Rimanere incinta. La paura di generare

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Queste riflessioni non sono il mio diario personale, anche se ne traggono ovviamente ispirazione, i pensieri che vi propongo non fanno sempre direttamente riferimento alla mia persona. A qualcuno potranno sembrare eccessivi, per altri saranno una voce possibile ma non esatta delle ombre che (talvolta) li hanno attraversati.

diventare_madreIl rimanere incinta, l’avventura della gravidanza, la creazione della vita che avviene dentro di sé a seguito di un atto d’amore (generalmente, per approssimazione) è sicuramente un cammino di creatività, per una coppia.
È anche un’immagine molto amata per la sua luminosità dalla società, che è fatta dalle persone che incontriamo, con i loro vissuti, e dagli stereotipi dei media, in cui ci rispecchiamo o a cui auspichiamo. Una mamma luminosa che accarezza serenamente la propria pancia mentre si rilassa abbandonata su un divano illuminato dal sole rappresenta un desiderata per tutti.
La realtà quotidiana, però, spesso si discosta da quest’immagine (che magari le appartiene ma solo in misura sporadica, come “panorama mozzafiato” in mezzo alla scalata, come citava una settimana fa su Internazionale Claudio Rossi Marcelli). E oltre alle fatiche legate all’ingrossamento, ai cambiamenti ormonali e alle difficoltà oggettive della gravidanza si possono innestare altri pensieri, legati a timori ancestrali.
Creare, dare la vita, riporta anche facilmente ai timori della perdita (timori non sempre associati a problemi riscontrati, ma semplicemente insiti nel fatto che tutta la gravidanza e il parto sono legati a un filo sottile e ci espongono a mille possibili rischi). E risveglia in noi i ricordi e le paure legate a tutte le perdite attraversate. È un rischio, ed è un rischio che attraversiamo da sole.
Se poi le persone che incontriamo vedono solo il lato positivo, la bella novità e ci iniziano a parlare di fiocchi e tutine, mentre i nostri pensieri vengono attraversati da timori grandi, talvolta indicibili, magari anche irrazionali, ma non per questo meno degni di ascolto, il rischio è di trovarsi completamente sole, di fronte al mistero della vita. E di smarrire, in questo ascolto che non c’è stato, che questo tipo di paura è perfettamente normale, altrimenti la maternità non sarebbe stata tanto immortalata nell’arte nei corsi dei secoli.
Non significa dover restare prigionieri di questo timore. Ma trovare orecchi e cuori attenti per ascoltare quei momenti d’ombra che appartengono alla maternità e alla genitorialità ben più di una pretesa onnipotenza.
Un libro che ho amato molto, quello di Marilde Trinchero “la solitudine delle madri” dice:

“la paura terrificante fu la solitudine. La solitudine di una donna di fronte alla nascita che nessun medico, ostetrica, marito, madre o sorella può sconfiggere. La solitudine di trovarsi di fronte all’infinita onnipotenza e all’infinita impotenza. La solitudine e la paura di trovarsi di fronte a se stessi. Stavo per partorire di nuovo e sapevo ciò che la volta prima mi era oscuro: sarei stata sola di fronte a me stessa”.

Quando ho pensato di scrivere queste riflessioni mi ero illusa di attraversarle senza farmi interrogare da esse. Perché racconto di questa paura? Perché credo che sia una paura che ci permette di toccare i grandi segreti, della vita, e della morte. Senza pretesa di risolverli in senso universale, ma mi sembra una buona occasione per dare la nostra risposta personale, a patto di avere il coraggio di osservare tutta la luce e tutto il buio che il mistero porta con sé. Nel contempo, ascoltando noi per primi questa paura possiamo collocarci in ascolto di chi la attraversa a sua volta. Per quanto i grandi misteri vadano affrontati da soli e le risposte non possano che essere le risposte esclusivamente nostre, un po’ di compagnia non fa male e condividere rende possibile osservare la paura da lontano. Dice sempre Marilde: “le parole aiutano, a volte”.

