esauriamo nel ruolo di madri accudenti. Non sopporto l’iconografia della madre che si sacrifica perché questo è il mezzo per amare i figli.
        Quando chiamo la tata non solo per coprirmi gli orari di lavoro, ma anche per qualche uscita serale, il dialogo con i miei figli si ripete ogni volta: Mamma stasera viene Ale? Si bambini. Perché? Perché esco: vado al cinema, vado a cena, vado a un aperitivo ecc. Perché mamma? Perché come voi avete bisogno di vedervi coi vostri amici, anche io ho bisogno di frequentare amici e fare cose solo per me.
        Ecco, un dialogo così credo sarebbe molto disapprovato dalla maggior parte delle altre mamme che conosco. Ma ci ho impiegato anni per diventare me stessa e ora ne vado orgogliosa!

        • Fai bene ad essere orgogliosa, alla fine lo sappiamo: fanno quello che ci vedono fare, non quello che diciamo. parlare senza mostrare che viviamo, anche il divertimento, il piacere, la capacità di coltivare la nostra identità non farebbe bene. Confidiamo in quello che stiamo crescendo, una generazione molto più viva!
          Brava Elena!!

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