Quello che i figli si ricorderanno di me

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Osservo i figli improvvisamente grandi e poi improvvisamente piccoli di nuovo, fattezze e attitudini che si mescolano e passano da un’età all’altra e poi indietro senza soluzione di continuità.

C’è qualcosa di estremamente insidioso nelle “frasi fatte”, i concetti banali da pagina melensa facebook: il fatto che le leggi la prima volta e ti paiono insulse, ma poi tornano a perseguitarti quando è arrivato il tuo momento. Così tempo fa leggevo della classica poesiola che ricordava, a noi mamme (sempre a noi) che tutti i piccoli rituali improvvisamente scompariranno, spesso senza la apposita fanfara che ne sottolinea “l’ultima volta”: ancora una volta si passa fluidamente dal prima al dopo, da quando serve la manina per attraversare a quando no, da quando serve aiuto per la doccia, a quando no, da quando serve compagnia a bordo letto, a quando no.

ricordi-bambini-crescono

Non so quindi quando è capitato che ho smesso di leggere la storia della buona notte, che il piccolo ha insistito per avere per molti anni anche quando in grado perfettamente di leggere in autonomia, e che il grande spesso origliava suo malgrado. Forse dopo la vacanza? Difficile dire il momento preciso, posso solo dire che fino a qualche mese prima era un rituale di tutte le sere, e ora no.

Non che voglia farmene per forza un rimpianto, in realtà anche questo è un mito da sfatare, i rimpianti, i ricordi, se proprio ci stanno, arrivano solo dopo. Molto dopo. Quindi tutto questo arrovellarsi sul “godiamoceli che poi crescono” che ti propina la categoria di genitori sgamati, si basa sul falso mito che subiremo queste coltellate al cuore ad ogni nuovo spostarsi di un paletto. Cosa che, almeno se devo basarmi sulla mia esperienza, non ha poi tutta questa correlazione causa effetto. Per dire, mi ritrovo a farmi “mancare”, se così si può dire, cose della loro prima infanzia, ma, ne sono convinta, solo perché sono lontane abbastanza da essere ricordate in tutta sicurezza.

A volte mi fermo a pensare a cosa i figli ricorderanno di me, nel momento in cui potranno farlo dalla giusta distanza di sicurezza, quale sarà la mia eredità.

E qui il fattore espatrio devo dire ha un peso non indifferente nel valutare l’incognita. Perché se è vero che ci sono cose che naturalmente si ereditano dalla frequentazione reciproca, da cose sceme tipo l’avversione per i pomodori a cose più concrete tipo la passione per uno sport, e che ci sono altre che, vuoi la differenza di età, vuoi il classico temperamento opposizionale adolescenziale, creano invece quelle salutari distanze (se a te piace Bach, a loro, tapini, piacerà Justin Bieber, e i nativi digitali, e il mondo globale, e tippete e tuppete) la componente expat ci mette il carico di briscola.

Perché di tutte le distanze distanti che possano distanziare genitori e figli, quella fra chi fa esperienza del posto in cui si vive come quello che, anche dopo 25 anni, possiede ancora l’alone affascinante del mistero e dell’avventura e della vacanza, e quelli che invece vivono tutto come un dato di fatto perché ci sono nati e ci vanno a scuola e fanno tutte le cose scocciaaaaanti che fanno (fare a) gli adolescenti, beh quella è difficile da abbattere.

Diventa quindi uno sforzo cognitivo non indifferente smettere di far cadere la mascella in presenza loro per come sono organizzate, metti, le loro scuole, mordersi la lingua per non dire “in Italia invece…” e accettare che questo sia “normale”. E, al contrario, smettere di fare spallucce quando loro noteranno un particolare assolutamente esotico e divertente durante i viaggi di rientro in Italia.

Penso spesso al fatto che, nonostante noi possiamo essere legati, e parlare, e io possa raccontare loro di tutto di me, questo mistero, questa ebbrezza esilarante che ti dà il potere di vedere la tua realtà quotidiana come qualcosa che prima non c’era e ora c’è, e se c’è è perché l’hai fatta esserci tu, questo assaporare, ancora, ogni dettaglio di questa pietra rossa, di questo verde brughiera, di questo celeste profondo, di questi accenti morbidi, di questi comportamenti ruvidi, tutto quello che è ancora “novità”, non glielo posso trasferire, loro per cui tutto questo è quotidiano. E così la cosa che più mi definisce come persona, la cosa che ancora mi rende ottimiste anche le giornate buie, questa cosa non la posso né trasferire né comunicare, questa eredità, di tutte le altre, non la posso passare. Così come non posso passare loro la familiarità antica delle giornate passate in Italia, delle canzoni ritrite che schitarri con gli amici, delle battute che fanno ridere solo se le contestualizzi, delle icone che sono icone solo per te.

Del resto anche questa storia dell’eredità spirituale è una grande illusione, diciamocelo. Illusione perché scegliere quello che viene trasmesso è impossibile, se dovessi pensare a bruciapelo una cosa minuta che mi ricordo di mia madre quando ero piccola, non sono né i manicaretti, né le serate passate a giocare (ci devono essere state, ma non me le ricordo) né le passeggiate o le gite o i compleanni festosi, ma, cosa del tutto “random”, di lei che mi tracciava su un foglio il disegno di una Biancaneve e che, siccome non era brava a disegnare le mani, la disegnava con le braccia dietro la schiena. Non è ridicola questa cosa, questo particolare talmente irrilevante? Si sarebbe immaginata che il ricordo di lei fosse “questo”?

Così immagino che invece di pensare ai passati e ai futuri, la strategia ideale è quella di concentrarsi sul presente. Senza crearsi storie inutili di possibili rimpianti futuri o nidi vuoti o profumi di testoline impolverate che spariranno dalle nostre narici ben presto, sob sob sob. Forse se lo ricorderanno che ho letto loro tutto Harry Potter, a maratona, pagina dopo pagina, libro dopo libro, durante un anno intero a bordo letto. Forse no.

“We didn’t realise we were making memories, we just knew we were having fun.”

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3 COMMENTI

  1. Ciao
    Io figlia di expat questa cosa non l’avevo mai pensata.
    In realtà per mia mamma a volte sì, ma non per mia nonna (due generazioni expat in posti diversi).
    Il cosa si ricorderanno di me i miei figli grande domanda. Io uno dei ricordi più belli di mia madre era stare acccolata a leggere il suo libro, da dietro la sua spalla
    Invece non ricordo sue letture e si che si sarà sgolata a leggermi storie.
    ciao ?
    V

  2. Ciao Supermambanana,
    sottoscrivo ogni parola del tuo post. In fondo trovo sia bello, e liberatorio, pensare che i ricordi dei nostri figli su di noi saranno imprevedibili. Condivido anche in pieno la tua riflessione sul fattore espatrio.
    Complimenti e grazie!

  3. Bellissimo post.
    Anche io leggo Harry Potter e Lo Hobbit a bordo letto…
    Speriamo che un giorno se lo ricordino…o meglio mi piace “sperare” che un giorno se lo ricordino…

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