Silvietta – qualcosastacambiando

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17 COMMENTI

  1. Sono alla 5° settimana. Prima gravidanza. Consapevole che poteva accadere ma scioccamente convinta che non sarei stata in grado di generare perche’ non mi era mai appartenuto il desiderio di maternita’. Per fortuna ieri sera ho trovato il tuo post. Grazie. La possibilita’dell’onesta’allora esiste e se anche sono parole scomode quelle che si agitano dentro, vanno dette. Io ho paura per una serie infinita di motivi che pochi possono comprendere senza giudicare. Soffro anche perche’il mio compagno e’un essere buono e speciale e non merita le mie paure, il mio sentirmi sola mentre vedo la mia vita cambiare come non avevo previsto. E quando vedo le amiche care, felici per le loro gravidanze come se stessero aspettando quello da sempre, mi rendo conto di come sia davvero vario il genere umano. E un po’ mi rattristo perche’ sarebbe piu’ facile e bello essere come loro invece di star qui a sentire gia’ nostalgia di me, a chiedermi egocentricamente se io sopravvivero’, in tutti i sensi.

    • Diana quanto sono sane le parole che dici! Esprimiti, verbalizza quello che provi e non proteggere il tuo compagno dalle tue paure, ma rendilo consapevole di tutto.
      Io dicevo “sono incinta” e tutto il mondo mi rispondeva con un sorriso da un orecchio all’altro e io mi sentivo strana perché dentro di me era un vortice di pensieri e per assurdo con la seconda gravidanza è stato pure peggio…
      Quindi forza, sii te stessa e sappi che non sei sola!

    • Cara Diana
      grazie a te, che recuperi questo post e lo rendi ancora vivo e ancora attuale. Grazie per le tue paure e i tuoi timori.
      Io credo che per ascoltarle, le paure, occorra un po’ di coraggio perché sono emozioni difficili, però non pensare che il tuo compagno non le meriti: pensale anzi come avvisi, piccole luci che illuminano il tuo amore per la vita e per lui e sanno andare a vedere anche gli angoli bui, della maternità, che non possiamo e non vogliamo negarci. Vogliamo viverle pienamente, con coraggio e fiducia: ci sono ancora cuori aperti che cercano di essere onesti.
      Grazie di esserne la prova. e se hai bisogno di un té caldo, siamo qui per questo, nessuno dirà nulla dei tuoi silenzi e delle ombre nei tuoi occhi, vorremo bene anche a loro.

    • Noi abbiamo iniziato ad Agosto a cercarlo e mai dico mai avrei pensato di rimanere incinta subito. Questa cosa mi ha spiazzato. Ho paura e sono agitata. Sto male perchè mi sembra di non godermi questo evento come invece sento dire dalle altre che sono al settimo cielo e non aspettavano altro… Ma come si fa a superare questo stato d’animo e soprattutto perchè si presenta? Non dovrei anch’io essere in estasi?

      • @amber non so se è uno stato d’animo da superare ad ogni costo quello che ho imparato a mie spese è che preferisco accettarlo, accettare che fa parte del mio essere unica, e dare al mondo una creatura unica, vedere anche le ombre, le paure del concepimento. Non conosco il tuo vissuto, non so la tua storia quali timori ti faccia portare con te, se timori finanziari, di sicurezza, di riconoscimento, di amore. Però credo che così come non tutti viviamo “colpi di fulmine” da Oscar anche la gravidanza possa essere – per alcune – un innamoramento lento, da gustare, senza timore di essere diverse. Ce la facciamo!

  2. Prima mi ha colto la paura, diventata poi certezza, che in me qualcosa non si sa bene quando si è rotto, che sono sbagliata, inadatta a dare la vita. Il senso d’impotenza racchiuso nel termine infertilità ha schiacciato me e mio marito e ci ha portato tanto dolore. La forza di un sogno però ci ha spinto a non arrenderci, a cercare aiuto per realizzarlo. Anche quando il miracolo è accaduto la paura non mi ha abbandonata, per tre mesi mio marito ha continuato a farmi quelle iniezioni ‘a sostegno della gravidanza’ che di continuo ci ricordavano quanto quella gravidanza fosse speciale, diversa.
    Passati quei primi mesi però la gioia infinita di ciò che stava avvenendo in me ha prevalso, ho lasciato che si impadronisse di me e ho zittito la paura che ogni tanto cercava di far capolino. Strano, o forse no data la singolarità del concepimento di mia figlia, ma non mi sono mai sentita sola: un’équipe di medici si è occupata di noi, 3 erano gli embrioni trasferiti nel mio utero fattosi nido, lei ha deciso di restare ed è cresciuta in me e con me per nove mesi, quando è nata ad aiutarci non c’era solo l’ostetrica… ma c’erano anche le 5 nonne, bis e trisnonne che il suo nome ricorda.

  3. @Squa
    grazie di aver condiviso con noi questo pezzo della tua storia e questi frammenti del tuo cammino.
    Non c’è un merito specifico del post, e sicuramente il tuo non è fuori posto.
    Come tutti i racconti potenti e carichi di vita e di dolore evoca a tutti noi proprie “folgorazioni” e impotenze.
    Spero che questo post sia stato comunque un luogo accogliente per evocare il tuo desiderio di “recuperarle tutte e guardarle in faccia.”, le schegge. Abbine cura, è un tuo desiderio, è un tuo talismano.
    Buon proseguimento,
    francesca aka silvietta

  4. Per me l’ambivalenza generazione e morte c’è stata fin dal primo giorno. Per forza maggiore per così dire. Ho visto quelle due lineette negli stessi giorni in cui a mia madre era stato diagnosticato un cancro in stadio terminale. NOn sapeva di averlo (sembra incredibile senza sapere quanto poco si curava di se stessa) e si è spenta rapidamente nel giro di 2 mesi. Il primo trimestre e gran parte del secondo avevo paura di perdere il bambino dal dolore che provavo. Allo stesso tempo sentivo che mi sosteneva. Questa coincidenza di eventi ha rappresentato come una sorta di “folgorazione”, che sto ancora lavorando per decifrare. Non sono la stessa, non lo sarò mai più. Per molti versi molto meglio così. Per altri sto cercando tutte quelle piccole schegge che si sono conficcate nell’animo. Ho bisogno di recuperarle tutte e guardarle in faccia.
    ” La solitudine di trovarsi di fronte all’infinita onnipotenza e all’infinita impotenza. ” Ho sentito che quell’infinita onnipotenza mi salvava dal soccombere al dolore.
    Forse sono uscita dal merito del post o forse no. Comunque grazie.

  5. @Zauberei: grazie del tuo commento. hai completato quello che avevo lasciato in sospeso, priva di linguaggio tecnico. e grazie soprattutto della testimonianza personale, che vale certamente più del linguaggio tecnico!

    @Close the door: grazie a te, che ho fatto io?
    si, credo anch’io che occorra molto tatto. e anche che non sempre riusciamo ad essere coerenti (per stanchezza, poca conoscenza dell’interlocutore, fatica…) ma mi piace portare alla luce anche le ombre. grazie perché i vostri commenti mi aiutano a farlo meglio: anche il parto è davvero molto ambivalente!

    @Mammame: si, difficilina, in effetti. è che non voglio lasciarmi spaventare dalle paure. A ben vedere, nascondono soltanto aspetti molto interessanti e teneri di ciascuno di noi.

    @Barbara mfc: grazie della tua testimonianza, e del tuo riflettere con noi.

    @Paroladilaura: sono sicura che è stato un attimo, e la tua serenità nel raccontarlo fa capire quanto tu sappia essere amica anche di quell’attimo che a molti sembra meglio “sotterrare”. invece, grazie a voi, io mi dico: facciamoci forza, guardiamoli questi attimi. parlano della nostra fragilità e bellezza e magari aiuteranno un’altra mamma ad amarsi un poco di più.

    @adanai: grazie di condividere questa tua preoccupazione importante e duratura. non è questo il luogo ma se hai avuto la forza di parlarne credo tu possa interrogarla meglio, chissà, forse ha da raccontarti nuove cose, di te e della famiglia che stai costruendo. buon cammino.

    grazie a tutte
    s.

  6. io ho vissuto 9 mesi di panico e paura che qualcosa andasse storto,ero giovane,in salute,la bambina cresceva e stava bene eppure il pensiero che potesse avere qualcoa che non andava o che il parto poteva andare nella maniera sbagliata mi perseguitava tanto che quando ho partorito non ho voluto nessuno eccetto il mio compagno,amavo talmente tanto quella creatura che il solo pensiero di non poter dividere la mia vita con lei dopo averla tenuta in grembo 9 mesi era insopportabile,9 mesi concentrata sui suoi movimenti chiedendomi ogni minuto se stesse bene,l’ansia che ho provato mi impedisce di cercare una seconda gravidanza

  7. Io dico sempre che la primissima emozione che ho provato alla vista del test positivo è stata il panico.
    Pee un attimo si è azzerato tutto e nonostante siano state due gravidanza cercate e che mi hanno reso felicissima, ho pensato “cavolo è finita, non posso più tonare indietro”. E’ stato un attimo ma l’ho pensato.

  8. Sola di fronte a me stessa.
    Violenta emozione che ho provato nelle mie due gravidanze, che ho conosciuto in quei mesi. E si è trasformata in consapevolezza ora, delle mie fragilità e della mia forza.
    E’ importante dar spazio a queste voci, anche in rete.

    (W Gc)

  9. Che paura “difficile”, hai scelto questa volta! Un’anticipazione l’aveva data anche Vale perché nel suo bel post, nel suo parlare di aspettare gemelli, ho letto anch’io un disorientamento più universale…
    Non so, anch’io ho vissuto un grande spaesamento con la seconda gravidanza, voluta e cercata. Quando è arrivata sono rimasta assurdamente basita! Penso proprio che abbia a che fare con la maggiore consapevolezza, con il ripercorrere la propria storia e la propria identità, con la certezza che nuovi equilibri dovranno essere raggiunti, spesso anche molto faticosamente. Nella prima esperienza hai un senso un po’ incosciente (e secondo me positivo) di onnipotenza che nella seconda invece si trasforma tutto nel senso del limite. Delle forze, delle risorse emotive, dell’incertezza di sapere se mai ce la farai. (poi ce la si fa sempre, però…). Questa unione di fragilità (potentissime) per ciò che si muove dentro insieme all’altrettanto potente radicamento della vita nel proprio corpo è probabilmente una delle esperienze più intense ma anche più ambivalenti…

  10. Per me la grande incognita della gravidanza è stata sempre rappresentata dal momento del parto, che mi è rimasto dentro come un pensiero di terrore – e che è ritornato ciclicamente dentro di me in coincidenza con i momenti di difficoltà, come immagino succeda a chi scampa a un incidente in cui sapeva di poter perdere la vita. Sapere che la stessa paura succede anche ad altre donne un po’ mi consola.
    Credo che il fatto che si eviti di parlarne con una donna incinta sia una forma di pudore. Certo bisognerebbe sapersi mettere ad ascoltare prima che mettersi a parlarne. Generalmente taccio, perché non sono ancora riuscita a perdonare l'”amica” che mi aveva dato per certo che sarei stata maltrattata e sarei potuta morire senza a nessuno fregasse nulla perché tutte le attenzioni erano solo per il nascituro. Oggi so che non è vero, ma che fatica… Riuscire a (far) parlare di questi timori senza innescare pensieri negativi, richiede molto tatto. Grazie Silvietta 🙂

  11. Sono incinta. Ho più dimestichezza, a questo giro, con il contatto con la morte che la gravidanza implica per statuto. Mi ci sono come dire, un pochino addomesticata. La volta scorsa pensieri di morte mi avevano dilaniata violentemente. E anche sogni molto brutti, che faccio anche in questa seconda occasione, ma che sono segno di salute psichica e benessere – so che ci devono essere e questo mi aiuta a reggerli. Perchè tanto un figlio ha a che fare con una trasformazione e uno stravolgimento, che specie nel mio caso – una donna cioè che sarebbe stata benissimo anche senza, e che li fa fondamentalmente perchè il compagno ha spinto per – è un bene avere chiari. Sognare invasioni, sognare ladri che entrano e rubano vuol dire sapere psicologicamente e non solo dirselo falsamente che bisognerà creare nuovi spazi fisici e mentali.

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